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Il pianeta in mare

Dopo gli sguardi gettati al tema delle immigrazioni, Andrea Segre con Il pianeta sul mare, guarda a Marghera con una sottile, ma evidente malinconia.

Porto Marghera è uno dei luoghi in cui forte è stato il sentimento di riscatto dell’Italia che usciva dalla seconda guerra mondiale...
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Drive Me Home – Portami a casa

Che film sarebbe stato Drive me home se Simone Catania avesse avuto una giornata o una settimana per una scena o un inquadratura? Cosa avrebbe tirato fuori da Vinicio Marchioni e Marco D’Amore, già così prepararti, concentrati, intensi e rigorosi se avesse concesso loro il privilegio di ripetere un dialogo o una battuta più e più volte? Come sarebbe stato il road-movie dell’anima del regista classe 1980 nato a Cantù se il tir che ha preso in affitto avesse potuto percorrere, ruggendo, chilometri e chilometri di strada tagliando la luce di albe e crepuscoli a non finire? Non lo sappiamo, ma ci piace pensare che l’imperativo “buona la prima” al quale la troupe ha dovuto obbedire, i problemi logistici e l’assoluta necessità di risparmiare tempo e denaro abbiano costituito un ...

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La belle époque

Victor e Marianne sono sposati e ‘inversi’. Lui vorrebbe ritornare al passato, lei andare avanti. Disegnatore disoccupato che rifiuta il presente e il digitale, Victor è costretto a lasciare il tetto coniugale. A cacciarlo è Marianne, psicanalista dispotica che ha bisogno di stimoli e ne trova di erotici in François, il migliore amico di Victor. Vecchio e disilluso, Victor accetta l’invito della Time Traveller, una curiosa agenzia che mette in scena il passato. A dirigerla con scrupolo maniacale è Antoine, che regala ai suoi clienti la possibilità di vivere nell’epoca prediletta grazie a sontuose scenografie e a un gruppo di attori rodati. Tutto è possibile, bere un bicchiere con Hemingway o sparare sull’aristocrazia del XVIII secolo...

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Parasite

Si ride di gusto, in “Parasite”, ma si ride amarissimo. Il film è intessuto di sequenze strepitose, molte delle quali (e sono tante) vantano un climax drammaturgico inesorabile, irresistibili meccanismi a orolegeria. Il film è diretto con impeccabile perizia, tutto il registro linguistico scelto da Bong è di alto livello, dalla composizione delle inquadrature alla geometria dei carrelli, dal montaggio al montaggio interno alle inquadrature (anche i quadri sono costruiti con precisione geometrica, tra campo e fuoricampo, primo piano e secondo piano). Da segnalare poi un memorabile contrappunto musicale spesso in antitesi all’intonazione delle scene: si va da Beethoven al pop italiano, con un gusto tale per l’antifrasi  da rasentare la genialità di Kubrick in “Arancia Meccanica” (co...

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