Ricordi ?

 

È un interrogativo a dare il titolo all’ultimo film di Valerio Mieli, presentato alla 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, sezione Giornate degli Autori, ben nove anni dopo Dieci inverni, piccolo gioiello che ha affermato il regista come uno dei talenti più interessanti del cinema italiano. Dal primo film, la partitura non cambia più di tanto: il tempo continua ad essere l’elemento portante su cui scolpire una storia. Tra la nebbia e i sotoporteghi lagunari di Dieci inverni, Camilla e Silvestro testavano la possibilità di essere una coppia con la cadenza stagionale dettata dal titolo. Molto simile al primo film per mood e umanità, Ricordi? si svincola da una logica narrativa lineare per abbracciare, attraverso quelle che potremmo definire soggettive emozionali, la forza universale dei sentimenti.
Il film costruisce la propria specificità su una logica che risponde al tempo interiore dei protagonisti, convinti che sia possibile risolvere i problemi del presente attraverso la rievocazione di eventi ormai trascorsi. In principio di ogni cosa c’è uno sguardo e una breve chiacchierata. Lui (Luca Marinelli) è un romantico e crede che ogni inizio nasconda in sé anche una fine; lei (Linda Caridi) è allegra e portatrice di una purezza che la porta a vivere sempre il presente con il massimo della tenerezza possibile. In mezzo a loro il tempo, agente imperturbabile che rallenta e velocizza il mondo a suo gradimento, e gli attimi che sfumano e non tornano mai più, se non sotto forma di ricordo.
Il tessuto del film riesce ad assumere la forma della memoria, gigantesco puzzle al quale manca sempre un tassello, composto da punti, linee, melodie diverse e da innumerevoli ingressi. Le immagini si sovrappongono, le chiavi di lettura si intersecano e i capricci della memoria rendono impossibile il giudizio sugli eventi passati che sfumano con delicatezza. È impossibile non ripensare ad Eternal Sunshine of the Spotless Mind, con la differenza che lì i personaggi provavano a dimenticare, qui, invece, sbrogliano la matassa dei mille attimi vissuti, provando a venire a capo del mistero del loro rapporto.
Ricordi? lavora sulla luce, sui profumi e sulle sensazioni indelebilmente legate ai luoghi, in grado di trasformarsi in bombe della memoria ad orologeria, e lo fa attraverso un meccanismo basato sulla ripetizione. La rievocazione di emozioni e fallimenti, di passato e futuro non cede mai al meccanismo manieristico ma, nel maneggiare pericolosi ingredienti come la nostalgia ed il romanticismo, riesce ad attingere ad una purezza emozionale che attesta il film su altissimi livelli. La sua forza risiede nell’universalità della storia, che racconta attraverso punti di vista interni, riuscendo comunque a coinvolgere lo spettatore, ad inebriarlo, a sedurlo e, se necessario, a riservargli dolori fastidiosi come schiaffi in pieno volto.
L’ultimo lavoro di Mieli è un turbinio di frammenti donati alle immagini, una fiammata che arrossisce le gote e fa battere il cuore, un progetto quasi sperimentale che si dona allo spettatore in tutta la sua grezza purezza, come un diamante poco lavorato e per questo ancor più prezioso.

Matteo Marescalco, da “cinemonitor.it”

 

Procedendo a ritroso passo dopo passo i ricordi, più dei pensieri, formano un tessuto simile a quello di una partitura musicale, con note già scritte, passaggi lievi di sottofondo e stacchi potenti e rumorosi che ci fanno chiudere gli occhi e scuotere la testa. Diversi da come erano un attimo prima, i ricordi si abbattono su di noi sempre nuovi; in fondo è vero che le note sempre le stesse ma possono suonare ogni volta in maniera differente. Un ragazzo e una ragazza si incontrano e si innamorano, sono diversissimi, ma tutto funziona naturlamente. Si completano, non possono fare a meno l’uno dell’altra. In mezzo a loro, imperturbabile, c’è il tempo che rallenta e velocizza il mondo a suo gradimento. C’è l’attimo splendido che sfuma appena si mostra e non torna mai più, se non sotto forma di ricordo già sbiadito. È uno strano luogo la memoria, simile ai sogni in cui manca sempre un tassello. Cediamo sempre alla tentazione del passato, procediamo di ricordo in ricordo, ognuno di essi è composto da molteplici punti, infinite linee e diverse porte da cui accederci. Niente, purtroppo o per fortuna, è mai fermo o uguale.

Dopo sette anni di distanza dal suo Dieci inverni, Valerio Mielitorna con Ricordi? Non pensare subito all’eternal sunshine di Gondry è impossibile… ci sono immagini che si sovrappongono, piani temporali che si scontrano, mondi psichici accordati a colori emotivi, livelli della memoria capricciosi e mai decisi. Ritorna la dolce e terribile impossibilità di trattenere qualcosa nella sua purezza. Ma i protagonisti di Ricordi? al contrario di Joel e Clementine, non tentano mai di dimenticare, al contrario ricercano e frugano nel tempo come se fosse un gioco, alimentano e stuzzicano, forse per trattenere, per evitare che tutto cambi.  Presente e passato si intrecciano. Il discorso affrontato potrebbe sembrare retorico ma Mieli si svincola facilmente da questo pericolo, tutto funziona senza sforzo. E quale strumento migliore per giocare col tempo? Il montaggio di Desideria Rayner tratteggia questo film armonioso e segue i giri della memoria, la sua capacità di evocare emozioni, la sua cattiveria. Così le scene di Ricordi? si susseguono seguendo la non-logica del tempo intimo, le immagini di Mieli procedono come una sinfonia, un clarinetto melodioso che suona per noi, ma solo in seconda battuta perché prima appartiene alla storia personale dei protagonisti, i bravissimi Luca Marinelli e Linda CaridiCome già era successo in Dieci inverni, la capacità più grande di Mieli è quella di scovare con il suo cinema la luce intima che illumina le immagini amorose, fino al punto di sentirci esclusi dalle note di quel clarinetto.

Questa è la forza del film di Mieli, l’intimità dei ricordi a cui il regista riesce a farci accedere attraverso uno piccolo spiraglio aperto dalla macchina da presa. Sprofondiamo in questa storia d’amore, la sentiamo lontana eppure incredibilmente vicina. È doloroso ma anche immensamente bello, il regista lo sa e non ci risparmia, sfrutta tutti i mezzi che ha per svelarci i dolci trucchetti della memoria: i luoghi colpevoli di trattenere le tracce e gli odori inebrianti seduttori del ricordo, dolorosi come uno schiaffo dato in piena faccia. La crema solare calda spalmata da qualcuno sulla nostra schiena. I colori accesi della campagna, le mura spesse delle case, i vapori dell’acqua calda.

Alice Catucci, da “sentieriselvaggi.it”

 

 

“Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi”, diceva Cesare Pavese. Una frase che viene in mente immergendosi nella visione del nuovo film di Valerio MieliRicordi?, che arriva a nove di distanza dal promettente esordio Dieci inverni. Ancora una storia d’amore, questa volta segnata da un’immersione soggettiva che ce la racconta sempre diversa, e soprattutto vissuta con continue proiezioni e immagini che rimandano ad altro, a un passato, a un emozione suscitata da un luogo, un odore, una sensazione.

Fin dal primo momento siamo condotti all’interno di quella che potremmo definire una soggettiva emozionale del personaggio, non collegata ai suoi occhi, a quello che vede in quel momento, ma alla sua parte più interiore ed emotiva, a quello che vive, sempre in movimento, coinvolgendo tutti i sensi. Un puzzle indifferente alla linearità cronologica come 500 giorni insieme, che si compone e scompone come in Se mi lasci ti cancello, pur raccontando di una coppia che deve fare i conti comunque con i propri ricordi, senza poterli disperdere nel tempo.

Un ambizioso viaggio emotivo in cui lasciarsi trascinare, ricostruito con un flusso visivo davvero mirabile da Mieli, che delinea un uomo malinconico ai limiti della depressione, ma aiutato dall’ironia, capace di vedere l’inizio della storia d’amore più che altro come il principio di un’inevitabile fine, e una donna allegra ai limiti della purezza, incontaminata. Ma la vita di coppia è un virus che modifica e contamina, e negli anni lui e lei, i cui nomi ignoriamo, attraversano le fasi inevitabili di ogni rapporto sentimentale: la febbre sessuale dell’innamoramento, il consolidamento dato dalla convivenza e dalle responsabilità che da individuali si fanno reciproche, la stanchezza e la crisi, per non parlare dello scambio dei ruoli, che porta il cupo ad acquisire leggerezza e viceversa. Insomma, la consueta ‘ronde’ che Mieli riesce a rendere appassionante provando a giocare con il tempo, come aveva fatto in Dieci inverni, ma anche con la forma cinematografica, lavorando sulla ripetizione e la rievocazione continua, senza mai annoiare, e maneggiando con grande sensibilità ingredienti pericolosi come la nostalgia e un romanticismo a tratti struggente.

Se Luca Marinelli conferma le sue grandi qualità, la sorpresa è Linda Caridi, capace di passare dal candore fanciullesco alla maturità e alla spietatezza senza perdere in credibilità. Ricordi? è un film sulla memoria, sui luoghi che segnano la nostra vita e senza che ce ne accorgiamo diventano bombe nostalgiche, immutabili evocatori del tempo che passa. Ogni storia d’amore è felice o il suo contrario, a seconda del periodo in cui la viviamo o la evochiamo, il tentativo è di far pace con il fatto che neanche il nostro passato è chiuso in un cassetto, ma viene costantemente percepito in maniera diversa a causa dell’influenza del tempo che passa.

In questo senso l’ambizione di Mieli è di rendere Ricordi? la storia di tutte le storie d’amore, in cui rievocare emozioni e fallimenti, il passato e il futuro. Riesce a farlo senza compiacimento, se non qualche finale di troppo, consolidando una voce originale del nostro cinema, così spesso privo di ambizione e voglia di mettersi in gioco; la speranza è di non dover aspettare ancora nove anni per vedere un suo nuovo film.

Voto: 3,5 / 5

Mauro Donzelli, da “comingsoon.it”

 

 

Il tempo è l’elemento portante del cinema di Valerio Mieli. Lo si vede innanzitutto dalla cadenza delle sue produzioni, distanziate una (“Dieci inverni“, 2009) dall’altra (“Ricordi?”, 2018) di circa nove anni. E poi dalle caratteristiche delle storie narrate: la prima, nella quale la possibilità di essere una coppia da parte di Camilla e Silvestro viene testata con cadenza stagionale secondo le indicazioni del titolo, l’altra, anch’essa relativa alle difficoltà sentimentali di una giovane coppia, costruita a specchio della precedente, con la rilettura a ritroso di esperienze richiamate alla memoria da chi ne è stato protagonista.

Simile per umori, contesto e presenza umana “Ricordi?”, a differenza del film d’esordio, non è articolato su una progressione narrativa riconoscibile e lineare, ma si costruisce la propria specificità su una logica che risponde esclusivamente al tempo interiore dei personaggi, convinti che nella rievocazione dei loro trascorsi sia possibile trovare risposta ai problemi del presente. Se una cosa del genere è tutt’altro che nuova nel nostro cinema, e basterebbe ricordare “Un amore” di Gianluca Maria Tavarelli per non avere esitazioni nello scriverne, è però vero che nella regia di Mieli il testo subisce una trasfigurazione che lo fa essere altro: sullo schermo a manifestarsi non è la vita reale della coppia, ma piuttosto quella (ideale) derivata dal collage di immagini che Mieli raccoglie, unificando i vari piani temporali e procedendo nella direzione suggerita dal mood dei protagonisti. Se, in altri casi, soluzioni di questo tipo consentivano comunque allo spettatore di ordinare gli eventi, in “Ricordi?”, specialmente nella prima parte, Mieli sottrae a chi guarda ogni riferimento esterno alla coppia, costringendo lo spettatore a lasciarsi andare e, dunque, a perdersi all’interno del flusso di coscienza.

In realtà ciò che interessa in un film come questo non è tanto la concatenazione dei fatti, ridotti al minimo indispensabile e comunque non così articolati per impedire alla trama di trasformarsi nel diario intimo della coppia, quanto piuttosto la presenza del pathos necessario a farci vivere l’esperienza dei personaggi. Per raggiungere lo scopo Mieli lavora sulla forma del film, in special modo su quella delle immagini: da una parte, facendo degli amanti l’unico punto di riferimento del film, ricettori o emissari dell’intera gamma sentimentale, e per questo cartina di tornasole per capire la direzione che sta prendendo la storia; dall’altra, sfoderando un linguaggio complesso, nel quale i primi piani ravvicinati non escludono aperture e profondità di campo ottenute con un posizionamento della mdp – dall’alto, dal basso e sott’acqua – che spezzano l’unità del paesaggio naturale, rimandandoci a quello mentale dei protagonisti. Senza considerare le contaminazioni con il cinema di maestri come Bergman – ripreso quando si tratta di mostrare nella medesima scena il personaggio di Marinelli che osserva se stesso bambino – e del Malick di “The Tree of Life” presente – anche nell’espediente di non far sentire l’audio delle conversazioni e per l’accavallamento di suoni appartenenti ad altra scena – in alcune sequenze di ambientazione famigliare in cui sembra farsi largo il tema del Paradiso perduto, e cioè dell’attimo in cui il seme della discordia spezza l’armonia del sodalizio famigliare, condannandolo ad eterna infelicità.

Ma le ambizioni del film non si fermano qui poiché ad alzare la posta in palio è la corrispondenza tra il sottotesto narrativo volto a teorizzare le possibili funzioni svolte dai ricordi (“Il ricordo mente – dice lui – abbellisce le cose che così come sono sarebbero insostenibili per un essere umano”; mentre per lei: “Sono già belle da sole e non hanno bisogno di alcun intervento da parte della memoria”) e la disponibilità dei personaggi a verificare sul campo la validità o meno delle varie ipotesi. Inserito nelle Giornate degli autori, “Ricordi?” si avvale delle belle interpretazioni di Luca Marinelli, ancora una volta del ruolo di bello e tormentato, e soprattutto di Linda Caridi, disinvolta quanto basta per affrontare un personaggio sospeso tra cielo e terra.

Voto: 7 / 10

Carlo Cerofolini, da “ondacinema.it”

 

 

 

I ricordi possono essere un’arma a doppio taglio, in stretta correlazione con la fase della vita e lo stato d’animo posseduti nel momento in cui vengono rievocati. Valerio Mieli, dopo quasi dieci anni dal debutto cinematografico con Dieci Inverni – anch’esso presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ma nella sezione Controcampo, torna con un dramma sentimentale che evidenzia l’importanza della memoria e dello scorrere del tempo, intitolato Ricordi?.

I due protagonisti, di cui non viene mai specificato il nome, sono interpretati rispettivamente da Luca Marinelli e Linda Caridi: una coppia con la quale lo spettatore cresce, evolve, maturando i propri sentimenti e le proprie emozioni. Mieli consente di entrare all’interno dell’iniziale felicità (dotata però di sfumature più tristi e drammatiche) dei due fidanzati, per poi guidarci attraverso la crescita del loro amore, tra accettazione, incomprensioni, abitudine e una sorta di scambio di ruoli.

Ricordi?: un montaggio frammentato ricostruisce i ricordi dei protagonisti, compiendo un viaggio nel loro amore

Ricordi? Cinematographe

Ciò che colpisce immediatamente della pellicola è il modo in cui viene costruito l’elemento temporale. Occorre entrare nel meccanismo attuato dal regista per comprendere fino in fondo cosa è presente e passato. Flashback e scene ambientate nel presente si susseguono vorticosamente con originalità, collegate tramite dialoghi che non s’interrompono, tra un cambiamento di ambientazione e tempo, in un flusso di parole ininterrotte.

Una poetica “soggettiva emotiva”, così Valerio Mieli definisce il suo film, e possiamo confermare che ha centrato proprio il punto della questione. Gli occhi di Lui (Marinelli) diventano i nostri, così come il suo mondo interiore, e la stessa cosa vale anche per Lei (Caridi). I ricordi sono un qualcosa di bello soltanto perché entra in gioco la nostalgia oppure si tratta di una felicità reale, al momento dell’esperienza vissuta, ma che comprendiamo a fondo solo in un secondo momento?

Ricordi? è un poetico inno nostalgico del passato

Ricordi? Cinematographe

Ricordi? educa all’ascolto dei propri sentimenti e al piacere di scavare nella propria memoria per rievocare un passato sbiadito, mettendo in gioco tutte quelle sensazioni capaci di ricordare un profumo, un luogo, una persona. Nel film si fa riferimento a un meccanismo che possa immagazzinare i ricordi, come se la volontà primaria di ogni individuo fosse quella di non perdere nemmeno un istante del proprio passato custodito in uno dei tanti cassetti della propria memoria.

Oh sì, il passato può far male, ma dal passato puoi scappare oppure imparare qualcosa” diceva il saggio Rafiki ne Il Re Leone ed, effettivamente, in Ricordi? il Lui di Marinelli sembra intrappolato, nella fase iniziale, in questo dilemma: fuggire dal proprio passato tormentato oppure farne tesoro per migliorare in futuro? In un primo momento sembra voler scappare, tanto da allontanare Lei per paura di soffrire ancora. Cresciamo e miglioriamo con Lui, seguendolo nel suo percorso di depressione e tormento, verso un avvenire più luminoso e ci incamminiamo nel futuro anche con Lei, vedendola diventare una donna.

Luca Marinelli è impeccabile, ma d’altronde era improbabile che potesse essere il contrario. Si conferma, dunque, uno dei migliori attori italiani per ora in circolazione nel nostro paese. Chi sorprende è però Linda Caridi, che riesce a scindere il suo personaggio efficacemente, mostrando come la sua Lei passa dall’essere una ragazza ingenua e romantica al trasformarsi in una donna dura e spietatamente onesta, senza alcun filtro.

Voto: 3,8 / 5

Mario Saccà, da “cinematographe.it”

 

Nove lunghi anni dopo Dieci inverniValerio Mieli torna finalmente al cinema, e alla Mostra di Venezia, con il suo nuovo lungometraggio, Ricordi?, selezionato alle 15me Giornate degli Autori. Accolto con grande calore dal pubblico alla sua prima proiezione ufficiale, il film mette in scena una lunga storia d’amore, dall’inizio alla fine, interamente attraverso i ricordi dei due protagonisti, “Lui” (Luca Marinelli, visto di recente nei panni di Fabrizio De André) e “Lei” (Linda Caridi, già protagonista di Antonia). Un flusso di coscienza di 106 minuti, dove immagini e sensazioni scorrono senza un preciso ordine temporale, mischiando continuamente i punti di vista e scavando nelle contraddizioni della memoria. Insomma, un film che, sulla carta, sembrerebbe complicato da seguire, ma che invece si rivela un intenso viaggio emotivo nella testa dei suoi personaggi, e anche un po’ nella nostra, poiché è facile riconoscervi dinamiche già vissute o che viviamo tutti i giorni.

E’ la nostalgia a rendere tutto bello? Oppure siamo stati davvero felici, ma non ce ne rendevamo conto? Da questa domanda è partito il regista per la sua articolata sceneggiatura, scritta nel corso di vari anni. Sono tanti piccoli attimi di vita quotidiana, quelli che descrive il film. A partire dal primo incontro tra i due protagonisti a una festa, che lui ricorda grigia e un po’ triste, e lei, invece, piena di luci e di musica. Lei incarna la gioia di vivere, non ha ricordi brutti, vive il presente con fiducia ed entusiasmo; lui è tormentato, sopraffatto dai piccoli traumi del passato e dice solo cose negative. Si innamorano, prendono casa insieme (la stessa dove lui ha vissuto con i genitori da bambino, quindi a sua volta piena di ricordi), il rapporto si consolida. Ma poi passano gli anni, le parti si invertono: lei cambia, comincia a conoscere la malinconia, diventa insofferente. Lui, al contrario, scopre la leggerezza, ma è già troppo tardi. La magia è sparita.

Immagini, colori, emozioni, suoni, profumi. Dietro Ricordi?, si intuisce un lavoro di montaggio titanico, il cui merito va a Desideria Rayner (Tito e gli alieniSalvo). Un lavoro di cesello, realizzato quasi fotogramma per fotogramma, per restituire i movimenti della mente, le loro concatenazioni e soprattutto per rendere queste ultime immediatamente comprensibili. Non esiste un presente nella narrazione, è tutto solo ricordo, talvolta di lui, talvolta di lei; e poi ci sono i ricordi di Marco (Giovanni Anzaldo), l’amico d’infanzia un po’ traditore di lui, e quelli della “ragazza rossa” (Camilla Diana), oggetto del desiderio del protagonista quando era ragazzino, e al centro di una scena esemplare di quanto la realtà possa essere diversa dagli ideali che abbiamo in testa: di questa ragazza, lui ha uno dei ricordi più belli della sua vita; lei, invece, a malapena ricorda chi lui sia.

E’ un esperimento insolito e coraggioso, in particolare per il cinema italiano, quello di Valerio Mieli in questo film, che un po’ rimanda alle atmosfere di Michel Gondry. Un esperimento riuscito, a nostro avviso, che parla un linguaggio universale e molto raffinato, e che non avrà difficoltà anche a varcare i confini nazionali.

Vittoria Scarpa, da “cineuropa.org”

 

 

Ricordi? è il nuovo film che segna il ritorno, sul grande schermo, del regista Valerio Mieli, già apprezzato nel 2009 con l’opera prima Dieci Inverni. Presentato in concorso alle Giornate Degli Autori di Venezia 75 e in uscita nelle sale il 21 marzo, il film vede protagonisti Luca Marinelli e Linda Caridi, volti e anime che incarnano i personaggi protagonisti di una lunga, intensa, storia d’amore larger than life.

Lui e Lei (Marinelli e Caridi) si conoscono ad una festa, iniziano a frequentarsi e la frequentazione si trasforma ben presto in amore fino a sfociare in una convivenza. Ma il tempo, la vita e le difficoltà mettono a dura prova il loro rapporto, che inizia così ad incrinarsi aprendo le danze a un lungo valzer degli addii vissuto attraverso il filtro falsato del ricordo.

Ricordi? è figlio di una narrazione atipica: ogni episodio, ogni momento della vita di coppia dei due protagonisti è vissuto – e mostrato allo spettatore – da entrambi i punti di vista, ma la focalizzazione è personale, emotiva e cerebrale, a sua volta figlia della rielaborazione stessa del ricordo.

ricordi?

Ognuno di noi tende a ricordare attraverso una “memoria emotiva” – come l’avrebbe chiamata Stanislavskij – che è strettamente connessa alle nostre percezioni: un ricordo ci sembra dolce e splendido se siamo innamorati o se eravamo felici nel momento in cui lo stavamo vivendo, ma può anche trasformarsi in un incubo se trasfigurato da perturbanti emozioni negative.

Mieli coglie in pieno la lezione e si lancia in un esperimento atipico, affine alle percezioni emotive di Dieci Inverni ma distante anni luce; Ricordi? è erede, metaforico e ideale, della lezione impartita da Milan Kundera con “L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere“, cercando di sondare l’insondabile analizzando, sotto la lente di un microscopio emotivo, la complessità dell’animo umano.

Lui e Lei, volontariamente senza nome perché incarnazioni archetipiche, diventano emblemi della leggerezza e della pesantezza dell’essere: tanto Lei si cruccia quasi di essere sempre felice, tanto Lui è afflitto da una blue condition, un costante stato di malinconia.

Questa persistente danza nella quale il leggero rincorre il pesante e viceversa, senza mai toccarsi veramente, limitandosi solo a sfiorarsi appena, trova la perfetta incarnazione visiva nel mondo nascosto (e svelato) della psiche e nei corpi dei due protagonisti: l’innocenza fresca e alternativa della Caridi bilancia il tormento malinconico di Marinelli, e nello scorrere dei 106 minuti assistiamo allo svolgimento, su grande schermo, di due psicologie.

ricordi?

Ricordi? cerca di raccontare – forse analizzare – l’amore da un punto di vista atipico e diverso: evita la via della rom-com o del melodramma scapigliato per limitarsi a narrare la realtà, perché ogni spettatore troverà un po’ di se stesso in Lui e Lei, proiettandosi in due corpi senza nome che si finisce per (ri)conoscere fin troppo bene.

A due anime che possono incontrarsi tanto nel momento giusto quanto in quello sbagliato – dipende semplicemente dai punti di vista – non resta altro da fare che trovare un punto d’incontro tra le proprie nature così complesse, un non luogo nel quale poter trovare un’inaspettata ragion d’essere: e quale posto dell’anima può essere migliore del presente, dove perfino il peso dei ricordi sembra trovare un proprio equilibrio?

Ludovica Ottaviani, da “moviestruckers.com”

 

 

Ce ne ha messi nove e non dieci di inverni Valerio Mieli per tornare a Venezia con un suo film, dopo il suo fortunatissimo esordio del 2009 (appunto Dieci inverni) nella defunta sezione Controcampo. E questo ritmo non proprio alla Woody Allen ha solo giovato a Mieli, che con Ricordi? porta alle Giornate degli Autori una storia d’amore come tante raccontata però con una struttura narrativa al limite dello sperimentale e della scommessa.
Ricordi? racconta infatti la storia dei suoi due protagonisti senza nome (Luca Marinelli Linda Caridi), sia quella di coppia che quella personale e familiare di entrambi, basandosi su una serie di ricordi rievocati dagli stessi innamorati in momenti diversi, tra versioni dello stesso evento che non combaciano e aneddoti troppo assurdi per essere veri, in una sorta di caccia al ricordo “meno sbagliato” contro le emozioni che tendono a falsarli nel più assurdo dei modi. E a venire riproposti  più volte e in versioni diverse all’interno del film non sono solo i flashback stessi ma gli stessi momenti in cui questi flashback vengono evocati, momenti che diventano ricordi a loro volta in un gioco a ritroso che minuto dopo minuto smentisce o ridimensiona un aneddoto raccontato nella scena prima, che sia un tradimento o un trauma famigliare o un semplice episodio di infanzia.
A fare da sfondo fisico a questo intricatissimo processo è la vecchia casa natale di lui, dove la coppia ha vissuto per qualche tempo e dove entrambi torneranno in momenti diversi anche dopo essersi lasciati. Facendo un vero e proprio salto nel vuoto, Mieli scommette su una sceneggiatura che giustifica almeno parte dei dieci anni di assenza per la complessità e per la sua natura contorta, riuscendo nell’incredibile intendo di mettere assieme un film sia godibile che comprensibile.
Il regista ci tiene a sottolineare come, quando distorgiamo un ricordo (in peggio o in meglio) lo ingigantiamo e lo estetiziamo al massimo, e questo lo fa costruendo scene curatissime dal punto di vista estetico e al limite dell’onirico nei flashback, alternate a scene più piatte e con i piedi per terra, sia per quanto riguarda la regia che per quanto riguarda luce e composizione dell’inquadratura. A dare una grossa mano a questo progetto ambizioso, oltre alle ottime performance dei due protagonisti (con un marinelli molto meno sopra le righe del solito ma non per questo meno convincente) è anche un montaggio da OScar, sia dal punto di vista tecnico che da quello logico, con ritmi che si fanno più o meno frenetici, con fotogrammi che spezzano sequenze come piccoli déjà-vu, in un gioco curioso e ben riuscito che racconta benissimo le sensazioni di ognuno di noi nel tentativo di ricordare nel più neutro dei modi un episodio particolarmente importante, nel bene o nel male.

Voto: 3,5 / 5

Tommaso Faoro, da “nonsolocinema.com”

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