Ricomincio da noi – Finding your feet

 

Non è mai troppo tardi per imparare a vivere, a divertirsi e a ridacchiare felici come un bambino con un enorme lecca-lecca fra le mani appiccicose, e soprattutto non è mai troppo tardi per indossare un paio di scarpe da ballo ed esibirsi in un mash-up di danze in una palestra, in una strada di Londra e perfino in un teatro di una Roma un po’ da cartolina dove lanciare monetine nella Fontana di Trevi o abbuffarsi di pizza al taglio.
E’ questo il messaggio, forse non originalissimo ma sempre gradito in tempi di poco ottimismo e scarsa prosperità, che trasmette a un pubblico sostanzialmente di over-sixties Ricomincio da noi, il cui titolo inglese (Finding your Feet) significa “rimettersi in piedi” e forse andava lasciato così com’era.

A chi lo trova superficiale e troppo da feel-good movie e a chi da una storia inglese diversa da Notting Hill, o dai film in costume che sembrano dei Bignami dei serial della BBC, si aspettava dinamiche sociali alla Ken Loach e personaggi ingobbiti dalle fatiche del vivere quotidiano verrebbe da dire per prima cosa che le sfumature di malinconia possono essere infinite e che nella dramedy di Richard Loncraine la dura realtà bussa più di una volta ai portoncini delle case disordinate dei vari protagonisti, che pur salvandosi dalla disperazione per via del loro anticonformismo bohemien, non sono affatto esenti da disgrazie in famiglia (a cominciare dall’alzheimer) e dalla difficoltà di elaborare lutti di vario tipo.

Certo, a un primo sguardo Ricomincio da noi appare come l’ennesima storia di una donna tradita dal marito che alla veneranda età di sessant’anni trova l’amore, e sì, il regista non sempre rende giustizia ai suoi attori, incastrandoli in scenette nelle quali sembrano muoversi come cagnolini ammaestrati da un addestratore un po’ burlone. Però, nel nuovo affresco della terza età dell’autore di Alex & Emma – che ci aveva convinto meno di Ricomincio da noi – c’è una bellissima e tenera riflessione sull’amicizia profonda e goliardica, unica vera medicina di questa nostra esistenza che, purtroppo per alcuni, eterna non è. E c’è l’esaltazione di una vitalità squisitamente britannica e arguta che sottintende una giusta ma rispettosa critica della Londra degli snob, dei royal babies, dei “villoni” circondati dalle ortensie e pieni di mensole e vetrinette dove esporre coppe e altri trofei.

Proprio così: Ricomincio da noi, nonostante le sue ingenuità, se la prende con l’ipocrisia e la rigidità dell’upper class del Regno Unito e di chi si vanta di essere di casa al Claridge’s, e lo fa anche attraverso un linguaggio libero e timidamente scorretto e attraverso la difesa del diritto ad avere una felice vita sessuale nonostante la forza di gravità, che “tira giù tutto” ma – si spera – non il morale. Vitalità dicevamo, o “il fanciullino” del Pascoli di cui abbiamo studiato a scuola e che quanti si prendono eccessivamente sul serio hanno perso per sempre: è giusto che a ribadirne l’importanza sia una lady paffutella inizialmente a rischio di implosione ed è geniale che la signora in questione sia una donna che per noi sarà sempre la Vera Drake (Imelda Staunton) del film di Mike Leigh, figura dolente, chiusa e imperscrutabile. Il che la dice lunga sui sublimi attori britannici, che in qualche modo non restano mai inchiodati a un personaggio o a un genere: attori come Timothy Spall, che in Turner disgustosamente grugniva e nella saga di Harry Potter era addirittura l’uomo che diventa topo Codaliscia, mentre qui, con un simil borsalino rosso e una sciarpa a quadri e una barca come casa, è a suo modo perfino charmant.

La più brava però, in questo affresco di un’umanità che si è liberata dalle inibizioni e dai discorsi sulle condizioni atmosferiche, in un tripudio di colori caldi e costumi in stile hippie, è Celia Imrie. Proprio lei rappresenta la parte più anarchica e l’anima più vera di un film rientra sì nella categoria grey pound ma poi la supera, invitando le persone giovani magari troppo concentrate sul lavoro a non essere “vecchie dentro”, a non sciupare un amore, a rimanere fedeli ai propri desideri e a non lasciare che quel bagliore che tutti abbiamo negli occhi quando veniamo al mondo si spenga. Infine, Ricomincio da noi parla anche alle donne che vivono nell’ombra di uomini dalla personalità forte o dal fine intelletto, a quelle che riflettono la luce del loro compagno, spesso narciso e capriccioso. Svegliatevi, ragazze di ogni età, grida Loncraine sventolando la bandiera del “girl power”, ma schierandosi nello stesso dalla parte degli uomini buoni e gentili: perché ce ne sono di uomini buoni e gentili, dice lui. Basta allontanarsi dal centro, dai luoghi del potere e dall’ambizione sfrenata… e se ne incontrano a decine.

Voto: 3,5 / 5

Carola Proto, da “comingsoon.it”

 

 

Sull’onda della convinzione che esista sempre una seconda possibilità e che non sia mai troppo tardi per provare a essere felici, arriva la commedia inglese Ricomincio da noi, film d’apertura del 35esimo Torino Film Festival. Consapevole dell’aumento vertiginoso dell’età media della popolazione, il cinema occidentale si interroga su alcuni stereotipi culturali e, seppur in modo difforme, cerca di dare una voce ai bisogni di una popolazione sempre più in là negli anni.

Nel 2008 veniva sdoganato il tabù del sesso fra anziani e il regista tedesco Andreas Dresen in Settimo Cielo raccontava che la passione amorosa non si assopisce e neppure la gelosia; nel 2014 il film americano IElsa & Fred si occupava di una tenera storia d’amore tra due anziani vicini di casa; nel 2017 la francese Blandine Lenoir ha diretto il vitaminico 50 primavere, dedicato alle donne di “mezza età”.
Ricomincio da noi dell’inglese Richard Loncraine scava più a fondo in questa ricerca: il titolo originale Finding Your Feet in inglese significa “ritrovare sé stessi”. Una commedia agrodolce, romantica, che spinge l’acceleratore sul pedale dei sentimenti: molti sorrisi quindi, ma anche molte lacrime.

Il regista, supportato da un cast di alta classe, non ha paura di commuovere e al tempo stesso inserire coinvolgenti scene di ballo a un passo dal musical; e neppure di mescolare colpi apoplettici a improvvisati streap tease. D’altra parte Eros e Thanatos, superata una certa età, sono sempre pericolosamente vicini.

Ecco la storia: Sandra Abbott (Imelda Staunton) è una signora benestante che ha vissuto quarant’anni di vita coniugale all’ombra del marito, traendone sicurezza e agio, a costo di “congelare” la sua vera se stessa, ibernando sogni e aspirazioni. Quando scopre che costui la tradisce con la sua migliore amica, Sandra va a rifugiarsi da sua sorella Bif (Celia Imrie), una sessantenne single che sa come godersi la vita. In bilico tra crisi depressive e nuove opportunità, Sandra si accorgerà che un restauratore di mobili che vive su una barca (l’eccelso Timothy Spall) è ancora capace di accelerare i battiti del suo orgoglioso cuore.

Il regista, supportato da un cast di alta classe, non ha paura di commuovere e al tempo stesso inserire coinvolgenti scene di ballo a un passo dal musical; e neppure di mescolare colpi apoplettici a improvvisati streap tease. 
La sceneggiatura, opera di Meg Leonard e Nick Moorcroft, si ispira alla messa in scena di una vera compagnia teatrale inglese che ha portato sul palcoscenico la storia di alcuni scatenati vecchietti che aprono un gruppo di ballo. Ricomincio da noi è una commedia divertente e commovente, buffa e anche molto triste. Troppo sentimentale? Ma d’altra parte, come affermano i protagonisti, a una certa età di che cosa ci si dovrebbe ancora vergognare?

Voto: 3,5 / 5

Emanuela Di Matteo, da “silenzioinsala.com”

 

 

 

Il Torino Film Festival giunge alla sua 35ª edizione e sceglie Finding Your Feet – Ricomincio da noi come film d’apertura.

La vita di Sandra come lei la conosce viene distrutta quando, durante i festeggiamenti per la pensione del marito Mike (e per la sua nomina a Lord), scopre che il consorte la tradisce da lungo tempo con un’amica. Tutto quello che aveva sognato durante i 35 anni di matrimonio va in fumo: una vita agiata nella sua grande casa, viaggi, feste e ovviamente il titolo di Lady.

Sull’orlo del baratro, a Sandra non rimane che una scelta: rivolgersi a sua sorella Bif che non vede da una decina d’anni. Le due non potrebbero essere più diverse. Bif è la maggiore, uno spirito libero indomabile che alla sua veneranda età continua a manifestare per i diritti dell’ambiente, è disordinata e piena di voglia di vivere. Sandra, invece, si è ormai adagiata nella comodità di una vita ricca e abitudinaria, in cui silenzi e solitudine sembrano essere il giusto pedaggio per una vita che, dall’esterno, sembra perfetta.

I problemi iniziano da subito quando due vite e due personalità così diverse si ritrovano a condividere il piccolo e incasinato appartamento di Bif. Ancorata all’idea della sua vita ideale Sandra è intrattabile e snob, aggrappata alla speranza che il marito Mike ritorni da lei, mentre Bif cerca di fare tutto il possibile per smuoverla dal suo torpore (e dal suo principio di alcolismo) e farle riprendere in mano le redini della propria vita.

Un giorno, esasperata, Bif porta la sorella con sé al corso di ballo che frequenta da tempo e qualcosa si smuove in Sandra, una felicità sopita da tempo che riaffiora in quella che era la sua passione da ragazza.

Finding Your Feet è una commedia divertente che porta lo spettatore nel mondo over 60 in cui ancora tutto è possibile. Guidato dai buoni sentimenti del “non è mai troppo tardi per seguire i tuoi sogni”, il film consegna una storia commuovente e ispiratrice, ricca di humour e romanticismo, con diversi snodi narrativi interessanti che lo arricchiscono. Oltre al già citato “non è mai troppo tardi”, Finding Your Feet parla di due sorelle che si ritrovano al di là delle proprie differenze e scelte di vita, parla della passione, quella viscerale che torna a farsi sentire anche dopo anni, parla dell’amore, in tutte le sue forme. È il cast a far risaltare questa commedia: grandi nomi potteriani come Imelda Staunton e Timothy Spall ma anche Celia Imrie e Joanna Lumley portano sullo schermo personaggi con cui è facile simpatizzare, prendendosi a cuore le loro vicende.

E forse il cast è anche ciò che salva Finding Your Feet. Eh sì, passiamo alle note dolenti.

A partire dal titolo italiano della commedia, Ricomincio da noi, durante tutto il film permane una prevedibilità che lo relega, purtroppo, a commedia per una sonnacchiosa domenica pomeriggio. Certo, rimane una bella storia assolutamente godibile ma non dobbiamo aspettarci quella profondità che sonda inesorabile il reale, il dramma dietro la semplice quotidianità. I personaggi si muovono su strade già scritte che non portano sorprese anche quando ci sono i canonici rivolgimenti della sorte, colpi di scena telefonati che lo spettatore può facilmente prevedere.

Forse, ogni tanto, abbiamo voglia di film prevedibili, che ci raccontano una storia in cui vorremmo credere e che riprende i topoi delle favole classiche, una storia in cui il lieto fine trionfa a discapito di tutto e tutti, dove una lacrimuccia scende, discreta, al momento giusto, quasi calcolato. Una storia che, una volta usciti dal cinema, ci fa stare bene per poi essere inevitabilmente dimenticata.

Michela Marocco, da “darksidecinema.it”

 

 

Ricomincio da noi, il film diretto da Richard Loncraine, è una commedia sul “non è mai troppo tardi”. Un racconto moderno, divertente e commovente su un vivace gruppo di donne energiche che affrontano gli imprevisti della vita con slancio e irresistibile vivacità.

Il titolo originale, Finding Your Feet, significa ritrovare se stessi ed è quanto deve fare Sandra (Imelda Staunton), una signora borghese che se ne va di casa quando scopre che il marito, con il quale è sposata da 40 anni, ha una relazione con la sua migliore amica. Sandra si rifugia da sua sorella Bif (Celia Imrie), una sessantenne “alternativa” che vive da sola. Grazie a lei Sandra scoprirà una curiosa scuola di ballo dove si appassionerà alla danza che le permetterà di sentirsi più libera e sbloccare tutto ciò che ha tenuto chiuso dentro di sé per molti anni. Qui conoscerà Charlie (Timothy Spall), un eccentrico restauratore di mobili che vive su una barca. Catapultata in un ambiente per lei totalmente insolito, Sandra inizierà una nuova vita.

Rincomincio da noi si rifà a film come Marigold Hotel o al famoso Non è mai troppo tardi di Rob Reiner; la differenza sostanziale nel film di Loncraine sta nel non aver inserito dei personaggi più giovani rispetto ai protagonisti, così da non restituire al pubblico la classica diversità generazionale.

Infatti i veri giovani qui sono proprio gli attempati membri del gruppo di ballo, che si aggirano per le strade di Londra come se avessero ancora diciotto anni: tra canne, alcool e svariate relazioni amorose. Il regista restituisce al pubblico la bellezza di Londra attraverso inquadrature dei diversi lati della città: quello snob in cui abitava Sandra e la periferia degradata della Sorella, senza tener conto delle scene girate nella città eterna, Roma, barocca e in alcuni tratti scontata (vediamo il classico trio: pizza, pasta e mandolino) ma utile ai fini narrativi della storia.

Un film straordinariamente farcito, tanto da meritare il titolo Le avventure di Sandra: una narrativa densissima, spalmabile senza difficoltà in una decina di appuntamenti. Tutti eventi ascrivibili ad un coming of age inverso: la protagonista deve riacciuffare e percorrere il sogno d’infanzia, il ballo, ma naturalmente vanno coltivati prima gli affetti e quindi occorre aprirsi all’arricchimento, al benessere personale. Purtroppo l’ansia di “farla felice e contenta” produce una soap opera in cui non bastano neppure i guizzi del personaggio di Biff, la sorella, autentica godereccia, o della magnifica collega di danza giunta al quinto matrimonio (non sveleremo la battuta circa quest’ultimo, forse il picco massimo del film). Nel tentativo di equilibrare i toni comici, c’è un vento di malattia stile piaga d’Egitto e in pochi ne restano immuni.

Divertente e scanzonata, la commedia di Richard Loncraine costruisce in modo lineare e semplice una storia d’amore nella terza età, aggiungendo però anche un tocco dramma alla pellicola con l’inevitabile scorrere del tempo e i problemi, acciacchi e malattie che ne derivano. Ogni personaggio è ben caratterizzato ed eccentrico al punto giusto, il cast è amalgamato bene e ha una buona sintonia sul set, il problema sta nel come la storia viene raccontata, senza un sussulto, un colpo di scena, tutto scorre in maniera prevedibile e non nuova, riproponendo così scene e momenti già visti in tanti altri film che hanno trattato il medesimo argomento. Il concetto non è mai troppo tardi viene fuori comunque bene e nel modo giusto, si alternano momenti allegri e spensierati ad altrettanti di massimo sconforto e dolore, soprattutto quando la vita ti dice che il capolinea è vicino. Il finale, ottimista, spensierato e leggero è la dimostrazione che questa commedia non ha saputo aggiungere niente di nuovo alla tematica ma è comunque un film che si lascia vedere con piacere e simpatia. Niente di nuovo sul fronte terza età ma va bene anche così.

di Virgo, da “cinemaedintorni.com”

 

 

Deliziosa commedia agrodolce a passo di danza e con un cast superlativo
Finding your feet è un’espressione inglese che significa ritrovare sé stessi ed è anche il titolo originale di una deliziosa commedia in salsa agrodolce, film di apertura del 35mo Torino Film Fest, diretta da Richard Loncraine che in Italia esce come Ricomincio da noi.
Due titoli, due concetti che colgono comunque il senso di questa curiosa pellicola che ci dice come la vita non smetta mai di sorprenderci ed è pertanto possibile e giusto darsi una seconda opportunità. Magari facendosi aiutare, come in questo caso, dal potere liberatorio della danza.

Ed è proprio quello che succede a Sandra, la protagonista, una signora borghese molto snob che scopre, all’improvviso, come suo marito Mike con cui è sposata da 35 anni la tradisce da tempo con la sua migliore amica. Sconvolta, Sandra se ne va di casa e si rifugia da sua sorella Elizabeth, detta Bif, una simpatica ed estroversa fricchettona, libera e vitale che è il suo esatto opposto. Apparentemente almeno. Tra i suoi amici, estrosi e sui generis come lei, vi è Charlie un antiquario sposato con una donna malata di Alzhaimer allo stadio terminale ridottosi a vivere su una barca per pagare le cure alla moglie.

L’impatto con questa nuova realtà, che malgrado i problemi personali, è così viva e frizzante destabilizza Sandra ancora di più; ma via via grazie alla vicinanza di sua sorella, di Charlie e del gruppetto di amici la donna riuscirà a to find her feet appunto, cioè ritrovare sé stessa, a liberarsi di schemi e regole che l’hanno incatenata per tanti anni a false convenzioni e alla paura del giudizio della gente per ricominciare a vivere pienamente. Mentre un inaspettato, nuovo amore inizia a fare capolino Sandra, seguendo i saggi consigli di Bif, capisce che non deve farselo scappare…

Tra un pianto e una risata, tra un passo di valzer e uno di salsa, camioncini sgangherati e case galleggianti dove fare festa, spinelli a scopo terapeutico, incontri romantici in salsa natalizia, battute salaci del tipo “Un conto è aver paura di morire, un conto di vivere” come le rimprovera la sorella, amori tardivi e salti di fede (quello che farà Sandra non solo in senso metaforico nell’ultima sequenza lanciandosi sulla barca di Charlie alla volta di nuovi lidi) c’è tutto un intreccio di vite pulsanti in questo gruppo di persone attempate la cui vivacità è davvero contagiosa. Un omaggio all’amicizia, all’ottimismo ma anche la riscoperta di un amore e una complicità tra sorelle che tocca il cuore.

L’idea vincente che sorregge il film trae ispirazione dal grande palcoscenico della vita reale e diventa una sceneggiatura solida, piena di spunti interessanti e sfumature, equilibrata nell’alternare momenti divertenti al dramma.
Ma, al contempo, anche il cast è di grande spessore; il regista Loncraine si rivela particolarmente abile nel riunire tre attori strepitosi e li fa danzare, non solo in senso figurato, in un gioco di rimandi tra loro davvero superlativo.
Sandra e Bif sono interpretate, rispettivamente, dalle fantastiche Imelda Staunton (candidata all’Oscar per Il segreto di Vera Drake) e Celia Imrie (Marigold Hotel, Bridget Jone’s baby) mentre un magnifico Timothy Spall, premio Oscar per Turner, è Charlie.

Raccontato con grazia e leggerezza, pur non mancando momenti drammatici come la malattia di Bif e ciò che ne consegue il film, supportato anche da una bella colonna sonora, ci regala alcuni momenti memorabili come la trascinante esibizione di danza a Piccadilly Circus (oltre agli attori nel cast figurano 15 ex ballerini professionisti), quella casalinga della Staunton che accenna passi di salsa mentre passa l’aspirapolvere e lo spettacolo in grande stile sul palco di un teatro di Roma.

Cristina Giovannini, da “cinespettacolo.it”

 

 

È Ricomincio da Noi (titolo originale Finding Your Feet) il film di apertura della 35. edizione del Torino Film Festival, presentato nella sezione Festa Mobile. Richard Loncraine, dopo Ruth & Alex – L’amore cerca casa (2014, con Morgan Freeman e Diane Keaton), torna a parlare di amore e lo fa con una dramedy da godere tutta d’un fiato.

Sandra Abbott (Imelda Staunton, la Dolores Umbridge di Harry Potter) scopre che il marito, con cui è sposata da circa quattro decenni, la tradisce regolarmente da cinque anni con la sua migliore amica. Furiosa per l’amara rivelazione, la donna lascia la sua casa e decide di trasferirsi dalla sorella maggiore Bif (Celia Imrie), che non vede da diverso tempo. Le due donne sono totalmente diverse l’una dall’altra: Sandra, signora dabbene, si sente a forte disagio per lo stile di vita sui generis di Bif, che è allergica ai rapporti duraturi e coltiva hobby molto poco borghesi.

Sarà proprio questa diversità che cambierà Sandra, ex stella della danza, che sarà convinta dalla sorella a frequentare insieme a lei una lezione di community dance, praticata dagli amici Charlie (Timothy Spall), Ted (David Hayman) e Jackie (Joanna Lumley). Con il nuovo stile di vita, la protagonista ritroverà il sorriso, la gioia di vivere, l’amore per la danza e non solo…

Il regista di Riccardo III (Orso d’argento per la regia alla Berlinale 1995) e Wimbledon fa decisamente centro: 112 minuti godibili, con grasse risate e lacrime versate. Un dramedy puro, in cui Loncraine mescola più temi: l’amore in tutte le sue sfaccettature, la vecchiaia, la solitudine, la malattia e l’amicizia nel suo senso più profondo.

Il ballo rappresenta una tematica centrale: Sandra è stata ad un passo dal diventare un’etoile – sogno stroncato dalla gravidanza – e ora Bif, sua sorella, riesce a farle tornare la passione per l’arte da lei tanto amata, liberandola dai pregiudizi e dai retaggi del passato, e restituendole una spensierata felicità.

Il cast è formato quasi completamente da ballerini professionisti in pensione e i protagonisti (Imelda Staunton, Celia Imrie e Timothy Spall) evidenziano un talento quasi naturale nel ballo, trattato in Ricomincio da Noi come veicolo di aggregazione. Il rapporto tra le due sorelle fa da cornice in un quadro variopinto, con l’elemento della malattia che ricorre costantemente, con una componente morale molto marcata: per andare avanti è necessaria la vicinanza di chi ti vuole bene, di chi ti fa stare bene.

Ricomincio da Noi è un lavoro ottimamente concepito e confezionato, forte di tre performance di altissimo livello. In particolare Imelda Staunton, oltre a dimostrarsi un’ottima ballerina, offre un’interpretazione da lode, trasmettendo con grande forza allo spettatore tutte le debolezze e le gioie, l’orgoglio ferito e la voglia di ricominciare del suo personaggio.

L’attrice, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2004 con Il segreto di Vera Drake, forma un tandem esplosivo con Celia Imrie, che dal canto suo si cala alla perfezione nei panni di una hippy ricca di vita che, nonostante la forte personalità e l’evidente eccentricità, nasconde delle ferite nel cuore.

La fotografia ammalia e le location, divise tra Londra e Roma, fanno la loro parte. È però la colonna sonora curata da Michael J. McEvoy a svolgere un ruolo fondamentale nelle dinamiche del film, tanto rafforzando le prove attoriali del cast quanto entusiasmando nelle scene di danza, che ci portano dalle note di Le Freak a quelle di Tintarella di Luna.

Massimo Balsamo, da “anonimacinefili.it”

 

 

 

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