Ma cosa ci dice il cervello

 

“ Ma cosa ci dice il cervello “ : una convincente Cortellesi protagonista di un film con tanti pregi ( e nessun difetto )

Anche se nell’incipt del film è descritta come una buona a nulla, una apatica incapace perfino di gestire sua figlia, Giovanna Salvatori ( Paola Cortellesi, ottima nella parte che riprende i personaggi da lei interpretati fino a quando non si trasformò in una “ La Befana vien di notte “ è, in
effetti un agente dei servizi segreti italiani che entra in un ufficio segreto al quale si accede attraverso uno squallido scantinato della sede Inps nella quale ufficialmente presta un servizio poco più che mediocre: una imbranata apparente.

La sua incapacità è tale che sua madre ( Agata, una stupefacente Carla Signoris ) la sostituisce, continuamente mortificandola, in tutto, anche nella gestione della figlia che, non essendo ovviamente al corrente del vero ruolo di sua madre, spesso si vergogna di lei e dei suoi continui ritardi ma Giovanna non se ne fa un gran cruccio e stimolata da una sua antica compagna di scuola, Tamara ( Claudia Pandolfi ), aderisce suo malgrado ad una rimpatriata tra ex alunni del liceo Augusto che insieme a Roberto ( Stefano Fresi ), Marco ( Vinicio Marchioni ), Francesca ( Lucia Mascino ) e la stessa Tamara costituivano un affiatatissimo gruppo di alunni che nella vita hanno poi assunto i ruoli più vari: Stefano è un insegnante che combatte ogni giorno contro genitori ed allievi ignoranti ed arroganti, uno in particolare, che lo bullizzano anche; Marco gestisce un centro sportivo dove allena una squadra di ragazzi i cui genitori maleducati ed aggressivi lo sberleffano continuamente; Francesca è diventata una brava pediatra ospedaliera ma è anche lei alle prese con le strafottenze e le assurde esigenze della incredibile saccenteria di una mamma ( Paola Minaccioni, veramente in gran forma ) che pretende di curare la figlia secondo gli insegnamenti del dott. Internet; Tamara è invece hostess di una compagnia aerea su una cui rotta viaggia continuamente un manager arrogante e quanto meno insofferente anche delle più elementari regole del volo Roma-Londra che assiduamente frequenta.

Di Giovanna abbiamo detto.

A latere di questo bel gruppo, perfettamente affiatato e sincronizzato, abilmente diretto da Riccardo Milani, che è anche autore, insieme alla stessa Cortellesi, Furio Andreotti e Giulia Calenda, del soggetto, altri gustosissimi personaggi la cui caratteristica è molto ben evidenziata e molto ben descritta: un bullo alunno di Roberto ( Edoardo, interpretato da un cinico Emanuele Armani ), il comandante D’Alessandro, dei servizi segreti dai quali dipende Giovanna, è un imperturbabile e bravissimo Remo Girone mentre Ricky Menphis è il genitore presuntuoso che contesta l’allenatore del figlio Marco; la parte del passeggero del volo di linea è abilmente svolta dal bravo Alessandro Roia.

Il film è tutto una satira molto evidente di ciò che è in effetti, purtroppo, la vita di oggi, con le sue realtà assurde, le sue prepotenze, la convivenza civile pressoché impossibile: la brava Giovanna – Cortellesi si fa interprete di questa assurda situazione e, da donna intelligente mascherata da “ tonta “ e da agente segreto dotato di fantastici mezzi tecnologici, decide segretamente e decisamente di “ fare giustizia “ con modi pregni di simpatica comicità e con l’ausilio di mezzi e di luoghi ( fantastiche le riprese nel deserto, bellissime quella a Siviglia, assolutamente originali e ben dosate quelle nella casbah di Formentera ) che da soli qualificano la pellicola come un film rivelazione rispetto agi ultimi editi dalla coppia Cortellesi-Milani.

E come tutte le buone storie, anche quella narrata da questo film ha il suo scopo, la sua morale: se tutti noi ci comportassimo più civilmente, magari anche senza l’ausilio dei servizi segreti, tutto andrebbe sicuramente meglio, proprio come fa in silenzio fa Giovanna-Cortellesi rendendo giustizia alla scuola, alla sanità, allo sport e, in genere a chi lavora seriamente: questo è l’insegnamento di questa più che simpatica ed accattivante pellicola che sarà in sala dal prossimo 18 aprile.

Andrea Gentili, da “ilprofumodelladolcevita.com”

 

 

I vizi e le virtù degli italiani sono di nuovo al centro di una commedia di Riccardo Milani, co-sceneggiata e interpretata da protagonista assoluta da Paola Cortellesi, sempre più regina del cinema comico italiano. Sfogliando le pagine di cronaca, questa volta non si concentra sulle differenze sociali di Come un gatto in tangenziale, anzi, racconta un paese, ma soprattutto la sua capitale, Roma, in cui i vizi accomunano ogni classe sociale o titolo di studio. Ma cosa ci dice il cervello è il poco efficace titolo di un film affollato di personaggi e tematiche, che si pone la sfida di far ridere con una commedia morale, mantenendo l’allarme etico bene acceso. Un equilibrio non semplice, specie in un’epoca cinica come la nostra, in cui a suscitare la risata, se non un sorrisino di empatica complicità, è più chi dà una testata che chi la riceve.
Si può ridere, insomma, limitando le dosi di cattiveria a piccole vendette morali con il profumo della tradizione yiddish, o magari delle strisce animate Disney, visto che la stessa Cortellesi definisce il suo personaggio come Superpippo?

Una battuta, la sua, ma in realtà non siamo così lontani dall’ironia che regnava nel mondo di Paperopoli, fra le angherie e le piccole grandi rivalse del mondo dei paperi di quella Disney che i supereroi se li è comprati attraverso la Marvel. Ma andando con ordine, la struttura del film inizia esattamente come un cinecomic, con la descrizione della vita anonima di copertura della protagonista, una donna grigia che si trascina la mattina nel suo ufficio di un ministero. Non ha super poteri, ma super responsabilità sì, una volta strisciato il proverbiale cartellino, e scesa nell’iper tecnologico e segreto quartier generale dei “Servizi Nazionali”.

Quella di Giovanna è una doppia vita che, se ingloba l’archetipo della fuga, crea non poche frustrazioni quotidiane dovute all’esasperata ricerca dell’anonimato in quella che non è più la vera vita, ma una condizione in cui si trascina, fra una madre irrefrenabile, fra vestiti alla Abba e corsi di reggaeton, e una figlia piccola che non stima la madre dalla vita così dimessa. Insomma, è un duro lavoro quello degli agenti segreti, niente gloria pubblica e pure la necessità di sopportare i tragitti in macchina per una città isterica e totalmente fuori controllo senza reagire, per non perdere la composta copertura.

Ma cosa ci dice il cervello è però un film corale, almeno per buona parte (la più divertente), e allora dopo un inizio a carburazione ridotta, come ogni buon cinecomic impegnato a mettere in scena contesto e particolari, ecco che spuntano I fantastici 5 (a proposito di linguaggio supereroistico), i compagni di scuola preferiti di Giovanna, che si sono persi di vista da almeno vent’anni. Ecco che la temibile minaccia del gruppo chat di ex compagni di scuola si trasforma nell’occasione per la nostra Superpippo di ottenere qualche soddisfazione anche al di qua della linea d’ombra di un povero agente segreto.
Sono infatti quotidianamente vessati, i suoi amici: dalla fracassana hostess Claudia Pandolfi al saggio allenatore di calcio per ragazzi Vinicio Marchioni, passando per la pediatra che lotta contro pazienti laureati su wikipedia, interpretata da Lucia Mascino; ma soprattutto c’è l’insegnante vecchia fiamma di Giovanna, Stefano Fresi, dopo tanti anni sempre biondo, ma per il resto cambiato non poco.

A quel punto, Giovanna si prenderà una pausa dalle sue missioni, tutto sommato credibili anche se un po’ stiracchiate in lunghezza, per farsi paladina dei suoi amici, vendicandosi incarnando una decina di personaggi diversi, sempre senza esagerare, degli orrendi vessatori portatori insani di vizi e mostruose abitudini dell’italiano di oggi. Allergia alle regole del vivere comune, mancanza di rispetto per le competenze, ostuta convinzione che un rapido sfogliar di wikipedia possa sostituire anni di studi, isterica incapacità a tollerare una anche elementare convivenza reciproca: sono queste le principali atrocità sociali di questi anni che Milani vuole far emergere. Per sconfiggerle niente schioccar di dita con guanto o kriptonite, ma la sempre efficace, ma ormai dimenticata, arma di contenimento delle proprie esagerazioni che si chiama vergogna, esponendoli a un capovolgimento del loro punto di vista, mettendoli davanti a uno specchio.
Se solo funzionasse nella vita reale.

Temi e personaggi sono tanti, anche troppi, anche se Ma cosa ci dice il cervello, per rispondere alla domanda di molte righe più in alto, riesce a far ridere, senza usare quell’isterico cattivismo che vuole denunciare, usando il garbo di una protagonista, Paola Cortellesi, il cui talento comico viene supportato da compagni di squadra efficaci e ben assortiti.

Voto: 3 / 5

Mauro Donzelli, da “comingsoon.it”

 

 

Paola Cortellesi può fare davvero di tutto. Può sfoggiare il suo lato sexy per mestieri osé come in Nessuno mi può giudicare, può impugnare una pistola in preda alla disperazione e pronta a sparare come ne Gli ultimi saranno gli ultimi, può cavalcare in mezzo alla neve una scopa e trasformarsi, per decenni, decenni e ancora decenni, nella Befana come nel family movie La Befana vien di notte. Una donna inarrestabile, un’attrice trasformista, che andando ad affilare anche la scrittura accanto al regista – e marito – Riccardo Milani e agli sceneggiatori Giulia Calenda e Furio Andreotti, si riconferma per l’ennesima volta un’artista a tutto tondo. Artista e, nel suo ultimo film da protagonista Ma cosa ci dice il cervello, agente segreto. Tra inseguimenti sui tetti e task force d’emergenza, la Cortellesi oscilla sul filone della commedia punteggiata dall’action del nuovo film diretto da Milani, in una rinnovata, felice collaborazione dopo il successo del precedente Come un gatto in tangenziale.

Giovanna (Paola Cortellesi) deve restare anonima. Non può mai farsi notare, non può comparire sui social e non può rivelare il suo vero lavoro. Il posto al Ministero che tutti credono ricopra è soltanto la copertura per una vita da agente dei servizi segreti. Due esistenze, due realtà inconciliabili, che anestetizzeranno la Giovanna quotidiana, tanto che la donna dovrà aspettare di rincontrare i suoi compagni del liceo per risvegliarsi. Inseguendo il cattivo di turno e tentando di stabilire un legame con la figlia, Giovanna userà i trucchi del mestiere per aiutare i suoi amici ritrovati, costretti a subire le presunzioni e prepotenze della maleducazione dilagante.

Il cinema italiano, se si guarda soprattutto indietro, non ha mai avuto timore di esprimere una certa dose di crudeltà, che, anzi, diventava spinta delle narrazioni delle opere nostrane. La risata aveva sempre un retrogusto spietato, condito dalle nefandezze e i sotterfugi dei personaggi, in una tradizione che Milani riporta ora sul grande schermo. Ma se quelle cialtronerie impietose rimanevano impunite, è del senso civico che si pervade Ma cosa ci dice il cervello, che dalle aspettative d’azione e di commedia che ci si aspettava, si muta gradualmente in una riflessione sempre più concentrata sul sociale dei nostri giorni.

Vizi italici che è il momento di rieducare, in una critica che non trascura il divertimento e ricerca, nel “rigurgito di umanità” citato da Stefano Fresi, un occhio attento alle apparentemente insanabili, imbarazzanti inclinazioni del nostro Paese. Paese che, da poco castigato dall’appunto satirico/politico di Giacomo Fontana e Giuseppe G. Stasi in Bentornato Presidente – sequel, non a caso, di quel Benvenuto Presidente del 2013 diretto dallo stesso Milani -, si accosta con Ma che cosa ci dice il cervello all’aspetto più comunitario, che bisogna saper prendere in giro, su cui è necessario svagarsi, ma che non può non lasciare un briciolo di vergogna per quelle nostre pecche impossibili da non individuare.

Biasimo che sfocia nella costruzione di situazioni di cui sorridere beatamente, pur subendo quel processo in direzione della didascalia che tende, infine, a rendere programmatico il risultato e la percezione del film, rimanendo comunque godibile, pur appesantito da quell’insegnamento reso così esplicito da depotenziare leggermente l’asso su cui la commedia puntava. Un’opera che dagli attori vede svolgere un buon lavoro di struttura e assunzione dei ruoli, su cui sono le sgangheratissime Carla Signoris e Paola Minaccionia primeggiare, osando con l’acceleratore della comicità.

Pur non rivelandosi totalmente efficace nella sua parte spionistica, comunque gestita con la dovuta attenzione da Riccardo Milani, Ma cosa ti dice il cervello riconferma la Cortellesi, al solito, il talento di una prima della classe della nostra cinematografia nazionale e il tentativo di non arrestare il processo di storie da continuare a esplorare. Il poter aprirsi sempre di più, nonostante ancora alcuni intoppi creativi e del mestiere, questa volta ironizzando sul lato infimo della società e scivolando, proprio come poi dimostra il film, in errori da evitare in futuro. Avere pazienza per capire dove si è sbagliato per poi, da lì, migliorarsi.

Martina Barone, da “cinematographe.it”

 

 

Ridare linfa alla commedia italiana? Reduci dall’exploit di Come un gatto in tangenziale, Biglietto d’oro e ben tre Nastri d’Argento nel 2018, la factory capitanata da Riccardo Milani e Paola Cortellesi ci riprova. Ancora una volta – come leggerete nella nostra recensione di Ma cosa ci dice il cervello – lo fa con una commedia graffiante, che prende di mira il malcostume ormai diffuso rovesciandone gli effetti sul pubblico. Il film in sala dal 18 aprile diventa specchio dei vizi italici e di un paese dominato dall’aggressività, dal cretinismo, dalla “tuttologia” e dalla continua messa in discussione delle competenze.
Insieme al duo Cortellesi-Milani, Giulia Calenda e Furio Andreotti ricompongono la stessa squadra di autori del successo della scorsa stagione, per firmare un’opera che sa usare il riso della vecchia commedia all’italiana gestendone ritmi e tempi senza ricorrere a facili gag, ma affidandosi ad una comicità di parola. Il tutto condito dall’action di una spy story.

La trama di Cosa ci dice il cervello: una commedia sociale

Risate assicurate dunque, a partire da una storia che, seppur in chiave ironica, fa proprie le regole di un film d’azione con tanto di acrobazie, arrampicate, salti nel vuoto e inseguimenti. La trama di Ma cosa ci dice il cervello ruota infatti attorno alle disavventure quotidiane di Giovanna (Paola Cortellesi), all’apparenza donna dimessa, sciatta, quasi invisibile, divisa tra il grigiore di un lavoro al Ministero, gli impegni scolastici di sua figlia Martina e gli sfottò di una madre esuberante (Carla Signoris) con la passione per i travestimenti da icone pop. In realtà Giovanna è un agente segreto, che in occasione di una rimpatriata tra vecchi compagni di liceo, i “Fantastici 5” (Stefano Fresi, Vinicio Marchioni, Lucia Mascino, Claudia Pandolfi), si renderà conto che tutti, come lei, sono costretti a piccole e grandi angherie. A quel punto metterà in atto la sua personalissima missione per riscattare ciascuno dai soprusi subiti.

Ma Cosa Ci Dice Il Cervello 5

Non c’è spazio per i buoni sentimenti, Riccardo Milani fotografa con una risata spietata un paese che ha perso le basi della convivenza civile, idealmente diviso tra vessatori e vessati, urlatori e vittime silenziose. Uno sguardo critico sul reale, che assume le sembianze di un piccolo bestiario sui difetti di un paese intorpidito, ma che per fortuna è anche fatto di tante Giovanne: medici, insegnanti, allenatori e infermieri, bullizzati, strattonati, umiliati, che armati di un atarassico senso del dovere ingaggiano la loro quotidiana battaglia contro una babele di comportamenti scorretti.

Paola Cortellesi in un cast strepitoso: i tipi umani costume italico

Oltre che su una scrittura arguta il racconto può contare anche su una galleria di personaggi straordinariamente caratterizzati, a partire da Paola Cortellesi, nei panni della supereroina che combatte l’inciviltà a colpi di punizioni esemplari e trovate rocambolesche: al suo personaggio il compito di incarnare l’invito ad agire, un monito a non rassegnarsi.
Le fa compagnia un variopinto microcosmo di tipi umani interpretati da un cast strepitoso: dall’insegnante bullizzato (Stefano Fresi) all’hostess fricchettona (Claudia Pandolfi) costretta a subire le improbabili pretese di passeggeri noncuranti delle basilari norme di sicurezza, dall’integerrima pediatra (Lucia Mascino) vessata dalla tuttologa di turno al povero allenatore di una squadra di pulcini (Vinicio Marchioni) che passa i pomeriggi a scansare insulti e testate, nel tentativo di arginare la maleducazione di genitori sempre più competitivi e arroganti.

Ma Cosa Ci Dice Il Cervello 6

Merita una menzione speciale la coppia di vessatrici doc di questo cattivissimo ritratto italico, Carla Signoris e Paola Minaccioni. La prima nei panni dell’eccentrica madre di Giovanna, cinica e pronta storcere il naso ad ogni scelta della figlia, “una suora laica” al contrario di lei, tutta paillettes e tutine aderenti; la seconda, coatta e sguaiata, avvezza a tutto ciò che fa moda: dal sushi, ai tatuaggi alle auto diagnosi da web. Un affresco che fa paura.

Conclusioni

Italiani brava gente? Forse alla fine di questa recensione di Ma cosa ci dice il cervello? ce lo chiederemo. La risposta prova a darcela Riccardo Milani con un’action comedy tutta da ridere, che fotografa un paese minato nelle fondamenta della convivenza civile. Milani e la sua squadra di autori si confermano una buona scommessa per il cinema italiano, soprattutto quando ci costringe a guardarci allo specchio.

Voto: 3 / 5

Elisabetta Bartucca, da “cinematographe.it”

 

 

 

L’abbiamo lasciata Befana, la ritroviamo nelle vesti dimesse di una donna che lavora al Ministero. Sebbene non voli più su una scopa dispensando dolcetti ai bambini, Paola Cortellesi, in questo nuovo film, non ha però perso tutti i suoi super poteri.

Dietro la sua scialba facciata da “suora laica depressa”, divisa tra gli impegni scolastici della figlia e gli sfottò della sua esuberante mamma (Carla Signoris), c’è infatti un’agente segreto impegnata in pericolose missioni internazionali. 

Questa 007 versione femminile, un po’ goffa e un po’ ginnica, protegge i cittadini senza che se ne accorgano, ma soprattutto combatte la maleducazione. 

Satura di una Roma sommersa dal traffico e dall’immondizia (significativa la scena iniziale quando al mattino affronta rassegnata la consueta fila di macchine, accompagnata dalla canzone Don’t worry di Bob Marley) e stufa delle cacche sul marciapiede e in generale della cafoneria della gente deciderà di riscattare se stessa e i suoi vecchi amici del liceo dalle angherie del mondo circostante. 

Un mondo dove la zoticaggine regna sovrana. E le persone vessano di continuo i vari professionisti, credendosi sempre più tuttologi. Per cui la mamma-coatta (Paola Minaccioni, fantastica in questo ruolo) pretende che la pediatra (Lucia Mascino) prescrivi l’antibiotico alla figlia anche se non ha nulla, il padre (Ricky Tognazzi) di un ragazzo minaccia l’allenatore di calcio (Vinicio Marchioni) per farlo giocare come attaccante, sebbene non sia adatto, l’ hostess (Claudia Pandolfi) di aereo combatte con chi non vuole spegnere i cellulari durante il volo e l’insegnante (Stefano Fresi) è lontano anni luce dall’essere considerato un “Capitano o mio Capitano” dai suoi alunni. 

Dopo il successo di Come un gatto in tangenziale, la coppia d’oro nella vita e nel cinema Milani-Cortellesi con Cosa ci dice il cervello porta quindi in sala un’altra divertente commedia che con leggerezza tocca un tasto dolente tipicamente italiano: il mancato rispetto delle regole.

C’è da dire però che, nonostante in questo mondo digitale limitless non esistano più i limiti (primo tra tutti quello alla maleducazione), il film invece qualcuno ne ha: soprattutto per la parte che vira verso la spy story e l’action movie. Per fortuna, anche su questa, tra free climbing e salti sui tetti della medina in Marocco l’attrice romana, che nel corso della storia si moltiplica in quindici diverse identità, riesce a farci chiudere un occhio, confermando nuovamente la sua versatilità e il suo talento.

Una conferma che viene anche dal botteghino: La befana vien di notte è per ora infatti il film italiano più visto della stagione. Lì però i suoi super poteri non appassionavano. Qui invece coinvolgono e in certi momenti del film si ride di gusto (uber alles l’apparizione di Stefano Fresi). Nel complesso questa nuova super eroina, supportata da una bella squadra condotta da Riccardo Milani e da un cast davvero degno di nota, ci fa volare molto più in alto della Befana di Soavi. Chissà se farà volare anche gli incassi. Di sicuro le premesse lasciano ben sperare.

Giulia “Brainwash” Lucchini, da “cinematografo.it”

Commedia, action spionistico, revenge movie. Corale eppure costruito attorno a un’indiscussa mattatrice, Paola Cortellesi. Ma cosa ci dice il cervello di Riccardo Milani gioca tutte le sue carte, ma sono troppe e, anche se non annoia mai, sembra costantemente privo di un centro di gravità.

La sai l’ultima sugli italiani?

Giovanna è una donna dimessa e noiosa, che si divide tra il lavoro al Ministero, gli impegni scolastici di sua figlia Martina e gli sfottò della sua esuberante mamma. Dietro questa scialba facciata, Giovanna in realtà è un agente segreto, impegnato in pericolosissime missioni internazionali. In occasione di una rimpatriata tra vecchi compagni di liceo, Giovanna ascolta le storie di ognuno e realizza che tutti, proprio come lei, sono costretti a subire quotidianamente piccole e grandi angherie. Con tutti i mezzi a sua disposizione e grazie ai più stravaganti travestimenti, riporterà ordine nella sua vita e in quella delle persone a cui vuole bene. [sinossi]

Quanti film si possono stipare in uno solo? Con una certa determinazione e un’indubbia dose di incoscienza, Ma cosa ci dice il cervello di Riccardo Milani prova a dare una risposta a questo strambo e inatteso quesito. Reduce dal successo di Come un gatto in tangenziale il regista romano rilancia e alza la posta in gioco, ritrova la sua musa ispiratrice Paola Cortellesi, duplica la linea narrativa centrale assegnandole una doppia vita, moltiplica gli sviluppi del racconto affiancandole un nutrito cast di rilievo. E così, proprio mentre il panorama della commedia nostrana sembrava sempre più affollato da film tutti costruiti attorno a una sola idea portante (per citarne alcuni: Attenti al gorillaSe sono roseIo sono tempesta e naturalmente il meno recente Perfetti sconosciuti) ci si ritrova quasi spaesati di fronte a Ma cosa ci dice il cervello, sballottati tra generi e personaggi differenti e soprattutto tra una gag e l’altra, spesso purtroppo senza avere a disposizione l’adeguato tempo di reazione e dunque di risata.

Giovanna (la Cortellesi) apparentemente è la classica “italiana media multitasking”, che divide la sua quotidianità tra un lavoro ministeriale, le attività scolastiche ed extrascolastiche della figlia, le critiche di una madre iperattiva (Carla Signoris) e le sporadiche telefonate con l’ex marito pilota militare (Giampaolo Morelli). Il suo bigio lavoro statale – proprio quello tanto ambito dal Checco Zalone di Quo vado? – sembra più un’onta che un vanto per lei, se non fosse che, in realtà, rappresenta una copertura alla sua reale occupazione: quella di agente dei servizi segreti. E sul versante spionistico, e sotto il comando di un autorevole Remo Girone (davvero azzeccato nel ruolo), Giovanna è sulle tracce del pericolosissimo Eden Bauer (Tomas Arana), un tipaccio che sta per assemblare un ordigno nucleare (ebbene sì, c’è anche un MacGuffin). Ma la questione si complica, anzi, si moltiplica, quando in seguito a una rimpatriata con i vecchi amici del liceo, scopre che questi sono professionalmente e umanamente bullizzati da un genere sempre più preponderante di italiano: quello che si lamenta degli altri dando libero sfogo alla propria malsopita rabbia sociale.

Il vero centro del discorso di Ma cosa ci dice il cervello non è per nulla peregrino, così come il suo virtuoso intento moralizzatore, che mira a impartire una sonora sculacciata a tutti quegli scostumati che ritengono di poter sminuire, criticare, svilire il lavoro e le capacità altrui nella cieca ed errata convinzione di poter fare di meglio. Si tratta di una tipologia di individui in cui si può incappare quotidianamente e con i quale non è affatto difficile identificarsi, sia in qualità di vittime che, magari, di “aggressori”.

Certo, se si è una spia in incognito, magari qualche torto lo si può riparare e per la volitiva, atletica, eticamente ineccepibile Giovanna, questa è una tentazione irresistibile. C’è la paziente esperta di autodiagnosi sul web (Paola Minaccioni) perennemente insoddisfatta delle risposte del medico (Lucia Mascino), lo studente bullo che vessa il proprio professore (Stefano Fresi), il genitore (Ricky Memphis) scontento del metodo dell’allenatore calcistico (Vinicio Marchioni) del figlio, l’imprenditore della ristorazione (Alessandro Roja) che non spegne mai il telefonino in volo, nonostante le richieste della paziente hostess (Claudia Pandolfi). Saranno tutti vittime di una gustosa vendetta per conto terzi, inscenata seguendo le migliori regole dell’infernale contrappasso di dantesca memoria. E l’angelo vendicatore, la punitrice in incognito è sempre lei, Giovanna, pronta a tutto, anche a rischiare il proprio posto di lavoro, pur di inculcare un “rigurgito di civiltà” nei propri concittadini e ben consapevole di quanto sia più facile “proteggerli” che “cambiarli”.

Commedia, action spionistico, revenge movie Ma cosa ci dice il cervello è un film ipertrofico che vive di un ritmo galvanico e intermittente. Non ci si annoia mai, questo è certo, ma nel susseguirsi di situazioni, la stessa, fondamentale fustigazione dei malcostumi a tratti pare paradossalmente solo la scusa per inscenare i soliti, immarcescibili luoghi comuni nostrani.
Nonostante la performance attoriale della Cortellesi oscilli tra l’impeccabile (le battute, le mille espressioni facciali) e il sorprendente (le performance atletiche del versante action), la coralità complessiva del racconto, con il relativo casting stellare, da un lato fa perdere l’equilibrio al tutto, dall’altro, specie nelle scenette da “revenge movie”, assume un andamento barzellettistico che va a inficiare quel discorso morale, in realtà assai profondo, sull’italiano scontento e rissoso. Peccato, perché alcuni momenti divertenti ci sono, ma, così come le stesse performance attoriali, finiscono fagocitati troppo rapidamente da una nuova sottotrama, da un nuovo vizio da reprimere, da un’altra scenetta spassosa, sia essa esplicitamente comica, action o romantica.
E infine, mentre il montaggio rapido spezzetta tutto, non è dato nemmeno comprendere se Riccardo Milani abbia o meno il talento necessario per riprendere opportunamente delle scene d’azione. Quel che è certo è che Ma cosa ci dice il cervellorisulta a oggi il suo film più ambizioso, l’occasione d’oro per sfoderare tutte le sue carte, troppe carte, senza una strategia di gioco.

Daria Pomponio, da “quinlan.it”

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