Il colpevole – The Guilty

 

Asger Holm è un agente di polizia che si è messo nei guai e per questo è stato confinato a rispondere al numero d’emergenza insieme a più anziani colleghi. Vive questo lavoro con insofferenza e agitazione, anche perché l’indomani lo aspetta il processo che deciderà della sua carriera. Quando riceve la telefonata disperata di una donna che dice di essere stata rapita, Asger decide di mettersi in gioco e fare il possibile, fino a scavalcare le regole, per non tralasciare alcuna possibilità. Il suo desiderio di redenzione si incaglia però in un caso che è molto più complesso di quello che sembra e le sue buone intenzioni rischiano di avere effetti controproducenti per sé e per gli altri.

Messo in scena in tempo reale, tra due stanze e un corridoio, con quasi un solo interprete in scena perennemente al telefono, The Guilty ha vinto agli scorsi Sundance Film Festival e Rotterdam Film Festival il premio del pubblico.

Thriller sulla coscienza e la parola, questo primo lungometraggio del danese Gustav Möller è una vera sorpresa, che si può inserire sulla scia di Locke con Tom Hardy, per via di un uomo al telefono come fulcro della vicenda, ma in realtà piuttosto diverso e originale. Siamo infatti in un territorio più di genere, a partire dall’ambientazione poliziesca, inoltre al centro di tutto c’è il tema di una colpa inconfessabile che riguarda tanto Asger quando uno dei suoi interlocutori telefonici. Il film è fin dal titolo (che significa appunto “i colpevoli”) figlio di una cultura protestante squisitamente nordica, che ama mettere i personaggi alle strette fino a denudarli delle loro barriere e porli di fronte alla verità su loro stessi.

Il passato di Asger è inoltre un ostacolo narrativo ai suoi buoni propositi, perché la delicata situazione in cui si è messo fa sì che i suoi colleghi non sappiano fino a che punto fidarsi di lui. Questo inevitabilmente aumenta la sua frustrazione e il suo carattere fumantino è un’ulteriore problema che dovrà controllare, mentre tenta di risolvere quello che forse sarà il suo ultimo caso da poliziotto. Il tempo reale della sceneggiatura e della regia funziona quindi efficacemente, perché quella di Asger è una lotta contro il tempo, che si estende oltre il suo orario di lavoro e lo vede nascondersi in una stanza buia. Una sorta di discesa agli inferi dove la luce si fa rossastra e la situazione sempre più disperata.

Voto: 4 / 5

Andrea Fornasiero, da “mymovies.it”

 

 

Dopo aver vinto l’Audience Award: World Cinema Dramatic al Sundance Film Festival, essere entrato nella lista dei migliori film stranieri al National Board of Review, strappato 3 nomination agli European Film Awards e sbancato il Festival di Torino (miglior attore e miglior sceneggiatura), il folgorante Il colpevole – The Guilty arriva finalmente anche nelle sale d’Italia grazie a Bim Distribuzione e Movies Inspired. Diretto dal 31enne esordiente Gustav Möller, il film segue la scia di quei titoli claustrofobici ambientati in spazi strettissimi, tramutandosi da subito in un’impresa registica e recitativa.

Perché The Guilty, come ci ricorda la perfetta locandina italiana, è interamente ambientato in un’unica stanza (anzi, due), con un unico vero protagonista, un telefono sempre acceso e un colpevole. Da scovare. Straordinariamente messo in scena in tempo reale, perché gli 85 minuti di pellicola sono esattamente gli 85 minuti da incubo che coinvolgeranno Asger Holm, ex-agente di polizia ora operatore telefonico ad un centralino per le emergenze.

A mezz’ora circa dal cambio turno, e alla vigilia di un’udienza in tribunale che ne deciderà le sorti professionali (e non solo), Asger riceve la telefonata di una donna, impaurita, ansimante, in lacrime, che dice di essere stata rapita. Interrotta la conversazione, l’ex agente si mette immediatamente alla ricerca dell’auto in cui si trovava la donna e del suo sequestatore, con a disposizione pochissime informazione e un unico mezzo a disposizione. Il telefono. Il tempo scorre e il timore che la donna possa morire si fa sempre più minaccioso, ma quel rapimento nasconde una realtà ben più sanguinosa, dolorosa e spiazzante.

Solo in nord Europa, probabilmente, potevano trovare il coraggio di produrre un simile film a bassissimo budget (quasi nullo, potremmo dire), dove l’orrore, la suspense, trovano spazio senza affidarsi alla forza delle immagini. Perché è quello che non si vede ma si percepisce e si ascolta (notevole il lavoro sul sonoro), in The Guilty, che fa davvero paura. Negli anni scorsi abbiamo assistito ad esempi filmici estremi, nella loro ridotta dimensione dello spazio, come Buried o Locke di Steven Knight, film che probabilmente più ricorda nella struttura questo esordio alla regia perfettamente congegnato.

Con il passare dei minuti Möller ci racconta il passato del protagonista, interpretato da un eccezionale Jakob Cedergren, il perché sia stato spedito dalla strada ad un centralino, quale peccato incomba sulla sua testa e quali colpe debba espiare. Dall’altro capo del telefono, in poco più di un’ora, scorre rapidamente l’incubo di una donna rapita, di un ex marito violento, di una figlia piccola rimasta sola in casa insieme al fratellino. Cedergren, di fatto costretto a recitare con la sola espressività del volto, perennemente ancorato ad una scrivania, con un archetto in testa e una luce rossa che si riflette sui suoi lineamenti tirati dalla frustrazione e dai sensi di colpa, è sbalorditivo, mentre la verità sale lentamente a galla, insieme ai suoi demoni personali, lasciando spazio ad un finale inevitabilmente catartico.

Teso e avvincente persino senza mai uscire da un centralino, The Guilty è stato immediatamente abbracciato dall’industria hollywoodiana, con Jake Gyllenhaalintento a produrlo e ad interpretarlo. Appare evidente che un remake a stelle e strisce potrebbe andare a stravolgere l’impavida messa in scena di Möller, riuscito ad ottenere il massimo da una costruzione apparentemente impossibile, tramutando questo thriller ad orologeria due camere e un telefono in un banale action tutto inseguimenti e sparatorie. Onde evitare ciò che potremmo definire quasi inevitabile, godetevi l’originale e la sua indiscussa capacità nel provocare l’immaginazione dello spettatore. Non ne rimarrete delusi.

Voto: 8 / 10

Federico Boni, da “cineblog.it”

 

Asger è un agente della polizia danese, di turno a un centralino per le emergenze. Non sappiamo che cosa abbia fatto per essere tolto dal servizio in strada, anche se i colleghi gli fanno gli auguri per un processo che si terrà il giorno dopo. È irrequieto e nervoso, ma risponde con competenza, calma e sicurezza a tutte le richieste che arrivano, anche alle più strane, fino a che non telefona disperata una donna, in auto con un uomo, che gli fa capire di essere stata rapita. Nel tentativo di rintracciarla e aiutarla, Asger decide di prendere in mano la situazione, non lasciare il posto dopo la fine del turno e restare al telefono fino all’epilogo di una vicenda che lo coinvolge profondamente.

Parte così la storia del film danese Il colpevole – The Guilty, che arriva sui nostri schermi dopo aver racimolato premi e consensi nei festival di tutto il mondo, dal Sundance a Torino e a Rotterdam. Quello che colpisce subito, è che, nonostante l’ambientazione, non si tratta di un kammerspiel. Sarebbe sicuramente possibile trarne una pièce teatrale, ma è proprio il cinema il luogo in cui questo thriller vive e respira. Il protagonista, a parte qualche interazione casuale coi colleghi, sta quasi tutto il tempo chiuso in una stanza attaccato al telefono (il centralino o il cellulare) o ad aspettare nervosamente che suoni e gli permetta di riagganciare le persone che stanno vivendo un dramma. Attraverso di lui, i rumori che sente e e le voci che gli parlano, immaginiamo e vediamo volti, luoghi, case e strade, coinvolti con lui nella sua corsa contro il tempo mentre scopriamo man mano nuovi e terribili dettagli.

Certo qualche indizio c’è e i più attenti capiranno a un certo punto una delle svolte narrative del film, ma non c’è mai un solo momento, nei suoi 85, essenziali minuti di durata, in cui l’attenzione si spegne, il filo si perde e ci ritroviamo a guardare l’orologio. Merito di una sceneggiatura calibratissima, di una regia capace di costruire e mostrare l’azione all’interno della stanza e dell’animo del protagonista e di un interprete, Jakob Cedergren, bravissimo nel comunicare con lo sguardo e con il corpo le mille sfumature di rabbia, frustrazione, dolore, impotenza che prova e di rendere vero un personaggio che in parte ci sfugge e che solo alla fine, con una “confessione” pubblica, riesce a riscattarsi dai suoi errori.

The Guilty può ricordare altri film di impianto simile, ma è completamente originale nel suo percorso, molto europeo ed estremamente nordico per il modo che ha di affrontare temi come il senso di colpa e l’espiazione. Il protagonista è un uomo che sa di aver sbagliato (e capiremo strada facendo fino a che punto) e ha paura di non riuscire a recuperare il rispetto di se stesso. Arriva a farlo per tentativi, attaccato alla linea telefonica come a una ciambella di salvataggio, stretto alla voce di una madre, di una bambina e di un uomo disperato, per ricostruire un puzzle che abbia un senso, nell’orrore di quanto è accaduto. Per salvare se stesso, Asger dovrà salvare quella donna. Lo sa e si accanisce a provarci.

Girato in pochissimi giorni dopo una lunga preparazione, e in sequenza, ovvero in ordine cronologico, The Guilty permette al suo protagonista, e a noi con lui,di immedesimarsi in quello che sta accadendo, grazie anche all’interazione con attori invisibili ma di grandi intensità (al punto che la giovane attrice che interpreta Iben, Jessica Dinnage, ha ricevuto il premio Bodil, il riconoscimento nazionale del cinema danese), con una nota speciale per la bambina, capace di trasmettere un’angoscia quasi insopportabile. The Guilty è anche un film sulla parola, su quello che si dice e che si dovrebbe dire, su quanto poco basti per salvare o condannare una vita, sulla nostra fallace convinzione di saper leggere la realtà in base a pochi elementi.

In mani meno capaci, avrebbe potuto diventare un esercizio di stile fine a se stesso, ma gli autori ci hanno messo anima e passione e un amore per il genere che trasuda dai riferimenti al cinema degli anni Settanta. Il regista Gustav Moller, trentenne alla sua opera prima, dimostra una maturità e una capacità sorprendenti nell’orchestrare con sicurezza la struttura di una storia difficile da gestire. Fatevi un regalo, e prima che arrivi l’annunciato remake americano (Jake Gyllenhaal ne ha acquistato i diritti) andate al cinema, entrate in quella stanza a rispondete a quella chiamata: non ve ne pentirete.

Daniela Catelli, da “comingsoon.it”

 

 

 

“Il colpevole – The Guilty” è un thriller che tiene incollati alla poltrona, dove la suspence viene creata da una sceneggiatura perfetta, con gli ingranaggi ben oliati come quelli di un orologio.

La storia è semplice: Asger Holm (Jakob Cedergren) è un agente di polizia, sospeso dal servizio ed impiegato come operatore telefonico ad un centralino per le emergenze. Quando sta per finire l’ultimo turno, riceve la chiamata disperata di una donna vittima di rapimento. Asger, che ha a disposizione solamente il telefono per risolvere il caso, intraprende una dura lotta contro il tempo nel tentativo di rintracciare la sconosciuta e il suo sequestratore. Ben presto, si ritrova coinvolto molto più personalmente di quanto non avrebbe mai voluto.

Il colpevole – The Guilty: semplice e geniale come un radiodramma

La scrittura di “Il colpevole” è simile a quella dei radiodrammi americani degli anni ’40. Ricorda Lucille Fletcher e le sue opere, su tutte “Il terrore corre sul filo” del 1943. Sembra un film d’altri tempi, quando la tensione veniva creata dalla suggestione di ciò che non viene mai mostrato, ma solo lasciato intuire. Gli eventi vengono solo raccontati e mai rappresentati visivamente su schermo. La telecamera resta fissa sul volto di Asger e lui rimane incollato al telefono, nella sua postazione, per tutto il tempo. Agisce unicamente con la sua voce, senza sollevarsi mai dalla sua scrivania. È lo stesso spettatore, con la sua immaginazione, a dover “completare il quadro“. In questo modo, ognuno può vivere un’esperienza assolutamente unica e soggettiva.

Una struttura come questa, che mantiene unità di luogo e di azione quasi come una pièce teatrale, in un panorama cinematografico iper-dinamico come quello di oggi, correva il forte rischio di annoiare. Invece la sceneggiatura riesce a dosare sapientemente rivelazioni e colpi di scena, sapendo sorprendere per arguzia e stile, e mantenendo l’attenzione sempre ai massimi livelli. Il film scorre rapido e inesorabile, affilato come la lama di un rasoio ed altrettanto efficace.

Il colpevole – The Guilty, evocare con la voce

Jakob Cedergren è eccezionale. Ha la capacità di dominare lo schermo col suo volto, comunicando con gli occhi e con semplici gesti delle mani ogni emozione. E non era un compito semplice visto che, per quasi un ora e mezza di film, praticamente non vediamo nient’altro.

Degli altri attori udiamo soltanto le voci al telefono. Tra tutti spicca una straordinaria Jessica Dinnage, giovanissima attrice (classe 1993) diplomata nel 2016 alla Scuola Nazionale Teatrale Danese, che interpreta la vittima, Iben. Le sue scene sono emotivamente le più intense.

Tutte le voci, che il regista Gustav Möller ha scelto, al momento di completare il casting, senza vedere mai le foto degli attori, ma udendone solamente delle registrazioni audio, sono perfettamente in parte ed estremamente evocative.

Le musiche, i movimenti di macchina, tutto è ridotto al minimo indispensabile. La regia è discreta, elegante e mai invasiva: concede allo spettatore lo spazio giusto per lasciarsi trascinare nella rappresentazione mentale di ciò che viene solamente evocato.

Un esperimento rischioso, un grande esercizio di stile, promosso a pieni voti.

Nicola De Santis, da “ecodelcinema.com”

 

 

Il Colpevole – The Guilty (Den Skyldige) di Gustav Moller è stato presentato nel concorso principale del Torino Film Festival 36, dove ha vinto ben tre premi (miglior attore, migliore sceneggiatura, film del pubblico) e sarà nelle nostre sale dal 7 marzo su distribuzione BiM e Movies Inspired . L’opera prima del promettente regista di Goteborg ha riscosso grande successo al Sundance Film Festival ed è sicuramente una delle pellicole rivelazione di questa stagione cinematografica.

Asger Holm (Jakob Cedergren) è un ufficiale di polizia declassato al lavoro di ufficio, che si prepara per un sonnolento turno alle chiamate d’emergenza alla vigilia del processo che deciderà le sorti della sua carriera. Tutto cambia quando riceve la telefonata di Iben, una donna sequestrata in preda al panico: la chiamata si interrompe bruscamente e Asger inizia a indagare dalla sua postazione. Un terribile omicidio e il coinvolgimento del marito Michael spingeranno il poliziotto a condurre le ricerche affidandosi agli occhi delle altre persone, con il tempo che scorre e i demoni del suo passato che congiurano contro di lui…

IL COLPEVOLE – THE GUILTY : UNA PERFORMANCE INCREDIBILE PER UN ALLESTIMENTO ESSENZIALE

Il Colpevole – The Guilty è il trionfo della tensione nonostante l’azione si svolga in tempo reale in un’unica stanza. La sceneggiatura, stesa insieme a Emil Nygaard Albertsen, sorprende e riesce a coinvolgere il pubblico nonostante la scelta minimalista: l’unico attore in scena è Asger, mentre gli altri interpreti li conosciamo unicamente via voce. E la forza del film è proprio questa, permettere agli spettatori di creare immagini con la propria inventiva: la sofferenza di Iben, l’angoscia della figlia Mathilde o ancora gli appostamenti e le indagini del poliziotto Rashid. Straordinaria l’interpretazione di Jakob Cedergren, nei panni di un agente con un passato burrascoso quanto misterioso e confinato a una scrivania, lontano dal suo pane quotidiano e costretto a sottostare agli ordini di burocrati a lui non congeniali.

LE IMMAGINI CHE LASCIANO IL SEGNO SONO QUELLE CHE NON SI VEDONO

Un thriller mozzafiato a basso budget ispirato da una storia vera: Moller e i suoi collaboratori sono rimasti particolarmente colpiti da una telefonata di una donna al 911 ascoltata da Youtube, con la vittima che ha parlato per 20 minuti in codice con le forze dell’ordine per non farsi scoprire dal suo aguzzino. Lo script, come dicevamo, ammalia ma anche la regia è degna di nota, con la macchina da presa che segue ogni singolo movimento di Asger, cogliendo tensioni e ansie di un caso che sembra sfuggirgli di mano e che lui prova in ogni modo a risolvere sfruttando le proprie abilità da stratega nonché oratore. Degna di nota la fotografia di Jasper J. Spanning, con il sound design firmato da Oskar Skriver che dà la giusta enfasi al susseguirsi degli eventi.

Una pellicola che centra l’obiettivo di offrire a ogni singolo spettatore un’esperienza del tutto unica. Le immagini che lasciano il segno sono quelle che non si vedono: de Il Colpevole – The Guilty ne sentiremo parlare ancora tra diversi anni.

Massimo Balsamo, da “anonimacinefili.it”

 

 

Arriva finalmente in sala Il Colpevole – The Guilty, lo splendido film danese che ha vinto numerosi premi in festival in tutto il mondo fra cui il premio del pubblico al Sundance e al Festival del cinema di Torino. A presentarlo a Roma il suo (unico) protagonista Jakob CedergrenThe Guilty vi aspetta al cinema dal 7 marzo distribuito da Movies Inspired. 

Asger Holm è un poliziotto di turno al centralino per le emergenze, fra le tante telefonate riceve quella di una donna che è stata rapita. Quando la conversazione s’interrompe Asger farà di tutto per ristabilire la connessione è salvarla in una lotta contro il tempo e contro tutto, ce la farà?

Il Colpevole – The Guilty è una straordinaria opera prima realizzata da una troupe di giovanissimi: il regista Gustav Möller classe 1988; la produttrice Lina Flint, classe 1987; lo sceneggiatore Emil Nygaard Albertsen, classe 1988; il direttore alla fotografia Jasper Spanning, classe 1987; la montatrice Carla Luffe, classe 1989 e il direttore del sonoro Oskar Skriver, classe 1985. 

L’unico protagonista del film è Jakob Cedergren, attore nato in Svezia e cresciuto in Danimarca che era stato diretto anche da Thomas Vintenberg in SubmarinoCedergren dà corpo, anima e voce al personaggio di Asger, il poliziotto che risponde al centralino delle emergenze a numerose telefonate, tutte registrate in presa diretta. Le riprese del film sono durate solo un paio di giorni:

“Ci sono voluti solo 13 giorni di riprese, ma abbiamo avuto sei mesi prima per preparare il film. Quando ho letto la sceneggiatura non era stata ancora completata, la storia era comunque delineata. Sono stato invitato molto presto nel progetto, abbiamo discusso molto prima con Gustav ed Emil, sapevano che avremmo avuto pochi giorni per realizzare le riprese. La storia è stata comunque costruita dallo sceneggiatore e io ho seguito il mio percorso. Sin dall’inizio si è instaurata una collaborazione molto interessante con loro”.

The Guilty è stato girato come se fosse una sorta di opera teatrale suddivisa in pezzi:

“Abbiamo diviso la storia in otto blocchi di durata diversa, un po’ come se fossero degli atti. il più breve durava 6, il più lungo 32 minuti e l’abbiamo girato cronologicamente”.

Costruito come un thriller e girato quasi interamente in un’intera stanza e con le emozioni disegnate sul volto di Cedergren. Asger dialoga con gli altri attori del film solo telefonicamente, un’impresa non facile per l’attore:

“Può essere difficile, ma in questo caso non lo è stato. Penso che sia merito del regista che ha reso l’atmosfera naturale, la recitazione era come se avessi le persone davanti a me. Le telefonate sono state riprese in presa diretta e c’erano tre macchine da presa davanti a me e non me ne sono mai accorto. Ho recitato nelle migliori condizioni possibili, era l’opera prima per molti e si respirava quest’energia sul set”.

Asger cerca di aiutare con qualsiasi mezzo possibile Iben dall’altro capo del telefono:

“Ne abbiamo discusso con Gustav e uno dei temi del film è la buona volontà di Asger, le sue intenzioni sono buone, ma finisce per commettere errori. Fa di tutto per sistemare le cose, ma sbaglia. La sua solitudine e il suo stato mentale lo portano a commettere errori, il viaggio di Asger dalle sue certezze verso il dubbio mi ha profondamente colpito del film”.

Il Colpevole – The Guilty avrà un remake americano acquistato da Jake Gyllenhaal:

“Gli auguro moltissima fortuna, lo prendo come un omaggio a questo film. Spero che riescano a fare una controparte americana, per altro sono tematiche difficili ed esiste una differenza di punti di vista fra Europa e USA”.

Il film ricorda in alcuni tratti un altro bellissimo film uscito qualche anno fa Locke, per Cedergen 

“L’ho visto, ma non l’ho rivisto per preparare The Guilty, esistono diversi film di questo tipo con un unico personaggio e un piccolo spazio: Buried con Ryan Reynolds e c’è anche un film svedese. Ce ne sono altri, ma non li ho visti: ho deciso di conoscere persone che hanno vissuto situazioni simili”. 

Il protagonista è in attesa di una sentenza ed è stato inviato a fare un turno alla linea d’emergenza per “punizione”. Nel film non viene spiegato cosa sia realmente accaduto:

“C’era una scena più lunga in cui si raccontava cosa era successo, ma nel montaggio è stata tagliata. Hanno provato a lasciare la sostanza del tutto e credo che abbiano fatto bene, l’obiettivo è lasciare il pubblico a cercare di capire e immaginare”.

Il film danese è uno dei più belli visti in questo 2019, Cedergren si spiega così il successo del film:

“La cosa più importante è avere idee e seguirle, sì ci vogliono anche i soldi, ma le idee restano fondamentali. Bisogna avere passione: questo film è stato prodotto da una piccola compagnia, la loro filosofia era lasciar fare il regista dandogli libertà d’espressione, quando c’è questo si riesce a fare qualcosa di nuovo”. 

Il Colpevole – The Guilty rimanda anche a La Conversazione di Coppola, ma Möller si è ispirato a una clip vista su YouTube per fare il film:

“Era una telefonata vera al 911 e l’ha colpito, ne ha parlato con lo sceneggiatore e si sono chiesti se fosse possibile fare un intero film su questo. Sono stati in una centrale danese e hanno scoperto che ci lavorano poliziotti mandati via dal servizio su strada e il film è partito da lì. Sono una serie di storie vere che s’intrecciano e hanno dato vita al nostro personaggio basato su quella ricerca”.

Il regista non si è ispirato da Coppola, ma ad altri film americani degli anni 70:

“So che gli piace Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet, anche quello girato con un solo personaggio e in un unico spazio, questo gli interessava e piaceva. Hanno ascoltato prima di parlare ed è uno dei motivi del successo del film”. 

Il Colpevole – The Guilty può contare anche su altri grandiosi attori professionisti di cui si ascolta solo la voce:

“Lo erano tutti, tranne la ragazzina che è arrivata dopo. Sono stati scelti solo ascoltando la voce, così Gustav non è stato influenzato dal loro volto. Una di loro è un cantante rock, ma gli altri sono tutti attori. Jessica Dinnage ha addirittura vinto un premio in Danimarca per il suo ruolo senza apparire sullo schermo”. 

Il Colpevole – The Guilty riesce a lasciare lo spettatore con il fiato sospeso per il 90% del film in un crescendo di emozioni e palpitazioni tutte veicolate dalla voce e dal volto dell’ottimo Jakob Cedergren. Un thriller “da camera” girato superbamente da un gruppo di giovani “danesi” terribili. Da non perdere.

Il Colpevole – The Guilty vi aspetta al cinema dal 7 marzo, distribuito da Movies Inspired.

Chiara Laganà, da “radiocolonna.it”

 

 

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog