Zanna Bianca

 

Ci sono storie destinate a vivere in eterno, racconti che si fanno “contenitori” di così tanti valori da riuscire a sopravvivere negli anni mantenendo inalterata tutta la loro freschezza. L’opera dello scrittore statunitense Jack London è tra questi e Zanna Bianca, tra i suoi romanzi più famosi insieme al “compagno” Il richiamo della foresta, non si sottrae a questa regola e si dimostra capace ancora oggi di emozionare e stupire nonostante i 112 anni di “anzianità” e le innumerevoli trasposizioni arrivate sia sul grande che sul piccolo schermo. Adesso le avventure del cucciolo metà cane e metà lupo rivivono, per la prima volta, in un film d’animazione che segna il debutto nel lungometraggio del regista Alexandre Espigares.

Lontani da grandi stravolgimenti, la storia che viene narrata nel film di Espigares risulta piuttosto fedele a quella raccontataci da London nel 1906.

Siamo all’inizio dell’ottocento, nel Canada innevato del Grande Nord. Un cucciolo, per metà lupo e per metà cane, cerca di sopravvivere insieme a sua madre alle basse temperature e ai pericoli della foresta sempre in agguato. Un giorno i due animali si imbattono per caso nella tribù indiana capitanata dall’anziano Castoro Grigio, il quale li accoglie con favore ed attribuisce al cucciolo il nome di Zanna Bianca, visto e considerato l’insolito colore luccicante delle sue zanne. L’arrivo al campo indiano, per Zanna Bianca, segna il passaggio all’età adulta e presto il cane lupo viene utilizzato come cane da slitta.

Un giorno, Castoro Grigio si reca in paese per vendere alcuni manufatti e con se porta proprio Zanna Bianca. L’animale viene subito notato da Smith il Bello, un losco individuo che utilizza i cani per organizzare delle scommesse clandestine, il quale facendo ricorso all’astuzia riesce a sottrarlo al suo padrone. Sotto la protezione di Smith il Bello, Zanna Bianca viene addestrato alla violenza e all’orrore fino a quando non incontra lo sceriffo Weedon Scott, che dopo aver arrestato Smith il Bello decide di prendersi cura dell’animale.

Se i ragazzi di oggi individuano nei romanzi della scrittrice britannica J.K. Rowling il loro principale punto d’ancoraggio letterario, quelli di ieri (ma anche dell’altro ieri) si avventuravano nello sconfinato mondo della letteratura proprio grazie alle avventure di Zanna Bianca e sua madre Kiche, del saggio Castoro Grigio e del perfido Smith il Bello. Zanna Bianca, infatti, è da considerarsi ancora oggi come uno dei più importanti ed influenti capolavori della letteratura per ragazzi, un’opera magistrale senza tempo capace di entusiasmare ed emozionare, divertire e commuovere. Tutto questo grazie ad una storia avventurosa che, pur prendendo il punto di vista dell’animale, rispetta in modo intransigente tutte le fasi fondamentali del racconto di formazione. Grazie alla perizia narrativa con la quale London racconta, diventa molto semplice per il lettore riuscire ad identificarsi con il cane lupo protagonista ed ecco, dunque, che i duri insegnamenti che la vita sottopone a Zanna Bianca non sono poi così dissimili da quelli a cui dobbiamo far fronte tutti noi, nel nostro difficile percorso di crescita.

Come si diceva in apertura, non è certo la prima volta che l’opera di London viene trasposta sul grande schermo e tra i tanti adattamenti cinematografici è impossibile non ricordare quello italiano avvenuto per mano di Lucio Fulci nel 1973 e con protagonista Franco Nero. Una versione di Zanna Bianca, quella di Fulci, eccessivamente debitrice al cinema western di quegli anni  e incapace di riproporre quello spirito “avventuroso” alla base del romanzo. Un errore molto grande dovuto al fatto di voler rendere il cane lupo solo un elemento del racconto, una sorta di “spalla” necessaria affinché il protagonista umano possa sgominare la minaccia. Ma l’opera di Jack London si intitola Zanna Bianca e non Weedon Scott.

Proprio su questo aspetto si fa forte il Zanna Bianca di Alexandre Espigares che, desideroso di rimanere quanto più fedele all’opera originale, decide di sposare esclusivamente il punto di vista dell’animale. Non si preoccupa – con ragione – se così facendo il film possa apparire un po’ pesante agli occhi del pubblico più giovane, sempre più abituato a cartoon dai ritmi indiavolati e “schiavi” del linguaggio della commedia. Espigares sa molto bene che in Zanna Bianca è racchiusa una potenza narrativa che va ben oltre certe logiche del mercato e che non ha bisogno di grandi stravolgimenti per poter catturare l’attenzione dei grandi così come dei più piccoli.

Il primo tempo di questa nuova versione di Zanna Bianca, che è forse quello più riuscito, è un vero e proprio racconto di sopravvivenza dove non c’è spazio per gli esseri umani. Seguendo il prezioso insegnamento di Jean-Jacques-Annaud, in capolavori come L’orso Due fratelli, lo spettatore viene trascinato nelle foreste del Canada innevato e gli viene chiesto di seguire le avventure di una mamma disposta a tutto pur di difendere il suo unico cucciolo, proteggendolo dal freddo e dall’agguato delle linci, incoraggiandolo nell’iniziativa e nel procacciarsi il cibo da solo. Nel momento in cui Zanna Bianca entra in contatto con gli umani, prima Castoro Grigio e poi Smith il Bello così come Weedon Scott, il film di Espigares perde quel delizioso carattere “documentaristico” per sposare – giustamente – i toni del cinema d’avventura. Ma la potenza del film in questione sta nel riuscire, sempre e comunque, a mantenere il punto di vista di Zanna Bianca lasciando gli umani sullo sfondo. Non ci sono protagonisti umani in questo adattamento del romanzo di London, i padroni di Zanna Bianca si susseguono con la finalità di scandire il processo formativo dell’animale.

Anche per ciò che riguarda i contenuti, questa versione animata di Zanna Bianca si dimostra molto fedele al racconto originale concedendosi pochissime licenze creative. Tra queste possiamo segnalare la “trasformazione” di Weedon Scott da ricco commerciante californiano a sceriffo di Dawson City e l’epilogo, in cui il regista sembra voler creare un dialogo con il finale dell’altro capolavoro di London, Il richiamo della foresta.

Occorre spendere qualche parola anche in favore dell’innovativa animazione che fonde la tecnica della motion capture e del key frame per ciò che riguarda l’animazione degli esseri umani, il tutto facendo ricorso ad un sistema di colorazione molto particolare che ricorda (senza esserlo) l’animazione rotoscopica.

Insomma, Zanna Bianca di Alexandre Espigares è quello che potrebbe essere definito un film d’animazione d’autore. Totalmente fuori le logiche di certo cinema d’animazione moderno, rispettoso verso le pagine scritte da Jack London e capace di offrire uno spettacolo adatto veramente a tutti, grandi e piccoli.

Giuliano Giacomelli, da “darksidecinema.it”

 

Tratto dal romanzo di Jack London pubblicato nel 1906, Zanna Bianca si potrebbe definire il romanzo di formazione di un lupo. Cucciolo in compagnia di sua madre, affronta prima le asprezze della natura, poi lo attenderanno al varco quelle degli uomini: se un generoso capo indiano lo tratterà con rispetto, un cinico organizzatore di combattimenti clandestini ne farà quasi carne da macello. Su cosa si basa quindi il rapporto tra uomo e animale?

Storia avventurosa ma anche apologo sull’animalità più cruda (riguardi il lupo o l’essere umano), Zanna Bianca è stato adattato per il grande e il piccolo schermo innumerevoli volte. Il nostro Lucio Fulci ne trasse due lungometraggi negli anni Settanta, Zanna Bianca e Il ritorno di Zanna Bianca. Questa volta l’adattamento è animato ed è toccato al regista Alexandre Espigares, esordiente nel lungometraggio, ma con alle spalle un passato di animatore e la coregia del corto premio Oscar Mr. Hublot (2013). La più grossa difficoltà per un autore che tenga alla resa estetica è infilarsi nel collo di bottiglia di una coproduzione americano-franco-lussemburghese con evidenti limiti di budget. L’impatto più deludente è con i modelli dei personaggi umani, piuttosto legnosi e con qualche difficoltà d’interazione. Espigares tuttavia riesce a compensare rapidamente l’impatto con un’attenzione notevole al dettaglio artistico che lo mitiga con eleganza: l’uso del colore e dell’illuminazione, il ritmo assicurato da montaggio e inquadrature, evitano il deragliamento dell’esperienza.
I limiti tecnici sono anche egregiamente ammorbiditi dalla direzione artistica, che impone sui modelli di ambienti e soprattutto personaggi un’efficace simulazione di pennellate a mano libera. La ricerca del fotorealismo, che avrebbe quindi costretto il film in un’ambizione irrealizzabile, viene accantonata in favore di un’ideale resa pittorica, forse non sempre perfetta ma intelligente e assai apprezzabile.

Se però Zanna Bianca funziona è grazie alla massima umiltà della sceneggiatura, a cura di Serge Frydman, Philippe Lioret e Dominique Monfery, quest’ultimo una vecchia conoscenza della defunta Walt Disney Animation France. Ogni tentazione di antropomorfizzare il lupo e i suoi simili viene accuratamente evitata, perciò la narrazione verbale è affidata in una prima fase alla voce fuori campo che legge passi di London (in Italia se ne occupa Toni Servillo), mentre sono poi più gli esseri umani a commentare (o pilotare) le azioni degli animali. Avvicinare il film al gusto più favolostico e disneyano avrebbe messo a repentaglio il fascino della distanza tra uomo e animale così importante per London anche nell’affine Richiamo della Foresta. Essere umano e lupo coesistono, però non sono mai sullo stesso piano, come dimostra un finale che oltre un secolo dopo riesce ancora a commuovere.
Accompagnare i propri figli alla visione di Zanna Bianca implica la consapevolezza di metterli di fronte a un racconto che stimola la riflessione sul proprio posto nel mondo. Aver assicurato che questo elemento sopravvivesse nel racconto avventuroso è un traguardo che il film può vantare.

Voto: 3,5 / 5

Domenico Misciagna, da “comingsoon.it”

 

Un cucciolo di lupo si addentra nelle foreste dello Yukon accanto alla sua mamma con la percezione che tutto intorno a lui sia in parti uguali meraviglia e pericolo. Appena un po’ cresciuto, il cucciolo si imbatte in un capo indiano, Castoro Grigio, che riconosce nella lupa madre il cane da slitta che l’aveva valorosamente aiutato in passato e adotta lei e suo figlio, dando al piccolo il nome di Zanna Bianca. Da quel momento il lupacchiotto (con un quarto di sangue di cane) verrà a conoscenza del mondo degli uomini, tanto amabile, nelle persone di Castoro Grigio e la sua tribù, quanto detestabile, nella persona di Smith, un delinquente che insegnerà a Zanna Bianca la sottomissione del bastone nel tentativo di trasformarlo in un cane da combattimento.

Questo Zanna Bianca è la prima versione animata del capolavoro di Jack London dopo ben otto live action, sei dei quali a firma italiana.

Diretto da Alexandre Espigares, regista spagnolo cresciuto in Lussemburgo e già premio Oscar per il corto animato Mr. HublotZanna Bianca è di produzione prevalentemente francese (la Superprod di Clément Calvet e Jérémie Fajner) e annovera nel team di scrittura anche il regista e sceneggiatore Philippe Lioret.

Nella versione italiana la voce narrante, presente all’inizio e alla fine, è di Toni Servillo, che legge con consumata abilità teatrale il testo originale di Jack London facendocene apprezzare tutta la raffinatezza letteraria. Sono proprio le parole e la struttura narrativa ideate da London e la regia muscolare di Espigares, che non risparmia le scene esplicite di combattimento contenute già nel romanzo, i punti di forza di questo Zanna Bianca, riflessione intramontabile sulla natura animale ma anche umana, e sulla nobiltà, ma anche la crudeltà, della fauna, in tutte le sue declinazioni.

Voto: 3 / 5

Paola Casella, da “mymovies.it”

 

 

È davvero davvero raro che un lungometraggio animato europeo che adatta un racconto classico dei primi del novecento trovi la maniera di conciliare la fedeltà alla fonte, mostrando di aver compreso quale sia il segreto dell’immortalità di quella storia, e le esigenze narrative del cinema contemporaneo, mostrando di conoscere così bene i meccanismi della messa in scena da saper tradurre quel segreto in audiovisivo. Zanna Bianca, per ampi tratti, ci riesce. E come se volesse contraddire quelle che è una delle vulgate più note del cinema, riesce a farlo con la voce fuori campo.

Nonostante gran parte del film si trovi a usare la voce narrante di Toni Servillo (per l’edizione italiana) per raccontare quel che l’animazione tradizionale o il cinema con animali tradizionale, hanno raccontato per decenni senza narratore, lo stesso questa non è pedante o smielata, non raddoppia mai quel che già vediamo né lo sostituisce, né un complemento impeccabile. Addirittura il film peggiora quando Zanna Bianca incontra gli umani e la voce narrante scompare. Caratterizzata da un passo letterario marcato questa voce pronuncia battute scritte dagli sceneggiatori Serge Frydman, Philippe Lioret e Dominique Monfery a partire dai passaggi di Jack London più efficaci, montandoli sulle immagini giuste e assemblandoli con un ritmo e una modulazione che, in piccolo e per sineddoche, riescono a rendere le qualità migliori di quella scrittura

La storia è quella del resto: un lupo con sangue di cane nel Canada di fine ‘800 vive la prima parte della sua vita con la madre, poi a servizio degli indiani, poi prigioniero e costretto a battersi, poi con una famiglia benevolente e infine di nuovo nella natura, passando tutti gli stadi della brutalità del vivere.
Che nel film si ritrovi tutta la qualità virile di Jack London è ciò che lo rende diverso da ogni altro adattamento. Quello stile asciutto e dai pochi fronzoli, capace in ogni immagine di raccontare quanto poco ci sia da discutere con la natura, quanto gli eventi di cui i suoi personaggi sono testimoni seguano un equilibrio che preeesiste tutto e che regola ogni azione degli uomini come degli animali, è il traguardo che più volte viene tagliato.

Attraverso le peripezie dell’animale protagonista, viste più che altro attraverso gli occhi dei diversi padroni (in questo allontanandosi dal romanzo), Zanna Bianca, il film, riesce a raccontare di cosa significhi far parte del mondo degli esseri viventi, cosa implichi essere soggetti alle sue regole e vittime delle sue ingiustizie, tenuti a combattere per sentirsi vivi.
Ancora meglio riesce a farlo con un’animazione in computer grafica che imita quella in 2D, in maniera non diversa da quanto fanno molti videogiochi indipendenti, riuscendo a creare molto con molto poco, senza che questo sia evidente, anzi puntando su un tratto quasi pittorico di cui beneficiano gli indispensabili scenari (e ne fanno un po’ le spese i volti). Come se London avesse incontrato il Sidney Pollack di Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo, questo Zanna Bianca sembra conoscere le armi migliori del cinema e avere voglia di usarle.

Gabriele Niola, da “badtaste.it”

 

 

Il cineasta Alexandre Espigares firma una romantica reinterpretazione cinematografica del romanzo del 1906 “Zanna Bianca”, l’opera di Jack Londonche rappresenta ancora oggi uno dei capolavori della letteratura americana. Pensato per essere un film d’animazione per bambini “Zanna Bianca” in realtà è molto di più. La trama della pellicola di Espigares è abbastanza fedele a quella del romanzo, anche se non mancano degli spunti di originalità e in anche nell’andamento della storia che spesso richiama alcune caratteristiche di un’altra opera di London “Il Richiamo della Foresta“.

Non è facile dare una chiave di lettura innovativa a un grande classico come questo, considerando anche che “Zanna Bianca” è stato già stato sia al cinema che in tv innumerevoli volte, la versione più amata e famosa è quella che risale al 1991 di Randal Kleiser con Ethan Hawke e Klaus Brandauer.

“Zanna Bianca” nella nuova versione èsolo apparentemente un semplice film per bambini.

Uno degli elementi più entusiasmanti di questa pellicola è l’estetica. Attraverso l’animazione delicata e suggestiva curata da EspigaresStanane Gallard, lo spettatore riesce a immergersi totalmente nella storia, creando dei veri e propri quadri in movimento. Il tutto viene valorizzato, dalla calda voce narrante dell’attore partenopeo Toni Servillo, che accompagna gentilmente lo spettatore dentro il viaggio del giovane lupo. Il tutto viene reso ancora più suggestivo dalle delicate musiche di Bruno Coulais.

Zanna Bianca: un film pensato per i bambini ma che fa innamorare gli adulti

Recensione Zanna BiancaNon stupitevi se dopo aver sentito gli ululati finali di Zanna Bianca, vi ritroverete con il fazzoletto in mano ad asciugarvi qualche lacrimuccia, è impossibile non farsi coinvolgere emotivamente da questa storia. “Zanna Bianca” è un’altalena di emozioni, che vanno dalla gioia – come nella scena in cui il cucciolo è finalmente diventato un lupo e comprende di conquistato la fiducia del capo del villaggio dei pellerossa – a momenti di profonda malinconia, il più bello e significativo è quello rappresentato dal distacco dalla madre.

Le migliori scene sono quelle prive di dialogo, dove tutto è lasciato agli amici a quattro zampe. Al contrario i momento parlati della storia, perlomeno i dialoghi dei “bianchi” (rispetto a quelli tra i natii) risultano un po’ scontati, mentre le scene solamente narrate sono pura poesia.

Purtroppo, la sceneggiatura curata da Espigares e Stéphane Gallard, si perde leggermente sul finale e affonda nel déjà-vu e nel prevedibile.

Questa nuova versione animata di “Zanna Bianca” è veramente in generale molto piacevole da vedere ed è adatta ai bambini ma forse ancor di più ai grandi, che potrebbero riapprezzare i classici di London insieme ai propri figli. Questa pellicola è una full immersion in un mondo fantastico in cui grandi temi sociali come il rapporto tra uomo e natura, la differenza culturale tra i nativi americani e i “bianchi” emergono attraverso una semplicità di racconto disarmante. “Zanna Bianca” è ottanta minuti di pura emozione.

Chiara Broglietti, da “ecodelcinema.com”

 

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog