The Wife – Vivere nell’ombra

 

L’attempato scrittore Joe Castleman (Jonathan Pryce) ha vinto il Nobel e lo ritira in Svezia in compagnia di sua moglie Joan (Glenn Close) e suo figlio, schiacciato dalla figura paterna. Sarà vero però quello che il biografo Nathaniel (Christian Slater) insinua? E’ vero che lo stile di Joe assomiglia in modo sin troppo sospetto a quello di Joan, prima che abbandonasse il mondo dei romanzieri, scoraggiata in partenza da un mondo chiuso alle donne?

In epoca di #metoo, la tentazione di semplificare il messaggio di questo The Wife, diretto con delicatezza dallo svedese Björn Runge, è molto forte e perfettamente legittima. L’idea di un mondo che riconosce in teoria la voce della donna, ma che a conti fatti ne limita la realizzazione, è di certo la base su cui la sceneggiatura di Jane Anderson è stata costruita, partendo dal romanzo di Meg Wolitzer. La nobiltà con cui Joan ha una forse tardiva ribellione al suo ruolo-ombra di certo rende molto solido l’aspetto più motivazionale della storia.

A dispetto del messaggio più ovvio (ma non meno importante, sia chiaro), The Wife è qualcosa di più di un film a tesi, perché rischia nel mettere in gioco non due ideologie ambulanti, bensì due esseri umani con le proprie ambizioni, e una coppia di amanti che cerca di far quadrare i conti delle proprie emozioni. Allo spettatore è richiesto di interpretare quello che Joe e Joan fanno e dicono, ma anche quello che, in diverse scene, scelgono di non fare e di non dire. Avrete pochi dubbi al termine del film nel capire come si siano svolti i fatti, ma avrete molti più dubbi nel cercare di capire quale valore dare alle azioni dei protagonisti, a isolare i buoni dai cattivi. E’ un esercizio salutare.

Ciò accade perché The Wife non è soltanto un lungometraggio sull’emancipazione femminile. E’ per esempio anche un film sull’ambizione, sulla sua declinazione, sull’interpretazione che diverse persone possono dare di essa, sul tipo di sacrificio che siamo disposti a compiere per dare un senso alla nostra vita professionale e creativa. E’ anche un film sull’arte e sulla sua diffusione, e questa chiave di lettura è strettamente legata all’altra riguardante l’aspetto sentimentale della storia: la scombussolata relazione tra i due protagonisti ha di fatto generato la gloria e il premio. Joan ha anteposto la sua volontà di esprimersi al riconoscimento pubblico di questa stessa volontà: ha trovato un compromesso con la discriminazione, ma era anche sinceramente innamorata di un uomo con poche qualità, però in grado di vendere un sogno alla gente in un modo che non le sarebbe stato consentito fare.

Voto: 3,5 / 5

Domenico Misciagna, da “comingsoon.it”

 

 

 

Joe Castleman e la moglie Joan vengono svegliati all’alba da una telefonata proveniente dall’Europa. È la notizia che Joe ha vinto il premio Nobel per la letteratura. Mentre si prepara e poi ha luogo il loro soggiorno a Stoccolma in vista della premiazione, Joan ripensa ai quarant’anni passati al fianco del marito, al patto segreto su cui si è basato il loro matrimonio, al sacrificio lungo una vita della sua più grande ambizione. Qualcosa in lei matura. Un punto di rottura.

Jane Anderson, la sceneggiatrice di Olive Kitteridge, rilegge il romanzo di Meg Wolitzersu una donna devota e elegante, che dalla fama del marito ha ottenuto di poter vivere come desiderava, pagando per questo un prezzo che è andato aumentando senza pietà.

Il prezzo da pagare era sapere che era lei ad avere un dono, ma lui ad avere la capacità di farlo fruttare, oltre che l’accesso ad una scena professionale spiccatamente più ben disposta verso gli autori uomini.

La trasformazione del non meglio specificato premio finlandese del romanzo nel massimo dei riconoscimenti, il Nobel, non solo alza in maniera spettacolare la posta in gioco, ma permette anche una divertente incursione dietro le quinte del protocollo svedese e nelle stranezze del contesto della cerimonia; quinte dietro le quali s’insinua anche uno dei personaggi chiave del film, il giornalista Nathaniel Bone, che segna il gradito ritorno sullo schermo di Christian Slater.

Il regista Björn Runge mette la sua esperienza teatrale e il suo gusto per il dettaglio al servizio di una coppia di attori di enorme talento, capaci di inscenare un’intimità lunga decenni e di vampirizzarsi a vicenda a piccoli morsi, in una perfetta allegoria della relazione matrimoniale, dei compromessi che domanda e della dinamica duale che la contraddistingue, così che la ragione e il torto non sono mai limpidamente attribuibili, colpe e meriti non sono mai solo dell’uno o dell’altro, ma cause ed effetti della relazione stessa.

Voto: 3 / 5

Marianna Cappi, da “mymovies.it”

 

 

Glenn Close è probabilmente abituata a “vivere nell’ombra”. Sin dal suo esordio all’inizio degli anni ’80, la straordinaria interprete di personaggi memorabili come Alex Forrest in Attrazione Fatale o Isabelle de Merteuil in Le Releazione Pericolose ha pagato a caro prezzo la sua appartenenza alla medesima generazione attoriale di colleghe del calibro di Meryl Streep e Jessica Lange, che la critica, le organizzazioni professionali e lo stesso pubblico sembrano da sempre preferire a lei.

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Dopo Mistero a Crooked House (uscito nelle nostre sale lo scorso anno), l’attrice candidata ben 6 volte al premio Oscar torna protagonista assoluta sul grande schermo di un’affascinante storia sulla celebrazione dell’amore e del sacrificio, ma anche e soprattutto sull’elogio della donna nella sua più antica e suscettibile declinazione, quella di moglie.

In The Wife – Vivere nell’OmbraGlenn Close interpreta Joan Castleman, la perfetta moglie devota di Joe Castleman (interpretato da Jonathan Pryce), carismatico scrittore che si appresta a ritirare il Premio Nobel conferitogli per la sua celebre e apprezzata produzione letteraria.

Alla vigilia dell’evento Joan, che da sempre sopporta e giustifica ogni comportamento del marito (inclusa la sua ripetuta infedeltà), si troverà a fare i conti con il sacrifico più grande della sua vita compiuto proprio in nome dell’uomo per il quale ha rinunciato al suo talento, ai suoi sogni e alle sue ambizioni.

The Wife – Vivere nell’Ombra dal 4 ottobre al cinema

Diretto dall’acclamato regista svedese Björn RungeThe Wife – Vivere nell’Ombra è un film che si fregia essenzialmente delle meravigliose interpretazioni di due giganti della recitazione. Glenn Close e Jonathan Pryce – per la prima volta insieme sul grande schermo – accolgono sulle loro spalle tutto il peso di una storia tenera ma allo stesso tempo complessa sul matrimonio e sulla famiglia, sui patti taciti che scandiscono le relazioni e sui segreti che potrebbero cambiare per sempre la vita delle persone che amiamo.

La regia misurata di Björn Runge si diletta nell’immortalare le dinamiche coniugali come se i due protagonisti fossero al centro di un grande palcoscenico, lasciando agli attori un’adeguata ed efficace libertà interpretativa, mentre la sceneggiatura di Jane Anderson – basata sul romanzo di Meg Wolitzer che dà il titolo al film – conduce gradualmente lo spettatore in un’intrigante riflessione sui compressi che facciamo, sui segreti che manteniamo e sui sacrifici che accettiamo quando – per amore – decidiamo di condividere la nostra vita con un’altra persona.

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Glenn Close riesce, con la sola potenza del suo sguardo vibrante e con i suoi inconfondibili gesti decisi e spigolosi, a far trasparire tutte le sorprendenti sfumature di una donna fin troppo devota all’uomo che ama, sempre contenuta, spesso timida, pronta a rimanere in secondo piano pur di far brillare l’uomo che ha scelto come compagno di una vita, ma anche ad esplodere da un momento all’altro. A tenerle testa, un Jonathan Prycemagnetico e travolgente nei panni di un uomo accecato dalla sua ambizione e vinto dal senso di colpa.

The Wife – Vivere nell’Ombra è il tenero racconto di una relazione di mezza età solo all’apparenza felice, l’avvincente storia di un matrimonio basato sulla passione da alimentare e sull’ambizione da assecondare, la testimonianza eclatante del comprovato talento di due magnifici attori che insieme, sullo schermo, riescono a creare qualcosa di toccante in maniera autentica.

Stefano Terracina, da “moviestruckers.com”

 

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