Sergio & Sergei – Il professore e il cosmonauta

 

Attraverso uno scambio di frequenze radiofoniche, l’astronauta russo Sergei, che sta vivendo la sua personale odissea nello spazio, entra in contatto con Sergio, un radioamatore e professore universitario di filosofia marxista che sta vedendo rompersi il sogno comunista a Cuba. Non potendo rientrare sulla terra per mancanza di fondi dell’agenzia spaziale, Sergei chiede a Sergio di aiutarlo. Il cubano chiede a sua volta aiuto a un amico con cui è in contatto via radio, un enigmatico americano che coinvolge la Nasa.

Il film di Ernesto Daranas, come anticipato nei titoli di testa, è ispirato a fatti e personaggi reali. La trama di Sergio & Sergei, infatti, prende spunto dalla vicenda di un cosmonauta russo.

Il 19 maggio 1991 Sergei Krikalev partì a bordo della Soyuz TM-12 per raggiungere la stazione orbitante Mir in una missione spaziale che sarebbe durata molto più del previsto. Mentre si trovava lontanissimo da casa, sulla terra il corso della storia cambiò per sempre. La sua Unione Sovietica subì un colpo di stato militare e si dissolse, il blocco comunista si disgregò, e in tutto questo non c’erano più soldi per farlo tornare né una gerarchia che sapesse cosa fare del suo caso. Krikalev fu costretto a rimanere nello spazio cinque mesi più del previsto. Atterrò il 25 marzo 1992 in Russia con il record finale di 803 giorni passati al di là dell’atmosfera. Divenne l’unico viaggiatore della sua generazione a essere rimasto così tanto tempo nello spazio, nonché l’ultimo cittadino dell’Unione Sovietica.

La vicenda di Krikalev offre a Daranas una linea narrativa straordinaria per raccontare i cambiamenti drammatici che misero fine all’amicizia indistruttibile tra i popoli di Cuba e l’Unione Sovietica. Il film inizia con la voce narrante della figlia di Sergio che afferma che il padre iniziò a studiare filosofia marxista a Mosca lo stesso anno in cui un cubano viaggiò per la prima volta nello spazio. In effetti, nel 1980 il cubano Arnaldo Tamayo Méndez fu il primo latinoamericano a viaggiare nel cosmo.

Voto: 3,5 / 5

Tirza Bonifazi, da “mymovies.it”

 

 

Siamo nel 1991 e L’URSS è crollata: lo spettro della Guerra Fredda sembra già lontano, una nuova epoca è alle porte. Inizia così la commedia Sergio & Sergei – Il professore e il cosmonauta di Ernesto Daranas in uscita il 24 maggio, distribuita di Officine UBU.

I protagonisti sono Sergio (Tomàs Cao), un professore di filosofia marxista radiamatore, che vive a Cuba con la figlia di sei anni e la madre anziana, e Sergei (Héctor Noas) ultimo cosmonauta sovietico “bloccato” nello spazio all’interno della stazione spaziale MIR. La sua agenzia, a causa della crisi economica russa, non ha più i fondi per riportarlo sulla Terra e il ritorno di Sergei è così rimandato a data da destinarsi. In piena crisi e con la voglia di riabbracciare la sua famiglia, il cosmonauta russo un giorno, per un caso fortuito, si mette in contatto con le frequenze radio di Sergio e dopo le reticenze iniziali i due instaurano un bellissimo rapporto “spazio-terreno”. Anche Sergio sta risentendo della crisi russa: Cuba è prossima al collasso a causa della fine del partito socialista dal quale dipendeva e lui perderà presto il suo lavoro da insegnante dato che le sue qualifiche sono diventate inutili. Nonostante questo, Sergio decide di prodigarsi per il suo nuovo amico sovietico e chiede aiuto a Peter (Ron Perlman) radiamotore americano e amico di vecchia data. Ma Sergio non immagina minimamente che le sue innocenti conversazioni sono controllate e fraintese dall’intransigente governo cubano…

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Sergio & Sergej – ispirato a due storie vere

Una storia che prende spunto dalle vicende personali del regista agli inizi degli anni ’90 per raccontare un periodo di importanti cambiamenti. Anche Ernesto Daranas era in difficoltà economiche a causa del collasso cubano e per poter mantenere la sua famiglia, oltre al suo lavoro di sceneggiatore, dovette mettere in piedi in casa una distilleria clandestina come farà anche Sergio nel film. Il personaggio di Sergei, invece, è ispirato a quello del vero  astronauta sovietico Sergej Krikalev che trascorse 10 mesi in orbita e, solo dopo diversi anni dal suo ritorno sulla Terra, scoprì le reali motivazioni della sua prolungata permanenza nello spazio. Il regista immagina l’incontro magico tra questi due personaggi che riescono nel loro piccolo a fare la differenza. Due uomini, quindi, così distanti e diversi ma mai così vicini: entrambi traditi nei loro valori, entrambi manipolati dalla Storia.

Realismo e umorismo per raccontare la fine del Comunismo

Ma questo dramma viene trattato da Daranas con i toni dell’umorismo e della leggerezza: nonostante le difficoltà i due protagonisti sono un bellissimo esempio di positività. I due, attraverso la fantasia e la gioia di vivere, riescono ad affrontare la fame, lo spazio infinito e l’angoscia di quei tempi di incertezza. Sergio guarda sognante il cielo insieme alla figlioletta, Sergei guarda con nostalgia la Terra attraverso il suo oblò e ogni notte sogna di poterla raggiungere. Il realismo magico del film alleggerisce quindi delle tematiche drammatiche come già era stato fatto nel 2003 per lo stesso argomento con il film satirico Good Bye Lenin! di Wolfgang Becker. Il risultato non è un’angosciante narrazione di un periodo buio ma un sognante e nostalgico omaggio a degli anni comunque sereni a detta del regista.

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Ma Sergio & Sergei – Il professore e il cosmonauta è anche un manifesto dell’amicizia che va oltre la fede politica, il colore delle bandiere e i confini: l’americano Peter, il cubano Sergio, il russo Sergei sono uomini come tanti che devono adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, della Storia ma che non perdono la loro umanità andando oltre all’intolleranza dei governi e rischiando la loro incolumità per il bene del prossimo.

Caterina Sabato, da “cinematographe.it”

 

 

 

Nel 1991, subito dopo il crollo dell’URSS, capitò che un professore cubano di filosofia marxista riuscì a mettersi in contatto radio con l’ultimo cosmonauta sovietico, ospite della stazione spaziale MIR. Il mondo era appena cambiato ma nello spazio il riverbero del cambiamento non era ancora sopraggiunto. Così, il prof cubano, radioamatore per passione, si intrattiene verbalmente con il momentaneo abitante delle stelle mentre, sulla Terra, la falce e il martello tramontano inesorabilmente. I due sono omonimi: Sergio e Sergej, accomunati, dal nome, dall’ideologia politica e dal vivere fra le nuvole. Anche se, a dire il vero, Sergej vive molto oltre le nubi ma questo è un dettaglio trascurabile.

“Sergio e Sergei – Il professore e il cosmonauta” di Ernesto Daranas narra di un duetto radioamatoriale fra i due Sergio sotto forma di commedia post-comunista, a volte simpatica, un po’ surreale e molto spaziale. Lo spazio che separa i due è enorme, ma quello che li accomuna è la ricerca della soluzione ai problemi quotidiani: il cubano non sa come sbarcare il lunario e, dalla luna, l’ex sovietico non sa come tornare. Eh sì, perché l’Unione Sovietica non c’è più, e con essa son spariti anche i finanziamenti per le missioni spaziali e i soldi per riportare a casa  il cosmonauta russo.

La dualità della pellicola si riscontra anche nella trama che si avvale dell’apporto di due registri narrativi, i fatti realmente accaduti e quelli immaginati, e li assembla in un racconto che tocca per di più picchi fiabeschi e con sortite nei bassifondi realistici. Ma la parte dichiaratamente preponderante è la favola, tant’è che la voce narrante appartiene alla figlia del Sergio cubano che, all’epoca degli eventi, è poco più che una bambina.

Un filtro fanciullesco che ammanta la vicenda di leggerezza e lieve attrattiva per il mondo circostante: molto di quello che accade ha un peso estremamente gravoso, ma Daranas riesce a trovare il vocabolario giusto per trasformare la cupa preoccupazione in luce spensierata. Il regista cubano, però, non riesce a sfruttare pienamente la potenza narrativa insita nel plot e in alcuni momenti l’incidere del film si prende delle pause forse troppo lunghe.

Complessivamente la sensazione di piccola beatitudine che lascia il film, all’uscita della sala, può valere il prezzo del biglietto.

Riccardo Muzi, da “ecodelcinema.com”

 

 

 

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