Montparnasse femminile singolare

 

Paula non sa fare niente a parte essere se stessa ed è già incredibile. Rientrata a Parigi dal Messico dopo una lunga assenza, fatica a ritrovarsi e a ritrovare una città che sente ostile. Ostile con la gente, con lei, lasciata dal fidanzato fotografo di cui per anni è stata la musa. Porte chiuse, un gatto in una scatola, niente in tasca, nessuna competenza, zero progetti, Paula vaga per la giungla urbana in cerca di un amico e di un lavoro. Ma il mondo le crolla intorno. Tra squallide stanze d’albergo e camere di servizio, tra vagoni della metro e corridoi dei centri commerciali, troverà alla fine una nuova partenza.
È importante il titolo di un film (quello originale). Jeune femme(giovane donna) lo è per la sua semplicità, per la sua maniera di andare dritto al punto, cogliendo al volo un baleno esistenziale. L’istante in cui la sua protagonista non è più una ragazza ma nemmeno ancora una donna.

Tutto comincia con un colpo di testa per Paula messa alla porta dall’ex fidanzato prima e dalla madre poi, che non vogliono più saperne di lei.

Di lei che strilla e strepita al medico di un centro psichiatrico tutti i sentimenti e le ferite interiori che la fantasia non può più dissimulare. Di lei corpo eccentrico e rigettato ai margini della sua vita. La giovane donna, che sembra esistere soltanto attraverso lo sguardo del suo (ex) uomo, ha perso improvvisamente il suo centro e vaga in una città “che non ama la gente” e di cui non riesce più a decifrare i codici. Agito in due tempi, Montparnasse Femminile Singolare passa dalla sovraeccitazione del debutto alla pacificazione dell’epilogo.

In mezzo l’evoluzione progressiva di Paula che si disfa e si fa sotto gli occhi dello spettatore. Opponendo uno spirito libero alle forze alienanti che la minacciano, Paula improvvisa coi mezzi che ha, attraverso gli incontri, le liriche associazioni di idee e le opportunità che le si presentano. Improvvisa il suo apprendistato alla vita da adulta. La cosa più incredibile è che la sua emancipazione non si traduce, per una volta, con un’ascensione sociale ma con un declassamento desiderato e accolto. Paula scende di (buon) grado, da musa dei quartieri bobo a venditrice in un centro commerciale, conquistando la virtù dell’anonimato: la possibilità di diventare chiunque.

Voto: 3,5 / 5

Marzia Gandolfi, da “mymovies.it”

 

 

Opera prima di Leonor Serraille, in concorso ad Un certain regard, Un jeune femme e’ un ritratto femminile a tutto tondo, diretto, coinvolgente, testimone di una sincerita’ d’ispirazione e di una verita’ narrativa che certamente non passano inosservate.

Paula torna a Parigi dopo una lunga assenza. Ha rotto con il suo fidanzato, un noto fotografo, che la sbatte fuori di casa. Per ripicca si porta via il loro gatto.

Nella grande citta’ e’ da sola: non ha una famiglia da cui rifugiarsi. Non ha amici, non ha un lavoro, non ha soldi.

Le sue prime notti le passa tra feste, stanze di fortuna e pensioni. Raccont aun sacco di bugie, cerca un lavoro ed approfitta della gentilezza di una ragazza che la scambia per una compagna di classe.

Si finge una studentessa e si fa accogliere come baby sitter e ragazza alla pari a casa di una commercialista. Trova quindi lavoro in un negozio di intimo in un centro commerciale…

Il film non sarebbe lo stesso senza la vitalita’ feroce della protagonista Laetitia Dosch, che interpreta le ansie e le delusioni di Paula con una forza che attraversa lo schermo. La sua vita senza radici, lascia intravvedere un passato doloroso, che rimane sempre fuori campo.

Quella ferita sulla fronte che Paula si porta appresso per tutto il film e’ solo il segno piu’ evidente di un dolore, troppo a lungo covato.

Il lavoro della Serraille e’ tutto virato al femminile e vibra di sincera umanita’. Nonostante la sua fragilita’, Paula cerca di ritrovare la sua strada nel mondo, ripartendo da se stessa, dalle forze che puo’ mettere in campo, dai suoi errori, rifiutando ogni scorciatoia. Anche quella di una maternita’ che potrebbe rimettere in senso – magari solo per poco – una vita che era gia’ andata in frantumi una volta.

Jeunne Femme ribalta cosi’ i cliche’ familisti e tradizionali, rinunciando ad ogni soluzione di comodo e paternalista, in nome di una liberta’ ritrovata e consapevole.

Indipendente.

Marco Albanese, da “stanzedicinema.com”

 

 

Paula non sa fare niente a parte essere se stessa ed è già incredibile. Rientrata a Parigi dal Messico dopo una lunga assenza, fatica a ritrovarsi e a ritrovare una città che sente ostile. Ostile con la gente, con lei, lasciata dal fidanzato fotografo di cui per anni è stata la musa. Porte chiuse, un gatto in una scatola, niente in tasca, nessuna competenza, zero progetti, Paula vaga per la giungla urbana in cerca di un amico e di un lavoro. Ma il mondo le crolla intorno. Tra squallide stanze d’albergo e camere di servizio, tra vagoni della metro e corridoi dei centri commerciali, troverà alla fine una nuova partenza.
È importante il titolo di un film (quello originale). Jeune femme (giovane donna) lo è per la sua semplicità, per la sua maniera di andare dritto al punto, cogliendo al volo un baleno esistenziale. L’istante in cui la sua protagonista non è più una ragazza ma nemmeno ancora una donna.
Tutto comincia con un colpo di testa per Paula messa alla porta dall’ex fidanzato prima e dalla madre poi, che non vogliono più saperne di lei.
Di lei che strilla e strepita al medico di un centro psichiatrico tutti i sentimenti e le ferite interiori che la fantasia non può più dissimulare. Di lei corpo eccentrico e rigettato ai margini della sua vita. La giovane donna, che sembra esistere soltanto attraverso lo sguardo del suo (ex) uomo, ha perso improvvisamente il suo centro e vaga in una città “che non ama la gente” e di cui non riesce più a decifrare i codici. Agito in due tempi, Montparnasse Femminile Singolare passa dalla sovraeccitazione del debutto alla pacificazione dell’epilogo.

In mezzo l’evoluzione progressiva di Paula che si disfa e si fa sotto gli occhi dello spettatore. Opponendo uno spirito libero alle forze alienanti che la minacciano, Paula improvvisa coi mezzi che ha, attraverso gli incontri, le liriche associazioni di idee e le opportunità che le si presentano. Improvvisa il suo apprendistato alla vita da adulta. La cosa più incredibile è che la sua emancipazione non si traduce, per una volta, con un’ascensione sociale ma con un declassamento desiderato e accolto. Paula scende di (buon) grado, da musa dei quartieri bobo a venditrice in un centro commerciale, conquistando la virtù dell’anonimato: la possibilità di diventare chiunque.

da “cinegatti.it”

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