Mamma Mia – Ci risiamo

 

Pensi: “Si ma questo è il Lato B, i pezzi migliori sono quelli del Lato A, si sa!”.
Solo che poi il Lato B di Mamma Mia! – che si chiama “Mamma Mia!: Ci Risiamo” – va in play, tu cominci ad ascoltarlo e dopo un po’ ti ritrovi a muovere i piedi, e poi le gambe e, infine, tutto il corpo. Certo, va detto che a metà playlist c’è il trucco (e pure in chiusura); che la scena in cui una bravissima Lily James (che se la cava alla grande a fare Meryl Streep da giovane) improvvisa il testo della canzone che da’ il titolo al film – seguita a ruota dai musicisti e poi dalle amiche di una vita – è sicuramente la più emozionante e riuscita del film, ma che importa?

Ciò che importa è che “Mamma Mia!: Ci Risiamo” non solo riesce a funzionare come sequel inatteso e forzato, ma supera probabilmente – in termini di godimento e fattura – persino quanto raggiunto dal suo predecessore. Sarà che l’impalcatura della trama, stavolta, può vantare il nome di un tale Richard Curtis (che ne divide i meriti con Ol ParkerCatherine Johnson e Judy Craymer), uno che di commedie romantiche ne sa qualcosina e che, pure quando scrive con la mano sinistra (come qui), sa mantenere quel minimo di eleganza sufficiente a non far storcere il naso a nessuno. E allora, anche se si va a perdere un pezzo da novanta come la Streep (che c’è, ma in una piccola apparizione), l’idea di mantenere il suo personaggio, raccontandone la giovinezza (e la vitalità), si rivela vincente e originale, perché alternata temporalmente a un presente dove la figlia, Amanda Seyfried, deve vedersela con l’eredità della sua scomparsa e con dei cambiamenti importanti che indirizzeranno il resto della sua esistenza. Una trama che, detta così – mi rendo conto – sembrerebbe appartenere a una pellicola prettamente drammatica, più che a un musical sprizzante, ma in realtà studiata e preparata al millimetro per intrattenere, far divertire e produrre spettacolo dando fondo a gran parte della discografia residua degli Abba.

Perciò, se si passa sopra a qualche tecnicismo, a qualche problemino relativo alla fotografia e agli effetti speciali – sinceramente non impeccabili – “Mamma Mia!: Ci Risiamo” diventa quel prodotto pop, eccentrico e spensierato, che nella nostra testa auspicavamo di vedere. Priva di preoccupazioni e di ambizioni, infatti, quella diretta dal regista (e sceneggiatore) Ol Parkerè una pellicola che – come la precedente – non osa prendersi mai sul serio, che mira ad accontentare i fan e a conquistare colui che per caso è capitato a bordo, a suon di musica, ritmo e tanta, tanta simpatia. Un mood inoltrato da un cast – che per gran parte è quello storico, arricchito dalle versioni giovani dei protagonisti più agé – densissimo e che, per primo, ha saputo leggere e inglobare lo spirito leggero e goliardico posto alla base dell’operazione: e per rendersene conto basti vedere le espressioni rilassate di Colin Firth mentre da sfogo alle sue (grandi) doti di ballerino, oppure il trucco con cui appare, inizialmente, Stellan Skarsgård (ma anche il cameo di Cher e il suo duetto con Andy García).

Dettagli, piccole minuzie che, nell’economia di un film del genere, si notano a fatica e, soprattutto, ci stanno benissimo: perché servono a innalzare quella serenità interiore e allegria nello spettatore, che lo porteranno, poi, a tornare a casa canticchiando a bassa voce i ritornelli migliori rimasti stampati, fatalmente, nella sua testa. Quelli che, a un certo punto, gli faranno esclamare la fatidica frase: “Mamma Mia!, Here We Go Again!”.

di Giordano Caputo, da “ingloriouscinephiles.com”

 

 

 

A dieci anni di distanza dal primo capitolo, Amanda SeyfriedPierce Brosnan e Meryl Streep tornano insieme sul grande schermo per una nuova avventura a ritmo degli ABBA, la celebre band svedese che negli anni Settanta ha segnato la rinascita e il successo della disco-pop europea nel mondo. Riproponendo quasi tutti gli ingredienti del film originale, Mamma Mia! Ci Risiamo si delinea fin sulla carta come simile al precedente, apparendo tuttavia innegabilmente diverso sotto diversi punti di vista.

A mutare, anche criticamente parlando, è anzitutto la storia: se il primo episodio poggiava su una narrazione tradizionale e cronologica, questo secondo capitolo vuole essere contemporaneamente un sequel e un prequel, raccontando, da un lato, le nuove avventure di Sophie (Amanda Seyfried) dopo la morte della madre Donna (Meryl Streep) e, dall’altro, l’incontro giovanile di quest’ultima (la cui versione ventenne ha il volto di Lily James) con i tre uomini che ne hanno totalmente sconvolto l’esistenza.

Se a parole il plot appare immediatamente più complesso, lo stesso non si può dire per l’effettiva risultate finale, che si caratterizza invece in modo semplicistico. Nonostante nemmeno la pellicola di dieci anni fa presentasse intrecci veramente arzigogolati, questa avventura è scandita da momenti prevedibili e lacune narrative, che non permettono di immedesimarsi in vicende spesso minimali e scarsamente caratterizzate.

Un altro cambiamento rispetto al passato è poi rintracciabile nella scelta delle canzoni. Lungi dal giudicare le tracce in sé, iconiche a prescindere in quanto cantante dagli ABBA, è innegabile che rispetto al primo capitolo il parametro di scelta sia inevitabilmente mutato. Se nel 2006 si sono infatti selezionate le canzoni più celebri, desunte anche dalla versione teatrale del musical, lo stesso non si può dire per questo lungometraggio, che presenta alcune hit minori e album tracks.

Tale decisione è stata sicuramente una conseguenza dall’apprezzabilissimo desiderio di non replicare pedissequamente la musica del precedente, i cui brani in comune sono soltanto tre (Mamma Mia, Dancing Queen e, nei titolo di coda, Super Trouper) Ciò nonostante, questa politica di maggior ricercatezza musicale renderà la visione da parte dei neofiti meno immediata, ma forse colpirà di più i fan incalliti, che potranno in questo modo ascoltare cover di canzoni meno conosciute.

Parallelamente, le esibizioni musicali sono spesso più articolate, poggiate cioè su coreografie maggiormente complesse e ricche di ballerini. In tal senso, sicuramente molto riuscite sono le sequenze dedicate a Waterloo, a When I Kissed the Teacher e alla già citata Dancing Queen, che surclassano i numeri corali del primo episodio, altrettanto riusciti ma sicuramente meno spettacolari e poliedrici.

Ottimo come per il primo capitolo è invece il cast. Persa quasi completamente Meryl Streep, il cui ruolo è estremamente marginale ma proprio per questo perfetto, il film di Ol Parker conferma la bravura di Amanda Seyfried, assolutamente a suo agio nei panni di ingenua eroina bionda che si muove a ritmo degli ABBA. Se dieci anni fa era lei il volto fresco della pellicola, questa volta il primato va tuttavia alla collega Lily James, che raccoglie l’ingombrante testimone lasciato proprio dalla Streep.

L’ex Cenerentola si contraddistingue per grazia e bravura, illuminando lo schermo con il suo sorriso e la sua dolcezza. Accanto a lei, cameo di eccezione è quello di Cher che, presente poco più della Streep, delizia la visione con una riuscitissima cover di Fernando. Sicuramente meno riuscito del precedente, Mamma Mia! Ci Risiamo è dunque un musical frizzante che, nonostante alcune lacune narrative, intrattiene piacevolmente grazie alla ricercata colonna sonora e al convincente cast.

Gabriele Landrini, da “moviestruckers.com”

 

 

Per essere all’altezza di mamma Donna (Meryl Streep), l’ormai adulta Sophie (Amanda Seyfried) sta rimordernando l’hotel di famiglia, in previsione di una grande inaugurazione. Mentre Sophie fa il bilancio della sua vita e del suo rapporto con Sky, vecchi e nuovi volti approdano sull’isola, e nel frattempo indaghiamo sui famigerati tre incontri di una giovane Donna (Lily James) con gli aitanti SamHarry e Bill, nel fiore dei loro anni. Quali sono le radici di Sophie?

Il colossale successo del primo Mamma mia!, diretto da Phyllida Lloydbasandosi sul musical di Catherine Johnson, si concretizzò in 610 milioni di dollari nel mondo a fronte di una spesa di 52. Questo per tacere del risultato che ebbe nel rilanciare gli ABBA nell’immaginario anche di chi non li respirava già in cuffia un’ora sì e un’ora no. Dopo dieci anni e alla vigilia di un nuovo tour con gli avatar digitali del quartetto, ci troviamo di fronte al sequel Mamma mia! Ci risiamo, che questa volta non ha radici in nessuna versione teatrale, pur presentando lo zampino della Johnson in sede di soggetto, al quale ha prestato la penna anche l’esimio Richard Curtis. Responsabile comunque di sceneggiatura e regia è qui Ol Parker, di cui avevamo cautamente apprezzato la bonomia nei suoi due Marigold Hotel.

Mamma Mia! Ci risiamo presenta l’indubbio vantaggio, per i non troppo edotti in campo musicale, di dover scavare più a fondo nella discografia degli ABBA, andando oltre le hit proverbiali, che a scanso di equivoci sono riproposte, nel probabile timore di una rivolta dei fan. Si fanno apprezzare molto le esecuzioni e le movimentate coreografie di Waterloo e When I Kissed the Teacher: in tempi di correttezza politica estrema a Hollywood, quest’ultima in particolare suona molto più provocatoria ora di quanto non fosse nel 1976. Soprattutto questi due brani, come altri, offrono una prospettiva più fresca e dinamica, perché sono concentrati nei flashback con Lily James, nuova arrivata nel cast che anticipa con convincente allegria, sensualità e dinamismo quello che la Streep comunica in chiave nostalgica. Diverte riconoscere i lineamenti degli attempati tre papà nei tre giovani attori chiamati a intepretarli nel passato, Jeremy Irvine (Sam), Josh Dylan (Bill) e il simpatico tonto Harry (Hugh Skinner). Insomma, per una sua buona sezione Mamma mia! Ci risiamo aumenta la percentuale di giovane età nel film, cosa piuttosto necessaria se calcolate che sono passati dieci anni per il resto del cast attempato, che ora è ovviamente ancora più attempato, ma forse proprio per questo può suscitare la tenerezza di quelli che si spazientirono di fronte ai loro exploit nel primo Mamma mia!.

Ciò non toglie che il sequel perda qualche colpo nel momento in cui i flashback vengono accantonati in favore del picco emotivo della storia principale, ansiosa di ripercorrere note e dinamiche dei protagonisti che invece già avevamo percorso nel primo capitolo. Dancing Queen rimane irresistibile, ma avevamo già dato. Fortunatamente, l’apparizione di Cher alza la posta del kitsch a tal punto da farci pensare che nessuno si prenda troppo sul serio, e scene come quelle in cui Andy Garcia si complimenta con Sophie per la bellezza di FirthBrosnan e Skarsgaard dovrebbero togliere ogni dubbio in merito.
Mamma mia! – Ci risiamo in definitiva sfodera una moderata personalità nei flashback, ma vive di rendita per tutto il resto del film, facendo leva sull’eventuale simpatia che il pubblico prova per i personaggi, sulla sua voglia di incontrarli di nuovo nei tramonti da cartolina di una Grecia idealizzata. Da questo desiderio dipenderà di certo molto del vostro apprezzamento.

Voto: 3/5

Domenico Misciagna, da “comingsoon.it”

 

 

Mamma mia. Lo hanno fatto di nuovo. Amanda Seyfried torna ad essere la figlia adorata di una scomparsa Meryl Streep nel musical ispirato dalle canzoni degli Abba e che riporta la Grecia e la musica nelle sale cinematografiche, dopo un lungo periodo di assenza che va dal 2008 – anno dell’uscita al cinema di Mamma mia! – fino ad oggi. Nel sequel Mamma mia! Ci risiamo, una giovane Lily James veste i panni della versione giovane della Donna della Streep e ne racconta il percorso fino all’isola che l’ha accolta, in un passato che si sovrappone al presente per raccontare il legame stretto che intercorre tra una madre e la propria figlia. E, ovviamente, un’occasione ulteriore per rivivere alcuni dei successi di uno dei gruppi più iconici degli anni ’70/’80.

Donna (Meryl Streep) è morta oramai da un anno e la figlia Sophie (Amanda Seyfried) spera ancora di saperla rendere fiera anche da lassù. Per questo decide di rimettere in assesto uno dei sogni di sua madre: aprire un bellissimo hotel di lusso su quell’isola greca che ha saputo ospitarla da quando era ragazza. Ed è proprio mentre Sophie cerca di organizzare una festa di inaugurazione perfetta che riviviamo la giovinezza di Donna (Lily James), in uno scambiarsi continuo tra ciò che è stato e ciò che sta accadendo in quel momento, per mostrare un legame che nessun ostacolo può allentare.mamma mia ci risiamo cinematographe

Nell’azzurra messinscena del secondo musical incentrato sulle hit del gruppo scandinavo, Mamma mia! Ci risiamo mostra come a volte, quando un’idea è ottima e risulta completa e soddisfacente nella sua prima forma, non è detto che alla fine raggiunga risultati altrettanto sperati. Non che tornare su quella terra emersa da acque cristalline sia una delusione su tutti i fronti ma, se si va ad analizzare l’intento della costruzione di un musical – ossia inserire momenti con brani cantanti e ballati all’interno di un racconto, sostituendosi ai dialoghi -, si nota come il film scritto e diretto da Ol Parker vada completamente da un’altra parte.

Sarà perché le canzoni più emozionanti ed energiche degli Abba sono state utilizzate tutte per il primo lavoro cinematografico, sarà perché si pensava di andare sul sicuro e si è finiti così per sbagliare, ma, quando Mamma mia! Ci risiamo cerca il modo per risaltare grazie ai brani e alle scene di danza, è proprio in quell’istante che smette di funzionare, relegando i momenti migliori a quelli di puro scambio di gesti e parole, dove rimane dunque esclusa la musica e tutte le sue derivazioni.

Se si va infatti a guardare al film non considerando la mediocrità dei pezzi musicali, Mamma mia! Ci risiamo si dimostra una commedia spassosissima con momenti di divertimento inattesi e, a volte, volutamente caricati, ma per nulla fuori luogo in un’atmosfera di distesa armonia in cui sentimenti e risate riescono bene a calibrarsi. Gli attori sanno appropriarsi di tempi comici inaspettati, anche più che nel loro precedente film, estremizzando alcuni aspetti, ma permettendo alla pellicola di risanare autonomamente quella ferita causata dal basso livello di qualità musicale.mamma mia ci risiamo cinematographe

Lily James, che nel musical veste i panni di una giovane Meryl Streep, mantiene gli stessi pregi e difetti dell’intera opera. A fronte di una bravura constatata e di una voce da angelo che pochi si sarebbero aspettati, la James sembra in difficoltà quando, oltre al canto, vanno ad aggiungersi coreografie in cui non sembra muoversi con la dovuta scioltezza, nonostante la sicurezza che non necessariamente la costringe a non sentirsi a suo agio. Di contro, quando deve esprimere quella spensieratezza e spontaneità tipici del suo personaggio, Lily James non può che illuminare lo schermo, un raggio di sole che sprigiona scintille nel suo viaggio verso la Grecia e il suo destino.

Tra grandi ritorni e nuovi acquisti, da chi va a comporre la giovinezza di Donna e chi invece aiuta Sophie nella realizzazione del suo sogno, con Ol Parker Mamma mia! Ci risiamo perde la vivacità musicale del primo film, ma acquista una leggerezza che è diretta conseguenza dell’impronta principalmente da commedia. Non avrà dunque la completezza del suo predecessore, ma rimane comunque sempre un lavoro da Dancing Queen.

Voto: 3/5

Martina Barone, da “cinematographe.it”

 

 

Tornano al cinema gli Abba, cantati, ballati e raccontati dal cast di Mamma mia!, musical di enorme successo del 2008. In Mamma mia! Ci risiamo (traduzione un po’ forzata dell’originale Mamma mia: Here we go again, che riprende esattamente il testo della hit del 1975) la formula che unisce la musica al paesaggio e alle avventure sentimentali della famiglia Sheridan si ripete in maniera piuttosto fedele, senza riuscire a replicare il grande impatto avuto dal primo film.

La storia ci riporta sull’isola immaginaria di Kalokairi (letteralmente, la parola significa “estate”), dove Sophie (Amanda Seyfried) sta per inaugurare il nuovo Hotel Bella Donna. Capiamo sin dalla primissime inquadrature che soffriremo di una grande assenza durante il film: una foto ben esposta ci fa capire che Donna, il personaggio splendidamente interpretato da Meryl Streep, è morta.

Tutti gli sforzi e l’impegno che Sophie dedica al restyling dell’albergo, anzi, sono votati a ricordare al meglio la sua figura: non sappiamo come il personaggio sia scomparso, ma immediatamente ne sentiamo la mancanza.

Alla vicenda della figlia di Donna si intreccia, su un doppio livello narrativo, la storia di Donna giovane, interpretata da Lily James: questa digressione fa, tecnicamente, di Mamma mia: Ci risiamo un sequel/prequel dell’originale, in quanto ci racconta sia quello che succede dopo la fine del primo film (con un bel salto temporale, piuttosto indefinito), sia cosa c’è dietro all’intricata tripla paternità di Sophie.

Forse uno degli aspetti più gustosi dell’intera pellicola, infatti, è quello che ci permette di ripercorrere la storia di Donna-ragazza e gli intrecci amorosi che si sono sviluppati nell’arco di quella lontana estate in Europa. Il primo incontro a cui assistiamo è quello col giovane Harry Bright (Hugh Skinner) che nella versione adulta è interpretato da Colin Firth.
Tra i due, il flirt sboccia in un albergo a Parigi e dopo una divertente sequenza musicale in cui si scatenano sulle note del brano degli Abba Waterloo. Dopo Harry, è il turno del giovane Bill Anderson (Josh Dylan) – quello che sarà Stellan Skarsgård – di cui assaporiamo già tutte le caratteristiche che ritroveremo nel personaggio adulto. Infine, il grande amore di Sophie – da ragazza come da adulta – è Sam Carmichael che da ragazzo ha il volto di Jeremy Irvine e qualche anno dopo quello di Pierce Brosnan.

Lily James si difende più che bene nel raccogliere la sfida di dare corpo e voce a uno dei personaggi più iconici dei musical degli ultimi anni e ha resistito alla pressione di essere accostata a quel mostro sacro che è Meryl Streep. In effetti, se non fosse stato per lei e per la sua incursione nel passato, il film avrebbe perso decisamente diversi motivi d’interesse.

Il personaggio della Streep è l’unico a non essere stato previsto anche nel sequel, tutti gli altri a cui il pubblico si è affezionato nel film del 2008 tornano in grande spolvero. Certo, dieci anni sono passati per tutti e Mamma Mia! Ci risiamo sembra a volte un’entusiasmante sagra del botox, di cui la santa patrona è Cher, che qui compare in un ruolo assolutamente celebrativo e poco incisivo nella – comunque debole – trama. La diva, tuttavia, non è l’unica ad aver esagerato con i ritocchi, anche la Dynamo Tanya (Christine Baranski) si presenta con un volto tutto nuovo, che quasi ci fa dubitare della sua identità.

Attempati, ma vivaci, Bill, Harry, Sam, Tanya e Rosie (Julie Waters) riprendono i loro personaggi e si divertono a calcare la mano sulle loro caratteristiche. Si percepisce l’entusiasmo del cast in quella che si potrebbe definire come un’operazione-nostalgia dedicata ai fan. Al di là di tutte le ingenuità del caso – che vanno anche bene, parliamo di un musical sulle canzoni degli Abba! – non si può non sorridere guardando Mamma Mia! Ci risiamo. Con un velo di insoddisfazione per ogni scena in cui non compare Meryl Streep, ci si lascia facilmente travolgere dalle coreografie, da quell’aria estasiata e profondamente convinta di ogni attore, cantante, ballerino; persino i cliché da Europa Mediterranea vista dagli occhi degli americani si fanno, tutto sommato, perdonare nel tono generale del racconto. Si ride di gusto, a più riprese, e ci si emoziona quando Cher attacca a cantare Fernando – è pur sempre l’icona che ha attraversato gli ultimi sessant’anni di musica pop – per restare travolti dalle scene finali.

Mamma mia! Ci risiamo è una grande festa, una spettacolare rimpatriata, un’operazione commerciale che potrebbe riuscire molto bene: certo, nella storia del cinema, questo secondo titolo non reggerà il passare del tempo come il primo e molti si lasceranno andare a confronti spontanei (come succede con tutti i sequel), ma in sala l’esperienza è garantita.

La malinconia iniziale è presto dissolta da una regia dal ritmo impeccabile, in grado di bilanciare i continui crescendo che rendono la storia così coinvolgente. L’apparato musicale, poi, darà grande soddisfazione ai fan degli Abba riportando alla ribalta anche pezzi già utilizzati nel primo film, in un gioco di auto-citazioni che i più attenti noterà con piacere; la hit Mamma mia!, ad esempio, sembra essere la perfetta colonna sonora dei litigi amorosi tra Donna e Sam.

Il regista Ol Parker – nome cult nel cinema queer per il suo Imagine me & you del 2005 – prepara con cura ogni colpo di scena, ogni entrata ad effetto, ogni rivelazione, avendo la grande attenzione di ritagliare il giusto spazio per le star femminili che danno lustro al suo film. Lo sguardo del regista, che trasmette al pubblico, anzi, è di totale riverenza verso le sue stelle e, in particolare, verso Cher, di cui sfrutta l’inossidabile marchio di fabbrica.

Amanda Seyfried, che in questo secondo capitolo ha sulle sue spalle più responsabilità, essendo il personaggio centrale della prima linea narrativa, mette in piedi una performance prevedibile, che non decolla mai al di sopra di un personaggio piuttosto bidimensionale, oscurato dalla presenza di Lily James che – per verve e freschezza – è la vera stell(in)a della pellicola. Si difende piuttosto bene, pur nello scarso minutaggio e in un ruolo decisamente di supporto, Dominic Cooper (che riprende i panni del fidanzato di Sophie, Sky): reduce dal successo di Preacher, l’attore dimostra grande versatilità e autoironia restando agevolmente all’altezza di entrambi i generi.

 

mamma mia!

Verdetto

Il film è consigliato agli amanti del musical – chi nutre anche una piccola insofferenza al genere, se ne tenga alla larga – e a chi ha apprezzato il primo film, con un’avvertenza: pochissime volte nella storia il sequel è stato all’altezza dell’originale (o l’ha addirittura superato). Lasciatevi andare, allora, senza pretese, senza confronti. Mamma Mia! Ci risiamo è un compendio di tutto quello che è (o è stato) glamour degli ultimi decenni, un trampolino tra le vecchie e le nuove glorie. Mammia mia! Ci risiamo sarà distribuito in Italia a partire dal 6 settembre.

Voto: 7/10

A cura di Francesca Torre, da “staynerd.com”

 

 

In una Grecia quasi senza tempo, lontana dai pensieri dell’attualità, fervono i preparativi per la grande inaugurazione dell’Hotel Bella Donna… Anche qui, sulla magica isola di Kalokairi sono trascorsi molti anni: Sophiecoordina i lavori che precedono l’apertura insieme al prezioso aiuto di Sam, uno dei suoi padri e di Fernando(Andy García, new entry nel cast) mentre Sky, ormai uomo d’affari, contribuisce a distanza all’evento, oscillando fra la carriera e i sensi di colpa.

A scompaginare quest’aria di tempesta che sembra connotare il presente ci pensa una giovane Donna Sheridan, interpretata magnificamente da Lily James, che riporta a galla con punte di follia e vitalità il glorioso passato del trio “Dynamos”, dal lontano ’79, anno del diploma, fino all’approdo sull’isola, in una riuscitissima altalena di presente e passato. Un viaggio A/R che vede convergere verso l’isola ora gli interpreti del passato ora gli attuali fino a un’unica e sintetica view sublimata dai titoli di coda. Il tutto accompagnato, oseremmo dire ‘da manuale’, dalla discografia degli ABBA, cuore pulsante anche di questa seconda pellicola.

E così, se da un lato osserviamo curiosamente l’avvicendarsi di amicizie, amori e drammi che hanno reso i nostri cari ciò che sono, dall’altro ritroviamo gli stessi alle prese con il viaggio di ritorno, con quel combattimento quotidiano che li vorrebbe tutti decentrati, lontani da ciò che conta davvero, la persona amata, ossia il loro centro.

Ma è tutto così bello, immediato, funzionante? No. Nel film ci sono anche aspetti meno riusciti, come il reparto maschile di nuove leve, reso da un casting dalla medesima matrice che li vuole alti, bellocci e poco caratterizzati, talmente piatti da risultare quasi intercambiabili. Che dire poi dei rallenty, delle incongruenze del colore degli occhi fra un interprete ed il suo alter ego giovane, dei numerosi giochi di coppia (una carrambata infinita di situazioni) e sketch che restituiscono in ultimo una dimensione fin troppo stereotipata della vita.

Il film è chiaramente tutto questo, una commedia farcita di musica e colori, di voglia d’evasione, ma anche buoni sentimenti. Forte dei suoi ingredienti, è un prodotto adatto a tutti, capace di alleggerire l’animo degli spettatori in appena due ore di visione. Un centrifugato moderno che riprende la ricetta della nonna!

Ireneo Alessi, da “cinespresso.com”

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