LE NINFEE DI MONET. Un incantesimo di acqua e di luce

 

Il film evento dedicato al padre dell’Impressionismo e alla sua ossessione per le ninfee
Con la partecipazione straordinaria dell’attrice Elisa Lasowski(attrice del Trono di Spade), della fotografa Sanne De Wilde, della giardiniera della Fondation Monet a Giverny, Claire Hélène Marron
Con la supervisione scientifica di Ross King, autore de Il mistero delle ninfee. Monet e la rivoluzione della pittura moderna

diretto da Giovanni Troilo
sceneggiatura di Giorgio D’Introno, Giovanni Troilo e Marco Pisoni
con la colonna sonora originale di Remo Anzovino

 

Quando l’ex Primo Ministro Francese George Clemenceau si reca a Giverny, trova parecchie tele accatastate nella cantina della ricca abitazione in cui è ospite. Numerose rappresentano fiori esotici, presentati per la prima volta all’Esposizione Universale di Parigi del 1889. Il giardino, lo stagno, le tele che rendono unica tra tutte quella casa sono opere sue: di Claude Monet, il padre dell’Impressionismo. E quei fiori dai petali carnosi, che galleggiano sulla superficie dell’acqua ed estendono le proprie radici nelle acque paludose, sono nénuphar, ma per Monet saranno sempre e soltanto Nymphéas, Ninfee.

È proprio per raccontare questa storia, questa passione, questa ossessione, che arriva al cinema Le ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e di luce,il film evento prodotto da Ballandi Arts e da Nexo Digital che sarà nelle sale solo per tre giorni il 26, 27 e 28 novembre e condurrà il pubblico a Parigi, tra il Musée Marmottan, il Musée de l’Orangerie e il Musée D’Orsay, aGiverny con la Fondation Monet, la casa e il giardino dell’artista, e tra i magnifici panorami di Étretat. A guidare gli spettatori alla scoperta dei luoghi, delle opere e delle vicende del maestro, ci sarà Elisa Lasowski (Trono di Spade Versailles), mentre la consulenza scientifica sarà affidata allo storico e scrittoreRoss King, autore del best seller Il mistero delle ninfee. Monet e la rivoluzione della pittura moderna, edito in Italia da Rizzoli. Tra gli altri interventi preziosi che getteranno nuova luce sulla figura di Monet e del suo lavoro anche quello della fotografa fiamminga Sanne De Wilde e quello della giardiniera della Fondation Monet, Claire Hélène Marron. La colonna sonora originale del film è firmata da Remo Anzovino.

Attraverso tutte queste voci e suoni, scopriremo così come Claude Monet riemerga dalla depressione che lo ha portato ad abbandonare la pittura e decida di dedicarsi anima e corpo alla sua impresa più colossale: la Grand Décoration. Enormi pannelli raffiguranti il suo stagno di ninfee, talmente avvolgenti che lo sguardo dello spettatore si perde in un’atmosfera di serenità e pace. 

Seguendo il percorso della Senna, partiremo da Le Havre dove Monet trascorre il primo periodo della sua vita artistica, risalendo il fiume verso gli altri paesi dove ha dimorato, per dimostrare quanto innovativo, radicale e moderno sia il suo approccio all’arte e quanto spasmodica la sua ricerca dell’elemento acquatico: Poissy, Argenteuil, Vétheuil, Giverny. Qui, recluso nel suo giardino, mentre piovono le bombe della Prima Guerra Mondiale, Monet insegue ossessivamente il suo sogno di eterna gloria, e dipinge senza tregua la sua opera di resistenza e di pace. A Parigi, nel Musée de L’Orangerie, la sua speranza trova finalmente il giusto compimento, nelle magnifiche sale ovali da lui stesso disegnate. Qui, nel maggio del 1927, l’amico George Clemenceau inaugura finalmente il museo dedicato alla Grand Décoration. 

Ma Claude Monet è morto appena cinque mesi prima. Non vedrà mai la sua opera compiuta, né conoscerà l’impatto che ha avuto sul pubblico. Ma l’opera più ardita di Monet, quella nella quale ha profuso gli ultimi dodici anni della sua vita e le sue ultime energie, viene accolta con disprezzo dai francesi. Solo trent’anni più tardi, le Ninfee di Monet varcheranno uno stagno più grande, l’Oceano Atlantico, e invaderanno gli Stati Uniti, insieme a tutta la sua produzione, decretando così – questa volta per sempre – il successo di uno straordinario genio. 

Le ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e di luce è prodotto da Ballandi Arts e da Nexo Digital e arriverà nelle sale cinematografiche in collaborazione con TIMVISION Production.
La Grande Arte al Cinema è un progetto originale esclusivo di Nexo Digital. Per la stagione 2018 è distribuito in collaborazione con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it. 

da “nexodigital.it”

 

 

 

Le Ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e luce: l’impressionismo senza tempo di Monet sul grande schermo solo il 26, 27 e 28 novembre

Le Ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e luce è la nuova pellicola dedicata all’arte e ai suoi grandi interpreti della Grande arte al cinema. Il titolo sembra togliere ogni dubbio e sorpresa: Claude Monet e le sue ninfe sono protagonisti di questo racconto su grande schermo. Ma, forse, un po’ di spazio per qualche sorpresa rimane…

Claude Monet, Nymphéas, 1907, olio su tela. Musée Marmottan Monet, Parigi

Il progetto Nexo Digital della grande arte al cinema ci ha abituati, sintetizzando, a tre categorie di film: le exhibition on screen, i documentari di ampio respiro storico-artistico, e quelli con un taglio più marcatamente monografico che cercano di restituire un’immagine più o meno sincera della figura di un artista e dell’uomo che sta gli sta dietro – o meglio, dentro.

Le Ninfee di Monet possono essere inserite in quest’ultima categoria, ma è da riconoscere uno sforzo a non arenarsi solamente sulle notizie biografiche.
Il racconto e le vicende della vita di Monet sono presenti, chiaro, ma sono intrecciate a un percorso geografico – che segue gli spostamenti del maestro impressionista – e d’immagini che rendono la pellicola polimorfa, proteiforme: proprio come Proteo, divinità marina capace di assumere qualsiasi forma, l’elemento acquatico assume qui l’ambivalente funzione di creatore d’immagini, tema e narratore non dichiarato.

Elisa Lasowski - Le Ninfee di Monet

Édouard Manet, Monet che dipinge sulla sua barca, 1874, 82,7 x 105,0 cm

Édouard Manet, Monet che dipinge sulla sua barca, 1874, 82,7 x 105,0 cm

Elisa Lasowski (Game of Thrones, Versailles) ci accompagna tra le tappe significative della vita di Monet, sempre con lo scorrere delle acque vicino a lei: quelle salmastre di Étretat, tante volte ritratta nei  suoi capolavori, e quelle della Senna, i cui meandri accompagnarono la vita del maestro. Proprio con una spettacolare visione delle brumose falesie di Étretat si apre il racconto del regista Giovanni Troilo.
Fino ad arrivare all’ultima tappa del viaggio – e della vita di Monet – nella casa di Giverny, resa unica dal famoso giardino creato minuziosamente dall’artista e dal percorso acquatico popolato dalle ninfee. I giardinieri della Fondazione Monet e Ross King (autore di Il mistero delle ninfee. Monet e la rivoluzione della pittura moderna, Rizzoli) daranno il loro contributo per schiudere il mondo di Monet davanti agli occhi dello spettatore.

Claude Monet, La scogliera a Etretat, 1885, olio su tela, cm 65,1 x 81,3. Williamstown, Sterling and Francine Clark Art Institute Treviso Impressionismo

Claude Monet, La scogliera a Etretat, 1885

La pellicola è ricca di immagini e scene ispirate, a volte distorte per creare atmosfere oniriche. E non poteva essere altrimenti per raccontare l’arte di Monet, la sua visione: Cézanne disse del suo contemporaneo: «Monet non è che un occhio, ma buon Dio che occhio!».

Le ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e luce

Le Ninfee di Monet è un documentario quasi fisico. Lo scheletro narrativo, necessariamente costituito dal racconto della vita di Monet, sembra a tratti divenire un palco su cui mettere in scena uno spettacolo per immagini di cui i capolavori dell’impressionismo sono solamente uno dei personaggi. La fotografia d’impatto di Giovanni Troilo, le visioni oniriche che si affacciano improvvisamente sul racconto, sembrano voler evocare, suggerire – più che raccontare in modo lineare – il rapporto con l’acqua, forse l’ossessione, che il maestro francese aveva. L’elemento che è sinonimo di vita ha in sé il seme dell’ossessione e della morte, della distruzione: quando il giardino di Monet era rigoglioso di ninfee, perfetto ecosistema ispiratore, allora l’acqua mostra l’altra faccia, la Senna esonda e porta distruzione.

La pellicola allora cerca un equilibrio tra parole e immagini, necessario per non far crollare il sogno. Un sogno che è pura sensazione, e che per questo è caduco e tanto facilmente può cadere nell’oblio una volta che le luci si accendono, e ci si sveglia. Lì intervengono i dati, le notizie, i concetti, come una sottile rete che sorregge la memoria sul pelo del fiume Lete.

Daniele Panebianco, da “artslife.com”

 

Attratto dall’acqua. Amante della natura. Impulsivo. Umorale. Perfezionista. Impegnato ad eternare gli elementi che rendono un momento degno di essere ricordato. Ossessionato dalla pittura e (forse) un po’ ossessionante. Ma, alla fine, un genio. Un genio che visse ogni attimo dei suoi ottantasei anni (!) in preda alla passione. Claude Monet e il suo stagno nella casa di Giverny diventano oggi protagonisti di un film: Le ninfee di Monet, nuovo appuntamento con la Grande arte al cinema. Un evento grazie al quale – per tre giorni – possiamo addentrarci nel mondo e nella mente dell’artista per scoprire i segreti di quel giardino bramato, creato e dipinto quasi all’infinto, sempre diverso e sempre sorprendente, arrivato a noi rigoglioso e intatto.

Claude Monet era la personificazione dell’impressionismo, oltre ad esserne stato il precursore, il capostipite e l’esponente di spicco. Non a caso divenne il più grande pittore di Francia.
Claude Monet, Water Lily Pond, 1918-1919 - Photo: courtesy of Nexo Digital

Ebbe un’esistenza particolare, non c’è dubbio. Ricca, densa, in cui gli alti e bassi, tanto economici quanto emotivi, non mancarono. Sfuggì dalla morsa della depressione aggrappandosi a tavolozza e pennelli. Perse un figlio, ne vide un altro tornare dalla guerra con l’odore della morte addosso. Rimase vedovo due volte. Conobbe l’insuccesso, la gloria e, sul finire del suo lungo cammino, venne beffato proprio da quella vista che lo rese famoso per la sua precisione e attenzione ai dettagli. Una privazione che non riuscì però a fermarlo nel realizzare il suo più grande (in tutti i sensi) capolavoro, quello che gli diede l’eternità: la Grand Décoration.

Ne Le ninfee di Monet a narrare le vicissitudini personali e la genesi delle opere del maestro sono l’attrice del Trono di Spade Elisa Lasowski, la fotografa Sanne De Wilde e Claire Hélène Marron, la giardiniera della Fondation Monet di Giverny, con la supervisione scientifica di Ross King (autore del libro Il mistero delle ninfee. Monet e la rivoluzione della pittura moderna).
Le ninfee di Monet - La casa di Giverny - Photo: courtesy of Nexo Digital

Sono loro a condurci lungo la Senna, spina dorsale della vita di Monet; a svelarci aneddoti legati al giardino (fonte di litigi con i vicini); a mostrarci la bellezza di quei fiori che divennero l’ossessione ultima dell’artista. E, in generale, sono loro a guidarci nei luoghi a cari al pittore mentre le inquadrature si fondono con i suoi quadri. Quadri memorabili, che dopo aver visto questo documentario saranno ancor più difficili da dimenticare. Le immagini (di Giovanni Troilo) e la colonna sonora originale (di Remo Anzovino) riescono, infatti, a far vibrare le tele e a rinnovare il legame col pubblico.

Dopo Io, Monet è giunto ora il momento di passeggiare nei musei di Parigi, nella casa di Giverny e sulle spiagge di Étretat insieme a Le ninfee di Monet (l’elenco delle sale aderenti è disponibile sul sito di Nexo Digital) e di lasciarsi impressionare dal tumulto interiore, dalla sregolatezza e dalle meravigliose ninfee di un genio che di nome faceva Claude Monet!

Vissia Menza, da “masedomani.com”

 

 

Claude Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926) ha combattuto la guerra dal suo giardino di casa, a Giverny, dipingendo l’ultima, maestosa opera sulle ninfee. Mentre il mondo era in subbuglio e la Francia arrancava tra i morti in trincea e la desolazione in città, un anziano Monet prendeva una posizione decisa e pacifista: quella di restare nel suo prezioso giardino, abbandonato da chi si era dovuto arruolare, figli e collaboratori, a dipingere la natura che vedeva attraverso quegli occhi, ormai malati, ma ancora dotati dal potere unico del trasporre le cose in maniera irripetibile. Così termina Le Ninfee di Monet – Un incantesimo di acqua e luce, il film documentario dedicato allo straordinario pittore impressionista che ha passato l’esistenza a dipingere le 3 cose che più amava, e che ha studiato, plasmato e ritrattato per tutto il corso della sua lunga vita: la natura, l’acqua, il colore.

E di natura, acqua e colore tratta questo film, realizzato da Giovanni Troilo, riconoscibile dalle immagini di forte impatto estetico già dalle prime inquadrature e dalle zoommate sui luoghi di formazione e creazione dell’artista francese, nato a Parigi, dove ha studiato, per poi spostarsi sulle fredde, grigie ed imponenti costiere della Normandia, a Varengeville-sur-mer, fino a placarsi in un’oasi di fiori, quella della casa di Giverny, dove Monet decide di piantare solo alberi e piante da fiore, appunto, per incrementare il colore nella sua vita e nelle opere.

Quei luoghi che il film racconta anche nei dettagli sui dipinti di Monet, sulle sue pennellate e sull’intreccio dei colori all’apparenza irreali: torrenti violacei, natura densa che cambia tonalità e luce a ogni angolazione, tratti più materici. Quelle tele che tutti conosciamo, che abbiamo visto in qualche libro di scuola e nei musei. Pitture come “Mare tempestoso in Etrat”, “Plage a Pourville”, la serie dei “Soleil levant”, i “Covoni”, i fiori nel “Jardin de Giverny”… dipinti che vediamo scorrere anche nei titoli di coda e che Monet ha cercato di cogliere in ogni orario e con le più diverse tonalità di luce, rischiando salute e vita, per quell’ossessione del dipingere i cambiamenti che la giornata impone.

Le ore passate sul suo battello-studio, sotto pioggia, sole, d’estate e di inverno. E quella barca che rivediamo vivere sulla Senna, che poi si immette nel mare normanno, grazie all’attrice Elisa Lasowski che, con grazia e passione, racconta la vita del pittore passeggiando per i suoi luoghi, restituendolo all’immaginario dello spettatore che diventa parte attiva del racconto. L’attrice narra episodi specifici di mostre, come l’ultima, ad esempio, presso il museo de l’Orangerie di Parigi, che fu aperta dopo la morte di Monet, e dove fu esposta la sua ultima, gigantesca opera de “Les Nymphéas” realizzata appositamente per lo spazio e donate in onore dell’armistizio del 1918 tra Germania e Francia; o dell’intenso rapporto di amicizia con il ministro George Clemenceau, suo grande sostenitore sin dagli esordi artistici.

Voto: 4 / 5

Rossella Farinotti, da “mymovies.it”

 

 

Quando l’ex Primo Ministro Francese George Clemenceau si reca a Giverny, trova parecchie tele accatastate nella cantina della ricca abitazione in cui è ospite. Numerose rappresentano fiori esotici, presentati per la prima volta all’Esposizione Universale di Parigi del 1889. Il giardino, lo stagno, le tele che rendono unica tra tutte quella casa sono opere sue: di Claude Monet, il padre dell’Impressionismo. E quei fiori dai petali carnosi, che galleggiano sulla superficie dell’acqua ed estendono le proprie radici nelle acque paludose, sono nénuphar, ma per Monet saranno sempre e soltanto Nymphéas, Ninfee.

È proprio per raccontare questa storia, questa passione, questa ossessione, che arriva al cinema LE NINFEE DI MONET. UN INCANTESIMO DI ACQUA E LUCE, il film evento prodotto da Ballandi Arts e da Nexo Digital, che condurrà il pubblico a Parigi, tra il Musée Marmottan Monet, il Musée de l’Orangerie e il Musée D’Orsay, a Giverny con la Fondation Monet, la casa e il giardino dell’artista, e tra i magnifici panorami di Étretat. A guidare gli spettatori alla scoperta dei luoghi, delle opere e delle vicende del maestro, ci sarà Elisa Lasowski (Trono di Spade Versailles), mentre la consulenza scientifica sarà affidata allo storico e scrittore Ross King, autore del best seller Il mistero delle ninfee. Monet e la rivoluzione della pittura moderna, edito in Italia da Rizzoli. Tra gli altri interventi preziosi che getteranno nuova luce sulla figura di Monet e del suo lavoro anche quello della fotografa fiamminga Sanne De Wilde e quello della giardiniera della Fondation Monet, Claire Hélène Marron. La colonna sonora originale del film è firmata da Remo Anzovino.

Attraverso tutte queste voci e suoni, scopriremo così come Claude Monet riemerga dalla depressione che lo ha portato ad abbandonare la pittura e decida di dedicarsi anima e corpo alla sua impresa più colossale: la Grand Décoration. Enormi pannelli raffiguranti il suo stagno di ninfee, talmente avvolgenti che lo sguardo dello spettatore si perde in un’atmosfera di serenità e pace.

Seguendo il percorso della Senna, partiremo da Le Havre dove Monet trascorre il primo periodo della sua vita artistica, risalendo il fiume verso gli altri paesi dove ha dimorato, per dimostrare quanto innovativo, radicale e moderno sia il suo approccio all’arte e quanto spasmodica la sua ricerca dell’elemento acquatico: Poissy, Argenteuil, Vétheuil, Giverny. Qui, recluso nel suo giardino, mentre piovono le bombe della Prima Guerra Mondiale, Monet insegue ossessivamente il suo sogno di eterna gloria, e dipinge senza tregua la sua opera di resistenza e di pace. A Parigi, nel Musée de L’Orangerie, la sua speranza trova finalmente il giusto compimento, nelle magnifiche sale ovali da lui stesso disegnate. Qui, nel maggio del 1927, l’amico George Clemenceau inaugura finalmente il museo dedicato alla Grand Décoration.

Ma Claude Monet è morto appena cinque mesi prima. Non vedrà mai la sua opera compiuta, né conoscerà l’impatto che ha avuto sul pubblico. Ma l’opera più ardita di Monet, quella nella quale ha profuso gli ultimi dodici anni della sua vita e le sue ultime energie, viene accolta con disprezzo dai francesi. Solo trent’anni più tardi, le Ninfee di Monet varcheranno uno stagno più grande, l’Oceano Atlantico, e invaderanno gli Stati Uniti, insieme a tutta la sua produzione, decretando così – questa volta per sempre – il successo di uno straordinario genio.

da “ilfattoquotidiano.it”

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