L’Ape Maia – Le Olimpiadi di Miele

 

L’Imperatrice delle api, sorella della Regina dell’Alveare ape Maia, impone alla comunità dell’apetta la consegna di metà del miele prodotto, per contribuire alla festa delle Olimpiadi di Miele. Maia ritiene che l’esclusione del suo alveare dai giochi, usandolo solo come fonte di miele, sia una bella ingiustizia. I suoi goffi tentativi di lottare per la sua comunità ottengono un pericoloso effetto: la regina accetta di far partecipare la squadra ai giochi, ma in caso di sconfitta l’alveare dovrà consegnare tutto il miele. Una bella sfida.

Se già ci aveva convinto il primo Ape Maia del 2014, sempre diretto da Alexs Stadermann (qui coadiuvato da Noel Cleary e Sergio Delfino), a maggior ragione siamo rimasti colpiti positivamente da questo L’Ape Maia – Le olimpiadi di miele. A dir il vero, nell’equilibrio della storia e nel contenimento dell’esuberanza di Maia, ci sembra che il sequel lasci allo spettatore persino un po’ più di tempo per metabolizzare quanto accade sullo schermo, tra gag, messaggi, intrighi a misura di bimbo e suspense.

Abbiamo notato una maggiore cura nella definizione dei comprimari. Se la scalcinata squadra di Maia rimanda al circo discutibile di A Bug’s Life, la definizione degli antagonisti, con in cima la cattiva Violet, serve piuttosto bene la morale nella quale i bambini devono trovare la strada. La purezza della protagonista è superiore a ogni malignità, ma sacrificare la vittoria a onestà e lealtà non significa dimenticare i valori della sfida sportiva. Così impostato, Le olimpiadi di miele è un buon complemento a qualsiasi corso sportivo extrascolastico che un bambino sia spinto a intraprendere.

Si fa volentieri il tifo per la vittoria di questi valori, perché la sceneggiatura è calibrata, ancorché forse sbrigativa in alcuni aspetti (Willy è davvero troppo tonto, ed è improbabile che la squadra esperta di Violet non conosca strategie efficaci e basilari per alcune prove). Sono però difetti trascurabili per il pubblico di riferimento, mentre i genitori che accompagneranno i figli al cinema scopriranno una produzione molto attenta alla recitazione convincente dei personaggi, ben modellati e articolati: come nel film precedente, la CGI delicata del team di Stadermann non fa rimpiangere la tenerezza dell’anime.

Con l’aiuto di una coproduzione internazionale, la vicenda professionale di Stadermann e dei suoi collaboratori, tanti ex-artisti sopravvissuti alla chiusura della talentuosa Walt Disney Animation Australia, trova uno sbocco di grande dignità, dimostrando quanto una certa sicurezza professionale possa tener testa ai modelli pur lontani di Pixar e DreamWorks.

Voto: 3,5 / 5

Domenico Misciagna, da “comingsoon.it”

 

 

“L’ape Maia – Le olimpiadi del miele” vede la simpatica apetta impegnata a salvare il suo alveare, Campo di Papaveri, partecipando con un’improbabile squadra alle formidabili olimpiadi di miele che si tengono nell’imponente e super disciplinata città di Buzztropolis. I registi Alexs Stadermann, Noel Cleary e Sergio Delfino firmano un’opera,creata a tutto tondo per il pubblico dei più piccoli.

“L’ape Maia – Le olimpiadi di miele” è un classico film per bambini, che riesce comunque a far sorridere anche gli adulti. Una pellicola gradevole nel complesso, che racconta una storia semplice ma ricca di valori sociali, l’amicizia e il lavoro di squadra e soprattutto il rispetto per tutti gli esseri viventi.

La grande protagonista è la dolce e pimpante Maia, che in questa avventura affronta alcune delle difficoltà tipiche dei bambini della sua età: la rivalità, la non accettazione e persino l’esclusione. Inoltre, l’ape Maia dovrà imparare a gestire la sua irrefrenabile voglia di voler risolvere tutti i problemi da sola, a fidarsi e a farsi guidare dai suoi amici e dal gruppo per realizzare progetti più importanti.

L’ape Maia – Le olimpiadi di miele: una grafica super moderna che racconta una storia antica

img l'ape maia 2L’elemento che salta subito all’occhio guardando questo lungometraggio animato è senza ombra di dubbio la grafica. Sembra di poter toccare con mano le gocce di rugiada sulle foglie dei coloratissimi fiori del prato in cui vive Maia. I colori sono sgargianti e le immagini assolutamente armoniose, rendendo la storia, che di per sé è già vivace e allegra, ancora più frizzante e accattivante. Il design e l’animazione di questo film vincono su tutto e non è comunque un’operazione così semplice come si può erroneamente pensare, anche perché la storia dell’ape Maia ha origini antiche, infatti, prende spunto da un romanzo tedesco pubblicato per la prima volta nel 1912.

Maia si propone come un modello di riferimento che promuove i valori  dell’uguaglianza e delle diversità.

“L’ape Maia – Le olimpiadi di miele” è un bel film per le famiglie, in cui i bambini si divertono e i genitori possono rilassarsi e magari anche loro tornare a sentirsi come i piccoli almeno per 85 minuti.

Chiara Broglietti, da “ecodelcinema.com”

 

 

È allarme al Campo dei Papaveri: l’imperatrice delle api ha ordinato alla regina dell’alveare di consegnarle metà delle scorte del pregiato miele prodotto durante l’estate. A nulla valgono le proteste della regina, che spiega al portavoce dell’imperatrice, il perfido Aguzzo, che senza quel miele le sue api non sopravviveranno all’inverno. E non sembra avere alcun peso neanche il fatto che la regina sia la sorella minore dell’imperatrice. Solo l’apetta Maia rifiuta di rassegnarsi ed escogita un piano per salvare l’alveare: concorrerà alle Olimpiadi di Miele, la gara annuale alla quale fino a quel momento gli insetti del Campo dei Papaveri non erano mai stati invitati. Peccato che a stabilire le regole delle olimpiadi sia proprio Aguzzo, che affianca a Maia una squadra scombinata: una ragnetta emo depressa, una cimice che soffre di vertigini, uno scarafaggio nerd e schifiltoso, e due formiche rosse soldato terribilmente maldestre.

Per fortuna accanto a Maia c’è l’amico di sempre, il piccolo fuco Willi, e ogni tanto giungono anche i consigli della fida cavalletta Flip. Grande rivale della squadra del Campo di Papaveri sarà invece Violet, figlia di Aguzzo e leader della squadra di Tropolis favorita dall’imperatrice e decisa a vincere ad ogni costo.

L’Ape Maia – Le Olimpiadi di Miele segue L’Ape Maia – Il film e ripropone i personaggi dell’anime che, dagli anni Settanta, è il risultato di una coproduzione austro-tedesca e giapponese. Dal 2012 il tratto artigianale del disegno è stato modernizzato dalla grafica computerizzata, ma lo spirito della storia e la caratterizzazione della protagonista sono rimasti fedeli alla serie televisiva originale.

E fedele è anche questo secondo film per il grande schermo, nonostante la coproduzione metta ora insieme Germania, Australia e Stati Uniti. Maia è ancora l’apetta curiosa e temeraria che sfugge continuamente alle regole dell’alveare, società gerarchica e strutturata per antonomasia, cacciandosi spesso nei guai ma non perdendo mai il buonumore. A ben pensarci, è una delle figure femminili più assertive dell’animazione recente, e con la Pimpa condivide una sete di conoscenza e un’intraprendenza che fanno di lei una leader naturale.

Voto: 3 / 5

Paola Casella, da “mymovies.it”

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