Earth – Un giorno straordinario

 

Sarà per via dell’imprinting infantile datomi da quella dolce mollezza post-prandiale aperta dall’Aria sulla quarta corda di Bach, sarà per una sincera e radicata fascinazione per le meraviglie sorprendenti della Natura, ma per i documentari sugli animali ho sempre avuto un debole.
Solo che Earth – Un giorno straordinario non è un semplice documentario: perché dai tempi gloriosi del Quark di Piero Angela il documentario naturalistico si è evoluto (anche, e soprattutto, formalmente), perché questo è un docu-film, più che un doc vero e proprio, e perché la rappresentazione visiva per le meraviglie sorprendenti della natura raggiunge qui vette finora mai toccate: le stesse del materiale che è alla base di questa operazione cinematografica, la serie di documentari della BBC Planet Earth 2.

Sul grande schermo la potenza delle immagini di Planet Earth esplodono, e rivelano come già alla base di quel prodotto televisivo ci fossero idee di ripresa e di montaggio fortemente cinematografiche, che in Earth – Un giorno straordinario vengono esaltate anche dalla struttura narrativa, oltre che dal formato delle immagini.
Esempio principe di tutto questo è il segmento che racconta delle giovani iguane marine cacciate e inseguite sai serpenti delle Galapagos, diventato virale online qualche mese fa, all’epoca della prima messa in onda di Planet Earth 2: e come e più di allora, al cinema se ne apprezza la straordinarietà delle riprese, sì, ma anche un montaggio che ne fa un corrispettivo “naturale” di una scena d’azione e d’inseguimento di un grande maestro del cinema contemporaneo.

E così anche le legnate che si assestano quegli animali solitamente eleganti e placidi – nonché incredibili, come usciti dalle pagine di romanzo di fantascienza, al pari di tante altre creature che popolano il nostro pianeta – che sono le giraffe, qui, sembrano uscire da un film della serie di I Mercenari; e gli orsi che si grattano la schiena contro gli alberi sono i Jim Carrey + Jack Black del mondo naturale; e la magia che evocano le riprese sottomarine dei capodogli, e del loro sonno in posizione verticale, è la stessa dei grandi film di Miyazaki.
Solo che, qui, non c’erano set, prove, copioni, attori. Qui a scrivere la sceneggiatura è la Natura, e non ci sono secondi, terzi, quarti, trentesimi ciak. Qui è solo buona la prima, fatto salvo il periodo di attesa e di preparazione, e la prima è incredibile. Sempre.

Bradipi indolenti, narvali misteriosi, pinguini instancabili, cuccioli di zebra, insetti che vivono solo ventiquattr’ore o semplici – si fa per dire – lucciole, in Earth – Un giorno straordinario emozionano come grandi attori hollywoodiani. E il film, capace di lasciare a bocca aperta chi non è insensibile alla bellezza (non solo della Natura, ma alla bellezza tout court), aiuta a ricordarci quanto sia importante preservare il pianeta sul quale viviamo, e la bellezza della diversità straordinaria che ospita.

Voto: 4 / 5

Federico Gironi, da “comingsoon.it”

 

 

 

Dalla BBC Earth Films un documentario girato a sei mani, che nel corso di una sola giornata, dall’alba al tramonto, si propone di raccontare tutta la potenza della natura. Dalle isole più remote dell’Antartide alle giungle esotiche dell’Asia, dal bush australiano al deserto africano, una squadra di 100 operatori riprende più di 40 specie viventi, utilizzando i più moderni ritrovati della tecnologia. Voce fuori campo di Diego Abatantuono, a sostituire il doppiatore originale Robert Redford, regia del premio BAFTA Richard Dale, del nominato all’Oscar Peter Webber e di Fan Lixin, primo documentarista cinese a ottenere un Emmy in due categorie.

Tra i tanti fattori che entrano in campo nella valutazione di un documentario naturalistico ce n’è uno decisivo, mai osservato forse con la giusta attenzione. Chiamiamolo il “coefficiente zebra”.

Presenza costante in quasi tutti i reportage sulla natura, la zebra è l’animale che ricorre più volte in uno dei topos del genere: la caccia. Capita così spesso che quasi non ci si fa caso. Vittima predestinata dalla regia dell’uomo (e del fato), di rado la zebra sfugge all’attacco di una varietà sfortunatamente molto ampia di predatori, diventando di volta in volta il simbolo della ferocia della natura, dell’ineluttabilità della legge del più forte, della relatività del male. Tanto che quando l’animale scampa al suo nemico si tratta sempre di un piccolo evento, sottolineato con stupore dalla voce fuori campo.

Succede anche in Earth: un giorno straordinario. Solo che qui succede tre volte. Abbastanza per prendere in considerazione il coefficiente zebra come indice corretto per valutare almeno uno degli elementi fondanti del film: il tempo. Girato in cinque anni, da un team di cento operatori distribuiti su tutti i continenti, e coordinati da Peter Webber, Richard Dale e Lixin Fan in cabina di regia, Earth deve la sua straordinarietà al lusso temporale che la BBC gli ha concesso. “Non abbiamo fretta di girare un nuovo documentario”, dicevano i produttori dopo il primo Earth – la nostra terra, blockbuster del genere “natura” con 112 milioni di incasso. E infatti, prima di consegnare un nuovo sequel, di anni ne sono passati più di dieci.

Voto: 3 / 5

Ilaria Ravarino, da “mymovies.it”

 

 

 

“Earth – Un Giorno Straordinario” è un documentario sulla scoperta del fantastico mondo animale e non solo. Durante tutta la durata della pellicola siamo immersi in bellezze stupefacenti di fronte alle quali è impossibile non rimanere a bocca aperta. Il lungo lavoro dei registi Richard Dale e Peter Webber, insieme a una grande troupe ha portato alla luce quello che oggi può essere considerato uno dei più moderni documentari, grazie ad apparecchiature super tecnologiche.

La voce di Diego Abatantuono ci conduce in un viaggio della durata di ventiquattr’ore: dalle prime luci dell’alba fino a notte fonda. La linea narrativa si articola in sei diversi momenti: la mattina presto, mezza mattinata, mezzogiorno, tardo pomeriggio, sera e notte.

Earth – Un giorno straordinario: cosa ci accomuna al resto del mondo

A differenza della maggior parte dei documentari sulla natura, quest’ultimo lavoro della BBC vede l’uomo parte integrante del mondo animale. Tra noi e le colorate creature che popolano la Terra c’è qualcosa che ci lega profondamente: il Sole. É proprio grazie a questa enorme Stella che il nostro Pianeta viene anche chiamato “il Pianeta fortunato”. Il Sole con i suoi raggi veicola energia sulla Terra, capace di farci vivere.

Come possono i raggi solari influenzare così tanto la vita di un essere vivente? Nel documentario assistiamo al risveglio delle Iguane Marine, nel Sud del Pacifico. Questi grandi rettili non si muovono minimamente fino ad aver accumulato un certo quantitativo di energia solare. I Presbiti dalla Testa Bianca, dei primati molto rari, non appena vedono le ombre della sera scappano sulla cima delle montagne di Guangxi, in Cina. Queste tenere scimmie sono terrorizzate dal buio e non trascorrono nemmeno una notte in tutta la loro vita lontano da un riparo. Questi solo per citarne alcuni.

Earth – Un giorno straordinario: il merito della tecnologia

Earth - Un giorno straordinario scena film

Dopo il grandissimo successo di “Earth – La nostra terra” del 2007 firmato BBC Natural History Unit, a distanza di ben dieci anni possiamo godere nuovamente di un prodotto di qualità che cela dietro di sé un grande messaggio. Dobbiamo ricordarci più spesso di quanto sia sorprendente vivere anche un solo giorno sul nostro Pianeta.

La tecnologia ha svolto un ruolo centrale per la riuscita del lavoro. Rispetto al 2007, siamo passati da una risoluzione 2K a 4K che crea immagini luminose, nitide e verosimili. Non solo, anche l’utilizzo di droni super tecnologici come quelli a otto rotori, gli Octocopter per filmare dall’alto i primati Langur per la prima volta offrendo viste stupende anche di luoghi difficili da raggiungere fisicamente. Tutto questo per coinvolgere maggiormente lo spettatore, per farlo sentire proprio lì nel deserto vicino alle zebre, o accanto a quel tenero panda che non intende svegliarsi.

Siamo noi al centro della vita della Terra. Siamo noi che dobbiamo prendercene cura. Noi siamo sul “Pianeta Fortunato”.

Matteo Farinaccia, da “ecodelcinema.com”

 

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