Conversazione su Tiresia

 

«Chiamatemi Tiresia!». Si apre così Conversazione su Tiresia, lo spettacolo scritto e interpretato da Andrea Camilleri andato in scena al Teatro Greco di Siracusa lo scorso 11 giugno 2018 di fronte a 4mila spettatori nell’ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico.

Un racconto mitico, pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore.

Ci sono riprese di spettacoli che si limitano a documentare quanto accade sul palco, magari anche con grande attenzione a cogliere dettagli della messa in scena, ma che, come si dice in teatro “non passano la ribalta”. Non riescono cioè a restituire al pubblico che vi assiste in una condizione diversa (quella della sala cinematografica) le sensazioni che sono state provate dagli spettatori a teatro. In questo caso invece le emozioni si avvertono sin dall’inizio quando il Maestro della narrazione Andrea Camilleri entra sul palcoscenico facendosi guidare verso il punto che non lascerà più per tutta la durata del suo monologo.

‘Guidare’ appunto perché il papà di Montalbano non vede più così come il mitico indovino cieco a cui presta l’eloquio e il corpo facendolo comunicare con chi assiste attraverso la sua voce di novantatreenne lucido e dotato di una memoria ferrea che ha fatto sì che il suggeritore non abbia mai dovuto intervenire.

Tra rievocazione storico-letteraria ed ironia attualizzante Camilleri attraversa i millenni affascinando gli ascoltatori, partendo dall’antica Grecia per arrivare ad Apollinaire, Virginia Woolf, Borges, Pound e Pavese (solo per citarne alcuni).

Voto: 4 / 5

Giancarlo Zappoli, da “mymovies.it”

 

 

Il teatro al cinema. Da teatrante pluriennale ero curiosa dell’esperienza, cosa sarebbe stato dell’hic et nunc della performance dal vivo? La proiezione si apre con una panoramica della platea che man mano si riempie. Le luci si abbassano, cala il silenzio per lasciare posto all’attesa. Si comprende da subito che il motivo per il quale si è lì, sulla poltrona del cinema (così come gli spettatori erano lì tra gli spalti del Teatro Greco di Siracusa lo scorso giugno), è uno: vedere e ascoltare il Maestro Andrea Camilleri in Conversazione su Tiresia.

Lui arriva gigante sullo schermo, accompagnato da una bellissima Valentina Alferj, si siede su una poltrona che, insieme ad
tavolino, una lampada e qualche libro, compongono la semplicissima scenografia, che si avvale di proiezioni in grandi dimensioni sul retro. Camilleri attacca subito il suo monologo non lascia spazio ad applausi di celebrazione.

Si entra immediatamente nel racconto. “Io sono Tiresia. O come direbbe qualcuno, Tiresia sono” le prime parole ad essere pronunciate, che danno il via ad un avvincente racconto che oltrepassa spazio e tempo e che ci fa percorrere le sorti dell’indovino cieco reso celebre da Sofocle ma ripreso da moltissimi grandi della letteratura, quali Omero, Ovidio, Seneca, Dante, Apollinaire, Eliot, Pound ,per citarne alcuni.

Lo spettacolo, scritto e interpretato da Camilleri con la regia teatrale di Roberto Andò ci fa capire quanto e come l’indovino cieco abbia affascinato l’immaginario degli artisti per secoli e secoli a causa del suo potere divinatorio, della leggenda che vuole egli sia stato sia uomo che donna e per la sua caratteristica di non vedente. La cecità è proprio l’anello di congiunzione tra Camilleri e la figura mitica, la cecità, che toglie la possibilità di guardare con gli occhi e accentua la capacità di vedere meglio, di dare spazio alla ragione, di consentire alla memoria di emergere. L’“impiegato della scrittura”, così come si definisce Camilleri durante la conferenza stampa, si rivela grande attore, magnetico e autorevole, con molto sprazzi di ironia, tanto che il regista Roberto Andò appella quella di dirigere lo spettacolo “l’esperienza più bella della sua vita”.

Testimonianza condivisa da Stefano Vicario che si è occupato della regia cinematografica dello spettacolo, ripreso da diverse telecamere durante l’esibizione al teatro Greco, e poi montato per il cinema, come da Roberto Fabbriciani che ha curato le musiche dal vivo affidate ad uno strumento semplice e archetipo quale il flauto.

La visione di Conversazione su Tiresia è estremamente consigliata sia ad un pubblico di adulti che di giovani: per questi, infatti, può essere un importante messaggio e uno spunto di riflessione su quanto la cultura riesca a renderci eterni.
Il teatro al cinema, un’esperienza da ripetere se associata ad eventi unici e rari come questo proposto da Palomar che ha curato la produzione e Nexo Digital che lo distribuisce.

VOTO: 5 / 5

Marianna Cozzuto, da “filmforlife.org”

 

 

«Chiamatemi Tiresia!» disse la calda voce di Camilleri in apertura di quello che potrebbe passare alla storia come uno dei monologhi più belli della stagione. Se non di sempre. Perchè diciamocelo: tutti conosciamo il Camilleri “papà” di Montalbano… Ma il Camilleri teatrante in quanti lo conoscono? E, soprattutto, quanti di noi si aspettavano di vederlo calcare la scena alla veneranda età di 93 anni?

Forte di una cattedra quindicennale all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico, Camilleri riesce in un’impresa degna solo di un grande gigante della letteratura. 85 minuti di un personaggio ambiguo, malizioso, dissacrante, che con l’agilità di un funambolo salta dal banco della mitologia classica a quello della filmografia più contemporanea. E il tutto con una tale dose di leggerezza e autoironia da lasciare a bocca aperta.

Come un nonno che racconta una favola al suo nipotino, così il Tiresia di Camilleri sembra raccontare a noi la favola della propria vita e della propria fortuna letteraria. Passando per T.S EliotApollinaireVirginia WoolfPrimo LeviFreud e Woody Allen, il Tiresia di Camilleri sembra trascendere le leggi dello spazio e del tempo per trovarsi proprio di fronte a noi, a Siracusa. In quello stesso teatro dove forse, secoli e secoli fa, andava in scena una tragedia che lo vedeva protagonista…

«Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi. L’invenzione più felice è stata quella di un commissario conosciuto ormai nel mondo intero. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla, solo su queste pietre eterne.»

Andrea Camilleri in una scena nel teatro di Siracusa - Foto di Lia Pasqualino ©

Tra le evocative pietre del teatro di Siracusa e le cornici musicali di Roberto Fabbriciani prende corpo una piéce teatrale davvero incredibile. Con appena una coppoletta e due grosse lenti rosse si riesce a ridar voce a una delle figure più enigmatiche della mitologia. Ermafrodita, indovino ciecomortale costretto a vivere sette vite… il Tiresia di Camilleri non si risparmia nessun pettegolezzo, nessun bistrattamento. Dalle metamorfosi del Citerone ai colloqui con Edipo, dalle angherie di Dante al riscatto di Stravinskij. E mentre persona e personaggio si uniscono in questo racconto lungo secoli, il pubblico non può che rimanere attonito di fronte a tanta potenza poetica. Il risultato è una commossa e lunghissima standing ovation.

Grazie alla regia di Roberto Andò e Stefano Vicario questo piccolo trionfo d’arte, mitologia e letteratura sarà a giorni disponibile anche al cinema. Distribuito da Nexo Digital e Palomar, il film sarà proiettato come evento speciale fra 5 e 7 novembre – e in replica il 22 novembre (*) – presso queste sale: non perdetevelo!

Alessandra del Forno, da “masedomani.com”

 

 

Andrea Camilleri ci guida in un viaggio fra letteratura e mitologia greca, direttamente dal Teatro Greco di Siracusa: lo scrittore siciliano assume le fattezze del celebre indovino Tiresia, senza vestirne i panni ma solamente con l’ausilio della memoria e della dialettica. Un’ora e mezza trascorsa a viaggiare nel tempo col mezzo più accessibile in assoluto: la parola.

Il padre letterario del Commissario Montalbano, arrivato alla veneranda età di 93 anni, porta in scena le disavventure del veggente ellenico e, all’apertura dell’esibizione teatrale, mette subito le cose in chiaro: sul palcoscenico, lui sarà Tiresia. Sebbene indossi una familiare coppola e un confortevole maglione nero.

Prendersi l’onere e l’onore di impersonare una figura epica significa anche doverla conoscere a tal punto da risultare credibile: Andrea Camilleri riesce in quest’impresa, lui che con Montalbano ha toccato le coscienze e stuzzicato le curiosità di moltissimi, coltivando credibilità e carisma.

Nell’arco di un’ora e mezza, illuminato soltanto da un occhio di bue, Camilleri attraversa stagioni e poemi epici; dalla Grecia all’antica Roma, fino all’Italia e all’estero (in particolare a Inghilterra e Stati Uniti, grazie ai racconti e agli aneddoti di Pound ed Eliot). Il risultato è un’esibizione teatrale che intrattiene il pubblico col solo ausilio dell’eloquenza e dell’intelletto. Accompagnato da una scenografia scarna e dall’ottima musica di Roberto Fabbriciani.

Incredibile è il progetto che ruota attorno a questo spettacolo: nato per il teatro, riadattato per il cinema – con la supervisione di Roberto Andò – e pronto per la televisione, grazie al contributo di Stefano Vicario.

A trionfare è la grandezza intellettuale di una delle personalità più carismatiche del nostro tempo 

Un prodotto qualitativamente elevato che viaggia di media in media, mantenendo gli stessi risultati. Le suggestioni che pervadono Conversazione su Tiresia di e con Andrea Camilleri sono molteplici: un eccellente azzardo in cui a trionfare è la grandezza intellettuale di una delle personalità più carismatiche del nostro tempo. Andrea Camilleri dimostra che, soprattutto a una certa età, occorre stupirsi con qualcosa di diverso. Cavalcando nuove sfide, nel miglior modo possibile.

Voto: 4 / 5

Andrea Desideri, da “silenzioinsala.com”

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