CÉZANNE – RITRATTI DI UNA VITA

 

 

Quando un artista è anche un innovatore lo si riconosce nel tempo. Cézanne lo è stato: un rivoluzionario nella pittura, tanto da essere, ancora oggi, un esempio per chiunque si approcci a quel mezzo. L’artista francese (1839-1906) ha inventato un modo per rendere la prospettiva attraverso il colore piano: pennellate piatte che, strato dopo strato, restituiscono allo spazio volumi modulati. Per questo, racconta il nipote dell’artista Philippe Cézanne, il bis-nonno era angosciato, pennellata dopo pennellata, dal fare un gesto sbagliato e rovinare l’intera composizione pittorica.

Cézanne. Ritratti di una vita racconta questi e altri dettagli dell’opera dell’artista, delle sue vicende famigliari e dei rapporti sociali partendo da un punto di partenza preciso e originale: una grande mostra di ritratti di Cézanne inaugurata al Musée d’Orsay a Parigi nel 2017 e portata successivamente alla National Gallery di Londra e poi, in questi giorni, presso quella di Washington, dove sarà aperta fino al primo luglio.

Un’esposizione insolita per un artista che è riconosciuto e studiato nel panorama della storia dell’arte moderna come il pittore delle nature morte – quelle mele e pere preziosamente custodite al Moma di New York, ad esempio – e dei paesaggi – dal suo luogo di nascita, Aix-en-Provence fino alle strade e ai palazzi di Parigi, città frequentata, ma non amata.

Ritratti di una vita è infatti la prima retrospettiva dedicata a Cézanne dove i volti e i ritratti delle persone che lo circondavano sono protagonisti. Paul Cézanne in città non si sentiva accettato dalla borghesia e dai collezionisti, e neppure dai colleghi artisti, come quelli che facevano parte del circolo di Manet e degli Impressionisti. Era un uomo di provincia, benestante, ma che veniva dalla campagna. E gli interessava la realtà. Era quella che voleva dipingere. Infatti quando, sin da giovane con il suo amico scrittore Émile Zola – anche lui della Provenza – si recava al Louvre – racconta la direttrice del Musée d’Orsay Laurence des Cars – uno degli artisti che copiava più frequentemente era Courbet, perché dipingeva l’essenza delle cose, le persone normali che svolgevano mestieri ordinari.

Voto: 4 / 5

Rossella Farinotti, da “mymovies.it”

 

 

Attraverso una finestra spalancata su una natura rigogliosa, lo sguardo penetra nella dimensione più intima di Paul Cézanne, lentamente. E la macchina da presa diventa il pennello che sfiora le sue amatissime mele, le arance, piroettando poi nella camera del padre dell’arte moderna per affondare tra i teschi, gli abiti e gli attrezzi da lavoro, gli sguardi che bucano le tele con la loro straordinaria carica espressiva.
Perché in quest’ultima produzione firmata Phil Grabsky e dedicata alla Grande Arte al cinema – distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Sky Arte HD e Mymovies.it – nelle sale l’8 e il 9 maggio, sono soprattutto i ritratti a fare da cornice all’incontro tra lo spettatore e Paul Cézanne.

Cézanne. Ritratti di una vita, il docufilm dedicato al maestro che influenzò Fauves, cubisti e gli artisti delle avanguardie, ha per fil rouge la mostra Cézanne’s portraits incentrata su quelle stesse opere – in tutto cinquanta ritratti del pittore di Aix-en-Provence – che hanno viaggiato dalla National Portrait Gallery di Londra al MoMA di New York fino alla National Gallery of Art a Washington DC e al Musée d’Orsay di Parigi per svelare al pubblico l’anima di colui che ricondusse le realtà fenomeniche alle forme essenziali della sfera, del cono, del cilindro.
In questi ritratti, ai quali si affiancano una trentina di autoritratti, sono immortalati i volti di coloro che fecero parte della vita dell’artista, condividendo con lui momenti diversi. Molti furono scelti come soggetto più di una volta, lasciando sulla tela un risultato sempre diverso.

Al di là dell’allestimento espositivo ripercorso dalla macchina da presa, attraversato ora da quadri entrati nella leggenda – come la Montagna Sainte Victoire, i Giocatori di carte, o come il ritratto del Padre dell’artista che legge L’Evénement o le tele dedicate al figlio Paul, alla sorella Marie, alla sua sposa, Hortense Fiquet, allo zio Dominique – al da là del contributo, certo prezioso, di curatori ed esperti che hanno prestato il volto e la voce per arricchire i contenuti del film, guidando lo spettatore all’interno della mostra e della vita di Cézanneciò che forse maggiormente resta impresso nel cuore del pubblico, è la poesia sprigionata dalla voce, da quelle lettere alle quali il pittore consegna la propria anima, come in una confessione appassionata che alterna momenti di sollievo a istanti di infinito scoramento.
“Talvolta ho slanci di entusiasmo, più spesso momenti di amara delusione. Così è la vita. Pensa ai vecchi amici e non abbandonare l’arte in toto, poiché è l’espressione più intima di quello che siamo” scriveva.
Sono le lettere, inviate principalmente all’amico fraterno Emile Zola – ma anche a Pissarro, a Heinrich Morstatt, a Philippe Solari – a cucire il racconto che prende vita sul grande schermo. D’altronde è anche grazie a Zola – al quale il pittore, a partire dal loro incontro al Collège Bourbon, fu legato da un’amicizia appassionata, in seguito spezzata, fatta di poesia, nuotate spensierate e inebrianti visioni romantiche – che il poeta Cézanne, amante della letteratura, di Seneca e Virgilio e fervente cultore delle lingue classiche, abbandona la toga per indossare l’abito macchiato di colore. E fu sempre Zola a supportare economicamente l’artista per dieci lunghi anni.
“Ti ricordi del pino sulla riva dell’Arc, la cui fitta chioma sporgeva sul precipizio ai suoi piedi, di quel pino che proteggeva il nostro corpo dall’ardore del sole? Possano gli dei preservarlo dall’oltraggio funesto dall’accetta del legnaiolo!” scriveva nel 1858 il pittore all’amico poeta.

Il burrascoso rapporto con il padre, le difficoltà economiche estreme, il deludente esito pittorico delle sue opere, la solitudine straziante, il supporto di père Tanguy – il vecchio commerciante di colori parigino che aiutò anche Cézanne, acquistando le sue opere e fornendogli i colori con cui dipingere – lo scoramento alternato alla rinnovata fiducia sono solo alcuni aspetti della vita e della personalità di questo complesso genio descritto tavolta come un uomo schivo, aggressivo, solitario.
“Mi trovo in compagnia della mia famiglia, le persone più ripugnanti al mondo. Sto ancora cercando la mia strada pittorica; è la natura a darmi maggiori difficoltà, non riesco a esprimere l’intensità che percepisco con i sensi. Tutti sono perfetti idioti, eccetto me”scriveva.

Alle opere, ai luoghi, alle voci di curatori ed esperti – dal direttore del Musée de l’Orangerie e Museé d’Orsay al presidente della Paul Cézanne Society, dal curatore della mostra Cézanne Portrait al direttore della National Portrait Gallery – si aggiunge la testimonianza del pronipote del pittore, Philippe Cézanne, che ha preso parte al progetto offrendo un’incredibile forza al contenuto cinematografico.

Durante l’intera durata del film, i luoghi fisici – che includono Londra, Parigi, Washington D.C. e Aix-en-Provence, quel sud della Francia in cui Cézanne nacque e si spense – si intrecciano ai sentieri dell’anima e ai templi dell’arte, come il Louvre, che per l’artista assurge a una sorta di libro aperto da sfogliare e dal quale attingere costantemente.
Ed ecco Jas de Bouffan, la dimora acquistata dal padre di Cézanne per la famiglia, nel 1859, e alla quale l’artista rimase sempre legato, confortato da quella quiete che Parigi non poteva assicurargli. Il pubblico ne scruta le stanze, quasi respirando l’odore di questo studio, e insieme rifugio, rimasto tale fino al 1898 quando, un anno dopo la morte della madre, il pittore si vide costretto a vendere la proprietà.

Oltre a sottolineare il forte legame con i predecessori – e tra questi Courbet, al quale Cézanne è accomunato dalla costante ricerca del “vero” e dalla dignità della rappresentazione – il film si sofferma sul ruolo di quest’artista poliedrico, del genio capace di rendere lo spazio attraverso il colore e di mostrare, all’interno di una stessa tela, quella personalissima evoluzione in grado di superare con appassionato slancio, con una profonda ricerca ontologica e con la resa della prospettiva attraverso il colore, l’eredità lasciata dagli Impressionisti.
Intenso e profondo, Cézanne. Ritratti di una vita si fa ascoltare con lentezza, sgusciando l’anima, oltre che l’arte e le intuizioni, di un artista moderno, immenso.

Samantha De Martin, da “arte.it”

 

 

 

I volti delle persone che ha incontrato, l’inedito racconto dei momenti personali e delle confessioni più intime di uno dei giganti assoluti dell’arte moderna. Nei cinema italiani il tour nella grande mostra della National Portrait Gallery di Londra dedicata agli straordinari ritratti del pittore.

 

Dopo il successo dei titoli di questa stagione, approda sul grande schermo l’8 e 9 maggioCézanne. Ritratti di una vita, il docufilm che vede protagonista le opere del padre dell’arte moderna, colui che influenzò Fauves, cubisti e tutti gli artisti delle avanguardie.

Ambientato a Londra, Parigi, Washington D.C. e in Provenza, quel sud della Francia in cui Cézanne nacque e si spense, il film ripercorre la vita di uno dei più grandi artisti mai esistiti. Un viaggio attraverso gli spazi e le lettere private che ne segnarono l’esistenza e che aiutano lo spettatore ad avvicinarsi ancor di più all’animo e al pensiero di colui che per Picasso e Matisse fu “il padre di noi tutti”.

La macchina da presa mostra così le immagini di “Cézanne’s portraits”, l’esposizione che raggruppa ben cinquanta ritratti del pittore di Aix-en-Provence: opere che hanno viaggiato dalla National Portrait Gallery di Londra, al MoMA di New York, alla National Gallery of Art a Washington DC, fino al Musée d’Orsay a Parigi. Curatori ed esperti legati a queste istituzioni hanno prestato il volto e la voce per arricchire i contenuti del film, guidando lo spettatore all’interno della mostra e della vita di Cézanne.

Oltre a quadri entrati nella leggenda, come quelli dedicati alla Montagna Sainte Victoire o alle sue amatissime mele, Cézanne ha realizzato circa 200 ritratti: le persone che fecero parte alla sua vita sono immortalate proprio lì, con il suo tratto e le sue pennellate, e molte di loro furono scelte come soggetto più di una volta, poiché condivisero con l’artista momenti diversi della sua esistenza.  Assieme ai ritratti veri e propri, si contano poi una trentina di autoritratti: un numero davvero impressionante nella storia dell’arte. Anche il pronipote del pittore, Philippe Cézanne, ha preso parte al progetto rendendo unico questo contenuto cinematografico, costituito da opere, luoghi e voci di esperti e familiari.

da “nexodigital.it”

 

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