Bosch – Il giardino dei sogni

Il poster del documentario

Nell’agosto del 1516 si spegneva Hieronymus Bosch. Questo è l’unico fatto riguardante l’autore de “Il Giardino delle Delizie Terrene” che possiamo datare con precisione. Nato a s-Hertogenbosch, nelle terre dei duchi di Borgogna, Bosch proviene da una famiglia originaria di Aquisgrana, sette secoli prima sede della corte di Carlo Magno. Ed è proprio Bosch l’artista che più di ogni altro riesce a fondere la cultura figurativa fantastica ed esotica del Medioevo e le nuove istanze del rinascimento fiammingo.

Il racconto di questa sua doppia anima diventa oggi il protagonista di Bosch – Il giardino dei sogni, il film evento diretto da José Luís López Linares su uno dei dipinti più iconici al mondo.

Negli ultimi cinquant’anni sono state date molteplici interpretazioni relative ai quadri del pittore, che è stato presentato alternativamente come membro di una setta esoterica, come alchimista oppure come artista così raffinato da includere nelle sue opere messaggi complessi e giochi di parole visivi basati sui testi biblici e della tradizione.

“Il Giardino delle Delizie Terrene” è un quadro che con sapiente eleganza si rivolge a tutti. È destinato a generare piacere e costernazione agli occhi dell’osservatore comune, ma contiene anche concetti più nascosti che un individuo acuto, impegnato in una ricerca interiore, riconoscerà certamente come simboli di più profondi livelli di significato, capaci di scavare nella coscienza, miscelando con maestria acrobatica mostruoso e macabro, fantastico e demoniaco.

da “mymovies.it”

 

 

Bosch. Il giardino dei sogni è il titolo del documentario che affronta i misteri e le interpretazione dell’opera Il giardino delle delizie terrene, del pittore olandese.

La settima arte incontra la pittura: arriva al cinema Bosch. Il giardino dei sogni. Il 7 e l’8 novembre sarà proiettato un documentario su questo pittore visionario e su uno dei suoi capolavori più grandi, ossia Il giardino delle delizie terrene.

Una vita misteriosa

È singolare che l’unico fatto che possiamo datare con certezza è la morte di Hieronymus Bosch, avvenuta nell’agosto del 1516. Proprio l’artista fu il primo a non dare mai riferimenti temporali della sua opera: nessuno dei suoi dipinti è infatti da lui datato. Nato in Borgogna da una famiglia che fece della pittura la propria attività, di Bosch non conoscono molti fatti biografici, ma quel che è certo è che, da sposato, si elevò di rango e questo permise alla sua carriera di pittore di crescere ulteriormente, allargando il giro dei propri clienti e committenti.

La sua arte è una rara commistione fra il figurativo medievale e il rinascimento fiammingo, che nel corso degli anni ha suscitato interpretazione spesso contrastanti: c’è chi l’ha vista come espressione esoterica dei dogmi di una setta, chi ha identificato l’artista come un alchimista e chi, infine, l’ha definito una figura geniale, in grado di imprimere con i colori raffinati giochi di parole e messaggi complessi, che vanno al di là del semplice soggetto raffigurato. Persino la psicanalisi non si è tirata indietro di fronte ai capolavori del pittore.

Questo trittico, datato tra il 1480 e il 1490, si trova al Museo del Prado. L’opera è forse la più complessa di Bosch e rappresenta diverse scene bibliche, con lo scopo di descrivere l’intera storia dell’umanità vista dal punto di vista cristiano diffuso nel Medioevo.

Il trittico è formato da un pannello quadrato centrale e da due laterali che, una volta richiusi, mostrano la Creazione. Una volta aperto, invece il trittico mostra, da sinistra verso destra: l’incontro tra Adamo ed Eva, avvenuto sotto la presenza di Dio, il giardino delle delizie, in cui uomini e creature fantastiche convivono e, infine, la visione dell’inferno.

Così come l’intera opera di Bosch, anche questo quadro presenta diversi livelli di lettura. Può essere ammirato dal punto di vista formale, apprezzando la tecnica e la maestria di Bosch, oppure può essere letto, cercando il significato di ogni figura e intraprendendo così un viaggio particolarmente complesso. Proprio questa duplicità sembra pervadere l’opera sotto tutti i punti di vista possibili: c’è una fusione tra commedia e tragedia, i colori accessi fanno da contraltare a una complessità compositiva, e il significato stesso dell’opera ci porta di fronte a momenti di suspense e altri di redenzione, di esaltazione ora della vita ora della morte. Sembra che il significato sfugga, rapito da un’altra scena, come se fosse un’opera che mai si potrà comprendere nella sua totalità, ma da cui è impossibile non venire affascinati e rapiti.

Diretto dal regista José Luís López Linares, il documentario Bosch. Il giardino dei sogni si inserisce all’interno del progetto della Grande Arte al Cinema, distribuito da Nexo Digital e dai media partner Sky Arte HD e Mymovies. Il documentario ha visto la partecipazione di diverse figure di spicco del mondo dell’arte e della cultura: Miquel Barceló, Salman Rushdie, Orhan Pamuk, Cees Nooteboom, Ludovico Einaudi, e ancora Pilar Silva, curatore della mostra su Bosch al Museo Nazionale del Prado. I racconti di questi grandi nomi parlano del trittico di Bosch come di “un’allucinazione data dalla febbre alta”, di un’opera “teatrale”, c’è chi ci vede “caos, dolore e paura”. Letture diverse, impressioni contrastanti che non fanno altro che confermare la complessità dell’opera di Bosch e tutti i livelli di significato che ha saputo imprimere con la sua arte.

Siete pronti a sprofondare in uno dei più grandi capolavori della storia dell’arte? L’appuntamento è il 7 e l’8 novembre!

Emanuela Brumana, da “foxlife.it”

 

Il cinema può diventare l’appendice di un museo, se la cinematografia si pone al servizio dell’arte per avvicinare il grande pubblico al fantastico mondo di uno dei pittori più enigmatici di tutti i tempi. Il documentario El Bosco. Il giardino dei sogniè un magnifico esempio di divulgazione culturale, un’ennesima iniziativa di successo del Museo del Prado, che per celebrare degnamente il quinto centenario di Hieronymus Bosch non solo ha organizzato una splendida mostra (la prima in Spagna, in corso fino a settembre), ma ha scelto di raccontare una sola opera, il trittico del Giardino delle delizie, con i più sofisticati mezzi audiovisivi.
Da domani, 9 giugno, in Spagna – e poi in molti altri paesi europei tra cui l’Italia, e anche negli Stati Uniti – è visibile nelle sale cinematografiche il film documentario di 90 minuti prodotto dal museo spagnolo in collaborazione con Lopez-Li Films, con il patrocinio della fondazione bancaria BBVA e l’appoggio di Movistar+ e di Rtve, RadioTelevisione Spagnola. La regia porta la firma di José Luis López-Linares, già direttore della fotografia con Carlos Saura e Fernando Trueba, che dagli anni Novanta si dedica a tempo pieno al genere documentario.

LA GENESI DEL PROGETTO
Il film nasce da un’idea di Reinaert Falkenberg, storico dell’arte ed autore del libro The land of unlikeness. The garden of earthly delights, che è anche la voce narrante del documentario. Lo studioso olandese ha pensato di rianimare il dibattito intorno al quadro più famoso di Bosch, costellato da una miriade di piccole scene, la maggior parte animate da personaggi fantastici, uomini e animali, spesso incomprensibili nel loro più profondo significato.
Credo che il quadro sia stato pensato già nel Cinquecento con il proposito di stimolare discussioni all’interno della corte dei Nassau” , spiega Falkenberg, “come oggetto di conversazione, per aprire dibattiti di carattere sociale o etico; sono convinto cioè che i contemporanei di Bosch lo contemplassero alla ricerca di stimoli multisensoriali”.
Ecco allora l’idea di costruire un documentario che sia una sorta di riflessione corale, alla luce delle conoscenze contemporanee sull’autore e sull’epoca in cui visse, per approfondire le diverse chiavi di lettura di uno dei dipinti più complessi ed enigmatici di tutta la storia dell’arte. Un capolavoro che, da sempre, lascia lo spettatore attonito e stupefatto di fronte alla sua contemplazione.
Protagonista del documentario, dunque, da un lato è Il giardino delle delizie visto attraverso primi e primissimi piani che ne inquadrano i dettagli più curiosi, più significativi o le figure più ricorrenti. Dall’altro lato, una serie di intellettuali, artisti, scrittori e musicisti sono chiamati ad esprimersi dinnanzi alla stravagante maestria del pittore olandese: una selezionata intellighenzia internazionale si trova a tu per tu con il celebre trittico, nel museo a porte chiuse. Ciascuno commenta l’opera con le proprie chiavi di lettura, artistiche e culturali, ma tutti in generale reagiscono più o meno come il pubblico che affolla le sale del Prado ogni giorno, con il medesimo stupore e con la stessa affascinata attrazione verso i misteri di Bosch.

Ludovico Einaudi di fronte all'opera di Bosch
Ludovico Einaudi di fronte all’opera di Bosch

TUTTI I GRANDI NOMI CHE HANNO CONTRIBUITO
Hanno partecipato al progetto gli scrittori Cees NooteboomSalman RushdieOrhan Pamuk e Nélida Piñon; i musicisti William ChristieRenée Fleming e Ludovico Einaudi; gli artisti Miguel BarcelóIsabel MuñozCai Guo-Qiang e José Manuel Ballester. Ma anche molti storici e storici dell’arte, restauratori, direttori di musei e di collezioni, e persino medici neurologi che hanno voluto raccontare la propria visione personale del Giardino delle delizie di Bosch. Unica presenza italiana della produzione, quella del musicista Ludovico Einaudi, del quale è stato scelto anche il brano Passaggio (dall’album Le Onde) come sottofondo musicale dell’opera.
Girato tra la Spagna e l’Olanda, il film è montato con grande ritmo, con il contraltare di una colonna sonora fatta di brani originali e non, diversissimi fra loro – classici, rock e pop – ma in assoluta sintonia con le immagini che scorrono sul grande schermo. Il documentario del Prado è un appassionante viaggio attraverso l’arte e la cultura del tardo Medioevo, considerato erroneamente un’epoca di oscurità intellettuale e di cupo rigore nei costumi, in realtà fonte di ispirazione inesauribile per la fantasia e il gusto di Bosch, che fu un magnifico disegnatore e un eccellente pittore.

– Federica Lonati, da “arttribune.com”

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