50 primavere

 

 

Aurore è una bella donna, energica e spiritosa, che si ritrova a vivere, allo scoccare dei cinquant’anni, una fase di transizione, una crisi di adattamento legata al tempo che passa. Ha due figlie già grandi, la prima delle quali le annuncia che sta aspettando un bambino. Lavora come cameriera in un locale da anni, ma il nuovo proprietario tratta lei e le altre colleghe più giovani con sufficienza, chiamandole con altri nomi di battesimo per il solo gusto di farlo (e Aurore si ritrova ad essere ribattezzata Samantha).

Il suo ex marito, con cui si era messa insieme giovanissima, ai tempi del liceo, ha una nuova compagna e due altre figlie più piccole, e lei fa i conti con il timore della solitudine, le figlie ormai adulte e alla ricerca della loro strada, le vampate di calore della menopausa, la sottile paura che la parte più interessante della vita sia già trascorsa.

In realtà, in 50 primavere si sottolinea come essere donne non è mai facile, a qualunque età: anche le figlie di Aurore hanno i loro problemi, le loro incertezze, e la paura di non farcela è sempre dietro l’angolo. Come reagire? Una bella dose di sana autoironia non guasta mai: Aurore alle volte è giù di morale, ma mai si piange addosso e cerca, con determinazione e semplicità di ricominciare, rinascendo a nuova vita. In questo può contare sul supporto delle amiche storiche e di nuove amiche che incontra lungo il sua cammino di crescita, perché sì, anche a cinquant’anni (e ben oltre!) si può crescere.

50 primavere (2017) di B. Lenoir, un film sul significato di essere donna -Recensione - imm.1

La protagonista di 50 primavere non rinuncia a cercare nuove strade, a provare a innamorarsi di nuovo, nonostante viva in una società che la fa, a volte, sentire fuori posto. Di fatto per tutta la vita non facciamo altro che cercare il nostro posto nel mondo, uno scopo alle nostre vite, qualcosa per cui combattere, qualcosa che ci definisca come persone.

50 primavere (2017) di B. Lenoir, un film sul significato di essere donna -Recensione - Imm.2

Il tempo che scorre inesorabile ci mette costantemente di fronte ai nostri limiti, al fatto che gli orizzonti delle nostre vite non sono infiniti; possiamo farci prendere dal panico, oppure buttarci nella vita, prendendo quello che ha da offrirci momento per momento.

Per quanto possa non essere facile, Aurore in 50 primavere non si perde d’animo e trova nelle donne intorno a lei (amiche, colleghe, figlie) delle compagne di viaggio con cui ridere, litigare, divertirsi, piangere insieme a darsi coraggio reciproco nei momenti in cui tutto sembra troppo difficile.

Il film 50 primavere riesce a trattare temi profondi con leggerezza e grande umorismo; la vita è dolceamara, si sa, ma, se si ha il coraggio di vivere fino in fondo, tutto può (ancora) succedere.

Annalisa Bertuzzi, da “stateofmind.it”

 

Aurore è una donna sulla cinquantina che fa la cameriera ed è separata dal marito da cui ha avuto due figlie di cui una è incinta. Nel momento in cui perde il lavoro apprende anche di stare per diventare nonna. Questi due eventi la mandano in crisi: vede troppi anni dietro di sé. Casualmente però incontra un amore di gioventù e pensa di poter ricominciare. Non è però così semplice.

Si possono scrivere (e di fatto si sono scritti) dei saggi su quel delicato momento in cui una donna avverte il senso dello scorrere del tempo e teme di stare diventando ‘vecchia’.

Si può però anche fare un film e riuscire a dire, anche divertendo, molte cose in materia trasmettendo sensazioni che la parola scritta forse non riuscirebbe a rendere appieno.

La commedia francese come genere rappresenta il terreno ideale su cui compiere un simile esercizio. Ci vuole però una regista (non ‘un’ regista) che non è ancora arrivata alle cinque decadi di vita ma che conosce bene le donne e un’attrice che dia corpo a tutti quei rivolgimenti che la medicina riassume nel periodo della menopausa (con le sue vampate di calore). Blandine Lenoir l’ha trovata in Agnès Jaoui che sa leggere nei più piccoli dettagli le sfumature di un personaggio che passa dalla accensione vitale al pianto e che si ritrova a confrontarsi con quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

A partire da Café Society e passando per La La Land il tema sembra essere diventato uno dei favoriti dal cinema. Il riascoltare una canzone di “Hair” pensando a quando le proprie figlie erano piccole e spensierate mentre ora sono giovani donne con problemi più o meno grandi può provocare nostalgia. Ma Jaoui non è attrice che accetti personaggi rassegnati a qualcosa (nello specifico allo scorrere del tempo). Lo spettatore ne segue le incertezze, i mutamenti d’umore ma in cuor suo sa che Aurore cercherà una via d’uscita. Una soluzione però che non si limiti alla sottile rappresaglia che la sua amica del cuore compie nei confronti di uomini che stanno con donne molto più giovani di loro in una delle scene più esilaranti del film.

Voto: 3 / 5

Giancarlo Zappoli, da “mymovies.it”

 

 

Aurore è una cinquantenne divorziata, ha due figlie di cui una incinta. Passa da un lavoro all’altro e la prospettiva di diventare nonna, nonché la menopausa incombente, la riempie di perplessità.

Un giorno, per puro caso, Aurore ritrova Christophe, il suo primo amore adolescenziale, e da quel momento il desiderio di ricominciare una nuova vita, lasciandosi andare al sentimento nonostante gli anni trascorsi, si intreccia con le mille incombenze della vita quotidiana e i problemi di famiglia.

Diretta da Blandine Lenoir, 50 primavere è una commedia garbata e malinconica che fa perno sul tema abusato ma mai logoro del rimpianto per un passato irrimediabilmente perduto; giocata tutta in chiave femminile, l’opera ritrae con partecipazione il passaggio tra una generazione e l’altra – le più giovani divise tra speranza e pessimismo, le più mature disilluse – e la persistenza dei sentimenti nel tempo.

I personaggi sono ben caratterizzati – così come i dialoghi che, in un paio di sequenze, danno vita a situazioni godibilissime – e la protagonista, interpretata da Agnès Jaoui, convince per l’equilibrio tra simpatia e disincanto.

Gianfrancesco Iacono, da “cinematografo.it”

 

 

Agnès Jaoui è Aurore, una donna che ormai arrivata al fatidico traguardo dei cinquant’anni si pone le insicurezze di un’età problematica per il genere femminile. Separata e nuovamente alla ricerca di un lavoro, ha due figlie che percorrono un cammino molto diverso fra loro: la prima, la più grande, è incinta, mentre la seconda ha perso la testa per un ragazzo con poco da dare. Aurore soffre la solitudine e le continue avvisaglie di un tempo trascorso troppo in fretta, fino al casuale incontro con un amore giovanile che, tra mille complessi, la risveglierà dal torpore dei suoi dubbi. La regista Blandine Lenoir firma una pellicola tutta al femminile portando sul grande schermo una tematica dalla difficile narrazione emotiva, laddove il pericolo di un approccio banale e stantio è sempre dietro l’angolo. Grande merito per la riuscita del film è sicuramente nel talento di un’attrice come Agnès Jaoui, indubbiamente incline ad un ruolo che fa suo senza mezzi termini, portando in scena ogni sbalzo umorale della protagonista con incredibile naturalezza e donando al quadro totale un profondo senso di spontaneo coinvolgimento. Lo scorrere del tempo e il sopraggiungere di un’età ‘mezzana’ dove la gioventù vive come ricordo e la vecchiaia è uno spettro che incombe, sono questioni che trovano un degno spazio nella cornice di una commedia in puro stile francese, arricchita da un impianto volutamente pluri accessoriato di contrasti che rendono gli aspetti divertenti, ma anche quelli tristi, di sicuro impatto. Così la commedia diviene dramma e il dramma sfocia in comicità, sottolineando nel suo stesso assetto la fenomenologia emotiva e ormonale che colpisce Aurore, portandola dal riso al pianto senza apparente logica. Malgrado la pluralità di elementi che rendono 50 primavere una pellicola più che godibile, l’espediente dell’amore passato che torna a dar nuova verve alla vita di Aurore appare anacronistico e forzato, un accorgimento artificioso poco credibile e blasonato che rischia quasi di spezzare l’armonia di un contesto carico di elementi degni di nota. Quel che è certo e inconfutabile resta la vincente presenza di un cast femminile dallo sguardo ampio e totalizzante, che scruta le tappe di un cammino ricco di ostacoli rimarcando le inesauribili potenzialità che ogni età può riservare senza perdere il gusto di una poetica grazia.

Silvia Bertollini, da “indie-eye.it”

 

 

Aurore ha cinquant’anni, due figlie e un divorzio alle spalle. L’arrivo della menopausa, con le sue vampate di calore e gli sbalzi umorali, è solo il segnale definitivo di un giro di boa già percorso, di una soglia varcata verso la perdita di desiderabilità, la rinuncia agli appetiti sessuali e alla speranza di vivere una vita piena. Ma questo segnale chi è in definitiva a mandarlo, la natura o la società? Il destino delle donne è davvero rivolto all’irreparabile declino con l’interruzione del flusso mestruale e non si può far niente per cambiare i corsi e ricorsi della storia femminile? Su questo si interroga 50 primavere, sottraendo il peso della gravitas socio-antropologica con un irresistibile piglio di (auto)ironia, destrutturando schemi e stilemi in un divertente e anticonvenzionale ritratto di signora. Una rappresentazione che si inerpica tra le pieghe intragenerazionali, (ri)scoprendo la maternità, il sesso, l’amore e soprattutto la relazione con se stessi. Aurore si ritroverà a mettere in discussione tutto e forse a mettersi a nudo, davvero, per la prima volta in vita sua.

50 primavere2Agnès Jaoui avvolge con il suo charme ironicamente sensuale l’intero racconto, che schizza perennemente sulla falsariga dell’assurdo e del nonsense, con una discontinuità narrativa piacevole e appagante. Le forme burrose e sensuali dell’attrice franco-tunisina si avvinghiano a tutta la costruzione del lungometraggio, una sinuosità che flessuosa gioca con le simmetrie comiche, dialogiche, strutturali, cercando e trovando una propria azzeccata variazione sul tema – un tema, in questo caso, molto di rado attraversato dalla filmografia –, sofisticata e fragrante. Si ha l’impressione con questo film scritto e diretto da Blandine Lenoir, non solo di guardare una commedia brillante ben congegnata e interpretata, ma di assistere a un esperimento artistico molto più intimo, delicato, sincero, seppur sempre intercorso da una persistente venatura di levità e allegria. Molto interessante e divertente è in particolare l’uso che la Lenoir fa dell’apparato audio – musicale e dialogico – in un gioco continuo di rimandi semantici e sottolineature sceniche che intreccia sospiro e parole, il raccontabile e l’indicibile che attraversa ogni segmento di sguardo verso noi stessi e gli altri.

Nicoletta Scatolini, da “sentieriselvaggi.it”

 

 

Ancora una volta, Blandine Lenoir ha girato un film dedicato all’universo femminile. Se nel precedente Zouzou aveva affrontato il rapporto madre-figlia e la scoperta della sessualità, in 50 primavere propone invece il ritratto a tutto tondo di una donna che si ritrova a dover affrontare grandi cambiamenti fisici ed emotivi e a rimettersi in discussione a cinquant’anni. La regista francese ha scelto il genere della commedia brillante per raccontare la storia di Aurore, e delle tante che possono identificarsi con lei, e per parlare di un tema che le sta chiaramente a cuore: il ruolo della donna nella società. Non si tratta di un film manifesto, quanto di un’opera leggera che, attraverso le vicissitudini che capitano alla protagonista, vuole far riflettere su argomenti significativi come la discriminazione dovuta all’età e all’aspetto fisico, la maternità, l’amore, il cambiamento del corpo e la menopausa.

La Lenoir insiste soprattutto sulla questione dell’età, che simboleggia un momento di svolta nell’esistenza della protagonista: l’avere raggiunto i cinquant’anni significa essere messa in disparte dalla vita delle figlie, ormai divenute grandi; dal mondo del lavoro, in cui il non essere più giovane vuol dire essere messa in secondo piano; ma soprattutto, il cambiamento radicale nel corpo. Il tema della menopausa è affrontato raramente al cinema, ma la regista lo ha saputo raccontare con intelligenza e sensibilità: i dialoghi tra Aurore e le donne che incontra, e che stanno vivendo la sua stessa condizione, hanno un tono comico ma arguto. Per esprimere l’idea dell’emarginazione di una donna che ha raggiunto una determinata età, e a cui le porte si chiudono davanti metaforicamente e non, la Lenoir è ricorsa a un espediente semplice ma efficace: in più di una scena, si vede Aurore che cerca senza successo di fare aprire una porta automatica.

Anche la musica gioca un ruolo importante e fa da cornice alla storia, una delle scene più emozionanti e significative di 50 primavere  è quando, ritrovatasi sola in casa, Aurore balla sulle note di una canzone di Nina Simone e immagina che le sue figlie siano lì con lei, rivedendole bambine. Il film propone un bel ritratto al femminile, e funziona anche perché la protagonista è interpretata da una sempre bravissima Agnès Jaoui, ironica e convincente nel ruolo di Aurore, una donna che grazie alla sua positività e senso dell’umorismo non si lascia mettere da parte, anzi: è pronta a rimettersi in gioco anche in amore. Accanto alla Jaoui, si muove un buon cast di comprimari, che le danno man forte sia nelle scene più comiche che in quelle commoventi, e che interpretano personaggi di contorno ma ugualmente importanti.

Grazie a una sceneggiatura ben scritta, a dialoghi divertenti e ironici, e a un montaggio dal ritmo vivace, 50 primavere scorre leggero per un’ora e mezza, permette agli spettatori di provare empatia per Aurore e di riconoscersi nei vari personaggi ma soprattutto regala una certa dose di ottimismo, che fa uscire dalla sala cinematografica divertiti e speranzosi.

Antonella Salvia, da “cinefile.biz”

 

In un momento storico nel quale sembra aumentata la sensibilità generale nei confronti dell’Universo femminile, arriva con eccellente tempismo il 50 primavere opera seconda della francese Blandine Lenoir (fino a oggi regista di corti e del Zouzou del 2014). Storia che poggia moltissimo sulla presenza scenica, sulla capacità comunicativa e sul carisma di Agnès Jaoui, già regista – a sua volta – di Così fan tutti o Il gusto degli altri e ormai volto noto anche al pubblico nazionale.

La sua Aurore (come da titolo originale) è una donna separata, madre di due figli, in un momento di grandi cambiamenti; anche lavorativi, ma soprattutto personali, con l’arrivo della tanto temuta menopausa, annessi e connessi inclusi. Ma ogni crisi, ci insegnano, può essere sfruttata e resa occasione per crescere e migliorare. E in film tanto ‘femminile’ è un piacere veder tante interpreti mostrarci il volto migliore della cosiddetta ‘altra metà del cielo‘, con tanto poco dispendio di luoghi comuni e stereotipi.

Certo, si gioca – ma le citazioni sono inevitabili – sulle classiche ‘vampate’ o sugli sbalzi d’umore, ma insieme a loro scopriamo anche le splendide cinque compagne della comune solidale e un rovesciamento delle tante insicurezze e debolezze messe in scena. Le richieste di aiuto di una figlia prossima alla maternità e la rabbia della più giovane rischiano di esser ridotte a un semplicistico ritorno all’ovile, come anche la conclusione che sembra ridurre il ruolo della donna alla più classica dicotomia ‘compagna’/’madre’ (o nonna), ma come spesso accade nella vita sono i percorsi a esser più importanti delle destinazioni cui conducono.

Analogamente il lungo viaggio della nostra Aurore tra ricordi romantici (quello della Ain’t Got No di Nina Simone con le figlie bambine è tra i momenti più belli del film) e nuove prospettivefa sì che – con l’esempio o per reazione – si riconosca mamma presente e utile, amica, lavoratrice e realizzata. Anche attraverso momenti divertenti come il trauma della ‘torta al cioccolato’ o gli scherzi perfidi a coppie di sconosciuti. E se il “voi bianchi scoprite la discriminazione invecchiando” o l’intervento video dell’antropologa ed etnologa femminista Françoise Héritier ci offrono interessanti spunti di riflessione, è (forse troppo?) rassicurante vedere la confusa protagonista superare le proprie paure e specchiarsi in un’immagine di sé nuova, desiderabile e rafforzata da una ritrovata consapevolezza, e dalla libertà ‘persino’ di accettare certi ruoli

Mattia Pasquini, da “film.it”

 

 

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