Mr.-Holmes-prima-clip-e-poster-del-film-con-Ian-McKellen-nei-panni-di-Sherlock-Holmes-2

Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto

51114

 

17 anni dopo Demoni e dei, film che portò entrambi alla più che meritata candidatura agli Oscar, Bill Condon e Ian McKellensono tornati ad incrociarsi con un titolo particolarmente atteso, perché centrato su un personaggio decine di volte già visto al cinema ma mai con questi tratti. Mr. Holmes. Negli anni in cui Benedict Cumberbatch e Robert Downey Jr. hanno dato vita a due Sherlock tanto diversi quanto altrettanto acclamati, colui che è stato Gandalf il Grigio e Magneto ha indossato non solo gli inediti abiti ma soprattutto le profonde rughe di un Holmes ormai ultra-novantenne, malinconico, acciaccato e smemorato, apicoltore fuori e investigatore dentro, saggio, intelligente, iconico, nostalgico e solitario. Un uomo che ha lasciato l’amata Londra per ‘eclissarsi’ in aperta campagna, tra fiori, api e incancellabili rimorsi su un ultimo caso che ha segnato un’intera esistenza.

Tratto dal romanzo A Slight Trick of the Mind di Mitch Cullin (pubblicato in Italia da Neri Pozza col titolo Mr Holmes – Il mistero del caso irrisolto), il film di Condon, premio Oscar per la sceneggiatura di Demoni e Dei nel corso degli anni perdutosi tra un Breaking Dawn e un Quinto Potere, ci conduce a cavallo delle due grandi Guerre Mondiali, la Prima e la Seconda, regalandoci due Sherlock Holmes decisamente differenti. Il primo, quello del 1947, è invecchiato, mangia pappa reale e vola in Giappone perché alla disperata ricerca di quel pepe del Sichuan che potrebbe frenare l’incessante perdita di memoria; il secondo, quello degli anni ’20, è ancora pienamente in attività, detesta l’immagine mediatica di se’ creata dal fido Watson riproposta in sala tramite infime pellicole e accetta un ultimo ‘misterioso’ caso riguardante una donna, che finirà per marchiarlo a vita.

Tormentato dal ricordo di quest’ultima indagine legato all’immagine di un guanto femminile, l’Holmes del ’47 proverà in tutti i modi a rivivere quei giorni, che di fatto poi lo portarono all’esilio autoimposto in un cottage sul versante meridionale delle colline del Sussex. Qui, al fianco di Mrs Munro, la governante di casa, e di suo figlio Roger, Mr. Holmes accudisce con amore le uniche creature che costituiscono l’oggetto delle sue cure da oltre 30 anni (con annesse 7816 punture): le api.

Una luce diversa, nuova, forse persino ‘folle’ nel suo ‘revisionismo iconico’ quella che illumina l’opera di Bill Condon, assai fedele all’omonimo romanzo di Cullin e meritevole d’attenzione perché trainata da un immenso attore, Sir Ian Murray McKellen, 76enne commovente protagonista qui alla ricerca di quel premio Oscar che andrebbe di fatto a coronare una straordinaria carriera. McKellen, di fatto, prende parte a due film in uno, perché due saranno gli Sherlock da lui interpretati. Quello ancora arzillo e brillante che fuma sigari, e non la pipa; che indossa tube, e non il tipico cappello irlandese a cui tutti noi siamo abituati; che abita in Baker Street, ma non al 221B ‘inventato’ da Watson. L’Holmes infallibile che da un semplice abito intuisce dove sia precedentemente stato chi lo indossa e soprattutto quali possano essere i suoi ‘bisogni investigativi’.

A questo Sherlock l’immenso McKellen ne affianca un altro, completamente trasformato perché invecchiato di oltre 30 anni, stravolto dalle rughe, dal respiro affannoso, dallo sguardo perduto nel vuoto della memoria andata, con la bocca spalancata perché bisognosa d’ossigeno e con le gambe pesanti, tanto da necessitare di un bastone. Un attore double-face che è andato ad umanizzare colui che è sempre stato ‘disumano’, per quanto intelligente, cinico e glaciale nella gestione dei rapporti. Sherlock Holmes, per l’appunto. Proprio lui che non è mai stato sposato ne’ ha mai avuto figli, chi l’avrebbe mai detto, si affeziona al giovane pargolo della severa Laura Linney, ovvero il bravissimo Milo Parker, 13 anni appena e un talento che a breve tornerà a battere in Miss Peregrine di Tim Burton.

Ed è proprio su questo strano e inatteso rapporto che prima Cullin e poi Condon hanno plasmato il loro fragile Holmes, in grado non solo di provare sentimenti ma persino emozioni, tanto da piangere. Addirittura. British nella struttura, con una regia letteralmente al servizio di McKellen e uno script che si divide su 3 diversi piani temporali immancabilmente conditi da humor, ‘misteri’ e perché no lacrime, il ‘pensionato’ Sherlock immortalato dal regista di Dreamgirls spiazza ma conquista, proprio perché differente dalla mitologica maschera creata da Arthur Conan Doyle. Un Holmes ‘mutato’ dall’immaginazione stessa di Watson e qui riproposto in chiave senile. Perché dopo una vita di successi e intrighi risolti, cosa ci sarà mai di piùelementare se non la mesta ma in qualche modo ancora appagante terza età.

Voto 7

Federico Boni, da  “cineblog.it”

 

Mr. Holmes è uno Sherlock diverso da quello al quale siamo stati abituati: un anziano uomo ormai in pensione, che dedica le sue giornate ad allevare api in compagnia del figlio della sua governante (Laura Linney). L’uomo che vediamo sullo schermo è un Mr. Holmes solitario e dalla salute cagionevole. Al lento decadimento fisico segue quello mentale, che lui stesso cerca di contrastare prima con la pappa reale, prodotto delle sue api, e poi con prodotti importati dal Giappone.

I ricordi vanno e vengono dalla mente dell’anziano Sherlock Holmes e l’unico modo per cristallizzarli sembra essere la scrittura: un diario, una storia autobiografica che giorno dopo giorno si arricchisce di momenti, sensazioni e emozioni contrastanti. Il mistero si fa sempre più fitto e l’ultimo caso, rimasto irrisolto, a poco a poco torna a galla, come pezzi di un puzzle che vagano nella mente del detective più famoso del mondo e che trovano la giusta collocazione solo dopo innumerevoli tentativi e notti insonni. Il merito di questo viaggio introspettivo del signor Holmes va a Roger (Milo Parker), il figlio della governante, che attraverso domande incessanti e la tipica curiosità dei bambini, porta Sherlock ad interrogarsi sul proprio passato e continuare a scrivere il suo diario.

La scaltrezza, la velocità di pensiero, l’intuizione di Sherlock Holmes lasciano spazio ad altri temi quali l’identità e la mortalità. Quello che vediamo sullo schermo è “un uomo che lotta con la sua stessa leggenda”. Una volta perdute le grandi capacità, scopre un modo diverso di vedere le cose e, superando i proprio limiti, riesce a fare qualcosa di nuovo della propria vita.

La bravura di Ian Mickellen, conosciuto dal grande pubblico per le trilogie cinematografiche de Il signore degli anelli e Lo Hobbit dirette da Peter Jackson, dona un tocco magico alla nuova versione del detective che, riferendosi al suo Sherlock Holmes dice: “Alla mia età sono inevitabilmente interessato a ciò che significa essere vecchi, sopravvivere agli amici e cercare di farsene di nuovi, tentando di comprendere un mondo che a volte è completamente alieno. Parte del fascino del film è che il personaggio si muove in due epoche diverse in cui lui stesso cambia molto. Si scopre il mondo di allora e di oggi e in più c’è anche il mondo della finzione; è un aspetto che rende ancora più complessa la narrazione e, per risolvere il mistero che è il nucleo centrale della storia, sarà necessario unire tutti i fili”.

Realtà e leggenda, storia e finzione si mescolano, si rubano a vicenda l’immortalità di un personaggio senza tempo. Il nuovo Mr. Holmes di Bill Condon vi aspetta al cinema dal 19 novembre distribuito da Videa.

Laura Siracusano, da “cinematographe.it”

 

 

Sherlock Holmes, l’uomo oltre il mito. Tratto dal libro di Mitch Cullin,A Slight Trick of the Mind, uscito nel 2005, il film Mr. Holmes – Il Mistero del Caso Irrisolto presenta il detective inglese più famoso della storia (interpretato magistralmente da Ian McKellen) ormai invecchiato, burbero, con gli acciacchi dell’età, che ha abbandonato da tempo il suo lavoro per trascorrere le sue giornate in una tranquilla villetta nel Sussex dandosi l’apicultura, dove vive con la governante Mrs. Munro (Laura Linney) e suo figlio Roger (Milo Parker). Il suo amico John Watson ha anche scritto un libro per onorare le sue memorie, ma non contento della sua versione, Sherlock Holmes decide di riscriverle da sé. Tuttavia, i ricordi iniziano ad annebbiarsi e dopo tanti anni, scopre che c’è ancora un caso che tormenta l’uomo e l’immagine di una donna che non riesce a togliersi dalla testa. Holmes si confida con il giovane Roger, introducendogli anche il mondo delle api che lui coltiva con tanto affetto, e insieme al ragazzino ricostruisce quel caso di omicidio che anni prima lo costrinse a ritirarsi.

Nessuno meglio di Ian McKellen poteva vestire i panni di un accigliato Sherlock Holmes. Stanco e dolorante, l’arzillo detective inizia a soffrire i malanni di una persona d’età avanzata. I primi buchi di memoria che lo spaventano a morte – lui che ha sempre ricordato ogni minimo dettaglio e dal quale è riuscito a dedurre ogni caso complicato – e quel bastone che si porta sempre dietro per aiutarlo a camminare. Il regista statunitense Bill Condon mostra un Mr. Holmes umano eppur così caparbio nel non arrendersi mai, e la sua scelta è ricaduta su McKellen, con il quale aveva già lavorato nel 1988 inDemoni e Dei.

Il Mr. Holmes di Condon è più umano che mito: è un uomo ormai arrivato quasi alla fine della sua vita, stanco, senza più forza fisica, ma solo grazie all’affiancamento del vivace e curioso Roger (che da Sherlock impara anche a fare attenzione ai particolari) ritrova quella gioia che aveva perso. Laura Linney è la controparte di McKellen e veste i panni di una madre apprensiva e diffidente nei confronti di Holmes, che vede come una cattiva influenza su suo figlio. Nel film fa un cameo Frances de la Tour, attrice inglese già collega di Ian McKellen nella comedy ViciousMr. Holmes rispolvera il mito di Sherlock Holmes, tra storia e leggenda, facendo capire al pubblico che tutti prima o poi invecchiano, ma certi personaggi resteranno sempre nel cuore dei lettori.

Verdiana Paolucci, da “filmforlife.org”

 

 

Nel 1947 Sherlock Holmes (Ian McKellen) è ormai un uomo anziano e alle prese con le prime manifestazioni della demenza senile. Ritiratosi in una casa di campagna da molto tempo, le uniche due persone con cui ha un rapporto costante sono la padrona di casa Mrs. Munro (Laura Linney) e suo figlio Roger (Milo Parker), il quale è un suo grande fan. Mr. Holmes, sebbene abbia trovato nella passione per l’apicoltura un modo per occupare il tempo, è però ancora ossessionato dalla vicenda di Ann, il suo ultimo caso ancora irrisolto.

A circa metà di Mr. Holmes c’è una scena molto simpatica ma soprattutto molto eloquente che mostra bene il cuore di questo film: il celeberrimo Sherlock Holmes è al cinema e sta guardando un film in cui il protagonista è proprio lui, Scherlock Holmes, interpretato da un giovane attore hollywoodiano. Non c’è nessun altro momento del film in cui il tema centrale, ovvero il costante gioco fra Holmes personaggio leggendario e Holmes uomo reale, è così evidente ed efficace.

Certo, bisogna innanzitutto accettare il fatto che, come ci chiedono lo sceneggiatore Jeffrey Hatcher e il regista Bill Condon, Sherlock Holmes sia realmente esistito, ma diventa molto facile quando è un attore del calibro di Ian McKellen a incarnare il ruolo. Un compito di cui egli è completamente all’altezza e di più, dovendo inoltre recitare Holmes non solo in versione anziana ma in due fasi diverse della vecchiaia, iniziale e avanzata. Negli occhi diMcKellen si legge la storia di un vero uomo, che ha vissuto moltissimo eppure sembra non aver ancora vissuto abbastanza, che vuole ancora risolvere un mistero, per poi scoprire che dovrà svelare quello di se stesso.

Ed è qui che Mr. Holmes, in un certo senso, delude le aspettative. In un mondo dove il personaggio è conosciuto da praticamente chiunque grazie alle interpretazioni di Benedict Cumberbatch e Robert Downey Jr. (forse i due attori attualmente più idolatrati dalle ragazze adolescenti) è praticamente impossibile essere originali, ma ciò nonostante basta avere una minima conoscenza del mito per verificare che il “mistero” di questo Sherlock Holmes non è assolutamente niente di nuovo, anche se presentato come tale. Inoltre, sebbene la natura del film sia molto diversa da molti altri adattamenti più strettamente investigativi, non si può non notare come i due casi presenti (è un film su Scherlock Holmes d’altronde) siano mal inseriti e poco approfonditi, specialmente la vicenda che si svolge in Giappone, decisamente superflua.

Eppure Mr. Holmes è anche senza dubbio un film toccante, delicato, ben fatto anche se un po’ lento in alcune parti (un ritmo che rispecchia fin troppo bene quello del personaggio) nonché superbamente recitato da McKellen, Laura Linney e dal giovane Milo Parker, specialmente in una scena dialogata che quasi vale da sola il prezzo del biglietto. E’ un film, insomma, che riesce a dare un tocco umano a una storia leggendaria, sempre che non ci si faccia troppe aspettative sul mistero da risolvere.

Robin Whalley, da “storiadeifilm.it”

Cosa sarebbe Sherlock Holmes senza Watson, Mycroft, Mrs Hudson e soprattutto, senza la sua disumana intelligenza? Provano a raccontarcelo il regista Bill Condon e il bravissimo Ian McKellen, che collaborano per la seconda volta dopo Demoni e Dei, in Mr. Holmes, adattamento cinematografico del libro di Mitch Cullin, A Slight Trick of the Mind del 2005.

Dopo aver interpretato Gandalf e Magneto, Ian McKellen veste i panni di un’altra grandissima icona dell’immaginario letterario e, ormai, anche cinematografico e televisivo, interpretando uno Sherlock Holmes profondamente diverso dagli altri; un Holmes più umano che non rispecchia del tutto il leggendario investigatore privato raccontato dal Dottor John Watson nei suoi famosi diari. Questa volta, infatti, Sherlock Holmes non è trattato come un personaggio inventato, bensì come una persona reale con tutte le sue fragilità e debolezze, trasformato nel protagonista di un romanzo dal suo amico Watson e lontano anni luce dall’uomo che indossa il celebre Deerstalker e che fuma la pipa (elementi assenti anche nei romanzi originali di Conan Doyle e inseriti, poi, nelle rappresentazioni teatrali successive). Ci si concentra sull’uomo che si cela dietro all’investigatore che tutti conosciamo e, nonostante le tantissime versioni della storia, nessuno ancora l’aveva raccontata in questo modo, dando a Holmes la possibilità di scegliere la strada dell’emotività a discapito di quella della logica razionalità.

mr. holmes 1

Lo Sherlock Holmes di Mitch Cullin, impersonato da McKellen, parte dal futuro immaginato anche da Conan Doyle, in cui il vecchio e stanco investigatore si trasferisce in una campagna del Sussex diventando un apicoltore. Holmes ha ormai 93 anni, suo fratello Mycroft e il suo grande amico e assistente Watson sono morti da tempo e lui sta disperatamente lottando contro le conseguenze della senilità che minacciano terribilmente le sue grandi doti mentali che lo hanno reso famoso. Il film, come il romanzo di Cullin, si muove tra il 1919, anno in cui Sherlock lavora al caso che ha sancito la fine della propria carriera d’investigatore e che lo tormenta nel presente, e il 1947 quando con tutte le sue forze Holmes tenta di scrivere la sua vera biografia in contrasto con le storie inventate da Watson. Ma la sua memoria non è più quella di una volta, la pappa reale prodotta dalle sue api non è più sufficiente a lenire i processi d’invecchiamento, e Sherlock Holmes si decide ad intraprendere un viaggio nel lontano Giappone distrutto dalla guerra per procurarsi il miracoloso pepe del Sichuan. Ad aiutarlo, però, non sono certo i rimedi naturali che usa per migliorare la sua memoria, bensì il rapporto che Holmes costruisce con il piccolo Roger, il figlio della severa governante che si occupa di lui in Sussex. Con la sua innata curiosità, infatti, Roger diventerà il vero erede di Watson e riuscirà ad aiutare il vecchio investigatore a vedere la vita in maniera nettamente diversa, una volta perdute le proprie particolari capacità deduttive che fino a quel momento erano per Holmes di vitale importanza. Solo così Sherlock riuscirà a ricostruire nella sua labile memoria il caso misterioso che lo ha fatto ritirare, e riuscirà a comprendere e ad accettare meglio la sua situazione attuale.

mr. holmes 2

Per la prima volta in assoluto, conosciamo Sherlock Holmes intimamente e riusciamo persino a provare per lui infinita tenerezza, non è più il personaggio che abbiamo conosciuto. Il vero Holmes fuma sigarette, veste la tuba, non vive al 221 di Baker Street, ride del personaggio che Watson ha creato e ha dei sentimenti reali, forti e ci dovrà fare i conti.

Senza dubbio, Mr Holmes è un esperimento interessante che, dopo gli adattamenti cinematografici ultra-pop di Guy Ritchie e quelli televisivi della BBC, tra le trasposizioni più moderne del personaggio, cambia decisamente strada e ci ripropone una visione tutta nuova e inedita di Sherlock Holmes.

Rita Guitto, da “darksidecinema.it”

 

Lontano dalle ambientazioni delle opere di Sir Arthur Conan Doyle il film Mr.Holmes – Il mistero del caso irrisolto porta nuova linfa all’immaginario iconico del grande investigatore perché fa quello che nessun film ha mai fatto prima: parlare dell’uomo Holmes e non solamente dell’investigatore, del suo acume, della sua capacità deduttiva e, per chi sa guardare, della sua umanità.

Originale e profondo, questi sono i primi due aggettivi che mi vengono alla mente quando esco dalla sala, perché questo film mi è particolarmente piaciuto. I motivi? Eccoli: un attore semplicemente sublime (Ian McKellen) in grado di essere credibile sia come novantenne che come sessant’enne, una regia firmata daBill Condon (Demoni e Dei e Twilight per citarne alcuni)  pulita ma decisamente partecipe della storia che si lascia andare progressivamente all’onirico e al concettuale assieme alla storia e al protagonista, una storia affascinante (tratta dal libro di Mitch Cullin) e il piatto è servito.

Mr Holmes film

E se non vi bastasse, un dodicenne Milo Parker che dimostra una bravura e una maturità di sguardo che sarebbero degne di un trent’enne.

Ed è proprio questo incontro/scontro di età diverse che mi ha affascinato sin dal principio: potrebbe sembrare un classico film intergenerazionale, ma è qualcosa di più: l’età dei protagonisti, dal punto di visto anagrafico, sembra annullarsi di fronte alle singole interpretazioni per diventare un tutt’uno e sospendere il battere delle lancette dell’orologio.

Un film che sa essere malinconico e riflessivo quel tanto che basta a spingere lo spettatore a confrontarsi con la dimensione del tempo attraverso un’icona eterna e, contornato da un  forte richiamo alla mortalità del corpo e, ahimé, della mente che è parte integrante dell’esistenza.
Da vedere assolutamente in lingua perché, ogni sospiro di McKellen è paragonabile ad una vita intera.
Edoardo Montanari, da “cinemamente.com”

 

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog