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Stratosferico, rivoluzionario, attuale.Zootropolis è la città in cui ogni essere sano di mente vorrebbe trasferirsi, il luogo in cui ognuno può essere ciò che vuole.

Diretto da Byron Howard e Rich Moore, il 55° lungometraggio firmato Walt Disneyporta avanti la lunga tradizione cinematografica che, da Dumbo a Bambi, daLilli e il Vagabondo a La carica dei 101 fino ad arrivare a Il Libro della Giungla e Il Re Leone si è evoluto regalandoci la possibilità di fantasticare sulla realtà, addentrarci in mondi autentici, in cui gli animali stanno nella loro atavica posizione di sottomissione e complicità (in alcuni casi inimicizia) con l’uomo. Il surplus dell’animazione li fa parlare, interagire, gli conferisce dei ragionamenti facilmente intuibili dalla nostra razza, ma non li sradica mai dalla realtà della condivisone uomo/animale. Se c’è un cartone animato in cui gli esseri umani non vengono presi per niente in considerazione quello è Robin Hood, ma anche in questo caso si tratta di un habitat prestato.
Dopo la recente intuizione della Pixar di invertire i ruoli in Il Viaggio di Arlo, a stravolgere le carte arrivaZootropolis (trailer): una città ideata e creata dagli animali, caratterizzata da culture differenti, quartieri che rispecchiano interi habitat, come l’elegante e calda Sahara Square, in cui vivono i mammiferi del deserto, caratterizzata da locali notturni e un gigantesco hotel a forma di palma; la gelidaTundratown edificata appositamente per chi predilige il freddo; il Distretto di Foresta Pluviale, con i suoi alberi rigogliosi, l’umidità impellente e le funivie… insomma una metropoli in cui ogni essere umano di qualsiasi parte del mondo potrebbe rispecchiarsi, dato che ha i tratti del paese di campagna o della futuristica Dubai, ma anche della romantica Parigi e dell’artistica Roma. Qui, in questa oasi gigantesca ed eterogenea, la coniglietta Judy Hopps crede fermamente di poter realizzare il suo sogno nel cassetto:diventare un’agente di polizia!

Nata e cresciuta a Tana dei Conigli: una zona rurale abitata esclusivamente da leporidi coltivatori di carote e, chiaramente, caratterizzata da un alto tasso di natalità, la graziosa Judy crede fermamente nella giustizia ed è straconvinta che, nonostante i pregiudizi sulla sua specie d’appartenenza, abbia tutte le carte in regola per entrare nel corpo di polizia, accanto a rinoceronti, elefanti, tigri, ippopotami, animali di una certa portata per intenderci! Il fatto che nessun coniglio abbia mai fatto parte delle forze dell’ordine non significa necessariamente che non non sia capace, semplicemente non ci ha mai provato. Così, dopo essersi diplomata col massimo dei voti viene inviata dal sindaco Lionheart (anche passando dalla foresta alla città, il leone rimane comunque sovrano) presso il Distretto 1 di Zootropolis, il più importante e difficile in assoluto. Peccato che lo stoico Capitano Bogo non abbia per niente voglia di lasciarsi incantare dalle doti nascoste di una smilza coniglietta, così le assegna il ruolo più deprimente e umiliante che avrebbe potuto desiderare: fare la vigilessa e multare chi ha il parchimetro scaduto. Ma l’occasione di dimostrare chi è le passa proprio sotto il naso quando si mette a dare la caccia alla donnola Duke, un ladruncolo di cipolle che si dilegua nella minuscola Little Rodentia in cui vivono tutti i roditori e i mammiferi più piccoli.
L’incontro con l’astuta volpe Nick Wilde sarà il punto di partenza per addentarsi nel cuore della storia. Emergono infatti i pregiudizi (volpi trattate come gente di colore ai tempi del Ku Klux Klan o, se preferite, come gli emigranti italiani del sud che si recavano al nord) alimentati dalla famiglia di coniglietti, che addirittura consegna a Judy lo spray anti-volpe.
In effetti, nonostante la giovane agente di polizia tenti di mettere da parte le storie sulle volpi furbe e approfittartici, Nick adempie esattamente all’identikit del truffatore e, per di più, le spiattella senza riserve tutte le debolezze che vede in lei, cercando di stroncare la sua positività.
Il fulcro nevralgico di Zootropolis si realizza nel momento in cui si srotola l’anima verace del genere poliziesco o, meglio dire, buddy movie. A seguito della misteriosa scomparsa di ben 16 mammiferi, tra cui il Sig. Otterton (all’apparenza un’innocua lontra) Judy fa modo e maniera per aiutare la moglie a ritrovarlo, ma il Capitano Bogo le fa un patto: o lo trova entro 48 ore o può beatamente tornarsene a Tana dei Conigli. Un’impresa non da poco per una coniglietta sola in una città sconosciuta, ma fortuna che ad aiutarla (lungi dalla sua volontà) c’è Nick.
Inizia per i due un’avventura che sviscera ritratti di encomiabile bellezza, staccando adagio le foglie perfette di una pianta animale che ha davvero tanti tratti in comune col genere umano, come i bradipi agli uffici della motorizzazione (che ovviamente rallentano il lavoro) o il criminale Mr. Big, un toporagno che fa il verso a Don Vito Corleone. Insomma, in Zootropolis gli animali si sono evoluti al posto nostro e hanno creato una società che non manca davvero di nulla, hanno capito che occorre abolire le differenze tra prede e predatori e hanno sviluppato un mondo unico ma diversificato, in cui ogni minimo dettaglio denota la presenza delle diverse specie.

Ma, come in ogni contesto che si rispetti, anche in Zootropolis si insinuano pressioni interne e scontenti, che sarà proprio Judy a smascherare, grazie al suo intuito e alla sua conoscenza delle… cipolle o, per essere più tecnici, della ‘manticampo mollicitia’, che non è solo un semplice ortaggio!
Contrariamente alle comuni favole firmate Walt Disney i buoni e i cattivi non sono tali dall’inizio alla fine, la loro personalità ambigua sconfina i ruoli e le caste, sovverte gli equilibri e lascia trapelare un messaggio fondato, millesimato e veritiero di libertà.
Adornato da una colonna sonora splendida firmata da Michael Giacchino, in cui si inserisce anche la magica voce di Shakira, il primo giallo d’animazione fa volentieri a meno del musical, ancorandosi ulteriormente alla realtà con massime come La vita non è un cartone dove canti una canzone e magicamente i tuoi sogni diventano realtà o ancora La vita reale è più complicata di una frase ad effetto.
Con l’entusiasmo che solo la casa natale di Topolino sa comunicarci, Zootropolis infonde in ogni bambino e in ogni adulto la magia e la libertà di poter essere ciò che si vuole, l’energia di realizzare i propri sogni, oltre i pregiudizi e le astruse logiche del sistema, oltre un mondo che dice no, Disney ribatte sempre e comunque che “se puoi sognarlo puoi farlo”!

Teresa Monaco, da “cinematographe.it”

 

 

Una coniglietta Cuor di Leone

Esiste una città magica, un luogo incantato dove ogni utopia si è avverata, dove tutti possono essere ciò che desiderano, dove i sogni si avverano, dove predatori e prede convivono serenamente, svolgendo i compiti che la società ha loro attribuito. Questo luogo si chiama Zootropolis, città in cui gli animali camminano eretti, si vestono come gli umani e come gli umani lavorano, ciascuno con il mestiere che più si adatta alle sue caratteristiche.
Anche in un luogo simile però, tutto potremmo aspettarci tranne che una mite coniglietta di campagna possa diventare una poliziotta badass. Questo ha infatti sempre desiderato la tenerissima Judy, che dopo un faticosissimo tirocinio, finita a fare l’ausiliaria del traffico, si troverà a dover indagare su una misteriosa sparizione di predatori, un caso che sta scuotendo l’establishment. Coadiuvata da Nick, un’infida volpe, un cinico approfittatore che tira a campare a colpi di truffe, si infilerà in un’indagine molto pericolosa, dimostrando tutta la grandezza del suo cuore coraggioso, che batte dentro il suo tenero corpicino. Dato che la trama è scritta con cura, quando sembra che la macchinazione sia stata sconfitta, saremo però appena a metà strada del caso, che vedrà nel finale un bel colpo di scena. Con una trama quasi “adulta” per quanto riguarda “delitto e castigo”, Zootropolis disegna una deliziosa galleria di personaggi, tutti ottimamente tratteggiati, doppiati da un’infinità di divi noti. Buona anche la versione italiana, con un unico appunto: perché un bisonte americano un po’ hippie parla in toscano? Perché insomma, anche se per fortuna brevemente, Paolo Ruffini? Con qualche citazione spassosa (Breaking Bad) qualche gag surreale (la morbidezza delle pecore), la storia scritta dai due registi (gente della Factory) più Jared Bush che arriva dalle serie tv, mette in scena una delle sequenze più spassose degli ultimi tempi, ambientata in un ufficio pubblico dove sono impiegati solo dei bradipi, dall’espressività travolgente, a riprova che per quanto riguarda il servizio pubblico, tutto il mondo è paese. Zootropolis è un altro di quei prodotti senza impegno ma perfettamente riusciti, che mettono d’accordo grandi e piccini. Si potrebbe obiettare quanto sia illusorio, forse un po’ nocivo, questo insistere con i piccini che si debbano ostinatamente perseguire i propri sogni, malgré tout. Ma possiamo anche lasciar perdere ogni tanto e concederci un centinaio di minuti in rilassatezza.

Giudizio: piacevolissimo. Voto 8/10.

Giuliana Molteni, da “moviesushi.it”

 

La coniglietta Judy Hopps, con disappunto dei genitori che la vorrebbero coltivatrice di carote, frequenta l’accademia di polizia e parte per la grande città,Zootropolis, dove “tutti possono essere ciò che vogliono”. Magari: per i superiori è al massimo un’ausiliare del traffico. Indagherà di testa sua su un caso di sparizioni, tirandosi dietro con un ricatto il truffatore Nick Wilde, volpe poco di buono ma meno ingenuo di lei. L’utopia politicamente corretta di Zootropolis traballerà, e così faranno i preconcetti di entrambi.

E forse i nostri, che ci aspetteremmo da Zootropolis solo un divertimento antropomorfe disneyano in stile Robin Hood. Il film di Byron Howard (Bolt,Rapunzel) e Rich Moore (Ralph Spaccatutto) è certamente anche questo, ma la ricca quantità di gag non è a sorpresa la qualità più ammirevole del 55°lungometraggio animato del canone ufficiale dei Walt Disney Animation Studios. Per carità, per tranquillizzare le aspettative più classiche, possiamo confermare quello che si deduce dai trailer: un ridicolmente lento bradipo allo sportello della motorizzazione è geniale, un club di animali nudisti è gustoso e paradossale, il tripudio di idee scenografiche in Cinemascope è avvolgente, la cura di design e animazione dei personaggi è all’altezza della casa. Tutto quello che si cerca per i bambini (veri o interiori) c’è. Però non è solo questo che rimane a luci riaccese.

Zootropolis (quanto migliore suona l’originale “Zootopia”!) sta alle favole Disneycon animali antropomorfi come Frozen stava ai cartoon con le principesse disneyane. Non rinnega nemmeno per un secondo il sogno, la forza dell’etica e della positività, la fede nei propri ideali di giustizia e la ricerca della felicità, ma li colloca in alto, molto in alto, in cima a una montagna di difficoltà concrete. Tutta da scalare, senza più fate, principi azzurri o certezze incontrovertibili. Lo urla anche il bufalo-capitano a Judy: questa non è una favola, questa è la realtà, cosa credevi? La forza del copione non sta nel condurre lo spettatore in un percorso di semplicistica accettazione del diverso, che non sarebbe poi una novità nell’animazione cinematografica (vedasi il recente Hotel Transylvania 2). La storia procede in senso inverso, partendo da una convivenza apparentemente idilliaca tra animali prede e predatori, demolendola via via e infine recuperandola come conquista né facile né definitiva, bensì quotidiana.

E’ proprio impossibile, guardando Zootropolis, non pensare a tolleranza, convivenza multietnica, strategie della paura, femminismo, evoluzione dell’individuo e della società. Bisogna fare tuttavia attenzione a non strafare: con il suo sorriso luminoso e con tempi di lavorazione di tre anni e più, Zootropolisnon potrebbe mai ammiccare a tristi recenti traumi collettivi, men che meno a polemiche più scottanti sul rapporto tra legge e natura. Se però un adulto non riesce a controllarsi e riempie le metafore aperte di Zootropolis con le proprie paure, i propri sogni e le proprie ideologie, questo avviene perché Judy e Nick non sono solo una coniglietta e una volpe caricaturali. Sono persone vere, come maledettamente reali sono le scene che li vedono raccontare seminali esperienze d’infanzia o cercare, teneri con le loro umanissime e contagiose lacrime, di venire a capo delle dinamiche di una società. “La vita è complicata”, concluderà Judy:Zootropolis non vuol dire a noi o ai nostri figli cosa o come pensare, vuole soltanto ricordarci l’importanza di farlo.
Esopo approva.

Domenico Misciagna, da “comingsoon.it”

 

Il mondo animale è cambiato: non è più diviso in due fra docili prede e feroci predatori, ma armoniosamente coabitato da entrambi. Judy è una coniglietta dalle grandi ambizioni che sogna di diventare poliziotta, poiché le è stato insegnato che tutto è possibile in questo nuovo mondo. Nick è una volpe che vive di espedienti nella capitale, Zootropolis, dove Judy, dopo un’estenuante training in accademia, approda come ausiliaria del traffico. Toccherà a loro, inaspettatamente uniti, risolvere il mistero dei 14 animali scomparsi che tutta la città sta cercando e sventare i piani di chi vuole impossessarsi del potere locale, secondo l’atavico principio dividi et impera.
Zootropolis, cartone Disney supervisionato dall’onnipotente John Lasseter, affronta di petto la tematica più attuale di tutte: l’uso della paura come strumento di governo. E va a toccare un altro degli argomenti più sensibili in ogni epoca, ovvero l’esistenza (o meno) di una predisposizione biologia al crimine per alcune razze e alcune etnie. Ma si spinge anche oltre, andando ad analizzare il rapporto fra massa ed élite, nonché l’opportunità (o meno) di sopprimere la natura selvaggia e istintiva sacrificandola all’ordine sociale, flirtando con l’eterno dilemma se nella formazione degli individui, e delle società, conti maggiormente la natura o la cultura.
In realtà il discorso portante è quello dell’autodeterminazione a dispetto della propria limitata dotazione di base: un discorso che, da Monsters & Co a Planes a Turbo, attraversa molta animazione recente. È la filosofia “Yes you can” che ha portato alla presidenza americana un afroamericano e che sta alle radici del (nuovo) sogno americano. Il corollario di questa filosofia è l’ostinazione “ottusa” di Judy a “non mollare mai”, perché nessuno può dirle ciò che può essere e non essere, ciò che può e non può fare.
Naturalmente quello che conta in Zootropolis è il modo in cui questi temi vengono sviluppati, sia a livello di narrazione che di espedienti visivi. E se la sceneggiatura mostra un gioco di semina, di echi e di rimandi fin troppo calibrato, la regia, ad opera di un team di cui fa parte anche Jennifer Lee, la wonder woman dietro Frozen, si sbizzarrisce in fughe rocambolesche, inseguimenti, esplosioni, battaglie ed equilibrismi attraverso ben quattro ambienti distinti: campagna, città, vette innevate e foresta tropicale. La vera forza del film però è l’escalation di battute sia nell’interazione fra Judy e Nick, nati per creare la chimica perfetta, sia nella caratterizzazione di decine di specie animali, fra cui spiccano i bradipi impiegati alla motorizzazione (a riprova che la burocrazia è esasperante a qualunque latitudine) e l’equino hippie doppiato in italiano da Paolo Ruffini. Ci sono anche il roditore che cita il Padrino, la donnola che vende cd taroccati, l’elefantessa maestra di yoga, i lupi che ululano a sproposito, come i cani di Up “biologicamente” predisposti a puntare ogni loro simile di passaggio, il leone sindaco, il bufalo muschiato capitano di polizia, persino la gazzella superstar che ha la voce e le movenze sensuali di Shakira. Tutti indossano abiti umani, camminano in posizione eretta, spippolano sugli smartphone (che recano sul retro il simbolo di un ortaggio morsicato), comunicano via Skype e scaricano App per inventarsi identità virtualil. Perché il presupposto ideologico, per questo come per altri cartoon (vedi Madagascar) è che il regno animale ambisca al modello antropomorfico di civiltà contemporanea: assunto che nessun animale, ancorché ottuso, probabilmente condividerebbe.

Paola Casella, da “mymovies.it”

 

 

Dopo Frozen e Big Hero 6, Disney porta al cinema un altro originalissimo film, Zootropolis, ovvero un’enorme metropoli abitata da animali antropomorfi. Qui gli uomini non sono mai esistiti e i mammiferi, prede e predatori, hanno imparato a convivere civilmente superando le differenze e gli istinti primordiali. È in questo scenario che conosciamo Judy Hopps, una coniglietta proveniente da una famiglia numerosissima (ha più di duecento fratelli), che non subisce il destino di diventare una contadina come i suoi simili e lotta per realizzare il suo sogno da bambina, ovvero essere la prima poliziotta “in miniatura” in una società in cui il ruolo delle forze dell’ordine è in mano agli animali più forti (leoni, rinoceronti, tigri, bufali, elefanti, ecc). Entrare in polizia però risulta molto più facile che non venire accettata dai suoi colleghi. Per farlo dovrà risolvere il caso di una lontra scomparsa e avrà soltanto 48 ore per riuscirci. Ad aiutarla, anche se malvolentieri, la furba volpe Nick Wilde. Ma il caso si rivelerà molto più complesso del previsto…

Sin dall’idea originale, utilizzare due nemici giurati in natura come protagonisti di un buddy cop movie (i film con protagonisti una coppi di poliziotti), emerge tutta la genialità dei Disney Animation Studios, che rispondono con un poker d’assi al recente e meraviglioso Inside Out della Pixar. La trama, che immerge i piccoli spettatori in atmosfere noir degne dei migliori classici di genere (finora ci aveva provato con risultati più evanescenti soltanto Basil l’Investigatopo), segue infatti le avventure metropolitane dei due protagonisti attraverso tutti i quartieri di Zootropolis per cercare di scoprire il mistero che avvolge alcune sospette sparizioni di animali. Tutti predatori (e non è un caso). La storia è in realtà un indovinato pretesto per parlare ai più piccoli di tematiche importanti come il bullismo (vedi il comportamento del capo della polizia), la discriminazione razziale e l’integrazione. Oltre, al più scontato motto Disney che ricorre ormai come un mantra in ogni film: «Se puoi sognarlo, puoi farlo».

La ricchezza del film si mostra anche nella sua doppia anima: noir e commedia. Se da un lato le indagini tengono col fiato sospeso, dall’altra sarà impossibile non ridere alle numerose battute e gag di cui il film è impreziosito. Una su tutte quella in cui i bradipi sono stati immaginati come perfette riproduzioni dei dipendenti pubblici di una motorizzazione civile, con esiti a dir poco esilaranti. Non mancano nemmeno indovinate citazioni a grandi film come Scarface o Il padrino, con la scena del primo incontro tra Judy, Nick e Mr. Big, il boss della malavita, che è da applausi a scena aperta.

E questo porta inevitabilmente a parlare dell’animazione dei personaggi, di prima grandezza. Grazie a una ricerca certosina degli animatori – che hanno trascorso mesi a studiare movenze, abitudini e dimensioni di oltre 50 specie di mammiferi – tutti gli animali di Zootropolis sono delle perfette copie animate dei rispettivi in natura, di cui riprendono caratteristiche tipiche e peculiarità, ma con l’aggiunta di quel tocco disneyano che li rende adorabilmente vivi e umani.

E la stessa città è una protagonista del film, studiata fin nei minimi particolari per adattarsi alle esigenze di tutti i tipi di animali, siano i più piccoli toporagni o i più giganteschi elefanti. Divisa in quartieri che mantengono intatto l’ambiente naturale di ciascuna specie (ghiacci, deserto, foresta pluviale, ecc) è unricchissimo ecosistema che evidenzia le diversità e incoraggia la convivenza tra razze differenti. Un mondo in cui tutti vorrebbero vivere, anche se utopico, come sottolineato dal titolo americano del film: Zootopia.

Un mondo che tra l’altro è più realistico che mai, innanzitutto per le innovative tecniche sviluppate appositamente per il film, che riescono a far percepire allo spettatore la folata di vento tra le foglie o sul pelo degli animali, reso ancora più dettagliato e “consistente al tatto“ grazie a un incredibile studio sull’illuminazione. E in secondo luogo per la moltitudine di citazioni alla nostra vita quotidiana con i telefonini simil Apple, con la carota mordicchiata al posto della mela, con i poster che rimandano a film recentemente in cartellone fino al riferimento al servizio di trasporto taxi Uber. E non manca neppureShakira, in pelo e pailettes nei panni della diva Gazelle, ma anche autrice dell’unica canzone del film, Try Everything, un brano che potrebbe doppiare il successo di Let it Go.

Unico difetto che si potrebbe trovare alla pellicola è il finale un po’ troppo frettoloso, in cui la spiegazione del mistero (e la morale, ovvero che nessuno nasce cattivo ma sceglie di diventarlo ) viene servita con un colpo di scena un po’ scontato, pecca questa più che perdonabile all’interno di un quadro così variegato e intrigante.

Karin Ebnet, da “bestmovie.it”

 

 

Judy Hopps è una coniglietta che vive in campagna che fin dall’infanzia ha un sogno che coltiva con passione: quello di diventare poliziotta. Anche se tutti le dicono che non si sono mai visti conigli poliziotti, Judy non si arrende, riuscendo infine a realizzare il suo desiderio. Piena di ideali e belle speranze, la nuova agente viene mandata nel commissariato di Zootropolis, enorme metropoli dove fa la conoscenza di Nick Wilde, volpe truffaldina che si fa beffe del suo buon cuore. Nonostante la conseguente antipatia nata tra i due, Judy si troverà ad aver bisogno dell’astuta volpe per risolvere un caso di sparizioni.

Con il suo 55esimo lungometraggio, la Disney riapproda in un universo totalmente antropomorfo, dove la totale assenza dell’uomo è però compensata da gerarchie, divisioni sociali e architetture cittadine tipiche della dimensione umana.

Zootropolis, diretto da Byron Howard e Rich Moore, conferma la capacità disneyana di saper creare un prodotto che sia principalmente rivolto ai bambini ma che, per la sua composizione e per il suo linguaggio, possa essere apprezzato anche dagli adulti. La pellicola affronta svariati temi da favola con intenti pedagogici: il perseguire strenuamente i propri sogni, senza badare a classificazioni imposte dall’alto o dalle convenzioni; l’evitare di lasciarsi condizionare dai pregiudizi, senza giungere a facili conclusioni nei confronti di qualcuno perché “la natura lo ha fatto così”; il non accettare di scendere a compromessi, se si rischia di andare contro ciò in cui si crede, e altri ancora.

Il tutto, però, viene inserito all’interno di un contesto che ricorre più volte a codici linguistici dalla natura potenzialmente ermetica per un bambino: sono i rimandi a un bagaglio culturale o di troppo precedente all’esperienza visiva delle giovani menti di oggi (come le citazioni dei polizieschi anni ’80) o non adatto a essa (come l’inserimento di situazioni debitrici di Breaking Bad). Ma non vi è frattura tra questi elementi e quelli più tipicamente “infantili”: nel loro svolgersi, ogni ingranaggio della macchina filmica compie il proprio lavoro senza stridere, confermandosi anzi come perfettamente funzionante ai fini della riuscita della pellicola.

Pellicola che diverte e allo stesso tempo affascina: non solo per le spassose gag che portano all’eccesso i caratteri tipici di una determinata specie animale (su tutti, l’estenuante lentezza dei bradipi agli sportelli della motorizzazione civile), ma anche per l’universo da essa dipinto, quella Zootropolis così ben rappresentata in ogni suo dettaglio, immensa città che contiene al suo interno ogni possibile razza ma che è pensata in maniera tale da far sentire ogni creatura a casa propria.

Il cartone di Howard e Moore riesce ad arrivare al cuore del bambino e alla mente dell’adulto, intrattenendo e stimolando entrambi con una storia intelligente e profonda dall’alto tasso ironico.

Lucia Mancini, da “filmforlife.org”

 

 

Dalla mitologia greca alle rappresentazioni sul grande schermo, gli animali sono costantemente al centro di un modello trasversale di forte impatto sull’ambiente sociale che affascina e continua a stuzzicare l’immaginazione dell’uomo. Nella suggestiva e più remota ipotesi di un mondo in cui ogni cosa prende vita, i sogni cesserebbero di esistere poiché i pensieri, le intenzioni e le ambizioni, custoditi nei meandri più profondi della mente, diventerebbero incredibilmente reali.
E se il cinema ci insegna che ‘i sogni son desideri’, è lecito lasciarsi trainare dalle emozioni e dalla fantasia che risiedono dal 1934 in una delle dimore più longeve dell’industria dello spettacolo: la Casa di Topolino.

Reduce dallo straordinario successo del meraviglioso Inside Out, il capolavoro d’animazione targato Pixar che è riuscito ad unire trionfalmente pubblico e critica, Disney inaugura il 2016 con una nuova strabiliante avventura prodotta dai Walt Disney Animation Studios e diretta dai registi Byron Howard e Rich Moore: Zootropolis.
La pellicola sembra proseguire idealmente il quadro utopistico realizzato lo scorso anno da Pete Docter con Inside Out, nel tentativo di percorrere orizzonti inesplorati e portare a compimento una storia tanto semplice quanto brillante. L’operazione finale è il coronamento di un valido lavoro di squadra e di un’efficace sinergia, funzionale all’assemblaggio dei comparti narrativi ed estetici e finalizzata al completamento di un prodotto accattivante e coinvolgente.
Nonostante le variabili convenzionali di un intreccio formato da frammenti canonici e comunemente utilizzati nei progetti d’animazione, il film spalanca le porte alle pittoresche atmosfere dell’universo edulcorato degli animali antropomorfi che vivono insieme in una moderna metropoli, a prescindere dallo status, dalla razza o dalla specie di appartenenza. Al centro della vicenda, un’improbabile coppia di investigatori formata dalla coniglietta poliziotta Judy Hopps e dalla volpe loquace e truffaldina Nick Wilde che dovrà indagare su un misterioso caso e trovare al più presto delle risposte.

Tra le vie, i quartieri e gli scenari colorati di Zootropolis, l’opera di Howard eMoore è intrisa di un sottile alone politico e disegna una parabola metaforica che esemplifica lo spaccato contemporaneo di una società come la nostra, popolata da pregiudizi e discriminazioni, dove albergano ancora oggi luoghi comuni e stereotipi di ogni genere. Dal punto di vista tecnico, il divario tra Pixar e gli Animation Studios è meno evidente e, complice l’abilità dei creatori di sfruttare la tecnologia nella direzione del realismo visivo, grazie anche al contributo dell’attivissimo produttore della compagnia Clark Spencer, il lungometraggio raggiunge un livello ottimale di intrattenimento e coinvolge gli spettatori in un’esperienza immersiva durante la quale si sentono parte integrante di una comunità (atipica) e dei suoi bizzarri abitanti.
Zootropolis è un concentrato effervescente di ritmo, azione e incalzante dinamismo che confluisce in una commedia investigativa, in cui dialoghi, gag e situazioni paradossali favoriscono il legame empatico con i protagonisti, in particolare Judy e Nick che portano in scena una versione alternativa e esuberante degli iconici Starsky & Hutch.
Disney si conferma la dimora idilliaca dei racconti per famiglie e dimostra una meticolosa attenzione verso una strategia produttiva rivolto all’eccellenza e al sostegno dello studio animato più antico della sua storia (Walt Disney Animation Studios), capace di inanellare una serie di classici senza tempo (Zootropolis è il 55°) amati e idolatrati da intere generazioni.

Andrea Rurali, da “masedomani.com”

 

 

 

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