Himmler

L’uomo per bene – Le lettere segrete di Heinrich Himmler

locandina Himmler

A Decent Man

Il 6 maggio del 1945 un gruppo di militari americani occupa la casa di famiglia degli Himmler a Gmund, in Germania. A quei tempi Himmler era Ministro dell’Interno del Terzo Reich, ex capo della Polizia e delle Forze di sicurezza. Contravvenendo agli ordini del Comando generale, un soldato sottrae una cassetta piena di documenti, che ricompaiono solo molti decenni dopo. Qualche anno fa la regista israeliana Vanessa Lapa, nota documentarista israeliana di origine belga, riceve notizia del ritrovamento di questa cassetta, piena ancora di lettere e fotografie originali.

Dopo un’accurata ricerca per appurare l’autenticità del tutto, che ha coinvolto i maggiori esperti dall’Archivio nazionale tedesco, con una serie attenta di controlli incrociati, Lapa realizza il film, che è composto di materiale d’epoca, filmati e fotografie, recuperati da 151 fonti reperite in 53 diversi archivi situati in 13 paesi. I testi, letti con voce fuori campo da alcuni attori, sono esattamente quelli delle lettere scritte da Himmler, e conservate dall’età di circa 10 anni fino alla sua morte per suicidio nel 1945, dalla moglie Margarete, dalla figlia Gudrun e anche dall’amante Hedwig e il materiale video è stato restaurato, sonorizzato, montato seguendo il filo delle lettere stesse. Esiste anche un libro, “Heinrich Himmler, il diario segreto. Attraverso le lettere alla moglie 1927-1945”, pubblicato da Newton Compton. Tutto il materiale è oggi conservato a Tel Aviv. Il film ci permette uno sguardo sull’altra parte della barricata, per cui era buono e giusto tutto ciò che per il resto dell’umanità era orrendo e criminale, a sancire una volta di più quanto detto da Hannah Arendt, cioè la banalità del male. Così un ometto insignificante, di origine alto-borghese, precocemente deviato e ovviamente frustrato nei confronti di un mondo che giustamente lo ignorava (le sue prime lettere potrebbero essere quelle di un futuro serial killer), trova il suo sfogo nel nome di un ideale folle, convinto di essere un eroe che lotta per l’affermazione di una nuova razza, di un nuovo mondo. Non si accorge di essere un miserabile burocrate che fa la conta dei cadaveri, immensa conta che ci auguriamo gli abbia garantito l’Inferno per l’eternità. E intanto mette su ariana famiglia e ariana amante e scrive amorevoli letterine, porta amorevoli doni e buoni pasto e fiori, perché è un buon padre di famiglia. Di una famiglia degna di lui, ovviamente, perché nessuno “sapeva” cosa facesse il padre premuroso, il marito e l’amante innamorato, come sentiremo dall’audio di un interrogatorio alla consorte. Merito supremo di un lavoro come questo è quello di avere portato alla luce le lettere e di avere raccolto e restaurato una quantità incredibile di spezzoni video e di fotografie, tutto materiale destinato altrimenti all’oblio. Visto quanto è successo dopo la Seconda Guerra e sta succedendo oggi, non nutriamo la minima speranza. In giro è pieno di piccoli Himmler, che aspettano solo che qualcuno li organizzi e li usi. Film come questo sono chiaramente prodotti mirati a un pubblico responsabile, che sarebbe bene mostrare a studenti ben preparati, perché altrimenti nella superficialità immemore dei nostri giorni, chiamiamola pure ignoranza, susciterebbero sbadigli e disinteresse. Confidiamo nel pubblico più attento e negli insegnanti più appassionati. L’uomo per bene, distribuito da Nexo Digital, sarà proiettato nelle sale il 27 e 28 gennaio.

Voto: 9/10

Giuliana Molteni, da “moviesushi.it”

 

Il 6 maggio del 1945 i soldati dell’armata americana occuparono la casa di famiglia degli Himmler a Gmund, in Germania, dove furono scoperte centinaia di lettere private, documenti, diari e fotografie. Dalla lettura di questo materiale è nato un film che svela i pensieri nascosti, gli ideali, i piani e i segreti del comandante delle SS, l’architetto della Soluzione Finale Heinrich Himmler. Il tutto grazie a rarissimi filmati, spesso mai visti prima, tratti da 151 fonti di 53 diversi archivi dislocati in 13 paesi del mondo, come il Bundesfilmarchiv 
Berlino, il National Archive Maryland, lo Steven Spielberg Film and Video Archive presso l’USHMM Washington e molti altri. Il girato è stato interamente restaurato, sonorizzato, montato seguendo il fil rouge delle lettere di Himmler e mostrando allo spettatore come “la crudeltà e il male possano emergere e svilupparsi da un’apparente normalità”.

Dopo aver partecipato al Berlinale, al Jerusalem Film Festival, al Vancouver International Film Festival, a Documenta Madrid 14, al Rio de Janeiro International Film Festival, al Telluride Film Festival, al Planete + Doc Film Festival, al Dok Fest e a molti altri festival, L’Uomo per bene. Le lettere segrete di Heinrich Himmler, firmato dalla regista Vanessa Lapa, arriva in Italia solo per due giorni il 27 ed il 28 gennaio 2015 come evento cinematografico in occasione del Giorno della Memoria, la ricorrenza internazionale per ricordare le vittime del nazismo e della Shoah proprio nel giorno in cui, nel 1945, vennero aperte le porte del campo di sterminio di Auschwitz.

Com’è accaduto che un uomo, un cattolico-nazionalista della classe media, potesse diventare il braccio destro di Hitler, il responsabile dell’ideazione, dello sviluppo ed esecuzione delle strategie che portarono allo sterminio di milioni di ebrei, comunisti, testimoni di Geova, omosessuali, dissidenti e Rom? Da dove nasce questa ideologia? Come vedeva se stesso e com’era visto in privato – dalla moglie Margarete, dalla figlia Gudrun e dall’amante Hedwig? Com’è stato possibile che l’uomo che tanto elogiava le cosiddette virtù tedesche, come l’ordine, la decenza e la bontà, quando scriveva a casa, e nel bel mezzo della guerra e della Soluzione Finale, affermasse: “Malgrado tutto il lavoro, sto bene e dormo bene”? Come può un uomo diventare un eroe ai propri occhi ed essere uno sterminatore di massa agli occhi del mondo?

Spiega Vanessa Lapa “Dato che la narrazione del film si svolge intorno alla costellazione di Himmler e della sua famiglia – dapprima attraverso i parenti e i fratelli, poi attraverso la moglie, la figlia e l’amante – il pubblico diventa testimone del mondo prodotto dalla Prima guerra mondiale e dalla Repubblica di Weimar, viste inizialmente dal punto di vista di un tedesco della classe media e successivamente dal punto di vista di una famiglia nazista di alto rango”.
Un viaggio nella Germania del tempo, dunque, ma soprattutto un viaggio nella personalità di Himmler realizzato proprio grazie alla collezione di documenti personali e fotografie che Dave Lapa, padre di Vanessa, ha acquistato nel 2006 e che, dopo un processo d’identificazione che ha coinvolto i maggiori esperti dall’Archivio nazionale tedesco, sono attualmente custoditi a Tel Aviv. Continua la regista “le impressioni personali e il personale coinvolgimento di Himmler negli sviluppi politici e sociali dell’epoca sono il filo conduttore che dà forma all’esperienza cinematografica e rivelano quanto la crudeltà e il male possano emergere e svilupparsi da un’apparente normalità. Lo spettatore è così abbandonato al disagio di essere combattuto tra due poli: il coinvolgimento emotivo dettato dagli scritti particolarmente intimi dei personaggi e le orribili atrocità commesse per loro ordine”.

Vanessa Lapa: nata e cresciuta in Belgio, vive in Israele dal 1995. Giornalista di successo, ha prodotto e diretto più di un centinaio di reportage d’attualità per la televisione Israeliana. Il suo docufilm Olmert – Concealed Documentary (Israele, 2009), che rivela il dietro le quinte del governo e della vita privata del Primo ministro israeliano Ehud Olmert, è stato acclamato come un esempio eccezionale di cinéma-verité. Vanessa è anche stata coinvolta, per la parte Israeliana, nella produzione e creazione del contenuto per il documentario di 52 minuti Straddling the Fence (USA, 2003) diretto dal columnist newyorkese Thomas Friedman e trasmesso in tutto il mondo. Nel 2007 ha fondato la casa di produzione indipendente Realworks Ltd., con base a Tel Aviv.

L’Uomo per bene. Le lettere segrete di Heinrich Himmler è distribuito nelle sale da Nexo Digital e Feltrinelli Real Cinema in collaborazione con MYmovies.it.

da “nexodigital.it”
Grazie al ritrovamento di lettere autografe di Heinrich Himmler, sottratte agli Alleati nel 1945 e riemerse solo molti anni più tardi, Vanessa Lapa ricostruisce la vita del braccio destro di Hitler, capo delle SS e ideatore dei campi di concentramento, attraverso le sue memorie e le sue lettere a moglie e figlia.
Benché riguardante temi dolorosamente noti a tutti e pagine di storia che mai si vorrebbero sfogliare, il lavoro della regista israelo-belga Vanessa Lapa riesce a risultare tutt’altro che prevedibile. Perché ciò che è lecito attendersi e che forse solletica la curiosità, anche morbosa, dello spettatore, finisce invece per giocare un ruolo secondario nell’architettura di L’uomo per bene.
Otto anni di certosino lavoro di assemblaggio di materiali visivi e testuali e di sincronizzazione tra audio ricostruito e immagini rivitalizzate non sono stati spesi dalla regista per fornire nuove rivelazioni su Auschwitz e Dachau o dettagli storici mai citati, ma per ricostruire attraverso le lettere di Heinrich Himmler il profilo psicologico di un membro della classe media, apparentemente vicino alle abitudini di un borghese qualsiasi, ma capace – fuori campo, come vuole l’ipocrisia propagandistica di chi nega fino in fondo – di realizzare l’innominabile.
Per indagare su quel male oscuro che ha condotto la maggioranza dei tedeschi a scegliere di sostenere la più virulenta forma di odio verso il prossimo. Un’ombra che resta in agguato nel lato oscuro dei nostri pregiudizi, come un demone custode, insito nella natura umana. Perché un uomo (e con lui l’Uomo) ha saputo costruire tutto ciò, non un automa senziente come piace credere, immergendosi nel manicheismo consolatorio di tanta fiction. E se l’effetto di ricondurre qualcosa di malvagio a livelli inesplicabili al più apparentemente insospettabile degli esseri viventi riserva l’attesa dose di shock, ancora più efficace è ritrovare nelle paure e nelle fobie di un ragazzo incompreso, invidioso del prossimo e affascinato da Hitler, i medesimi preconcetti e teoremi che ancor oggi spuntano sulla bocca di altrettanti insospettabili, smarrendosi nella cacofonia usa-e-getta della contemporaneità.
Come impareggiabilmente rappresentato in Il nastro bianco di Haneke, la genesi del Male presenta tratti invariabilmente comuni, sinistramente familiari. La transizione di Himmler da giovane cattolico nazionalista, disgustato da ebrei e comunisti, a capo delle SS e ideatore della Soluzione Finale vive in un duplice percorso. Quello storico, di un gruppo sempre più numeroso di sconfitti in cerca di riscatto, umiliati dal trattato di Versailles e dal nascente bolscevismo, così come quello individuale, inedito e per questo ancor più prezioso, di un uomo “per bene” che dal criterio di scelta di un’auto passa rapidamente a quello di selezione non naturale, tra chi è destinato a vivere e chi a soccombere.
Su questo punto si concentra il lavoro di Lapa, che ha fatto ricorso all’aiuto di uno psicologo per la realizzazione del documentario, così da poter catturare la psiche di uno dei geni del male attraverso l’accostamento diacronico delle testimonianze e comprendere le reazioni di una figlia, Gudrun, ancor oggi incapace di accettare la realtà su suo padre e sulle azioni di cui si è macchiato, tra le più deprecabili dell’umanità intera. Chiudendo gli occhi come nel giorno della visita a Dachau, raccontata come un sereno picnic pomeridiano in famiglia in uno dei passaggi più inquietanti del film. La scelta di aggiungere una traccia sonora a immagini altrimenti mute, molto discussa, ha il pregio di esemplificare e insieme il difetto di attutire la plumbea essenza dì malvagità insita in esse. In ogni caso si tratta di una mirabile opera di riassemblaggio, fedele e meticolosa nella sincronizzazione delle sue componenti. Più forte dei suoi difetti, L’uomo per bene è un documento fondamentale sotto diversi aspetti e altrettanti livelli di lettura, una visione disturbante e irrinunciabile.

Emanuele Sacchi, da “mymovies.it”

 

 

In occasione della Giornata della memoria, arriva sugli schermi, soltanto per due giorni, il pluripremiato L’uomo per bene, un film realizzato da Vanessa Lapa sulle lettere private di Heinrich Himmler. Una storia nella storia che racconta il bambino, il ragazzo e poi l’uomo responsabile della soluzione finale.

Il docufilm procede in maniera cronologica: si racconta di unbambino di nome Heinrich che gioca alla guerra e schiera soldatini appassionato di combattimenti immaginari, poi di un ragazzo che sogna la guerra, fino ad auspicarne una seconda, dopo la prima cui non ha potuto partecipare per la sua giovanissima età. Finché i fatti prendono un’accelerazione: Himmler si arruola nel terzo Reich, diviene capo delle SS, poi commissario di polizia e infineministro degli interni.
Tutto questo si vede nel film, ma le parole che si ascoltano sono quelle di un uomo che scrive alla moglie parole affettuose per lei e la bambina, che si fa portatore dei valori della tradizione e della rettitudine e di un comportamento “per bene” da trasmettere ai figli: la banalità del male prende forma fotogramma dopo fotogramma.
Ad accentuare questo scollamento tra l’apparente normalità e la crudeltà, Vanessa Lapa crea una sorta di fuori-sincrono tra immagini e parole. Un elemento di narrazione e di montaggio profondamente disturbante per lo spettatore, che vede attraverso i filmati dell’epoca, le azioni terribili di un uomo che parla con dolcezza, si preoccupa della bambina e di rassicurare la moglie.
“Malgrado tutto il lavoro, sto bene e dormo bene” scrive Himmler a Margareta, la moglie, mentre i treni della morte scaricano prigionieri davanti ai campi di concentramento da lui ideati.

“Sii sempre una persona per bene, coraggiosa e gentile”, scrive alla figlia dodicenne.

La quale poi racconta sul suo diario la visita al campo di concentramento di Dachau: una gita di famiglia. “Abbiamo visitato tutto. L’orto, il mulino, le api. Poi abbiamo visto i libri, dal 16° secolo ad oggi e i quadri dipinti dai prigionieri: bellissimi. Abbiamo mangiato un sacco, poi a tutti è stato dato un regalo, è stato molto bello. Una grande impresa”.

E poi. E poi c’è quel diario dedicato alla crescita della figlia, così meticoloso da sembrare una cartella clinica anche quando narra dei sentimenti e la mania di numerare le lettere che si scambia con la moglie, quasi fossero circolari ministeriali. E la sua visione del mondo, l’enunciazione dei suoi ideali. Ecco, questi sono forse gli unici elementi che possono dirsi coerenti con il materiale visivo. Il resto procede per distonia. Fino a quando dal bianco e nero si passa al colore per mostrare i cadaveri ammassati nei campi di concentramento. E l’incubo assume tutti i connotati della realtà. Terribile, come le parole di Himmler che accompagnano i volti e i corpi dei sopravvissuti: “questi generali tedeschi erano uomini per bene”.
Il  lavoro della regista e giornalista Vanessa Lapa, basato sufilmati rari e spesso mai visti prima, tratti da 151 fonti di 53 archivi diversi, rimasterizzati e montati sulle parole delle lettere private di Himmler è perfetto: un documento indispensabile.

Le lettere di Himmler furono scoperte nel 1945 quando l’armata americana ne occupò la casa a Gmund e ora sono pubblicate nel libroHeinrich Himmler, il diario segreto. Attraverso le lettere alla moglie 1927 – 1945 edito da Newton Compton (Traduzione dal francese di Federico Cenciotti, Euro 9,90).

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L’uomo per bene è stato premiato alla Berlinale scorsa, a Madrid, Varsavia, Gerusalemme, a Telluride, Rio de Janeiro e in altri film festival dedicati ai documentari.

Micol De Pas, da “panorama.it”

 

 

Sulla scia delle migliori opere di found footage, L’uomo per bene si avvale di quegli straordinari documenti che sono i diari riesumati di Himmler. Un nuova riflessione sulla banalità del male.
Springtime for Himmler and Germany
Il 6 maggio del 1945 i soldati dell’armata americana occuparono la casa di famiglia degli Himmler a Gmund, in Germania, dove furono scoperte centinaia di lettere private, documenti, diari e fotografie. Dalla lettura di questo materiale è nato un film che svela i pensieri nascosti, gli ideali, i piani e i segreti del comandante delle SS, l’architetto della Soluzione Finale Heinrich Himmler. Il tutto grazie a rarissimi filmati, spesso mai visti prima, tratti da 151 fonti di 53 diversi archivi dislocati in 13 paesi del mondo. [sinossi]
La banalità del male è sempre quella. Quella che Hannah Arendt aveva teorizzato a proposito del processo ad Adolf Eichmann. Per quanto straordinari siano i documenti privati di Himmler, che il film mette in scena abbinandoli a filmati di repertorio, pure notevoli, trovati negli archivi di tutto il mondo, la conclusione non può che essere quella. Così scopriamo che la figlia del SS-Obersturmbannführer, Gudrum Himmler, riferiva della sua visita al campo di sterminio di Dachau come di una piacevole e sollazzevole giornata accolta affabilmente dai responsabili del lager a prendere il tè nel grande giardino che fa parte della struttura. Così scopriamo un Heinrich Himmler incorruttibile che sostiene con convinzione e orgoglio come nessuno si sia arricchito con le enormi ricchezze confiscate agli ebrei, devolute al bene del Reich (cosa peraltro smentibile come anche nel soggetto del film Il treno). Così scopriamo un Himmler bambino patriota, che sembra uscito da Il nastro bianco di Haneke. Il bildungsroman di un adolescente, la cui formazione passerà anche per il disgusto della lettura di Oscar Wilde per la trattazione del tema dell’omosessualità da parte dello scrittore inglese. Lo vedremo invaghirsi anche di una bella ragazza ebrea, cercando di superare per l’occasione l’antisemitismo. Vedremo poi l’Himmler ormai a capo delle SS definire i suoi agenti come delle persone per bene.

La regista Vanessa Lapa svolge il suo compito con estrema diligenza, con l’approccio di guardare in faccia al male, di fornire il punto di vista dei carnefici per capire il loro percorso umano, cosa li ha fatti diventare quelle figure tragiche della Storia. La Lapa costruisce un nuovo capitolo per cercare di capire una delle tragedie della storia dell’umanità, per cercare di rispondere ai tanti interrogativi che questa ancora oggi pone. Il contrasto di un paese e della sua cultura, che ha prodotto i più grandi musicisti e filosofi, ma che ha saputo essere così grande anche nel male. La riflessione, di Adorno e Horkheimer, su come una tale barbarie possa rientrare in una tendenza propria del pensiero occidentale.
Il lavoro della regista è stato certosino, durato ben otto anni, nella ricerca meticolosa dei filmati di repertorio, e nella ricostruzione di una traccia sonora. Possiamo dire che ha svolto bene il compito, con grande dedizione e cura. Le manca però, oltre che l’originalità, la forza dirompente e quella scintilla di genio propria dei grandi autori di found footage, dei Gianikian-Ricci Lucchi, o dell’Harun Farocki di Respite, dove proponeva un filmato promozionale di un campo di concentramento, nel quale la vita al suo interno veniva raccontata come idilliaca, allietata dalla musica delle orchestrine. Ma va da sé che ogni contributo di memoria e di analisi storica, comunque frutto di un lavoro intenso e di una volontà forte, non possa che essere lodato.

Giampiero Raganelli, da “quinlan.it”

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