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Smokings

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Locandina SmoKings
SmoKings parte da una provocazione: poiché i controlli degli ingredienti che compongono le sigarette si concentrano sui livelli di catrame e nicotina, qualunque altro elemento passa inosservato. Anche il documentario di Michele Fornasero è una provocazione, nel momento in cui sceglie di raccontare la storia dei fratelli Messina, Gianpaolo e Carlo, titolari della Yesmoke, una delle pochissime aziende italiane a produrre in proprio e distribuire sigarette sul mercato nazionale e internazionale. In passato i Messina, tramite il sito Yesmoke.com, sono stati anche commercianti di sigarette di altre marche, recuperate dai “mercati paralleli” e vendute esentasse, a prezzi fortemente concorrenziali, in tutto il mondo. Inutile dire che il Monopolio di Stato italiano, per non parlare delle multinazionali del tabacco (i cui presidenti sono chiamati dai Messina “i sette bastardi”), non hanno apprezzato lo spirito imprenditoriale del duo piemontese cui hanno dichiarato guerra a botte di denunce, sigilli, sequestri, blitz e arresti, con accuse di contrabbando ed evasione fiscale. In questa guerra senza esclusione di colpi i fratelli perdono parecchie battaglie ma si tolgono anche alcune soddisfazioni, come ottenere l’abolizione del prezzo minimo delle sigarette o la cancellazione, da parte di una marca concorrente prodotta all’estero, dell’autodefinizione di prodotto italiano.
SmoKings non commette il facile errore di fare dei protagonisti una coppia di eroi, né di demonizzarli come delinquenti spesso impuniti. Piuttosto disegna, sequenza dopo sequenza e attingendo al reale senza troppi filtri (se non quelli estetici che denotano cura, precisione e padronanza della cinepresa), le personalità bizzarre e inquietanti dei due e la componente surreale della loro situazione, che fa da cartina di tornasole di un sistema economico e giuridico improntato alla creazione di zone grigie all’interno di un regime blindato che favorisce le megacorporation e i governi e danneggia i piccoli produttori e i consumatori.
Alla maniera dei Julian Assange e degli Sean Parker, i Messina vengono raccontati come (re)agenti della nostra epoca, da un lato filibustieri senza scrupoli pronti a buttarsi a pesce dentro i numerosi vuoti legislativi, dall’altro Don Chisciotte contro i mulini a vento della globalizzazione a favore di pochi e dei monopoli che fanno cartello inventandosi balzelli fiscali e concordando aumenti allineati. Il fatto che i due fratelli realizzino e vendano sigarette, prodotto “eticamente discutibile”, aggiunge un ulteriore spin ad una storia che entra ed esce dai controsensi ed è imbevuta di cinismo e ipocrisia.
Gianpaolo e Carlo sono personaggi eminentemente cinematografici nelle loro contraddizioni, nel loro legame reciproco e in quello con una madre shakespeariana e un padre amletico, anche in quanto assente (morto quando i fratelli erano adolescenti, in diretta conseguenza del fumo). Il documentario li segue nella loro crociata come nella loro quotidianità, fatta di corse di resistenza (Gianpaolo ha un passato da maratoneta) e cene da quella mamma che sempre li accoglie e mai li approva, preferendo loro un programma televisivo. A poco a poco si delineano le personalità di Gianpaolo, con il viso da eterno bambino spaventato e la ferocia del guerrigliero contemporaneo, e di Carlo, dotato di pragmatismo e di visione lungimirante, ma tormentato da tic facciali e lampi di collera. Su entrambi domina un’aura di malinconia che fa di loro delle figure tragiche anche quando accumulano profitti o vincono battaglie legali.
SmoKings rende impossibile schierarsi pro o contro i Messina e la loro guerra “il cui fine è il danneggiamento finanziario delle multinazionali del tabacco” (ma anche un guadagno ai danni della salute pubblica), e crea il ritratto indelebile di un certo carattere italiano, fatto di astuzia e ingegno, di disobbedienza alle regole e sete di giustizia, di ansia di riscatto e strafottenza, di ironia e gusto (anche autolesionista) per lo sberleffo.
Con regia pulita e senza fronzoli, piemontese nel rigore e internazionale nel taglio narrativo (che comprende anche testimonianze dalla Svizzera, coproduttrice del film, e dagli Stati Uniti, nonché un’intervista spiazzante a Romano Prodi), con montaggio severo e un accompagnamento musicale di gran classe (firmato da Giorgio Giampà) SmoKings, che ha vinto il premio Cinemaitaliano.info-CG Home Video al Festival dei Popoli, smonta e rimonta i nostri preconcetti in tema di liceità e morale, ribalta i piani narrativi e i punti di vista, puntando i riflettori su tutti i componenti della filiera della produzione e distribuzione delle sigarette ma anche sul sistema politico e fiscale, su poste e dogane, e sul carattere degli uomini che, secondo Lao Tzu, diventa il loro destino.
Paola Casella, da “mymovies.it”

All’indomani della maxi operazione della guarda di finanza di Torino che aveva condotto in carcere Carlo e Gianpaolo Messina della Yesmoke, il Festival dei Popoli presentava in anteprima nazionale nella sezione Panorama, il film di Michele Fornasero sulla fabbrica di Settimo Torinese che ha sfidato le multinazionali del Big Tobacco. SmoKings, dopo aver vinto il premio Cinemaitaliano.info – CG Homevideo, gira nelle sale dal 5 marzo in alcune città Italiane ed è a Torino, Bologna, Roma e Padova dal 19 marzo
SmoKings gira nelle sale Italiane dal 5 marzo scorso e con una distribuzione più capillare a partire dal 19, dopo la presentazione in anteprima al 55° Festival dei Popoli che gli ha consentito di vincere il premio Cinemaitaliano.info – CG Homevideo, stiamo parlando del documentario sulla Yesmoke di Settimo Torinese, stabilimento di produzione tabacchi amministrato da Carlo e Gianpaolo Messina, la cui storia aziendale è stata ricostruita da Michele Fornasero, attraverso le testimonianze dei due fratelli piemontesi emigrati a mosca alla fine degli anni ’90 per avviare un’attività di commercio elettronico legata alla vendita di sigarette. “Grazie per aver chiamato il numero verde di contro-informazione della Yesmoke Tobacco Spa” recita la voce del call center commerciale che introduce il film di Fornasero “se vuoi sapere come i produttori di sigarette possono fottersi la tua salute premi il numero 1 – la sigaretta moderna sta alla nicotina come il crack alla cocaina….”. Mentre la voce registrata prosegue con un sintetico prospetto informativo sulla composizione chimica delle sigarette correntemente in commercio l’occhio di Fornasero stringe in dettaglio sulla preparazione di un pacco killer, una provocazione per i monopoli spiegano i fratelli Messina, fatta con una selezione di prodotto preparato in laboratorio contenente un esubero di sostanze nocive, come la presenza di ammoniaca oltre i livelli consentiti, per dimostrare come sia possibile fare qualsiasi cosa con il sistema vigente delle autocertificazioni. Sembra l’inizio di un noir dinamitardo quello di SmoKings, e a confermare questa sensazione non è solamente il ritmo teso del racconto, ma l’attenzione agli oggetti e ai segni, come una delle stecche di Marlboro ritrovate nella sede Yesmoke e introdotte clandestinamente dalla Philip Morris con un dispositivo all’interno, una finta bomba inserita a scopo intimidatorio. Comincia dalla fine SmoKings, evidenziando subito gli aspetti politici e post-ideologici che la vicenda imprenditoriale dei fratelli Messina si porta dietro, non solo per la resistenza di un’idea “made in Italy” in aperta battaglia con il monopolio dei cartelli internazionali, ma sopratutto per la riflessione che innesca sul delicato equilibrio tra interessi economico-politici e la condizione di salute delle aziende italiane, vessate da un intrico di regole che non rendono più distinguibile chi, tra lo stato e le imprese, sia veramente fuori dai confini della legge. Fornasero rimane magistralmente equidistante, ma la sua vicinanza alla vita quotidiana dei Messina ci restituisce il senso di una bruciante ossessione, come nel miglior cinema “nero”, tradotta nell’intensa visione di un progetto che non sembra nascondere un obiettivo economico, se non nell’ipotesi di forzare un cambiamento delle regole contro una lettura globalmente proibizionista del mercato; una provocazione che Carlo e Gianpaolo non riconducono a questioni di natura “etica”, perchè tenendosi a dovuta distanza da qualsiasi ricatto morale rilevano un’attitudine diffusa ad infrangere le regole, invocandone da una parte il rispetto e dall’altra trovandosi a doverle scavalcare sfruttando le falle presenti nelle leggi che regolano i mercati internazionali: “lasciamo perdere l’etica” diranno più avanti in una delle numerose interviste-confessione del film, “le tabaccherie vendono, le sigarette si comprano online, lo stato ci guadagna” Non è difficile trovare analogie scottanti tra la condanna del 24 giugno 2010 contro l’Italia da parte della Corte di giustizia Europea, che aboliva l’introduzione del “prezzo minimo” delle sigarette, e le recenti bacchettate che ci vedono fuori legge per quanto riguarda le condizioni degradanti delle nostre carceri; con le dovute differenze, e mantenendoci in una posizione vicina allo sguardo di Fornasero, il dubbio che l’interesse economico superi l’applicazione del diritto rimane fortissimo anche in questo caso e quando il regista Torinese inserisce improvvisamente la testimonianza di Romano Prodi, per raccontare una sintesi della battaglia contro la Philip Morris e il contrabbando illegale di Marlboro che smistava dal Montenegro ingenti quantità di sigarette verso tutta l’Europa, la sensazione che la multa di un miliardo e mezzo imposta alla grande multinazionale abbia assunto le caratteristiche di un accordo (Prodi descrive l’evento con la frase “tacito accordo”), trova una conferma non scritta nella spropositata vessazione di due miliardi e mezzo chiesti alla piccola Yesmoke per le presunte irregolarità del deposito fiscale. Non vorremmo però correre il rischio di descrivere l’odissea imprenditoriale dei Messina come esempio di immacolata virtù, lo stesso Fornasero evita una strada agiografica e costruisce l’ordito di un racconto complesso, senza orientarne la visione e con l’onestà di uno sguardo non giudicante, e nel susseguirsi di colpi di scena che delineano il liberismo estremo della Yesmoke, segue una traccia intima attraverso le conversazioni con la madre, il passato dei fratelli, il successo economico della famiglia durante gli anni in cui Gianpaolo era un corridore professionista. Sarà proprio con i soldi ricavati dai premi delle corse che i Messina investiranno in Russia per tentare la strada di un’avventura editoriale non andata a buon fine, cercando di risalire la china con la vendita di sigarette online; l’idea non è diversa dal precedente tentativo, perchè quello che cercano è una nicchia legale che consenta loro di scardinare le regole del mercato in modo da vendere ad un prezzo inferiore. Riusciranno a recapitare una stecca da 200 sigarette per un costo medio di 15 dollari e a vendere senza tasse doganali in quei paesi che non applicano la legge o che come gli Stati Uniti, possono introdurre sigarette duty-free per uno specifico decreto federale. In breve tempo gli Stati Uniti diventano il mercato di riferimento per i fratelli Messina e la Philip Morris nel 2001 pensa bene di fargli causa; quello che la multinazionale del Big Tobacco non digerisce è l’introduzione sul mercato americano di Marlboro europee per una presunta differenza di aromi e combinazioni chimiche orientate a creare assuefazione per i consumatori, un tema che nel 1999, anno in cui i Messina cominciano la loro avventura nella vendita online, viene affrontato anche da Michael Mann nel suo Insider, il film interpretato da Russell Crowe e incentrato sulle accuse di Jeffrey Wigand alle multinazionali del tabacco, centro di uno scandalo avvenuto tre anni prima, quando l’ex ricercatore della Brown & Williamson denunciò il cartello del Big Tobacco di mentire sulla composizione chimica delle sigarette. Secondo i Messina, la denuncia della Philip Morris ai loro danni per concorrenza sleale e violazione del copyright, tradotta in più di 500 milioni di dollari, nasconde queste motivazioni e non è difficile immaginarlo, sopratutto perché mentre la missione di Wigand veicolata da Marie Brenner, giornalista investigativa di Vanity Fair, si basava sui principi di una battaglia etica, lo scopo dei Messina diventa progressivamente un vero e proprio attentato alla stabilità del mercato che assume le caratteristiche, per stessa ammissione di Fornasero, di una lotta tra gang; una lettura non dissimile da quella di David Fincher nel suo The Social Network dove Zuckerberg sembra James Cagney in Nemico Pubblico, a cui SmoKings risponde con una strana eco quando Carlo Messina riferisce l’espressione “Tobacco Napster“, diffusa in quegli anni in senso dispregiativo contro la loro attività. I 500 milioni di dollari della multa scenderanno a 174, i Messina non li pagheranno e la Philip Morris esproprierà il dominio del sito, costringendoli ad optare per la Svizzera e arrivando tra il 2003 e il 2004 a guadagnare qualcosa come 100 milioni di dollari l’anno. È una vera e propria guerra quella che SmoKings ricostruisce, dalla confisca di un cargo aereo pieno di sigarette ai tentativi di bloccare definitivamente il commercio dei Messina, fino alla decisione dei fratelli di trasferire i propri affari a Settimo Torinese per aprire un’azienda manifatturiera eretta seguendo dei principi di comunicazione ben precisi e che il film di Fornasero documenta con un’attenzione maniacale agli oggetti, gli slogan, la grafica, le frasi, i banner e i poster, tutto materiale che infesta la sede della Yesmoke come se fosse il quartier generale di un gruppo di creativi esperti in guerrilla marketing. Ed è questo il crocevia linguistico più interessante che Fornasero riesce a mettere in luce; con un’attenzione quasi Godardiana ai cartelli, agli elementi materiali del discorso filmico inteso come “linguaggio delle cose”, traccia un percorso completamente fuori dalle convenzioni che attraverso i propri segni costitutivi evidenzia il confine sottile tra legalità e illegalità. Tutta la missione dei Messina si basa su questa frizione, è un continuo sconfinamento del desiderio di fare impresa, anche quello più puro e creativo, in un’arena dove questa libertà viene negata, come a dire che la Yesmoke stessa è stata fino ad ora disseminata di segni che minavano dall’interno il concetto stesso di convenzione aziendale rilanciando l’idea di “brand” a partire dal rovesciamento e dal defacement degli elementi che costituiscono un marchio; una prassi libera e a tratti anarcoide che utilizza tutti i segni disponibili con una spregiudicatezza impressionante, basta pensare allo slogan che si vede anche nel film di Fornasero, “chi fuma le Marlboro è un coglione“, uno dei preferiti dai fratelli Messina, con tanto di “legittimazione” Berlusconiana; approccio che, come dicevamo all’inizio, ha una sostanza totalmente post-ideologica. Il percorso della Yesmoke di Settimo Torinese allora diventa anche la storia dell’Italia industriale ed economica degli ultimi anni, perchè se la posizione dei Messina è del tutto ambigua, quella dello stato non è assolutamente da meno, a partire dai tentativi dell’AAMS (l’ex Monopolio di Stato) di bloccare la produzione della fabbrica con i metodi di un vero e proprio embargo che nel film di Fornasero viene documentato con la tensione tragica di un film di spionaggio crepuscolare. La sospensione a cui giunge il film ha una straordinaria forza iperrealista, con i due Messina davanti ai banner della bandiera Italiana, di cui quello centrale con lo spazio bianco occupato da un pacchetto di Marlboro, immagine di un tempo senza futuro, dove la carica eversiva dei fratelli sembra per un attimo vacillare, è un momento dolcissimo e tragico allo stesso tempo, perchè da una parte ci restituisce la malinconia che attraversa un po’ tutta la vita di Carlo e Gianpaolo, il cui segno più forte, almeno per la memoria a breve termine, rimane quello della cucina che condividono con la madre, ma dall’altra apre la porta ad una lettura controversa sul contesto imprenditoriale del nostro paese, dove lo stato sembra un mostro che divora tutto, più interessato a difendere gli interessi internazionali che la sostenibilità di un progetto locale. SmoKings è un testo completamente aperto, e alla vigilia della sua presentazione in anteprima alla 55ma edizione del Festival dei Popoli era beffardamente esondato fuori campo e fuori schermo, proprio nelle ore che precedevano la sua presentazione, con l’arresto dei fratelli Messina.
Michele Faggi, da “indie-eye.it”

Presentato nella sezione Panorama al Festival dei Popoli, SmoKings racconta la storia incredibile di due fratelli piemontesi che hanno osato sfidare le multinazionali del tabacco aprendo una fabbrica di sigarette a Settimo Torinese.

Sì, fumare…

Dopo aver sottratto milioni di clienti alle multinazionali del tabacco, in particolare alla Philip Morris, vendendo online sigarette a basso costo in tutto il mondo, i fratelli Messina decidono di aprire una fabbrica propria nella periferia di Torino, per conquistare fette di mercato in Italia e combattere a viso scoperto i grandi marchi. [sinossi]

Vien spesso da domandarsi perché il nostro cinema non attinga più dalle storie che accadono nel paese, così come faceva un tempo. Il problema è enorme ed ha a che fare anche con la presunzione di auto-sufficienza che hanno molti nostri autori. Così questo gigantesco potenziale narrativo rimane materia inerte e non organizzata, magari edulcorata per delle platee televisive o frammentata su Youtube. Per fortuna esiste il cinema documentario che di queste storie, spesso incredibili, spesso assurde, spesso grottesche – che inevitabilmente accadono nel mondo reale – sa farne tesoro. Ecco perciò un film come SmoKings di Michele Fornasero, presentato nella sezione Panorama alla 55esima edizione del Festival dei Popoli di Firenze.

SmoKings racconta la clamorosa vicenda di due fratelli piemontesi, Carlo e Giampaolo Messina, che hanno osato sfidare le multinazionali del tabacco, prima vendendo sigarette online libere da tassazione (e guadagnando una caterva di soldi), poi fondando una fabbrica di produzione di sigarette a Settimo Torinese, la Yesmoke. Questi pacchetti di sigarette autarchiche vengono venduti a prezzo ridotto rispetto a quelli di concorrenti più altolocati, come la Marlboro, scatenando dunque la reazione delle aziende statunitensi che monopolizzano da decenni il mercato mondiale.
Novelli Davide che lottano ad armi impari contro Golia, al cui fianco si schierano anche il Monopolio di Stato e l’Agenzia delle Entrate che pretendono continue tassazioni aggiuntive ai danni della Yesmoke, i due fratelli raccontano a Fornasero e allo spettatore il loro percorso eccentrico, la loro spregiudicata propensione verso un capitalismo selvaggio e primigenio, un capitalismo di frontiera in cui ancora tutto è possibile. Fornasero li riprende in azienda o a casa, mentre dialogano con la madre, oppure in strada dove li vediamo correre l’uno affianco all’altro. E pian piano emergono due caratteri complessi e controversi, ambigui e volubili, che si contraddicono a vicenda su delle quisquilie – come due bravi fratelli – ma che condividono la stessa folle ambizione di sconvolgere le regole del mercato.

Oltre alla manifestazione di una realtà a noi completamente sconosciuta, l’aspetto più affascinante di SmoKings allora diventa la posizione da prendere rispetto ai due protagonisti. Appare inevitabile infatti apprezzare il loro atto di ribellione nei confronti di quelle multinazionali che ormai governano i destini del mondo, al di là e al di sopra dei singoli stati; ma allo stesso tempo non può che sollevare dubbi il fatto che lo strumento di questa lotta, il campo di battaglia, sia il tanto deprecato tabacco, ormai descritto internazionalmente come uno dei peggiori mali che affligge l’umanità. E, anzi, è proprio nel fragile equilibrio su cui si regge e si ramifica questa contraddizione che SmoKings acquisisce un suo valore peculiare e indiscutibile.

Quel che invece, a tratti non convince è la messa in scena scelta da Fornasero, troppo articolata e “giovane”, fatta evidentemente per piacere alle grandi platee (e, forse, nella speranza di un acquisto televisivo). Da un lato il regista infatti sceglie di iniziare il film con un montaggio rapidissimo e con frammenti di conversazione che per un po’ impediscono allo spettatore di capire cosa stia succedendo e di cosa si stia parlando, dall’altro non funzionano quegli elaborati inserti animati che servono a ben poco (il meccanismo di vendita online di stecche di sigarette in giro per il mondo era già chiaro dalle parole dei due fratelli, superfluo aggiungere una ricostruzione visiva), così come dà un po’ fastidio l’ammiccamento costante verso il pubblico, fatto magari con i rettangolini che appaiono sullo schermo per indicare il nome di chi è chiamato di volta in volta a intervenire e con cui si imitano le scritte ormai onnipresenti sui pacchetti di sigarette (il tabacco uccide, il tabacco nuoce gravemente alla salute, ecc.).
Insomma, forse sarebbe bastato semplicemente dar voce ai due fratelli per fare di SmoKings un film più solido e più coerente, senza bisogno di dover ricorrere a delle soluzioni ‘graziose’ in post-produzione con lo scopo di indorare la pillola. Carlo e Giampaolo Messina sono in effetti dei personaggi incredibili, apparentemente stralunati eppure tenaci, ingenui e insieme furbissimi, impegnati in una infinita corsa contro il sistema. E appare in tal senso centrale il momento in cui i due parlano della comune passione per la corsa, per la maratona, in cui l’uno si vanta di essere più bravo dell’altro e viceversa. L’idea della competizione allora cambia di livello e, da mondiale, si fa familiare, come se si trattasse di un gioco, di una sfida tra bambini. Ed è in effetti questo spirito di ribellione adolescenziale, strutturato però su delle competenze ben precise, che sembra guidare ancora adesso i protagonisti di SmoKings, facendoci pensare che se fossero nati e vissuti nella Silicon Valley sarebbero considerati dei geni, omaggiati e riveriti.
A loro modo simbolo di una creatività italiana, geniale e un po’ cialtrona, che continua ogni tanto e nonostante tutto a dare qualche segno di vita e di vitalità, i fratelli Messina sono i protagonisti di una vicenda straordinaria anche e soprattutto per i suoi lati oscuri, arrivando ad incarnare alla perfezione le nostrane e imperiture miserie e nobiltà.
Alessandro Aniballi, da “quinlan.it”

Due fratelli, una piccola fabbrica di sigarette nell’hinterland torinese. Loro si dipingono come moderni Davide contro Golia, ovvero i “seven bastards” delle multinazionali del tabacco. La Philip Morris la pensa diversamente. Un documentario che racconta con uno stile asciutto da gangster movie una storia che è tuttora aperta, in cui più volte la realtà sembra superare la fantasia del più creativo degli sceneggiatori.
La storia di Carlo e Giampaolo Messina inizia, letteralmente, con il nuovo millennio. Dalla Russia, dove vivono, poco dopo la mezzanotte del 1 gennaio 2000 lanciano il sito Yesmoke.com, sede a Balerna, in Svizzera. Una manna per i fumatori perché tramite Yesmoke si possono comprare stecche di Marlboro, Camel e Lucky Strike a prezzi stracciati. Un modello di business innovativo, che si sviluppa tre le falle di normative nate per favorire gli interessi delle multinazionali. Non passa troppo tempo e la Philip Morris fa causa ai due fratelli, chiedendo un risarcimento di 550 milioni di dollari. I Messina ignorano e proseguono spediti sulla strada del guadagno facile. Ma nel 2004 Philip Morris riesce, con l’appoggio del governo americano, a bloccare definitivamente il business.
Ma per i due fratelli non è finita qui: nel 2007 fondano a Settimo Torinese la fabbrica di sigarette Yesmoke: l’obiettivo non è solo fare business, ma dare una lezione, “farla pagare” al gigante del tabacco. Nel contempo citano in giudizio anche lo stato italiano per poter vendere le proprie sigarette ad un prezzo inferiore al minimo imposto dai Monopoli di Stato.
Michele Fornasero segue i Messina fino a dicembre 2013 nella quotidianità pubblica e privata – imperdibili e in qualche modo illuminanti le conversazioni con la madre intorno al tavolo della cucina. Una quotidianità che viaggia a braccetto con il destino della Yesmoke, lungo i quattro anni di ricerca durante i quali, affrontando non poche difficoltà e ostracismi, il regista è riuscito a intervistare l’ex Presidente dell’UE Romano Prodi e a portare in video testimonianze importanti per ricostruire l’intera vicenda: dall’ex direttore delle Dogane Svizzere all’avvocato difensore della yesmoke nel processo in Usa, dal portavoce del Bureau Usa di Alcohol e Tabacco all’economista Fariborz Ghadar. Unica assente all’appello la AAMS (azienda Autonoma dei Monopoli di Stato).
Chi sono i fratelli Messina? Due piccoli eroi dei nostri tempi in lotta contro i “7 bastards” della foto che campeggia nei corridoi della fabbrica di Settimo Torinese? Due ingenui e sprovveduti imprenditori a cui è capitato un colpo di fortuna? Due gaglioffi a caccia di notorietà? La tesi di Fornasero, che riesce a mantenere una ammirevole distanza dai personaggi coinvolti, pare essere quella che Carlo e Giampaolo Messina siano i rappresentanti di un contemporaneo modo di fare business che prescinde dall’etica e dalla morale, un modello che potrà anche essere profittevole, ma che non tiene conto delle persone, dell’ambiente che li circonda, delle conseguenze delle proprie azioni.
Tesi confermata dalle note di regia: “Qui non abbiamo personaggi definibili positivi o negativi tout-court abbiamo personaggi che operano nel regime dell’opportunità”. Opportunità che fa rima con spregiudicatezza, atteggiamento che è alla base della voracita in cui conta il “tutto e subito” e il futuro è affare di altri.
Un documentario dal ritmo serrato, girato come un gangster movie. Dove nessuno è come sembra o come vorrebbe essere.
Il 27 novembre 2014 i fratelli Messina sono stati arrestati con l’accusa di contrabbando di tabacchi lavorati ed evasione fiscale per 90 mln di Euro. Sono ora in attesa del processo.
Ada Guglielmino, da “nonsolocinema.com”

SmoKings. Sovrani del fumo. La sagacia affabulatoria del film è già tutta racchiusa nel raccordo lessicale del titolo. L’opera prima del documentarista torinese, Michele Fornasero, vincitrice del 55mo Festival dei Popoli, che porta sul grande schermo l’intrepida impresa dei fratelli Messina, imprenditori atipici nel business delle sigarette e creatori di un brand made in Italy, la Yesmoke, marchio – slogan, che già di per sé proferisce audacia, ridefinendo il target dei fumatori consapevoli. Fornasero ha il merito di aver predisposto per questa singolare ed eccentrica realtà industriale del torinese, una originale narrazione filmica, in cui alle interviste e al pedinamento propri del documentario si mescolano una eterogeneità di voci e toni, messe in scena, partiture musicali, montaggio alternato e materiale di repertorio, il cui unico evidente scopo è la sovversione di tutto quanto appartenga al mercato, all’estetica e alla concezione del prodotto commerciale “sigarette”, trascinandovi dentro, intenzionalmente o meno, gli stessi protagonisti.
L’autore mette a punto un racconto esemplare, per poter narrare allo spettatore cinematografico (piuttosto che a quello televisivo dei reportage giornalistici di servizio e denuncia) la saga epica di due giovani menti, il cui sogno comune non è mai stato solo ed esclusivamente quello di creare lavoro e ricchezza per sé e i propri dipendenti, quanto la brama di danneggiare lo status inarrivabile ed intoccabile delle mitiche multinazionali del settore, in assoluto e per tutti il nemico giurato Philip Morris. Gli anni ripercorsi dal film, soprattutto attraverso sovraimpressioni, che ricalcano la grafica dei messaggi di sensibilizzazione contro il fumo, quelli stampati a caratteri cubitali sui pacchetti di sigarette (“il fumo uccide”, per intenderci) narrano, infatti, di battaglie giudiziarie, sentenze inapplicate, insolvenze e di affronti senza esclusioni di colpi, in cui tanto David, quanto Golia, cercano di spodestarsi l’un l’altro, pur se impari, speculando sulla medesima legalità: cavilli, falle e contraddizioni legislative, praticabili precedenti ancora inesplorati. Così, se da un lato la Yesmoke, è stata il bersaglio di quello che negli Usa è ricordato come il più grande blitz di sequestro portato a termine dalla sezione ATF (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives) nonché presupposto per la promulgazione del Pact Act, in divieto della vendita on line di sigarette; dall’altro Philip Morris è stata la principale “vittima-ammonimento” dell’operazione della commissione europea, al cui capo figurava Romano Prodi, contro il contrabbando.
Eppure, lo scontro cui assistiamo non è un duello, bensì una più inesplicabile rete di intese e concertazioni, che vedono nell’ AAMS, ex monopolio di stato, l’ago di una bilancia, che pesa a sfavore della Yesmoke, anche quando citato e specificamente sanzionato dalla Corte di Giustizia Europea. Se il regista avesse voluto semplicemente trasporre le vicende sulla base dei risvolti giudiziari, probabilmente avrebbe concepito un’opera-inchiesta e già lanciato il suo seguito, se si considera che proprio a ridosso della presentazione del film i fratelli Messina si ritrovano in stato di arresto e in attesa di giudizio con l’accusa di contrabbando ed evasione fiscale. Quello che dal canto autoriale, probabilmente più ispira e preme, è piuttosto il ritratto di due personalità, il cui ingegno e spavalderia spingono a destreggiarsi in quella che è un’ambigua concezione della verità: da una parte la ricostruzione fattuale degli eventi, quanto più puntuale possibile, dall’altra la loro ineludibile verità di interpretazione, e senza voler in ciò rimarcare la tendenza a dissimulare nel valore oggettivo di verità, quello soggettivo di bene (per chi?), ovvero gli scopi dietro cui si celano i singoli interessi. Tra le voci esterne e super partes coinvolte, si erge la pragmatica e filosofica saggezza, dell’economista Fariborz Ghadar, il quale parlando di “mercato grigio” (ovvero il mercato parallelo non tassato del web. di cui i Messina sono stati fieri pionieri) afferma che “il colore dipende dalla posizione assunta nella filiera”, sino a ravvisare il nero nell\’ottica degli oppositori.
La visione allora non potrà che focalizzare il prisma di colori rifratti, che i due fratelli rappresentano a seconda della luce che li irradia: la madre, anziana insegnante, che asseconda i figli idealizzandone le scelte (“…che si ispirino ad Adriano Olivetti nelle politiche aziendali”, non considerando l’ipotesi che possano piuttosto incorrere in un differenziato “caso Mattei”) pur non condividendole; i mass media che, di diffamazione in celebrazione, costituiscono sempre un ritorno di guadagno presso i clienti anticonformisti; gli stessi Messina, che nelle reciproche confidenze rivendicano legittimità bandendo l’etica, quale principio indefinito per antonomasia. Fornasero, non giudica e non invita lo spettatore ad esporsi, pur tessendo sequenze simpatizzanti, piuttosto insinua nella trama una più generale riflessione sul presente e il futuribile industriale e legislativo italiano, sempre svenduto ai grandi trust e affossato nelle cosi dette “leggi fotografia”, quelle che legittimano le anomalie preesistenti, mutando condizioni di fatto in condizioni di diritto.
Carmen Albergo, da “pointblank.it”

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