Shaun, vita da pecora

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Scritto e diretto da Mark Burton e Richard Starzak, dal 12 Febbraio arriva al cinema Shaun, vita da pecora – Il film. Il vivace protagonista in plastilina fa il grande salto dalla tv al grande schermo e conquista, ancora una volta, il pubblico di grandi e piccini.
Si ride a crepapelle con Shaun ed il suo gregge di pecore che, nell’intento di ritrovare il fattore e il suo cane Bitzer, dispersi nella Big City, sono costretti a travestirsi da umani per scappare dalle grinfie di Trumper, un accalappiacani degno dei migliori villain del cinema.

Tra il piccolo del gregge da consolare – anche Timmy, come Shaun, ha avuto la sua omonima e spassosissima serie televisiva -, una nuova amica quadrupede e il padrone in piena perdita della memoria, Shaun e i suoi compagni ne combineranno di cotte e di crude, in un susseguirsi di divertentissime gag e scenette assai gustose.

Non mancano esilaranti rimandi cinematografici destinati agli adulti, come non mancano eruttamenti di gruppo che faranno ridere a crepapelle i piccoli spettatori.
Complici i tre anni di produzione, il lavoro dei registi britannici ha portato ad un film di animazione che sfida le regole del genere e mantiene il “mutismo” della serie.

Il risultato sono versi buffissimi che accomunano animali ed esseri umani e che, per merito dell’ottima sceneggiatura e della sempre valida animazione in stop-motion, non fanno sentire assolutamente la mancanza del parlato. In un crescendo di azione e divertimento, i protagonisti riusciranno a riportare a casa il fattore dai caratteristici capelli rossi, a liberarsi del perfido accalappiatore e a riunirsi nella loro amata fattoria. Noiosa forse, ma certamente più sicura della Grande Città, piena di insidie ad ogni angolo della strada.

Dal fattore smemorato che diventa un parrucchiere di gran moda, facendo alle star lo stello taglio che faceva alle sue pecore, fino al gregge che improvvisa un’orchestra per far addormentare il piccolo Timmy, si ride di gusto senza dover sottostare alle violenze tipiche di certi cartoni animati, i cui sventurati protagonisti finiscono schiacciati da oggetti di ogni tipo e grandezza.

Dopo il successo di Wallace & Gromit, di Galline in fuga e Pirati! Briganti da strapazzo, la Aardman ci riprova e fa centro, ancora un volta. Shaun, vita da pecora – Il film è un gioiellino da non perdere, delizioso e spassoso.
L’esempio perfetto di come con pochi, semplici ingredienti, si possa dar vita ad una ricetta perfetta e invidiabile.

Daria Castelfranchi, da “cinemalia.it”

La pecora Shaun e i suoi amici decidono di prendersi un giorno di riposo alla fattoria e fanno addormentare il fattore (un gioco, per delle pecore). Ma la roulotte in cui il fattore riposa si avvia da sola sulla strada che porta alla città, e in seguito a una contusione l’uomo subisce un trauma che gli fa perdere completamente la memoria. Shaun e compagni, inseguendo la roulotte, arrivano a loro volta in città, ma poiché il fattore è prima ricoverato in ospedale, poi diventa parrucchiere di grido (grazie alla sua abilità di tosatore), le pecore faticano a trovarlo. Riusciranno a riportare il loro amico alla fattoria e a riprendere la loro routine?
Tratto dall’omonima serie televisiva di successo planetario, Shaun, vita da pecora – Il film è un classico prodotto dallo studio di animazione Aardman (come Wallace & Gromit, per intenderci) realizzato in claymation, cioè con creature di plastilina filmate in stop-motion. Ciò che caratterizza le produzioni Aardman, oltre la tecnica, è lo humour britannico che si esprime senza parole, attraverso azione, espressioni, situazioni comiche. Shaun, vita da pecora è l’ennesima conferma di quel talento: ci si meraviglia per l’inventiva inesauribile e la capacità di realizzare scene di slapstick degne di Chaplin – memorabili quella al ristorante, in cui le pecore, travestite da esseri umani, cercano di farsi servire il pranzo (e addentano i menù), o quella del coro improvvisato “a cappella”.
Ogni personaggio è fortemente caratterizzato, a cominciare dal geniale e carismatico Shaun, per proseguire con tutti i personaggi della serie – il fattore, il cane Bitzer, le pecore gemelle, Hazel e Nuts, la grassa Shirley, Timmy e la sua mamma con i bigodini. Ma ci sono anche personaggi nuovi ed efficaci cme l’accalappiatore Trumper e la randagia Slip.
Il ritmo comico, spesso quello della farsa, è impresso dalla regia e dal montaggio, ma comincia evidentemente in una sceneggiatura che non si limita ad allungare un episodio della serie, o ad allinearne una decina, ma costruisce una storia con pathos e humour. Il risultato è un film d’animazione godibilissimo a tutte le età in cui si ride fino alle lacrime, ci si commuove, e si esce di sala saltellando sulla canzone dei titoli di coda.

Paola Casella, da “mymovies.it”

 

 

Ci sono personaggi che si fanno amare sin dalla loro prima apparizione: è stato certamente questo il caso di Shaun, pecora dalla vivace intelligenza e la spiccata capacità di mettersi nei guai, apparsa per la prima volta in una delle avventure di Wallace e Gromit e guadagnatasi poi una serie d’animazione tutta sua. La serie tv ha avuto un enorme successo e Shaun si è costruito un suo pubblico di affezionati che, meravigliosamente, non comprende solo i bambini alla quale la sua estrema semplicità comunicativa è destinata. Per quelli che, infatti, non hanno mai visto un episodio di Shaun, Vita da Pecora, si tratta di brevissime avventure di sette minuti circa, senza alcuna traccia di dialogo, con una storia finita e relativamente semplice. Un bel problema quando ci si trova a pensare di trasformare tutto questo in un lungometraggio per il cinema. Come tenere viva l’attenzione dello spettatore per 80 minuti, costruendo una storia dieci volte più complessa del solito ma abbastanza semplice da essere raccontata senza l’uso del dialogo? Questa la domanda che fa più paura a proposito del film di Shaun, Vita da Pecora: molti avrebbero gettato la spugna dopo poco, la Aardman invece è riuscita a portare avanti un progetto apparentemente impossibile e indiscutibilmente geniale.

OGNI GIORNO LA STESSA STORIA

Dopo anni di lavoro, la vita in fattoria sta diventando davvero monotona per tutti. Ogni cosa segue la sua routine e nessuno sembra ricordarsi più il motivo dietro ogni azione. Shaun è stanco di tutto ciò e architetta un piano per prendersi finalmente un giorno libero: una dopo l’altra, le pecore saltano la staccionata così che il Fattore, contandole, si appisoli. Lo spingono così all’interno di una roulotte e ricreano per lui le condizioni ideali della notte, così da potersi godere la fattoria e fare tutto quello che vogliono. Ma la situazione diventa presto ingestibile e, mentre Bitzer cerca di sistemarla, addirittura peggiora. La roulotte perde il suo ancoraggio e si dirige rovinosamente verso la Grande Città… A questo punto non rimane che lanciarsi alla ricerca del Fattore per porre rimedio alla situazione prima che sia troppo tardi.

SEMPLICEMENTE GENIALE

Difficilmente le avventure di Shaun, Vita da Pecora si sono spostate al di fuori dei confini della fattoria. All’interno di quell’ambiente protetto, circondato dai personaggi che sono cresciuti con lui, come il Fattore, il cane pastore Bitzer e le altre pecore del gregge, Shaun è sempre riuscito a destreggiarsi con successo. Intelligente, curioso e sempre in cerca di nuove avventure trova sempre il modo per togliere se stesso e i suoi amici dai guai. E la missione gli riesce alla perfezione anche in questo suo primo film, dove l’azione di sposta in quel territorio strambo e assolutamente inesplorato che è la Grande Città. Questo ha permesso ai creatori di aumentare il parco dei personaggi, inserendoci nuovi alleati, come la cagnolina Slip, e inquietanti pericoli. Non solo la città, con tutte le sue stranezze tecnologiche, ma anche un vero e proprio cattivo: Trumper, un accalappiatore che disprezza tutti gli animali e che vede in Shaun e i suoi amici un catastrofico pericolo da annientare!
In Shaun, Vita da Pecora, Mark Burton e Richard (Golly) Starzak riescono nell’impresa impossibile di Hollywood: creare un lungometraggio divertente, semplice e appassionante senza utilizzare nemmeno una battuta di dialogo. A cosa servono complessi discorsi didascalici quando puoi mettere in piazza l’intera psicologia di un personaggio avvalendoti solo dell’espressività della materia plastica? Non era un lavoro semplice: quello che funzionava benissimo nell’arco di meno di dieci minuti televisivi, rischiava di diventare una ridondante ripetizione di se stesso… e invece niente. Shaun ancora una volta ci frega tutti (lasciatecelo dire!) e dimostra di essere più intelligente di molti altri (non pecore comprese)!
Sarà anche nato come un personaggio capace di comunicare ai più piccoli, grazie alla sua natura pupazzosa e la sua comunicazione espressiva, ma Shaun, nel suo primo film, dimostra di saper essere divertente e geniale su diversi livelli. Non ci si aspetta molto da lui, ma non delude nessun tipo di aspettativa e anzi, nel suo piccolo, stupisce e ti fa riflettere su come spesso la narrazione cinematografica si nasconda dietro palazzi stratosferici di effetti speciali e arabeschi stilistici che, a conti fatti, non sono sempre necessari per costruire una piacevolissima opera di intrattenimento per tutta la famiglia.
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Antonella Murolo, da “everyeye.it”

 

 

Il tran tran della fattoria non va molto giù a Shaun la pecora e agli altri animali: senza voler male al Fattore, Shaun organizza per sè e per gli altri una bella giornata libera, addormentando l’uomo in una roulotte. Tutto sembra andare per il meglio, finché la roulotte non precipita a fondo valle, direttamente nella Grande Città (si chiama proprio così, Big City). A Shaun e al resto del gregge, accompagnate dal cane Bitzer, spetterà il compito di riportare il Fattore a casa, nel disorientamento cittadino, minacciati da un isterico acchiappanimali…

Per quanto il talento dell’inglese Aardman nel campo del cortometraggio in stop-motion sia indiscusso – basti pensare a quelle esperienze sublimi che rispondono al nome di Wallace & Gromit – gli excursus dell’azienda nel lungometraggio, con la sola eccezione di Galline in fuga, hanno di solito disperso il genio dei suoi autori nella lunga durata: pur apprezzabili, Pirati! Briganti da strapazzo, Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro, Giù per il tubo o Il figlio di Babbo Natale erano pieni di compromessi con una committenza che aveva appesantito l’istintività rapida e comica della Aardman (che comunque affiorava).

Sono abbastanza fiero di comunicarvi, con un certo entusiasmo, che Shaun – Vita da Pecora: Il film è un ritorno all’Aardman doc, quella del surrealismo irresistibile, dell’understatement delirante, del gran ritmo e delle trovate tanto fantasiose quanto intelligenti. Forse sollevati dal non dover sedurre un pubblico che conosce i personaggi principali già dall’omonima serie tv (iniziata nel 2007), i registi e sceneggiatori Mark Burton e Richard Starzak spremono gli 80 minuti come un limone, con un solo scopo: farci ridere. E ci riescono, definendo la storia quel tanto che basta a creare un legame emotivo tenero con gli avvenimenti, ma senza rimanere troppo ancorati a un dramma che intralcerebbe le gag.

Com’è accaduto col recente e pregevole Minuscule, anche Shaun – Vita da Pecora: Il filmnon è dialogato, quasi l’animazione stesse in questi mesi restituendo forza e vigore all’universalità dell’immagine e del sound design, assegnando a buffi fargugliamenti i dilemmi semplici ma universali di personaggi in grado di comunicare con un niente. Artigianalità e professionalità si sposano in set miniaturizzati, che trasmettono l’allegria e la cura di chi li ha realizzati e poi animati e ripresi, con un senso del ritmo e del montaggio di sicurezza invidiabile.

Tra tormentoni, colpi di scena, ripetizioni di gag con varianti, farsa, un pizzico di sentimento e soprattutto sguardi (dove saremmo senza gli occhioni dei personaggi Aardman?), Shaun – Vita da Pecora: Il film non è un bel regalo solo per i vostri figli, ma anche per voi stessi.

Domenico Misciagna, da “comingsoon.it”

 

 

Abbiamo visto pecore assassine (Black Sheep di Jonathan King) e pecore sex symbol (Daisy in Tutto quello che avreste voluto sapere… di Woody Allen) ma mai pecore in stop motion così simpatiche e intraprendenti come in Shaun, vita da pecora – Il film di Mark Burton e Richard Starzack. Il delizioso lungometraggio è tratto dalla serie tv del 2007 già prodotta da quei geniacci della Aardman, i quali a loro volta avevano introdotto il personaggio di Shaun nella mitica serie che li rese popolari Wallace & Gromit.

Non aspettatevi però kolossal Aardman come Galline in fuga (2000), Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro (Oscar nel 2005) o Pirati! Briganti da strapazzo (2012). Il film ha un budget meno imponente a partire da un cast di voci che non vede più Mel Gibson (Galline in fuga),Ralph Fiennes (Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro) o Hugh Grant (Pirati!) come doppiatori originali. C’è da dire che mancano proprio le parole visto che con Shaun siamo tornati a una stop motion di mormorii, grugniti e al massimo qualche esclamazione. E tutto ciò rende il film forse ancora più apprezzabile.

La pellicola è un’avventura che parte modesta (non a caso giocando con un linguaggio visivamente povero come il Super 8) in una fattoria per poi diventare sempre più avvincente, metropolitana e spericolata dopo che che la pecora ribelle Shaun ne ha combinata un’altra delle sue: il ragazzaccio (è un maschio) è scappato dal recinto del paterno fattore miope pel di carota sfuggendo al controllo del cane con lo zuccotto da teppistello inglese (Bitzer, una specie di cugino di campagna di Gromit) per affrontare cosa c’è oltre la cattività.

E cosa c’è oltre la cattività? Una grande città con negozi e palazzi alti dove fingersi delle belle signore afroamericane dall’andatura sbilenca (in questa geniale idea c’è un leggero rimando a quell’alieno sexy di Mars Attacks! interpretato dall’ex fidanzata di Tim Burton Lisa Marie) e dove cercare di recuperare il fattore dai capelli rossi che non solo ha perso le sue pecore… ma pure la memoria.

A questo punto Shaun decide di far tornare tutti a casa. Bisogna radunare il gregge e ricompattare la famiglia (il fattore è il papà). Ma prima incontreremo parrucchieri chic (apparentemente tosare una pecora e rapare una celebrità sono la stessa cosa; hai capito la Aardman com’è cattivella?), accalappiacani sadici (un grande villain!), alleati quattrozampe tanto brutti quanto leali e la magia di pecore più abili di Gandalf nel lanciare letali incantesimi.

Il film cresce minuto dopo minuto diventando una vera grande avventura per famiglie dall’impeccabile climax epico. Insomma, la Aardman ce l’ha fatta un’altra volta.

Francesco Alò, da “badtaste.it”

 

 

Shaun e le altre pecore non ne possono più della solita, stancante routine. Ogni mattina, sveglia all’alba e schedule ferreo impostato dal fattore tolgono al gregge entusiasmo, giorno dopo giorno. Ecco allora che proprio Shaun si fa promotore di un’idea rivoluzionaria: saltando in circolo la staccionata, le pecore riescono a far addormentare il fattore. Poi lo coricano dentro una roulotte sulla stradina della fattoria, ricreando all’interno tutte le condizioni ideali per simulare la notte. Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che Bitzer, il cane del fattore, le colga in flagrante: il parapiglia conseguente sblocca la roulotte, che a tutta velocità si dirige verso la Grande Città. Con il fattore chiuso dentro, ancora addormentato… La nuova missione di Shaun e del gregge tutto è appena iniziata: recuperare l’uomo prima che le sue tracce si perdano per sempre.
Lanciata per la prima volta come serie tv nel 2007, Shaun, vita da pecora della celebre Aardman arriva ora sul grande schermo. Diretto da Richard Starzak e Mark Burton, il film offre finalmente una chance “lunga” all’ovino già presentato nel 1995 all’interno di un corto (Una tosatura perfetta) con protagonisti Wallace e Gromit. L’avventura è divertente, naturalmente impreziosita dal solito, egregio lavoro in stop-motion di casa Aardman: un marchio di fabbrica inimitabile, come le tante sequenze slapstick rese ancor più originali dalle mille possibilità che regala la plastilina.
Senza dimenticare l’aspetto forse più originale dell’intera operazione, dettato forse inizialmente da motivi legati al budget: il film è privo di qualsiasi parola e tutti i personaggi comunicano (tra di loro, e con lo spettatore) attraverso grugniti, mormorii, esclamazioni e quant’altro. Un ritorno alle origini dell’animazione, se si vuole, arricchito però da scelte musicali inattaccabili e citazioni gustose: una su tutte, quando il temibile accalappiatore Trumper riesce a rinchiudere Shaun, con il gatto in cella a cui basta un riconoscibilissimo verso per rievocare il celebre Hannibal Lecter del Silenzio degli innocenti.

di Valerio Sammarco, da “cinematografo.it”

 

 

Ancora prima di diventare la protagonista di una serie tv tutta sua, nel 2007, la pecora Shaun si era fatta già notare nel corto “Una Tosatura Perfetta” di Wallace & Gromit. Era il lontano 1995 e la Aardman Animation vinceva il terzo dei suoi quattro, totali, premi Oscar.

C’è voluto tempo, dunque, prima di rendersi conto delle potenzialità comiche e dell’immaginario che un personaggio così particolare e simpatico potesse garantire e mettere a disposizione. Ma alla Aardman, ormai lo sappiamo, ogni scelta e decisione viene presa con la necessaria pazienza e valutazione. Per cui quando “Shaun, Vita Da Pecora: Il Film” è stato annunciato al cinema, più che la preoccupazione di poter vedere qualcosa di molto rischioso, si è scatenato un vero e proprio conto alla rovescia, capace di coinvolgere più adulti che bambini. Chi conosce la radice, del resto, sa perfettamente quanto l’umorismo sottile, britannico utilizzato, venga assimilato e assorbito assai maggiormente da un pubblico già svezzato piuttosto che da quello considerabile come riferimento base, che invece si accontenta di ridere scrutando la fisionomia e le reazioni dei personaggi, molto spesso impegnati in gag e sequenze dove a venir fuori è la sempreverde comicità slapstick.

Nella pellicola scritta e diretta da Mark Burton e Richard Starzack allora il divertimento viene scatenato dall’assedio in città dell’intero gregge capitanato da Shaun, il quale deve rimediare al fallimento del proprio piano che avrebbe dovuto concedergli un giorno di vacanza dalla solita vita da pecora, ma che invece ha messo sottosopra l’intera fattoria facendo perdere la memoria anche al suo, fedele, fattore. Il contrasto tra la calma campagnola e il caos in cui vanno a cacciarsi e sono costretti a muoversi (e a mimetizzarsi) i personaggi, concede a Burton e a Starzack la possibilità di sfruttare al massimo gli elementi comici a loro disposizione, a cominciare dall’entrata in scena del cattivissimo accalappia animali e procedendo fino ai geniali tentativi di simulare la civiltà umana da parte di un mucchio di pecore che non sa fare altre che rubare con gli occhi e replicare senza alcun criterio qualunque cosa gli passi sotto il naso.

Senza alcun dialogo, ma solo con l’aiuto di immagini, musiche e qualche verso, “Shaun, Vita Da Pecora: Il Film” riesce con grande maestria ad elevare alla decima quello che solitamente è abituato ad eseguire in minutaggio ristrettissimo in televisione, condensando nei suoi circa novanta minuti, senso del racconto, gestione di scenette e risate, insieme a trovate incredibili che, involontariamente, rischiano addirittura di rubare il palcoscenico oltre il necessario (vedi l’irresistibile cane con l’esaurimento nervoso).

La spunta di nuovo, perciò, la Aardman, confermandosi tra i migliori studi di animazione all’attivo, scrupolosissima nella realizzazione dei suoi prodotti, per i quali continua a pretendere enorme attenzione e immensa premura. Con “Shaun, Vita Da Pecora: Il Film” l’esperimento può considerarsi più che riuscito, superiore, sicuramente, alla maggior parte degli altri film d’animazione usciti in sala negli ultimi mesi.

Giordano Caputo, da “ingloriouscinephiles.com”

 

 

 

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