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Qualcosa di buono

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Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Michelle Wildgen edito in Italia da Vallardi, racconta la particolare amicizia che si viene a instaurare tra Kate, una pianista di musica classica sui quarant’anni affetta da una terribile malattia neurodegenerativa come la SLA, e Bec, una studentessa universitaria e aspirante cantante rock dalla vita caotica in tutti gli ambiti, che, malgrado la sua inesperienza nel campo, inizia a lavorare come assistente di Kate. Il rapporto tra due persone così diverse all’inizio non è facile, ma un pò alla volta Bec si affeziona a Kate e impara a prendersene cura, proprio mentre il matrimonio di quest’ultima con Evan comincia ad entrare in crisi e la sua malattia va aggravandosi sempre di più, e Kate, a sua volta, aiuta Bec a riscoprire la sua sensibilità ma anche le sue altre qualità e a mettere così ordine nella sua vita.

Qualcosa di buono film Hilary Swank

La pellicola affronta un argomento particolarmente impegnativo come la SLA e le conseguenze che comporta sia sulla vita di chi ne è affetto che di chi gli sta intorno, tuttavia esso non risulta essere particolarmente pesante dato che l’accento viene poi posto soprattutto sul rapporto umano che si viene a creare fra le due donne, un legame che, da una parte, è di grandissimo aiuto per Kate, trascurata dal marito e dalle sue vecchie amiche e che, grazie a Bec, invece, riscopre la gioia e la voglia di vivere nonostante le sempre più evidenti limitazioni dovute alla sua malattia, ma che è di grande aiuto anche per la ragazza, che grazie ai consigli di una persona adulta inizia ad avere più fiducia in se stessa e ad impegnarsi per realizzarsi in tutti i campi. Il film fa riflettere quindi anche sull‘importanza della relazione umana e su quanto essa possa assumere un valore quasi terapeutico per chi è affetto da determinate malattie, o, meglio, anche se non può guarire il corpo, può sicuramente avere effetti benefici sullo spirito e aiutare così ad apprezzare maggiormente la vita malgrado le condizioni di salute sempre più precarie in cui ci si trova. Viene inoltre da pensare a quanto siamo fortunati noi che godiamo di buona salute, ma che, paradossalmente, non riusciamo a cogliere ed apprezzare i valori e gli aspetti fondamentali della vita,come appunto l’amicizia e i rapporti umani, e come invece riescono a fare Kate e anche Bec, seppure quest’ultima, inizialmente, sia più presa dalla voglia di divertimento sfrenato tipica di molti ragazzi della sua età. E’ infine interessante notare come la giovane, inizialmente, sia del tutto inesperta e impreparata ad affrontare, anche a livello pratico, un’esperienza lavorativa difficile e impegnativa come può essere l’assistenza ad una malata di SLA, tuttavia, essendo una persona sensibile, capisce che è quello che vuole fare, che è qualcosa che la può far crescere a livello umano, e decide così di mettersi in gioco ed affrontare questa sfida, imparando, un pò alla volta, a fornire un concreto supporto a Kate, a dimostrazione che peraiutare gli altri, a volte, è importante anche “usare la testa”, ma, prima di tutto, occorre avere un grande cuore.
Luca Fiorucci, da “cinemamente.com”

 

 

 

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