Noi E La Giulia

Noi e la Giulia

Noi E La Giulia

 

Buona la terza! Questo è il più facile degli assiomi se si pensa al nuovo film diEdoardo Leo Noi e la Giulia, prodotto da Warner Bros. Il giovane regista, alla sua terza direzione filmica diverte e fa riflettere molto sul tempo in cui viviamo. La commedia perfetta? Quasi. Attorniato da un cast di prim’ordine che vede la presenza di Luca Argentero, Carlo Buccirosso, Claudio Amendola, lo stesso Leo, Anna Foglietta e Stefano Fresi, il film risulta scorrevole come non mai ed è una saggia occasione di approfondimento sul tema del fallimento. Basti pensare all’hashtag inerente al film presente sui principali social: #pianoB. Verrebbe da dire dunque cinque personaggi in cerca di autore ed autorialità, cinque figure che nel loro campo rappresentano i fallimenti e il tentativo di riconciliarsi con la vita di ogni giorno, non solo lavorativa. Diego è un agente di vendita di auto, insoddisfatto del proprio lavoro, Fausto è un venditore televisivo che rappresenta tutto il negativo e lo stereotipo della nostra società, Claudio ha portato al fallimento il negozio storico di gastronomia ereditato dalla famiglia e Sergio è il comunista sessantottino che più di tutti porta in alto l’onore del gruppo, ma in cuor suo sa di avere un fallimento alle spalle, quello di cattivo padre.

Il gruppo del Casale
La storia del film è tratta dal romanzo di Fabio Bartolomei “Giulia 1300 e altri miracoli” dove il vero protagonista è un antico casale, acquistato a prezzo irrisorio da tre (poi successivamente quattro) “amici per caso”, potremmo definirli. Quattro persone che decidono di unire i loro sforzi economici per l’acquisto e la riconversione ad agriturismo dell’immobile. Il problema più grande è però quello che si presenta nell’immediata post acquisizione: la malavita. Un camorrista (Buccirosso) si presenta nella proprietà in cerca del pizzo, ma la scaltrezza e la tenacia di Sergio (Amendola) fanno si che il malavitoso tizio finisca per diventare ostaggio del gruppo. Come poi lentamente uscirà fuori dalla storia, Vito (Buccirosso) è in realtà un emarginato, un fallito camorrista che conta davvero poco all’interno dei clan. Questo lo porta di fatto ad unirsi assieme ai quattro amici, in simpatiche gag con la sua Giulia 1300, seppellita nella buca per la piscina e con un difetto a dir poco esilarante: una radio difettosa che si attivava involontariamente. Ad unirsi al gruppo arriva infine Elisa (Foglietta), una dolce ragazza incinta, abbastanza sbadata. La Giulia nel film rappresenta il vero punto focale della trama, è la croce e la delizia del team. Porterà il tutto esaurito nell’agriturismo ma anche tante sventure, la più grande è proprio la richiesta estorsiva del pizzo mafioso. Riuscirà il gruppo a desistere dalle intimidazioni e ad andare avanti?

Il seppellimento della Giulia di Vito
Noi e la Giulia è un film vero e genuino (come la terra Lucana dove è ambientato) pulito e riflessivo che mostra i difetti del nostro paese sotto una leggera ma molto accurata lente d’ingrandimento. Il tono della commedia è frizzante e ben gestito, non risultano esserci cali di tensione o pathos nella pellicola e la fotografia è davvero ben gestita. È difficile dare a un film comico un tono serio e arguto, ma Leo riesce a farci ridere senza mai scadere nell’inutile volgarità o nella forzatura. Resta il lavoro di un regista giovane e preparato in grado di creare una sceneggiatura gradevole alla vista, alla mente e ai sensi. I sogni e i fallimenti di generazioni diverse accorpati in un luogo ameno e quasi redentore in grado di fornire all’uomo una seconda opportunità, un piano B. Ben fatto!

Emiliano Cecere, da “cinematographe.it”

 

 

C’è un’Italia che non ne può davvero più. E’ quella dei quarantenni e oltre, quella dei “privilegiati” che hanno un lavoro in un’epoca storica in cui questo non è più un diritto collettivo, ma che si sentono soffocare e vorrebbero cambiar vita. Sono in genere di sesso maschile, disorientati, falliti o disillusi nella loro vita di relazione, che mantengono la capacità di sognare, sia pure sogni piccolo-borghesi, in cui la campagna rappresenta il massimo della wilderness. Tre di questi individui – un coatto che vende orologi patacca in tv, un venditore di automobili a cui è appena morto il padre e un uomo che soffre di alopecia e che ha portato al fallimento il negozio di alimentari centenario della sua famiglia – sono i protagonisti di Noi e la Giulia, terza regia del poliedrico Edoardo Leo, da un romanzo di Fabio Bartolomei.

Ai tre perfetti sconosciuti che si mettono in società per rilevare una masseria in cui dare vita a un agriturismo, si uniscono un cinquantenne veterocomunista, una ragazza reduce da Amsterdam e incinta di ignoto e un bizzarro camorrista che si presenta dai nostri a reclamare il pizzo a bordo di una Giulia 1300 verde e viene coinvolto in un anomalo rapporto coi suoi impulsivi sequestratori.

Noi e la Giulia – sulla cui trama non vi sveliamo altro – è un inno alla resistenza quotidiana, un invito a non deporre mai “le armi”, fatto col sorriso sulle labbra e sotto le spoglie di una commedia corale che guarda ai capolavori di Ettore Scola e al cinema del nostro glorioso passato. In un paese dove c’è molto bisogno di ridere e dove con poche lodevoli eccezioni la produzione cinematografica è in prevalenza comica (o presunta tale), fa piacere trovare un film che tenta una via diversa alla risata e dove gli “enni” nostrani non sono soltanto dei perenni immaturi con le donne ma gente che, almeno, prova a fare altro della propria vita.

Noi e la Giulia racconta quello che siamo diventati: degli eterni brontoloni pieni di diffidenza e pregiudizi, esagerando i caratteri come consuetudine della commedia all’italiana, senza pretese di darci lezioni ma insinuando tra una risata e l’altra la necessità del dubbio. E’ una commedia divertente e gradevole grazie soprattutto all’ottimo cast: Leo tiene per sé il personaggio diFausto, epitome del coatto romano razzista perché ignorante ma in fondo recuperabile, Luca Argentero è l’occhialuto e pacato Diego – che è anche, come nel romanzo, la voce narrante di raccordo -, Anna Foglietta una toscanissima Elisa col pancione (una realtà che ha modificato la sceneggiatura), Stefano Fresi è Claudio, il buffo nevrotico del gruppo, Claudio Amendolaincarna con gran divertimento il personaggio irresistibile dell’irriducibile compagno barbutoSergio, mentre Carlo Buccirosso è impeccabile nei vari cambiamenti di registro richiesti dal camorrista Vito.

A voler essere proprio pignoli, forse avrebbe giovato al film una durata un po’ inferiore alle quasi due ore, tempo in cui il ritmo efficacemente teso della narrazione rischia di stemperarsi prima del finale. Molto curato tecnicamente, dalla scelta del look dei personaggi alla fotografia e alle musiche, Noi è la Giulia è quello che gli anglosassoni definirebbero “a labour of love”, in cui la palese passione di tutti i partecipanti  finisce per trasmettersi anche a chi lo guarda.

Daniela Catelli, da “comingsoon.it”

 

 

Cosa succede se tre falliti sconosciuti e completamente diversi tra loro si mettono in affari per rilevare un casale e metter su un agriturismo in piena campagna? E’ una situazione che potrebbe facilmente scadere nel banale, ma Edoardo Leo ha studiato molto bene questa sceneggiatura per portare nelle sale il suo terzo film da regista e farlo alla grande. Insieme a Marco Bonini riadatta il libro di Fabio Bartolomei “Giulia 1300 e altri miracoli” con un cast scelto ad hoc per l’occasione e niente è lasciato al caso. Ne vengono fuori quasi due ore di film in cui il ritmo non scende mai e ogni particolare contribuisce alla riuscita: a partire dalla musica, da considerare tra le protagoniste indiscusse, che gioca un ruolo fondamentale. La colonna sonora curata da Gianluca Misiti si giostra tra sonate per violino di Dvorak e canzoni anni ’70 (per non far sentir sola la Giulia, che è il centro di tutto) e anticipa, fa riflettere, sussultare, ci accompagna e fa da sottofondo ad una storia divertente ed emozionante ambientata nelle splendide campagne lucane. A fare da fondamenta a tutto ciò troviamo due temi molto importanti: primo quello del cosiddetto “Piano B, prova a cambiare la tua vita”. I tre protagonisti non sono felici della vita che fanno, chi per un motivo e chi per un altro, e decidono di dare una svolta, di risorgere dalle ceneri e di prendere in mano la propria esistenza. Perché in fin dei conti siamo noi stessi la generazione del piano B, quella che deve ingegnarsi per realizzarsi, quella che dovrebbe capire che “la bellezza va insegnata, le cose belle salveranno il mondo” come dice la stessa Elisa (Anna Foglietta). Collegato a questo c’è l’altro argomento centrale, quello della resistenza al sopruso, che può essere la camorra che chiede il pizzo sull’agriturismo o dei particolari vigili urbani che fanno tutto fuorché il loro lavoro. Guidati da un Sergio (Claudio Amendola) ancora fortemente legato ad uno spirito puramente comunista, questi piccoli eroi combatteranno questa grande realtà insieme a Vito (Carlo Buccirosso) un camorrista un po’ anomalo che attraverserà un bellissimo arco di trasformazione durante tutto il lungometraggio. A scoprirsi di nuovo però sono anche Diego (Luca Argentero), Fausto (Edoardo Leo) e Claudio (Stefano Fresi) che specchiandosi nell’altro troveranno quello che in loro non va, quello che in una vita non sono riusciti a vedere nonostante fosse davanti ai loro occhi. Ed è così, accettando la verità con l’urlo “Sono un fallito!”, che capiranno davvero di che pasta sono fatti, il tutto sotto l’occhio premuroso e attento di Elisa che con il suo pancione mette davanti a loro la speranza di un futuro migliore per la generazione che stiamo mettendo al mondo. Leo ci regala così un film che non pretende nulla, si lascia ammirare e ci lascia emozionare, ci sorprende e ci fa riflettere su aspetti della nostra quotidianità che spesso non stiamo ad ascoltare. Un film italiano con un ritmo diverso, incalzante e frizzante, proprio quello che una commedia dovrebbe essere.

Rachele Di Paolo, da “cinema4stelle.it”

 

 

“Siamo la generazione del Piano B. lavorare in questo paese fa così schifo che quando allo schifo per il lavoro si aggiunge quello per la città cominci ad elaborare il tuo piano B. A vent’anni era il chiringuito sulla spiaggia. A quaranta, quasi sempre, si tratta di un agriturismo”.
Con le fattezze di Luca Argentero, facendo riferimento agli italiani d’inizio terzo millennio è il quarantenne Diego a parlare in Noi e la Giulia, tratto dal libro Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei, nonché terzo lungometraggio diretto da Edoardo Leo, a cinque anni da Diciotto anni dopo e a due da Buongiorno papà.
Un dipendente fallito di una concessionaria d’automobili la cui fuga dalla città è destinata a farlo incontrare con altri due insoddisfatti sconosciuti: Claudio alias Stefano Fresi, maldestro erede di una dinastia di gastronomi, e Fausto, interpretato dallo stesso regista, truffaldino “uomo di spettacolo” con grottesche tendenze politiche di destra.
Un trio che si ritrova unito nell’impresa di trasformare in agriturismo un vecchio e diroccato casale sito nelle campagne del sud della penisola; con il supporto del cinquantenne invasato e fuori tempo massimo Sergio, ovvero un comunistissimo Claudio Amendola che non esita ad impugnare falce e martello all’occorrenza, e la giovane incinta e fuori di testa Elisa, cui concede anima e corpo una Anna Foglietta fornita di accento toscano; se ad ostacolare il loro sogno non arrivasse il curioso camorrista Vito, con il volto di Carlo Buccirosso, giunto sul posto per chiedere il pizzo.

CAMPAGNA ANTI… CAMORRA!

Perché il titolo del film non fa riferimento ad una donna, bensì alla vecchia Giulia 1300 su cui viaggia quest’ultimo, simbolo di quell’Italia del boom che, come si può metaforicamente intendere, è finita sepolta a causa dei poco raccomandabili individui fattisi strada nel paese degli spaghetti.
Un’Italia che stenta a riemergere perché tutti, cresciuti con il mito del posto fisso, non lavorano più con gioia e non sembrano affatto credere nelle proprie azioni; rifiutandosi, oltretutto, di portare avanti una guerra per tenersi ciò che è già loro, come fanno, invece, i qui protagonisti quando decidono di ribellarsi al sopruso del malavitoso.
Protagonisti in attesa di inevitabili, tragiche conseguenze e che, in partenza, si presentano quasi come una variante dei precari visti in Smetto quando voglio di Sydney Sibilia (da cui provengono, tra l’altro, Leo e Fresi), per poi prendere una originale ed inedita direzione man mano che la colonna sonora countreggiante di Gianluca Misiti provvede efficacemente ad accentuare l’atmosfera da moderna commedia western.
Commedia western volta a ribadire che occorre veramente poco per creare un paradiso, soprattutto se si riesce ad apprendere che è l’unione a fare la forza, perfino nei momenti apparentemente privi di speranza e contro gli ostacoli più grandi; come testimonia, nel corso della oltre ora e cinquanta di visione, anche il fondamentale aiuto fornito da laboriosi extracomunitari del Ghana.
Oltre ora e cinquanta di visione che Leo, sfoderando una sequela di situazioni e battute divertenti (compresa una azzeccata frecciatina a Maria De Filippi) atte a garantire il buon ritmo, confeziona proponendo in chiave leggera un argomento solitamente (e purtroppo) oggetto delle maggiormente tristi vicende di cronaca nera tricolore.
Oltretutto, con una regia dal taglio fortemente internazionale che in pochi, nel sempre più desolante panorama di celluloide nostrano, sembrano essere in grado di permettersi.
Lotta, sogni, amicizia, amore, fallimenti, ideali vivi ed altri persi di cinque estranei che, nel trasformare un fatiscente casale rurale del Sud Italia in un agriturismo, finiscono per trovarsi ad avere a che fare con la prepotenza della camorra.
È ciò che Edoardo Leo, prendendo le mosse dal testo Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei, racconta in Noi e la Giulia, sceneggiato insieme al Marco Bonini che già lo aveva affiancato nell’esordio registico Diciotto anni dopo (2010).
Con un cast in ottima forma e la Paradise cantata da Phoebe Cates inclusa nella colonna sonora, una tragicommedia capace di strappare non poche risate attraverso battute tutt’altro che già sentite e situazioni piuttosto originali; man mano che tende a ribadire l’importanza del rimanere uniti e pronti all’azione (qualunque sia il credo politico od il colore della pelle) in un sempre più deluso e disilluso belpaese quotidianamente stretto nella morsa della malavita.
Riconfermando le già testate doti da commediante doc dell’attore-regista.
VOTOGLOBALE7

Francesco Lomuscio, da “everyeye.it”

 

In “Smetto Quando Voglio” l’insoddisfazione esistenziale di un gruppo di laureati precari sfociava nella realizzazione e nel commercio di una droga legale, pregiata a tal punto da conquistare il mercato e consentire a tutto il gruppo di sbarcare il lunario. In “Noi E La Giulia” quella stessa, identica, insoddisfazione, mista alla disperazione, porta tre perfetti sconosciuti ad unire il proprio gruzzoletto di risparmi e a investire su di un casale malridotto, ma dal prezzo vantaggioso.
Due facce di una stessa medaglia, appartenente a quella generazione di trentenni, travolti dalla crisi, stanca di abbassare la testa per sopravvivere, rinunciando ai traguardi, così come al raggiungimento della propria felicità.

Una criticità che Edoardo Leo comprende e condivide, indirettamente caduta sulle sue spalle al cinema, ma vestita e rappresentata con il rispetto e l’orgoglio di chi ha intenzione di supportare la causa invitando a reagire e a farsi sentire, senza mai lasciarsi né schiacciare e né reprimere. E allora, in una maniera assai meno improbabile di quella scelta da Sydney Sibilia, rimescola le carte e ci racconta la rivolta e la resistenza di tre uomini comuni, e falliti, applicata alla società moderna. Una resistenza che seppur contenente anch’essa quel minimo di furore e di finzione, racchiude in sé i consigli e le forze legittime per infondere coraggio e speranza a coloro che ultimamente pensano che non sia rimasto altro che arrendersi o fare le valigie. L’opposizione alla Mafia tentata goffamente dai tre (quattro con l’entrata di Amendola) protagonisti è infatti il ribaltamento perfetto del vorrei, ma non posso che la vita spesso ci piazza davanti agli occhi, quella condizione di impotenza che “Noi E La Giulia”, piuttosto che abbracciare e sopportare, decide pazzamente di prendere a pugni in faccia e chiudere in cantina, sorretto dall’onda di entusiasmo di chi per la prima volta in assoluto sta provando a mettersi in gioco, a realizzarsi o a rialzarsi.

Dimostra di essere innanzitutto un autore intelligente quindi Leo, uno dei pochi che può permettersi di prendere tra le mani un romanzo ben scritto e piacevole come il “Giulia 1300 e Altri Miracoli” di Fabio Bartolomei e assumersi la responsabilità di cambiargli muscoli, spingendo in alto gli argomenti e i temi a cui tiene maggiormente, mantenendo però intatto lo scheletro vincente che la storia originale metteva a disposizione. Riesce a fotografare precisamente lo stato emotivo della collettività che rappresenta, la costernazione e la voglia di rivalsa di un gruppo di trentenni danneggiati e imbranati, che tuttavia chiedono al mondo esclusivamente il diritto di provare a dire la loro, poiché per loro il piano B non è un piano di riserva, ma solo l’unica scelta rimasta per recuperare ad un piano A a cui non hanno mai avuto accesso.
E il bello di “Noi E La Giulia” è che riesce a raccontare efficacemente tutto ciò senza mai perdere di vista il suo target, senza mai dimenticare di essere in primis una commedia orientata a strappare risate e a intrattenere: due mansioni per nulla semplici, ma che un cast ben assortito e scelto con le pinze, come quello che ha a disposizione, porta comunque a termine con il massimo dei voti e soprattutto con il massimo dell’alchimia.

D’altronde è innegabile che nella pellicola di Leo si rida, non di pancia, ma di cuore, allo stesso modo di come ci si commuove specchiandosi nella realtà dei suoi personaggi: disposti a sacrificare ogni cosa e a rischiare tutto pur di provare quel gusto di felicità da sempre inseguita e mai agguantata.
Una felicità magari estemporanea, magari leggera, o limitata, ma senza ombra di dubbio guadagnata con le proprie forze e perciò degna di essere protetta e conservata.

Giordano Caputo, da “ingloriouscinephiles.com”

 

C’erano una volta un coatto, due sfigati, un comunista e un camorrista, e no, non è l’inizio di una barzelletta ma è Noi e la Giulia, la piacevole terza opera da regista di Edoardo Leo. La commedia tragicomica, al cinema dal 19 Febbraio, vede Leo affiancato da Luca Argentero, Claudio Amendola, Stefano Fresi, Anna Foglietta eCarlo Buccirosso.

Noi e la Giulia è un film fatto di personaggi, che riempiono la scena con la loro presenza: c’è Diego (Luca Argentero), venditore di macchine annoiato, poco coraggioso e preso in giro anche del padre sul letto di morte; Fausto (Edoardo Leo), cafone da televendita che si è arricchito a suon di merce fallata sulle spalle dei creduloni, ignoranza da italiano medio e debiti con gli amici – come con il collega Sergio (Claudio Amendola), comunista nostalgico che lo marca stretto per riavere i suoi soldi. E infine c’è Claudio (Stefano Fresi) vero e proprio portatore sano di ansia, che riesce a far chiudere l’attività di famiglia “dal 1910” e contemporaneamente a farsi lasciare dalla moglie. Decisi a cambiare e a scappare, chi figurativamente chi letteralmente, Diego, Fausto e Claudio si incontrano per la prima volta fuori da un casale in vendita che tutti e tre avevano adocchiato, e, a causa del prezzo lievitato, decidono di mettersi in società e aprire un agriturismo insieme. Al gruppo si aggiunge, in veste di cuoca, Elisa (Anna Foglietta), disastrata ragazza incinta che cerca solo un posto accogliente dove stare. Un giorno si presenta al casale a bordo di una Giulia 1300 verde, Vito (Carlo Buccirosso), un buffo uomo in abiti anni ’70, che promette ‘protezione’ ai quattro.

Con precisione e ironia, Edoardo Leo porta in scena la commedia del piano B, del reinventarsi e delle seconde occasioni, proponendo contemporaneamente il tema serio della piaga del pizzo. La storia, tratta dal racconto di Fabio Bartolomei, “Giulia 1300 e altri miracoli”, scorre piacevole con diversi momenti comici degni di nota. Con un ritmo più serrato rispetto alla solita commedia italiana e trovate registiche più moderne, anche grazie alla colonna sonora presentata quasi come personaggio in ricordo di un epoca d’oro, Noi e la Giulia intrattiene senza cadere nel banale. La scelta di un cast che rappresenta l’Italia da nord a sud e che, si nota, si è realmente divertito durante le riprese, aiuta la commedia ad avere quel giusto buon sentimento e positività per tutta la sua durata. Claudio Amendola è sicuramente il personaggio più centrato, quasi irriconoscibile all’inizio con barba e capelli grigi, mentre Luca Argentero, per quanto bravissimo, è perennemente ingabbiato nel ruolo dell’imbranato con gli occhiali e non ci dispiacerebbe vederlo in altre vesti in futuro, proprio come Leo che in questo film esce dai soliti personaggi per farci ridere con il suo cafonissimo Fausto.

Serena Concato, da “cinephiles.it”

 

 

Falliti, frustrati, infelici, in una parola “sfigati”, eccoli di nuovo: un gruppetto di quarantenni (e un cinquantenne) alla deriva, tra lavori insoddisfacenti, problemi economici (e giudiziari), crisi sentimentali (o, per meglio dire, abbandoni), frustrazioni politiche (si ci sono anche quelle), depressioni croniche.
Cinque persone alla deriva, e non è una novità, anzi quasi la norma nel nostro Paese. Ma questa volta si decide di coltivare un sogno, di dare spazio al famoso ‘piano B’ (che nella vita è sempre meglio avere), il desiderio di qualcosa di diverso (“Quando allo schifo per il lavoro si aggiunge quello per la città cominci a elaborare il tuo piano B. A 20 anni era il chiringuito sulla spiaggia. A 40, quasi sempre, si tratta di un agriturismo” dice Diego, voce narrante del film).
I primi ad apparire in scena sono Diego (LucaArgentero), un venditore di auto costretto spesso a ‘costernarsi’, Fausto (Edoardo Leo), un piazzista televisivo pressato dai creditori, e Claudio (Stefano Fresi), ex proprietario di uno storico negozio di gastronomia che ha appena chiuso bottega, tre quarantenni che, stanchi dei propri fallimenti o di fare lavori poco gratificanti, fuggono dalla città e dalle loro mediocri vite. Da perfetti sconosciuti, i tre si ritrovano uniti nell’impresa di acquistare un casale per realizzarci un agriturismo. A loro si unisce ben presto Sergio (Claudio Amendola), un cinquantenne ex comunista invasato e fuori tempo massimo e in seguito Elisa (Anna Foglietta), una giovane donna incinta e un po’ fuori di testa. Ad ostacolare il loro sogno, arriverà Vito (Carlo Buccirosso) un camorrista venuto a chiedere il pizzo alla guida di una vecchia Giulia 1300. Questa minaccia li costringerà a ribellarsi al sopruso in maniera rocambolesca dando vita a un’avventura tragicomica.
Un sogno e una ribellione (ma forse anche il sogno di una ribellione), cinque pazzi (come si poteva chiamare il loro agriturismo se non Casal dei Pazzi?) che si oppongono a ciò che appare dovuto, anzi, soprattutto inevitabile. Almeno in Italia, dove i soprusi, i ricatti, le estorsioni, sono il pane quotidiano in tutti i campi, dalla malavita alla politica.
Qui però l’estorsione è tutta da ridere, essendo opera di un bizzarro camorrista che viene a reclamare il pizzo a bordo di una vecchia Giulia Alfa Romeo verde dotata di un mangianastri difettoso che parte all’impazzata quando meno te lo aspetti, risuonando celebri brani di musica classica. Presi da impeto di ribellione e volontà di non prestarsi ai ricatti della malavita, i quattro soci nell’impresa lo prenderanno in ostaggio. Ma il rapporto con il prigioniero si trasformerà in qualcosa di davvero anomalo. Il resto ve lo lasciamo gustare, vi diciamo solo che la resistenza prenderà forme sempre più bizzarre e rocambolesche.
Non arrendersi, non soccombere, non rinunciare ai sogni, questa è la parola d’ordine della terza fatica registica di Edoardo Leo che è rimasto folgorato dal romanzo “Giulia 1300 e altri miracoli” di Fabio Bartolomei. Pur con esiti meno brillanti del sorprendente Smetto quando voglio, Noi e la Giulia mette in scena quelli che potremo definire dei fratelli dei protagonisti del film di Sydney Sibilla (oltre a Edoardo Leo, altra presenza comune ai due film è Stefano Fresi), anche loro dei quarantenni che tentano di scrollarsi di dosso l’etichetta del fallito facendo qualcosa di diverso.
Con alcuni omaggi all’illustre commedia all’italiana (Ettore Scola è il debito evidente dichiarato dallo stesso regista), il film scherza sugli eterni difetti dell’italiano medio (pregiudizi e razzismo dettato dall’ignoranza in primis) e al contempo lancia un bel messaggio, valido per tutti e a tutte le età, perché non è mai troppo tardi nella vita.
A conti fatti, la commedia è piacevole, ha meccanismi ben oliati (anche se quasi due ore sono una durata un po’ eccessiva), vanta una bella colonna sonora (che mescola noti brani di musica classica a hit degli anni Ottanta come “Paradise”) e una pregevole fotografia. Leo fa ulteriori passi avanti nel suo mestiere di regista, azzardando movimenti di macchina e angolazioni di ripresa particolari, curando personalmente i look dei personaggi (dalle magliette comuniste di Amendola al codino da tamarro 2.0 del suo venditore televisivo) e giocando su un efficace finale aperto.
Gli attori sono in perfetta sintonia con il clima del racconto, dall’occhialuto venditore di auto Luca Argentero (e per una volta nessuna donna cade ai suoi piedi dicendogli che è troppo bello), al corpulento e nevrotico Stefano Fresi, dalla toscana giramondo incinta interpretata da Anna Foglietta, fino all’irriducibile compagno nostalgico fedelissimo di falce e martello (oggetti utili a tanti usi) interpretato da un barbuto Claudio Amendola. Ciliegina sulla torta, la partecipazione di uno straordinario Carlo Buccirosso nei panni del camorrista amante della musica classica e delle vecchie auto.
Per non vergognarsi mai dei propri fallimenti. O meglio, uno sprone a ripartire proprio da questi.

Elena Bartoni, da “voto10.it”

 

 

 

 

 

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