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L’Accademia Carrara – Il Museo riscoperto

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L’Accademia Carrara di Bergamo è uno dei numerosi tesori d’Italia rimasti a lungo chiusi al pubblico e ora finalmente tornati alla luce.
Annovera nella sua collezione oltre 600 dipinti, tra cui quelli di Raffaello, Mantegna, Bellini, Botticelli, ma anche moltissime opere di grandi artisti dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento. Chiusa nel 2008 per restauri, l’Accademia è stata riaperta solo pochi mesi fa raccogliendo un boom di visitatori. E’ proprio durante l’ultimo anno di lavori che il regista Davide Ferrario, nato a Casalmaggiore ma cresciuto a Bergamo, ha deciso di iniziare le riprese del suo film, per raccontare la riapertura della pinacoteca in un percorso cinematografico che rappresenta anche una sua personale riflessione per immagini sul senso del guardare.
L’Accademia Carrara – Il museo riscoperto arriverà al cinema distribuito da Nexo Digital solo per due giorni, il 9 e 10 dicembre, all’interno della Stagione della Grande Arte al Cinema. Nel corso del film seguiremo così il gruppo di esperti all’opera per la riapertura, ascolteremo ragionamenti di esperti sul nuovo ordinamento e sul rinnovato allestimento delle collezioni, ci immergeremo nella toccante testimonianza dell’ex-custode che ha vissuto più di quarant’anni dentro la Carrara, costruendo un suo personale rapporto con le sale del museo. Come spiega il regista Davide Ferrario “Per me, da sempre, fare cinema significa cercare. Non parto mai dalla dimostrazione di una tesi. Qui avevamo un luogo, dei capolavori e anche tutto il processo materiale di allestimento. Ho provato a seguire queste tre piste, portando a casa più riprese che potevo, per poi trovare un bandolo nel montaggio. Ma non mi sono limitato a seguire quello che accadeva: ho anche realizzato delle sequenze di vera e propria messa in scena. Penso che per parlare dei quadri non puoi limitarti a riprenderli e poi fare parlare qualche accademico che ne spiega la storia e l’importanza. Non è lì che sta la vita dell’opera d’arte”.
Così L’Accademia Carrara – Il museo riscoperto ripercorre anche i momenti della riapertura della galleria (con la gran folla di bergamaschi ansiosi di riappropriarsi del “loro” museo per troppo tempo chiuso), le attività della scuola d’arte annessa alla pinacoteca e frequentata da centinaia di giovani, le performance musicali di gruppi rock dentro le sale e le videoproiezioni sulla facciata: tutti indizi di un’idea di museo immersa nella modernità e ora trasportata sul grande schermo in un film originale e appassionato. Ampio spazio avrà la sequenza di grande potenza visiva in cui Giovanni Lindo Ferretti, ex cantante e autore di CCCP e CSI accompagnato dal vivo da Gianni Maroccolo e Paolo Simonazzi, legge un testo di Vasilij Grossman interrogandosi su cosa nasconda il volto della Madonna. Il film cercherà inoltre di spiegare, seguendo in particolare la pista del ritratto di cui la Carrara offre una straordinaria collezione, perché da secoli guardiamo le immagini dipinte. Le guide in questa ricerca saranno lo storico dell’arte Giovanni Romano e il celebre antropologo inglese Desmond Morris, autore, tra l’altro, de La scimmia artistica.
Racconta Giovanni Romano all’interno del film “L’ordinamento di un museo complesso come la Carrara comporta molte riflessioni a volte contraddittorie. L’ordinatore deve scegliere. E deve dimostrare di avere scelto con delle ragioni. Una delle linee, che non esaurisce certo la Carrara, ma che potrebbe essere per una volta la linea della visita, è quella di seguire come cambiano i ritratti nel corso dei secoli. Quelli che abbiamo alla Carrara sono nomi straordinari della ritrattistica italiana, non solo bergamasca, che si ritrovano tutti curiosamente a Bergamo”, mentre Desmond Morris spiega: “L’arte rende la vita speciale, questo è il suo senso. Quando creiamo opere d’arte ci impegniamo nello sforzo primigenio di rendere la vita speciale. Non possiamo fare a meno della bellezza, anche se si tratta solo del colore della nostra auto. L’arte è una necessità, non solo un divertimento. E’ un qualcosa che abbiamo bisogno sia presente nella nostra vita, in una forma o in un’altra”.

da “mymovies.it”

 

 

Chiuso al pubblico dal 2008 fino a qualche mese fa per lavori di restauro, l’Accademia Carrara di Bergamo rappresenta uno dei musei simbolo del collezionismo italiano. Il regista Davide Ferrario ha voluto raccontare in L’Accademia Carrara – Il museo riscoperto la riapertura della pinacoteca, fornendo al pubblico un percorso cinematografico che segue i lavori dell’ultimo anno di chiusura e la riapertura al pubblico.

Il film non è un racconto puramente didascalico (sono pochi i momenti dedicati alla spiegazione) perché l’Arte è altro e il valore del film va oltre il raccontare “perché un quadro è bello”: Ferrario ha la capacità di farci entrare nel cuore pulsante dell’Accademia, raccontandoci la storia di chi l’ha vissuta da vicino, quadro dopo quadro, come l’ex custode, che ha vissuto più di quarant’anni dentro Carrara ed è riuscito a costruire un suo personale rapporto con le sale del museo, o la figlia, chiamata insieme al padre durante il lavoro di restauro.
Come ci si approccia alla realizzazione di un film-documentario come L’Accademia Carrara? Il regista spiega: “Per me, da sempre, fare cinema significa cercare. Non parto mai dalla dimostrazione di una tesi. Qui avevamo un luogo, dei capolavori e anche tutto il processo materiale di allestimento. Ho provato a seguire queste tre piste, portando a casa più riprese che potevo, per poi trovare un bandolo nel montaggio. Ma non mi sono limitato a seguire quello che accadeva: ho anche realizzato delle sequenze di vera e propria messa in scena. Penso che per parlare dei quadri non puoi limitarti a riprenderli e poi fare parlare qualche academico che ne spiega la storia e l’importanza. Non è lì che sta la vita di un’opera d’arte”.

Abbiamo davanti a noi 600 dipinti, tra i quali spiccano quelli di Raffaello, Mantegna, Bellini e Botticelli, oltre a una delle maggiori tradizioni italiane di ritrattistica. E il documentario di Ferrari va proprio in questa direzione, prendendo in esame come cambia la percezione artistica del ritratto dal Rinascimento agli inizio del Novecento.
Un ulteriore arricchimento alla poetica visione registica dell’Accademia Carrara è rappresentato dagli interventi dello storico dell’arte Giovanni Romano, responsabile del nuovo ordinamento dei dipinti all’interno del museo, e l’antropologo inglese Desmond Morris, che ci spiega per quale motivo l’uomo, fin dalla preistoria, crea immagini dipinte.
Ferrario ci fa immergere fin dalle prime immagini in un viaggio visionario tra la realtà e la finzione, come dimostra la sovrapposizione dei dipinti ai luoghi di Bergamo. E fa di più: utilizza l’Arte per parlare d’arte, travolgendoci con una sequenza potente che vede come protagonista Giovanni Lindo Ferretti, ex cantante e autore di CCCP e CSI, accompagnato dal vivo da Gianni Maroccolo e Paolo Simonazzi. Questa è la punta di diamante di Accademia Carrara, che racchiude il proprio messaggio nel testo diVasilij Grossmann sulla straordinaria bellezza eterna e piena di umanità della Madonna.
Non perdetevi questo meraviglioso viaggio emotivo, in sala il 9 e il 10 dicembre e distribuito da Nexo Digital, per scoprire o riscoprire Carrara, il valore dell’umanità che si cela dietro lo sguardo di una Madonna con bambino, il genio di saper dipingere un sentimento nascosto dietro una posa e, cosa importante, il nostro bisogno di Arte e di Bellezza.

Laura Siracusano, da “cinematographe.it”

 

 

Dopo aver passato una vita a dirigere film per il grande e piccolo schermo, il regista Davide Ferrario si è cimentato in un’opera cinematografica atipica per il suo percorso, alla ricerca questa volta di un tesoro nascosto d’inestimabile valore. Cresciuto proprio nella città dell’accademia Carrara, il regista segue un triplice percorso narrativo per raccontare la rinascita del museo chiuso dal lontano 2007. Come primo passo l’autore ne spiega l’origine del museo che risale ad inizio xx secolo; in seguito ne narra il mastodontico lavoro di preparazione ed allestimento dall’interno, facendo parlare gli addetti ai lavori che sono stati artefici della riapertura e che hanno dovuto fare difficili scelte per rendere il museo il più omogeneo possibile nell’allestimento. Infatti, da oltre 2000 opere d’arte che l’Accademia Carrara aveva collezionato nell’arco del tempo, gli allestitori hanno dovuto scremare le opere, per ovvi motivi di spazio, fino ad arrivare a selezionarne ben seicento che portano la firma, tra gli altri, di artisti come Raffaello, Bellini, Mantegna e Botticelli (tanto per capire il valore dell’archivio). L’ultimo punto su cui si focalizza il regista è l’accoglienza che ha avuto il museo tra le persone comuni della città che, con grande entusiasmo ed interesse, si sono precipitate all’inaugurazione e nei giorni successivi alla riapertura per riscoprire tesori artistici, soprattutto quadri, che da troppo tempo non vedevano la luce. Con fare discreto e allo stesso tempo acuto, il regista inquadra i visitatori mediante un “gioco di sguardi” tra opera e pubblico e ne cattura lo stupore. Scelta narrativa per niente scontata e banale, nella quale si apprezza come le opere esposte, principalmente ritratti, si lasciano guardare e guardano al tempo stesso.

La bellezza che si ammira nel riscoprire un tesoro monumentale di questo tipo sia anche nella scelta coraggiosa di aver chiamato in causa anche artisti e musicisti che si esibiscono all’interno del museo, nel momento stesso che il pubblico lo sta visitando. A tal proposito è di grande effetto scenico e cinematografico il contributo del musicista dei CCCP e CSI, Giovanni Lindo Ferretti, che si cimenta di una lettura intensa e passionale di un testo di Grossman mentre vengono proiettati dei quadri raffiguranti la Madonna. Un colpo d’occhio e di cinema assolutamente meraviglioso e molto poetico che da al film stesso un gusto ancora più raffinato.

Nel documentario L’accademia Carrara di Bergamo non mancano naturalmente anche interventi di prestigiosi studiosi della materia e storici dell’arte, i quali arricchiscono lo spessore culturale dell’opera stessa di Davide Ferretti senza essere però mai essere accademici e didascalici nel mostrare il loro sapere, piuttosto continuando il percorso narrativo del regista che è focalizzato su una riflessione: perché continuiamo a guardare opere di ritratti? Non è causale, in tal senso, la scelta del regista di continuare a riprendere i volti di chi guarda e di chi viene guardato, ovvero le opere medesime appese in tutto il museo di Bergamo.

Negli appuntamenti precedenti del La grande arte al cinema avevamo assistito a due film pomposi e magnificenti (Firenze e gli uffizi, Teatro alla scala), qui invece ci troviamo di fronte ad un’opera cinematografica più intima e riflessiva che non è da meno però per valore artistico e per capacità di stupire, ridando vita e visibilità ad un tesoro nascosto per troppo tempo.

Giulio Cicala, da “cinetvlandia.it”

 

 

 

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