La ragazza con l’orecchino di perla

 

Di Vermeer (e altri tesori del Museo Mauritshuis), Tracy Chevalier ne fece la protagonista del proprio romanzo da milioni di copie vendute (dal quale fu tratto il film premio Oscar di Peter Webber con gli eccezionali Scarlett Johansson e Colin Firt). 350mila sono stati i visitatori che in tre mesi sono corsi a incontrarla nel corso della mostra bolognese. L’opera di Jan Vermeer si offre oggi al pubblico in tutta la sua silenziosa e aggraziata bellezza. Concluso un tour di due anni nei più importanti musei del pianeta, dove ha incontrato oltre 1,2 milioni di spettatori, la gemma di Vermeer torna al Museo Mauritshuis restaurata e pronta a raccontare la sua storia.

 

A distanza di oltre dieci anni dal film vincitore del Premio Oscar arriva al cinema “La ragazza con l’orecchino di perla”, un documentario di 90 minuti a cura di Phil Grabsky per la regia di David Bickerstaff.

La pellicola è dedicata all’opera più ammirata di Jan Vermeer e agli altri grandi tesori esposti nel Museo Mauritshius a l’Aja: i lavori dell’artista infatti sono ritornati in Olanda dopo un tour di due anni nei più prestigiosi musei del mondo, Italia compresa, e oltre un milione e duecentomila persone hanno ammirato la mostra itinerante che ispira il lavoro di Grabsky.

L’appuntamento è per martedì 13 gennaio 2015 nelle sale di The Space Cinema in collaborazione con Nexo Digital.

“Ragazza con turbante”, più noto come “Ragazza con l’orecchino di perla”, è un olio su tela grande 44,5×39cm. Vermeer lo dipinse tra il 1665 e il 1666 circa, e l’opera, di grande fascino, ha ispirato un romanzo e il film del 2003 citato poco sopra.

Il soggetto è una giovane a mezzo busto, che ruota la testa di tre quarti verso lo spettatore. In testa ha un copricapo molto particolare, un turbante giallo e azzurro, ma è la perla del suo orecchino a catturare quasi da sola la centralità della luce di tutto il dipinto. Nel XVII secolo le perle erano molto rare, dato che venivano importate dall’estremo oriente, e potevano essere diffusi gioielli simili soltanto nell’aristocrazia e nell’alta borghesia.

Non si conosce l’identità della ragazza ritratta, ma nel romanzo di Tracy Chevalier del 1999 si menziona Griet, donna di servizio dei coniugi Vermeer. Sarà l’unica persona ammessa dall’artista nel suo atelier – a cui non aveva accesso nemmeno la moglie – e gli farà da modella per il celebre quadro, indossando gli orecchini della consorte del pittore.

Arianna Ascione, da “artsblog.it”

 

 

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