Home – A casa

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Nella miriada di prodotti di animazione che stanno invadendo ormai il cinema, si contano sulle dita quelli veramente validi.
Sono sempre i soliti noti a sfornarli, quando non è Pixar sono i “cugini” della Disney, ostacolati solo da quei romanticoni dello Studio Ghibli. Ultimamente DreamWorks sembrava essere rimasta piuttosto indietro ma con Home è riuscita a farci ricredere. La storia di Oh, questo piccolo alieno viola emarginato dai suoi simili perchè maldestro e logorroico, che tenta di salvare la terra dall’invasione insieme alla piccola Tip, ci è piaciuta, tanto. Non è soltanto l’innata simpatica dei due protagonisti e la “chimica” che li lega per tutto il film. E’ soprattutto il modo in cui Tim Johnson ha saputo adattare il romanzo di Quando gli alieni trovarono casa di Adam Rex; intimista e riflessivo quanto basta per non “contaminare” la parte divertente con quella più “drammatica”. E’ tutto perfettamente bilanciato e godibile.
L’unica pecca è che il film risulta essere eccessivamente derivativo in alcuni aspetti e sequenze: gli alieni Boov assomigliano terribilmente ai Minions di Cattivissimo Me, c’è qualche rimando di troppo a Lilo e Stitch (il rapporto tra Oh e Tip è quasi identico) e ci scappa pure qualche omaggio al Miyazaki di cui parlavamo prima. Anche l’idea del “diverso” emarginto non è originalissima ( da Alla ricerca di Nemo passando per i grandi classici come Dumbo e Il gobbo di Notre Dame, siamo sempre lì e la lista sarebbe infinita) e così il film risente un tantinello troppo di questa mancanza di idee innovative. Niente comunque che possa inficiare la visione o sminuirne il valore, anche quello puramente visivo, dato che anche la qualità della mera animazione è altissima. Peccato, per noi italiani, perderci le performance al doppiaggio di Jim Parsons, Rihanna, Jennifer Lopez e Steve Martin.
Tra l’altro chiunque potrebbe immedesimarsi nel piccolo Oh proprio per questo…Chi non è mai stato responsabile, almeno una volta, di un pasticcio clamoroso?
Simone Bravi, da “35mm.it”

Oh è un alieno che appartiene alla specie dei Boov, perennemente in fuga dai Gorg. L’ultimo trasloco dei Boov li ha portati sulla Terra. Oh spera che sia l’inizio di una nuova vita, fatta di socialità e di amicizia, ma il resto della sua specie non la pensa come lui. Per di più, Oh commette un errore che rischia di mandare a monte l’intera colonizzazione e deve scappare per non essere arrestato. S’imbatte così in Tip, unica ragazzina scampata al concentramento coatto del genere umano in Australia. Dopo un’iniziale diffidenza, i due diventano compagni di viaggio, sulla rotta per il ritrovamento della mamma di Tip e forse, davvero, di una nuova vita.
Atterra nelle sale come un altro titolo d’animazione di qualità, buono per il pomeriggio delle vacanze di Pasqua, e speranzoso di trovar successo soprattutto in patria, dove ne ha più bisogno, ma non è affatto una visione scontata, nonostante il titolo rischi di confondersi tra i tanti omonimi della storia del cinema. Home , in verità, è un po’ un alieno come il suo soggetto: diverso dagli altri figli di casa Dreamworks, ma anche piacevolmente più vicino ad uno dei tre papà di casa (la prima), Mr Spielberg.
Il suo antieroe, Oh, non ci fa tenerezza perché cambia colore quando mente o quando si emoziona, Oh ci conquista perché è un disastro assoluto, un Hrundi V. Bakshi della galassia, un sabotatore inconsapevole ma totale, capace di destinare all’estinzione un pianeta intero. Il suo è un errore “umano”, un sms mandato al destinatario errato, solo che il guaio comporta conseguenze su scala universale. Ma quello che dice il film di Tim Johnson è proprio che, se scappare è l’opzione più popolare (i Boov premiano la vigliaccheria, considerata un valore), avere il coraggio di agire e pensare diversamente dal resto della specie, è una cosa rara, un vero e proprio detonatore di incertezza e di avventura. Così Oh è, anche e soprattutto, un esserino che s’impegna per rimediare, e che, dal caos che ha innescato, saprà tirar fuori quel ribaltamento totale di prospettiva che è prerogativa delle rivoluzioni e dei film migliori.
Gli sceneggiatori di Epic – Il mondo segreto hanno apportato le giuste modifiche al romanzo di Adam Rex (“The True Meaning of Smekday”), concentrandosi sulla verità del legame che nasce tra Tip e Oh e sulla bellezza del viaggio on the road a bordo di un’utilitaria volante, foraggiata con bevande ghiacciate e a base di scorza d’arancia e uvetta passa. Musica (Rihanna) e colori, tanti. E una comicità, liberata dalle convenzioni terrestri e nutrita dal linguaggio inventato dei Boov, che fa centro anche sugli adulti, come vogliono le abitudini di casa, ma stavolta senza escludere la comprensione dei bambini. Con Home la Dreamworks cerca e trova una nuova regione, in cui le idee originarie e le novità sembrano poter coabitare felicemente.
Marianna Cappi, da “mymovies.it”

Immaginare un futuro prossimo nel quale l’umanità venga dominata da una razza aliena superiore non è certo un esercizio nuovo al cinema. Ma se la razza in questione è fatta di creaturine gommose, tozze e ingenue, allora il gioco diventa più divertente. La Dreamworks presenta Home – A casa, lungometraggio animato divertente e apprezzabile per tutte le fasce di età. La risacca del doppiaggio porta via le voci originali di Jim Pearson (lo Sheldon di The big bang theory) e della cantante Rihanna, la quale però si può ancora apprezzare grazie nella colonna sonora.
Il popolo dei Boov ha l’abitudine di colonizzare pianeti sempre nuovi e di dominare gli indigeni. Non è la sete di conquista o l’avidità a costringerli a una vita nomade, bensì la paura: i malvagi Gork li inseguono da una galassia all’altra, senza pietà. Alieni pavidi, dunque, rigidi e ligi al dovere fino all’eccesso; misantropi, chiusi nei propri compiti e nelle proprie regole come nei propri appartamenti. L’anomalia che sfugge alla regola è il candido Oh, che scruta il mondo con un paio di occhioni pieni di entusiasmo e vede il trasferimento in un nuovo palazzo come l’occasione per farsi nuovi amici. Spesso però troppo candore viaggia di pari passo con una quota eccessiva di sbadataggine, così l’extraterreste si porta dietro un effetto domino di guai che lo trasformeranno nel più ricercato del pianeta. La sua fuga si intreccia con il cammino di Tip, una ragazzina rapita dai Boov, rimasta sola dopo la scomparsa della madre con un enorme gatto di nome Pig.
Home presenta il più classico degli schemi: eroi insoliti, costretti con le spalle al muro ad affrontare i propri demoni e una tempesta cosmica di difficoltà. La fabbrica dei sogni ci racconta, ancora una volta, che questo modello non è affatto da cestinare ma riesce a tenere gli spettatori ben saldi alla poltrona di velluto del cinema a ridere di gusto. Gli adulti, come i bambini. Tim Johnson dirige un film dalla trama buona e funzionante: la noia non sopraggiunge finché la lanterna magica resta tra i tentacoli del buffo Oh e della sua gente mangiabulloni. Quest’ultima colorata fatica Dreamworks non sfigura accanto a Megamind e Shrek, con i Boov “conquistatori” che più che a una stirpe guerriera o imperialista, somigliano a una versione alternativa dei Minions o dei Pinguini di Madagascar. Come in Dragon Trainer, Home mette in scena sentimenti comuni come il senso di inadeguatezza, il timore di affrontare i problemi e la paura di sbagliare, per poi restituire eroi più forti e completi. I due protagonisti imparano a conoscersi, a lasciarsi andare e a comportarsi come mai avrebbero immaginato. Oh preserverà tutta la sua dolcezza ma, quando si guarderà alle spalle ricordando il momento in cui è partita la sua avventura, si scoprirà arricchito e rafforzato. Come un Ulisse pop, un eroe romantico con meno paranoie.
Costanza Gaia, da “silenzio-in-sala.com”

Via Lattea, gira a destra, terzo pianeta dal Sole e sei arrivato A casa- Home!
Mancano meno di 10 giorni alla prossima invasione aliena, firmata DreamWorks e distribuita nelle sale cinematografiche a partire dal 26 marzo 2015, dalla 20th Century Fox e Oh, Tip e i loro amici sono già in fermento. Siete pronti?
Tanti piccoli, soffici e viola Boov – che all’occorrenza cambiano colore – si preparano a traslocare sul nostro pianeta, convinti che gli esseri umani siano forme di intelligenza inferiori e che la Terra sia un posto finalmente sicuro dai Lorg.
Nella confusione del trasferimento, però, la bella moretta Freccia Tucci – Tip per gli amici (interpretata da Rihanna), resta nascosta in casa col suo gatto Pig, finché non si trova costretta a scappare.
È allora che fa la conoscenza di Oh: un alieno disadattato e fuggitivo in cerca di amicizia e abbracciamento.
La loro avventura inizia a bordo di una macchina fluttuante, alimentata a mandarino mariolo, uvetta barletta e limone scorzetta, nella quale anche noi veniamo trascinati da una parte all’altra di un globo terrestre simpaticamente rimodulato a misura di Smek: l’eccentrico capitano extraterrestre animato dalla voce di Steve Martin, che si eccita per qualsivoglia oggetto terrestre, facendo di un barbecue o di una ruota una corona preziosa e di un’aspirapolvere un regale mezzo di trasporto.
Sulla falsa riga del noto film di Spielberg, i creatori dei Croods e di Dragon Trainer spingono grandi e piccini nel regno fatato dell’amicizia e della relazione col diverso, assottigliando la linea di demarcazione tra i due emisferi con leggerezza e spontaneità.
Home, primo lungometraggio della DreamWorks ad avere una protagonista di colore, insegna il valore dello sbaglio, rivaluta il vero concetto della parola Casa e l’importanza di appartenere a una famiglia che, come vedrete, non è sempre come la immaginiamo, ma esiste!
Che dire amici? Per noi Oggi è miglior giorno di sempre e speriamo che lo sia anche per voi.
Teresa Monaco, da “cinematographe.it”

I Boov hanno deciso: la loro prossima destinazione sarà la Terra. Alieni sempre in fuga dai minacciosi Borg, i Boov giungono sul nostro pianeta e “spostano” gli umani nel suo angolo più remoto. Neanche il tempo di adattarsi alla loro nuova casa che il più imbranato di tutti, conosciuto con il nome di Oh (nomignolo che il mostriciattolo si è autoaffibiato in seguito al modo in cui tutti gli altri lo “salutano” ogni volta che lo vedono…), commette il più sciocco degli errori, invitando ad un party d’insediamento tutti gli abitanti della Galassia, compresi naturalmente i Borg! Messo al bando, Oh cerca rifugio e si imbatte nell’unico essere umano scampato al “concentramento” precedente: è Tip, ragazzina riccioluta disposta a tutto per ritrovare la sua mamma. Naturalmente diffidenti l’una dell’altro, Tip e Oh – entrambi fuggitivi seppur per motivi diversi – poco a poco impareranno a conoscersi e affronteranno un incredibile viaggio, a bordo di una piccola utilitaria volante, destinato a cambiare per sempre le sorti della Terra e dei rapporti tra le specie aliene.
Sei anni dopo Mostri contro alieni, la DreamWorks Animation torna ad occuparsi di animazione sci-fi, stavolta attualizzando il più alto esempio di favola fantascientifica mai concepita (l’E.T. di Steven Spielberg): il regista Tim Johnson (nella scuderia DreamWorks dai tempi di Z la formica e papà di due grandi successi come Shrek e Dragon Trainer) sfrutta al meglio gli spunti dello script firmato da Tom J. Astle e Matt Ember (dal romanzo The True Meaning of Smekday di Adam Rex) e porta avanti con il giusto equilibrio questo atipico sky-movie, affidandosi a cromatismi forti e all’accompagnamento musicale di Rihanna (anche voce della giovane protagonista nella versione originale del film).
Al netto di qualsiasi ulteriore considerazione tecnica, poi, quello che conta davvero è la costruzione del rapporto tra i due protagonisti: è lo straordinario incontro tra due estremi il vero motore di Home, che alla stregua delle varie bevande colorate con cui si alimenta la macchina volante ideata dal piccolo alieno, rifocilla l’animo dello spettatore e al tempo stesso determina in maniera netta la crescita di Tip e Oh. Proprio quest’ultimo, maldestro antieroe inconsapevolmente distruttivo e letale, fondamentalmente mosso da un insanabile desiderio di affetto e socialità, riuscirà proprio grazie a quest’avventura a ribaltare il punto di vista di un’intera specie, quella dei Boov, che fino a quel momento consideravano la vigliaccheria quale valore fondante della propria esistenza.
di Valerio Sammarco, da “cinematografo.it”

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