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Corri ragazzo corri

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Una fuga dal ghetto di Varsavia, per salvarsi la vita. È un viaggio disperato quello del piccolo Jurek, il protagonista del film “Corri ragazzo corri”, firmato dal regista Pepe Danquart. Ispirata alla storia vera di Yoram Fridman e tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore israeliano Uri Orlev, diventato un best-seller in tutto il mondo, la pellicola – che esce al cinema in occasione della Giornata della memoria 2015, il 26, 27 e 28 gennaio – narra le vicende di un bambino di nove anni, costretto a separarsi dai fratelli e dai genitori per salvarsi dai nazisti, vivendo i tre durissimi anni che lo separano dalla fine della guerra nei boschi e nei villaggi vicino alla capitale.

Imparerà a dormire sugli alberi e a cacciare per nutrirsi; sopravvivrà ai gelidi inverni chiedendo ospitalità, contraccambiandola con manodopera; incontrerà persone che lo aiuteranno e altre che lo tradiranno, ma non perderà mai la forza per andare avanti. “Come opera di finzione la storia sembra perfino troppo assurda per essere vera. Ma quel ragazzino è sopravvissuto e ancora oggi, all’età di 79 anni, racconta la sua storia a chiunque abbia voglia di ascoltarla”, scrive il regista. “Con il mio film voglio far conoscere questa storia a coloro che non l’hanno ancora sentita perché chiunque vedrà il viaggio di Jurek non potrà non emozionarsi per lui. Avranno paura, saranno pieni di ammirazione per lui, soffriranno e piangeranno con lui. Come è successo a me quando ho letto il libro la prima volta”.

Nel corso del film, Jurek dimostra la capacità di resistere di un adulto: eppure è proprio la sua giovane età a proteggerlo, mentre affronta numerosi pericoli con lo spirito avventuroso di un bambino. “Il fatto che sia un bambino a guidarci in questa storia – un innocente, con la sua naturale curiosità di esplorare il mondo e di sopravvivere – rende ancora più orribile la tragedia dell’Olocausto”, riflette Danquart. “È la storia del viaggio di un ragazzino costretto a crescere molto in fretta per poter sopravvivere, ma che in fondo resta un bambino. È la storia dell’impietosa brutalità di qualsiasi guerra e dei suoi traditori, informatori e approfittatori. Ma è anche la storia di quanti riuscirono ad elevarsi al di sopra delle uccisioni sistematiche di uomini e donne che, rischiando la loro vita, aiutarono coloro che altrimenti non sarebbero sopravvissuti”.

La trama ha un taglio avventuroso e complementare al conflitto interiore del ragazzo, che, per poter sopravvivere, deve respingere la propria identità ebraica e fare propria un’esistenza inventata come orfano cattolico polacco.“Durante la sua lotta per la sopravvivenza, dimentica i suoi fratelli, perfino il viso di sua madre, e trova conforto e sicurezza nella generosa ospitalità di famiglie contadine cattoliche”. E fra i momenti chiave nel film c’è quello in cui il padre sacrifica la propria vita per salvare quella del figlio. “Prima di farlo, gli sussurra in fretta alcune parole, che diventeranno un tema ricorrente nella storia:“Srulik, non c’è tempo. Non devi dimenticare quello che sto per dirti. Devi restare vivo! Mi senti? Trova qualcuno che possa insegnarti come comportarti in mezzo ai cristiani, come si fanno il segno della croce e come pregano. E la cosa più importante, Srulik: dimentica il tuo nome. Cancellalo dalla tua memoria. D’ora in poi il tuo nome è Jurek Staniak. Staniak come la signora Staniak del negozio. Ma anche se dimenticherai tutto, perfino me e tua madre, non dimenticare mai che sei ebreo”.

“Corri ragazzo corri” è un inno alla vita, alla sopravvivenza, alla fede e alla speranza. Lo sceneggiatore Heinrich Hadding si è concentrato sugli aspetti narrativi essenziali della storia originale, senza dimenticare mai che il protagonista è un bambino, e senza privare gli spettatori di momenti di grande impatto emotivo. “Con una profonda sensibilità e un grande spirito di osservazione riesce a raccontare la storia come se fosse vista attraverso gli occhi di un bambino, avvincendo gli spettatori fino all’ultima scena”.

da “luomoconlavaligia.it”

 

Fuggito dal ghetto di Varsavia con l’aiuto del padre, Srulik, un bambino ebreo di otto anni, si finge un orfano polacco per scampare alle truppe naziste. Con il nome fittizio di Jurek, tenta in ogni modo di sopravvivere e di essere coraggioso, attraverso la foresta e oltre, in cerca di una casa o di una fattoria dove avere cibo in cambio del proprio lavoro. Sarà anche consegnato ai nazisti, da cui riuscirà fortunosamente a svignarsela, continuando una dolorosa fuga verso la libertà: nel suo cammino, in cui si avvicendano le stagioni, entrerà in contatto con uomini e donne disposti ad aiutarlo oppure decise ad ucciderlo, fino alla fine dell’ostilità bellica.
È la storia di una perdita di identità quella raccontata nel commovente film di Pepe Danquart, un lento e progressivo allontanamento dalle proprie radici compiuto da un bambino che ha giurato al proprio padre di sopravvivere, contro tutto e tutti. Ispirandosi al best seller “Corri ragazzo”, corri di Uri Orlev, che racconta la storia vera di Yoram Friedman, il regista fa del suo battagliero protagonista un simbolo della libertà e dell’intelligenza, uniche armi possibili contro l’abominio nazista. La fame di vita di Jurek scorre parallela alla cancellazione del suo passato, del proprio vero nome e della propria religione, lentamente, facendo palpare con mano la sofferenza di non avere diritto ad un posto nel mondo.
Anche in questo, la sua corsa senza sosta può essere vista come una metafora del popolo di Israele, verso il quale alla fine sente di non appartenere più, rimosso, allontanato, fino a quando non riuscirà a realizzare realmente in che modo è cominciato tutto. Col fiato sospeso, nascosto sotto alle tavole di legno di una casa di campagna o fuggendo da un ospedale dove gli è stato amputato un braccio a seguito di un incidente di lavoro, Jurek conosce l’esistenza del bene in persone disposte a rischiare la propria pelle pur di non arrestare la sua sfida ad andare oltre una realtà inconcepibile. Anche da questi incontri deriva forse l’indefessa forza di continuare a lottare.
Vincitore di un Oscar per il cortometraggio Schwarzfahrer (1993), Danquart segue dappresso un’odissea che non può non finire con un ritorno, con buona aderenza visiva al tempo del racconto e attenzione nel mostrare il circostante attraverso gli occhi di un bambino di otto anni: da qui probabilmente alcune, poche, immagini che potrebbero sembrare leziose e in netto contrasto con il tono globale. L’epilogo, dove incontriamo il vero Yoram Friedman, in Israele insieme alla sua famiglia, suggella il tema che, tra i tanti, sta più a cuore al regista. Un film sull’infanzia violata adatto anche agli spettatori più giovani.

Marco Chiani, da “mymovies.it”

 

Srulik (Andrzej Tckacz) è riuscito a fuggire dal ghetto di Varsavia con l’aiuto del padre e ora si finge un bambino polacco per evitare di essere catturato dalle truppe naziste. Col nome fittizio di Jurek tenta di tutto pur di sopravvivere, in una fuga continua, scandita dal cambiare delle stagioni, in cui si avvicenderanno uomini pronti al sacrificio pur di aiutarlo ed altri senza scrupoli, disposti a barattarne la vita. Ispirato all’omonimo bestseller, firmato dallo scrittore israeliano Uri Orlev, Corri ragazzo corri porta sul grande schermo la vera storia di Yora Friedman, bambino sfuggito all’abominio nazista. E’ diretto dal cineasta tedesco Pepe Danquart, già regista di telefilm e documentari che nel 1994 ha vinto l’Oscar per il miglior cortometraggio per Black Rider. Corri ragazzo corri è il suo terzo lungometraggio di finzione dopo il thriller Semana santa (2002) e la commedia Il truffatore. The C(r)ook (2004). Il film è stato presentato nel 2013 al Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione Alice nella Città. Friedman è rimasto soddisfatto del film sostenendo che è rimasto fedele alla sua storia.

da “sentieriselvaggi.it”

 

 

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