Young Europe

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Stupefacente e dilaniante. Con forza repentina si insinua all’interno di chi lo guarda, i cui occhi faticano a seguire l’insieme di immagini e sequenze che si susseguono tanto rapidamente. Young Europe, opera prima di Matteo Vicino, è stato definito il “Sorpasso del 2000”, tale è l’energia inaudita scagliata dalla pellicola e tale la riflessione che pone al centro con tanta veemenza. L’opera si apre con la tragica storia di Josephine, una ricca parigina costretta a vivere in un mondo che si muove troppo velocemente per la sua giovane età, priva di qualsiasi guida e supporto, abbandonata da una famiglia troppo presa dagli effimeri dettagli quotidiani. L’esordiente francese si ritrova coinvolta in un vortice che la travolge senza che se ne renda nemmeno conto, conducendola a una vita di strazi e sensi di colpa con cui dovrà convivere per il resto dei suoi giorni. Lei lo sa e la sua consapevolezza la porta ad avere sprazzi di lucidità in cui scaricherà il peso del suo fardello sul mondo circostante, responsabile tanto quanto lei. Josephine è forse il personaggio più peculiare di tutta la storia, quello più vero, autentico. Similare sarà la tragedia che vedrà coinvolti gli altri protagonisti del film: Julian, giovane irlandese attratto dalla sua lettrice di spagnolo; Federico e Annalisa, ingannati da Angelo, un quarantenne meschino e senza scrupoli che in un solo istante distruggerà le loro vite. Storie e personaggi apparentemente distanti fra loro, ma tutti accomunati da una lunga scia di sangue lasciata sull’asfalto. Il ritmo è perfettamente scandito dall’immediatezza del montaggio che vede la frattura di schemi classici e ridondanti; numerosi scavalcamenti di campo, disaccordi, soggettive tremolanti donano alla pellicola un impianto visivo peculiare. Young Europe è una corsa a perdifiato che accenna a placarsi solo alla fine, quando la dinamicità lascerà il posto alla follia e lo strazio di una madre incapace di riconoscere la propria figlia sul letto di morte; l’urlo lacerante di un padre svegliato nel cuore della notte; l’incredulità di chi si è appena macchiato di sangue; il dolore continuo di chi è costretto a comunicare la scomparsa dell’ennesimo giovane strappato alla vita dalla strada. Poi tutto tace, il motore si è spento, la vita di qualche ragazzo anche. Eppure sarebbe bastata qualche accortezza in più, e quel rombo di motore sarebbe ancora più vigoroso che mai, come quel battito. Non è questione di destini crudeli, di sorte, no, è questione di scelte, di prudenza. “Young Europe” dice questo, ti ricorda quanto può costarti un’eccessiva dose di leggerezza, ti distrugge colpendoti violentemente per poi salvarti.
Francesca Polici, da “recencinema.it”

Una zumata sull’asfalto. Un parallelismo tra giovani e meno giovani per un confronto con delicati equilibri, preconcetti e sentimenti ignorati. Young Europe è un film sulle nuove generazioni, ma con un risultato che stravolge (finalmente) i tradizionali polpettoni adolescenziali farciti di crisi, droga e noia, per regalare invece una lettura interiore e graffiante della realtà, dal punto di vista di cinque ragazzi europei.
La disperazione rassegnata, cinica e serafica di Josephine fa da intro alla sua vita e a quella degli altri protagonisti. C’è Julian, giovane di talento nel basket, preda di conquista per l’insegnante di spagnolo e primo amore dalla coetanea Sarah. Annalisa, deliziosa, inflessibile e intelligente amica di Federico (uno di quei ragazzi di cui i padri vanno fieri), coinvolta come lui nella vita di un ricco e affermato 40 enne. Esistenze e personaggi accomunati da alcune parole chiave (rabbia, dubbi, scelte) e un solo fondamentale nucleo: crescere.
Il regista sottolinea quanto questa sia una pellicola inconsueta. Nata per essere un cortometraggio istituzionale rivolto alla sicurezza stradale per i giovani (progetto europeo I.C.A.R.U.S.), si arricchisce in corso d’opera, diventa possibile e cresce in un film, grazie anche all’appoggio della Polizia di Stato. Non aspettatevi quindi stridio di sgommate o grida di disperazione, gli incidenti stradali sono dosati con l’omissione di responsabilità e con l’analisi delle conseguenze ignorate proprio da chi dovrebbe essere un esempio (Leonelli docet).
Matteo Vicino (Outing, fidanzati per sbaglio) dietro una Canon 50 coglie in macro ciò che molti si limitano a considerare piccolo o irrilevante. Il risultato prende vita con un film dai toni veloci, aspri e sonori, perfetto per trascinarci dentro l’espressione di quella ribellione etichettata troppo spesso come “confusionaria, depressa o inaffidabile”. Ognuna delle storie è una risposta chiara e quasi perentoria a chi si limita a considerare i giovani come un mondo passeggero e si discolpa dal proprio ruolo, quasi non ne fosse partecipe per giunta attentamente osservato. Guardiamo così madri che cullano la propria coscienza con lo shopping, padri che giustificano col sarcasmo verità scomode e tanti quesiti senza risposta. Come l’imbarazzante replica della professoressa Ferranti alla domanda: <>
Vicino si rivela un osservatore attento, capace innanzitutto di saper usare codici narrativi mirati, senza inquadrare l’argomento come fosse una materia di studio. Il contesto è colmo di messaggi espliciti e non, come il dialogo al bar tra Josephine e il padre, dove i distacchi e i rancori emergono (tra i sorrisi) con le loro posture a pugni serrati, un tutto da dire. Il pregio di questo film è che ogni fotogramma è essenziale, ogni conversazione cela qualcos’altro e i ruoli hanno uno scopo preciso ben interpretato.
Non resta che incassare la smentita e riconoscere che quei giovani sono figli di questa società, delle esperienze, dei disastri e dei successi di cui i più grandi sono la fonte. Perché mai loro dovrebbero essere diversi?
La frase: “Il biglietto della vita non è rimborsabile e lo spettacolo dura pochissimo”.
da “myreviews.it”

Julian, Annalisa, Josephine, Federico: sono ragazzi dell’Europa di oggi accomunati non solo dall’appartenenza alla nuova generazione ma anche da un tragico incidente automobilistico che ha avuto luogo in ciascuno dei loro paesi – Irlanda, Francia, Italia. Un comune destino, ma non un caso, perché ognuno dei tre incidenti è stato la conseguenza di comportamenti irresponsabili.
Come si fa a parlare di sicurezza stradale al cinema senza cadere nella noia pedagogica? Matteo Vicino ci prova con Young Europe, un lungometraggio (inizialmente un corto) commissionato dal progetto europeo Icarus e coordinato dalla Polizia stradale italiana, che nel film prende il volto di un ufficiale interpretato da Michele Gammino.
L’iniziativa, cinematograficamente parlando, è anomala, e Vicino ne rispetta l’unicità attingendo agli stilemi della comunicazione di servizio, del videoclip, del web e della pubblicità per creare un linguaggio filmico che assomiglia solo a se stesso. Vicino usa la grammatica dell’immagine in modo spericolato, giacché la spericolatezza è il tema della storia, attraverso montaggi “spezzati” e continui freeze frame pensati per costruire una messinscena iperrealista che, paradossalmente, proprio attraverso l’innaturalezza riesce a veicolare la spontaneità del sentire giovanile. Per contro la recitazione straniata dei personaggi adulti, descritti come i veri colpevoli perché non hanno saputo comunicare un messaggio di responsabilità alle giovani generazioni, serve a veicolare quello scollamento etico che rende inverosimile ogni parola uscita dalla loro bocca.
Il risultato può piacere o irritare, ma è certamente una provocazione linguistica più coraggiosa di tanto cinema spacciato di questi tempi per giovanile. Il messaggio di rispetto delle regole commissionato dalle forze dell’ordine è curiosamente potenziato (invece che contraddetto) dalla controllata anarchia della messinscena, e ciò che arriva allo spettatore è la correlazione fra ogni azione e le sue ricadute che non sono necessariamente prevedibili, soprattutto se chi agisce lo fa in stato di diniego, ma possono essere prevenibili, in quanto ciò che appare casuale, dal punto di vista delle statistiche sulla sicurezza stradale, è invece “matematico”.
“Ciò che non è possibile è non scegliere” è la vera morale del film. E la giovane Europa del titolo non imparerà a collegare causa ed effetto dai molti adulti inaffidabili che ha intorno: dovrà cavarsela da sola, scegliendo per sé anche nuovi codici. E’ quello che fa Young Europe, rivelandosi un esperimento cinematografico interessante proprio nella sua atipicità.
Paola Casella, da “mymovies.it”

Realizzato in collaborazione con la Polizia Stradale, qui personificata da un ufficiale (Michele Gammino) intervistato in tv, il film racconta, tramite episodi intrecciati tra di loro, tre storie di giovani: a Roma Federico (Giulio Ginnetti) e Annalisa (Maria Luisa De Crescenzo) finiscono nel vortice della vita al limite del quarantenne Angelo (Riccardo Leonelli); a Parigi Josephine (Victoria Oberli) convive con la depressione in seguito a un incidente mortale causato da lei, senza riuscire a scalfire l’insormontabile distanza che la separa dai genitori; in Irlanda Julian (Mark Griffin) si innamora di una compagna di università, Sarah (Catriona Loughlin), ma è vittima delle pressanti attenzione dell’insegnante di spagnolo (Camilla Ferranti). Ad accomunare le storie sarà un incidente stradale.
Esperimento sui generis davvero molto ben riuscito questo Young Europe: finanziato dalla Comunità Europea e dal Progetto ICARUS (Inter-Cultural Approaches for Road Users Safety), scritto e diretto dall’italiano Matteo Vicino, il lungometraggio ha l’obiettivo di sensibilizzare i guidatori sui rischi della guida pericolosa. Il regista usa uno stile multiforme ed efficace che cammina di pari passo con le vite in continuo movimento dei suoi protagonisti: montaggio rapidissimo e abbondanza di primi piani (le serate di Josephine) alternato a campi larghi e ritmi rallentati (le passeggiate di Julian e Sarah), puntando forte su una musica potente e veloce ma mai invasiva. Le vite della Giovane Europa sono sempre vicine a bruciarsi, sebbene Matteo Vicino accusa esplicitamente gli adulti, colpevoli di mandare messaggi sbagliati per poi puntare con troppa facilità il dito, incapaci di prendersi la minima responsabile ma poi rapidi a scaricare colpe sugli altri. Delicato ma potente, drammatico e a tratti davvero divertente, clamorosamente superiore a tutti i film giovanilisti e generazionali visti di recente in Italia e giustamente premiato al Milano International Film Festival. Da applausi il giovanissimo cast. Per veicolare un messaggio così importante non si poteva scegliere un modo migliore.
Marco D’Amato, da “silenzio-in-sala.com”

Un bell’esempio di come il cinema possa diventare strumento socialmente utile, sposando una buona causa senza pretendere di fare lezioncine morali cadendo in facili tentazioni pedagogiche ma semplicemente usando la potenza suggestiva di immagini e parole.
Young Europe non è un documentario e neanche un reportage, è un vero film che veicola un importantissimo messaggio: quanto sia essenziale osservare poche elementari regole di sicurezza e di buon senso per porre fine alla scia di sangue che quotidianamente percorre le nostre strade. Le cifre sono impressionanti: la media di 11 decessi al giorno per incidente stradale, una vera strage se si pensa che un terzo di questi morti non arriva a 30 anni.
Iniziativa cinematograficamente anomala (non avrà una distribuzione regolare nelle sale), il film del regista bolognese Matteo Vicino (già nei cinema quest’anno con la commedia Outing – Fidanzati per sbaglio) segue le storie di 5 ragazzi europei raccontate dai loro punti di vista. Una fotografia delle nuove generazioni che porta con grande forza espressiva sullo schermo un tema inconsueto per il cinema. Le storie sono quelle di Josephine, ricca parigina lasciata completamente sola da genitori distanti da lei e dal suo mondo, di Julian, giovane irlandese attratto dalle attenzioni di un’affascinante lettrice di spagnolo, e di Federico e Annalisa due adolescenti italiani che cadono vittime della trappola di amicizia di Angelo, un quarantenne che vive una vita senza morale e senza regole.
Girato tra Italia, Francia e Irlanda, Young Europe porta sullo schermo personaggi dalle psicologie ben delineate che vivono situazioni talvolta difficili, comunque di passaggio cruciale.
Ritmo serrato fatto di un montaggio spezzato, bella fotografia, musiche di grande fascino, stile più internazionale che italiano, il film si regge anche su dialoghi ben scritti con momenti di sincera ma non ruffiana commozione. Tutte le storie conducono a epiloghi drammatici mostrando diverse varianti di incidenti stradali ma soprattutto la sottile linea che divide la vita con la morte. “E’ stato solo un attimo”, una delle giustificazioni più comuni di chi provoca incidenti con comportamenti superficiali e distratti, deve risuonare come un drammatico grido di allarme che non si può più ignorare. Il tasso di emotività raggiunto è alto e il film tocca corde sensibili riuscendo nell’intento di scuotere la coscienza di chi guarda. Un plauso anche agli interpreti, dai più giovani (su cui spicca l’esordiente francese Victoria Oberli perfetta nel tratteggiare un ritratto di adolescente disturbata che consuma la vita in lunghe nottate alla ricerca ossessiva dello sballo) fino agli adulti, tra cui ricordiamo Riccardo Leonelli e Camilla Ferranti (che hanno lavorato con Vicino anche in Outing). Menzione a parte merita la partecipazione del grande attore e doppiatore Michele Gammino a cui è affidata la vera voce della coscienza nei panni di un Ispettore della Polizia Stradale.
Il film è tratto dall’omonimo racconto di Matteo Vicino e ha già ottenuto diversi riconoscimenti come il premio per la migliore regia al MIFF 2012, Milano International Film Festival, dopo essere stato proiettato come Evento Speciale al Festival di Giffoni 2012.
Non solo un film ma un vero “laboratorio di idee” come è stato definito, realizzato all’interno del Progetto sulla sicurezza stradale “Icarus”, coordinato dalla Polizia Stradale (produttore del film) con la collaborazione della Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale e dell’Università La Sapienza di Roma grazie al contributo della Commissione Europea.
La “giovane Europa” ha bisogno di rendersi conto che l’unica cosa che non è possibile è “non scegliere” e che a ogni azione corrisponde sempre una ricaduta, perché sulla strada la regola, statistiche alla mano, più che la casualità è la matematica.
Mai come in questo caso diventa fondamentale la diffusione. Il film sarà proiettato in 80 cinema d’Italia coinvolgendo più di 50.000 studenti ed è disponibile gratuitamente su YouTube e su www.showbiz-movies.com.
E a un’opera così potente, coraggiosa e drammaticamente realistica (molto più di tanto cinema “giovanilistico”) non possiamo che augurare davvero un record di visualizzazioni.
Elena Bartoni, da “voto10.it”

Il film è la storia di cinque ragazzi europei raccontata dal loro punto di vista. Un commovente e forte quadro della società moderna virato secondo l’ottica delle nuove generazioni e che per la prima volta porta sullo schermo lo scomodo e poco “cinematografico” tema della sicurezza stradale. Josephine, ricca parigina lasciata completamente sola dalla famiglia; Julian, giovane irlandese irretito dalle attenzioni di una lettrice di spagnolo, e infine Federico e Annalisa in Italia, due adolescenti che cadono nella trappola di amicizia di un adulto senza morale, Angelo. Il film è costellato di personaggi positivi che aiuteranno i giovani nelle difficili scelte della vita che, come dimostra il finale, purtroppo riserva sempre una conseguenza alle scelte compiute.
Primo lungometraggio al mondo realizzato sul tema della sicurezza stradale, “Young Europe”, realizzato e diretto da Matteo Vicino, nel contesto del progetto didattico Icarus, con la collaborazione della Polizia Stradale e della Fondazione ANIA, si differenzia fin da subito dagli altri prodotti audiovisivi di sensibilizzazione. Il film riesce infatti ad attrarre, oltre che per l’importanza del messaggio, grazie alla buona sceneggiatura di fondo (particolarmente nella vicenda di Josephine), che viene utilizzata come strumento capace di suscitare attenzione e coinvolgimento emozionale nel pubblico. Sebbene la distinzione tra personaggi positivi e negativi sia fin troppo netta, le storie si intrecciano in maniera incalzante sullo schermo, merito di un’ottima prova di Vicino, autore di una regia dinamica e di un montaggio appassionante coadiuvato da un’attenta fotografia.
Degne di note anche le prove attoriali dei giovani protagonisti, nel particolare l’interpretazione di Victoria Oberli, alla sua prima prova sul grande schermo, che regala al personaggio una sfumatura di fragilità commista a rabbia capace di dare maggior intensità all’intera storia.
Dopo la commedia “Outing – Fidanzati per sbaglio”, Matteo Vicino si dimostra quindi capace di affrontare con perizia e maestria un tema drammatico come quello degli incidenti stradali, causa di quasi cento giovani vittime al giorno in Europa, e di riuscire nell’intento di costruire una storia che non faccia la morale ai giovani ma li porti nella condizione di riflettere sull’importanza, spesso vitale, delle buone abitudini e dell’attenzione da riservare alla guida. Ciò che colpisce, però, è anche la solitudine che permea la vita dei ragazzi, spesso privi di veri modelli di riferimento e lasciati così in balia della loro confusione e insicurezza.
In conclusione “Young Europe” è un film per giovani e non solo, da vedere nella speranza che i suoi 97 minuti possano davvero salvare la vita di qualcuno.
Miriam Reale, da “ecodelcinema.com”

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