The special need

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Enea ha ventinove anni, è autistico e conduce la vita migliore che la sua condizione gli permette, grazie anche a due amici meravigliosi, Carlo e Alex, che un giorno si accorgono che qualcosa manca davvero a questo ragazzo: una donna. Inizia così una ricerca dal Friuli all’Austria fino in Germania, un viaggio lungo le strade dell’Europa che porterà i due “normali” molto più lontano di dove potessero immaginare.
The Special Need è uno di quei piccoli miracoli di cui il cinema italiano dovrebbe approfittare. Tra documentario e fiction, meno celebrato di Sacro G.R.A. e Tir, ma di entrambi di gran lunga superiore, l’opera prima di Carlo Zoratti è una storia che prende al cuore e al contempo cinematograficamente notevolissima per scrittura e costruzione visiva. Soprattutto, è un compendio di ciò che conta davvero nella vita, un messaggio che arriva con straordinaria potenza fino al bellissimo piano sequenza finale. Il bisogno speciale di Enea, e la sua lucidità nel normalizzarlo nei confronti del mondo, è l’esempio che basta poco per essere felici. All you need is love, cantavano i Beatles, e in fondo è proprio così, in tutte le sue forme e sfumature. Peccato che troppo spesso ce ne dimentichiamo.
Alessandro De Simone, da “cinematografo.it”

Una vita senza il contatto intimo con un corpo femminile (o maschile), pur avendo le normali pulsioni ed esigenze di tutto il resto del genere umano. Aver voglia di avere una persona accanto con cui tenersi per mano e baciarsi, ma non poterla avere. Non stiamo parlando di chi ha scelto consapevolmente di dedicarsi alla vita dello spirito, ma di quello che sembra il “destino” dei troppi che nascono con qualche handicap fisico o mentale, almeno in questo paese, dove le cose scomode, per tradizione, finiscono sotto una gigantesca coltre di rimosso. Se avere un rapporto di coppia è già difficile per noi “normali”, per gli altri è spesso tragicamente impossibile.
Un documentario come The Special Need, premiato e apprezzato dal pubblico dei festival tutto il mondo, dalla Germania all’America, ha il merito di affrontare il tema in modo diretto e quindi disarmante per lo spettatore. Il film è infatti interamente costruito intorno ad Enea, un ragazzo autistico di 29 anni, che grazie a un aiuto terapeutico intelligente è riuscito a stabilire delle relazioni con altre persone. Ma non sa fingere, è un essere umano senza filtri sociali che avvicina gli altri con lo stesso imbarazzante candore di un bambino selvaggio. Solo che Enea non è cresciuto in una foresta e intorno, per una volta, ha un contesto amorevole di amicizia e vita famigliare. Il problema è una società che non lo contempla come adulto ma lo condanna per legge a una vita di eterno minore.
La sua storia ci tocca perché ci mette di fronte ai nostri stessi pregiudizi. Anche qua, come in The Sessions, si parte da quella che sembra – o almeno così viene percepita – una “semplice” esigenza sessuale da soddisfare. Gli amici iniziano così una trafila di tentativi fallimentari, dall’approccio un po’ goffo con le prostitute di strada (spaventate dall’handicap di Enea), fino a decidersi a partire on the road su uno scassato furgone per andare prima in Austria, in un locale di spettacoli sexy che intimorisce il ragazzo, e infine in Germania, dopo aver saputo che vi esiste un luogo dedicato alla scoperta del corpo e alla terapia sessuale per i più sfortunati. Ma qua non siamo in The Sessions, Enea non è un poeta che non ha mai conosciuto l’amore: è vergine, certo, ma quello che vuole più di tutto è una ragazza tutta sua, tanto da confonderla con la modella di una rivista. E’ un’impresa per lui titanica e che commuove gli amici e chi vede il film.
Ci sono le scene di grande intensità e tenerezza del centro tedesco di terapia sessuale per disabili (dove riflettiamo su quanto siano importanti abbracci e carezze nella vita di ognuno di noi), un viaggio comunque importante e di crescita per tutti e l’inattesa dichiarazione di Enea alla ragazza che fa teatro con lui, che prima lo aveva incoraggiato e poi lo respinge. Sono avvenimenti reali, ripresi mentre accadono, perché lui non è e non può essere un attore ma solo l’inconsapevole rappresentazione di se stesso.
Sono molte le scene che restano impresse in questo bello e ibrido documentario di Carlo Zoratti, ennesimo esponente della promettente new wave friuliana, portatrice di un cinema diverso e interessante. Ricordiamo in particolare la naturalezza del gioco tra gli amici che apre il film, gli approcci di Enea con le ragazze (impossibile non soffrire con/per lui), le risate in macchina e il pianto consapevole della scena finale.
Ma l’immagine più eloquente per noi è quella della rappresentazione teatrale, che vede Enea nei panni di un robot. Immerso nella scatola di cartone che ne nasconde il volto e attutisce i rumori, ci appare il simbolo perfetto della separazione e della disparità di occasioni che la vita offre a due mondi di cui uno – per fortuna non in questo caso – quasi sempre sceglie, potendo, di ignorare l’altro.
Daniela Catelli, da “comingsoon.it”

L’autismo impedisce ad Enea, ventinovenne che risiede nel piccolo centro di Terenzano (Udine), di avere quella vita affettivo-sessuale di cui sente sempre di più la mancanza. Due suoi amici, Alex e Carlo, decidono allora di aiutarlo a realizzare il desiderio di avere un rapporto, dirigendosi prima in un bordello in Austria e poi in Germania, a Trebel, dove esiste un centro in cui anche i disabili possono imparare a conoscere la sessualità.
Una problematica rimossa, quasi tabù, permea The Special Need, esordio nel lungometraggio di Carlo Zoratti. A bordo di un vecchio furgone Volkswagen, lo stesso regista guida, insieme ad Alex, l’amico Enea alla ricerca di un corpo affine, senza pietismi o eccessive accortezze, in un continuo dialogo tra pari. Si avverte empatia maschile e affetto tra i tre uomini, voglia di condividere un’esperienza e di portare a termine un obiettivo all’interno di un particolare viaggio iniziatico che apre ad inattese conquiste. Soprattutto per Carlo e Alex, messi, in conclusione, davanti ad una visione del sesso e dell’amore, e forse anche del mondo, di cui Enea è splendido e luminoso latore. Siamo dalle parti di un documentario atipico, generoso e tenero, che trova il momento poetico proprio quando non lo sta cercando, in alcuni botta e risposta genuini e spiazzanti, oltreché capace – e qui sta la sua forza – di sollevare domande importanti di cui si aspetta da troppo risposta da parte delle istituzioni. Anche nella sua costruzione (Alex è interpretato da Alex Nazzi, attore per Lorenzo Bianchini, altro esponente della new wave udinese), nel suo essere messo in pagina con qualche civetteria tecnica di troppo, conserva una freschezza che nessun montaggio o accorgimento può celare, un palpito di fragilità e tenerezza fuori dal comune. Come ha avuto modo di far intendere Zoratti, si tratta quasi di una regia condivisa, di un timone tenuto in due, da due amici uguali a mille altri: «Io ed Enea ci conosciamo da quando abbiamo quindici anni. Abbiamo deciso di fare questo documentario quattro anni fa, in piedi davanti alla fermata dell’autobus 11 a Udine. Quel giorno gli ho chiesto se aveva la ragazza: io ne avevo conosciute molte, perché lui no? Nel 2012, quando sono iniziate le riprese, non sapevamo dove sarebbe arrivata la nostra storia, quale sarebbe stata la strada. Ogni giorno Enea cambiava traiettoria e io dovevo seguirlo, accettando che fosse lui a guidarmi…».
Nonostante si focalizzi su un caso specifico, The Special Need affronta in maniera frontale e esaustiva una questione delicata e socialmente calda, strettamente connessa con quel bisogno d’amore e di condivisione che si nasconde in ognuno, molto al di là delle gabbie in cui è costretto a vivere.
Marco Chiani, da “mymovies.it”

“Conosco Enea da quando abbiamo quindici anni. Mi piacerebbe potervi raccontare che ci siamo incontrati in seguito a una scelta nobile, una profonda vocazione per il sociale, ma la verità è che volevo rimorchiare una ragazza! Parliamoci chiaro: all’epoca frequentavo un istituto tecnico, dove il 99% degli iscritti era di sesso maschile, portavo i capelli lunghi fino alle spalle e suonavo in una band metallara. Quante possibilità avevo di trovare una morosa? Così, assieme ad un amico, mi sono chiesto: ‘Dov’è che possiamo rimorchiare senza avere concorrenti?’ E lui, trafitto da un colpo di genio: ‘In un’associazione per disabili! Le volontarie sono sempre ragazze!’ È lì che ho conosciuto Enea: mi ha colpito subito, c’è stata un’intesa praticamente immediata. Il resto è venuto da sé. E la mia prima morosa, poi, l’ho davvero trovata fra le quattro mura dell’associazione! Ci tengo a sottolinearlo”.
Sembrerebbe quasi il soggetto adatto per il nuovo folle film dei fratelli americani Bobby e Peter Farrelly, autori di Tutti pazzi per Mary (1998) e Amore a prima svista (2001), mentre si tratta delle parole con cui l’udinese classe 1982 Carlo Zoratti – proveniente dall’universo dei videoclip e curatore della direzione artistica del tour 2013 di Jovanotti – racconta la buffa vicenda che lo ha portato a conoscere il particolarissimo personaggio centrale del suo primo lungometraggio da regista.
Com’è bello far l’amore?
Particolarissimo personaggio centrale che si chiama Enea Gabino, trentenne con un lavoro ma che ha una necessità speciale: fare finalmente l’amore, tanto più che è impigliato nella rete dell’autismo.
Perché, con lo stesso Zoratti e l’amico Alex Nazzi impegnati a prenderlo sotto braccio per aiutarlo a portare a compimento il proprio sogno, non è una vicenda di finzione alla The sessions – Gli incontri (2012) quella immortalata nei circa ottantaquattro minuti di visione, bensì un documentario on the road volto a seguire il trio intento a riuscire nella dura impresa.
E, man mano che a dominare sono soprattutto riprese eseguite con camera a mano, non si può fare a meno di provare per il protagonista una forte simpatia destinata a trasformarsi in tenerezza dal momento in cui afferma che a mancargli è l’amore; tra dialoghi con una terapista, divertenti tentativi di abbordare ragazze per la strada e giri alla ricerca di prostitute.
Fino ad arrivare a viaggi che portano i ragazzi, addirittura, in Austria e in Germania, contribuendo in maniera fondamentale a rivelare riuscito il tentativo da parte di The Special need di raccontare la normalità della diversità senza mai perdere di vista una densa e, a tratti, poetica leggerezza della narrazione.
Con un ottimamente bilanciato miscuglio di risate ed amarezza, al servizio di un’operazione caratterizzata da un grande cuore e che, in maniera evidente, sembra quasi volerci spingere a notare come, in una società d’inizio XXI secolo sempre più erotizzata e propensa al facilissime “avventure di letto”, l’importanza dei sentimenti all’interno dell’attività sessuale sia avvertita soltanto da persone che bisogna obbligatoriamente definire “speciali”, soprattutto se paragonate all’erroneamente omologato mucchio di coloro che si ritengono i cosiddetti “normali”.
Vincitore presso il Trieste Film Festival e il Dok Leipzig, il primo lungometraggio diretto dall’udinese Carlo Zoratti sembra quasi una realistica rilettura del cinema dei fratelli Farrelly.
Con protagonista il giovane Enea Gabino, impigliato nella rete dell’autismo, infatti, lo spettacolo in questione presenta le fattezze di un documentario on the road nel corso di cui il ragazzo tenta di consumare la sua prima esperienza sessuale.
E, complice in particolar modo la sua trascinante simpatia, si ride, non ci si annoia e, a tratti, si arriva anche a sfiorare la commozione, soprattutto se lo spettatore riesce ad avvertire la sincerità e il grande cuore attraverso cui l’operazione è stata messa in piedi.
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Francesco Lomuscio, da “everyeye.it”

Enea è un giovane di trent’anni, è una persona speciale ed ha un bisogno altrettanto speciale: fare finalmente l’amore. La forma di autismo di cui soffre non gli impedisce certo di avere un lavoro fisso, dei buoni rapporti con colleghi e amici, ma ciò che lui desidera è una ragazza che sia vera, e non di carta, strappata da un giornale. Carlo ed Alex sono i suoi migliori amici, i suoi fidati compari, e quando si mettono in testa che dovranno fare tutto il possibile per aiutare Enea a trovare finalmente una ragazza, è qui che inizia la loro avventura. Il viaggio di un moderno Don Chisciotte spalleggiato da ben due Sancho che saranno disposti a tutto, persino ad arrivare in Germania, pur di aiutare il loro amico. Ma un dubbio, durante una tappa del viaggio, salterà in mente ad Alex e Carlo: E’ veramente del sesso che Enea ha bisogno? The Special Need è un documentario on the road (il vecchio pulmino su cui partono i tre protagonisti è la conferma di questa sua peculiarità) che ci narra con semplicità una situazione che molti penserebbero complicata. E’ un simpatico e mai noioso sguardo su un mondo che ci è molto più vicino di quanto si potrebbe pensare. Il primo lungometraggio del regista veneto Carlo Zoratti (che è realmente amico di Enea, sin dai tempi dell’adolescenza) riesce a far sorridere di gusto e, al momento giusto, anche commuovere lo spettatore, narrando prima di tutto la storia di una splendida amicizia. Il pubblico viene invitato a bordo del pulmino ed insieme ad Enea, Carlo ed Alex affronterà un tema impegnativo come l’autismo quasi con leggerezza. Zoratti riesce a far dimenticare tutte le pesanti informazioni che generalmente si hanno sull’argomento, ci fa lasciare a casa tutti i pregiudizi che questa malattia comporta e ci mostra la vita vera, quella che fa ridere, che fa piangere, che fa andare, andare e sempre andare. Il film ha vinto il premio Golden Dove al Festival tedesco Dok Leipzig con la seguente motivazione: «Era da tanto che un documentario non raccontava la tragedia e la commedia della vita con tutta questa empatia ».
di G. Esposito, da “cinema4stelle.it”

“Io ed Enea ci conosciamo da quando abbiamo quindici anni. Abbiamo deciso di fare questo documentario quattro anni fa, in piedi davanti alla fermata dell’autobus 11 a Udine. Quel giorno gli ho chiesto se aveva la ragazza: io ne avevo conosciute molte, perché lui no? Nel 2012, quando sono iniziate le riprese, non sapevamo dove sarebbe arrivata la nostra storia, quale sarebbe stata la strada. Ogni giorno Enea cambiava traiettoria e io dovevo seguirlo, accettando che fosse lui a guidarmi…”, così il cineasta Carlo Zoratti parla della genesi della sua opera prima The special need, un viaggio on the road di tre amici – lo stesso Carlo, Alex e il già citato Enea – che parte da Udine per poi toccare l’Austria e la Germania.
Tutto sembra semplice, a vederla così, ma The special need è un documentario – come il titolo stesso sottolinea – speciale ma anche coraggioso: Enea è un ragazzo autistico che sente il bisogno naturale e fisiologico di scoprire la propria sessualità e Carlo e Alex, da degni compagni di avventure quali sono, lo scortano in un viaggio che porterà il protagonista a rendere viva una parte di sé, della sua persona, che in in ogni altro essere umano è considerata ovvia ma che in persone affette da autismo è vista come tabù.
Una vecchia Volkswagen guidata proprio da Zoratti è il mezzo con il quale i tre ragazzi attraverseranno un pezzetto di Europa ma anche il luogo in cui, tramite dialoghi non scritti e per questo veri e sempre funzionali al di là di ogni retorica, Carlo e Alex scoprirannouna versione dell’amore, del sesso e della vita stessa totalmente nuova e inedita, filtrata da quello splendido mondo che il loro amico Enea ha dentro e che da in prestito, per qualche decina di minuti, ai suoi compagni di viaggio e allo spettatore.
Non mancano nel documentario estetismi eccessivi e, a volte, fuori luogo eppure The special need non perde mai quell’aurea di sincerità e di dolcezza che rende il lungometraggio un’opera emozionante che riesce perfettamente nel suo intento di avvicinare alla realtà dell’autismo e di denunciare, senza mai alzare la voce, l’inutilità delle gabbie, a volte anche d’oro ma sempre limitanti come prigioni, nelle quali le persone affette da tale morbo sono rinchiuse loro malgrado.
The Special Need è un’Eneide sui generis dove il suo protagonista diventa simbolo di una liberazione, e il suo viaggio un lungo respiro alla fine del quale c’è il suo inalienabile alienato diritto all’amore.
Sandra Martone, da “filmforlife.org”

C’è un bisogno speciale che ognuno di noi ha ma e che, nella maggior parte dei casi è difficile da soddisfare pienamente. Per il ventottenne Enea lo è ancora di più perché, come lui stesso ammette nel trailer del film The Special Need, è un po’ picchiatello. Enea è affetto da autismo e questo bisogno speciale è si legato al sesso ed all’incontro fisico con una donna, ma è anche o meglio, soprattutto un bisogno di amore, di trovare, come lui stesso dice, una ragazza per la vita. Carlo e Alex, i suoi migliori amici, decidono di aiutarlo ed accompagnarlo in questa missione che si prospetta ardua ma forse non impossibile.
The Special Need, primo lungometraggio di Carlo Zoratti, si struttura come un road movie documentaristico. Enea, Carlo e Alex decideranno di intraprendere un viaggio con lo sgangherato pulmino wolkswaghen di Alex, un viaggio che li porterà materialmente in Austria e successivamente in Germania, presso il centro di assistenza sessuale per disabili di Trebel.
Ma questo viaggio li condurrà anche ad una conoscenza più profonda delle esigenze affettive dell’amico disabile ed alla consapevolezza dei propri pregiudizi a riguardo.
Questi stessi pregiudizi sono insiti nella nostra cultura e in un certo senso, anche se non esplicitamente, il film mostra l’abisso di civiltà tra l’Italia e, ad esempio, la Germania in cui si riconosce al disabile il diritto di esplorare la propria affettività e sessualità, argomento che qui è ancora un tabù perché il disabile è considerato, nella maggior parte delle situazioni, ed addirittura a livello giuridico, come un bambino che non crescerà mai.
Carlo Zoratti adotta uno stile che privilegia la spontaneità rispetto alla correttezza formale riuscendo a rendere invisibile la macchina da presa e trascinando lo spettatore in prima persona all’interno della vicenda. L’effetto è molto coinvolgente: ci si commuove ma in molti momenti si sorride grazie all’esuberanza e alla simpatia di Enea. Vedere il mondo tramite i suoi occhi e quelli dei suoi amici è un’esperienza da non perdere.
Il film, una coproduzione italo-tedesca ha già vinto alcuni premi importanti per la sua categoria come quello per il miglior documentario al Trieste Film Festival ed il German Competition al Dok Leipzig. Ha inoltre partecipato, tra gli altri, al Festival di Locarno nella sezione Cineasti del presente.
Maria Rita Maltese, da “cinefilos.it”

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