Saving Mr. Banks

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“Vento dall’est. La nebbia è là, qualcosa di strano fra poco accadrà. Troppo difficile capire cos’è, ma penso che un ospite arrivi per me“. Le parole le ricordiamo tutti: sono quelle del capolavoro della Disney Mary Poppins, che proprio quest’anno compie la bellezza di 50 anni. Ma come è nata una pellicola capace di incantare generazioni di bambini? È questa la domanda di partenza di Saving Mr. Banks, che mescola sapientemente l’intento celebrativo (commedia) con quello didascalico (drammatico-biografico) di mostrare i retroscena di una storia che non conosciamo fino in fondo. Con la giusta, immancabile dose di sentimentalismo. Commovente, leggiadro e intenso, sconvolgente, luminoso, poetico di una poesia sofferta e morbida, che ti accarezza e poi fugge via, trasportata dal vento dell’Est. Già, il vento dell’Est. Lo stesso che 50 anni fa portò Mary Poppins in casa Banks, qui soffia sui ricordi della piccola Pamela Lyndon Travers, creando un ponte tra passato e presente. E con lo spettatore, il cui sguardo si fa testimone di una sinfonia dolce di carrelli e movimenti, di raccordi e transizioni fatti di giochi di fumo, luce e colore. Nella prima scena la cinepresa indugia tra le nuvole e poi scende su di noi (proprio come Mary Poppins) adagiata su note di pianoforte. Su di un prato luminosissimo ci viene presentato il legame “eterno” del film, che riannoda di tanto in tanto i fili narrativi dell’intera vicenda: quello tra Pamela e suo padre.
John Lee Hancock ha dimostrato una sagacia registica che pochi gli avrebbero attribuito, considerandolo un discreto sceneggiatore o poco più. Ma proprio quella sua capacità di strutturare con intelligenza narrativa film come Mezzanotte nel giardino del bene e del male e Un mondo perfetto, unita all’esperienza sul set di The Blind Side (che fruttò l’Oscar a Sandra Bullock) si è rivelata decisiva e addirittura vincente. Per non parlare poi dell’intuizione chiave alla base della storia: Mary Poppins non era venuta per i bambini, ma per salvare il papà. Succede quindi che l’appellativo Mr. Banks diventi la metafora scritta di tutti i personaggi del film, e più in generale di chiunque abbia bisogno di essere “salvato”, nel presente come nel passato. Ognuno ha il suo Mr. Banks da proteggere e riscattare, che a volte coincide con se stesso. Una continua offerta di salvezza, per tutti.
Assieme a Mr. Banks viene salvato anche la speranza giocosa del sogno che è in ognuno di noi. Ma ci si arriva perdonando se stessi, come la signora Travers. O meglio la signora Goff. Perché Travers era il nome proprio di suo padre, interpretato da un meraviglioso Colin Farrell. È un film sulle promesse fatte ai figli, di padri premurosi e un po’ bambini. Il Walt Disney sornione e dal sorriso “sporco” interpretato da Tom Hanks sugli scudi – che aggiunge un altro grande personaggio alla sua già meritevole lista – vuole a tutti i costi mantenere la parola data alle sue figlie di mostrare le avventure della loro tata preferita sul grande schermo. Ma anche Pamela ha una promessa da mantenere, e anzi più di una. Con l’unica differenza che lei le ha fatte a se stessa, soffocata da una situazione infantile ancora irrisolta. Perché lei è una figlia. Suo padre era alcolizzato, e l’alcol gli stava facendo perdere tutto: moglie, casa, lavoro. Ecco quindi che la piccola Pamela si è ritrovata a rimettere insieme i pezzi (addirittura recuperando la madre in un fiume) di un’infanzia sognatrice e tragica, nella quale si davano le spalle ai problemi con una linguaccia e un sorriso. Nella rigida Pamela di oggi c’è qualcosa da riparare, qualcosa di molto simile a quell’aquilone che viene aggiustato nel finale di Mary Poppins. E in fondo anche nella vita del vecchio Walt c’era qualcosa di irrisolto, di doloroso che lo accomuna alla sua “socia” in affari. I due hanno però reagito in maniera opposta: lui ha esasperato la sua natura di sognatore, eterno bambino convinto che basti un sorriso e un pensiero felice da condividere col mondo per cancellare la tristezza; lei invece ha mutato la sua ingenuità magica a giocosa in un realismo cinico, che in un istante ha avvertito il peso di anni e anni di dolori repressi, taciuti. In comune avevano un sogno, un altro sogno da consegnare al pubblico. Qui, in particolare, Mr. Disney deve convincere l’autrice dei libri sulla tata volante a cedergli i diritti per il film.
La Pamela interpretata magnificamente da Emma Thompson si oppone tenacemente da quasi vent’anni all’idea di trasformare la sua amata creatura letteraria in degli “stupidi cartoni animati”. Nonostante sia in bolletta e abbia un carattere, come dire, scontroso e scostante (esasperato al limite della macchietta), l’autrice della governante più famosa del cinemondo accetta a malincuore di partire per gli Stati Uniti. Cresciuta in Australia dapprima in città, poi nei dintorni di campagne da spot della Mulino Bianco, con una mamma depressa e un papà ubriacone, ha scritto quei romanzi come una promessa di felicità mai mantenuta, come una medicina per il suo passato. Il corteggiamento di Walt a Pamela comincia con la partecipazione della donna alla stesura di scenografie, costumi e canzoni. Ogni dettaglio del film deve avere la sua approvazione. In fondo, si tratta dei suoi “figli”. Poi, tutto si trasforma in una prova d’amicizia tra la comprensione reciproca e la psicanalisi. E come sarebbe stato possibile non fidarsi di quello stesso Walt Disney, che nel 1928 si mise in proprio per non dividere i suoi sogni con chi voleva solo ricavarci denaro. Walt esce dalla solennità del suo mito e si mostra tormentato, proprio come Pamela. Entrambi avevano i propri Mr. Banks da salvare. E avevano l’occasione di salvarli sul grande schermo, mascherandoli con le fattezze ironiche e iconiche di Van Dyke.
Raramente il concetto di proprietà intellettuale è stato trattato con tale eleganza. Era difficile, difficilissimo anzi gestire una vicenda della quale l’esito era noto fin dalla prima scena. Tutto si giocava sul piano della storia, dell’evoluzione dei personaggi, dei risvolti narrativi. E indovinate, tutto ha funzionato alla perfezione. Viene fuori l’aspetto più poetico della costruzione di un impero da parte di un eterno bambino e della realizzazione di un film vivo e presente come le fotografie dei cari sul comodino. Da guardare, riguardare, spolverare con il dito e magari con un sorriso a labbra serrate. I flashback sono condotti con una perfezione stilistica e una freschezza di invenzione più uniche che rare. Il modo di trattare e restituire i dialoghi, poi, aderisce a una molteplicità di stili differenti: dialoghi brevi, sospirati nel silenzio, battute a effetto e gag (un po’ tirate in alcuni punti). Ma se è stato fatto un film in pieno stile Disney, allora è stato fatto un gran bel film in pieno stile Disney. Per un tipo di cinema ormai raro, semplice e diretto, reso straordinario dagli attori e dalla regia. E dalla colonna sonora, certo.
Le musiche che le voci di Julie Andrews e Dick Van Dyke hanno reso celeberrime ritornano intonate da B.J. Novak e Jason Schwartzman nel ruolo degli Sherman e Bradley Whitford in quello dello sceneggiatore Don DaGradi. Praticamente perfetto Paul Giamatti che torna a interpretare un ruolo da caratterista nei panni di Ralph, l’autista che scorrazza la Travers per Los Angeles. Tutti eccellenti nelle loro prove d’attore, capaci di conservare ognuno una propria caratterizzazione nonostante il loro ruolo attanziale primario fosse quello di “semplici” aiutanti, co-autori del sogno. Per la cronaca: la colonna sonora sui titoli di coda è la registrazione originale del dialogo tra Pamela e gli sceneggiatori.
Saving Mr. Banks è un film potente, ricco, magico. Perché il cinema è capace di raccontare i sogni senza spogliarli del loro incanto. Il tempo di riparare l’aquilone e via, con gli occhi pieni di cielo, un sorriso e una lacrima. Il tutto nel buio di una sala. Se non è magia questa…
Maurizio Perriello, da “fermataspettacolo.it”

Ambientato nel 1961, la trama è incentrata sul desiderio di Walt Disney di acquisire i diritti del libro Mary Poppins per mantenere una promessa fatta alle sue figlie venti anni prima: quella di portare la tata volante sul grande schermo.
Ma la promessa sarà ardua da mantenere, se di mezzo si trova una cinica e fredda autrice.
“Cam caminì, cam caminì, spazza camin… allegro e felice pensieri non ha”.
Queste sono le parole che riecheggiano nella mia mente, quando nella prima sequenza, odo i tasti di un pianoforte, suonare il motivetto conosciuto da ogni persona che abbia avuto un’infanzia degna di nota. Mi ritrovo immerso nel mondo fatto di ricordi e citazioni del film Saving Mr. Banks, con Tom Hanks ed Emma Thompson, che racconta la storia tormentata dietro la trasposizione sul grande schermo dell’opera letteraria “Mary Poppins”.
Fin da subito la storia si divide in due, una parte fatta di ricordi di gioventù dell’autrice australiana P.L. Travers e una parte in cui si narra la complicata vicenda tra Walt Disney e la scrittrice, non più tanto giovane e sognatrice, ma oramai vecchia, grigia e inacidita quanto una zitella attempata. Il film si regge proprio su questo equilibrio tra gioia e tristezza, che come un’equazione matematica si mantiene sapientemente inalterato sino al finale. Dove prima da un lato vi è allegria e dall’altro malinconia, a mano a mano il presente diventa più sereno e il passato più uggioso.
Convincente Tom Hanks nel vestire i panni dell’amato Walt, sempre sorridente, colorito e spensierato; un po’ meno la prestazione della Thompson che per buona parte del film sovraccarica il ruolo di austera e diligente donna (emulando il lato serio di Mary) quasi andando a replicare la parte dell’ipocondriaca scrittrice, già interpretato dalla stessa in “Vero come la finzione”. Buono anche Colin Farrell , che nei continui flashback veste i panni del padre alcolizzato ma sognatore, crescendo tra gioie e sbornie la tenera scrittrice.
Ma la cosa migliore di questa pellicola è la possibilità di assistere ed essere partecipi alla nascita di quelle gioiose, zuccherate, spensierate colonne sonore dai fratelli Sherman, vere e proprie protagoniste indiscusse. Mentre la storia avanza e veniamo a conoscenza d’infinite chicche o scelte non casuali, Loro continuano a suonare, a crearsi, ad esplodere e senza accorgertene ti ritrovi a muovere la testa a ritmo, assieme a tanta altra gente nella sala. Con un solo pianoforte s’intonano canzoncine come Due Penny in banca, Supercalifragilisticheblablabla, fino al gran finale in cui si canta la canzone dell’aquilone cantata dal buon signor Banks (il padre della famigliola aiutata dalla dolce bambinaia).
Ebbene sì proprio lui, Mr. Banks, colui che ha reso possibile la trasposizione dell’opera letteraria a lungometraggio, perché il nodo gordiano del film sta proprio nel suo personaggio, mai stato così fondamentale fino ad ora. Saving Mr. Banks ci permette di venire a conoscenza di tante curiosità, piccolezze e avvenimenti che hanno portato a quel capolavoro, analizzando e comprendendo anche la vita della scrittrice, mentre sullo sfondo si orchestra una bella favola moderna che passa dai diritti d’autore ai valori familiari. Kelly Marce compie un ottimo e sapiente lavoro di sceneggiatura, nel gestire un’icona sacra del cinema mondiale. Perché SSaving Mr. Banks è questo: un bel vestito che risalta le curve di una bellissima donna, non copre e non volgarizza il capolavoro ma ci permette di scavare e apprezzare ancora di più ciò che ci ha accompagnati fin dall’infanzia. Bello è stato poter notare tutti i piccoli rimandi sparsi come coriandoli, dal Vento dell’Est all’ombrello a pappagallo, dai bozzetti di David Tomlinson al numero 17 di Viale dei Ciliegi.
Alla mia prima recensione, non vedevo l’ora di distruggere qualche film, ma all’uscita dal cinema mi sentivo leggero come un aquilone, tornato a casa, ho suonacchiato il piano (svegliando tutto l’appartamento) per ricreare quelle atmosfere… e scrivendo, mi son trovato a pensare da adulto, ma con gli occhi di quando avevo dieci anni Saving Mr. Banks non è un capolavoro, ma comunque un buon film che permette di sfiorare, rivivere, ed accarezzare quei ricordi d’infanzia in cui sul divano assieme a tutta la famiglia si ammiravano le piroette di Dick Van Dyke e Julie Andrews, ma ormai consapevoli di quanto siano, in realtà, marginali i loro personaggi rispetto alla bontà e all’importanza del signor Banks.
Lorenzo Filippini, da “spaziofilm.it”

Mary Poppins, il cinema, e la Walt Disney, ci regalano un gioiello nel quale si racconta la storia dietro al mito, ovvero: cosa è successo prima che Mary Poppins arrivasse sul grande schermo?
Protagonisti di questa commovente e divertente vicenda sono da una parte il caro zio Walt, interpretato da Tom Hanks, e dall’altra Pamela L. Travers a cui da corpo una scoppiettante Emma Thompson. Il film dal titolo esplicito, Saving Mr. Banks, racconta la storia tra queste due fortissime personalità: da un lato Walt, paffuto, socievole, simpatico e buontempone, intenzionato sopra ogni cosa a voler realizzare un film per portare la gioia alle sue figlie, alle quali aveva promesso di far diventare Mary Poppins un personaggio da cinema. Contrapposta a Walt, c’è la Signora Travers, autrice dei romanzi di Mary Poppins, inglesissima zitella che affezionata oltre ogni dire al suo personaggio, non riesce a lasciarlo andare per nessuna ragione al mondo; non vuole svendere la sua Mary, ma ben presto scopriremo che non è la bambinaia che Pamela non vuole lasciare andare, ma è un altro ricordo, più intimo, doloroso e profondo, la chiave del suo apparentemente frigido cuore inglese.
John Lee Hancock, la mano dietro all’Oscar per la migliore interpretazione femminile a Sandra Bullock in The Blind Side, torna dietro la macchina da presa e ci racconta una storia fatta di ricordi e di flashback, ma anche di lotta per ciò che si ama e ciò che si vuole. Saving Mr. Banks è però principalmente un film di attori, in cui due talenti dei nostri giorni si fronteggiano e si scontrano, per poi incontrarsi, e infine venire a patti con l’altro e con se stessi. Se Tom Hanks è un superbo Walt Disney, sempre sorridente e felice delle sue creature immaginarie, Emma Thompson è rigida, impettita e diffidente, come una signora a cui vogliono rubare qualcosa e trasformarlo in “stupidi cartoni animati”, proprio come, a quanto pare, era la Signora Pamela Travers. Saving_Mr_Banks recensione poster_italianoL’ilarità del film nasce proprio dal contrasto di queste due personalità, dall’americano e dall’inglese che si scontrano nel più tradizionale e divertente dei modi, scandendo di tanto in tanto anche in cliche ma mettendo in scena situazioni che, strizzando sempre in continuazione l’occhio alla Mary Poppins che tutti amiamo, ci rendono complici divertiti di una storia che non conosciamo fino in fondo. Importante e decisivo è il cast di contorno, grandi attori che dimostrano che ‘non esistono piccole parti’; tra questi citiamo il sempre ottimo Paul Giamatti, Colin Farrell, Jason Schwartzman e Ruth Wilson.
Saving Mr. Banks è un perfetto esempio di prodotto Disney, realizzato con competenza e maestria, con un cast che ne costituisce la punta di diamante e con una storia che attinge al buono che è in ognuno di noi, e che alla fine lascia lo spettatore con il cuore gonfio d’emozione e gli occhi annebbiati dalle lacrime.
Chiara Guida, da “cinefilos.it”

Pamela Lyndon Travers è una scrittrice di romanzi per l’infanzia che vive a Londra e fa impazzire il suo editore. Da vent’anni Mr. Russell prova a convincerla a cedere i diritti di “Mary Poppins” a Walt Disney. Ossessionato dalla promessa fatta alle sue figlie, Mr. Disney sogna di realizzarne un musical in technicolor con pinguini animati e spazzacamini volteggianti. Cocciuta e ostinata a rendere la vita un inferno a chiunque, Miss Travers si persuade a partire per la California. Impermeabile agli ossequi e all’amabilità di Walt Disney e dei suoi assistenti, Pamela si siede in cattedra e passa in rassegna lo script e la sua infanzia, sublimata nei suoi romanzi. Cresciuta in Australia da una madre fragile e un padre sognatore, costretto a lavorare in banca e deciso ad affogare la propria vita nell’alcol, Pamela ha inventato Mary Poppins per salvare il suo papà e i Mr. Banks del mondo. Assediata dai ricordi e dal corteggiamento di Disney, che intuisce il dolore radicato nell’infanzia, Pamela dovrà infine decidere del suo futuro e di quello della sua celebre governante.
Alla maniera di Mary Poppins, di cui Saving Mr. Banks racconta la trasposizione dalle pagine allo schermo, il film di John Lee Hancock è coinvolgente e spruzzato di un gradevole sentimentalismo. Uno spettacolo popolare che nasconde un segreto e ribadisce il fascino inalterato di Mary Poppins, tata volante portata dal vento che inventa parole e manda giù pillole amare con lo zucchero. A ‘governare’ con meno indulgenza Saving Mr. Banks è Pamela Travers, creatrice di Mary Poppins decisa a preservare l’aura mitica della sua invenzione più felice dalla riduzione cinematografica e scintillante di Mr. Disney. Attrice di prosa convertita alla scrittura, Pamela Travers nasce a Maryborough in Australia e si trasferisce a Londra col ‘vento dell’est’ e un dolore chiuso nel cuore e nel cognome. Travers era il nome del padre, morto troppo presto venendo meno alle promesse affettive fatte alla piccola Helen Lyndon Goff. Ma Helen ha resistito dentro Pamela, risalendo il passato, alimentando la scrittura e ispirando i suoi romanzi. Romanzi in cui la Travers concentra un’intera vita e trasforma in opera la dimensione informe del suo vissuto.
Di quella testimonianza ci parla Saving Mr. Banks, ricordandoci la possibilità di aprirci ad altri mondi, per fuggire dalla realtà e poi magari ritornarci con un maggiore grado di consapevolezza. La breccia verso l’altro mondo intuita da bambina e sognata da adulta, Pamela l’ha trovata nella sua governante volante, che mentre rassetta converte i genitori al culto dell’immaginazione, delizia i bambini e si prende cura dei loro padri in ambasce. E i padri sono i destinatari di questa commedia che avanza contesa tra due personaggi e due movimenti, uno di resistenza (Miss Travers) e uno di assedio (Mr. Disney). Da vent’anni Disney prova ad acquistare i diritti di “Mary Poppins” perché ha fatto una promessa alle sue figlie, da altrettanti la Travers resiste perché ha fatto una promessa a suo padre. Promesse che generano ansia e rivelano un rimosso, un’infanzia ingrata e una ‘domanda di padre’ mai accolta che li ha lasciati esposti e indifesi. Realizzare l’adattamento cinematografico di “Mary Poppins” consente allora ai protagonisti di fare i conti col genitore e di ‘riparare’ con l’immaginazione.
Interpretato senza sbavature e cedimenti descrittivi da Emma Thompson e Tom Hanks, bravi a scavare nella coscienza dei propri personaggi scovando la propria attitudine fanciullesca, Saving Mr. Banks sparge una gioia misteriosa che alleggerisce i toni drammatici, assorbe il pragmatismo magico della tata perfetta e compensa la mancanza del padre reale con la produzione lirica di uno immaginario. Un padre che i movimenti coreografici, le invenzioni sceniche, gli sfondi a disegni animati e una rosa di canzoni indimenticabili permettono di salvare e celebrare, restituendo a Pamela e a Walt tutto il senso della loro eredità di figli. Questo è il segreto intimo di Saving Mr. Banks, comprare con due penny carta e spago, riparando il proprio aquilone e la propria infanzia.
Marzia Gandolfi, da “mymovies.it”

1961. La scrittrice Pamela Travers, in bolletta, cede alle insistenze del suo agente: sarebbe un bell’aiuto cedere i diritti cinematografici dei libri di Mary Poppins a Walt Disney, che li richiede da tempo immemorabile. A malincuore la donna sradica se stessa dall’amata Londra, per discutere a Los Angeles del possibile accordo. Negli studi Disney l’aspettano Walt, lo sceneggiatore Don Da Gradi e i compositori Richard & Robert Sherman, ignari di ciò che li aspetta. Tanto Walt e i suoi sono legati a un’idea d’intrattenimento hollywoodiana, tanto Pamela oppone resistenza passiva, gelosa dei traumatici ricordi che hanno generato il suo racconto.
Con Saving Mr. Banks si corre un bel rischio. Per la prima volta Walt Disney è portato sullo schermo in un lungometraggio di finzione, interpretato da Tom Hanks. Un bel rischio non per Hanks che se la cava egregiamente (solida performance, somiglianza limitata), nè per la Disney produttrice del film, che anticipa le accuse di incensamento non negando troppo la durezza della persona dietro l’icona. Il rischio lo corre piuttosto lo spettatore: distratto da questo evento, può sorvolare sul vero dono che il regista John Lee Hancock e le sceneggiatrici Kelly Marcel e Sue Smith hanno deciso di offrirci.
Saving Mr. Banks è infatti un’elegante riflessione sul significato di proprietà intellettuale. Suona quasi un paradosso, arrivando da un’azienda di norma accusata di inglobare marchi, copyright, storie, personaggi e attività con la voracità di una balena dopo una dieta forzata.
Nell’attesa di capire come porci “politicamente” di fronte a una tale contraddizione, col cuore ci scopriamo impotenti davanti alla trasparenza del concetto tessuto nel film: Pamela ha scritto per dare un senso alla tragedia di suo padre alcolista (raccontata nei flashback con Colin Farrell), quindi la sua vocazione vive di un motore privato teoricamente incedibile.
Il copione ha il pregio di associare questa comprensibile gelosia, questo tenace orgoglio, a uno di forza uguale: il cipiglio di Walt Disney, che nel 1928 si mise in proprio per non dividere i suoi sogni con chi voleva solo ricavarci denaro. Per piegare la resistenza a oltranza di Pamela, sarà tuttavia Walt a doversi scoprire emotivamente al di là del suo mito, mostrandole di condividere con lei, dopo un tragitto a volte amaro a volte esilarante, il senso delle vicende dei Banks.
Pur giocando con il solito stereotipo della londinese disgustata dalla solare America, Emma Thompson è tuttavia perfetta per lasciar trasparire l’umanità dietro la facciata, specialmente nei duetti con il solare autista interpretato da Paul Giamatti, più che mai in parte.
I timori che accompagnavano la visione di Saving Mr. Banks scompaiono. Da parte della Disney c’è sicuramente la celebrazione almeno professionale del fondatore, ma a sorpresa non è affatto aproblematica, ed è accompagnata da una lezione chiara sulla missione ultima del vero artista: sviluppare gli ammortizzatori per la strada dissestata dell’esistenza, condividendoli col mondo.
Domenico Misciagna, da “comingsoon.it”

La scrittrice per bambini Pamela L. Travers si rifiuta da oltre vent’anni di cedere i diritti al produttore Walt Disney per fare di Mary Poppins la protagonista di un musical. Convinta dal proprio editore, la creatrice della famosa bambinaia parte per la California, ma ostacola in ogni modo i negoziati con Disney e il lavoro del team. Dietro alle pagine del libro si nasconde infatti una storia di affetto e dolore che l’autrice non vuole che Disney trasformi in un prodotto animato. Ma anch’egli ha i suoi buoni motivi per insistere così a lungo.
Esattamente 50 anni fa, un musical nato dalla penna di una scrittrice australiana e dalla fantasia di un famoso produttore californiano veniva distribuito nelle sale per poi coronare il suo strepitoso successo con la conquista di 5 Oscar nel 1965. Il successo della tata inglese è vivo ancora oggi, ma il podio non è solo per Disney: è soprattutto per la sua creatrice. Sconosciuta ai più, Pamela L. Travers riprende il proprio posto in quello che sembra un omaggio e un lascito ad una delle punte di diamante della potente casa di produzione americana. Ma dietro al meritato successo, si nasconde una storia decisamente più travagliata e spetta a John Lee Hancock il compito di tirarne le fila, tra le vicissitudini durante la produzione del film, i battibecchi e i (dolorosi) segreti tra le due menti creative. Il risultato è frizzante, leggero: Emma Thompson e Tom Hanks duellano nel vestire i panni di due incredibili personalità, scivolando con riuscita leggerezza e tanta ironia per buona parte del film, senza mai eccedere e donando un ottimo spessore ai personaggi. Tirando le somme, sembra quasi che il film voglia chiedere allo spettatore per chi tiferà, riuscendo a catturarlo per due ore.
La sceneggiatura ha un buon ritmo sulla vicenda principale, le battute dell’incontentabile scrittrice sono state tratte da vere registrazioni delle sedute capaci di regalare risate. E’ interessante, poi, la costruzione parallela dei ricordi di Pamela L. Travers, cuore sentimentale e drammatico del film. Se la vicenda di una signora Travers funziona molto bene, il flashback “a episodi” rallenta il ritmo, dilungandosi più del dovuto e risultando un po’ forzato in alcuni momenti. Il film raggiunge il culmine del pathos in due determinati punti: il dialogo tra Disney e Travers sull’importanza del loro Mr.Banks e la prima al TCL Chinese Theater di Los Angeles. Se il “primo picco” colpisce per la delicatezza con cui i due “avversari” comprendono il “Mr.Banks” l’uno dell’altro per creare infine quello del film, la seconda calca un po’ la mano, promettendo qualche lacrima. Inutile dire che il ritratto della personalità di Disney sia buonista (con buona pace delle critiche mosse da Meryl Streep durante il National Board of Review del 10 gennaio 2014). Ma è notevole che, per la prima volta, le radici del “mito” (creativo) vengano alla luce, rendendolo ancora più umano.
In breve… A 50 anni dal musical campione d’incassi disneyano, John Lee Hancock dirige i suoi retroscena, scavando nelle personalità del magnate americano e della scrittrice australiana. Emma Thompson e Tom Hanks rivaleggiano in bravura, battibeccando tra i botta e risposta di una sceneggiatura ben costruita. Frena un poco nei ricordi di Pamela L. Travers, raggiunge il culmine di un sentimentalismo sincero nell’ultimo confronto tra le due menti: le colpe dei padri, l’amore incrollabile dei figli. Finale strappalacrime. Ma la sensazione è quella di una carezza.
Alberto Longo, da “storiadeifilm.it”

Dal 1941 in avanti Walt Disney tentò a più riprese di convincere Pamela Travers, autrice dei romanzi di Mary Poppins, a cedere i diritti per una trasposizione cinematografica della sua celebre opera. Nel 1961 riuscì finalmente a convocarla dall’Inghilterra negli USA per discuterne (i problemi economici di lei erano una spinta decisiva). Fu un conflitto di idee e di posizioni apparentemente irrisolvibile, tra personalità forti ed ostinate. Nonostante ciò, un piccolo capolavoro venne alla luce allietando generazioni di bimbi. Convivono due piani narrativi, di importanza equivalente. Il primo è appunto il presente dei primi anni ’60, ed ha come registro una vispa ed intelligente ironia fondata sui contrasti (Pamela deliziosa e ossessiva rompiscatole, contrapposta al tenace sognatore Walt). Il secondo si colloca agli inizi del ‘900 e riguarda l’infanzia della Travers, il difficile rapporto con un padre amorevole che le insegnò a sognare e che tuttavia non potè sfuggire alla propria condizione di alcolista senza futuro. In questo caso il racconto, fondamentale per comprendere il subconscio dietro al lavoro dell’autrice, privilegia la concretezza del dramma e della commozione, consentendo però alla realtà di assumere con lievi pennellate le tinte del sogno. Passato e presente, dettagli biografici e processo creativo, gradualmente si compenetrano e si sovrappongono. E si compensano, perché ciascuno arricchisce il significato dell’altro. La regia di John Lee Hancock mette insieme i pezzi ricavandone un film dal cuore adulto e sensibile, di magistrale armonia compositiva, dove l’affetto verso i personaggi si riflette nella meticolosità con cui se ne approfondiscono i caratteri e le passioni. Toccante e talvolta autenticamente magico, recitato in maniera impeccabile a cominciare da una superba Emma Thompson, sospesa tra paranoia nervosa e malinconia. Degli altri interpreti possiamo citare il misurato Disney di Tom Hanks (tiene testa alla collega andando di sottrazione) e Colin Farrell, che nel vestire il panni del babbo conferma quanto siano nelle sue corde i personaggi problematici ed in penombra. Il conflitto tra fantasia e vita, alla fine, parrebbe dall’esito perennemente incerto, ma farne parte rimane un’avventura da vivere con pienezza. Lascia il piacere di aver capito ed appreso molto, guardando i libri ed il film da una nuova prospettiva.
da “voto10.it”

Per il quarantacinquesimo anniversario dell’uscita del film che ha riscaldato i cuori di grandi e piccini, Walt Disney Pictures presenta “Saving Mr. Banks”, una pellicola magica ispirata alla straordinaria storia vera, e mai raccontata, di “Mary Poppins”.
“Vento dall’est. La nebbia è là, qualcosa di strano fra poco accadrà. Troppo difficile capire cos’è, ma penso che un ospite arrivi per me”. Ecco le immaginifiche parole che tempo fa Dick Van Dyke pronunciò a tutto il mondo annunciando l’arrivo di un personaggio fantastico. Ma chi avrebbe mai immaginato che dietro il pluripremiato film ci fosse stato un excursus davvero tanto faticoso? Ed è così che l’emozionante film firmato Disney, “Saving Mr. Banks”, diretto da John Lee Hancock, racconta l’appassionata avventura cinematografica che anticipò la realizzazione dell’amato classico “Mary Poppins”.
Il film, interpretato dalla due volte vincitrice dell’Academy Award®, Emma Thompson, nel ruolo di P.L. Travers, l’autrice del celebre libro, e dal pluripremiato Tom Hanks, nei panni di Walt Disney, narra proprio le due settimane in cui a Los Angeles, nello studio del creatore del magico mondo dell’animazione, si scontrarono la fermezza della scrittrice e la passione creativa di Walt Disney.
Di fatto, il viaggio di “Mary Poppins” sul grande schermo cominciò nel momento in cui le figlie di Walt Disney gli chiesero di trarre un film dal loro libro preferito di P.L. Travers. Disney volle accontentarle, ma non avrebbe mai immaginato che ci sarebbero voluti quasi vent’anni per riuscire a mantenere la sua promessa. Quando “Mary Poppins” fu finalmente realizzato, nel 1964, vinse cinque premi su tredici candidature agli Academy Awards®: Migliore attrice (Julie Andrews), Migliori effetti speciali, Migliore montaggio, Migliore colonna sonora originale e Migliore canzone.
Tra gli altri personaggi di “Saving Mr. Banks”, ricordiamo il cast stellare: Colin Farrell interpreta il padre della scrittrice, Ruth Wilson è la madre, l’attrice già candidata all’Oscar® e all’Emmy Award® Rachel Griffiths interpreta la zia Ellie (che ha ispirato il personaggio di Mary Poppins), Annie Rose Buckley è P.L. Travers da bambina, il già candidato all’Oscar e vincitore dell’Emmy Award Paul Giamatti veste i panni del gentile autista della Travers, mentre Jason Schwartzman e B.J. Novak sono i fratelli Richard e Robert Sherman, autori dell’indimenticabile colonna sonora del film “Mary Poppins”.
Con la sua bravura interpretativa, Emma Thompson dà vita a un personaggio all’apparenza distante, freddo, critico e impietoso verso ogni forma di gentilezza o di confidenza. E soltanto immergendosi nel passato della scrittrice e toccando i nervi più scoperti della sua sensibilità, Walt Disney riuscirà a convincerla a realizzare il film. Ed è proprio lei il cuore pulsante dell’intera operazione: la cinica e polemica signora Travers pronta a tutto pur di non distaccarsi dalla sua amata Mary Poppins.
Con una serie di flashback, il film oscilla tra passato e presente, giocando su due livelli narrativi, rivelando accattivanti citazioni e particolari riguardanti Mary Poppins, grazie a canzoni di repertorio e ad aneddoti succulenti. Ed è così che il pubblico capirà da dove arriva “lo zucchero per mandar giù la pillola” o altre stramberie tipiche del Dna disneyano, mentre i titoli di coda sveleranno tutta la testardaggine dell’influente scrittrice. E se da una parte si troverà la rigidità femminile incarnata dalla Thompson, dall’altra l’eclettico Tom Hanks renderà Mr. Disney educato, gentile e ultra accondiscendente. E se anche voi ardete dal desiderio di scoprire tutti i retroscena di colei che per mezzo secolo cinematografico ha affascinato il mondo intero, ovvero Mary Poppins, non vi resta che godervi questa piacevole pellicola che racconta una storia curiosa, svela interessanti segreti, riesce a divertire con l’ironia dei personaggi e a incantare con la tipica magia disneyana.
Silvia Casini, da “direttanews.it”

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