Rio 2 – Missione Amazzonia

RIO2_Blu_Jewel

Diverte, commuove e sorprende: il pappagallino Blu mette su famiglia e vola alto, con un ritmo irresistibile
“Home Tweet Home”: questa scritta su un quadretto in cucina la dice lunga sulle abitudini del pappagallino Blu, della compagna Gioiel e della prole. In Rio 2 – Missione Amazzonia, infatti, il simpatico protagonista ha messo su famiglia, integrandosi alla perfezione con le abitudini “umane” dei suoi padroncini. “Non siamo persone, siamo uccelli”, lo sgrida la moglie quando fa colazione a tavola con le frittelle mentre cambia canale alla tv con il telecomando.
E se invece non fossero loro gli ultimi esemplari della specie, come ci ha raccontato il primo film della saga? Ecco, allora, le premesse da cui parte il sequel diretto da Carlos Saldanha (artefice del successo de L’era glaciale).
La vita casalinga di Blu, infatti, viene scandita da una routine rassicurante, in un’oasi protetta a Rio de Janeiro ma qualcosa sta per cambiare ed è decisamente un bene, soprattutto per lo spettatore. L’incursione nella selvaggia Amazzonia, dove potrebbero essere sopravvissuti altri macao blu, è sconcertante ed elettrizzante.
L’esplosione di luci e colori già presente nel primo film viene amplificata in quest’avventura all’insegna dell’imprevedibile. L’elemento musical si arricchisce con le sonorità della natura regalando una boccata d’aria fresca capace di far ballare al cinema i più piccoli coinvolgendo anche gli adulti (inutile tentare di non muovere il piede a tempo). I nuovi personaggi conquistano da subito, coinvolti in coreografie spettacolari e scenari incontaminati, in particolare Roberto (in originale ha la voce di Bruno Mars), l’esemplare più ammirato dell’intera giungla per le capacità innate di sopravvivenza. È in effetti la nemesi di Blu, poco incline ad adattarsi alla quotidianità spartana della giungla: rappresenta, in effetti, il passato di Gioiel e il compagno che in fondo il padre di lei vorrebbe vederle accanto.
La pellicola punta su due messaggi, la salvaguardia della natura e il senso di famiglia, senza calcare la mano sulla retorica. Alterna situazioni grottesche a momenti intimi con grande maestria, in un crescendo di emozioni che trova nel finale la naturale evoluzione. Per una volta i cattivi non sono poi tanto diabolici, ma lo spettatore se ne accorge appena.
Alessandra De Tommasi, da “cinematografo.it”

Blu, blu, l’amore è blu
I personaggi sono tutti quelli del film precedente del 2011, più qualche new entry. Ritroviamo il tenero Blu, pappagallo “addomesticato”, viziato da tutti i confort che una vita in simbiosi con la sua “umana” gli ha consentito. Orami ha imparato a volare, per conquistare la “selvatica” e pertanto irresistibile Gioiel. Hanno generato tre deliziosi figlioletti e vivono insieme felici e contenti a Rio. Ma la coppia dei loro umani, la saggia Linda e il buffo Tullio, li lascia da soli per andare a girare un documentario nella Foresta Amazzonica.
Per cercare altri esemplari della loro razza, data per estinta, parte anche l’azzurrina famiglia, nell’entusiasmo dell’avventurosa Gioiel e nelle palpitazioni dell’ansioso Blu. Nella lussureggiante giungla, l’imborghesito pappagallino dovrà affrontare l’ostilità del temibile padre di Gioiel, austero leader della comunità dei per niente estinti Macao Blu. In una variazione che simpaticamente ricorda la serie Mi presenti i tuoi? con la coppia Stiller – De Niro, Blu dovrà dimostrare di essere all’altezza della Famiglia. Intanto il malvagio cacatua Miguel, rimasto menomato, lo cerca per vendicarsi, aiutato da una gommosa rana velenosa, di lui innamorata, e da un placido formichiere. Per tutti però, indovinate, il Nemico N. 1 è l’uomo, che sta procedendo a disboscare selvaggiamente il più grande polmone verde dell’Umanità. Sono bravi quelli della Blu Sky, creatori già di Robots, Ortone e della mitica serie L’era glaciale, e bravo è Carlo Saldanha, autore e regista, che è riuscito a far diventare anche il suo Brasile un personaggio a tutti gli effetti. Anche senza lo spessore emotivo dei personaggi Pixar e privo dei messaggi edificanti di altre produzioni, Rio 2, coloratissimo e allegrissimo, in un luminoso, spazioso 3D, punta al puro divertimento, con gag spiritose e molta azione, senza per questo trascurare i caratteri dei suoi protagonisti. Da manuale la partita di calcio aereo fra azzurrini Macao e rossi Ara, così movimentata da fare invidia al torneo di Quidditch in Harry Potter. Il disegno garantisce esilarante espressività ai personaggi e la solita perfetta computer grafica rende alla perfezione tutta la morbidezza e la flessibilità degli animaletti. Nell’originale Blu ha la voce di Jesse Eisemberg (The Social Network, Zombieland), mentre Gioiel è doppiata da Anne Hathaway. Nel cast originale troviamo anche Leslie Mann (Linda), Rodrigo Santoro (Tullio) Kristin Chenoweth (la rana) e poi will.i.am, Jamie Foxx, Bruno Mars, Tracy Morgan e Andy Garcia. Nel valido doppiaggio italiano, i due protagonisti hanno le voci di Fabio De Luigi e Vittoria Cabello ma segnaliamo Mario Biondi (il Gran Cattivo Miguel) oltre a Pino Insegno (il Tucano Rafael) e al mitico José Altafini che fa il bulldog più bavoso mai visto. Rio 2 è un film perfetto per riunire davanti allo schermo grandi e piccini garantendo divertimento a tutti: una storia vivace e piena di ritmo (non solo quello della musica), che si fa veicolo anche di un discorso ecologico sempre attuale perché anche se se ne parla da oltre trent’anni (ricordiamo le campagne condotte da Sting), a quanto pare la deforestazione è andata tranquillamente avanti.
Giuliana Molteni, da “moviesushi.it”

Dici Rio e in un batter d’occhio il mondo ti sorride, vedi il cielo azzurro, provi uno strano tepore sulla pelle, ti ritorna la gioia di vivere, la voglia di sole, mare, estate diventa incontenibile, ed è difficile non prendere il primo volo per Rio… de Janeiro!
Oh, Rio de Janeiro… che città! Nell’immaginario collettivo è sinonimo di colore, calore, musica, balli, carnevale, allegria. Simbolo di quel Sud America che ci piace vedere, sognare, toccare con mano, dimenticando per un attimo le note dolenti.
Ma Rio, da qualche anno, è anche il titolo di una pellicola di animazione diretta da Carlos Saldanha (già padre de “L’Era Glaciale”). Anche in questo caso, basta qualche secondo e le parole che ci vengono in mente sono avventura, colori sgargianti, samba. Perché il film “Rio” narra la storia di un raro pappagallo blu, sensibile, addomesticato e ben poco selvaggio, che si ritrova a salvarsi le piume per le vie della città brasiliana.
“Rio” è una gran favola. È un inno all’amicizia, alla riconoscenza, all’amore. Con tutti i suoi insegnamenti questo cartoon si pone nel panorama dell’intrattenimento per tutta la famiglia con una attenzione particolare all’intero ventaglio di utenti: i bimbi saranno ammaliati dai colori, dalle canzoni, dalle semplici e immediate battute, gli adulti invece tiferanno senza sosta per i poveri pennuti in costante movimento perché rincorsi o danzanti.
E “Rio 2 – Missione Amazzonia” è… un gran sequel. La nuova avventura di Blu si svolge sempre in Sud America, ma dalla metropoli si sposterà nella selvaggia e incontaminata Amazzonia. Mentre il pappagallo scoprirà il senso di appartenenza, lo spirito di squadra e il sacrificio, i suoi amici umani Linda e Tullio, a pochi metri di distanza, si troveranno a sfidare la disboscazione selvaggia (che realmente avviene ogni giorno) ai danni del più importante polmone della Terra in nome del Dio-denaro. Alla fine l’accettazione del diverso, la fiducia, la stima reciproca e la riconoscenza saranno i valori che appianeranno incomprensioni, iniziali divergenze e intransigenze.
Curiosi di sapere cosa capiti in questo episodio? Blu e Jewel hanno messo su famiglia e un giorno apprendono dal TG che Linda e Tullio, in missione nella foresta, avrebbero avvistato dei pappagalli della loro specie. Con motivazioni differenti (Jewel è sopraffatta dalla frenesia di tornare alle origini, Blu vuole supportare le donne – Jewel e Linda – della sua vita) alla fine la famiglia si prende una vacanza che li porterà in un mare di gioia e di… guai!
Photo: courtesy of 20th Century Fox
“Rio 2 – Missione Amazzonia” è colorato come ci aveva già abituati, è ancora più ritmato e canterino, al punto che le coreografie sono caleidoscopiche e travolgenti, e la volontà educativa è ben presente, forse ancora più evidente che nel prequel. Qui i cattivi soccombono e spesso si redimono o suscitano le simpatie del pubblico perché -tutto sommato- non sono davvero malvagi, lo son diventati per necessità o abitudine, infatti, al primo stimolo buono, il loro lato amabile affiora.
La pellicola è quindi un continuo confronto-scontro con il diverso, l’opposto, l’incompreso. Le avventure, le scoperte e le danze saranno a getto continuo, e in sala non volerà una mosca per tutta la proiezione.
Film semplicemente solido e avvincente!
Vissia Menza, da “masedomani.com”

Tre anni dopo Rio, Carlos Saldanha (il regista dietro il successo della saga de L’Era Glaciale) torna a raccontare il suo Brasile. Quello impregnato di musica, gioia, allegria e natura. In Rio 2 – Missione Amazzonia protagonista è ancora una volta Blu, il pappagallino che adora gli agi della vita moderna. Ora però è sposato con Gioiel e ha tre figli, ai quali cerca di trasmettere tutte le sue conoscenze sulla preparazione di una perfetta colazione con le frittelle accompagnato da un sano zapping televisivo. Ma la consorte non vede molto di buon occhio questo suo lato “umano” e neppure la tranquilla e agiata vita in un’area protetta di Rio de Janiero. Tutto cambia quando si paventa la possibilità che loro non siano per davvero gli ultimi della loro specie. Così, seguendo il detto “moglie felice vita felice”, Blu acconsente a partire per la foresta Amazzonica abbandonando tutte le comodità (ma non il suo navigatore né il coltellino svizzero) e ritrovandosi così all’improvviso ad affrontare non solo il burbero suocero o il perfetto rivale in amore, ma una vita selvaggia dove si mangiano insetti (!) e dove per sopravvivere bisogna usare becco e artigli.
Se il primo Rio vi aveva convinto per lo humor e l’azione, il secondo Rio vi conquisterà definitivamente per la musica e i colori. Tutto è amplificato in questo sequel dove la parola d’ordine è divertimento e dove non c’è spazio per la monotonia. Già dalla sequenza iniziale, infatti, ambientata durante il carnevale di Rio de Janeiro, la melodia del Brasile diventa predominante ed è impossibile non farsi travolgere dal ritmo sfrenato. I due temi principali del film, la famiglia e la salvaguardia della natura, infatti, sono scanditi dagli stacchetti musicali coreografati con la maestria di Esther Williams, che fanno quasi passare in secondo piano i messaggi che si vuol trasmettere ai più piccoli. Innanzitutto l’importanza della famiglia, e che casa non vuol dire un mero edificio di mattoni (con la televisione) ma qualunque luogo al mondo dove si sta insieme, ma anche l’importanza della natura e degli enormi danni causati dallo sfruttamento selvaggio del territorio. Il cattivo del film infatti non è il suocero, che si ritrova a dover fare i conti con un genero che proprio non si aspettava, e neppure Miguel (Nigel in originale), il cacatua vendicativo che trova in una tenera ranocchia velenosa la sua più fida (e innamorata ) alleata, bensì gli uomini e la loro insaziabile fame di denaro, decisi a distruggere l’intera foresta Amazzonica per un puro interesse economico.
Punto forte del film è anche una comicità degna della miglior commedia americana (tanti i riferimenti, seppur involontari, a Ti presento i miei), e non manca neppure un riferimento calcistico nell’anno dei mondiali brasiliani.
Mi piace
La musica è travolgente e gli stacchetti sono coreografati a meraviglia: restare fermi è impossibile.
Non mi piace
La forza della componente musicale fa cadere un po’ in secondo piano l’azione vera e propria
Consigliato a chi
Non sa resistere al ritmo della samba.
Voto: 4/5
Karin Ebnet, da “bestmovie.it”

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog