Incompresa

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Aria è apparentemente una bambina fortunata: papà attore e mamma musicista, figlia d’arte insomma. Ma non è tutto oro ciò che riluce, la piccola vive infatti in uno stato di completo abbandono, tra liti furibonde, rimproveri ingiusti e allontanamenti forzati. Unico amico sincero e leale un gatto nero di nome Dac.
Siamo negli anni ‘80 e, tra ritagli del settimanale Cioè e foto di Simon Le Bon, troviamo una bambina di 9 anni, la piccola Aria. Eccentrica, curiosa, Aria è sicuramente fuori dal comune per la giovane età, ma la sua è una stravaganza in parte dovuta alla difficile situazione familiare in cui è costretta a vivere. Il padre (Gabriel Garko) è un attore famoso pressato dalla superstizione, la madre (Charlotte Gainsbourg) una pianista alquanto tormentata. Il rapporto tra i due è ormai giunto agli sgoccioli, si odiano, discutono continuamente e in maniera animata, riversando il nervosismo sulle figlie, in particolare su Aria, l’unica che hanno in comune. Per questo motivo decidono di lasciarsi. Per la protagonista inizia una sponda continua e travagliata tra le due case, due mondi di due genitori che, nonostante le incomprensioni, non sono poi così diversi. Concentrati su se stessi e sulla propria altalenante carriera, tra amori passeggeri (per la madre) e scaramanzie (per il padre),scaricano entrambi i propri sbalzi d’umore sulla piccola Aria – degni di una spaventosa Joan Crawford interpretata da Faye Dunaway nel film Mommie dearest – passando da abbracci sentiti a violenti rimproveri. Allontanata da casa, Aria si trova a trascorrere la notte in strada, accompagnata da individui poco raccomandabili ma comunque amorevoli, e dal suo fedele e più grande amico, il gatto nero Dac. Le delusioni familiari, un’amicizia apparentemente indissolubile ma in realtà molto fragile, un amore impossibile non corrisposto, porteranno Aria a pensare di non essere importante per nessuno, come il piccolo Andrea nel film Incompreso- vita col figlio di Comencini, che la bambina guarda in tv e in cui sfortunatamente si rivede.
Ottima l’interpretazione della Gainsbourg, pur recitando in italiano, e della piccola Giulia Salerno. Da non sottovalutare anche Gabriel Garko che, alle prese con gesti e formule scaramantici, malgrado la negatività del suo personaggio, riesce a suscitare simpatia e ilarità.
Una regia filtrata da uno sguardo infantile, grazie anche ad una macchina da presa spesso ribassata, rappresenta un mondo degli adulti insensato, egoista e a tratti grottesco – da evidenziare in questo senso l’esilarante cammeo di Gianmarco Tognazzi – senza possibilità di redenzione. Nessun personaggio subisce un’evoluzione positiva.
Al di là della storia, con i Duran Duran, la Coccoina, le Converse, Cioè e una fotografia ingiallita, la regista, Asia Argento, offre un ritratto nostalgico e fedele degli anni ’80, riportandoci indietro nel tempo e suscitando un malinconico rimpianto, come una vecchia istantanea ormai dimenticata.
Giorgia Zampa, da “storiadeifilm.it”

Si sprecano e si sprecheranno le interpretazioni para-psicanalitiche e personalistiche su Incompresa.
Ma se si suppone innegabile il fatto che, nel personaggio della piccola Aria, la regista Asia Argento abbia voluto raccontare la sé stessa bambina nella casa e nelle case di papà Dario e di mamma Daria Nicolodi, lo è altrettanto che, con una sincera e appassionata tenerezza, Incompresa è un film che parla del disperato bisogno di amore che alberga in tutti noi.
Grottescamente dickensiano nel ritratto di una figlia ignorata o maltrattata dai genitori e dalle sorellastre, considerata l’incarnazione stessa degli errori, degli orrori e dei rancori di un matrimonio finito, Incompresa è puro e realistico in quello del mondo visto con gli occhi di una bambina di 9 anni, con i suoi bisogni e le sue ambizioni, le sue paure e la voglia di scoprire. Lo sguardo di Asia è quello di Aria, nel biografismo come, ancor di più, nella voglia di affrontare con coraggio e di tradurre sullo schermo tutta l’ingenuità e la prospettiva che può avere la sua protagonista nei confronti di ciò che la circonda.
Se allora i toni sono a tratti esagerati, quasi caricaturistici, e se non sempre la regista riesce a bilanciarli senza cadere in eccessi involontari, è perché alla piccola Aria le cose appaiono così. Perché gli occhi di un bambino non sono quelli di un adulto; i suoi bisogni gli stessi, ma amplificati e famelici.
E In questo, più che nelle questioni familiari, Asia Argento si mette in gioco: come regista, come donna, come bambina.
Gira bene, a tratti molto, altri meno, e ammicca senza plagi a certe estetiche paterne facendole sue e del suo film. Non ha paura di rischiare, di sbagliare: e sbaglia, ma per eccesso di generosità, non certo per arroganza o spocchia. Esagera nei toni, in qualche perfidia nei confronti dei genitori (ma sono anche affari suoi), ma sta sempre lì, bassa, ad altezza Aria, condividendo i suoi slanci, il suo entusiasmo, i suoi dolori.
Incompresa è un film vivo, imperfetto e sbilanciato come la vita. E non è ruffianeria o facile ammiccare, se alla fine del film Asia fa dire al suo alter ego che, nel raccontare la sua storia, non voleva impietosire ma solo farsi conoscere meglio.
Perché in fondo il cinema (e la vita) è anche quello, aprirsi a qualcuno, farsi vedere, farsi conoscere.
Chiedere attenzione e amore.
Federico Gironi, da “comingsoon.it”

Incompresa, il nuovo lungometraggio scritto e da Asia Argento è un film spiazzante, ma spiazzante nel senso buono del termine.Le vicende raccontate nel film girano tutte attorno alla piccola Aria (Giulia Salerno) che vive in una famiglia allargata di artisti mediocri. La madre pianista (Charlotte Gainsbourg), fascinosa ma instabile sia sul piano mentale che sentimentale, il padre attore (Gabriel Garro) ossessivo e narcisista in cerca di una scrittura per un film d’autore, e due sorellastre, Donatina (Anna Lou Castoldi) e la perfida Lucrezia (Carolina Poccioni) adolescente bulimica. Naturalmente del mondo di Aria fanno parte anche i compagni di classe invidiosi della sua bravura nello scrivere temi, e il ragazzino più figo della scuola di cui lei è innamorata ma che non la fila per niente. Nessuno di loro, però, sembra davvero amare e comprendere la sensibile Aria che si ritrova, quando va bene, ad essere invisibile per tutti loro e, quando va male, ad essere considerata un ostacolo o, meglio, un rifiuto da gettare in strada. L’unico essere vivente che sembra dimostrare un briciolo d’affetto alla ragazzina è un gatto nero che lei raccoglie per strada e decide di adottare. Incompresa si pone, così, al confine tra la favola dark e il romanzo di formazione. Asia Argento dichiara di essersi ispirata a Bergman ed a Truffaut anche se, nel caso di Incompresa, a doversi formare non è la bambina ma piuttosto gli insensibili ed egoisti adulti che, invece di prendersi cura di lei, la abbandonano emotivamente e qualche volta anche fisicamente.
Cacciata di casa da entrambi i genitori, che nel frattempo si sono separati, Aria vaga di notte per una Roma spettrale e deserta. Gli unici suoi compagni sono il gatto nero ed un gruppo di Punk che incontra lungo la strada, e sarà sempre un altro punk, uno dei tanti boyfriends della madre, a donare alla bambina un minimo d’affetto anche se per poco tempo. Asia Argento sembra criticare aspramente l’ambiente in cui lei stessa è cresciuta (non è un caso la forte assonanza tra il nome della protagonista della pellicola e quello della regista). Le famiglie di artisti in Incompresa non hanno quell’aria stravagante ma bonaria che troviamo in altri film che trattano lo stesso tema. Questa è una non famiglia, è un ambiente malato senza nessuna assoluzione. In queste condizioni d’abbandono anche una bambina di nove anni può perdere la speranza in una vita migliore. Incompresa non vuole essere un film realistico o verosimile sia nel plot che nelle ambientazioni. La realtà è piuttosto nei sentimenti che mette in scena. Il senso di solitudine e di abbandono della piccola Aria è qualcosa che più o meno ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita: la sensazione che qualsiasi cosa facciamo il mondo intero ci remi contro comprese le persone che, al contrario, dovrebbero sostenerci. Stilisticamente la regista ha voluto ricreare attraverso una fotografia rarefatta e a dei vistosi buchi narrativi l’effetto del vecchio album di polaroid che racchiude i ricordi e il racconto di un Senza Famiglia ambientato negli anni ottanta.
Maria Rita Maltese, da “cinefilos.it”

Incompresa è il terzo film di Asia Argento. L’attrice romana presenta il proprio lavoro durante la 67° edizione del Festival di Cannes. La pellicola inserita nella sezione Un Certain regard ha tra i suoi protagonisti Gabriel Garko, la brava Charlotte Gainsbourg e anche la figlia dell’Argento Anna Lou. Il film arriva nelle sale italiane il prossimo 5 giugno distribuito in cento copie dalla Good Films.
La storia è ambientata nel 1984 e racconta le difficoltà che affronta la piccola Aria, una bimba di soli 9 anni, sballottata tra un padre egocentrico divo del cinema (Gabriel Garko) e una madre (Charlotte Gainsbourg) irascibile troppo concentrata su se stessa per prendersi cura di Aria e delle sue sorellastre. La regista descrive una famiglia totalmente opposta rispetto ai soliti standard con cui viene rappresentata al cinema. «Le famiglie perfette non esistono, per questo, è giusto portare sullo schermo la realtà della vita» queste le parole riferite da Asia Argento.
Incompresa è un film che rievoca qualcosa di autobiografico, ma la regista romana nega che la piccola Aria sia lei. In effetti sono tante le similitudini che legano l’infanzia e la vita di Asia con quelle descritte e vissute nel film dalla piccola Aria. Un film che racconta con lo sguardo puro e innocente di una bambina, interpretata dalla bravissima Giulia Salerno, il bisogno continuo d’amore. Aria, nonostante la sua tenera età, vive e affronta i drammi dei genitori divisa tra una madre piena di amanti, pronta a lasciarla pur di seguire il primo che le propone un viaggio, e un padre superstizioso, altrettanto concentrato su una carriera incerta; la piccola matura così la consapevolezza di dover crescere da sola, riversando il proprio bisogno d’amore su un gatto nero, l’unico amico certo, nella sua vita priva d’affetto.
Incompresa è una storia commovente che segna, con estremo realismo, le sofferenze che devono subire i più piccoli per gli errori dei più grandi. Un film che scoperchia certe verità lasciando nello spettatore la voglia di riflettere. Il film è girato tra Roma e Torino e nel cast fanno la propria comparsa anche Max Gazzè e Gianmarco Tognazzi. La bellezza della pellicola è da attribuire soprattutto all’ottima interpretazione di Giulia Salerno che, nei panni di Aria, riesce a rendere visibile la sofferenza e il disagio di non essere amata. La forte caratterizzazione di alcuni personaggi (vedi le manie e fobie del papà di Aria), non sbilanciano la linearità della storia, anzi, le conferiscono maggiore veridicità. La volontà di Asia Argento di dedicarsi alla regia abbandonando definitivamente la recitazione è una delle sue migliori scelte. Effettivamente nel ruolo di regista Asia riesce a trasmettere pathos ed emozioni, sensazioni spesso inseguite, ma mai raggiunte davanti alla cinepresa.
Sabrina DeFeudis, da “persinsala.it”

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