I nostri ragazzi

inostriragazzi

Per il suo quinto lungometraggio Ivano De Matteo torna ancora una volta sul tema della famiglia come prototipo della società odierna raccontandoci una storia agghiacciante e provocatoria che indaga sull’essere genitori, sull’etica, sulla giustizia e sull’onestà. Un film con pregi e difetti e con un grande Alessandro Gassmann.

Roma, ai giorni nostri. Massimo e Paolo sono due fratelli che hanno passato la vita a sopportarsi, a criticarsi e ad accusarsi reciprocamente, ma che hanno sempre provato a capire il punto di vista dell’altro. Massimo sorride poco nella vita ed è sempre pronto a rassicurare gli altri. E’ un bell’uomo, un avvocato di grande fama che si è risposato dopo la morte della sua prima moglie ed è padre di due figlie, una di sedici anni, Benny, e una molto piccola avuta da Sofia, la sua seconda moglie. Paolo è un uomo di grande carisma ma non è di certo un adone. Ama ironizzare su tutto e specialmente su se stesso. Di professione fa il chirurgo pediatrico e vive in un appartamento in centro con la moglie Clara, che lavora come guida in un museo archeologico, e con il figlio Michele, un ragazzo introverso che non ha molti amici e che ultimamente a scuola dimostra poco impegno e un atteggiamento scostante.

L’unica amica di Michele è la cugina Benny, che se lo trascina ovunque quasi per compassione, come un comodo lasciapassare per la libera uscita serale. E’ proprio in una di queste folli serate che, in preda ai fumi dell’alcol, i due ragazzi si rendono protagonisti di un agghiacciante fatto di cronaca che finisce su tutti i giornali e addirittura in tv. Decisi a non cedere il passo al senso di colpa e a prendere la giusta decisione, Massimo e Paolo dovranno affrontare la difficile situazione e fare i conti con loro stessi, con il loro ruolo di genitori e con tutta una serie di questioni etiche che quel gesto violento e sconsiderato compiuto dai loro figli va a sollevare nel loro animo.

Il male dentro

I nostri ragazzi: Luigi Lo Cascio e Giovanna Mezzogiorno in una scena del film

Ispirato al romanzo La cena di Herman KochI nostri ragazzi trascina letteralmente nel baratro lo spettatore tirando fuori una potenza inimmaginabile e portando sullo schermo l’atrocità di fondo delle giovani generazioni, ragazzi e ragazze che dietro ai loro “boh” e “non lo so” nascondono una rabbia che può scoppiare all’improvviso, adolescenti insospettabili per i quali una serie tv in cui i protagonisti si ammazzano continuamente di botte è “un po’ così, però è tranquilla“. Grande sintonia tra gli attori, tutti molto bravi nell’incarnare personaggi forti che nascondono una grandissima fragilità in fondo al cuore.

Luciana Morelli, da “movieplayer.it”

Una bomba ad orologeria, un ticchettio, una struttura narrativa geometrica e controllata che aumenta il climax man mano che si prosegue con la storia. Questo è I nostri ragazzi di Ivano De Matteo, che porta sullo schermo lo sguardo dei genitori verso i propri figli, visti prima con amore e poi quasi con orrore.

Due fratelli di carattere completamente opposto, Paolo (Luigi Lo Cascio) e Massimo (Alessandro Gassman) s’incontrano una volta al mese in un ristorante con le loro mogli ostili. Vogliono mantenere la tradizione finché un fatto grave che riguarda i figli, manda in rotoli il loro precario equilibrio quotidiano.

De Matteo prende un qualcosa, come questo nucleo famigliare, apparentemente solido e indaga le dinamiche che ne fuoriescono dal momento in cui un elemento esterno fa crollare tutta la struttura che implode su se stessa dando vita, appunto, ad una sceneggiatura costruita con minuzia.

Libero adattamento del romanzo provocatorio “La cena” di Erman Koch, il film riprende come per Gli equilibristi, presentato l’anno scorso a Venezia, una famiglia all’apparenza normale che in verità nasconde dei problemi che diventano ben presto drammi. A differenza della pellicola precedente però, qui Di Matteo decide di indagare le vicissitudini di due famiglie borghesi, in particolare il rapporto tra genitori e figli e il loro modo di affrontare i problemi.

Divergenze e situazioni da risolvere, che contrariamente a Gli equilibristi, vedono genitori e figli da due parti differenti della barricata, che cercano di relazionarsi, ma che finiscono quasi per odiarsi e prendersi in giro, soprattutto i figli con padre e madre. Quest’ultima è protettiva e giustificante sia nella figura della Mezzogiorno che in quella della Bobulova, i padri fratelli invece, sono diversi fra loro, Paolo pediatra è meno giustificante, mentre Massimo avvocato, cerca di difendere figlia e nipote.

La particolarità del film però è data da una profonda contraddittorieta’ di fondo dei personaggi: i ruoli, le idee e i ragionamenti cambiano man mano che si sviluppa la trama e sono proprio essi la causa dello stravolgimento dei fatti, fino a raggiungere l’apice del climax nelle scene finali.

L’unico difetto che probabilmente si può attribuire al film, che rappresenta un buon risultato per Di Matteo, è una prima parte un po’ troppo lunga ed un exploit degli eventi, in una seconda parte più ritmata, tragica e quasi grottesca.

L’etica e la giustizia diventano comunque gli elementi ridondanti e principali della pellicola, temi profondi, realistici ed attuali, che colpiscono lo spettatore. Realismo che si amplifica grazie alle interpretazioni del quartetto di attori adulti e dei più giovani, molto naturali e dotati di un’ottima chimica fra loro.

Buonissima quindi l’ultima prova cinematografica di Di Matteo, che non fa del moralismo, permette allo spettatore di riflettere, è attuale e si conclude all’improvviso, spiazzando. Una pellicola tragica e grottesca che finisce per stupire efficace ed un buon prodotto dell’attuale cinema nostrano.

Alice Bianco, da “voto10.it”

Dopo averci commosso con Gli Equilibristi, Ivano De Matteo torna dietro la macchina da presa con un film forte e riflessivo, liberamente ispirato al romanzo diHerman Koche “La cena”. Ancora una volta il regista ci racconta l’equilibrio precario su cui costruiamo le nostre vite, e lo fa cercando di indagare su ciò che accade quando improvvisamente qualcosa va ad intaccare la vita sicura e tranquilla di un nucleo familiare apparentemente felice. Ma se ne Gli Equilibristi e nel precedente La bella gente, la rottura avveniva per via di un elemento esterno, con I nostri ragazzi Ivano De Matteo vuole andare oltre e mostrare quello che accade quando ad incrinare i rapporti di una famiglia è un fattore interno allo stesso nucleo. Ed è quello che avviene a Massimo (Alessandro Gassman) e Paolo (Luigi Lo Cascio), due fratelli da sempre opposti l’uno all’altro, nel carattere e nelle scelte di vita, così come le loro mogli (Barbora Bobulova e Giovanna Mezzogiorno), sempre in un continuo conflitto. Eppure le due famiglie saranno costrette ad affrontare insieme le conseguenze di una bravata molto grave commessa dai loro figli adolescenti, interpretati da Rosabell Laurenti Sellers (Gli Equlibristi) e Jacopo Olmo Antinori (Io e Te), e lo faranno in maniera completamente diversa e inaspettata. Poco spazio forse ai due giovani e bravi attori e al motivo che li spinge a commettere il gesto, anche se in realtà è proprio l’assenza di moralità dei due ragazzi, e quindi la mancanza di una motivazione, a dare forza al film, a spaventare e a far riflettere lo spettatore. Ottime le interpretazioni di Alessandro Gassman, decisamente in una delle sue prove migliori, e di Luigi Lo Cascio, i veri protagonisti del film.

Con un cast perfetto e in forte sintonia (fattore importantissimo che De Matteo non sbaglia mai) e una regia che si fa notare senza mai risultare invasiva, I nostri ragazzi è un film sulla violenza nascosta, quella che viene tenuta sotto controllo e che può esplodere da un momento all’altro in chiunque, anche senza una motivazione. Ma è anche un film su come sia difficile mantenere l’immagine che costruiamo di noi stessi, nascondendo quello che siamo e cosa pensiamo realmente, e poi ancora sull’assurda convinzione di poter sempre sistemare tutto e su come un momento di pura quotidianità (una festa tra adolescenti o un sorpasso azzardato in macchina) possano trasformarsi in tragedie. Il finale di forte impatto lascia un po’ di scetticismo, ma ci pone davanti ad una domanda importante: come ci saremmo comportati?

Momento CULT: molto bella la scena in cui i due fratelli sono in riva al mare e parlano per la prima volta dell’accaduto.

Silvia Preziosi, da “supergacinema.it”

Potrebbe anche intitolarsi “figli, questi sconosciuti” il nuovo film di Ivano De Matteo, che da padre di un ragazzo quasi adolescente sonda il mistero di una generazione imperscrutabilmente chiusa in un universo da videogioco e adatta liberamente il provocatorio e impietoso romanzo diErman Koch “La cena”.

Come nei suoi due film precedenti, il territorio di esplorazione è la famiglia, specchio della società intera e stavolta spunto per una radiografia delle nefaste conseguenze di un’ipocrisia tutta borghese attraversata da una superficialità esistenziale e intellettuale.

A soli due anni da Gli equilibristi, la solidarietà fra genitori in difficoltà e figli con una loro solidità di fondo cede il passo, ne I nostri ragazzi, a una finta intesa, a silenzi di comodo e a un senso di colpa che dai più grandi, che parlano solo di nuovi vini bianchi e di cinema francese, si trasmette ai più giovani.
Con un realismo e un’accuratezza che gli derivano dal suo lavoro di documentarista, De Matteoprivilegia la rappresentazione dei primi, attento soprattutto ai pregiudizi e al moralismo della coppia meno abbiente (ma pur sempre benestante) formata da Giovanna Mezzogiorno eLuigi Lo Cascio.
Il regista si infila fra le pieghe della loro quotidianità, a cui oppone l’ovattato lusso dell’avvocato rampante Alessandro Gassmann e della sua raffinata moglie Barbora Bobulova.

Innamorato del gioco dei suoi attori adulti, Ivano De Matteo allunga troppo questa prima parte del film preparatoria alla catastrofe, e quando i ragazzi commettono un reato che potrebbe portarli fino alla prigione, toglie spazio all’analisi delle motivazioni del gesto, allo scoppio e alle conseguenze della crisi e al tema forte che gli sta a cuore affrontare: la dialettica fra etica personale e giustizia, che emerge con prepotenza nel momento in cui le maschere vengono gettate, ciascuno tentenna ad assumersi le proprie responsabilità e il diffuso senso di impotenza genera meschinità e cattiveria.

E’ in questa seconda tranche che viene fuori un eccezionale Alessandro Gassmann, che grazie a un lavoro di sottrazione e a un ottimo controllo di sé, aderisce completamente a un ruolo per niente facile.
A De Matteo l’attore ha donato il suo io di genitore, proprio come ha fatto Giovanna Mezzogiorno, che gli ha regalato anche la trasformazione che accompagna i suoi quasi quarant’anni e la sua forza mista a fragilità.
E se la Bobulova trasmette distanza, perché così vuole la sua parte, Lo Cascio mette a disposizione del chirurgo Paolo e dello spettatore quel senso dell’umorismo che aveva dato grande vitalità al Nicola de La meglio gioventù.

I nostri ragazzi non è un film impeccabile e perfetto, ma si mantiene sempre lucido. Mai consolatorio, si chiude all’improvviso, lasciando senza risposta una domanda ben precisa, un quesito a dir poco agghiacciante: cosa fareste se una tragedia del genere capitasse anche a voi?

Carola Proto, da “comingsoon.it”

Due fratelli dai caratteri opposti (uno chirurgo pediatrico e l’altro avvocato) si incontrano a cena ogni mese in un ristorante stellato con le reciproche mogli che si detestano senza nasconderlo troppo. Il pediatra ha un figlio, Michele, e l’avvocato una figlia, Benedetta, nata da un precedente matrimonio. I due adolescenti si frequentano spesso. Una notte una telecamera di sicurezza riprende (senza che se ne possa ricostruire l’identità) l’aggressione a calci e pugni da parte di un ragazzo e di una ragazza nei confronti di una mendicante che finisce inizialmente in coma. Le immagini vengono messe in onda da “Chi l’ha visto?” e in breve tempo le due coppie acquisiscono la certezza che gli autori dell’atto delittuoso sono i reciproci figli. Che fare?

Ivano De Matteo con La bella gente e Gli equilibristi aveva raccontato l’irrompere di un elemento che veniva da fuori in un nucleo familiare apparentemente ben assestato. Ora invece la sfida si fa ancora più complessa. Cosa accade se invece ciò che sconvolge assetti ormai consolidati irrompe dall’interno? La sequenza che apre il film appartiene all’ordinaria follia quotidiana che trova spazio nella cronaca o nei Tg specializzati in disgrazie, finendo col collocarsi non solo come elemento che attraversa il film (il chirurgo si occupa di una delle vittime) ma soprattutto come occasione di riflessione sullo scatenarsi di una violenza incontrollata mirante a risolvere in tempi brevi qualsiasi questione e a rimuovere letteralmente dalla faccia della Terra ciò che rischia di rappresentare un pericolo.
Lo spettatore viene però posto in una condizione di estraneità al fatto che gli viene consentito di giudicare nella sua dinamica assegnando torti e ragioni. È quanto accade dopo che invece l’accaduto costringe ognuno a porsi la domanda: io come mi comporterei? La totale amoralità dei due ragazzi ci può spaventare spingendoci quasi a rifiutarne le modalità di espressione. De Matteo ci chiede piuttosto di guardarla in faccia senza nascondere la testa sotto la sabbia. Perché è su questo piano che ai genitori viene chiesto di intervenire, senza prediche inutili ma anche senza cedimenti. A questo si intreccia l’ulteriore e fondamentale domanda: il degrado morale, l’assenza di punti fermi va imputata a una gioventù ormai lasciata in balia dei social network o ha le sue radici in un falso perbenismo incapace di reggere al maglio della realtà? I genitori di Michele e Benedetta non sono ‘cattive persone’, non possono neppure imputare alla società (visto il loro status) un degrado sociale a cui attribuire le proprie opzioni.
Dentro di loro alberga però (e ha messo radici) la convinzione di poter aggirare ogni ostacolo azzittendo qualsiasi sussulto di coscienza. Forse non in tutti e forse non nello stesso modo. De Matteo ci accompagna nell’osservazione delle loro reazioni suggerendoci pre-giudizi con i quali confrontarci.

di Giancarlo Zappoli, da “mymovies.it”

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog