El Impenetrable

Elimpenetrable

Una battaglia alla Davide contro Golia. Quella condotta dal regista italiano Daniele Incalcaterra in Paraguay, dove il padre lavorava come funzionario dell’ambasciata. Il genitore gli ha lasciato un’eredità pari a 5.000 ettari di terreno nel Chaco, la seconda foresta per estensione dopo quella dell’Amazzonia. Un’eredità su cui Incalcaterra, che vive in Argentina, non ha mai voluto lucrare. Il suo obiettivo è «restituire la terra alla terra»: spingere lo Stato paraguayano ad attribuire all’appezzamento la tutela di riserva naturale, per poterlo rendere al suo popolo, i Guaraní, che vivono lì da sempre.
Questo documentario – diretto dallo stesso Incalcaterra e da Fausta Quattrini – è un diario di viaggio: il road movie intrapreso dal regista nel cuore dell'”Impenetrable”, nome assegnato dai conquistatori spagnoli al Chaco. Una regione che, oggi, della sua antica impenetrabilità conserva solo un vago ricordo. A bordo di un’automobile scalcinata, in compagnia di un amico ornitologo, Incalcaterra esplora chilometri di foresta violentata dall’intervento brutale dell’uomo, a partire dagli anni in cui, sotto la dittatura di Alfredo Stroessner (1954-1989), si diffuse il malcostume di distribuire le terre vergini agli amici del regime e ad affaristi stranieri.
Il risultato, oggi evidente, è una fauna a rischio di estinzione, una flora squarciata dal grigio dell’asfalto. Penetrata dalle trivelle delle compagnie petrolifere che vi concludono affari d’oro. Offesa da una deforestazione selvaggia, praticata per assecondare gli interessi dei grandi latifondisti, produttori di alimenti transgenici. Gli stessi che hanno recintato persino le strade pubbliche e impediscono al regista di accedere al proprio terreno, o che non si fanno scrupoli a eliminare gli indigeni, pur di non perdere investimenti da milioni dollari.
Il valore di questo documentario non risiede tanto nello stile di regia o nelle fattezze tecniche – si tratta evidentemente di un lavoro povero di mezzi – ma nell’interesse del tema trattato e nella rilevanza della denuncia, nella capacità di gettare luce su una realtà sociale totalmente ignorata dalle cronache dall’estero nel nostro paese. Un autentico far west, dove si va in giro armati ed esistono organizzazioni che falsificano i titoli di vendita dei terreni. Un contesto dove l’illegalità è l’unica regola osservata, in totale spregio dei diritti degli indigeni e nell’assordante silenzio dello Stato, che, se c’è, è impotente o corrotto. Il regista, però, non si arrende. Affrontando ostilità, resistenze, intimidazioni e lungaggini burocratiche, continua a lottare per la sua “Arcadia”. Un’utopia, un sogno per cui vale la pena combattere, anche quando la battaglia ricorda quella di Davide contro Golia. Una guerra condotta in nome delle generazioni future, nell’ostinata convinzione che i figli debbano ricevere un’eredità migliore di quella dei padri.
Annalice Furfari, da “mymovies.it”

Far West contemporaneo
Un festival internazionale come quello di Venezia ospita ospita opere di varia natura, da quelle senza pretese come Shark ad altre dal potente impianto artistico come The Master. Nel mezzo un mondo di commedie, drammi, ma anche documentari, tra i quali figurano anche piccole opere particolari come El impenetrable di Daniele Incalcaterra e Fausta Quattrini, film che raccontano una storia personale, che seguono un frammento di vita vissuta sapendole tratteggiare con cura e il giusto garbo.
Presentato fuori concorso alla kermesse italiana, il documentario racconta proprio le vicissitudini vissute da Incalcaterra in relazione all’eredità ricevuta dal padre: 5000 ettari di foresta vergine in Paraguay, paese in cui il genitore lavorare come ambasciatore.
Attenendosi alla politica locale che obbligava ad attribuire la terra a chi la potesse lavorare direttamente, l’uomo aveva intestato la proprietà ai due figli ed El impenetrable è il resoconto del viaggio di Daniele in Paraguay per occuparsene, con l’intenzione di renderla una riserva, in modo da restituirla al suo popolo originario, quello dei Guarnì.
Un’intenzione nobile che si è scontrata con la complessità della burocrazia locale, ma anche la corruzione e gli imbrogli: tra situazioni irritanti e surreali, Incalcaterra scopre presto che un altro individuo è proprietario del titolo della sua stessa terra, ed ulteriori indagini gli fanno capire che il fenomeno è molto più diffuso di quanto immaginasse, tanto che per una superficio nazionale di 400.000 km2, il totale di terre assegnate arriva a 528mila.
El impenetrable: una ‘spinosa’ immagine del documentario diretto da Daniele Incalcaterra
Incalcaterra deve letteralmente riconquistare la sua terra con le armi dei nostri giorni, avvalendosi di legali e burocrati, temendo il fallimento e trovando solo in un secondo momento la soluzione giusta al suo problema.
Quello di El impenetrable (il nome dato dai locali a quel tratto di foresta vergine) è un viaggio affascinante, diretto con chiarezza e trasporto, in modo da spiegare la situazione allo spettatore e coinvolgerlo nella bizzarra disavventura legale del protagonista. Un racconto paradossale costruito con linearità che riesce a trovare anche lo spazio per immagini suggestive della natura che domina il luogo e per momenti di delicata intimità del protagonista.
Antonio Cuomo, da “movieplayer.it”

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