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Boxtrolls – Le scatole magiche

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Little boxes on the hillside,
Little boxes made of ticky tacky,
Little boxes on the hillside,
Little boxes all the same.
Dagli studi Laika, quelli di Coraline e ParaNorman, arriva questa deliziosamente geniale pellicola in stop-motion tratta dal libro d’avventura fantasy di Alan Snow “Arrivano I Mostri! (Here Be Monsters!)” Con 79 scene e oltre 20.000 oggetti di scena realizzati a mano, Boxtrolls- Le Scatole Magiche è la più grande produzione d’animazione in stop-motion mai realizzata. E l’arte artigiana dello stop-motion rende questo film d’animazione unico.
Qui la magia del cinema è creata manualmente.
Lo stop-motion, infatti, riesce a ricreare ogni singolo movimento fotogramma per fotogramma (e ci sono 24 fotogrammi al secondo in un film, fate voi i conti!), successivamente gli animatori manipolano meticolosamente ogni oggetto di scena (che siano personaggi o scenografie) e quando le migliaia di inquadrature fotografate vengono proiettate insieme, i personaggi e l’ambiente circostante prendono vita. Un lavoro enorme ma che rende ancora più magico questo bellissimo piccolo capolavoro.
Il nuovo film diretto da Anthony Stacchi e Graham Annable è una delizia per gli occhi e si lascia gustare variando da uno stile noir a divertenti scene e inquietanti atmosfere grottesche alla Tim Burton.
Con una morale di fondo che, tutto sommato, non risulta sgradevole neanche per i più grandi.
Il film presenta una nuova specie di famiglia – I Boxtrolls – una comunità di creature tanto bizzarre e dispettose quanto ingegnose e divertenti, che hanno amorevolmente adottato e cresciuto un ragazzino orfano, Uovo, nelle splendide caverne che hanno costruito sotto i viottoli di Pontecacio, un’elegante città dell’epoca vittoriana ossessionata dalla ricchezza, dalle classi e da puzzolenti formaggi. Lord Gorgon-Zole, il sindaco della cittadina, però, crede alle leggende spaventose sui Boxtrolls. Lui e tutti i cittadini vedono le creature coperte da cartoni come dei troll immondi che strisciano fuori dalle fogne di notte per rubare ciò che gli abitanti hanno di più caro: i loro figli e i loro formaggi.
Così quando i Boxtrolls e il trollboy Uovo saranno minacciati dallo sterminatore Arraffa e dai suoi tirapiedi – l’implacabile Mr. Nervetto, il goffo Mr. Pasticcio e l’impassibile Mr. Trota – si faranno aiutare da Winnie, la figlia di Lord Gorgon-Zole, per far scoprire la verità.
Ricco di fascino, pericolo e di azione, questo racconto sulla paura dell’ignoto e del diverso è una commovente storia umana che riesce a stupire trasformando una favola non troppo originale in qualcosa di più grande, con spirito e poesia.
Un consiglio: gustatevi ogni minuto di questa meravigliosa pellicola, anche quelli dopo i titoli di coda!
Marco Visco, da “cinemamente.com”

 

Dopo Coraline, ParaNorman. E dopo ParaNorman, ecco Boxtrolls: la Laika così non si conferma solo società di produzione che con ammirevole determinazione continua a voler tenere alta la bandiera di una tecnica antica e faticosa come la stop-motion, ma anche realtà attenta alla produzione di film che, flirtando con il gotico e l’orrore, raccontano fiabe mai banali e capaci di lanciare messaggi e suggestioni sani e divertenti al loro pubblico.

Nell’arroccato e verticale paese di Pontecacio, le élite ottuse e annoiate dal cappello bianco hanno accesso ai formaggi migliori, e solo promettendo di liberarlo dai terribili Boxtrolls, creature che emergono la notte dal sottosuolo per rubacchiare arnesi e ferraglie – si dice – tentare di rapire bambini da mangiare – il laido Arraffa dal cappello rosso può sperare di salire la scala sociale. Solo che i Boxtrolls (nome che deriva dall’abitudine di indossare scatole di cartone a mo’ di abito, dove rinchiudersi per dormire o a scopo di pericolo) bruttini lo sono, ma anche buonissimi, appassionati di costruzioni e di meccanica e depositari di un segreto umano di 11 anni che hanno cresciuto come uno di loro. Un segreto di nome Uovo che è sia boxtroll che bambino, a seconda dell’abito che indossa.

Ecco, l’abito: che non farà il monaco, ma fa il troll o il bambino, che determina status e appartenenza, a volte perfino il tuo genere sessuale. Ma sempre e solo agli occhi degli altri, di chi ti etichetta; o forse anche agli occhi di te stesso, talmente legato alla scatola che ti ricopre per capire che, se vuoi, te ne puoi liberare. Tecnicamente notevole, e ancora più ardito di quanto fatto in precedenza in casa Laika, originale e riuscito nella creazione di un mondo narrativamente ed esteticamente dickensiano (non a caso a dare la voce originale al villain è stato il più recente Fagin del cinema, Ben Kingsley), con un design di luoghi e personaggi che omaggia Burton e la Aardman come la Healing, ma non a discapito di personalità e fantasia, Boxtrolls racconta delle straordinarie risorse del libero arbitrio, del coraggio del cambiamento, dell’accettazione della diversità.
Ma non lo fa mai in maniera pedante, ma anzi giocando costantemente, costruendo architetture ardite e grottesche, flirtando con lo schifiltoso e perfino l’orrorifico per tenere alto il tasso d’intrattenimento e l’attenzione di grandi e piccoli.

Alla fine di Boxtrolls, tra esplosioni di cattiveria (in tutti i sensi), formaggi giganti e mostri meccanici, padri che finalmente ascoltano i figli e altri che li ritrovano (o viceversa) tutti sono contenti perché possono indossare i loro panni preferiti, la loro identità, senza che questo diventi etichetta ghettizzante e senza impedire che le diversità siano ricchezza e aiuto l’una per l’altra.

Federico Gironi, da “comingsoon.it”

 

BoxTrolls – Le scatole magiche è un film d’animazione diretto da Anthony Stacchi e Graham Annable, presentato fuori concorso alla mostra del Cinema di Venezia ed distribuito da Universal Pictures. Il film è tratto dal libro fantasy diAlan Snow, Arrivano i Mostri!

BoxTrolls – Le scatole magiche è ambientato a Pontecacio, un paese in cui gli abitanti, dall’aria vittoriana, sono ossessionati dalla ricchezza, dal benessere ma soprattutto dai formaggi puzzolenti. Primo tra tutti il sindaco, Lord Gorgon-Zole e della sua ristrettissima cerchia delle Tube bianche. Tutti in paese sono terrorizzati dai BoxTrolls, mostri che si aggirano nella notte in delle scatole usate da tempo, per rapire i bambini e mangiarli. In realtà, è solo una diceria. È vero, i BoxTrolls sono dei mostriciattoli ma sono adorabili creaturine costruttrici che sono costretti a vivere sotto terra. A loro viene dato in affidamento un bimbo, che chiameranno Eggs, che crescerà e si comporterà come loro, fino a quando verrà a conoscenza della verità e delle sue vere origini…

Tim Burton e Henry Selick docet. Dopo Caroline e la porta magica eParaNorman, dallo studio Laika, viene fuori un altro straordinario gioiello d’animazione in stop-motion, con la bellezza di 20 mila oggetti e 79 scene realizzate a mano.

BoxTrolls – Le scatole magiche è una giostra teatralmente perfetta che, a momenti, supera le dinamiche cinematografiche, grazie anche alle voci che danno vita e colore ai vari personaggi, come quella impressionante di Ben Kingsley.

Curioso e dark, BoxTrolls – Le scatole magiche è una favola grottesca, imbastita di una squisita morale che mostra agli spettatori la consapevolezza che chi si addita come mostro, mostro non lo è. Dietro una disarmonia, può celarsi una timida creatività e un’infinita dolcezza senza pari.

BoxTrolls – Le scatole magiche, non è altro che un piccolo grande inno al cambiamento e all’accettazione della diversità, ma anche alla libertà che ognuno ha nel cambiare i propri abiti che, non devono portare all’identificazione e, di conseguenza, a marchiare chi li indossa.

da “maidirefilm.it”

 

Il mondo dell’animazione contemporaneo è un campo di battaglia selvaggio, in cui i grandi studi si sfidano a colpi di poligoni, texture e tecnologie sempre più avanzate e all’avanguardia. Uno scenario in cui è difficile, per chi vi si affaccia con tecniche tradizionali e senza i potenti mezzi dei grandi studi, farsi notare dal grande pubblico e soprattutto mantenere uno standard qualitativo all’altezza della blasonata concorrenza. Un piccolo miracolo che è riuscito alla Laika, operativa da soli dieci anni e con soli due film all’attivo, Coraline e la porta magica e ParaNorman, prima del terzo lavoro presentato fuori concorso alla 71ma Mostra del Cinema di Venezia:BoxTrolls – Le scatole magiche.

Si tratta di creature bizzarre e minacciose, almeno agli occhi della cittadina di Pontecacio che con loro deve fare i conti. I tozzi esseri vestiti di scatole vivono infatti in una comunità pacifica costruita sotto le strade della cittadina, trafugando i rifiuti ed usandoli per costruire invenzioni creative e bizzarre, ma sono visti con sospetto a causa delle voci, per lo più spaventose, diffuse daArchibald Arraffa. Voci alle quali crede anche il sindaco di Pontecacio, lordGorgon-Zole, che guida i suoi concittadini snob e ghiotti di ogni tipo di formaggio, in modo particolare quelli più puzzolenti. La preoccupazione principale di Arraffa è di ottenere l’approvazione delle Tube Bianche ed a questo scopo usa le Tube Rosse per catturare i “pericolosi” Boxtroll e liberare le vie della città da loro. In realtà le voci non sono veritiere e i mostri non hanno fatto altro che accogliere il bambino Uovo (Eggs in originale) piuttosto che ucciderlo come raccontato, accogliendolo e crescendolo come se fosse uno di loro. In una delle incursioni nel mondo esterno, Uovo conosce una bambina dura, decisa e un po’ estrema, la undicenne figlia di Lord Gorgon-Zole, e con lei si allea per salvare i Boxtroll dalle mire delle Tube Rosse.

Le nuove frontiere dell’animazione

È interessante l’approccio della Laika all’animazione e la tecnica messa in campo per portare su grande schermo il lavoro di Alan Snow “Arrivano i mostri”: su una base in stop motion, con i consueti modelli animati fotogramma per fotogramma, lo studio di Coraline ha scelto di applicare anche altre tecniche più o meno moderne per offrire le sfumature necessarie a rendere un romanzo complesso sia tematicamente che visivamente. Usando lo stop motion come base, come le riprese dal vivo per un film live action, i registi Anthony Stacchi e Graham Annable hanno applicato disegni a mano e CGI per le diverse necessità, come effetti speciali usati per arricchire un film dal vivo. L’effetto va un passo oltre l’animazione stop motion, per una fluidità e complessità visiva che si avvicina alla computer graphic. Una scelta che consente di mantenere la profondità e solidità delle marionette e dei fondali costruiti dagli artigiani della Laika, il feeling che questi elementi trasmettono, senza rinunciare ad evoluzioni visive più ardite.
Adorabili scatole
Una complessità tecnica che a poco varrebbe senza il supporto di una struttura narrativa solida… E personaggi adorabili a cui il pubblico più giovane possa a legarsi (con potenzialità notevoli per quanto riguarda l’aspetto del merchandising). Ed iBoxtroll funzionano da questo punto di vista, con la loro varietà e simpatica bruttezza, riuscendo a miscelare l’aspetto mostruoso che giustifica l’astio nei loro confronti con un’animazione che li sappia rendere adorabili e buffi.

Antonio Cuomo, da “movieplayer.it”

 

 

I Boxtrolls sono una comunità di creature buffe e dispettose che hanno allevato con amore un bambino orfano di nome Eggs, nell’incredibile casa-antro che hanno costruito sotto le strade di Cheesebridge. Quando il cattivo del paese, Archibald Snatcher, vuole sbarazzarsi dei Boxtroll, Eggs decide di avventurarsi fuori, “nella luce”, dove conosce l’irascibile Winnie. Insieme, mettono a punto un piano per salvare la famiglia di Eggs. Presentato fuori concorso alla 71.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Boxtrolls – Le scatole magiche arriva al cinema pronto a conquistare il cuore di tutti e lo fa con una storia tratta dal libro di Alan Snow, Here Be Monsters. Terzo lungometraggio della LAIKA, non era facile essere all’altezza delle opere precedenti, Coraline e La Porta Magica e ParaNorman, ma Boxtrolls si supera e riesce nell’impresa. Merito, soprattutto, dell’animazione in stop motion, una delle tecniche più antiche e faticose, portata in un 3D stereoscopico che contribuisce a creare un mondo visionario in cui immergersi, stile Tim Burton. Le scatole magiche sono in realtà del “mostri” per gli abitanti di Chessebridge, sempre costretti a nascondersi perché rifiutati e trattati male, con la sola eccezione di Eggs, un ragazzo normale che non si sente diverso. Ed è proprio questo il tema portante, la diversità vista con gli occhi di chi non sa cosa sia. “Costretto” a vivere sottoterra e a proteggersi, come i suoi amici boxtrolls, tra le scatole riciclate di vecchi alimenti e oggetti, ha sempre ricevuto l’amore necessario per sentirsi importante e accettato. L’accettazione, infatti, è l’altro tema che si sviluppa nel film, supportato da una sceneggiatura che funziona e convince, perché riesce a parlare di problemi universali e ancora diffusi ad un pubblico più piccolo ma che coglie nel segno anche gli adulti. Il valore dell’identità, del vero io nascosto tra le righe delle “etichette a prescindere” e che non permettono di esprimere tutto il proprio essere. “L’abito non fa il monaco” e allora anche le scatole magiche sono libere di sentirsi così, svincolate dai pregiudizi e dalle diversità che non ne permettono l’accettazione totale. E la morale arriva forte e chiara a tutti, perché Boxtrolls è una favola che riesce a far divertire i bambini e a far riflettere, e commuovere, tutti gli altri.

Martina Farci, da “cinema4stelle.it”

 
La società di Pontecacio è guidata da Lord Gorgon-Zole e dai suoi pochissimi sodali (l’élite in tuba bianca), e terrorizzata dalle leggende spaventose sui Boxtrolls che l’invidioso Archibald Arraffa sparge senza sosta da più di dieci anni. Con l’aiuto dei suoi tirapiedi, Arraffa si propone infatti di sterminare fino all’ultimo membro dei Boxtrolls, una comunità gentile e ingegnosa, e di poter ambire così al privilegio di possedere una tuba bianca e sedere al tavolo dei formaggi più saporiti del mondo. Non ha fatto però i conti con Uovo, il ragazzino cresciuto sottoterra dai Boxtrolls, né con Winnie Gorgon-Zole, sua coetanea, stanca dell’insensibilità del padre e decisa a scoprire tutta la verità sulle “terribili” creaturine che hanno imposto il coprifuoco alla città e movimentato il suo immaginario.
Dopo Coraline e La Porta Magica e ParaNorman, lo studio LAIKA “anima” (in stop motion) alla propria maniera il libro di Alan Snow “Here Be Monsters!” ed è difficile pensare che si potesse fare meglio. Come già nei titoli precedenti, il mondo di riferimento è diviso in due e la barriera di separazione non è mai tanto fisica quanto ideologica. Timidi al punto da vivere dentro le scatole di cartone che un tempo contenevano oggetti o alimenti, i Boxtrolls sono a loro volta collezionisti indefessi di rifiuti che poi però trasformano in nuove invenzioni. Una premessa che anticipa tematicamente la venuta dell’unico eroe possibile: il freak, l’ibrido umano/non umano, colui che non ha tradizione né dunque pre-giudizio e può farsi motore di una rivoluzione della specie. Generato da un padre inventore e cresciuto da un boxtroll di nome Fish, Uovo è il tramite perfetto per “passare all’altro mondo” e dare una raddrizzata ad una mentalità storta e cristallizzata, mantenuta tale da chi ne trae il proprio comodo.
Salta all’occhio, in breve, la forte continuità del terzo film con la storia cinematografica dello studio, oltre che la sintonia tematica con un altro progetto di animazione recente e particolarmente riuscito qual è Hotel Transylvania. Si conferma qui anche la scelta tecnica de 3D stereoscopico, già in fase di concezione e fotografia del film. Detto questo, a fare però di Boxtrolls qualcosa di piacevolmente unico, è l’aspetto visivo: un colorato ensemble di costumi vittoriani e immaginario steampunk, vicino a Burton e Selick ma più chiaro e leggero, ammorbidito e profumato dal vizio ghiottone del formaggio, che ispira anche l’esilarante canzone finale del Monty Phyton Eric Idle.

Marianna Cappi, da “mymovies.it”

 

Affidato alla cura di Graham Annable e Anthony Stacchi, BoxTrolls è l’ennesimo piccolo miracolo della Laika Entertainment, casa di produzione d’animazione a passo uno. Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.
Gorgonzola, cheddar e provolone!
A Cheesebridge, elegante cittadina dell’epoca Vittoriana i cui abitanti sono ossessionati dalla ricchezza e dalle classi, abitano anche i Boxtrolls, un esercito di mostriciattoli creduti ladri e malvagi rapitori di bambini, creature in realtà adorabili che abitano le fogne e rovistano nei rifiuti, messi al bando dalla società. Tra loro c’è anche un orfano umano che i Boxtrolls hanno accolto e cresciuto fin dall’infanzia e che cercherà di collegare il loro mondo con quello degli umani, sperando in un cambiamento… [sinossi]
Nel futuro del cinema d’animazione ci sarà sempre spazio per la stop motion [1], per l’intramontabile passo uno, una tecnica in perfetto equilibrio tra arte e artigianato, legata visceralmente alla Settima Arte e capace di esaltare anche il tanto abusato 3D. Tra i tanti meriti della casa di produzione statunitense Laika Entertainment, che ci aveva regalato Coraline e la porta magica e ParaNorman e che aveva contribuito alla realizzazione de La sposa cadavere, c’è senza dubbio l’abile e coraggioso utilizzo di una tecnica dai padri nobilissimi – Georges Méliès, Segundo de Chomón, Wladyslaw Starewicz, Willis O’ Brien, Ray Harryhausen, Jiří Trnka… – e la capacità di coniugare forma e contenuti, invenzioni visive e narrative, intrattenimento e qualità. BoxTrolls non è che la conferma di una filmografia già prestigiosa.

Prima ancora di essere un gioiellino animato, BoxTrolls – Le scatole magiche è una buona storia, mai pedante o stancamente didascalica, frizzante ma non superficiale, perfettamente calibrata per un pubblico giovane. BoxTrolls veicola concetti interessanti e più che condivisibili, spingendo i piccoli spettatori ad andare oltre le apparenze, oltre l’abito, oltre le convenzioni. Ed ecco allora le tube bianche e le tube rosse, i ruoli prestabiliti, l’apparente minacciosità dei boxtroll, la divertente Madame Fru Fru. E poi l’incomunicabilità, non drammatizzata ma efficace, tra un padre distratto e una figlia in cerca di un briciolo di attenzione.

Ancor prima di un post-finale spassoso e al tempo stesso commovente, perfetta summa del lavoro degli animatori e del fascino della stop motion, rintracciamo lungo i novantasette minuti di BoxTrolls numerosi indizi di una poetica produttiva ammirevole, a suo modoresistente e non allineata. Si prenda, ad esempio, l’utilizzo della canzone demodé Quattro Sabatino o l’utilizzo dei ceffi di Archibald Snatcher, spalle comiche che ci condurranno alla preziosa sequenza che chiude la pellicola. Tutto torna, come le atmosfere dolcemente orrorifiche o i rimandi dickensiani. Siamo nello stesso universo artistico e immaginifico di Burton e Selick, in un mondo che cita con grazia, che tramanda l’arte dei maestri, che coccola narrazione e spettatori.

BoxTrolls – Le scatole magiche è una favola che non rinuncia al lato oscuro, che si nutre di diversità, che non rincorre la perfezione, che preferisce tratteggiare e percorrere strade inconsuete, mettere in primo piano piccoli adorabili freak e non personaggi standardizzati e liofilizzati. “My Weird Little Angel”. Tra le tante cose da portarsi dietro, oltre alle voci originali (Ben Kingsley, Elle Fanning, Nick Frost…) e alla fluidità dell’animazione, segnaliamo l’architettura sghimbescia di Pontecacio, la città sotterranea dei boxtroll e le felici scelte del character design.

Enrico Azzano, da “quinlan.it”

 

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