aranceemartello

Arance e martello

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Diego Bianchi, in arte Zoro, firma ed interpreta una commedia dai toni satirici in cui una rivolta di quartiere per la chiusura di un mercato rionale si trasforma in un’ironica riflessione sullo stato di salute della sinistra italiana e sul turbolento rapporto fra cittadini, istituzioni e politica.

Diventato, a partire dal 2003, uno dei blogger satirici più seguiti d’Italia con lo pseudonimo di Zoro, e protagonista in seguito di una brillante video-rubrica intitolata Tolleranza Zoro, fino al fortunato approdo in televisione, Diego Bianchi si è dimostrato in grado di rappresentare, con (auto)ironia ed un pungente spirito caustico, crisi d’identità, idiosincrasie e nevrosi della sinistra italiana degli ultimi anni, nonché il senso di disagio di un ex militante, nonché elettore di sinistra, spettatore delle difficoltà interne del Partito Democratico, fra continui “cambi al vertice” e alterni risultati elettorali.

Un’osservazione partecipata, talvolta addirittura appassionata, che Diego Bianchi / Zoro ha portato avanti per almeno un decennio, e che ora è confluita nel suo film d’esordio, Arance e martello, proiettato fuori concorso alla Settimana Internazionale della Critica in occasione della 71° edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Dì qualcosa di sinistra!

L’estate 2011, una delle estati più afose che Roma ricordi (“l’estate più calda da centocinquant’anni”, come sentenziano gli esperti). L’estate 2011 è anche quella che segna il declino del Governo di Silvio Berlusconi, minato dai contrasti interni al centrodestra e dagli scandali sessuali del Premier, e destinato a crollare di lì ad appena tre mesi. Nel frattempo, però, il quartiere di San Giovanni, nel cuore di una Roma assolata e semideserta, è in subbuglio: il mercato rionale è infatti in procinto di chiudere, e i venditori inferociti, non sapendo a chi rivolgersi, decidono di bussare alla porta della sezione del PD. Ad accoglierli, fra ritrosie e diffidenza, vi sono Trieste (Antonella Attili) e Armando (Francesco Acquaroli), una coppia di coniugi e fieri militanti, che quella stessa mattina si aggiravano per il quartiere allo scopo di raccogliere firme per le dimissioni di Berlusconi.

Fra pregiudizi, nervosismo, punti di vista opposti ed esasperazioni di vario tipo, la situazione si surriscalda sempre di più, mentre gli iscritti del PD si incagliano in una procedura burocratica lenta e farraginosa… fino a quando la tensione non esplode in un’imprevista occupazione, con tanto di “ostaggi” più o meno politicamente impegnati, ma comunque disposti a partecipare a questa lotta comune. A raccontare in presa diretta l’intera vicenda, armato di una piccola telecamera portatile e con lo stile consueto che contraddistingue i suoi videoblog (ovvero un primo piano di Zoro che lascia spazio, nell’inquadratura, a ciò che sta avvenendo in quel momento), è il protagonista Diego, il quale raccoglie umori, sfuriate e collassi emotivi: non solo da parte degli iscritti del PD, ma anche dell’anima più “popolare” e sanguigna di Roma.

Fa’ la cosa giusta
Il modello di riferimento di Arance e martello, fra un giovane dee-jay locale (Josafat Vagni) che apre e chiude la pellicola ed un simpatico “coro” di pensionati che, dai tavolini di un bar, commentano serafici e disincantati la sarabanda in scena sotto i loro occhi, è palesemente Fa’ la cosa giusta, il cult di Spike Lee del 1989, al quale Diego Bianchi rende omaggio in più occasioni e in modi diversi: dalla reiterazione quasi ossessiva dell’imperativo “Fa’ la cosa giusta” (declinato anche in romanesco stretto) all’atmosfera torrida che contribuisce ad accendere gli animi, per arrivare addirittura a una citazione esplicita, con un cineforum improvvisato che vede riuniti gli occupanti e gli ostaggi. Ma se il film di Spike Lee aveva i connotati di un dramma perennemente sull’orlo della tragedia, l’opera di Zoro è invece una commedia grottesca che procede a ritmo incalzante, benché i numerosi spunti di riflessione siano virati fin troppo verso un registro farsesco che risulta da subito la cifra predominante (nonché, per certi versi, il principale limite) diArance e martello. E sebbene Bianchi, in fase di sceneggiatura, proceda essenzialmente per cliché, il suo scatenato esordio cinematografico riesce comunque a divertire e a graffiare, anche grazie a una direzione degli attori che, in quasi tutti i casi, sa sfruttare con adeguatezza i numerosi “tipi comici” in scena. Per il resto Arance e martello ripercorre, con un’amarezza sospesa fra vena malinconica e desiderio iconoclasta, i numi tutelari e i simboli (più o meno anacronistici) della sinistra italiana, proponendo una galleria di “patroni” che va da Enrico Berlinguer a Francesco Totti; e concedendosi, nell’ambito del braccio di ferro fra militanti e forze dell’ordine, perfino una velenosa stoccata contro le parole di Pier Paolo Pasolinisulla battaglia di Villa Giulia.

Conclusioni
Diego Bianchi, noto in televisione e su internet come Zoro, porta avanti la propria riflessione sulla sinistra italiana con il suo film d’esordio, Arance e martello: un’infiammata commedia dai toni farseschi, ambientata nel quartiere popolare di San Giovanni, che fra citazioni di Fa’ la cosa giusta e un’irriverente rassegna dell’iconografia della sinistra mette in scena le contraddizioni e le “crisi di nervi” di un paese la cui coscienza politica appare sempre più confusa e smarrita.

Stefano Lo Verme, da “movieplayer.it”

 

Arance e martello, fuori concorso nella Settimana della Critica alla 71′ edizione del Festival d’Arte Cinematografica di Venezia, prodotta dalla Fandango di Domenico Procacci, l’opera prima del show-man e conduttore televisivo Diego Bianchi.
E’ un’ottima commedia socio-politica ispirata ad un fatto realmente accaduto a Roma durante la giunta Alemanno.
Estate  2011 a Roma in una giornata di caldo torrido, in piena era berlusconiana, la vita di un tranquillo e ordinario quartiere romano è scossa dalla notizia della chiusura  del suo mercato rionale deliberata dal Comune per l’imminente settembre.
L’unica realtà politica a cui la variegata comunità di commercianti può rivolgersi è una minuscola sezione del PD, separata dal mercato e dal mondo da un muro di cemento eretto per gli estenuanti lavori della metropolitana; e durante questa afosa giornata di agosto non tutto andrà per il verso giusto…
Diego Bianchi ha diretto ed interpretato una commedia politica molto convincente e divertente, geniale la citazione pasoliniana di Valle Giulia pronunciata dalla poliziotta durante l’irruzione della polizia nella sezione del PD, che dice allo spettatore su Pasolini molto di più che non il discutibile film di Abel Ferrara, in concorso alla 71′ edizione del Festival d’Arte Cinematografica di Venezia!
Confesso di aver visto poche volte e con un po’ di distratta noia la trasmissione Gazebo condotta da Diego Bianchi su Raitre, ma durante la visione di Arance e martello sono rimasto folgorato dalla sua intelligenza, ironia e ritmo cinematografico che fa ben sperare per il futuro di questo nuovo Autore di Commedie intelligenti e non salottiere.
Chi scrive ha colto con piacere che il regista dirigendo una commedia socio-politica gioca con vari generi, passa dalla commedia di costume al film d’azione stile Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet con un monumentale Al Pacino,  ma sempre con un sorriso…Anche se si tratta di un sorriso amaro anzi amarissimo come ci hanno insegnato i grandi Maestri come Mario Monicelli, Dino Risi, Luigi Comencini e Nanni Loy…
Non a caso ho citato Nanni Loy, nato come Diego Bianchi in televisione, che ridendo e scherzando diceva cose serissime…Auguro a Diego Bianchi d’esser il nuovo Nanni Loy.
Ottimo il multietnico cast fra cui lo stesso Diego Bianchi, Antonella Attili, Giulia Mancini, Lorena Cesarini, Francesco Acquaroli, Emanuel Evangelista, Ilaria Spada, Massimo De Santis e Giorgio Tirabassi, perfetto anche fisicamente nei panni dell’allora Sindaco di Roma.
Aria nuova e fresca nel cinema italiano ed era ora…Imperdibile.

Voto: 7
Ettore Calvello, da “quartopotere.com”

 

 

Il poliedrico Diego Bianchi, conosciuto universalmente col soprannome di Zoro, esordisce al cinema con una pellicola che è precisamente l’evoluzione cinematografica del suo terreno primordiale, ovvero il web e la televisione: dagli esordi di “Tolleranza Zoro” e “La Posta di Zoro” sulla Rai e La7, fino alla pianta stabile di “Gazebo”, con cui prossimamente esordirà anche in prima serata.

Come lui stesso ha dichiarato infatti “Arance e Martello” pur essendo un film di finzione – e quindi tecnicamente girato come tale – aspira a mantenere la cifra da reporter che lo contraddistingue, seppur utilizzandola con parsimonia, per non rischiare di infastidire quelle persone che a lungo, con la camera in movimento si trovano spesso a disagio (fisico più che altro). Dettagli tecnici a parte, però, quello che Diego Bianchi realizza per il cinema e definisce come film in costume ambientato a Roma, durante l’estate del 2011, è innanzitutto una commedia intelligente, che sfrutta la politica e il momento storico di tre anni fa per fotografare il paese Italia e coloro che lo abitano.

Prima il mercato di Piazza San Giovanni, poi la sede del Partito Democratico situata nei paraggi.
Due location dove “Arance e Martello” si ferma per oltre tre quarti del suo minutaggio, mettendo di fronte, in lotta, cittadini di sinistra che tentano di mettere in piedi un referendum di firme per far cadere il Governo Berlusconi (fatto vero) e altri di destra, che in un mercato prossimo alla chiusura da parte del sindaco, in un primo momento gli si oppongono, salvo poi chiedere aiuto in un secondo. Dallo scontro tra opposizioni Bianchi (o Zoro, che dir si voglia) riesce dunque ad allestire una disputa che non avvolge solo la nostra politica (quella un po’ assente e un po’ confusa di oggi), ma insieme ad essa apre anche un discorso legato alla psicologia dei cittadini di una città (che poi alla fine è il paese tutto) – presa qui in un suo microcosmo – che diventano lo specchio dell’instabilità, della rabbia e della malinconia dei giorni che erano e non torneranno. Giovani, genitori, nonni, extracomunitari, fascisti, comunisti, romanisti, laziali. Tutti si scontrano e si mischiano allo stesso modo entrando, uscendo e rientrando nel procedere di una lotta inutile, che non serve a nessuno, dove appena c’è il bisogno o l’interesse di passare da un altro lato, chi occupava uno schieramento è ben disposto a disertarlo e cambiare posto.

Si respira, dunque, l’anima di un paese egoista e diviso, come pure quella di un paese incoerente, ma che magari proprio da questa incoerenza potrebbe trovare il modo per unirsi e combattere ancora per i suoi diritti, quelli di tutti però, non solo del singolo. Come diceva Spike Lee – per cui Bianchi ritaglia più che un omaggio – la soluzione è fare la cosa giusta, ovvero cercare l’armonia adatta per vivere con la comunità, accettando le differenze di opinioni e rispettando il prossimo. In fin dei conti “Arance e Martello” insinua in più di un occasione che la diversità, quella politica di oggi specialmente, lascia il tempo che trova, che spesso è prevalentemente chiacchiera, e che per questo sarebbe meglio rileggerla per poi visitarla in altra forma.

Giordano Caputo, da “ingloriouscinpehiles.com”

 

“Totti, a modo suo, ė comunque un partigiano”

Arance e Martello, primo lungometraggio di Diego Bianchi, più conosciuto come Zoro, ė “un film in costume ambientato nell’Italia del 2011″. Più precisamente nella calda estate romana, la più calda dei 150 anni dell’unità del nostro paese.
Diego Bianchi, qui alla regia, alla sceneggiatura e tra gli attori del film, veste i panni di uno pseudo giornalista intento a realizzare un documentario sul mercato rionale a San Giovanni, il quartiere dove vive a Roma. La Roma di Alemanno (interpretato da Giorgio Tirabassi) e della Polverini, capitale dell’Italia in cui il potere berlusconiano ė ancora forte.
In una delle estati più calde degli ultimi 150 anni, però, anche la tranquilla vita del quartiere viene scossa quando si sparge la notizia che il mercato rionale verrà chiuso per un decreto del sindaco. L’unica realtà politica a cui rivolgersi è una sezione del PD, separata dalla città da un muro di cemento eretto per permettere i lavori della metropolitana. La stessa sezione del PD di San Giovanni, ex PCI, intenta a raccogliere firme per le dimissioni del Presidente del Consiglio Berlusconi.
Da quel momento si vivrà una giornata unica, paradossale, comica e drammatica, nella quale tutto diventaparadigma satirico della storia recente del nostro Paese.
Per fermare la chiusura del mercato, così, le storie di Bianchi, dei militanti del PD e dei “carciofari” del mercato si intrecceranno fino a venire coinvolti in una serie di situazione che ben rappresentano l’Italia del 2011. Che a pensarci bene non ė tanto lontana da quella di oggi.
Paradossale e molto ironica, infatti, ė la svolta che hanno avuto i militanti del PD passati in poche ore a parlare del “problema” Berlusconi alla lotta per un mercato rionale, con tanto di “primarie” per decidere se salvare o no il mercato. Perché “l’alienazione del macellaro” ė un problema che va gestito in modo europeoguardando anche alla base del partito perché, infondo, cosa ė più “moderato, cattolico e riformista di un bel parcheggio sotterraneo”?
Arance e Martello, che a Venezia ha chiuso la Settimana della Critica, riesce a rendere bene i pregi e i difetti degli italiani con una abbondante dose di ironia. Unico difetto: la colonna sonora, che a tratti spezza il ritmo dei 101 minuti di proiezione.
Mettere in relazione il mercato, la città e l’Italia intera alienata dai veri problemi del territorio da un metaforico muro (quello dei lavori della metropolitana) ė interessante. Non un capolavoro, intendiamoci, ma comunque una storia da raccontare, sempre con la satira che contraddistingue Diego Bianchi.
Marco Visco, da “cinemamente.com”

 

Presentato alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, esce nelle sale il 5 settembre 2014 “Arance e Martello”, con Diego Bianchi, più conosciuto comeZoro, alla regia e alla sceneggiatura, oltre che tra gli attori.

Diego Bianchi veste i panni di un giornalista, intento a realizzare un documentario su un mercato rionale a San Giovanni, il quartiere dove vive a Roma. In una delle estati più calde degli ultimi 150 anni, però, anche la tranquilla vita del quartiere prende fuoco quando viene data la notizia che il mercato rionale verrà chiuso. Per fermare la chiusura i personaggi del film si troveranno coinvolti in una serie di situazione che ben rappresentano l’Italia del 2011, come quella di oggi.

“Un film in costume del 2011″ lo definisce il titolo in apertura, e in effetti “Arance e Martello” — che qui a Venezia era l’evento di chiusura della Settimana della Critica — riesce a rendere bene i pregi e i difetti degli italiani con una generosa dose di ironia. La presenza di Diego Bianchi, nella sua triplice veste, permea l’intera pellicola senza mai essere invadente.

Giorgio Tirabassi ricorda fin troppo il sindaco di Roma dell’epoca in cui è stato girato il film. Unico difetto la colonna sonora, a volte un po’ ingombrante. Dai black bloc all’occupazione agli scontri con la polizia passando per le differenti visioni del mondo legate sia all’età che alla propria coscienza politica, “Arance e Martello” porta sullo schermo alcune dinamiche fin troppo note in Italia.

Un film da vedere per ridere, ma anche per riflettere.

Giuditta Danzi, da “loudvision.it”

 

È stato presentato alla 71.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia alla Settimana della Critica Arance e Martello, il debutto alla regia di Diego Bianchi. La storia è ambientata nell’estate del 2011, quando il mercato rionale di Via Orvieto a Roma Est deve chiudere, dopo l’ordinanza del Comune il cui sindaco è un esponente del cemtro destra, Alemanno. L’unica realtà politica a cui rivolgersi è quindi quella del PD, che sta dall’altra parte del muro, letteralmente, per i lavori della metropolitana. Diego Bianchi, in arte Zoro, dopo diversi programmi televisivi, tra cui The Show Must Go Off e Gazebo, debutta alla regia cinematografica con Arance e Martello, film nel quale ha scritto la sceneggiatura e recitato. Zoro racconta una calda giornata d’estate come metafora del paese di oggi e di tutti i suoi problemi e lo fa utilizzando il suo stile classico, quello da giornalista, blogger e conduttore televisivo. Sempre con una videocamera in mano, immortala ogni istante sotto forma di documentario, con commenti, affermazioni e provocazioni, riuscendo però a incastrare perfettamente la commedia e trattando la politica con ironia. Più che altro, però, dà voce a persone con diverse etnie, età, idee, lasciandole libere di esprimere i propri pensieri e difendere i propri ideali. Quando la situazione degenera, Zoro perde un po’ il senso di orientamento e la commedia corale si trasforma in qualcosa di non così definito. Perché, nonostante tutto, non serve solamente citare e rifarsi a Fà la cosa giusta di Spike Lee, e alternare il tutto con due tipi di regia: quella con inquadrature classiche e quelle più “moderne” con tanto di selfie in stile Zoro. Arance e martello, però, procede secondo uno schema ben preciso, mostrando con ironia e amarezza la politica di oggi, i suoi risvolti e il suo coinvolgimento. Ragazze che cambiano idea a seconda del fidanzatino del momento, presunte ricercatrici che sostengono i partiti ma non li votano, romanisti che lodano solo Francesco Totti. Diego Bianchi, quindi, con il suo esordio cinematografico, ha voluto portare sul grande schermo il suo stile, rivolgendosi non solo al suo fedele pubblico ma provando ad allargare gli orizzonti con un tema rischioso ma che ha letto in chiave comica e divertente. Forse l’unico modo per affrontarlo al giorno d’oggi.

Martina Farci, da “cinema4stelle.it”

 

 

È l’estate del 2011. Nella cosiddetta “giornata più calda degli ultimi 150 anni” raccontata in Arance e martello arriva, nel popolare e popoloso quartiere San Giovanni di Roma, la notizia della chiusura del mercato rionale, con conseguenza sgombero dei banchi ed eventuale trasferimento, in altro luogo da definirsi, dell’attività commerciale dei commercianti locali. Scatta così il malcontento generale tra pescivendoli, macellai e fruttivendoli italiani e stranieri, proprio mentre il circolo locale del PD inizia una raccolta firme contro Berlusconi. Proprio la sede del circolo sarà il luogo strategico dal quale si muoverà una protesta “bipartisan”volta a fare arrivare al Municipio e in Campidoglio la voce del popolo, di destra e di sinistra. Ma non senza qualche intoppo… prontamente documentato dalla web radio locale e da un improvvisato reporter nostalgico della sinistra “di un tempo”, armato di videocamera e tanta, tanta pazienza! Nelle sue riprese troveranno spazio “compagni” e “camerati”, “fasci” e “zecche”, “celerini”, partigiani, apolitici e uomini della strada, sindaci e onorevoli.
SULLE ORME DI SPIKE LEE

Diego “Zoro” Bianchi, videoblogger antelitteram attivo dal 2003 e ideatore della serie Tolleranza Zoro nonché autore televisivo e scrittore, arriva al cinema sulle orme di Spike Lee e del suo Fa’ la cosa giusta con un film molto sopra le righe che vuole, scherzosamente, rappresentare lo scontro tra civiltà locali e realtà politiche del territorio. I riferimenti a Lee sono espliciti ma il tutto è calato in un contesto assolutamente italiano e romano, con tutte le idiosincrasie del caso tra giovani e anziani che si riconoscono, più o meno, nelle ideologie di destra e di sinistra, tra tradizione e opportunismo.
Vengono infatti portate in scena le piccole ipocrisie e i sogni infranti dei rappresentanti di entrambi gli schieramenti, spesso nostalgici di un passato che è spesso diverso da come lo ricordano e in perenne lotta, all’acqua di rose, con il “nemico” salvo allearsi con esso per convenienza, opportunismo o un bizzarro senso di comunanza nel momento del bisogno. Il film di Bianchi inanella tutta una serie di situazioni e personaggi surreali e sopra le righe, anche se spesso calati in un contesto decisamente realistico e con precisi riferimenti alla realtà, soprattutto quando si mette a nominare (quasi) tutti i grandi esponenti della sinistra del passato e mette in campo il praticamente obbligato richiamo a Berlusconi e ai sindaci capitolini, anche se, probabilmente per evitare qualsivoglia problema relativo ad eventuali denunce, la palese (e decisamente aspra) caricatura di Gianni Alemanno viene sempre e comunque appellata come “il Sindaco”.
Arance e martello è una commedia surreale, divertente e divertita, con la quale Diego “Zoro” Bianchi intende colpire, bonariamente, la politica del nuovo millennio divisa tra due schieramenti confusi, organizzati male, discretamente ipocriti e, a volta, addirittura intercambiabili, data la perdita di molti dei loro valori fondamentali. L’ironia non risparmia nessuno: i destrorsi ciechi e i radical chic di sinistra, i vecchi partigiani e i neofascisti, tutti accomunati dall’occhio (relativamente) super partes dell’alter ego del regista, che documenta tutto con camera a mano in prospettiva di realizzare un documentario degno di essere ricoperto di premi. In realtà lo sguardo di Bianchi rimane comunque abbastanza superficiale e racconta situazioni divertenti ma anche diversi luoghi comuni, a volte anche veritieri, ma certo non lungimiranti. E la parte finale, come si direbbe a San Giovanni, “la butta in caciara”. Insomma, per raggiungere Spike Lee la strada è ancora (molto) lunga, ma l’autore di Tolleranza Zoro si è incamminato nella giusta direzione.

Marco Lucio Papaleo, da “everyeye.it”

 

 

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