Un boss in salotto

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Miniero stavolta supera se stesso: se i suoi due film precedenti sono debitori allo strepitoso “Bienvenue chez les Ch’tis” di Dany Boon, “Un boss in salotto” è stato ideato (assieme a Federica Pontremoli), scritto e diretto dal cineasta napoletano.
Miniero confeziona una pellicola fresca e divertente dov’è ancora presente il contrasto tra Nord e Sud, filtrato però dalle dinamiche affettive di una famiglia ‘quasi perfetta’.
Così attraverso la figura di Cristina, che spende la sua vita per costruire la famiglia modello, e dell’irruzione nella sua quotidianità del ‘boss in salotto’, vengono messi a nudo quei luoghi comuni e quel finto perbenismo del quale l’Italia intera si nutre. Una sceneggiatura che non conosce tempi morti e un cast ben assortito, in cui ciascuno si spende al meglio nel caratterizzare il proprio personaggio, sono la salda ossatura sulla quale i movimenti di macchina da presa tessono la tela filmica, ricavando un racconto che diverte senza volgarità.
Così in un susseguirsi di equivoci e situazioni divertenti il film scorre veloce, e se per il pubblico adulto vi sono spunti di riflessione sulle italiche ipocrisie, per i bambini la storia è semplicemente spassosa. A proposito di bambini impossibile non segnalare Saul Nanni e Lavinia De’ Cocci, alias Vittorio e Fortuna, i figli dei protagonisti, bravi quanto i loro colleghi adulti. Il personaggio di Fortuna è particolarmente riuscito e l’accoppiata De’ Cocci-Papaleo è un mix di tenerezza e humor.
Non spendiamo parole per il resto del cast poichè tutti, anche quelli che si adoperano in ruoli minori, brillano per simpatia, nessuno primeggia sugli altri.
Miniero racconta con ironia la non fattibilità della famiglia perfetta, il falso mito del Nord libero da associazioni a delinquere in cui tutti sono bravi e ligi al dovere, la facilità con cui spesso si ripudia l’onestà per un facile guadagno, mostrando inoltre come non si sfugge dalla proprie origini, che dovremmo amare senza vergogna. Per il regista le origini dovrebbero essere per ciascuno quella fonte di energia che arricchisce la vita, il punto d’appoggio sul quale fondare tutta l’esistenza.
Maria Grazia Bosu, da “ecodelcinema.com”

Chiamatela cinepastiera, chiamatela nuova commedia italiana, ma questo nuovo filone di film divertenti senza volgarità non dispiace.
Oltre la data d’uscita (1 gennaio invece della classica uscita natalizia) la pellicola diretta e sceneggiata dal regista partenopeo Luca Miniero si discosta totalmente dalla classica commedia natalizia italiana che siamo abituati a vedere in questi ultimi anni nelle nostre sale cinematografiche di questo periodo.
“Anno nuovo, commedia nuova” è stato dichiarato nella conferenza stampa di presentazione. Nuova si, ma fino ad un certo punto.
A dirla tutta la pellicola non è troppo originale; nel film, infatti, di sfondo alla storia principale, si snodano i temi tanto cari al regista: il nord contro il sud e gli stereotipi degli italiani. Ciò che muove realmente tutti i personaggi e scatena le gag del film sono lo scontro tra abitudini e gli stili di vita dei meridionali contrapposte a quelle dei settentrionali. Insomma: tutto quello che abbiamo sempre visto nelle opere di Luca Miniero.
Ma la bravura di Paola Cortellesi, la simpatia di Rocco Papaleo e la competenza di tutto il cast danno vita ad un clima generale positivo e una forza comica che le commedie italiane possiedono sempre meno.
La storia – scritta dallo stesso Miniero con Federica Pontremoli – ci porta in un piccolo paese del Nord-Est, a ridosso delle montagne: qui Cristina (Paola Cortellesi), un’energica meridionale trapiantata tra le montagne del nord, è riuscita a costruirsi una vita e una famiglia perfetta insieme al marito, Michele Coso (Luca Argentero) e ai loro splendidi figli (i giovani e bravi Lavinia De’ Cocci e Saul Nanni). Un giorno, Cristina, convocata in questura, scopre che suo fratello Ciro (Rocco Papaleo) è implicato in un processo di camorra e ha chiesto di poter scontare gli arresti domiciliari in attesa della sentenza a casa sua.
Cristina, suo malgrado, accetterà e i piani della sua vita perfetta al nord verranno sconvolti dall’arrivo dello zio Ciro.
Un Boss in Salotto è una commedia familiare moderna, non originalissima ma comunque fresca.
E’ una commedia divertente e intelligente, che mischia la comicità sofisticata di Paola Cortellesi a quella più genuina e sanguigna di Rocco Papaleo. Un ibrido piacevole che non stanca per tutti i 102 minuti di durata.
Nota a margine: Ciro dovrebbe essere napoletano, ma per tutto il film Papaleo parla il dialetto lucano. Perfetta, invece, Paola Cortellesi a suo agio sia con l’accento del nord Italia che con quello del basso sud.
Marco Visco, da “cinemamente.com”

Quella di Cristina (Paola Cortellesi) sembra una vita perfetta: un marito in carriera (Luca Argentero) in attesa di un’importante promozione, due splendidi figli e un’incantevole casa in una suggestiva località dell’Altitalia, metaforico nido a cornice di un sogno “domestico” finalmente realizzato. Cosa potrebbe andare mai storto? La risposta è nel destino beffardo che pone Cristina di fronte alle sue radici meridionali di cui si è sempre vergognata e lo fa nel modo più eclatante possibile, portandole in casa il fratello Ciro (Rocco Papaleo), un ladruncolo di mezza tacca coinvolto in un processo per camorra. In attesa dell’udienza Ciro dovrà trascorrere gli arresti domiciliari proprio in casa della sempre più disperata Cristina, che nel frattempo dovrà spiegare alla sua famiglia come mai il defunto zio Ciro non è morto e soprattutto perchè è l’esatto opposto dell’integgerima persona da lei descritta.
Dopo la separazione dal partner Paolo Genovese, anche’egli lanciato in una fortunata carriera da solista, il regista partenopeo Luca Miniero torna dietro la macchina da presa reduce dal successo del remake Benvenuti al sud e relativo sequel, per tornare a parlarci, con il consueto humour venato di un filo di malinconia, dello scontro “nord – sud”. Stavolta Miniero amicca al suo fortunato esordio Incantesimo napoletano (co-diretto con Genovese) ponendo al centro della trama la famiglia, il legame di sangue e le radici, che per quanto le si voglia ignorare, vedi la protagonista del film, restano nel tempo forti, indelebli e capaci di inattese reminiscenze emotive.
Un boss in salotto si distingue, come peraltro Benvenuti al sud, per il garbo della messinscena, il medesimo riscontrato anche nel recente Un fantastico via vai di Pieraccioni. Intendiamoci la “parolaccia” come escamotage comico è ben presente e si esprime senza confini regionali, ma se paragonata all’utilizzo improprio visto in tanti truci cinepanettoni, in questo caso ha un suo scopo ultimo, che è quello di amplificare il tono farsesco dei personaggi su cui svettano un Rocco Papaleo mattatore assoluto e una bravissima Paola Cortellesi, quest’ultima intenta a ritrarre una madre e moglie quasi “plastificata” nel suo reiterare ad oltranza tic e diktat al’insegna di un’immagine da nucleo familiare posticcio e impostato, figlio di spot pubblicitari, tormentoni da televendita e modaioli refrain da casalinga disperata.
Quello di Miniero è un cinema che qualche cinico per sport definirebbe “buonista” e che noi preferiamo invece definire garbato e in grado di riconciliarci con una odierna commedia italiana dalla duplice personalità, capace sia di spassosi e divertiti slanci all’insegna del nazional-popolare (vedi Nessuno mi può giudicare), che di una reiterata e scoraggiante pigrizia da botteghino che, come accaduto nel recente Colpi di fortuna, spinge a riproporre trite formule da sketch televisivo, con tormentoni pianificati a tavolino e personaggi concepiti per durare giusto il lasso di tempo che li separa dai titoli di coda.
Il film di Miniero punta tutto su un parterre di attori ben amalgamati tra questi un’Angela Finocchiaro dalla vis comica sempre puntuale, l’Alessandro Besentini del duo Ale & Franz in una divertente performance in solitaria, senza dimenticare un adeguato Luca Argentero un po’ in affanno nella fase di “rodaggio” della sua caratterizzazione che non manca di forzature meglio “indossate” dalla Cortellesi, che però acquista punti durante il dipanarsi degli eventi e l’evolversi del personaggio, che una volta abbandonata la sua “maschera” di marito e padre perfettino riesce a guadagnare in scioltezza.
Un boss in salotto strappa risate genuine, ma non si limita ad inanellare gag riuscite, è il contrappunto malinconico ben espresso dai personaggi di Papaleo e della Cortellesi a dare all’operazione una marcia in più, gli sguardi velati di nostalgia che fanno capolino tra una battuta e l’altra riescono a regalare sfumature inedite allo smargiasso Ciro Cimmaruta e alla perfettina e irritante sorella Carmela alias Cristina.
Pietro Ferraro, da “cineblog.it”

Cristina D’Avola è una donna napoletana che da sempre si vergogna delle sue origini e che da giovane si è trasferita al Nord. Ha sposato Michele Coso, un promettente pubblicitario, e ha avuto due figli, Fortuna e Vittorio. Cristina è ambiziosa e vuole donare alla sua famiglia quella serenità e quel benessere che le sono mancate da bambina. Un giorno viene chiamata in Questura, dove le viene comunicato che suo fratello maggiore Ciro, che non vede da quindici anni, è coinvolto in un processo di camorra e che ha chiesto di poter scontare gli arresti domiciliari da lei, finché non si terrà il processo. Per Cristina sarà l’occasione di capire cosa significhi il vero senso della parola famiglia. Con Un boss in salotto il regista Luca Miniero non affronta solo gli ennesimi stereotipi sulle differenze tra Nord e Sud, ma anche il senso della famiglia e, persino, eventuali scheletri nell’armadio nascosti con sapienza dai familiari. Miniero non è nuovo nel raccontare i luoghi comuni basati sulle differenze tra settentrione e meridione e il divertente Benvenuti al sud ne è la dimostrazione. Purtroppo in quest’opera è proprio la parte che funziona di meno, a causa di scene troppo surreali e inverosimili. Al contrario, quando si sofferma sui rapporti tra i parenti e le difficili dinamiche interconnesse, riesce a scrivere dialoghi semplici ed efficaci. La ricerca ossessiva della perfezione di Cristina viene surclassata dalla genuinità dei sentimenti di Ciro. La semplicità di un pasto condiviso a tavola, aiutarsi senza la paura di essere giudicati e la verità sull’ipocrisia di famiglie benestanti, saranno per Cristina un monito importante, che mai si sarebbe aspettata di riscoprire grazie al fratello. Tutto il film, comunque, si sorregge sulle abili doti di Rocco Papaleo, qui un vero mattatore che sovrasta persino la bravissima Paola Cortellesi. Nel cast anche Angela Finocchiaro, Luca Argentero, Ale e Franz (quest’ultimo presente solo in una divertente comparsata). Tutti bravi, ma Papaleo, ripetiamo, primeggia su tutti.
Momento CULT: La cena tra i Coso e i Manetti.
da “supergacinema.it”

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