Il potere dei soldi

La competizione nel mondo del business conosce pochi o nessun limite, ce lo insegna la vita, ce lo racconta da sempre anche il cinema – basti pensare a Wall Street. Il Potere dei Soldi si cala perfettamente in questo solco con una sceneggiatura probabilmente fin troppo prevedibile, ma non necessariamente mal scritta o fastidiosa.
Adam (Liam Hemsworth) è un giovane ambizioso, impiegato in una società tecnologica di altissimo profilo, diretta dal dispotico Nicolas Wyatt (Gary Oldman). La società di Wyatt è da sempre in competizione con la Eykon, colosso facente capo all’ex mentore dello stesso Wyatt, Jock Goddard (Harrison Ford). Per riuscire ad avere informazioni sul rivoluzionario smartphone che la Eykon si appresta a lanciare, Wyatt non si farà scrupoli nel costringere Adam ad infiltrarsi nella società concorrente, minacciando l’incolumità sua e dei suoi amici per ottenere una vittoria sull’odiato rivale. L’ingresso nei vertici del capitalismo americano è l’obiettivo che Adam si è preposto da sempre e, se anche le modalità che glielo consentono sono tutt’altro che lecite e sicure, il fascino esercitato sul ragazzo da ricchezza e potere sarà secondo solo a quello di Emma (Amber Heard), la Direttrice Marketing della Eykon con la quale nascerà una storia d’amore fatta di attrazione e competizione e messa a rischio dalle reali finalità dell’inserimento di Adam in azienda.
A dirigere il film è Robert Luketic, che pur scadendo a volte nel televisivo e inserendo un’eccessiva dose di sequenze d’ambiente sulla città di New York – caratterizzate da un effetto CSI – compone un thriller onesto, in grado di diventare divertente grazie soprattutto a un Harrison Ford in versione Steve Jobs – ma con ancora più lati oscuri dell’originale – e i dialoghi che intrattiene con il collega Oldman, meno brillante ma efficace nel rendere il viscido e invidioso Wyatt. Interessante anche la caratterizzazione dei personaggi secondari, fra i quali spicca la figura del padre di Adam, affidata al veterano Richard Dreyfuss, mentre sul piano dei temi affrontati dal film bisogna registrare come la paura dell’eccesso di tecnologizzazione delle nostre vite, al pari con l’impossibilità di garantirsi una reale privacy, rappresentino sia un messaggio al pubblico che l’elemento di svolta della narrazione. Il tutto naturalmente rinforzato dal classico insegnamento: “stai attento a cosa desideri, potresti ottenerlo”.
Roberto Semprebene, da “silenzio-in-sala.com”

L’ultimo film del regista Robert Luketic differisce per genere dai suoi precedenti lavori.
Dal lungometraggio d’esordio “La rivincita delle bionde” nel 2001 si è sempre dedicato alla commedia brillante: basta citare “Quel mostro di suocera” e il più recente “Killers” (uscito in Italia direttamente per il mercato dell’home video).
“Il potere dei soldi” è un thriller tecnologico. Adam Cassidy vuole fare carriera nel settore delle tecnologie avanzate, commette però un’imprudenza.
Per rimediare dovrà lavorare per la società rivale alla sua e passare le informazioni al suo capo Nicholas Wyatt. Affascinato dall’opulenza e dal potere di quel mondo, Adam accetta di fare la spia. Ben presto si troverà intrappolato in una situazione più grande di lui. La sua vita sarà in pericolo.
La pellicola è tratta dal libro ‘Paranoia’ di Joseph Finder ed è interpretato, tra gli altri, da Gary Oldman e Harrison Ford nel ruolo dei due magnati, che si fanno la guerra, per avere il predominio nel loro settore.
Entrambi gli attori reggono bene le rispettive parti, soprattutto Oldman. Luketic mette subito in primo piano il fascino che può esercitare la ricchezza, il potere che si può ottenere da essa e il voler raggiungere dei traguardi più alti di quelli toccati dai propri genitori, come succede ad Adam. Suo padre è un operaio, che ha vissuto in ristrettezza tutta la vita, Adam vuole qualcosa di diverso e di più appagante per sé. Inoltre il regista mostra quanto possa essere corrotto e pericoloso il mondo in cui vivono i super ricchi, che seguono le proprie regole, mirando ad ottenere il massimo e ancora di più, calpestando gli altri e non facendosi problemi di nessun tipo pur di raggiungere i propri fini.
L’atmosfera di pericolo, che Luketic ha voluto infondere da un certo momento in poi, è il risultato del buon lavoro fatto dal direttore della fotografia David Tattersall e dalla scelta delle location. L’intento primario di Luketic è stato quello di far risultare il tutto il più realistico possibile, ancorandolo alla realtà odierna.
Ci sono sequenze concitate, che mettono in apprensione per la sorte del protagonista, e ci si domanda: Come riuscirà Adam ad uscirne? Quale piano escogiterà per svincolarsi dalla morsa di questi due uomini? Di contro si sarebbero potuti approfondire alcuni aspetti inerenti i personaggi principali, soprattutto quelli dei due magnati.
Richard Dreyfuss – nei panni del padre di Adam – ha un ruolo secondario, quasi marginale, eppure i suoi momenti sono tra i più significativi. Dona al suo personaggio tutta la sua essenza.
Invecchiando il protagonista de “Lo Squalo” e “Incontri ravvicinati del terzo tipo” sorprende per la sua umanità, che traspare dal volto e in particolare dallo sguardo. Il ventitreenne Liam Hemsworth (Adam) si è fatto notare grazie al ruolo di Gale Hawthorne in “Hunger Games”.
La sua faccia pulita rafforza l’idea positiva che lo spettatore si fa di Adam, portandolo ad identificarsi con le sue scelte. C’è più di una ragione per vedere “Il potere dei soldi”, nonostante qualche pecca. Il film scorre senza intoppi fino al suo epilogo.
Francesca Caruso, da “cinemalia.it”

Il regista Robert Luketic, traendo spunto da un romanzo di Joseph Finder, dirige con Il potere dei soldi un thriller finanziario, che affonda il suo sguardo nel lato nascosto, e predatorio, del capitalismo americano.
Rating paranoici
Adam Cassidy, giovane impiegato di una grande società di telecomunicazioni, è un tecnico brillante e molto ambizioso. Nonostante le sue umili origini, Adam è infatti deciso a risalire i gradini della scala sociale, anche a costo di sgomitare; ma di fatto, per ora, la sua posizione in seno all’azienda non gli permette nemmeno di pagare le cure per l’anziano padre, malato di enfisema. Quando il giovane presenta un innovativo progetto al tycoon della multinazionale, il milionario Nicolas Wyatt, questi dapprima decide di punire la sua arroganza, licenziandolo; ma poi, intuendo le enormi potenzialità del giovane, lo coinvolge in un rischioso piano di spionaggio industriale, ai danni dell’ex socio e nemico giurato, Jock Goddard. Adam, assunto dall’azienda di Goddard, dovrà prima conquistarsi la fiducia del capo, e in seguito carpirne i progetti tecnologici e i piani aziendali; ma ben presto il giovane si rende conto di essersi infilato in un gioco più grande di lui, che finirà per mettere in pericolo anche le persone a lui vicine; tra queste, la bella Emma Jennings, dipendente della ditta di Goddard con cui Adam ha iniziato una relazione.
Amber Heard in una scena de Il potere dei soldi con Liam Hemsworth Dopo aver frequentato, soprattutto, i territori della commedia romantica, il regista Robert Luketic fa una decisa virata verso il thriller finanziario con questo Il potere dei soldi; l’ispirazione è un romanzo di Joseph Finder, Paranoia (stesso titolo originale del film) che esplorava i meccanismi segreti dell’accumulazione della ricchezza, e l’evoluzione del capitalismo americano verso un modello predatorio e (nei suoi risvolti nascosti) illegale. Il film di Luketic, in effetti, inizia mettendo a confronto, anche visivamente, i centri del potere economico della città di New York, la mecca di Wall Street e i grattacieli sedi delle multinazionali, con l’umile sobborgo di Brooklyn in cui vive il protagonista; la sceneggiatura punta inizialmente le sue carte sui tentativi, sempre frustrati, di Adam e dei suoi amici, di mettere a frutto la propria competenza, nell’ambito di una realtà aziendale immobile e caratterizzata da posizioni di rendita. L’attenzione verso il motivo, invero solo accennato, dell’assenza di mobilità sociale, fuori e dentro il luogo di lavoro del protagonista, viene presto sostituito da quello del confronto tra i due giganti dell’industria americana, a cui danno il volto Gary Oldman ed Harrison Ford; il tema centrale della narrazione diventa presto quello classico della “talpa”, incarnata dal protagonista, seppure in un contesto diverso da quello consueto del noir.
Harrison Ford e Gary Oldman si confrontano in una scena di Paranoia Lo script segue dapprima il protagonista, che ha il volto (qui, a dire il vero, un po’ legnoso) di Liam Hemsworth, mentre penetra fino al centro del potere aziendale della multinazionale, fino a entrare in contatto con un capo a cui Ford, col minimo sforzo, conferisce la giusta dose di ambiguità e di pericoloso carisma. In seguito, parallelamente alla scoperta, da parte di Adam, del carico di rischio della posizione da lui assunta, viene messa in evidenza la paranoia del titolo, con la costante sensazione di essere spiato e l’ossessione della presenza di “occhi elettronici”, veri o immaginari, pronti a carpire e registrare ogni azione del protagonista. Proprio in questo aspetto, considerato anche che doveva trattarsi di uno dei motivi centrali del film, la sceneggiatura mostra i suoi più evidenti limiti; l’inquietudine di un occhio sempre sveglio e osservante, e soprattutto la sua saldatura con il tema delle nuove tecnologie (e dei problemi di privacy che esse portano con sé) non vengono sfruttate a sufficienza. Il tema esplicitato dal titolo viene risolto, nella parte centrale, in poche sequenze che vedono coinvolti il protagonista, i suoi amici e suo padre (un sempre efficace Richard Dreyfuss); in seguito, lo script si concentra sui tentativi del giovane di uscire dalla trappola in cui si è infilato, mettendo da parte ogni ambiguità e accelerando (fin troppo) verso una conclusione abbastanza schematica.
Liam Hemsworth con Richard Dreyfuss nel film Il potere dei soldi La regia di Luketic mostra una discreta gestione della tensione, pur eccedendo, a più riprese, con un’estetica da videoclip quasi sempre gratuita; la love story tra il protagonista e il personaggio interpretato da Amber Heard risulta piuttosto debole, portata avanti su binari risaputi e priva di un vero peso all’interno della narrazione. Restano comunque, in un progetto che necessitava, per risultare all’altezza delle sue potenzialità, di una mano diversa e più attenta al contesto, le espressioni da simpatica canaglia (pur invecchiata) di un Ford che fa sempre piacere ritrovare sullo schermo; un breve ma divertente confronto, risolto in pochi minuti, con un Oldman che qui non sembra saper tenere il passo (nella trama come sul set) dell’ex-Indiana Jones; e, soprattutto, la prova di un Dreyfuss sempre carismatico, la cui presenza si fa sentire malgrado il ruolo marginale a cui lo script lo relega. I suoi dialoghi col personaggio di Hemsworth, nonché il confronto tra i due diversi mondi che, nella storia, padre e figlio rappresentano, sono probabilmente tra i momenti più riusciti, e più sinceri, dell’intera pellicola.
Marco Minniti, da “everyeye.it”

Tutti i mali del 21esimo secolo vengono sviscerati nella pellicola di Robert Luketic “Il potere dei soldi”: il capitalismo sfrenato e cinico, lo strapotere delle aziende high-tech, il fascino esercitato da esse sulle giovani generazioni, private della possibilità della scalata sociale che è stata concessa ai loro genitori, fino ad arrivare alla dilagante corruzione e mancanza di moralità dei grandi magnati dell’industria contemporanea.
La storia che il regista di “21” ha voluto portare sullo schermo è ispirata al romanzo “Paranoia” di Joseph Finder: il giovane Adam Cassidy (Liam Hemsworth) è ambizioso, ma vive in un quartiere umile di New York, con un padre malato che nella vita ha fatto sempre lo stesso lavoro. L’occasione della vita arriva paradossalmente tramite un clamoroso errore del giovane che, messo alle strette dall’azienda per cui lavora e dal suo proprietario, Nicolas Wyatt (Gary Oldman), è costretto ad accettare di infiltrarsi in un’azienda concorrente, la Eikon, dell’acerrimo nemico di Wyatt, Jock Goddard (Harrison Ford). Il ragazzo rimarrà incastrato in una lotta tra i due principali imprenditori del mercato della tecnologia, non senza conseguenze pericolose.
Il film cerca di mostrare la fusione odierna tra la cultura high-tech e quella giovanile, dandone un’immagine stereotipata e prevedibile, pur avvalendosi dello stile registico di Luketic che sicuramente risulta molto fresco, adatto a catturare l’attenzione delle nuove generazioni. Ma questo non basta, perché la sceneggiatura è fiacca, si regge su cliché già sperimentati in passato, a partire da un classico del genere come “Wall Street” (1987): il giovane ambizioso che riesce a farsi strada e rimane affascinato da un mentore (in questo caso due) che si rivelerà cinico, disposto a passare sopra il suo pupillo pur di riuscire nel suo intento. Viene inserita anche una storia d’amore, immancabile, che addolcisce e condisce la trama, senza realmente appassionare lo spettatore. La tematica dell’ipercontrollo degli strumenti tecnologici, della sensazione angosciante di non avere più privacy poteva essere sviluppata in maniera meno convenzionale. Da questo punto di vista, il titolo del libro, conservato nella versione del film in lingua originale, risulta più calzante rispetto a quello scelto in Italia, visto che è la paranoia il sentimento che Adam Cassidy sperimenta, ciò che lo spinge a capire di aver desiderato una vita che non fa per lui.
Data la presenza di due pezzi da novanta come Gary Oldman ed Harrison Ford, forse è stata una scelta azzardata affidare un ruolo così centrale a un attore come Liam Hemsworth che deve migliorare a livello di espressività, potendo di sicuro contare su un aspetto accattivante. Se il film si fosse concentrato di più sulle figure dei due squali, se si fossero approfondite le ragioni e le ambizioni di Wyatt e Goddard, interpretati da attori con maturità ed esperienza, il film ne avrebbe giovato.
Harrison Ford interpreta il magnate apparentemente più rassicurante, con un passato difficile alle spalle e per questo disposto a trovare un successore che ritrovi in lui una figura paterna, mentre Gary Oldman è un uomo perfido e subdolo, rimasto scottato dal rapporto con il suo ex mentore Goddard. Ma il confine tra il bene e il male è molto labile e le due personalità potrebbero sovrapporsi. I momenti più gustosi del film sono proprio i pochi testa a testa tra i due attori.
Irene Armaro, da “ecodelcinema.com”

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog