THE HELP


Non deve essere stato facile essere un uomo di colore negli anni Sessanta negli Stati Uniti. In un territorio in costante evoluzione, queste persone non riuscivano a trovare un posto adatto a loro nel quale porre le basi per migliorare se stessi. Ne sanno qualcosa i protagonisti di mille libri scritti sulle difficoltà sociologiche e antropologiche del periodo, che per lungo tempo hanno sviscerato la questione da svariati punti di vista. Così come hanno provato a fare le protagoniste di The Help, romanzo d’esordio di Kathryn Stockett che grazie al passaparola è riuscito a conquistarsi il suo posto nella classifica dei best seller selezionati dal New York Times. Una storia tanto particolare da diventare un piccolo caso cinematografico ancor prima di raggiungere il successo letterario.
Ambientato negli anni Sessanta a Jackson, piccola cittadina del Mississipi, la storia racconta del rapporto tra tre donne straordinarie, la cui amicizia è legata a un manoscritto segreto che infrange tutte le regole sociali conosciute, mettendo in pericolo la loro stessa sicurezza. Nulla di eccezionale detto in questo modo, eppure fin dalla prima stesura il manoscritto ha affascinato i lettori tra cui Tate Taylor, amico d’infanzia dell’autrice, e sceneggiatore e regista dell’omonima pellicola, nelle noEugenia Phelan (Emma Stone), da tutti conosciuta come la piccola Skeeter, si è appena diplomata all’università del Mississipi e vorrebbe tanto fare la scrittrice, contrariamente a quello che la sua famiglia e tutte le sue amiche si aspettano da lei. Il suo primo interesse è la carriera e accantona senza troppi pensieri l’idea di sposarsi e avere dei figli prima che sia troppo tardi. Il suo primo ingaggio è presso il giornale locale che la incarica di occuparsi della rubrica di consigli di economia domestica, così si rivolge ad Aibileen (Viola Davis), la cameriera della sua migliore amica, per poter rispondere in modo adeguato alle lettere problematiche delle casalinghe. Ma il suo ritorno a Jackson la mette davanti alla difficile situazione che le donne come Aibileen sono costrette a subire: donne di colore al servizio di spesso supponenti donne bianche che le trattano come appestate, appartenenti a una classe sociale ed esistenziale ben al di sotto della norma. E pensare che sono proprio queste donne a crescere i loro bambini, a prendersi cura di loro e amarli quando i loro genitori sono troppo impegnati a lucidare la propria facciata pubblica. Aibileen inizia a raccontare la sua commovente storia e Skeeter, incoraggiata da un editore di New York, viene così coinvolta nella scrittura di un progetto segreto sulle storie mai raccontate delle cameriere di colore della cittadina.stre sale a partire dal 20 gennaio 2012. Tutto comincia con Aibileen: 17 bambini allevati durante il corso della sua carriera e un figlio tutto suo, tragicamente morto in un incidente. Nonostante tutto trova la forza di andare avanti nella fede e nella vicinanza della sua migliore amica Minny (Octavia Spencer), una donna dal temperamento forte e considerata da tutti come la migliore cuoca del Paese. Sono le loro storie le prime a impressionare Skeeter e la loro improbabile alleanza in funzione del libro genera un’intensa amicizia che instilla in ognuna di loro il coraggio di abbattere i confini entro i quali hanno sempre vissuto. È di questo che parla prima di qualsiasi cosa The Help, del coraggio di opporsi alla propria condizione per cercare un posto migliore in cui poter essere se stessi. Una storia che, nonostante le mille brutalità nascoste dietro un variopinto abbigliamento bon ton, cerca di esprimere speranza e fiducia, mantenendosi sempre positiva e ottimista. Si potrebbe pensare a un controsenso, viste le tematiche trattate, e invece The Help ha la capacità di riuscire a trasformare un’apparente storia di denuncia in un racconto al femminile toccante e divertente allo stesso modo, che si prende seriamente senza calcare troppo la mano sulle potenzialità drammatiche della situazione. Il merito in parte è sicuramente della regia di Tate Taylor che non è mai invasiva e si lascia anzi trasportare dalle storie stesse delle governanti, lasciando che siano loro a dettare ritmi narrativi ed emotivi. Ma buona parte di questa falsa leggerezza è dovuta anche a una fotografia che sfrutta i colori saturi e vibranti delle terre del Mississipi, sottolineando la fastosità americana degli anni Sessanta, ricca di donne opulente, case abbondantemente decorate e costumi dalle larghe gonne a ruota. Tutti elementi che affiancati ricreano una piacevole sensazione di benessere da circolo del libro, un ambiente sicuro in cui poco o niente di sbagliato può davvero accadere se non all’interno di una pagina scritta. Molti gli aspetti positivi della produzione di The Help, ma la vera forza della pellicola risiede completamente nel cast chiamato a raccolta per interpretare le protagoniste di questa storia. Dopo il successo letterario del libro, molte erano le pressioni sulla validità della trasposizione cinematografica e i dubbi per la scelta della perfetta attrice in grado di non denaturare i personaggi. E invece sono proprioViola Davis, Octavia Spencer ed Emma Stone i veri motori portanti dell’intero film. Il loro affiatamento è perfetto e le loro interpretazioni impeccabili. Le tre attrici, affiancate da talenti come Jessica Chastain,Allison Janney e Bryce Dallas Howard riescono a non essere mai sopra le righe e inserirsi nei propri personaggi in modo intimo e realistico. Si fa presto a entrare in sintonia con loro e a innamorarsi di Skeeter, Aibileen e Minny ed è impossibile non schierarsi dalla loro parte. Le loro interpretazioni prendono per mano lo spettatore e lo accompagnano in un percorso emozionale vasto, che ripercorre momenti drammatici e divertenti, toccanti e riflessivi. Un vero aiuto per un progetto che altrimenti sarebbe potuto apparire troppo prolisso, a causa anche dei suoi quasi 140 minuti di durata, e che invece si mostra intelligente e ben curato, un piccolo gioiellino di genere destinato forse a rimanere chiuso nella sua nicchia di interesse, ma che brilla per i dialoghi sagaci e le interpretazioni da premiare. Tate Taylor tratta la storia di The Help con estrema accuratezza e delicatezza, senza strapparla via dal suo contesto letterario naturale. Nel suo lavoro si intravede tutto l’affetto che prova nei confronti del progetto e dei suoi protagonisti, che accarezza con la macchina da presa e lascia liberi di padroneggiare la scena. La sua è una regia quasi delicata, studiata in modo da esaltare la recitazione di un cast da premio Oscar, davvero eccezionale in ogni sua interpretazione.
Di Antonella Murolo, da everyeye.it

Sappiamo perfettamente che aprire una recensione con una lista di nomi può risultare di difficile lettura se non addirittura noioso. Però stavolta faremo un’eccezione, perché il cast tutto al femminile di “THE HELP” merita di essere citato, in doveroso ordine alfabetico: JESSICA CHASTAIN, Viola Davis,AUNJANUE ELLIS, BRYCE DALLAS HOWARD, ALLISON JANNEY, Anna O’Reilly, SISSY SPACEK, Olivia Spencer, MARY STEENBURGEN, EMMA STONE, Cicely Tyson. Se possibile segnatevi questi nomi, perché è probabile che vogliate ricordarli tutti. A loro intanto va il nostro sentito applauso: questo gruppo di attrici ha messo insieme una delle più grandi interpretazioni collettive della storia del cinema americano contemporaneo, paragonabile a quella all-star di “AMERICA OGGI” di ROBERT ALTMAN, lungometraggio vecchio di ormai quasi vent’anni. Non c’è una singola scena di “The Help” che non sia da loro recitata in maniera sopraffina, sia nei duetti che in momenti collettivi. Tratta dal romanzo della scrittrice Kathryn Stockett, la sceneggiatura scritta dallo stesso registaTate Taylor racconta della presa di coscienza della giovane giornalista Eugenia “Skeeter” Phelan, che attraverso un libro anonimo raccoglie le testimonianze di decine di cameriere di colore discriminate in uno stato del Sud dei primi anni ’60. A parte qualche piccola ovvietà e alcune leggere sbavature retoriche, lo script è assolutamente equilibrato nel regalare momenti di commedia di costume con altri ovviamente più consoni alla forza del tema trattato: soprattutto Viola Davis e Olivia Spencer fanno da perfetto contraltare nel rappresentare il lato drammatico e quello più leggero della vicenda narrata. Scrittura calibrata, dialoghi pieni di sostanza, battute che ogni attore vorrebbe recitare: “The Help” è impostato anche a livello di messa in scena come un film volutamente fluido, oseremmo dire “classico”. La regia di Taylor non sottolinea minimamente gli eventi, la lascia che siano portati al pubblico dalla forza dei personaggi e dalle clamorose interpretazioni del cast. In almeno cinque scene la forza del messaggio e l’emozione che provoca riescono a indignare, commuovere, sorridere o addirittura ridere a crepapelle. Il potere di questo tipo di cinema è quello di non raccontare magari qualcosa di nuovo, ma di saperlo fare con una tale precisione e ricchezza di contenuti da sorprendere ogni volta. “The Help” è un film magnificamente riuscito perché torna a mostrare un momento buio della storia e della società americane non troppo lontano e lo fa con pienezza, passione, lucidità narrativa.
Ma non possiamo chiudere l’articolo senza tornare a omaggiare un gruppo di interpreti favolose, ognuna perfetta nel suo ruolo: se alle prossime nomination agli Oscar non ci saranno i nomi di almeno tre o quattro attrici di “The Help” si potrà legittimamente gridare allo scandalo. Una su tutte? Difficilissimo da dire.
Di Adriano Ercolani, da film.it

Una ragazza di un piccolo centro del Mississippi, durante gli anni Sessanta, Eugenia ‘Skeeter’ Phelan (Emma Stone), dopo aver terminato gli studi vuole diventare una giornalista-scrittrice. A questo proposito, memore del bellissimo rapporto che ha avuto con la sua tata, decide di raccogliere la testimonianza di altre domestiche di colore, come Aibileen e Minny, che da sempre si prendono cura delle famiglie della zona. Conquistate dalla simpatia di Skeeter le due “nannies” cominciano a raccontare anche gli episodi più pittoreschi e meno edificanti delle loro esperienze di vita domestica, gettando uno sguardo molto poco rassicurante sulle abitudini dei loro concittadini. Quando il libro con le interviste vedrà la luce la ragazza si troverà di fronte all’ostilità di tutte le sue vecchie amiche, incluso il suo fidanzato e soprattutto la sua amica del cuore Hilly Holbrook (Bryce Dallas Howard), reginetta dei salotti borghesi e maestra di bon ton segregazionista.
‘Il cambiamento è iniziato da un sussurro…’ afferma ad un certo punto Skeeter, la cui voce ha scoperchiato un silenzio che era diventato assordante.
Tratto dall’omonimo romanzo di Kathryn Stockett, rifiutato decine di volte prima di trovare un editore disposto a pubblicarlo per diventare immediatamente uno dei maggiori successi editoriali degli ultimi anni, il film ha avuto un’ eccellente accoglienza di pubblico e critica in Usa, e con ogni probabilità è destinato ad entrare nella rosa dei candidati agli Oscar. Ambientato negli anni Sessanta, durante le prime canzoni di protesta di Bob Dylan che testimoniano e cristallizzano un’epoca di nascente sovvertimento, racconta la nascita di una grande amicizia tra tre donne diverse per età, estrazione sociale e colore della pelle: Skeeter, Aibileen e Minny, che decidono di lavorare ad un progetto comune, che scuoterà la società razzista di Jackson. I rigidi confini sociali che delimitano le loro esistenze finiranno comunque per scontrarsi con i sentimenti di affetto e di solidarietà, e con il vento della libertà che finalmente ha iniziato a soffiare. Con più di 170 milioni di dollari di incasso negli Stati Uniti The Help è stato il caso cinematografico del 2011, grazie anche alla perfetta alchimia tra le interpreti, dalla stella emergente Emma Stone nel ruolo di Skeeter, a Viola Davis e Octavia Spencer in quelli di Aibileen e Minny. Altrettanto bravi, accanto a loro Bryce Dallas Howard, Jessica Chastain e Sissy Spacek.
Da primissima.it

Anni 60 stato del Mississipi, profondo sud degli Stati Uniti. Terra di soprusi e razzismo legale da secoli nei confronti dei “negri” (ci vorrà tempo per passare a neri e poi all’attualmente in uso afroamericani). Il contesto è tanto, il “messaggio” etico è quasi tutto in The Help. Come non essere d’accordo con un film che racconta di esseri umani spesso trattati ancora come schiavi, pur pagati (poco). Come non identificarsi in queste donne, matrone e materne, che finirono per crescere con amore e capacità pedagogiche generazioni di bambini bianchi dovendo invece far crescere i propri a qualcun altro. Un pregio e insieme un limite di questo film, che però ha un valore aggiunto: le sue donne, le sue attrici. Se c’è una cosa che non cambia nella società afro americana è proprio il ruolo di queste mamme. Donne dal coraggio straordinario che di frequente devono crescere i figli da sole, facendo magari più lavori, con mariti spesso latitanti, quando non impegnati con droga, alcol o criminalità.
Gli anni ’60 furono gli anni della lotta per i diritti civili e se spesso la storia ha ricordato grandi uomini che ne divennero portavoci nella politica e poi nella storia come Martin Luther King, furono spesso le donne, nella quotidianità, con piccoli enormi gesti di rottura, a dare il là ai cambiamenti maggiori. Basti pensare a Rosa Parks che si rifiutò nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco dando il via al boicottaggio degli autobus e accendendo la miccia del movimento dei diritti civili che poi negli anni ’60 finì per cambiare l’America. Molto merito fu di quella famiglia Kennedy che qui fa capolino più volte nei televisori e dalle radio, con indignazione delle famiglie iper conservatrici di Jackson, Mississipi.
Tratto dal romanzo di esordio di Kathryn Stockett, vero best-seller negli Stati Uniti, The Help è un racconto tutto al femminile di donne che trovano un linguaggio comune al di là delle barriere sociali e razziali. Vuole parlare delle storie delle domestiche nere, raccontando un punto di vista diversa sulla storia famigliare di quegli anni. Nel farlo talvolta finisce col mostrare le ricche donne bianche come macchiette a loro volta stereotipate, isteriche e annoiate (Jessica Chastain e soprattutto Bryce Dallas Howard sono forse penalizzate proprio per questo), ma nel complesso riesce ad emozionare e coinvolgere, regalando ritratti umani e forti di donne coraggiose. Non solo le brave e premiate Octavia Spencer e Viola Davis, ma anche la sempre più bravaEmma Stone, neolaureata bianca di famiglia borghese che vuole fare la giornalista e che decide di raccogliere le storie di queste donne. In questo modo diventa complice coraggiosa di un gesto simbolico, ma potente, quello di guardarsi negli occhi e cercare di conoscersi.
Di Mauro Donzelli , da comingsoon

“The Help” è una storia di lotta al razzismo ma anche di affermazione dei propri diritti, e doveri, e di battaglia per la libertà sociale, dove il fattore razziale non conta solo per il colore della pelle ma anche per la lotta di classe fra i bianchi. Sul finire degli anni ‘50 quando le donne sono viste solo come angeli del focolare, la ventitreenne Skeeter (Emma Stone) frequenta l’Università e sogna di diventare un’affermata scrittrice e giornalista nella Grande Mela.
Le sue compagne d’infanzia, tutte accasate a buoni partiti e sfornatrici ufficiali di pargoli, vedono il suo approccio alla realtà, controcorrente e contro il sistema, come innaturale e poco consono alla vita di una ereditiera del Sud. Quando Skeeter comincia a collaborare con il giornale locale si affida, per curare la rubrica dei “Consigli per la casa” , all’aiuto delle “Help”, le cameriere di colore che aiutano le mogli del Missisipi a cucinare, far le faccende di casa e soprattutto a crescere i loro figli.
Decisa a raccontare la loro storia in un libro, per un rivoluzionario punto di vista, convince due di esse (Viola Davis) a parlare dei soprusi e le frustrazioni che da anni devono sopportare nelle case delle famiglie altolocate come in quella in cui comanda Bryce Dallas Howard. La rivoluzione nasce anche da questo, dalla voglia di non far tacere la propria voce e di ribellarsi al sistema ogni giorno, con forza e costanza.
Un cast stellare, un’interpretazione corale che ha valso al film ben quattro nomination ai Golden Globes, per una tematica difficile da affrontare, anche a distanza di tempo (nonostante la segregazione sia un lontano ricordo) in una nazione patria delle controversie razziali.
Una pellicola che alterna, con sapienza, momenti seri a episodi divertenti, che non lascia vuoti ma riempie il cuore senza banalizzare o drammatizzare la narrazione.
Degne di nota le interpretazioni delle due help, Viola Davis eOctavia Spencer, di Bryce Dallas Howard, che si cala alla perfezione nella parte dell’acida, cinica e spietata e maniaca del controllo, e di Jessica Chastain, una esuberante novella sposa, non accettata nel gruppo capitanato dalla Howard per la sua scarsa omologazione al sistema sociale, che nasconde le sue sofferenze nella gioia di vivere.
Di Eva Carducci, da ecodelcinema.com

Tratto dal romanzo omonimo di Kathryn Sockett e forte dello straordinario successo ottenuto altreoceano la scorsa estate (uscito 154 milioni di dollari, dopo esserne costati 25, nelle prime 5 settimane di programmazione) arriva sugli schermi italiani The Help.
Cinque nomination ai Golden Globes (un solo premio conquistato da Octavia Spencer come miglior attrice non protagonista), altrettante candidature ai prossimi Bafta e – siamo pronti a scommetterci – almeno un paio di nomination agliOscar 2012; fanno di The Help un film sicuramente molto atteso.
Pensate alla società americana razzista, ottusa ed ipocrita degli Stati Uniti del Sud, nel pieno dei ruggenti anni ‘60; alle ambientazioni di La lunga strada verso casa (1990) e La vita segreta della Api(2008). Fatto? Dovreste esservi fatti un’idea abbastanza precisa del contesto in cui si muovono i personaggi del film. Nonostante le atmosfere edulcorate ed il tono sostanzialmente leggero scelto da Tate Taylor (qui anche sceneggiatore) per portare sullo schermo la vicenda (del resto si tratta di una produzione Disney), siamo di fronte ad un dramma sociale di grande impatto, soprattutto grazie alle straordinarie performance delle protagoniste, sul cui talento si basa l’intera pellicola. Una storia importante di emancipazione femminile e razziale, che riesce ad equilibrare bene sorrisi e commozione (e che avrebbe probabilmente potuto essere un vero gioiello, se si fosse tenuto alla larga dalla facile retorica).
Ci troviamo a Jackson, nel Mississipi. Eugenia “Skeeter” Phelan è appena tornata dall’università e sogna di diventare scrittrice. Il patinato mondo che la circonda le va stretto e si sente diversa da tutte le sue amiche d’infanzia, per le quali la massima aspirazione sembra essere quella diventare la moglie di un buon partito, avere dei bambini ed abitare in una bella casa. Decisa a raccogliere in un libro le testimonianze dei quotidiani soprusi, delle ingiustizie e delle frustrazioni, che le domestiche di colore devono sopportare; convince due di esse a raccontarle le loro storie. Dall’improbabile amicizia dell’ereditiera bianca e delle coraggiose Aibileen e Minny, nasce un progetto letterario segreto che ha il sapore delle vendetta ed abbatte le regole sociali, mettendo tutte loro a rischio.
Abbiamo già detto che la vera forza della pellicola è rappresentata dall’ottima prova attoriale di tutto il cast. Lo ripetiamo: Viola Davis e Octavia Spencer sono straordinarie. Le seguono a un passo di distanza Jessica Chastain, Sissy Spacek, Bryce Dallas Howard e Mary Steenburgen. Fra tutte, la meno incisiva risulta probabilmente essere Emma Stone, ma solo a causa di un personaggio meno caratterizzato e memorabile degli altri. Buona la regia, che accompagna senza enfatizzare eccessivamente il susseguirsi delle varie situazioni. Stupendi i colori saturi scelti per i paesaggi estivi e i bellissimi abiti d’epoca.
Anche se quella di The Help è una storia bene o male ben nota, è comunque una storia che merita di essere raccontata. Non solo perchè parliamo di un buon prodotto cinematografico, che saprà accontentare i gusti di un pubblico molto variegato; ma soprattutto perchè, anche a quasi 50 anni dalla fine della segregazione razziale, in un momento storico che vede un nero alla guida degli Stati Uniti d’America, il razzismo è ancora un problema reale e tristemente attuale.
Da cineblog

“The Help” è un film drammatico (tratto dal celeberrimo best seller di Kathryn Stockett) diretto da Tate Taylor e interpretato da Emma Stone e Viola Davis.
In “The Help” siamo nel 1962, nel profondo sud degli Stati Uniti. La giovane Skeeter è una ragazza intelligente e ambiziosa, diversa da tutte le altre che sognano solo una bella casa e un marito. Amante della scrittura, Skeeter decide di scrivere un libro assolutamente scioccante per l’epoca, ovvero un romanzo-verità che racconta la vita, le opinioni, le esperienze, il punto di vista delle domestiche di colore che a quei tempi erano onnipresenti nelle case degli americani bene e che si occupavano di tutto, specialmente della crescita dei figli dei bianchi…
“The Help” è un film splendido e importante. La pellicola di Taylor, infatti, è ben lontana dall’essere solo un (tra l’altro ottimo) intrattenimento; piuttosto è un racconto che ha molto da dire, da mostrare e da insegnare. L’America degli anni ’60 ci viene mostrata in tutte le sue orribili ipocrisie: davanti la facciata delle belle case, dei giardini curati, delle mamme sorridenti e vestite come modelle che si incontrano per fare beneficenza; dietro il razzismo spudorato, l’incapacità di amare i propri figli, l’ossessione per l’apparenza ad ogni costo.
“The Help” – grazie anche al contributo di un cast eccellente – ha subito fatto incetta di premi e se vi regalerete la sua commovente e toccante visione farete presto a capire il perché.
In una parola, una pellicola imperdibile.
Di Luisa Scarlata, da cineradar

Arriva anche in Italia il prossimo 20 gennaio The Help, la sorpresa del box office americano che racconta una vicenda toccante e divertente allo stesso tempo, una storia di donne che combattono con coraggio e contro i dettami sociali, per riuscire ad ottenere una dignità che solo la Storia ha restituito loro. Eugenia Phelan, per gli amici Skeeter, si è appena diplomata all’Università del Mississippi e il suo sogno è diventare una scrittrice, mettendo da parte quello che negli anni ’60 nella cittadina di Jackson era considerato il principale interesse di una giovane donna: sposarsi e avere bambini. Con grande disappunto della madre e delle amiche, Skeeter trova lavoro in un giornale locale e comincia a scrivere per la rubrica di consigli domestici, ma quale modo migliore di dispensare suggerimenti sulla pulizia di casa se non chiedendo aiuto proprio ad una domestica? La ragazza si rivolge ad Aibileen, cameriera della sua migliore amica, e così involontariamente viene messa a parte di un mondo, totalmente sconosciuto per lei, in cui una donna di colore è costretta a stare lontana dai propri figli, allevando quelli dei bianchi, che una volta cresciuti diverranno i suoi padroni. Nasce così l’esigenza, grazie anche al sostegno di un editore newyorkese, di scrivere queste storie e raccontarle in un libro scandalo che metterà a nudo una ricchissima umanità sommersa, quella delle cameriere ‘negre’ del sud degli Stati Uniti negli anni ’60, in piena campagna contro l’integrazione raziale.
Basato sull’omonimo romanzo di Kathryn Stockett, e scritto e diretto da Tate Taylor, The Help è un vero e proprio gioiello. Il film si presenta in maniera invitante catapultandoci immediatamente nel racconto, catturando lo spettatore con una scelta fotografica e luministica che ricalcano perfettamente la mitizzazione degli anni ’60 secondo la medio alta borghesia americana di provincia, con villette curate, signore inamidate e abiti colorati e sgargianti indossati da giovani donna inesperte di vita ma desiderose di apparire perfette e impeccabili. Tutto questo carnevale di colori stride di fronte alla drammaticità delle singole vite di ogni donna che si racconta: sofferenza, umiliazione e mortificazioni costellano le loro vite sin da quando sono nate. Ma non tutte le storie sono tristi, c’è la cameriera che ricorda con affetto i bambini che ha cresciuto, e un’altra ancora che rievoca la gentilezza del proprio padrone.
The Help è caratterizzato da questo grande equilibrio tra comicità e dramma, provocando risate di gusto e costruendo momenti di grande commozione, senza mai scadere nel patetismo. Il sentimento di indignazione che pervade Skeeter, una straordinaria come sempre Emma Stone, coinvolge anche lo spettatore e aiuta, una volta usciti dalla sala, ad interrogarsi su ciò che è stato, e che purtroppo fa parte della Storia di tutto l’Occidente, non solo degli Stati Uniti.
Punta di diamante è però uno spettacolare cast, tutto al femminile, capitanato da Viola Davis, Bryce Dallas Howard, la già nominata Stone ed una Jessica Chastain sopra le righe. Chi la ricorda eterea e perfetta in The Tree of Life, resetti quell’immagine, qui Jessica è formosa, vivace, sensuale e stupida allo stesso tempo, ma con un grande cuore e soprattutto una grande forza d’animo. Ma non solo la bellissima Chastain qui conferma il suo talento, perché la bella Bryce Dallas Howard offre in The Help quella che forse è la sua migliore interpretazione nei panni della dispotica perfezionista razzista di quartiere. Ma attenzione a Viola Davis, già premiata come miglior attrice ai Critics’ Choice Movie Awards, che nei panni di Aibileen tratteggia un fantastico ritratto di una donna vessata dalla vita ma che cammina a testa alta e trova il coraggio di reagire e di raccontare la sua storia.
The Help è un film toccante, divertente ed emozionante, che con grande equilibrio e dignità racconta di un periodo oscuro della storia dell’uomo, un periodo che è apparentemente finito grazie alla forza dei pochi che si sono opposti ai molti.
Di Chiara Guida, da cinefilos

“Il cambiamento comincia con un sussurro”: è questo il motto del film “The help”, trasposizione cinematografica del romanzo di Kathryn Stockett “L’aiuto”, sceneggiato e diretto da Tate Taylor, amico d’infanzia dell’autrice e qui alla sua seconda prova da regista. Ambientato a Jackson, capitale del Mississippi, all’inizio degli Anni ’60, nel periodo della Presidenza di John F. Kennedy, dell’attivismo di Martin Luther King e delle prime campagne per i diritti dei neri, “The help” affronta la questione sempre attuale del razzismo, denunciando le discriminazioni e i soprusi perpetrati per decenni nei confronti degli afro-americani in nome del principio segregazionista “separate but equal”. A scagliarsi contro questo sistema spietato ed ipocrita è una giovane neo-laureata ed aspirante giornalista, Eugenia Phelan (Emma Stone), soprannominata Skeeter, che deciderà di raccogliere le confessioni delle domestiche nere di Jackson per far conoscere all’America il loro punto di vista.
Il film di Tate Taylor è costruito dunque attorno alle esistenze intrecciate delle donne della città di Jackson: le bianche, madri di famiglia piegate alle convenzioni e alle divisioni sociali del Mississippi, regno del Ku Klux Klan e del “razzismo legalizzato”; e le nere, umili domestiche impegnate a crescere i figli delle rispettive padrone e sottoposte loro malgrado ad angherie e umiliazioni. “The help” riesce a descrivere efficacemente questa atmosfera di profonda disuguaglianza adottando la prospettiva progressista di Skeeter, che sceglie di schierarsi dalla parte delle donne afro-americane e di diventare la voce che possa raccontare la loro storia, fino a rompere il muro di omertà e di soprusi attraverso la pubblicazione di un libro “esplosivo” intitolato, appunto, “The help”. Ad aiutare Skeeter in questa missione, mettendo in gioco se stesse e le proprie esistenze, saranno innanzitutto due coraggiose cameriere: Aibileen Clark (Viola Davis), tata amorevole oppressa dal dolore per la morte del figlio, e Minny Jackson (Octavia Spencer), volitiva cameriera cacciata dalla sua precedente padrona, Hilly Holbrook (Bryce Dallas Howard), per aver utilizzato il suo stesso bagno.
Ma nell’arco di due ore e mezza, il film dispiega di fronte allo spettatore un’ampia galleria di situazioni e di personaggi, riuscendo a dedicare a ciascuno il giusto spazio: ad esempio l’amicizia fra Milly e Celia Foote (Jessica Chastain), esuberante quanto imbranata neo-sposa, emarginata dalla comunità di Jackson a causa della feroce antipatia provata da Hilly nei suoi confronti; o il contrastato rapporto fra Skeeter e la madre Charlotte (Allison Janney), accusata dalla figlia di aver licenziato la loro vecchia domestica, Constantine Bates (Cicely Tyson). Tutte le tematiche e gli intrecci presenti all’interno della storia vengono sviluppati da Tate Taylor con ammirevole equilibrio narrativo, e con una straordinaria capacità di coinvolgere e commuovere senza scivolare nella retorica o ricorrere alle armi del patetismo. Non c’è da stupirsi, pertanto, che l’ottima miscela fra dramma, impegno e ironia abbia conquistato il pubblico americano, trasformando “The help” in uno dei più clamorosi successi del 2011. In un cast assortito a meraviglia, in cui compaiono anche Sissy Spacek e Mary Steenburgen, a brillare per le loro eccellenti interpretazioni sono soprattutto l’intensa Viola Davis e la strepitosa Octavia Spencer, entrambe in primissima fila per l’Oscar. La colonna sonora, con musiche composte da Thomas Newman, include alcuni brani d’epoca (Bob Dylan, Ray Charles, Johnny Cash, i Four Seasons) e la canzone di Mary J. Blige “The living proof”.
Di Stefano Lo Verme , da filmedvd.dvd

Tratto dall’omonimo romanzo (in Italia tradotto semplicemente in L’aiuto) di Katryn Stockett, ormai best seller in tutto il mondo, ma pubblicato nel 2009 dopo tanti rifiuti, “The Help” racconta una storia di emancipazione femminile e razziale ambientata negli anni ’60 a Jackson nel Mississipi. Il punto di vista assunto è quello di una giovanissima giornalista che prova a scrivere un lungo articolo, poi libro, a proposito delle domestiche di colore che lavorano ogni giorno badando alla casa ecrescendo i figli delle famiglie “bianche” della zona. Siamo nel sud degli Stati Uniti, lì dove il razzismo è più forte che altrove ed è anche sostenuto da molte leggi. Il movimento per i diritti civili di Martin Luther King sta acquistando forza, ma le condizioni di molte lavoratrici, nonché la considerazione che ricevono, sono le stesse che hanno caratterizzato da sempre i rapporti tra padroni e schiavi. La pubblicazione di un libro che racconti dal punto di vista di questi ultimi come e cosa significhi vivere in questi contesti diventa così un’opportunità per fare aprire gli occhi a tutti gli osservatori “terzi”, nonché una dolce vendetta su chi pensa che mettere i piedi in testa al prossimo sia una pratica legittima e senza alcun rischio.
Tate Taylor scrive e adatta per il grande schermo una storia che ha sì un pizzico di retorica, ma che riesce a bilanciare bene dramma e commedia, lasciando nello spettatore tanti sorrisi, ma anche riflessioni. E’ vero, nel mondo occidentale lo schiavismo è un fenomeno che continua ad esistere, ma che ormai si manifesta in situazioni diverse (è schiavismo quello di una ragazza obbligata a prostituirsi dal suo pappone e lo è quello di un immigrato clandestino costretto a lavorare in condizioni estreme e che pensa di non avere il diritto o non ne ha proprio la possibilità di rivolgersi alle autorità). Non è mai “legalizzato” ed assieme al razzismo sono quantomeno sempre condannati dall’opinione pubblica. Ciò non toglie che questi atteggiamenti pervadano o rischiano di pervadere tanti altri momenti della nostra vita quotidiana o direttamente alcuni dei nostri pensieri. Per queste ragioni il film ha comunque una sua “attualità” e si può pensare che l’avrà sempre.
Per fare acquistare credibilità alla storia Taylor punta prima di tutto sulla credibilità dei personaggi. Ecco quindi che solo le tre protagoniste, Skeeter, Aibileen e Minny a muovere le fila del racconto, sono le loro ambizioni, delusioni e voglia di rivalsa, a farsi simbolo convincente di un’intera gamma di valori. Non ci sarebbero riuscite se ad interpretarle non fossero altrettante bravissime attrici: la rossa Emma Stone, Viola Davis e Octavia Spencer. Sarebbe però riduttivo parlare di grande cast senza citare tutte le altre splendidi attrici di questo film per cui ci sarà sicuramente incetta di nominations agi Oscar: Bryce Dallas Howad nei panni dell’odiosa cattiva, Jessica Chastain (la scoperta dell’anno) in quelli dell’ingenua, ma dolce biondona e Allison Janney in quelli della madre “pentita” compongono il resto di un quadro quasi perfetto, da vedere magari subito dopo “Il colore viola” di Steven Spielberg. In definitiva un bel film, adatto a qualsiasi tipo di pubblico, non pesante come le oltre due ore di durata potrebbero lasciare presagire, ma profondo e rinfrancante come il grande cinema, per fortuna, ogni tanto continua a essere in grado di fare.
La frase:
“Friggere il pollo mi fa sempre sentire un po’ meglio nella vita”.
Di Andrea D’Addio, da filmup.leonardo

Nel 1960 le leggi razziali Jim Crow condizionano ancora con estrema severità e ottusa determinazione la quotidianità delle donne afro-americane, mentre consuetudini sociali altrettanto rigide e desuete scandiscono con ripetitiva puntualità la vita delle ragazze di buona famiglia. Sono gli anni immediatamente successivi alla “disubbidienza” di Rosa Parks e precedenti alla rivoluzione sessuale e al movimento pacifista. Una sorta di terra di mezzo ancora popolato da donne di servizio di colore e signore bianche saldamente arroccate ai benefici acquisiti per puro diritto genetico. Immersa in questa immobilità storica, l’intera comunità di Jackson, Mississippi, non sembra accorgersi di un mondo in fermento, del lento ma costante disgregamento dei capisaldi della segregazione razziale e di un futuro pronto a utilizzare l’intelligenza femminile fuori dai rassicuranti confini domestici. Una sfida che la giovane Skeeter, di ritorno dall’Università con il sogno di diventare giornalista, è però pronta a raccogliere con l’aiuto faticosamente conquistato di Aibileen e Minny, due domestiche mosse dal coraggio di fare finalmente la cosa giusta. Così, nella rassicurante intimità dei loro incontri segreti, tra lacrime e risate le tre donne definiscono la struttura di un documento letterario che, se non capace di mutare il destino di una razza, riuscirà a creare una nuova consapevolezza femminile. A più di quarant’anni dall’ufficializzazione dell’incostituzionalità della segregazione e a quattro dall’elezione del primo Presidente di colore, per gli Stati Uniti la tematica razziale è una questione ancora aperta. A dimostralo più di qualunque altro ambito culturale è l’industria cinematografica che, attraversando trasversalmente la Storia, ha cercato di rintracciare la voce narrante più consona all’argomento senza però raggiungere mai una completa elaborazione del problema. Così, da Il buio oltre la siepe a La lunga strada verso casa, Hollywood ha costruito una visione personale mossa dalla retorica dell’ammenda ereditata, quasi inevitabilmente, anche da The Help. Accusato di poca accuratezza storica, il film diretto da Tate Taylor e ispirato all’omonimo romanzo di Kathryn Stockett, ha conquistato il pubblico americano e ben cinque nomination ai Golden Globe, grazie ad un’emotività ben calibrata che, toccando le corde di un senso di colpa globale, nella complicità tra la bianca progressista e le nere rivoluzionarie trova la massima espressione. Nate evidentemente sotto l’influsso pacificatore dell’era obamiana votata al dialogo, le vicende personali delle colf Aibileen e Minny vengono utilizzate come lente d’ingrandimento per una narrazione più ampia che, pur non facendo nessuno sconto alla gretta ignoranza dell’epoca, offre ancora una volta all’accusato la possibilità di sollevarsi dall’infamia attraverso l’illuminata intelligenza della giovane Skeeter, raro esemplare di una razza altrimenti votata alla vessazione.
Così, grazie a questo escamotage, alla rappresentazione riveduta e corretta del modello della Mamy sudista e alla scelta di un tono tendenzialmente leggero, il regista si libera parzialmente dalle incognite del dramma sociale per definire un prodotto di ottima fattura ma di scarso impatto culturale. Un’atmosfera edulcorata dal sorriso che assume, però, tutt’altro peso attraverso una lettura più particolareggiata dell’insieme. Andando oltre l’elemento razziale e la formalità applicata, si scopre un sottotesto che trova forza e valenza nella ricostruzione di un universo femminile diviso per nascita eppure unito dalla prigionia di aspettative ed obblighi sociali. In questo modo, in un mondo in cui la casta si determina attraverso il colore della pelle e la semplice appartenenza ad un sesso, serve e padrone si trovano a vivere secondo dettami imposti, ostaggi più o meno consapevoli di una struttura antica e ripetitivamente immobile. Da questa prospettiva, la relazione costruita dai personaggi interpretati da Emma Stone, Viola Davis e Octavia Spencer in The Help determina il futuro pronto ad irrompere nel presente attraverso un dialogo generazionale, culturale e personale grazie al quale mettere in discussione un ruolo che, nella semplice rappresentazione di moglie, madre e domestica, vede una limitazione da superare per aprirsi finalmente ad un mondo non subito ma progettato.
Di Tiziana Morganti, da movieplayer

1963, Jackson, Mississippi. Facile fare un film sul razzismo? Forse, ma Tate Taylor ha l’indubbio merito di avergli voluto (e saputo, visto che è anche l’autore della sceneggiatura, tratta da ‘il libro’ intorno al quale la vicenda si sviluppa, scritto in realtà da Kathryn Stockett) dare un taglio interessante. Vero è che in tanti si erano già spinti nel profondo Sud, nello Stato del Mississippi, tra la caritatevole borghesia statunitense e fin dentro le loro cucine e locali della servitù, ma questo film si distingue per due principali meriti, nei quali la mano del regista non è certo assente: la scelta della storia e una compagine di attrici davvero eccezionali.
Interpreti e sviluppo dei personaggi, e le loro interazioni, ci portano in una rete di relazioni non inedite, e anche i modelli sono quelli: dalla serva buona e orgogliosa e la ‘negra’ più selvaggia e aggressiva (e ottima cuoca, con marito manesco) alla figlia di papà viziata e ‘femmina alpha’ a quella esclusa dal branco fino alla ‘pecora nera’, pure un po’ comunista magari, che si rivela eroina e motore della storia.
Il gioco si inizia a rivelare associando a questi personaggi qualche nome (nell’ordine): Viola Davis (nominata all’oscar nel 2009 per “Il dubbio” e battuta al Globo d’Oro 2012 solo da Meryl Streep… e non è detto non ci sia una clamorosa rivincita), Octavia Spencer (che già aveva interpretato la nera ‘riottosa’ in “Pretty Ugly People”, 2009, precedente/esordio film di Tate Taylor, a dimostrazione della sua attenzione e interesse nei confronti di minoranze etniche e discriminazioni varie, visto che il film parlava di ex grassi), Bryce Dallas Howard (“The Village”, “Manderlay”, “Lady in the Water”, altro?), Jessica Chastain (sorprendente rivelazione dell’ultimo anno con “Take Shelter”, “Wilde Salome” e “The Tree of Life”) e Emma Stone (altra giovane talentosa che finalmente sembra iniziare ad imbroccare i ruoli e che nel 2012 vedremo parecchio).
Sono loro il film. La Storia resta (forse un po’ troppo) sullo sfondo, tanto nei riferimenti ai movimenti sociali e a Martin Luther King – legittimamente – quanto al clima duro e xenofobo e agli scontri (solo accennati) con il Ku Klux Klan, strumentalmente e colpevolemente assenti in una narrazione che non può prescinderne.
Tant’è, la servitù (drammaticamente, in senso più ampio) dalla parte della servitù, ma raccontato da chi può permettersi di farlo. Ci si affida all’onestà intellettuale della narratrice, ma sono gli sguardi di chi cerca il riscatto per un figlio cui non ha potuto dare un futuro o che ha dovuto rinunciare ad ogni aspirazione, a emozionare e rapire. D’altronde sono la speranza e il coraggio ad emergere, a discapito di drammi e sottintesi, la forza dei singoli di guadagnarsi rispetto e dignità nonostante il peso di condizionamenti sociali e tradizioni; e in questo senso il film è un perfetto veicolo, che non paga pegno a didascalismi e retorica. Nonostante tutto è bello vedere un affresco di tale umanità; nonostante l’impressione data dall’effetto ‘favola pedagogica’, resta una interpretazione d’insieme da parte delle donne protagoniste che continuerà a spingere avanti questo “The Help”.
Di Mattia Pasquini, da film.35mm

Candidato a 5 Golden Globe, vincitore di tre Critics Choice Award, dal 20 Gennaio nei nostri cinema, un film da non perdere: The Help. Se fosse possibile, sarebbe indiscutibilmente opportuno consegnare l’Oscar per la Migliore attrice protagonista all’intero cast del film scritto e diretto da Tate Taylor.
Emma Stone, Bryce Dallas-Howard, Jessica Chastain, Viola Davis, Octavia Spencer, Sissy Spacek, Ahna O’Reilly: ognuna di loro affronta magistralmente il proprio personaggio ed instilla grande autenticità nei ruoli rappresentati.
Dalla ribelle Skeeter all’algida Hilly, dalla coraggiosa Aibileen all’indomabile Minny, passando per la genuina Celia e la svampita Missus, tutte donne la cui essenza viene mostrata in profondità e i cui destini si incrociano in una sceneggiatura scritta ad arte.
Tratto dall’omonimo best-seller di Kathryn Stockett – dieci milioni di copie in tutto il mondo – The Help è un ritratto nitido e commovente del Mississippi di fine anni ’60, quando l’interrazzialità era ancora qualcosa di inconcepibile.
Per il tema e la presenza della Spacek, non può non tornare alla mente La lunga strada verso casa – storia di una donna bianca che prende le difese dei neri, intuendo la necessità dell’uguaglianza dei diritti – privo però della verve di The Help, che unisce sapientemente storia romanzata e rievocazione di un’epoca.
E’ il 1963: le ricche donne bianche sono servite da donne nere che crescono i loro figli, curano le loro case, cucinano per i loro ospiti, spesso subendo maltrattamenti e umiliazioni. E’ a questo punto che Skeeter, appena rientrata dall’università e disinteressata a matrimonio e figli – almeno per il momento – decide di scrivere un libro nel quale le domestiche raccontano i soprusi subiti. Il manoscritto è un segreto tra la giovane, Aibileen e Minny ma ben presto, in seguito all’arresto di un’amica, molte altre donne si uniscono per mettere nero su bianco anni di angherie. E sul libro, che ottiene un successo strepitoso, ognuna delle conoscenti di Skeeter trova un episodio che riguarda sé o la propria famiglia.
Un cast formidabile di donne dà vita ad uno spaccato della provincia americana più falsa e imbalsamata, quella in cui le giovani signore sono agghindate dal mattino alla sera, hanno capelli cotonati fino all’inverosimile, vietano ai “negri” di usare i loro bagni perché potrebbero attaccare malattie ma non esitano a far crescere i propri figli da quelle donne così temute.
L’attenta ricostruzione degli ambienti, dei costumi, degli anni ’60 in genere si nota fin nei minimi dettagli. Lo stesso regista, l’autrice del libro ed il produttore sono infatti cresciuti a Jackson, dove è ambientata la storia, e hanno saputo trasmettere l’essenza di quella cittadina e dei suoi abitanti.
La splendida fotografia cattura la luce che si affievolisce nel corso della giornata, rischiarando e oscurando le strade e le case, mentre gli intensi primi piani incorniciano i volti delle protagoniste e i loro stati d’animo angosciati e tormentati.
Un dramma commovente e ironico, che alterna sequenze fortemente drammatiche ad altre comiche: fiore all’occhiello di queste ultime, la scena in cui Minny si vendica di Hilly preparandole una torta assai insolita.
La storia di una donna e del suo popolo viene raccontata con infinita delicatezza: dalle parole di Aibileen scaturisce un racconto lungo due ore che scorre tra lacrime di commozione e risate catartiche.
Un film impedibile, di grande bellezza, che riserverà sicuramente diverse sorprese alla prossima Notte degli Oscar.
Di Daria Castelfranchi , da cinemalia

Jackson, Mississippi, 1962. La giovane Skeeter (Emma Stone), fresca di laurea, è alla ricerca di un lavoro come scrittrice. Sullo sfondo una cittadina con casette deliziose, giardini curati e giovani donne intente a metter su famiglia trascorrendo le giornate giocando a bridge. Tutto scorre ‘senza problemi’. Completano questo ideale quadretto americano Aibileen Clark (Viola Davis), Minny Jackson (Octavia Spencer) e altre centinaia di bambinaie e governanti di colore. Per loro invece tutto scorre drammaticamente. Trattate quasi come schiave, umiliate e insultate, affrontano il quotidiano con una forza difficile da comprendere, quotidiano in cui anche ‘friggere il pollo può far sembrare la vita migliore’. Amare e farsi amare dalle figlie e dai figli dei loro sfruttatori ‘amando il proprio nemico’. E la giovane Skeeter non è disposta ad essere spettatrice e complice di un simile degrado.
Il regista Tate Taylor, al suo secondo lungometraggio, confeziona un film coinvolgente ed emozionante riprendendo l’omonimo romanzo di Kathryn Stockett. Mentre l’odio razziale e la violenza del Ku Klux Klan vengono solo marginalmente affrontati il film si concentra invece sul razzismo dettato dalla stupidità umana dell’apparire, di conformarsi ai comportamenti degli altri per essere accettati dal gruppo. Comportamenti che sfociano nel ridicolo come ad esempio l’organizzazione di una raccolta fondi per i bambini africani a migliaia di chilometri di distanza mentre i bambini afroamericani soffrono la fame a poche centinaia di metri. Il messaggio che il film trasmette arriva forte e deciso. Inizialmente la vita delle bambinaie viene raccontata in maniera mite, anche con battute delle protagoniste che fanno sorridere, facendo apparire la loro esistenza quasi sopportabile. Ma poi improvvisamente arrivano le scene più dure, più pesanti, che scuotono lo spettatore mostrando la vita delle donne in tutta la sua drammaticità. Una pellicola sicuramente di forte impatto ma mai buonista o scontata, con l’ulteriore pregio di non generalizzare i comportamenti delle persone (Skeeter non è infatti l’unica bianca favorevole all’integrazione). Nel vedere le donne fare la fila per prendere l’autobus sembra quasi di intravedere una sorta di antenate delle badanti dell’est europa che oggi affollano le case degli italiani. Di certo non schiave, ma troppo spesso additate come diverse, poco affidabili o addirittura non meritevoli di saluto. Il cast del film è quasi interamente al femminile. Spiccano le intense Emma Stone e Viola Davis (a tratti commoventi per la loro bravura), la perfida Bryce Dallas Howard e Jessica Chastain, molto brava nel ruolo di ragazza ‘sui generis’.
Di Daniele Riccardelli, da voto10

Negli anni Sessanta, a Jackson, nel Mississipi, le ragazze, quelle in età da marito, pensano soprattutto a sposarsi e ad avere dei figli. Skeeter Phelan no, con grande disappunto della mamma. Tornata nella sua cittadina, fresca di laurea, insegue il sogno di fare la scrittrice ed entra nel Jackson Journal a occuparsi di economia domestica. Per scrivere il primo pezzo, pensa di chiedere aiuto ad Aibileen, cameriera afroamericana di mezza età che ha trascorso la vita a crescere i figli dei ‘bianchi’. I colloqui tra le due donne schiudono uno spunto interessante e Skeeter Phelan decide di scrivere un libro che raccolga storie di governanti e precettrici di colore.
L’America degli anni 60 incornicia la sua storia in mezzo a diverse turbolenze. The Help cerca di raccoglierle in maniera insolita, né didascalica né predicatoria. Basata sul romanzo bestseller diKathryn Stockett, la pellicola è stata adattata e diretta da Tate Taylor, amico d’infanzia della scrittrice, entrambi di Jackson. La vicenda si fa largo attraverso Skeeter, aspirante giornalista bianca, che chiede ad Aibileen, cameriera nera, alcuni consigli per redigere articoli di economia domestica, ma si rende conto che la storia interessante si trova nelle vicende personali di quest’esercito di ottime precettrici insuperabili per educare i figli dei ‘bianchi’ ma non adatte a condividere un utensile da cucina piuttosto che il bagno. Insieme con l’aria nuova portata da Skeeter e Aibileen arriva anche il carattere esuberante e rivoluzionario di Minny. L’interazione tra questi tre personaggi risponde a quell’affermazione dei diritti civili che in quel momento storico sta iniziando ad aleggiare negli Stati Uniti. Taylor preme l’acceleratore su questo punto, mostrando clip di Martin Luther King, e sull’omicidio di Jfk e di Medgar Evers – attivista nella lotta contro il razzismo – che tra le sue tante battaglie sostenne quella che portò la Mississippi University (la stessa da cui esce laureata la Skeeter) ad ammettere James Meredith, primo studente di colore dell’ateneo.
In questo corollario, la cittadina di Jackson, Mississipi, è pronta a rispondere a razzismo e bigottismo con il patto d’acciaio delle tre paladine locali che sfidano convenzioni e leggi attraverso la forza delle parole, della scrittura, della voglia di cambiamento. Da Oscar la dignità tranquilla e gli occhi espressivi di Viola Davis (Aibileen), simpatica e toccante l’interpretazione di Octavia Spencer(Minny), vincitrice il 15 gennaio scorso del Golden Globe come miglior attrice non protagonista (il lungometraggio aveva ricevuto altre quattro nomination). Ma anche il resto del cast se la cava egregiamente da Emma Stone (Skeeter) a Bryce Dallas Howard, che incarna alla perfezione la spregevole Hilly Holbrrok, sintesi del disarmante animo razzista permeato in una larghissima fetta di popolazione bianca. Senza dimenticare Jessica Chastain, anche lei candidata ai globi d’oro e in forte ascesa dopo il pluripremiato The Tree of Life.
The Help è un buon film, una celebrazione rivelatrice di guarigione interrazziale che grazie alla direzione accorta di Tate Taylor non sfocia mai nel melodramma e riesce a ritagliarsi anche qualche spazio di puro intrattenimento, nel senso più alto del termine.
Di Maria Pia De Rango, da film-review

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