LA MIGLIORE OFFERTA



Giuseppe Tornatore volta pagina girando un elegante storia di inganno e seduzione sullo sfondo del mondo dorato delle case d’asta, con un grandissimo cast internazionale.
Virgil Oldman (il premio Oscar Geoffrey Rush) é un grande esperto d’arte,  eccentrico banditore di aste apprezzato e conosciuto in tutto il mondo. La sua vita scorre al riparo dai sentimenti, fin quando una donna misteriosa (Sylvia Hoeks) lo invita nella sua villa per effettuare una valutazione. Sarà l’inizio di un rapporto che sconvolgerà per sempre la sua vita.
Geoffrey Rush, Donald Sutherland, Jim Sturgess e Sylvia Hoeks, un insieme di grandi attori internazionali per una love story dalle tinte molto oscure che il nostro Giuseppe Tornatore ha girato in lingua inglese, prevalentemente a Vienna – anche se alcuni interni sono stati fatti in Italia – con un team tutto nostrano. A cominciare dal fedelissimo e prestigioso collaboratore alla colonna sonora, il Maestro Ennio Morricone. “La migliore offerta – ha affermato Tornatore – è sì una pellicola relativa alle aste, con tutto quello che circonda questo mondo molto particolare – dove l’offerta più alta è quella vincente ma, è un titolo, assolutamente allegorico, perché il film è una grande storia d’amore. Quindi, questa ‘migliore offerta’ è riferita ai profondi sentimenti che, quest’uomo, Virgil, prova per una donna, piuttosto giovane, di nome Claire che è Sylvia Hoeks. Quale sia la ‘migliore offerta’ che si può fare in amore è la vera scommessa del film, e direi anche della vita… la più alta?, la più bassa? E con questa chiave, questa domanda in testa che ho girato la relazione tra quest’uomo e questa donna, come un vero thriller, come un giallo classico, ma dei sentimenti, non pensate ad omicidi, a morti e feriti perché non vi è nulla di tutto ciò”. “Inoltre – aggiunge Tornatore – ho realizzato La migliore offertaperché avevo bisogno di staccarmi dal mio passato. Per come la vedo io questo è un film che rompe con le costanti del mio cinema, un po’ come è successo quando ho girato Una pura formalità. La migliore offerta, non è un film autobiografico ed ha una genesi a dir poco curiosa. Come alcuni di voi sanno io tengo tutti i miei soggetti e le mie idee nei cassetti di casa, ogni tanto ne tiro fuori qualcuno e li rileggo. Questo film nasce dall’unione di due progetti da me redatti, molti anni fa, che trovavo però, entrambi, zoppicanti, Poi il primo mi ha fatto venire in mente il secondo e, unendoli, ha preso vita l’idea per questo film. Comunque non è Baarìa che è il film che volevo fare da una vita e non èNuovo Cinema Paradiso che considero lo spin-off di Baarìa. Vi troverete davanti a qualcosa di completamente diverso”.
Da primissima.it

Il 2013 per il cinema italiano si apre con il ritorno in grande stile di Giuseppe Tornatore. Dal primo gennaio in sala il suo La Migliore offerta (The best offer), una storia d’amore dai risvolti gialli e dall’ambientazione raffinatissima con Geoffrey Rush e Donald Sutherland.
Dopo il grande affresco storico di Baarìa, il regista premio Oscar cambia chiave e abbandona la Sicilia con un film dal sapore mitteleuropeo ma interamente prodotto in Italia, girato in  inglese tra Vienna, Trieste, Bolzano, Roma, Milano e Praga. Un film dove l’arte, e il mondo delle aste fanno da cornice ad una storia d’amore dai toni inquietanti, un triangolo che vede all’apice una misteriosa donna, e agli altri vertici un gentiluomo in età avanzata, battitore d’aste; e un giovane e geniale antiquario irresistibilmente attratto dai macchinari antichi.
Una nota per la colonna sonora, che è ancora affidata a Ennio Morricone, legato al regista siciliano da un lungo e solido sodalizio artistico cominciato nell’88 con Nuovo Cinema Paradiso e proseguito con La Domenica Specialmente, Una Pura Formalità, L’Uomo delle Stelle, La Leggenda del Pianista sull’Oceano, Malena, La Sconosciuta e Bàaria. Prodotto da Arturo Paglia e Isabella Cocuzza per la Paco Cinematografica, il film è distribuito in Italia da Warner Bros. Nel cast oltre al premio Oscar Geoffrey Rush e a Donald Sutherland anche Jim Sturgess, e la bellissima Sylvia Hoeks.
 SINOSSI – Una vicenda molto semplice, campeggiata dalla parabola umana di un uomo colto e solitario, non più giovane, la cui ritrosia nei confronti degli altri è pari solo all’infallibile maniacalità con cui esercita la professione di esperto d’arte e battitore d’aste. Chiamato ad occuparsi della dismissione del patrimonio artistico di un antico edificio, l’antiquario si ritroverà al centro di una passione che cambierà la sua grigia esistenza.
Lo si potrebbe definire un film sull’arte intesa come sublimazione dell’amore, ma anche un film sull’amore inteso come frutto dell’arte.
 Dice Tornatore, che in precedenza aveva confessato che a questo film pensava almeno da vent’anni “Ha a che fare con il mondo delle aste, ma nonostante il protagonista (un intenso Geoffrey Rush) sia un battitore d’aste, La migliore offerta non è un film su questo ambiente. E’ una storia d’amore, e in amore non si può mai sapere quale sia l’offerta giusta, quella migliore. Il titolo ha un valore allegorico. Diciamo che nasconde una storia romantica intessuta come un giallo classico, anche se non si sono detective o assassini“.
Da daringtodo.com

Con un cast internazionale, che affianca il genio eccentrico di Geoffrey Rush, il versatileDonald Sutherland nelle vesti di miglior amico, quelle di Jim Sturgess dell’abilissimo restauratore di di congegni di qualsiasi epoca che entra nel triangolo amoroso con l’amata Claire, una cliente di una casa d’aste interpretata dall’olandese Sylvia Hoeks, e il promettente teaser trailer italiano di oggi (che trovate dopo il salto), La Migliore Offerta diGiuseppe Tornatore si prepara a portare sul grande scherno una storia d’amore e trasformazione, intrigante e misteriosa, raccontata come un thriller.
Virgil Oldman (Geoffrey Rush) é un genio eccentrico, esperto d’arte, apprezzato e conosciuto in tutto il mondo. La sua vita scorre al riparo dai sentimenti, fin quando una donna misteriosa (Sylvia Hoeks) lo invita nella sua villa per effettuare una valutazione. Sarà l’inizio di un rapporto che sconvolgerà per sempre la sua vita.
Il film italiano, girato tra Trieste, Vienna, Bolzano, Parma, Praga, Roma e Milano, in lingua inglese con un cast internazionale, è prodotto da Isabella Cocuzza e Arturo Paglia per Paco Cinematografica e Warner Bros (Italia, Germania, Austria), che lo distribuirà nelle nostre sale a partire dal 1° gennaio.
Secondo le dichiarazioni rilasciate dal regista, quella del film è per Giuseppe Tornatore“un’idea alla quale lavoro da vent’anni”, con una colonna sonora originale realizzata da Ennio Morricone, che porta avanti un fortunato sodalizio iniziato con un Nuovo Cinema Paradiso da Oscar, e proseguito con La Domenica Specialmente, Una Pura Formalità, L’Uomo delle Stelle, La Leggenda del Pianista sull’Oceano, Malena, La Sconosciuta, Bàaria. Ci Auguriamo con molto altro.
Da cineblog.it

Il cinema di Giuseppe Tornatore può essere facilmente diviso in due filoni ben distinti.  Il primo, quello che gli ha regalato l’Oscar e la notorietà nazionale e internazionale, è quello siciliano: quello di Nuovo Cinema Paradiso, di Malena, dell’ultimo Baarìa. Il secondo, invece, è quello nel quale il regista si allontana dalle sue origini e, come un emigrante d’altri tempi, salpa alla scoperta del mondo (del Cinema) e dei suoi generi.
La migliore offerta appartiene a questa seconda categoria (più libera, preferita nettamente da chi scrive) ed è forse, pur con diversi difetti, il film più apprezzabile di Tornatore dopo Una pura formalità.
Quella interpretata da Geoffrey Rush – spigoloso e raffinato banditore d’asta che finisce con l’innamorarsi di una giovane agorafobica, la quale si sottrae allo sguardo di chiunque e che lo incarica di vendere gli oggetti della villa nella quale vive rinchiusa da 12 anni – è una storia di (im)puro genere, nella quale si mescolano senza soluzione di continuità il mistery, il thriller, il noir, e perfino l’immancabile spirito baroccamente melodrammatico del suo autore.
Appesantito dalle onnipresenti e ridondanti note di Ennio Morricone e da una dilatazione un po’ eccessiva (i 125 minuti complessivi son troppi), La migliore offerta dà il meglio di sé nella sua parte iniziale, quando presenta e costruisce un protagonista azzeccato e sfaccettato, solo un filo eccessivamente nevrotico, ben supportato da una garanzia come Rush.
In quella fase, la fotografia fredda del film e la bella ambientazione mitteleuropea fanno bene il paio con le ritrosie e le patologie caratteriali dei personaggi che racconta, il meccanismo gira regolare seppur prevedibile, e i tanti simbolismi cui il regista si appoggia nel film non stroppiano mai.
Il barocchismo e l’ansia di accumulo di Tornatore, pur più contenuti che altrove, presto però iniziano a farsi notare e sentire. Con l’innalzamento della complessità dell’intreccio, con l’esplicitazione visuale del personaggio femminile e con il crescere d’importanza del giovane interpretato da Jim Sturgess (in tutto e per tutto una sorta di negativo fotografico del protagonista), il meccanismo de La migliore offerta si diletta infatti in movimenti e funzioni non sempre necessarie e al limite dell’estetizzante. E non è un caso che la parabola del Virgil Oldman di Rush termini andandosi a perdere in un luogo dove il meccanismo è, letteralmente, il tutto, significante e significato.
Eppure, nella sua prevedibilità e nei suoi eccessi, nel suo classicismo un po’ polveroso, La migliore offertaalla fine funziona e non disturba. Forse anche perché la maniera tornatoriana si adagia e si mimetizza meglio di altre volte tra le affettazioni dei protagonisti e le fascinazioni ossessive per l’arte e la bellezza che racconta; forse per il suo giocare con la costruzione e la rappresentazione, con il vero e il falso.
E, forse ancor di più, perché al centro di tutto c’è la tragedia dell’Amore; di un uomo che per una vita ha congelato la sua vita in una sospensione museale e sublimato il femmineo acculandone riproduzioni pittoriche ma che subisce la sua prima sindrome stendhaliana di fronte al volto (celato) di una donna vera, e che alla presenza o assenza dell’una vede coincidere quella delle altre.
Perché, quando si tratta di arte e bellezza, e quindi di amore, non vi è separazione tra realtà e rappresentazione ma solo una drammatica e abissale coincidenza, che porta la vita ad essere una costante lotta al rialzo per aggiudicarsi l’oggetto del desiderio.
DI Federico Gironi , da comingsoon.it

La presentazione della pellicola inizia col saluto da quel di Melbourne di un sorridente Geoffrey Rush, impegnato in una pièce teatrale: “Sono un gigante alle spalle di tutti quanti gli altri, mi sento come un burattinaio” commenta divertito l’attore, e sul film “Giuseppe non ha paura di ricorrere alle metafore, ritengo che il film sia una conversazione tra nuova e vecchia Europa; la nuova è ricca e elegante, ma sola, come il mio personaggio, che sembra sempre completamente fuori luogo”.
Ne “La migliore offerta” di Tornatore ritornano i temi a lui cari, primo fra tutti quello dell’ossessione dello spazio, ampiamente trattato ne “La leggenda del pianista sull’oceano”, temi che come ha ammesso il regista, stanno talmente a cuore da ritornare nei suoi lavori quasi inconsapevolmente.
Tornatore ha raccontato la genesi del titolo, dicendo di essersi documentato in maniera doviziosa sul mondo dei battitori d’asta, la professione esercitata dal facoltoso protagonista, e di essere rimasto colpito dal fatto che capiti a volte, nelle aste, che alcuni oggetti, magari di non grande valore, partono senza una base d’asta, in balia del buon cuore dell’acquirente che propone la migliore offerta, cioè quella più alta. Ha affermato poi d’aver pensato alla dualità di significato dell’espressione ’migliore offerta’, che ad esempio nel gergo delle gare d’appalto è invece la più bassa.
Di li il pensiero è andato veloce a quale potrebbe essere nella vita la migliore offerta che si è capaci di offrire per ciò che si desidera, da ciò il titolo.
Per Rush ‘la migliore offerta’ è stata quella di lavorare con Sylvia Hoeks, la coprotagonista del film, col quale il personaggio interpretato dall’attore australiano ha dialoghi molto intensi, quasi teatrali, per buona parte del film senza mai vederla, neppure in volto. Per lei, come un gentiluomo d’altri tempi, ha parole di stima e ammirazione.
La Hoeks ha raccontato d’aver fatto tantissime prove con Rush, perché per metà del film la sua Claire è solo una voce, quindi era importante incuriosire il pubblico e stimolarlo a volerla conoscere. Interpretare una persona che in un certo senso è intrappolata nella propria vita e consentire ad un uomo di entrarne a far parte è stata una sfida che l’ha avvolta:”Per me è stata sicuramente la migliore offerta”.
Riguardo la scelta delle location il regista, che per la prima volta si è cimentato con una macchina da presa digitale, ha affermato di aver cercato in tutti i suoi lavori di rimanere fedele a quanto scritto e che la storia, in vero frutto della sovrapposizione di due distinte sceneggiature per le quali non trovava una ’soluzione definitiva’, non poteva essere di ambientazione italiana. La scelta della mitteleuropa gli è sembrata quella giusta sia per la storia che per la produzione.
Presente in sala anche il maestro Ennio Morricone che, confermando di iniziare il processo creativo prima che il film esista, ha parlato per alcuni brani (in cui l’accompagnamento musicale è dato da una sovrapposizione di voci) di ‘improvvisazione organizzata”, e di come ‘Peppuccio’ abbia dato un grande contributo creativo, ispirandolo e realizzando un abile montaggio.
Arturo La Paglia, produttore del film assieme a Isabella Cocuzza per Paco Cinematografica, che ha già all’attivo l’opera prima di Rocco Papaleo, ha sorriso nel parlare della diversità di approccio produttivo tra “Basilicata Coast to Coast” e “La migliore offerta”, realizzato in collaborazione con la Warner.
Il film è costato ben 14 milioni di euro, e come ha raccontato il regista, per poter essere messo in opera ha necessitato di un’assicurazione sul buon fine del lavoro, richiesta dalla Warner, che ha quasi mortificato Tornatore, che spiega come sia fatua la gloria in quest’ambiente.
Il regista siculo ha parlato di un vero e proprio lavoro di artigianato cinematografico, non sui temi, quanto sui personaggi, e della profonda gioia della narrazione provata nel realizzare questo film, che uscirà in sala in 370 copie.
Di Daniele Battistoni, da ecodelcinema.com

Sono passati solo poco più di tre anni eppure il ritorno sul grande schermo del premio Oscar Giuseppe Tornatore sembra lontanissimo dal suo ultimo costosissimo e poco amato film, Baarìa, lungometraggio che ha peccato di autoreferenzialità e provincialismo. Guardando La migliore offerta lo spettatore si trova innanzi a una pellicola di gran classe, merito soprattutto dello straordinario protagonista interpretato da Geoffrey Rush, e dalle musiche impeccabili che portano la riconoscibile firma diEnnio Morricone.
L’esperto d’arte Virgil Oldman è un battitore d’asta pieno di manie che colleziona ritratti d’autore di donne. Claire (Sylvia Hoeks) è una ventisettenne affetta da una malattia che la tiene lontana dalle persone e trascorre la sua vita chiusa in casa, la sua solitudine viene violata dalla curiosità di Virgil, che, per gran parte del film, le parla da dietro una porta. L’incontro tra i due nasce dalla necessità della ragazza di disfarsi dei cospicui beni di famiglia, per valutarli chiama Oldman, titolare della casa d’aste più quotata in assoluto.
Dei precedenti film del regista, in questo nuovo lavoro in cui Tornatore ha abbandonato per la prima volta l’amatissima pellicola passando al digitale, si ritrova sicuramente quell’ossessione per lo spazio già conosciuta in La leggenda del pianista sull’oceano e l’ambientazione mitteleuropea già vista in La sconosciuta.
Il percorso dei protagonisti, la loro crescita, la loro guarigione sono scanditi da una sceneggiatura chiara e non priva di sorprese e colpi di scena. L’unica pecca del film sta nella costruzione dei personaggi e delle loro manie che risulta a volte eccessiva, ripetitiva e non sempre funzionale alla storia. È da sottolineare, però, la poesia di alcune immagini e la bellezza di alcune inquadrature che raccontano l’introspezione dei personaggi come a decifrarne il pensiero. Il lavoro di Tornatore è un thriller leggero ma soprattutto una storia d’amore che pur essendo disincantata narra la potenza di un sentimento che sopravvive a qualunque costo e sottolinea come, a volte, La migliore offerta che sembra che la vita ti propone è il falso peggiore di un’esistenza trascorsa tra originali opere d’arte.
Di Sandra Martone , da filmforlife.org

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