ERNEST & CELESTINE


Un orso e una topolina potranno mai essere amici? Sono così diversi, nelle dimensioni, nelle abitudini, nelle priorità delle loro rispettive società. Uno abita nel mondo di sopra e l’altra in quello di sotto. Ma hanno molto in comune: entrambi vogliono fare altro rispetto a quello che la famiglia e la società si aspetta da loro. Ernestnon vuole diventare giudice, ma preferisce fare il clown e il musicista mentre Celestine non ci pensa neanche a fare la dentista, lei vorrebbe disegnare e dipingere. Entrambi sono soli e dopo un primo incontro secondo natura con l’orso che sta per mangiare la topolina troveranno conforto uno nell’altro. Un gesto così contro natura da creare lo scompiglio nell’ordine costituito. Fra una tenerezza e l’altra, infatti, il film mette a segno una bella stoccata contro le pretesa naturalità di questo o quest’altro rapporto sociale. Ne viene fuori una famiglia del libero arbitrio e della scelta individuale. 
Ernest & Celestine è la conferma della vitalità dell’animazione francese, figlia della grande tradizione delle bande dessinée, albi a fumetti che hanno negli scaffali delle librerie transalpine un posto d’onore. Dai brevi racconti illustrati di Gabrielle Vincent è tratto il film, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e diretto dal giovane disegnatore Benjamin Renner insieme a Vincent Patar e Stéphane Aubier (Panico al villaggio). Fra Appuntamento a Belleville e l’immaginario di Michel Ocelot è stato sceneggiato da Daniel Pennac ed è una storia solo apparentemente lontana dal mondo dello scrittore francese. Come nel ciclo di Malaussène anche qui si parla di famiglie elettive, scelte dai protagonisti contro il parere degli altri, come spesso accade in questi casi. Dal Belleville multietnico ai mondi di sopra e sotto di orsi e topi per Pennac è la magia della diversità che importa, con la forza dirompente della libertà di ognuno di declinarla a modo suo, vincendo quella paura che lo scrittore definisce “la passione della mia vita” e che ci regala la più bella sequenza del film, quella iniziale con un gruppo di topini spaventati da un severo educatore. 
Con la musica accompagnamento sapiente e le stagioni che si alternano ci viene anche a noi spettatori la voglia di andare in letargo, per poter poi apprezzare l’esplosione di vitalità e gioia della primavera. In un mondo di assordanti solitudini Ernest & Celestine ci ricorda il valore della poesia e della realizzazione di noi stessi, accompagnati dalle tonalità pastello di un acquarello di grande eleganza e un doppiaggio per una volta all’altezza (voci di Claudio Bisio e Alba Rohrwacher). Un oggetto ormai inconsueto e delizioso, mentrePennac si conferma uno dei migliori narratori contemporanei dell’infanzia. 
Di Mauro Donzelli , da comingsoon.it

Nel mondo degli orsi è impossibile fare amicizia con un topolino. La diffidenza è ai massimi livelli. Peraltro nel mondo sotterraneo dei topi l’orso rappresenta il peggiore dei pericoli che si possano incontrare. Inoltre il futuro dei più piccoli è già segnato. Dovranno tutti accedere alla professione più necessaria: il dentista. La giovane Célestine, un’orfana con il desiderio di diventare pittrice, sfugge al mondo opprimente dei topi e incontra l’orso Ernest, clown e musicista.
All’origine di questo delizioso film di animazione, presentato alla Quinzaine des Realisateurs al Festival di Cannes, ci sono i libri disegnati da Gabrielle Vincent e tradotti in molti paesi del mondo. Nate all’inizio degli anni Ottanta le avventure dell’orso Ernest e della topolina Célestine conservano il talento di pittrice e narratrice a partire dal quotidiano della loro creatrice. A questa già più che efficace modalità di narrazione si aggiunge il talento di uno dei più famosi scrittori francesi, Daniel Pennac. La sua sceneggiatura è rispettosa della fonte originale e, al contempo, memore di quando leggeva all’allora sua figlia piccola le storie della Vincent divenendo per lei il buon orso artista. Non è facile trovare un’animazione così raffinata e al contempo capace di parlare al cuore e alla razionalità di adulti e bambini. Perché il discorso sul pregiudizio passa attraverso una storia di amicizia che il mondo ritiene impossibile conservando un ancoraggio alla realtà (una su tutte la scena del tribunale) ma trasfigurandolo attraverso quella poesia del tratto e dello sguardo che troppo spesso rischiamo di dimenticare travolti come siamo da immagini senz’anima. Un’anima che invece hanno sia Benjamin Renner (alla sua prima esperienza nel mondo dell’animazione) e i già rodati suoi co-realizzatori Vincent Patar e Stéphane Aubier (Panico al villaggio).
Di Giancarlo Zappoli , da mymovies.it

«Solo nelle favole gli orsi mangiano i topi»
Célestine è un topolino costretto ad andare ogni notte in cerca di denti di orsi, mentre Ernest è un orso che si guadagna da vivere facendo l’artista di strada. Dopo una notte di lavoro Célestine resta imprigionata in un bidone della spazzatura, e così incontra Ernest, che non riuscendo a guadagnarsi da vivere col canto cerca disperatamente qualcosa da addentare. Quella che inizierà con un semplice scambio di favori si trasformerà in un’amicizia travagliata che viola le regole dei mondi dei due protagonisti, sovvertendone l’equilibrio…
«Voler vivere con un orso è una strana idea»
Quella di Ernest & Célestine è una fiaba senza età, un film animato raccontato tramite acquarelli e tenerezza. La storia, creata ex novo, è stata originariamente tratta dai libri di un’artista francese, Gabrielle Vincent, resi poi materia cinematografica grazie alla sceneggiatura dello scrittore Daniel Pennac, e alla regia di Benjamin Renner, alla sua prima felice prova cinematografica, sostenuto dai due co-registi Vincent Pater e Stéphane Aubier. Sceneggiatore e regista hanno iniziato a lavorare sul film cercando di creare qualcosa di diverso rispetto ai volumi della Vincent, composti infatti da piccole storie che non avevano sufficiente autonomia per creare l’ossatura della trama; Pennac e i registi hanno quindi ricreato le stesse atmosfere dei racconti rimanendo fedeli allo stile dell’artista, e allo spirito dei suoi personaggi.
La trama, semplice ed efficace, parte dal racconto di due mondi coesistenti e in antitesi, quello dei topolini nel sottosuolo e quello degli orsi sulla terra, gli uni convinti della cattiveria degli altri. Una coesistenza impossibile, insomma. Il rispecchiamento dei due mondi e delle vite dei due personaggi è palese, lei è costretta a diventare dentista quando invece vorrebbe dipingere, lui non vuole diventare un giudice, ma vorrebbe fare il poeta. I due personaggi si completano, e unendo le forze danno vita allo scompiglio nei rispettivi mondi, decidendo alla fine di scappare e di iniziare una convivenza pacifica. 
Una storia di amicizia che, con i suoi stratificati livelli di lettura, promuove la tolleranza e il superamento dei pregiudizi. Claudio Bisio, indovinato doppiatore di Ernest nella versione italiana, ha confermato in conferenza stampa: «Questo aspetto multietnico e multiculturale parafrasa esattamente quello che viviamo oggi».
La cura dell’immagine, affidata a un regista esordiente, è delicata e misurata. In Ernest & Célestineviene lasciato ampio spazio al disegno, cui viene data rilevanza fondamentale. I disegni sono eterei e in alcuni casi sembrano appena accennati, le ambientazioni sono poco definite, e i personaggi spiccano sullo sfondo come se fossero loro stessi a determinare l’esistenza del mondo che li circonda. «Avevo già previsto di fare pochi dettagli, di puntare all’essenziale, secondo la logica della “bozza animata” che ci avrebbe poi permesso di lavorare per il gusto del disegno, senza tornarci sopra troppe volte. Abbiamo eseguito questo approccio di tratti aperti, schizzi sottolineati da linee forti che non tentavano di ricreare scrupolosamente il volume» dichiara il regista. L’acquerello inoltre dona una leggerezza particolare alla pellicola, che sembra vivere di una tenerezza propria, presente tanto nella sceneggiatura quanto nella resa estetica.
I due protagonisti, convivendo, maturano, e cambiano anche le loro proporzioni. La topolina, che nelle prime scene è tanto piccola da poter essere mangiata, cresce anche fisicamente nel racconto, quasi a sottolineare, con questo espediente, la modifica della percezione dei due mondi che pian piano vanno a confondersi sovrapponendosi.
L’accompagnamento musicale, infine, è impeccabile e ricorda quello delle Silly Simphonies della Disney.
La natura fiabesca della storia e i due romantici protagonisti non limitano comunque la pellicola, la rendono invece particolarmente forte e toccante, rendendola unica nel suo genere e adatta a un pubblico eterogeneo, anche se particolarmente indicata per i più piccoli.
Di Virginia Lore, da spaziofilm.itspaziofilm.it

Strana la vita di Ernest e di Célestine che conducono esistenze simili in mondi paralleli. Sulla superficie, Ernest si sveglia dal letargo affamato e cerca di guadagnarsi qualcosa facendo l’artista di strada (cantando canzoni strampalate, sperando che la polizia non lo arresti per accattonaggio); nelle fogne, Célestine è destinata a diventare dentista, ma nelle nottate a caccia dei denti dei cuccioli d’orso (lasciati sul cuscino sperando che una fantomatica fatina li prenda in cambio di un soldo) finisce per addormentarsi in un cassonetto: all’odontoiatria preferisce il disegno e la pittura. Pare poi strano, se non impossibile, che Ernest e Célestine diventino amici e possano vivere insieme, perché il primo è un orso e la seconda un topo.
Inizia con questi presupposti Ernest & Célestine, lavoro d’animazione ispirato agli albi diGabrielle Vincent, diventato film grazie a una sceneggiatura scritta dal celebre Daniel Pennac. 
Pennac, come ha dichiarato in conferenza stampa, ha giustamente creduto molto più interessante e cinematografico l’idea di far vivere ai protagonisti varie difficoltà e peripezie per poterli premiare con una convivenza pacificata, piuttosto che partire sin da subito con l’idilliaco mondo della Vincent. In una serialità per l’infanzia i cui episodi si situano in un rassicurante ed eterno presente, Pennac costruisce quindi le basi per una sorta di prequel alle avventure dei due animali di specie diverse e contrapposte. 
L’incomprensione tra specie differenti e la paura dell’altro sono i temi principali di questo lungometraggio animato che si muove secondo una struttura semplice, non nascondendo la didattica di fondo. La morale – per una volta possiamo chiamarla proprio così – è quella di un’accettazione del prossimo, dell’accogliere ciò che è estraneo per abbattere pericolose barriere razziali e sociali – Ernest è infatti un emarginato, visto il suo non essere allineato negli schemi lavorativi della civiltà degli orsi e Célestine ha problemi analoghi con gli adulti della sua specie. 
Interessante in un film del genere è l’uso dell’ormai rara animazione ad acquarello, realizzata attraverso un minimalismo raffinato che tende a non riempire mai il quadro, lasciando spazi bianchi e incompleti, riempibili dall’immaginazione degli spettatori. Un mondo che, pertanto, si costruisce mano a mano che va avanti la narrazione. Il character design focalizza le proprie attenzioni sulle fisionomie dei nostri eroi e su quelli dei presupposti antagonisti, lasciando all’anonima omologazione i numerosi orsi/topi delle forze dell’ordine che cercano di dividere l’amicizia tra Ernest e Célestine. 
Da quest’angolatura divengono rimarchevoli alcune sequenze che meritano di essere evidenziate: l’inizio del lungometraggio, giocato sull’analogia fra le situazioni dei protagonisti; la favola raccontata ai topini dell’orfanotrofio dall’anziana badante, trasformato in un gioco di ombre dai suoi convulsi movimenti (quasi un mise en abyme dell’idea di animazione); la descrizione piuttosto asettica della città di superficie se raffrontata alla città scavata sottoterra dai roditori e, in particolare, con la vitale primavera della campagna, che segna l’iniziale idillio di Ernest & Célestine. Proprio durante questo frangente narrativo, vi è una bellissima sequenza dal ritmo contrappuntistico con disegno animato e musica (di Vincent Courtois) che ricordano da vicino gli esperimenti sulle macchie di colore in musica di Norman McLaren, segno che la bizzarria degli autori di Panico al villaggio si è qui estinto in delicata poesia.
Ernest & Célestine è un’operina che si mostra gentile e accomodante, diretta verso un pubblico infantile; nonostante il fascino retrò dei fondali e l’intelligenza degli animatori, manca forse dello spessore e del ritmo narrativo per farlo competere ad armi pari con il cinema d’animazione degli ultimi anni, che, va detto, è sempre più aperto a tutte le età. Invece, questa storia zoomorfa di una bambina che trova un padre nel Babau delle favole ha, nel tono, un che di anacronistico e, fosse solo per questo, è un film da preservare.
Di Giuseppe Gangi, da movieplayer.it

Elogio della diversità, apologo dell’integrazione. Che a servirli sullo schermo sia un’animazione non deve sorprendere, se a curare scenario e dialoghi è Daniel Pennac addirittura non fa notizia: fedele cantore di capri espiatori del calibro di Malaussène, qui lo scrittore francese prende dagli album di Gabrielle Vincente e narra le tenere gesta di Ernest e Celestine, così lontani così vicini e sempre vittime designate dell’omologazione. Loro è la possibilità dell’incontro: la topina Celestine, che non vuole fare la dentista, e l’orso Ernest, artista nullatenente, goloso e fracassone. Fatal fu un bidone dell’immondizia: lui ci fruga spinto da fame atavica, lei ci è finita tentando di sottrarre un dentino ai plantigradi, che nel mondo possibile della Vincente sono gli umani – per i topi rimangono le stesse fogne. 
Con le voci di Claudio Bisio e Alba Rohrwacher – per una volta il doppiaggio paga – e le musiche fondamentali di Vincent Courtois, Ernest & Celestine abbina disegni minimali, se non poveri, e ricchezza poetica: i grandi torneranno bambini, e viceversa, scoprendosi uguali nella terra di mezzo di Vincente e Pennac. Se quando accendete l’albero non spegnete il cervello, è il vostro film.
Di Federico Pontiggia, da cinematografo.it

In un mondo popolato solo da orsi e topolini, i primi vivono in superficie e i secondi sottoterra. Le due specie non hanno contatti una con l’altra e anzi, è da sempre vietato a entrambe le civiltà di passare del tempo insieme. Ai topi viene insegnato fin dai primi anni di vita che gli orsi sono esseri molto cattivi, famelici e pericolosi. I roditori invece, sono considerati dai loro “nemici” come piccoli scocciatori, sporchi e inutili. I tentativi di condizionamento però non toccano Célestine, una graziosa topolina con la passione per il disegno e per la pittura, che spesso raffigura esemplari di entrambe le specie insieme felici. Le ragioni di tanto odio e pregiudizio non le sembrano valide e non vuole accettarle per nessun motivo.
Un giorno incontra Ernest, un orso grande e grosso che vive tutto solo in una baita in montagna. In seguito ad una serie di vicissitudini, tra i due nascerà un rapporto solidissimo e Célestine si trasferirà a casa del suo nuovo amico. I due protagonisti ne combinano di tutti i colori e sono ricercati dalla polizia di entrambe le fazioni con l’accusa di aver creato scompiglio e fatto gravi danni in città ma, soprattutto, di essere diventati amici: ad orsi e topi non è permesso.
Il regista Benjamin Renner anima con grande competenza tecnica i libri dell’illustratrice francese Gabrielle Vincent (la sua serie “Ernest et Célestine” è molto amata in patria), con l’aiuto dello sceneggiatore d’eccezione Daniel Pennac, alla sua prima esperienza di scrittore per un cartone animato. Le animazioni scorrono fluide e delicate: gli sfondi realizzati con gli acquerelli, lo stile sintetico, la morbidezza del tratto e i colori tenui sfumati conferiscono a ogni immagine una grande leggerezza, perfettamente accordata con il taglio che gli autori hanno scelto per raccontare questa storia. La versione italiana del film si avvale inoltre della collaborazione perfettamente riuscita di Claudio Bisio (Ernest), Alba Rohrwacher (Célestine) e del bravissimo Dario Cantarelli, che doppia ben due personaggi.
Come spesso accade, un film d’animazione indirizzato ad un pubblico infantile si rivela interessante e carico di significati anche agli occhi di un adulto. “Ernest e Célestine” è una bellissima storia sulla diversità, sulla tolleranza e la voglia di cambiare l’antico corso delle cose: la piccola protagonista è cresciuta in un ambiente del quale però non condivide alcune regole, semplicemente non ne capisce la ragion d’essere e fa di tutto per cambiarle.
La frase:
“Solo nelle favole orsi e topi possono essere amici. Credi ancora alle favole?”.
Di Fabiola Fortuna , da filmup.leonardo.it

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