CILIEGINE


A primavera cosa c’è di meglio di una ciliegina fresca e gustosa per addolcire il palato? E così mentre la bella stagione è alle porte, sul grande schermo esce Ciliegine, frizzante e garbato debutto nella regia per Laura Morante. 
A ben guardare l’attrice italiana fa il pieno: del film è infatti regista, interprete, sceneggiatrice (insieme a Daniele Costantini) e anche co-produttrice (insieme al marito Francesco Giammatteo).
E’ la storia di Amanda (Laura Morante), che ha sempre avuto con gli uomini rapporti complicati, li trova irrimediabilmente inaffidabili ed è sempre pronta a cogliere i segnali certi dell’arroganza, dell’indifferenza, del tradimento. Ogni particolare può diventare una scusa per interrompere le sue relazioni. Secondo Hubert, il marito psicoanalista della sua migliore amica Florance (Isabelle Carré), Amanda è affetta da “androfobia”. Finché, a un veglione organizzato da un’amica di Florance la notte di Capodanno, Amanda incontra Antoine (Pascal Elbé), un uomo che la spinge a cambiare il suo consueto atteggiamento con l’altro sesso. La donna appare tenera, indulgente e per la prima volta sembra instaurare un perfetto feeling con un uomo. Che sia scoppiato un colpo di fulmine? In realtà Amanda è vittima di un equivoco, convinta che Antoine sia gay e quindi innocuo. Quando Florance si accorge del malinteso, il marito la convince a non dirle la verità. Perché l’amica riesca a superare il suo disturbo bisogna che l’equivoco continui e quindi Antoine deve fingersi gay. 
Con un occhio a Woody Allen, richiami alla commedia francese dell’ultimo decennio, ma soprattutto con evidenti omaggi all’universo dei fumetti “Peanuts” di Schulz (debito dichiarato apertamente dalla regista), Laura Morante confeziona un dolcetto davvero appetitoso, impreziosito, non da una, ma da tante “ciliegine”. 
I turbamenti amorosi di una “androfoba” e le paure che si nascondo dietro a un atteggiamento di impietosa critica nei confronti degli uomini sono il motore della vicenda. E proprio l’errore iniziale, il “furto” dell’unica ciliegina, che campeggia solitaria su una fetta di torta al cioccolato, commesso dal distratto compagno della protagonista durante una cena romantica, innesca la miccia. E la coppia scoppia. Ad accendere un rinnovato interesse della nostra eroina verso l’altro sesso sarà, non a  caso, un uomo gentile e solitario, apparentemente diverso (forse in tutti i sensi).
Lo sviluppo degli eventi si basa su una teoria freudiana contenuta nel saggio di interpretazione sul romanzo “Gradiva” di Wilhelm Jensen che convince lo psicanalista Hubert, marito della migliore amica di Amanda, a continuare l’inganno per portare la donna a superare il suo disagio. Il pretesto psicoanalitico ingarbuglia la vicenda quanto basta fino alla finale guarigione (ammesso che sia tale).  
La necessità della menzogna per arrivare alla verità dei sentimenti. Una piccola grande verità? Forse, davvero. E magari lo scopo è arrivare all’happy end (sintomatico che l’insegna della casa editrice presso cui lavora la protagonista reciti proprio “Editions Happy End”). 
Non c’è dubbio, la bravura e la sensibilità della neoregista vengono fuori da questa commedia che si prende e un po’ in giro scherzando affettuosamente sui cliché del sentimentalismo.
Passeggiate nei parchi, cene romantiche, notti stellate (anche se contemplate da un planetario) e perfino bianche tende di mussola bianca svolazzante aperte su finestre vista mare. Non manca nulla.
Musiche spensierate e dallo stile vagamente ‘alleniano’ di Nicola Piovani, bella fotografia dai toni caldi e interpreti indovinati fanno da contorno a una Morante perfettamente in parte in un ruolo che sembra cucito addosso a lei. Pascal Elbé è un tenero e fascinoso cuore solitario, Isabelle Carré (vista quest’anno in un altro ‘pasticcino’ francese, Emotivi anonimi) è una simpatica amica-confidente, Patrice Thibaud il marito psicoanalista e “deus ex machina” della menzogna terapeutica.
La Morante ha impiegato sette lunghi anni per vedere realizzato il suo progetto, speriamo di non doverla attendere così a lungo per la prossima prova.  
Leggerezza, romanticismo e un tocco di psicoanalisi, un film delizioso, come il suo titolo.
Di Elena Bartoni, da voto10.it

Amanda ha una relazione complicata con Bertrand e il genere maschile, troppo distratto, egoista e svagato per una donna come lei, generosa, impegnata e (ir)ragionevole. Delusa una volta di troppo, pianta il fidanzato alla vigilia di Natale davanti a una torta senza più ciliegina. Florence, amica indulgente e moglie di uno psicanalista ‘creativo’, raccoglie le confidenze di Bertrand e accorre in aiuto di Amanda, coinvolgendola sulla pista di un circo ‘affittata’ per la notte di San Silvestro. Al veglione Amanda incontra Antoine, un uomo sensibile e garbato lasciato dalla moglie a un passo dall’anno che verrà. Convintasi in poche ore, troppo vino e tante chiacchiere dell’omosessualità di Antoine, ne diventa amica e confidente, smettendo fissazioni, fanatismi e pregiudizi di ‘genere’. Colpita dall’improvvisa ‘trattabilità’ dell’amica, Florence viene persuasa dal marito a lasciare ad Amanda la propria convinzione. Tra equivoci e mascheramenti, Amanda mangerà foglia e ciliegina, scoprendo l’amore e l’eterosessualità di Antoine. 
Ha vissuto e lavorato in Francia Laura Morante e si vede. Si vede dallo sguardo rivelatore, dal felice funzionamento e dal sottile senso di bellezza di Ciliegine, opera prima che inquadra un dialogo fra un uomo e una donna. Senza essere Alain Resnais, a cui il film ruba ‘cuore’, turbini di neve, Isabelle Carré e Parigi, Laura Morante conduce con eleganza il suo debutto, ragionando sulla ricerca della felicità tra amore e vita. Rifacendo se stessa e il ruolo di una donna nevrotica e insoddisfatta, l’attrice si muove disinvolta dietro e davanti alla macchina da presa disegnando una traiettoria sentimentale in precario equilibrio tra bisogni e desideri. Ma se nei cuori e nelle case di Resnais la neve cade cruda, la felicità è impraticabile e ognuno resta irrimediabilmente solo, nei cuori e negli appartamenti degli avventori sentimentali della Morante, la neve cade morbida, la felicità è contemplata e il (bi)sogno d’amore prova e (r)esistere. Organizzato come una pagina musicale per movimenti, ritorni, evoluzioni, accompagnando gesti e parole con le note di Nicola Piovani, Ciliegine ha la forza e si fa forte della tradizione narrativa-cinematografica francese abile a sfuggire i cliché del dramma e altrettanto a frequentare quelli della leggerezza. Ciliegine è il cinema francese chiacchierone che segue un uomo e una donna da vicino e con attenzione sottile, scovando un barlume di senso e aprendoli all’alterità, allo sguardo e alla comprensione dell’altro. Scomoda nei comodi interni e prigioniera della propria solitudine, Amanda ha il cuore in invernoe la sua ricerca è segnata dalla paura, piena di piccole illusioni e di profonde frustrazioni. Spetterà alla levità di Antoine, interpretato con elegante misura da Pascal Elbé, offrire consolazione, catarsi e via di fuga. Ma se un contatto sembra infine possibile fra i due personaggi dopo una relazione ‘messa in scena’ tra interni borghesi e calici di vino senza bollicine, la commedia umana della Morante chiude sulla necessità di trovare un accordo, se non l’armonia. Un accordo per accordare l’insensatezza della vita di coppia, che “un metro scarso di flanella” separa da un esaurimento nervoso. Parola di Linus.
Di Marzia Gandolfi, da mymovies.it

Di attori che diventano autori, o che lo sono sempre stati, son piene le fosse. Laura Morante è però una bella sorpresa che si presenta con tutta la modestia propria del suo carattere, proponendoci una commedia romantica basata su un grosso equivoco.Ciliegine è il titolo della sua tesina di maturità a cui con piacere si può dare un voto alto.
Amanda (Laura Morante) è una bella donna che ha una relazione con un uomo che la ama che vorrebbe andare a convivere. Lei però non è ancora sicura. Florence (Isabelle Carré), sua amica da una vita, la fa sedere vicino al bell’Antoine (Pascal Elbé) alla cena di capodanno. I due parlano per tutta la sera, c’è subito alchimia tra loro ma la fonte di quest’intesa è duplice: a lui, lei piace molto e sente già di provare qualcosa nei suoi confronti mentre lei pensa di aver trovato un grande amico… omosessuale.
Ciliegine è la storia di un grosso equivoco cui seguono una serie di esilaranti conseguenze. Queste vicende apparentemente semplici e, se vogliamo, anche già sentite, sono arricchite da tanti piccoli accorgimenti interessanti. I colori forti, netti e contrastati della fotografia di Maurizio Calvesi donano un’aria quasi fumettistica (per non dire d’animazione) alla storia di Amanda e Antoine che diventa piacevole anche solo da guardare. La scelta fotografica verte indubbiamente sui colori caldi come l’amicizia, come l’amore.
Immagini così belle sono accompagnate dal jazz di Nicola Piovani che ha scritto le musiche appositamente per il film. Niente di più azzeccato di un commento musicale retrò che bene si collega alla città di Parigi, prima capitale europea del jazz. Professionisti come Calvesi e Piovani stanno bene al fianco dell’esordiente Laura Morante che approccia alla regia con umiltà: dirige Ciliegine senza errori ma con la massima semplicità; sembra volerci dire che sa di essere alla sua prima prova e non ha intenzione di strafare.
Gli attori sono naturalmente il punto forte della commedia, dopo la sceneggiatura. Il trio protagonista è composto a regola d’arte e funziona benissimo. Laura Morante la ritroviamo come la conosciamo, bella e un po’ nervosa ma sempre adatta a ruoli un po’ scomodi; Isabelle Carré (che a fine 2011 abbiamo visto nel validissimo “Emotivi Anonimi”) è una spalla eccezionale, davvero divertente.
In conclusione, promossa a pieni voti la Laura Morante regista di Ciliegine, film ironico e delizioso, per usare un termine culinario adatto al titolo. Un mix di attori interessanti, belle immagini, situazioni divertenti e buona musica fanno di questa commedia sull’amore una pellicola particolare. Un film piccolo, come una ciliegina, che fa ridere e scalda il cuore.
Di  Fabiola Fortuna, da filmforlife.org

Se nella vita, e decisamente più spesso fra le pagine di un romanzo o di una sceneggiatura, gli uomini si distinguono per una serie di inopportune e sbrigative modalità di “lasciamento” (che vanno dalla telefonata all’intermediazione di un amico fino a un post-it lasciato sul monitor del computer), prerogativa squisitamente femminile è l’interruzione di una relazione per motivazioni stupide e insignificanti: una trasgressione delle buone maniere, una ricorrenza dimenticata, addirittura l’inconsapevole furto dell’unica ciliegina che guarnisce un’appetitosa torta. E’ quest’ultima imperdonabile mancanza a scatenare la rottura che apre Ciliegine, esordio dietro la macchina da presa di Laura Morante, che ha voluto anche dirigere se stessa, improvvisarsi produttrice e firmare la sceneggiatura insieme al primo marito Daniele Costantini. 
Partendo da un cliché – la donna bisognosa di attenzioni che per paura di amare gudica, allontana e si ritrova sola – la neo-regista ne rovescia molti altri. La sua opera prima, che per le passeggiate nel parco, l’alternarsi delle stagioni e la celebrazione della presunta amicizia fra un uomo e una donna potrebbe sembrare una zuccherosa replica di Harry, ti presento Sally, si impone innanzitutto come una sottile parodia di un genere che tanto i francesi quanto gli italiani trapiantati in Francia conoscono bene: la commedia sentimentale. Grazie un personaggio femminile che dell’amore ha una visione prettamente adolescenziale, il film può permettersi di ridere di una serie di situazioni quasi da teen-movie: una coppia che parla della propria infanzia davanti a un camino acceso, petali di fiori di ciliegio che volano, il chiarore lunare che si riflette sull’acqua del mare. 
Ora, in questa delicata presa in giro manca completamente (e felicemente) il distacco che nasce da uno sguardo ironico. Al senso di superiorità Ciliegine preferisce dunque un’affettuosa partecipazione, una nostalgia per il buon vecchio romanticismo che si fa strada in una serie di scenette che hanno la grazia di settecenteschi tableaux vivants. 
A un primo sguardo, questi quadretti sembrano statici e slegati, ma in realtà hanno una vivacità verbale che li rende mossi e un’estetica da fumetto che ne giustifica l’artificiosità. Questa seconda osservazione non è casuale, visto che sono i Peanuts la più importante fonte di ispirazione di un film in cui non manca nemmeno un alter-ego di Lucy: è il personaggio di Amanda, donna logorroica a un po’ isterica in cui riconosciamo anche una versione femminile del Woody Allen anni ’80. 
La Morante la interpreta con disinvoltura, giocando con tutti quei ruoli di donna esagitata che nostri registi hanno voluto farle interpretare nell’ultimo decennio. Eccellente anche Isabelle Carré, che si porta dietro il ricordo della sua brillante performance in Emotivi Anonimi.
Insieme a quel buon film, Ciliegine ci fa riflettere sulle disfunzioni nei comportamenti amorosi, e ci lascia con un’inquietante domanda: se un tempo, per il suo essere anche l’unione di due solitudini, una relazione sentimentale aveva la possibilità di durare, adesso che l’amore si regge sul connubio fra nevrosi, quanto tempo ci vorrà perché l’equilibrio raggiunto non si trasformi in una nuova forma di guerra fra i sessi?
Di Carola Proto, da comingsoon.it

Laura Morante presta il volto ad Amanda, protagonista femminile del film, una donna che nonostante le occasioni che la vita le offre, non riesce a costruire un rapporto sereno ed appagante con l’altro sesso, ossessionata costantemente dal timore che l’amato di turno possa farla soffrire.
Galeotta fu una ciliegina che il suo compagno mangia avidamente dalla torta con la quale festeggiano la loro relazione, il gesto superficiale ed egoista fa scappare Amanda, più che mai convinta dell’inadeguatezza maschile.
Fortunatamente la vita riserva sempre delle sorprese così, grazie anche all’affetto di un’amica, non è proprio detto che per Amanda il futuro riservi una vita da single.
L’attrice italiana, per la prima volta dietro alla macchina da presa, porta sullo schermo una pellicola spumeggiante e divertente, soprattutto nella prima parte, mostrando grande sensibilità ed una notevole padronanza del mezzo registico. Il ritmo è sempre elevato, nonostante qualche pasticcio nella seconda parte, dove i numerosi colpi di scena appaiono a volte forzati.
Il film è ben scritto e ben recitato, e la location parigina arricchisce la vicenda amorosa, dando al racconto quella romanticheria tutta francese che non guasta.
Nonostante l’androfobia imperante nella finzione scenica, la Morante si è circondata in questo esordio dagli “uomini della sua vita”: fa parte del cast Georges Claisse, padre della seconda figlia, ha scritto la sceneggiatura a quattro mani assieme a Daniele Costantini, padre della prima figlia, e l’attuale marito, Francesco Giammatteo, è coproduttore della pellicola.
Brava Laura, scrittrice, regista e interprete sempre all’altezza.
Di Daniele Battistoni, da ecodelcinema.com

Ciliegine, come quelle che stanno sulle torte. Ma forse è meglio dire “ciliegina”, visto che quella in questione è una e precisamente si trova sulla torta di Amanda e del suo compagno, il giorno della vigilia di Natale nonché il giorno del loro anniversario. Amanda si china a raccogliere la borsa caduta a terra e il suo compagno, nell’attesa – quasi per distrazione – pesca la ciliegina dal gambo e la mangia. Quando Amanda riemergerà, il tavolo e la loro relazione tremeranno.
E’ in questo evento così semplice, così banale se vogliamo (a chi non è capitato? – di solito ci si fa una risata e ci si passa su), che Laura Morante nella sua opera prima ci mostra le differenze tra uomini e donne, ovvero nella percezione e nell’elaborazione degli eventi. Ma forse più che di uomini e donne in generale come si potrebbe pensare, la Morante ci parla solo di Amanda, una donna più “estrema” delle altre, una donna presa ad emblema della categoria, una donna profondamente “donna”. Secondo il marito della sua migliore amica, Amanda è afflitta da androfobia, ma forse più semplicemente è una persona visceralmente romantica che come molte donne teme di dimostrarlo e che teme anche di soffrire.
Ma androfobia o meno, come nelle migliori commedie romantiche, Amanda sarà destinata a riscoprire sè stessa attraverso un nuovo rapporto con un uomo, legame che – considerate le manie androfobe di Amanda – riesce a crescere grazie al malinteso riguardo la sessualità di lui, creduto omosessuale dalla donna.
Ciliegine è una commedia romantica ambientata a Parigi, che richiama alla memoria alcune situazioni delle commedie newyorkesi di Woody Allen. Di certo non andrà a collocarsi tra le migliori commedie del cinema – e a dirla tutta, nemmeno sembra ambire alla “gloria”, al contrario appare un lavoro molto onesto e umile – tuttavia se l’intento era, come sembra, quello di far passare novanta piacevoli minuti allo spettatore, Ciliegine coglie nel segno, regalando sorrisi, qualche risata e anche un po’ di relax.
Di Alessia Paris, da cinemabendato.it

Attenzione a non mangiare l’unica ciliegina che c’è sulla torta, potrebbe far esplodere la vostra relazione. E’ quello che succede ad Amanda (Laura Morante) quando si accorge che il compagno Bertrand (Frédéric Pierrot) ha pensato bene di divorare il succulento frutto durante la cena per festeggiare il loro anniversario. Un’inezia che la donna vive come segno di egoismo inaccettabile e fa scoppiare tutte le insoddisfazioni del loro rapporto.Sostanzialmente Amanda soffre di androfobia, ha paura degli uomini, come sostiene lo psicoanalista-marito della sua migliore amica Florance (Isabelle Carré). Ma quando al veglione di Capodanno conosce Antonie (Pascal Elbé) sembra improvvisamente sciogliersi. In realtà è solo vittima di un equivoco: è convinta che Antonie sia gay e quindi innocuo.E’ Ciliegine, esordio alla regia dell’attrice Laura Morante, che ne ha anche scritto la sceneggiatura, insieme a Daniele Costantini, e contribuito alla produzione, insieme al marito Francesco Giammatteo.Una commedia sentimentale sullo sfondo di una magnifica Parigi che si basa su uno scritto di Sigmund Freud (il saggio d’interpretazione su Gradiva, romanzo di Wilhem Jensen): meglio fingere e non rivelare la verità (in realtà Antonie non è gay ed è innamorato perso di lei) per spingere Amanda a far uscire i suoi veri sentimenti e a superare le sue paure.Laura Morante sa cogliere le emozioni dell’universo femminile e la complessità dei rapporti di coppia, i silenzi e i non detti, le disattenzioni e le incomprensioni quotidiane che diventano muri insormontabili e generano crisi che solo le parole possono superare.Forse Amanda è un po’ troppo testarda e ha un carattere troppo difficile, un pò troppo “rompiscatole”, come Lucy van Pelt (la ragazzina bisbetica e cinica delle strisce a fumetti Peanuts), a cui Laura Morante si è ispirata, alcune parti del film sono troppo naif, ma per la neo-regista è comunque una buona ciliegina sulla torta. 
Di Giulia Lucchini, da extra.mtv.it

Erano anni che Laura Morante pensava a realizzare, per lo meno scrivere, un film suo. È arrivata al traguardo di Ciliegine (titolo che, probabilmente scelto solo perché suona bene, trae origine da una scena esemplificativa del carattere impossibile della protagonista – Morante stessa – in cui il suo Bertrand viene investito dalla petulante disapprovazione di lei per essersi mangiato l’unica ciliegina sulla torta che dovrebbe celebrare il loro primo anno di amore) attraverso varie peripezie della sceneggiatura scritta con Daniele Costantini. Le quali solo alla fine si sono risolte nella produzione e ambientazione francese, e nell’affidamento all’attrice del doppio ruolo di interprete e regista. In ogni caso l’esito non tradisce alcuna incertezza, si potrebbe dire che non sembra un’opera prima. Amanda non se la cava bene in amore. Sta da un anno con Bertrand e non le va bene mai niente. Per quanto paziente e innamorato lui desiste. Amanda ha come più cara amica, e anche sola persona disposta all’indulgenza verso le sue insopportabili contorsioni, la soave Florence (l’eccellente Isabelle Carré di Emotivi anonimi) il cui marito, psicanalista dall’umorismo pungente e sornione, ha deciso che Amanda è malata di “androfobia”. Tramite Florence, Amanda partecipa a un veglione di fine anno dove conosce Antoine. Ma chissà perché, in mezzo alla chiassosa volgarità degli astanti maschi (o come tale percepita da Amanda), scambia la cupa depressione di costui, dovuta alla freschissima separazione dalla sua donna, per discrezione, timidezza, gentilezza d’animo: tratti secondo lei propri dello stereotipo gay. Se ne innamora ma nella convinzione di non poter essere ricambiata se non con l’amicizia. E proprio questo handicap, cheè solo dentro la sua testa, rende per la prima volta Amanda tenera, comprensiva, disponibile. Libera la femminilità in lei sepolta. L’equivoco, di cui vengono a parte le persone più vicine a partire da Florence, viene non già dissipato ma al contrario assecondato per favorire la “guarigione” della protagonista. Laura Morante la definisce una parodia della commedia romantica, consapevolmente compiaciuta dei relativi stereotipi. Sottolineando come abbia ricercato un tono non ironico (che, come lei stessa giustamente aggiunge, implica un atteggiamento critico) ma un po’ buffo (tutti i riferimenti psicanalitici lo sono) e un po’ fiabesco: Amanda è in fondo vittima di un incantesimo, la paura dell’amore, che richiede di essere spezzato da un principe sia pur presunto gay. E però l’attrice-autrice dice anche di aver tenuto a mente per Amanda la Lucy dei Peanuts, dove però l’ironia critica abbonda. Mentre ci si potrebbe ricordare delle sue giovanili interpretazioni morettiane, specialmente Bianca, ma al rovescio: qui è lei che mette le mani avanti, previene l’ineluttabile fallimento e la fatale delusione distruggendo i sentimenti sul nascere. Solido cordone di collaborazioni artistiche italiane (musica di Piovani, fotografia di Calvesi, montaggio di Esmeralda Calabria), atmosfera e attori tutti francesi tranne lei, e infine un pizzico di commedia sofisticata all’anglosassone – non realistica, non sociale, ma con lo sguardo più maliziosamente che ingenuamente rivolto ai temi della guerra tra i sessi – nella variante pazzerella della “screwball comedy” anni Trenta. Sinceramente il punto debole sono le interpretazioni maschili.
Di Paolo D’Agostini, da La Repubblica

“Si parla del rapporto fra i due sessi, noi abbiamo scelto una donna perché mi interessava il punto di vista femminile, non credo che la situazione possa ripetersi a ruoli invertiti. Questa forma di incomprensione va soprattutto in questo senso, conosco molte donne che che si lamentano delle disattenzioni degli uomini. Amanda non reclama la ciliegina, reclama l’attenzione.”
Questo è la dichiarazione lasciata da Laura Morantealla conferenza stampa romana dedicata al suo nuovo film intitolato Ciliegine. Spiega in poche parole il tema fondamentale che circonda il film, una chiave di lettura che attraversa una trama non proprio originale, arrivando con attesa al parossismo d’intonazione prettamente femminile. Il film esce nelle sale italiane il 13 Aprile 2012, distribuito da Bolero Film con produzione francese, distribuito in 50 copie.
Con questo film la Morante mostra la sua completa versatilità, conquistando le vesti di regista un pò per casualità e condita da una giusta dose di fortuna, ma non solo, ricopre anche il ruolo di sceneggiatrice insieme al suo primo marito Daniele Costantini. Il film ha avuto un trascorso abbastanza turbolento, infatti hanno impiegato 7 anni per finirlo. Inizialmente la sceneggiatura è stata scritta in italiano, una volta mandata a vari soggetti non  hanno ricevuto nessuna risposta. Nel frattempo è stata proposta ad un produttore francese Bruno Peserey, una volta tradotto nella sua lingua è stato immediatamente accettato, ma doveva diventare un film francese.
Infatti è ambientato nella suggestiva Parigi, Laura Morante  si è vista inoltre interpretare il ruolo della protagonista (Amanda), dato che non c’era nessuna attrice italiana che potesse recitare in francese. Quindi una vera odissea, ripagata da un buon lavoro riuscito. Come afferma la stessa attrice questo film è nato dall’attenta osservazione delle coppie, cui a volte sono annebbiati da false apparenze. Lei è una grande amante di personaggi insopportabili, proprio come la protagonista Amanda,  che rifiuta letteralmente gli uomini, infatti le viene diagnosticata la “Androfobia”: ha paura degli uomini. Per lei imaschietti sono caratterizzati prevalentemente da arroganza, indifferenza e tradimento.
Qualunque inezia può diventare per lei un pretesto per interrompere le relazioni. Questo punto focale si riallaccia subito al nome del titolo “Ciligine”, che nasce dalla scena clou, del “furto” dell’unica ciliegina di una torta durante una cena romantica. Quindi la ciliegina è la metafora che spiega tutti gli errori che un uomo può compiere nel confronti della donna. Ma la storia avrà un evolversi pienamente positivo, rivelandosi una parodia che gioca con i cliché della commedia romantica. Tenedosi bel lontani dall’ironia, che come afferma ancora una volta la Morante, avrebbe raffreddato l’approccio con la storia che invece è risultato zuccheroso e volutamente romantico.
La trasformazione di Amanda avverrà nella notte del 31 Dicembre, quando incontrerà Antoine (Pascal Elbé)  sarà trafitta da un vero colpo di fulmine, cambiando completamente il suo modo di essere con gli uomini solo perché è convinta che lui è gay. Purché Amanda possa guarire da l’Androfobia, bisognerà convincere Antoine di fingersi gay…
Di Elisabetta Giacchetta, da controcampus.it

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