Tutta colpa della musica


Giuseppe è a un passo dalla pensione e da una vita da inventare daccapo. Stretto tra una madre cattolica e una moglie testimone di Geova, la sua unica consolazione è la figlia Chiara, timida, insicura e ostinata a vivere una vita senza uomini. Avvilito e senza intenzioni, è soccorso da Nappo, compagno di infanzia col vizio del coro e delle donne. Convinto dall’amico ad accompagnarlo alle prove del coro, gestito dalla sua ex moglie, Giuseppe incontra Elisa e se ne innamora perdutamente. Soprano, mamma e moglie di un marito da troppo tempo invalido, Elisa è un’elegante signora di mezza età che affoga i problemi nel canto. Ricambiato da Elisa, Giuseppe è deciso a seguire il suo cuore e a vivere una lunga notte di note.
È con una cavatina di Vincenzo Bellini che il soprano morbido e materno di Stefania Sandrelli innamora il Giuseppe cortese e gentile di Marco Messeri, perché l’arte dei suoni, e Ricky Tognazzi lo sa bene, vince il cuore e ‘raddoppia il contento’. Dopo Canone inverso, storia d’amore e di amicizia nella Praga occupata dai nazisti, il regista romano torna a impiegare le armonie geometriche della musica raccontando con garbo e pudore un sentimento senile. Note e partiture ancora una volta diventano nel suo cinema, conforme e impersonale, luoghi nei quali rifugiarsi e linguaggi con i quali esprimersi e lasciare esprimere i propri personaggi, a cui il tempo sfugge le mani e la vita si perde via in affanni. Ma la melodia prodotta dal coro, governato da una brillante Elena Sofia Ricci, è pure un invito a non scoraggiarsi e a inventarsi il modo di ricominciare da capo. Tutta colpa della musica è una commedia intorno al ‘Tempo’, dove ogni mattina ha l’oro in bocca e una chance nel cuore. Tognazzi guarda con ironia e leggerezza all’eterno ritorno dell’identico quotidiano che il suo protagonista, immaturo e irrequieto, aggredisce innamorandosi caparbiamente, rilanciando e riavviando. 
Se non sempre i personaggi hanno lo spessore auspicabile, il meccanismo narrativo funziona anche e soprattutto per l’intervento di un gruppo di attori ispirati che fanno respirare una sceneggiatura altrimenti meccanica e puramente didascalica, in cui ogni elemento viene sottolineato e spiegato con elementare chiarezza. Senza trovare una forma originale, il cinema di Tognazzi sorprende poco e rassicura troppo,Tutta colpa della musica ha l’indubbio merito di mettere in scena un coro di uomini e donne che non si piangono addosso e si danno da fare, affidandosi alla musica e ai sentimenti. Contro le insopportabili isterie e paturnie del cinema italiano, Ricky Tognazzi e Simona Izzo rispondono con una dipartita e una preghiera intonata dagli alpini. “Joska Joska Joska. Salta la mura e balla con mi”.
Di Marzia Gandolfi, da mymovies.it

Giuseppe ha cinquantacinque anni, è sposato, ha una figlia, ma nonostante tutto non è felice. Grazia, la moglie, presa dal suo radicalismo religioso (è una fervente testimone di Geova), da anni ha con lui un rapporto di fredda indifferenza, e anche Chiara, la figlia, che ha seguito la madre nella sua infatuazione religiosa, non si può certo dire che abbia con il padre un gran dialogo. Napoleone, l’amico di tutta una vita, lo convince a darsi una scrollata e a provare a vivere davvero, che in pratica si tradurrebbe con l’andare con lui a cantare nel coro della città, in una sala di una chiesa sconsacrata, dove i ‘ragazzi’ della loro generazione possono ancora divertirsi liberamente e, addirittura, provare a rimorchiare. 
Giuseppe si fa travolgere dalla nuova vita e si innamora di Elisa, una bellissima donna di mezza età conosciuta al coro. La donna, pur non volendo staccarsi dalla propria famiglia, alla quale è legatissima, non potrà fare a meno di vivere con Giuseppe una vera e propria storia d’amore, più coinvolgente e importante di quanto lei stessa potesse aspettarsi. Riusciranno a mettersi in gioco fino in fondo? A superare le ragioni che si oppongono a un loro possibile futuro? 
Queste le domande che si pone e ci pone Ricky Tognazzi, regista e attore di questo bel film italiano appena presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Controcampo Italiano e già in uscita nelle nostre sale.
Simona Izzo, autrice del soggetto, ci racconta: “Il film tratta di persone che si sentono giovani ma che cominciano ad essere oramai abbastanza anziane. Il racconto vuole evidenziare che quando si è giovani è molto più facile vivere e ottenere soddisfazioni. Arrivati ai sessanta servono degli stimoli in più, e delle attività che affermino l’entusiasmo, e il senso di se. Essere parte di un coro, ho sentito dire, può salvare anche un matrimonio…”. Stregato dal coro. È Giuseppe, il protagonista della vicenda, interpretato da un sempreverde Marco Messeri, accompagnato da alcuni dei volti più noti del cinema italiano: Stefania Sandrelli e Elena Sofia Ricci (insieme al già citato Ricky Tognazzi). Ma c’è spazio anche per le nuove leve, rigorosamente made in Italy, direttamente dal palco del Festival di Sanremo: “Attrice è una parola grossa, diciamo che ci sto provando”, dichiara Arisa, al suo esordio sul grande schermo. Dopo essere entrata nel mondo della tv come cantante e opinionista per il programma di La7 ‘Very Victoria’, Ricky Tognazzi l’ha voluta nel cast del suo ultimo lavoro, insieme alla Izzo e alla Sandrelli: “All’inizio ero molto emozionata, ma sono tutti comprensivi e hanno aspettato i miei tempi” spiega Arisa. Nonostante tutto, la cantante rivelazione di Sanremo 2009 non ha alcuna intenzione di abbandonare la musica: “Mai al mondo, è il mio primo amore. E’ colpa della musica se io, Simona Izzo e Ricky Tognazzi ci siamo incontrati”.
Tutta colpa della musica ha l’allegria e la spensieratezza di un certo tipo di commedie sentimentali all’italiana che potremo definire di una volta. Tra l’altro per certi versi rispecchia altri lavori che hanno visto insieme la coppia Tognazzi-Izzo, vedi Maniaci sentimentali (1995) oppure Camere da letto (1997). C’è solo una differenza, i protagonisti sono sostanzialmente invecchiati e gli interpreti non sono cambiati. Si crea uno strano effetto di déjà vu per chi quel tipo di cinema lo conosce e lo ha vissuto. Diverso invece l’effetto per chi si approccia all’opera like a virgin. Sicuramente si sente la nostalgia e la malinconia, ma è solo di fondo. Appare prorompente la voglia di riscatto, la voglia di fare ancora sentire la propria voce, la voglia di fare cinema, che non ha età. C’è sempre da imparare da chi il suo mestiere lo sa fare e soprattutto da chi ha la consapevolezza che chiudersi nei ricordi e a pensare ai tempi in cui si stava meglio quando si stava peggio non serve a nulla. Uno sguardo al presente con il tocco del passato, ma con la porta aperta che può essere il futuro, vedi Arisa.
Non vi sveliamo come va a finire questa storia d’amore, amore per la vita, amore per l’amore, amore per la musica. Non conta come si conclude ma come viene vissuta e quali sensazioni lascia al pubblico più o meno giovane. Come quando termina una lezione del coro, come una strana magia, come un tutto che è maggiore della somma delle singole parti.
Di Giulia Oppia, da film-review.it

E’ possibile innamorarsi una “seconda volta”? E’ possibile innamorarsi da vecchi?
A queste domande risponde “Tutta colpa della musica”, una divertente commedia italiana, frizzante e ironica, a tratti forse un po’ moralizzante, ma senza volgarità, se non qualche battuta sul sesso femminile, che scivola via senza alterare l’atmosfera semplice e familiare che trapela dalla pellicola. Scritta a sei mani da Simona Izzo, Leonardi Marini e Ricky Tognazzi è la rappresentazione della vecchiaia, ma vista e vissuta dalla parte di chi da giovane ne ha combinate di tutti i colori, insomma i ragazzi scapestrati di allora sono cresciuti, almeno fisicamente, e ora affrontano una nuova fase della vita. Il protagonista è Giuseppe, interpretato da un bravissimo Marco Messeri, che dopo 30 anni di lavoro va in pensione e si ritrova a far fronte alle liti familiari fra la moglie e la suocera, alla stessa moglie testimone di Geova, che organizza riunioni con i confratelli di fede in casa loro, e a cercare di aiutare la figlia, interpretata da Arisa (vincitrice della categoria “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo 2009. La vita che si prospetta davanti a Giuseppe è davvero grigia, se non fosse per Napoleone, detto Nappo, interpretato da uno scoppiettante Riky Tognazzi. Nappo, compagno di scorribande di una vita, non è mai veramente cresciuto e nonostante un divorzio alle spalle continua a svolazzare da una ragazza all’altra ed ora è alle prese con un’attraente ventenne bulgara a caccia di dote (Ronny Morena Pellerani). Spinto da Nappo, Giuseppe si trova a cantare nel coro cittadino gestito da Patrizia, (Elena Sofia Ricci) l’ex moglie di Nappo. E’ qui che incontra la bella Elisa, Stefania Sandrelli, soprano del gruppo e subito fra i due scocca la scintilla, ma a causa delle loro rispettive situazioni familiari quello che poteva diventare un grande amore è costretto forzatamente a spegnersi e a trasformarsi forse in amicizia. Nel frattempo altre situazioni si dipanano mano a mano che il tempo passa e fra queste anche Nappo capirà cosa vuol dire amare veramente.
E’ una commedia graziosa, velata di malinconia che con pacatezza e ironia ricorda i tempi perduti della giovinezza e con lo stesso spirito affronta ciò che resta della vita con le sue vittorie e le sue sconfitte, le delusioni e gli amori. La storia è lineare e non riserva grandi sorprese o colpi di scena, bravissimi gli interpreti, forse un po’ troppo uguali ai personaggi che hanno sempre interpretato, soprattutto per quanto riguarda Elena Sofia Ricci e Stefania Sandrelli. Messeri invece da parte sua riesce a dare vita ad un personaggio romantico e malinconico, dotato di salace ironia, nonostante la sua vis comica venga drasticamente limitata. Per quanto riguarda infine Ricky Tognazzi il suo brio e il suo talento conquistano lo spettatore, facendolo ridere e divertire.
La frase:
– “Tu ci credi al colpo di fulmine?”
– “Io credo ormai al colpo della strega”.
Di  Federica Di Bartolo, da filmup.leonardo.it

L’ultimo film per la regia di Ricky Tognazzi e la sceneggiatura di Simona Izzo ha l’allegria e la spensieratezza di un certo tipo di commedie sentimentali all’italiana, leggera e un pò goliardica. In molti modi rispecchia come stampo altri lavori sui quali questi artisti hanno lavorato assieme, vedi “Maniaci sentimentali”(’95) oppure “Camere da letto” (’97). Ma “Tutta colpa della musica” ha una sostanziale differenza rispetto ad altri film di genere: tutti i protagonisti sono sostanzialmente invecchiati. Si, perché lo stampo è quello, ma anche gli interpreti non sono cambiati, creando uno strano effetto inverosimile. E se in passato si raccontavano le storie, belle e brutte, di adulti nella loro piena maturità, adesso questi stessi adulti ci raccontano le stesse vicende, vent’anni dopo, senza un degno epilogo. In sintesi, a Biella Giuseppe (Marco Messeri) va in pensione, e per sfuggire da casa dove convivono moglie e mamma, ciascuno con orientamenti religiosi differenti, si unisce all’amico Nappo (Tognazzi) per cantare nel coro. Qui le loro sorti si intrecceranno con quelle delle amate/ripudiate Patrizia ed Elisa (Sofia Ricci e Sandrelli). Ma la sensazione che il film sia piuttosto un desiderio degli interpreti di rinvangare storie care a loro ma non necessariamente a tutti rimane: un po’ commedia, un po’ di romanticismo, un po’ di nostalgia alla Pieraccioni, ma senza discostarsi dal fatto che i protagonisti, forse nostalgici loro stessi di fasti alla Tognazzi padre nella trilogia di “Amici miei”, sembrano superflui e ridondanti nel loro bisogno di intrattenimento giovanile e nella spensierata caccia alle donne. Insomma, lontano dal voler negare il piacere del divertimento a tutte le età, ma forse saranno propri gli spettatori coetanei a non trovare più del materiale familiare e riconoscibile in questa ricostruzione, mentre altre fasce del pubblico percepiranno l’assenza di un commento sociale, e di personaggi con i quali relazionarsi.
Di Marco Lucchino, da film.35mm.it

Questa è la storia di un “secondo amore”. Giuseppe (Marco Messeri) ha cinquantacinque anni, è sposato, ha una figlia, ma non si può certo dire che sia felice.
Presentato alla Mostra di Venezia, il film di Tognazzi, scritto assieme alla moglie Simona Izzo e Leonardo Marini, segna il debutto cinematografico della cantante Arisa (presente nella colonna sonora con il brano “Il tempo che verrà”), chiamata ad interpretare Chiara, la religiosissima e repressa figlia di Giuseppe, che risvegliatasi dal torpore dei sensi troverà l’amore tra le braccia di un farmacista fumatore incallito.
Nel cast troviamo anche Monica Scattini (la consorte di Giuseppe) ed Elena Sofia Ricci, ex moglie del miglior amico di Giuseppe, Nappo, interpretato dallo stesso Tognazzi.
Protagonista assoluto il bravo Marco Messeri che, dopo le proficue collaborazioni in La Passione e La prima cosa bella, torna a lavorare con Stefania Sandrelli, qui nelle vesti di Elisa, una bellissima donna di mezza età che fa innamorare di sé l’apatico Giuseppe, infondendogli coraggio e nuova voglia di vivere.
Esordio di alto livello per Ronnie MoreGià modella di successo, Ronny ora vede aprirsi di fronte a sé il mondo del grande schermo.
Nella pellicola, interpreta Flora, fidanzata bulgara di Nappo, il protagonista della storia, impersonato dallo stesso Tognazzi, un uomo di mezza età che si diletta a cantare in un coro.
E sembra farlo non tanto per passione per la musica, quanto per tentare di rimorchiare qualche giovane corista.
Trama:
Grazia, (Monica Scattini) la moglie, presa dal suo radicalismo religioso (è una fervente testimone di Geova), da anni ha con lui un rapporto di fredda indifferenza, e anche Chiara, (Rosalba Pippa) la figlia, che ha seguito la madre nella sua infatuazione religiosa, non si può dire che abbia poi questo gran dialogo con lui.
Napoleone, (Ricky Tognazzi) l’amico di tutta una vita, lo convince a darsi una scrollata e a provare a “vivere”, cioè ad andare con lui a cantare nel coro della città, una sala in una chiesa sconsacrata, dove i “ragazzi” della loro generazione possono ancora divertirsi liberamente e provare a “rimorchiare”.
Giuseppe si fa travolgere dalla nuova vita e si innamora di Elisa, (Stefania Sandrelli) una bellissima donna di mezza età conosciuta al coro.
Elisa, pur non volendo staccarsi dalla propria famiglia, alla quale è legatissima, non potrà fare a meno di vivere con Giuseppe una vera e propria storia d’amore, più coinvolgente e importante di quanto lei stessa potesse aspettarsi.
Riusciranno a mettersi in gioco fino in fondo? A superare le ragioni che si oppongono a un loro possibile futuro?
Da errecomeroma.it

Giuseppe (Marco Messeri) ha varcato la soglia dei cinquantacinque anni, che fare? La moglie Grazia (Monica Scattini) è una devota testimone di Geova e la timida figlia Chiara (Arisa) ha i suoi problemi da affrontare. Giuseppe passa le giornate in desolante apatia, quando Nappo (Ricky Tognazzi), l’eterno ragazzo e l’amico di sempre, lo porta nel coro della cittadina, con la possibilità di uscire dalla mortuaria routine e incontrare nuova gente. Finalmente, Giuseppe rimane perdutamente colpito dal soprano Elisa (Stefania Sandrelli): anche lei vive una situazione famigliare complicata con un marito invalido da accudire. A ritmo di musica, Giuseppe e Elisa si faranno travolgere dalla passione?
Scritto e diretto da Ricky Tognazzi, insieme alla moglie Simona Izzo eLeonardo Marini, Tutta colpa della musica ha partecipato nella sezione Controcampo Italiano della 68esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che ha premiato Scialla! di Francesco Bruni, sceneggiatore, al suo esordio registico.
Ricky Tognazzi stesso ha dichiarato sul film: “E’ la storia di un secondo amore, un film generazionale. Se ho cominciato con Piccoli equivoci, una commedia che raccontava le ansie e nevrosi dei trentenni, ora tento di avvicinarmi alle nevrosi, alle paure e alle speranze della nostra generazione. Cinquantenni e oltre. E della possibilità o meno di potersi costruire una vita. Nel film i due protagonisti sono due persone completamente diverse. Da una parte, c’è un uomo con la sindrome di Peter Pan, dall’altra uno che è sempre stato tranquillo, avvolto dal cordone ombelicale di una famiglia che lo ha un po’ accalappiato e costretto. Insieme trovano l’occasione di ricostruire qualcosa, la loro geografia sentimentale, quando sembra che sia troppo tardi. Uno pensa sia sempre troppo presto, che c’è tempo per fare le cose e Nappo ha sempre rimandato le decisioni importanti della sua vita con la scusa che era troppo presto mentre Giuseppe si è imprigionato dentro una routine familiare e ora ha l’occasione per uscirne e ricostruirsene un’altra. Ansie generazionali. Ogni età ha le sue.”
Di Carla Paulazzo, da mauxa.com

Presentato nella sezione Controcampo italiano e pronto immediatamente per l’uscita in sala, Tutta colpa della musica di Ricky Tognazzi è stato accompagnato al Lido Venezia dal regista/attore, gli sceneggiatori Simona Izzo e Leonardo Marini, e dal cast quasi al completo (unica grande assente Stefania Sandrelli) capeggiato da Marco Messeri e Elena Sofia Ricci. La cantante Arisa è alla sua prima prova da attrice e firma anche un brano della colonna sonora.
Per il film avete scelto un tema poco consueto nel nostro cinema, l’amore a sessant’anni. Perché questa scelta?
Ricky Tognazzi: Perché dobbiamo raccontare quello che conosciamo un pò meglio: i nostri amori, le nostre passioni, i nostri sogni. Colgo l’occasione per ringraziare due persone che hanno lavorato nell’ombra al film e che sono i veri responsabili, perché mi hanno presentato lo sceneggiatore Leonardo Marini: Ficarra e Picone.
Leonardo Marini: Alla base del film, c’è l’idea che oggi andiamo a vivere una sorta di discrasia tra l’età mentale e quella reale. Spesso viene fuori tanta confusione ma a volte anche esiti belli o dispiaceri.
Simona Izzo: Quello che conta davvero è essere contemporanei alla propria età. Quando si è giovani è molto facile, ma ad un certo momento della vita devi dedicarti a te stesso. Ecco perché c’è il coro, una passione. Arrivati a una certa età devi inserire una passione nella tua vita. I nostri personaggi devono perseguire la felicità. Bisogna provare ad essere felici, è il perseguimento della felicità che è importante. Può essere la religione, come fa il personaggio di Monica Scattini testimone di Geova, l’innamoramento infantile come quello del personaggio di Marco Messeri, la vita divertita, viziosa e giovanile nel caso del personaggio di Ricky.
Ricky, quant’è difficile realizzare un film corale?
R.T.: Tutta colpa della musica è cinema corale, anche ispirato dal concetto di “coro”, di gruppo che supera i singoli, come mostra il film. Il cinema è un’arte del mosaico. I film si fanno tutti nello stesso modo, pezzettino per pezzettino. Raccontare storie corali è ancora più complicato, ma anche divertente.
Una domanda per gli interpreti: cosa pensate dei vostri personaggi e come è stato partecipare a questo film?
Elena Sofia Ricci: Il mio personaggio è una donna controcorrente, che ama ancora il suo ex marito. Io non vorrei cambiare per niente al mondo l’età che ho. E’ un’età in cui non si è travolti dall’onda della passione, in cui si riesce a capire se c’è l’amore che ci muove, se c’è qualcosa che ci manda avanti. Il ruolo di Patrizia mi è veramente caro. L’onestà sentimentale di questa donna mi ha colpito, e anche l’amore per quest’uomo. Ho provato affetto per questo personaggio.
Marco Messeri: Ringrazio Ricky perché non mi ha mai fatto vedere il film prima di oggi. Volevo vederlo col pubblico. Oggi mi sono commosso. Rivedere questo mosaico di vicende che sono turbolenze dell’anima scintillate dalla musica, che è una miscela esplosiva che fa sentire diciottenni chi anagraficamente non lo è più, è stato emozionante. Il film ha regia appassionante, serrata. E’ una vera gioia essere qui, e ringrazio tutti. L’anima nasce vecchia, diceva Oscar Wilde, però ha la capacità di ringiovanirsi. E’ qui che la vita diventa commedia.
Arisa: Io ringrazio Simona Izzo e Ricky Tognazzi per aver visto in mente qualcosa che in me ancora non vedo, e cioè una capacità nella recitazione. E’ stato bello confrontarsi con questa nuova esperienza. Mi sono rivista molto nel personaggio. Quando ho letto il copione ci ho visto molto dei miei genitori, della mia terra. Per me è stata una grande possibilità. Poi Ricky mi ha chiesto di scegliere una canzone per il film. Pensavo a Vasco Rossi o a altri artisti. Poi ho pensato che avevo un mio brano Il tempo che verrà che era perfetto.
Di Antonio Valerio Spera, da close-up.it

Il film narra la storia di un “secondo amore”. Giuseppe (Messeri) ha cinquantacinque anni, è sposato, ha una figlia, Chiara (Arisa), ma non si può certo dire che sia felice. Grazia (Monica Scattini), la moglie, presa dal suo radicalismo religioso (fervente seguace dei Testimoni di Geova) da anni ha con lui un rapporto difredda indifferenza, e anche Chiara, non si può dire che abbia poi questo gran dialogo con lui. Napoleone, Nappo (Tognazzi) l’amico di tutta una vita, lo convince a darsi una scrollata e a provare a “vivere”, cioè ad andare con lui a cantare nel coro della città, una sala in una chiesa sconsacrata, dove i “ragazzi” della loro generazione possono ancora divertirsi liberamente e provare a “rimorchiare”…
Recensione
Quando l’amore nasce dalla musica (di Vincenzo Bellini): dopo ‘Canone inverso’ Ricky Tognazzi – aiutato dalla sceneggiatura di Simona Izzo, compagna di vita e arte – narra un’altra storia di passione, stavolta senile, complici gli ispirati Marco Messeri e Stefania Sandrelli. Commedia dolceamara e nostalgica.
Di Francesca Montanari, da sienafree.it

Giuseppe (Marco Messeri) ha cinquantacinque anni e dopo una vita di lavoro, va in pensione, ritrovandosi in una casa che non si può proprio dire che lo renda felice: quotidiane liti fra suocera e moglie, quest’ultima impegnata in continue riunioni fra testimoni di Geova nelle quali ha coinvolto anche la figlia Chiara (interpretata dalla cantante Arisa).
La fredda indifferenza che si respira in casa lo spinge a dare retta a Napoleone (Ricky Tognazzi), l’amico di sempre mai cresciuto, il quale lo spinge a cercare nuovi stimoli e ad andare a cantare nel coro cittadino.
E’ qui che Giuseppe conosce Elisa (Stefania Sandrelli), anche lei una donna di mezza età con una famiglia a cui è molto legata intorno; fra i due scocca una scintilla e, pur non volendola ascoltare, il tutto si trasforma in un vero amore. Ma questo amore potrà avere un futuro, potranno loro mettersi in gioco veramente?
Scritta a sei mani da Simona Izzo, Leonardo Marini e Ricky Tognazzi, che ne firma anche la regia, Tutta colpa della musica è una commedia davvero piacevole, forse a tratti un po’ scontata, ma assolutamente riuscita.
Complice questo clima malinconico che la pervade, in cui i ricordi di una vita affiorano carichi di entusiasmo e ironia; complice la sensazione che la vita che abbiamo davanti ci riservi ancora molte sorprese; complice infine la bravura degli interpreti, fra i quali spiccano lo stesso Tognazzi per carisma e Messeri, che riesce a dar vita ad un personaggio davvero sfaccettato e completo.
Complice tutto ciò, la commedia conquista, diverte, rilassa.
Di Carlotta Rizzi, da localport.it

Un po’ di dolcezza, un po’ di malinconia, un po’ di ironia: questo il mix del più recente lavoro di Tognazzi, in concorso a Venezia. Siamo a Biella e Giuseppe (Marco Messeri) si ritrova in pensione, stretto tra la famiglia – in cui la moglie Grazia (Monica Scattini) è da anni una fervente Testimone di Geova e ha trascinato in questo suo radicalismo anche la figlia Chiara (la cantante Rosalba Pippa “Arisa”) – e l’amico di una vita Napoleone “Nappo” (Tognazzi) che nonostante il tempo sia passato continua a inseguire giovani e procaci fanciulle. E’ per sfuggire alla routine domestica che Giuseppe si lascia trascinare da Nappo ad assistere alle prove del coro da lui fondato e di cui è l’anima insieme con la ex compagna Patrizia (una sempre valida e convincente Elena Sofia Ricci). E’ qui che Giuseppe viene colpito dal colpo di fulmine per Elisa (Stefania Sandrelli), la soprano del coro. Persona schiva e misteriosa, nasconde una situazione familiare complessa. Giuseppe cerca in tutti i modi di “ampliare” la sua conoscenza con lei e il caso ci mette lo zampino. Nappo, nel frattempo, si lascia ammaliare dalla furbetta di turno: Flora (Ronny Morena Pellerani). Bella e spregiudicata, al concerto tenuto dal coro a Torino si rivela per la profittatrice che è. Nello stesso tempo, Elisa e Giuseppe giungono a quello che sembra il capolinea della loro storia. I due vecchi amici si ritrovano nella casa di Nappo a sbronzarsi e a cercare di dimostrare, soprattutto a se stessi, quanto stiano bene da soli. Nappo è convinto di avere ancora la stessa forza e la stessa capacità di vincere la sfida in bicicletta della salita più micidiale del luogo, ma la natura non è d’accordo. Nemmeno alla fine della propria vita, però, pur riconoscendo qual è il suo vero amore, Nappo rinuncia alla goliardia. La musica è, come preannuncia il titolo, il fil rouge del film, ciò che lega le diverse situazioni e, in qualche modo, aiuta i protagonisti a non soccombere. Gli attori sono la forza del film, a volte non sostenuto in maniera adeguata dalla sceneggiatura. Il merito di Tognazzi è quello di aver saputo realizzare un’opera non volgare, che si affida alla musica e ai sentimenti, senza scadere nella rassegnazione e nel piangersi addosso. Non un capolavoro, ma sicuramente un buon prodotto.
Di Renata Zambelli, da w2m.it

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