Io sono con te

Che si abbia fede o meno, quella di Maria, Giuseppe e del figlio Gesù è indubbiamente una delle storie fondanti della nostra cultura, raccontata più e più volte, con minore o maggiore ortodossia cristiana e attraverso forme espressive diverse. Ora è il turno del Guido Chiesa di Lavorare con lentezza di affrontare l’argomento: e il regista lo fa con un taglio decisamente nuovo e personale.
Io sono con te si appoggia tanto ai Vangeli tradizionali (su tutti quello di Luca) quanto a quelli apocrifi (Giuseppe è un vedovo con due figli), abbracciando però soprattutto alcuni studi e teorie recenti sulla figura di Maria: perché è lei la vera protagonista di questo film, una donna raccontata non più come la placida e supina figura che accetta una missione “dall’alto” ma come una figura determinata e ribelle, scardinatrice di un sistema di regole codificate e soprattutto centrale e fondamentale rispetto alla formazione del figlio. Il punto di vista, insomma, è tanto insolito quanto semplice: sono state le scelte singolari, irrituali, pedagogiche di una madre a fare la grandezza (a venire) di un figlio; o, comunque, a darne senso e impulso.
Chiesa lascia le questioni del Divino rimangano decisamente in secondo piano (pur non escludendole: il film si apre infatti con un chiaro riferimento al concepimento divino), esaltando invece il lato umano dei personaggi e degli accadimenti, anche attraverso una messa in scena improntata ad uno scarno naturalismo – anche nelle scelte di girare in Tunisia con cast in maggioranza di non professionisti e in dialetto locale – e all’essenzialità dei gesti e delle parole. Io sono con te è laico nell’accezione più propria del termine, quella di “aconfessionale”, non tanto per via del suo umanesimo, ma perché laico è l’atteggiamento della sua protagonista, che osa sfidare caparbiamente ma pacificamente lo status quo sociale e religioso del suo tempo, prima e dopo la nascita del figlio.
Peccato che col procedere della storia, con la crescita di Gesù (il film si ferma ai suoi 12 anni, con l’episodio della fuga al Tempio di Gerusalemme), la reiterata ripetizione del tutto sembri innescare dinamiche un po’ semplicistiche di racconto: sia nel tratteggiate morbido ribellismo di Maria che nel tratteggiare i modi e le forme dell’eccezionalità e delle straordinarie bontà e sensibilità di quel bambino. Il risultato è quello di film insolito, magari coraggioso ma scentrato: e Io sono con te trova in questo, più che nel soggetto vero e proprio, l’aspetto di personalità più definito.
Federico Gironi, da “comingsoon.it”

Maria è una giovane figlia di pastori promessa in sposa a Giuseppe di Nazareth, un vedovo con due figli, pronto ad accettare il mistero della sua gravidanza. Lasciata la sua casa, si trova a che fare con il fratello più anziano di Giuseppe, Mardocheo, che detta legge e cresce i figli intimando loro disciplina e sottomissione. Dando alla luce Gesù, Maria si prenderà la responsabilità di sovvertire molte regole della cultura patriarcale, dalla scelta del nome alla somministrazione del colostro al rifiuto della circoncisione. Gesù cresce dunque nella piena fiducia della madre e nella convinzione che non tutte le leggi indicate dai sacerdoti siano davvero espressione della volontà divina, specie quelle che richiedono sacrifici e violenze.
Io sono con te è il film con cui Guido Chiesa ha voluto illuminare la “terza dimensione” di Cristo: non il Figlio, non il Padre, ma la madre, vale a dire la parte che Maria ha giocato nell’educazione del bambino, rispondendo alle sue difficili domande o perdonando ciò che alle altre madri pareva illogico perdonare. La volontà è quella di ribaltare l’immagine di lei a cui siamo usi, quella cioè di una donna sostanzialmente passiva, che si affida alla volontà di un superiore, in quella di una donna molto giovane ma dalle idee chiare e dal coraggio indubbio, che si fida solo della propria coscienza e del proprio sentire, anche quando appare socialmente scandaloso. La protagonista fa dunque quello che, su un altro livello, fa il film stesso: riconduce le leggi divine a prodotti degli uomini, dettati dalla loro cultura e mirati a preservarla.
Chiesa accantona la spiegazione sovrannaturale, non rifiutandola apertamente ma certamente non accreditandola e deridendone le interpretazioni letterali e ingenue (nella scena in cui i magi testano Gesù bambino quasi fosse Neo in “Matrix”), perché ciò che gli interessa è probabilmente affermare che un’educazione speciale può crescere un essere speciale e il rifiuto di dettami ottusi e maschilisti può cambiare la storia anche oggi, come lo ha fatto duemila anni fa.
La messa in scena è minimale, con un vertice di crudezza in corrispondenza del clou, ovvero della natività, spogliata di qualsiasi enfasi, nella scenografia come nella fotografia e nel montaggio (rapido, secco), ma non per questo manca mai di cura, di attenzione ai colori, di naturalezza nei dialoghi, di verità nei volti. Girato in Tunisia, basato sul Vangelo di Luca e sui testi apocrifi –i soli a nominare i figli di Giuseppe- il film ha un inizio interessante e molto coinvolgente, ma ben presto si trasforma in un semplicistico trattato di puericultura all’avanguardia, che raccomanda il contatto istantaneo tra madre e neonato e un’educazione quanto più permissiva, basata sulla fiducia reciproca, sull’abbandone di ansie e paure e sul supporto incondizionato delle istanze animaliste. Ci sono film intensi, dove pare di sfiorare il sacro anche quando trattano di argomenti lontanissimi, spesso di segno opposto, e ci sono film, come Io sono con te, dove questo sentimento è bandito giustamente e volontariamente dal copione ma fa sentire la sua mancanza all’esperienza della visione.
Marianna Cappi, da “mymovies.it”

Nella Galilea di più di duemila anni fa la giovanissima Maria (interpretata Rabeb Srairi e da Nadia Khlifi), proveniente da una famiglia di pastori, viene promessa in moglie a Giuseppe (Mustapha Benstiti), falegname del vicino villaggio di Nazareth, vedovo e con già due figli. Fin da piccola Maria è sempre stata educata nel rispetto e nell’amore verso il prossimo ma non per questo mostra la remissività e la silenziosa accettazione delle altre donne nei confronti del contesto patriarcale che la circonda e dalla quale spesso si vede aggredita, come accade con Mardocheo (Ahmed Hafiene), fratello del marito. Le circostanze misteriose in cui avviene il concepimento di Gesù e la sua successiva nascita, porranno la donna di fronte ad una serie di eventi e di complesse scelte da affrontare sempre con la tranquillità di chi sa di dover andare incontro al proprio destino, anche se ciò significa suscitare lo scandalo e l’indignazione di una società che stenta a crederle e a comprendere. Il mondo in cui si svolgono gli avvenimenti è completamente ignaro di quello che sta accadendo, sulla Galilea di quegli anni soffia infatti un malvagio vento di violenza provocato dalla colonizzazione romana e dalla cupidigia di Erode.
Io sono con te di Guido Chiesa non è il solito film storico o religioso sulla nascita di Gesù, ma è un’opera tutta incentrata sulla figura di Maria e sullo straordinario rapporto che aveva con il figlio. È la Maria ragazza, donna e vergine terrestre quella che il regista presenta ad uno spettatore che rimarrà di sicuro sorpreso dall’inusuale punto di vista. In questo senso Chiesa racconta una delle prime donne rivoluzionarie e anticonformiste proprio per quel suo armonico modo di vivere e per quella capacità di amare, e di confrontarsi con gli esseri umani, che la rendevano unica. Più spirituale che fisica ella aveva con i bambini un rapporto del tutto particolare, era cioè in grado di entrare talmente in sintonia con il loro pensare, da non doversi preoccupare di lasciarli camminare da soli, anche nei pressi di un pozzo profondo. Al di là della questione religiosa Maria e Gesù erano innanzitutto madre e figlio e questo legame era così forte e ammantato da un misticismo latente da renderlo incomprensibile agli altri. Colei che stringe fra le braccia il bambino avrebbe potuto essere qualsiasi madre: non si percepisce l’importanza di quella donna che un giorno sarà riconosciuta come Sacra Vergine, la grandezza è da rintracciarsi nella sua profondità in quanto essere umano di sesso femminile, vissuto in quel difficile periodo storico, che rimase inspiegabilmente incinta ed ebbe un figlio con cui aveva un legame che sembrava trascendere l’umanità stessa. Da qui la scelta di narrare la vicenda sorvolando sui principali avvenimenti della storia contenuta nei vangeli, limitandosi talvolta a dei brevi accenni, in modo da concentrarsi esclusivamente sulla tematica cardine del film.
Questa predilezione per il rapporto umano più che per la storia, supportato da scelte stilistiche che a tratti virano più verso uno stile televisivo che cinematografico, sebbene sia uno degli elementi che più si apprezza per coraggio e modernità, finisce però per risultare eccessivamente ridondante rendendo faticoso mantenere l’attenzione. La parabola materna di Guido Chiesa risulta dunque sufficientemente efficace e meritevolmente anche perché libera la vicenda da dogmi divini e risulta innanzitutto umana.
Tania Marrazzo, da “silenzio-in-sala.com”

C’è un segreto tra Maria e Gesù e Giuseppe si fa da parte, rinunciando al primato maschile, trasformando quella donna in una delle prime rivoluzionarie della storia. Punto cruciale dell’opera di Guido Chiesa è questo mondo del mito che si muove sempre entro la polarità sacro-profano, in cui la sacralità è riconosciuta come la vera realtà, contrapposta alla profanità in quanto irrealtà. Si tratta dell’esperienza di una parola e di gesti che scavano e che fanno il vuoto nel campo impossibile del reale. Festival di Roma 2010

io sono con te, di guido chiesaRacconto di maternità: quello di Maria di Nazareth, dal concepimento fino all’adolescenza di suo figlio Gesù. C’è un segreto tra di loro e Giuseppe si fa da parte, rinunciando al primato maschile, trasformando Maria in una delle prime donne rivoluzionarie della storia. Dai Vangeli canonici, in particolare quello di Luca, attraverso una sorta di intervista alla madre di tutte le madri, che racconta la nascita, l’incontro con i Re Magi, gli scienziati di Erode alla ricerca del Messia, la scomparsa di Gesù nel tempio (che a tratti, da figlio stellare, ricorda il figlio di “guerre stellari”) come in unico testo apocrifo, a tratti anche surreale, sempre più distante dall’incarnazione e più vicino al cuore del Cristianesimo. C’è spazio anche all’invenzione narrativa che si cela nell’identificazione di una donna come principio positivo della salvezza e di un nuovo corso nella storia dell’umanità. Quello stesso spazio inventivo che si mescola tra estranianti riff di chitarra ad evocare sonorità musicali prossime a Bill Frisell o Ry Cooder: per una rappresentazione a volte nostalgica, a volte ironica, a volte sofferta di un south-west semi-immaginario, desertico e vagamente minaccioso; “crudo”, senza mai raggiungerne la disperata “crudeltà”. È la grazia che distingue Maria, innervata di amore e fiducia, di poteri terreni ancor più sorprendenti. Maria nei momenti cruciali è vista di spalle inginocchiata, come un simulacro impalpabile, una figura in ombra, una montagna invalicabile che “contiene” la speranza, come in quella grotta del parto o invecchiata, si allontana, dopo averci sorriso per l’ultima volta, nel deserto. Potente ricerca antropologica, girato nelle campagne della Tunisia, con attori professionisti e non, recitando in un dialetto arabo, lontano discendente da quel ceppo semitico da cui si sono generati l’ebraico, l’aramaico e l’arabo. La veridicità sembra sgorgare direttamente dal vissuto di ogni personaggio, come Maria ancora io sono con te, di guido chiesagiovane sposa, che sorride a volte senza un evidente motivo. Il greco antico invece riguarda la parte più diplomatica del tempo, la storia ufficiale e riconosciuta che va a stratificare ulteriormente il recupero della tradizione, di un mondo policromatico mai in contraddizione con la sua anima profondamente arcaica, patriarcale, rituale, gerarchica, parabolica, violenta. Eterodosso non certamente eretico, Guido Chiesa si spinge nel mito che si fa atto di creazione autonoma dello spirito. Il “Vangelo” di Pasolini è troppo chiaro, forse più lontano di quanto sembri, però. Perchè il valore dei miti sta nel loro carattere di rivelazioni del sacro. In Io sono con te non vi è religione naturale, poiché la natura non è sacra di per sé ma solo in quanto manifesta un significato soprannaturale. D’altra parte, tale significato è trascendente anche rispetto alla storia, dal momento che quest’ultima aggiunge continuamente significati nuovi ai simbolismi arcaici, ma non può distruggere la struttura originaria del simbolo. Punto cruciale dell’opera di Guido Chiesa è questo mondo del mito che si muove sempre entro la polarità sacro-profano, in cui la sacralità è riconosciuta come la vera realtà, contrapposta alla profanità in quanto irrealtà. Proprio quando Maria partorisce da sola, lascia suo figlio camminare sul bordo di un pozzo. La trascendenza (cielo), la fecondità (terra), il centro del mondo (case, grotte, tempio): Guido Chiesa sottolinea anche la differenza tra il tempo sacro e quello profano: mentre il secondo è in sé una durata evanescente, che assume un senso solo quando diventa momento di rivelazione del sacro, il primo è un susseguirsi di eternità periodicamente recuperabili durante le feste, i riti, i nomadismi, gli incontri quotidiani, che costituiscono sempre eterni ritorni. Più che sull’inventiva visiva e narrativa, Io sono con te, tra il pulviscolo di luce a volte eccessiva proveniente dal deserto, che invade le umili dimore, il lento e leggero attraversare (lavorando con lentio sono con te, di guido chiesaezza…) di paesaggi e campagne, i chiaro-scuri mai iconograficamente debordanti ed estetizzanti, ma che rievocano impliciti debiti di natura pittorica, segna una degna, coraggiosa e poetica speranza di restituzione. Si tratta dell’esperienza di una parola e di gesti che scavano e che fanno il vuoto nel campo impossibile del reale. Quel che conta in relazione al perdono impossibile è dunque la temporalità, una particolare temporalità marcata da tempi di pieni e di vuoto, quelli di cui si ciba il film di Guido Chiesa: trasportare la mancanza, lasciarla passare, farla circolare nel transito inquieto del vuoto segreto del perdono. Ciò significa affidarsi sempre e di nuovo alla parole, ma soprattutto ai gesti anche quando “una parola”, un gesto, ma mai una sola immagine, inevitabilmente potrebbero essere di troppo.
Leonardo Lardieri, da “sentieriselvaggi.it”

La vicenda di Maria, la madre di Gesù, non ha bisogno di spiegazioni o riassunti di alcun genere, fa parte integrante della nostra civiltà e del bagaglio culturale e morale di credenti e non credenti. Il film di Guido Chiesa ripercorre dodici anni della vita di Maria, anche se c’è un’enorme iato tra il primo anno di Gesù e la sua presentazione al tempio, evento in cui si conclude la pellicola. Chiesa in apparenza ricerca una prospettiva d’indagine storica per il suo film, non solo nella scelta delle location e nel casting (per la verità molto azzeccato), ma anche nella scelta del linguaggio da adottare, si potrebbe dire ormai “alla Mel Gibson”. Io sono con te è infatti recitato in ebraico e greco antico e stranamente, proprio per la sua affinità con la Passione di Gibson, non è affatto faticoso seguire l’andamento della pellicola, anche perché la storia non rivela particolari sorprese. In effetti quello che rende Io sono con te un film notevole è la prospettiva. Maria non è una donna mansueta che si può comandare a bacchetta e non è neppure la madre rassegnata di fronte al martirio del figlio. Quello che traspare dal film di Guido Chiesa è che la rivoluzione di Gesù inizia dalla madre. Il messaggio del Messia in questo film viene ridotto alla sua essenziale novità: l’abbandono della vecchia legge e la fondazione di una nuova alleanza tra uomo e Dio. Non ci si lasci ingannare: non è un racconto teologico; questa verità traspare nella quotidianità, nei piccoli gesti che portano discordia nella famiglia patriarcale di Giuseppe, l’uomo che si fa da parte. Maria, nella prima adolescenza così come nella giovinezza è una vera e propria ribelle, che agisce secondo giustizia e non secondo la legge o la tradizione. Noi non sappiamo neppure storicamente cosa è accaduto in quel lasso temporale tra il primo e il dodicesimo anno di Gesù. Quello che Guido Chiesa sembra indicare (ed è del tutto plausibile) è che Maria abbia trasmesso i propri valori a Gesù. C’è una scena in cui i re Magi pensano di portare via il figlio di Maria, ma uno di loro afferma “lei è più saggia di ciascuno di noi, con tutte le nostre conoscenze”. Un saggezza che viene direttamente dalla fede. Quando Gesù, tornato dal tempio ripete a sua madre le domande che ha rivolto ai sacerdoti, sembra di vedere scorrere nuovamente l’infanzia di Maria nelle parole di suo figlio, in uno dei momenti più coinvolgenti del film.
La frase: “Ma è possibile che capitino sempre tutte a lui?”.
Mauro Corso, da “filmup.leonardo.it”

Esistono diverse pellicole sulla vita di Gesù, ma ce ne sono davvero poche che si soffermano sui genitori, Maria e Giuseppe. Tra questi ricorderete l’italiano “Per amore, solo per amore” di Giovanni Veronesi del 1993, che racconta la storia di Giuseppe, di cui poco si parla anche nella Bibbia. Guido Chiesa (“Il partigiano Johnny”, 2000) presenta in concorso al Festival del Film di Roma “Io sono con te – La storia della ragazza che ha cambiato il mondo”, un nuovo ed interessante spunto di riflessione su Maria. Pur basandosi sui Vangeli, con qualche riferimento anche a quelli apocrifi, il regista e la sceneggiatrice Nicoletta Micheli sono partiti dall’idea di Maria come madre e si sono chiesti cosa avesse concretamente di speciale questa ragazza da renderla genitrice di un Dio in terra. Perché è stata scelta? Da qui la storia, scevra di angeli o miracoli, ma forse più vicina possibile ad una vicenda vera, concreta. Maria è praticamente una bambina quando rimane miracolosamente incinta e va in sposa a Giuseppe, un uomo dal cuore d’oro, vedovo con due figli. Lei è diversa, ha una ‘grazia’ interiore che la distingue da tutti, vive seguendo suoi principi personali di amore e rispetto che spesso differiscono dalla tradizione fortemente patriarcale in cui è immersa. Decide lei come educare il piccolo Gesù, come amare Giuseppe, come obbedire alle leggi divine. È una donna forte, determinata e completamente fiduciosa nei confronti di questo figlio così speciale. Nel film Maria, spesso vista dalla tradizione come una figura quasi passiva, assume precise caratteristiche, un esempio concreto e positivo di quanto il ruolo materno sia decisivo per lo sviluppo mentale e psicologico dei figli. “Io sono con te” segue la storia, quindi, dal concepimento, che viene descritto come qualcosa sì di speciale, ma anche di assolutamente naturale, fino alla prima adolescenza di Gesù, in particolare all’episodio del Tempio. È qui che Maria capisce che Gesù è destinato a qualcosa più grande di lei e ne accetta totalmente il destino. Il film è stato girato in Tunisia, con attori locali, spesso non professionisti, ma con la grande capacità di rendere tutto molto realistico. Lo scenario arcaico, il paesaggio rude, le tradizioni millenarie fanno apparire ancora più sorprendente la storia di questa madre e del suo grande figlio.
Domenica Quartuccio, da “ecodelcinema.com”

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