EMOTIVI ANONIMI


Incassati ben 9 milioni di euro in patria, Emotivi Anonimi arriva finalmente nei cinema italiani, trovando collocazione nel solitamente affollato weekend pre-natalizio, per una scelta d’autore, firmata Bim, sicuramente interessante. Perché l’idea portata avanti da Jean-Pierre Améris è decisamente curiosa, per non dire intrigante, se non fosse che la commedia, romantica ma con tratti da ‘musical’, sbandi pericolosamente sulla strada della ripetitività.
Protagonisti del film due attori particolarmente amati in Francia, ovvero Benoît Poelvoorde eIsabelle Carré. Se il primo in questi ultimi anni ha fatto sua la scena della cinematografia transalpina, dimostrando più e più volte il proprio valore, la seconda torna nei cinema italiani due anni dopo Il Rifugio di François Ozon, convincendo pienamente.
A frenare l’opera di Jean-Pierre Améris, per sua stessa ammissione molto personale ed intima, lo script, a lungo andare appesantito da uno stancante ripetersi, purtroppo incapace di trovare sbocchi accettabili, tanto da arrivare ad una rapida ed affrettata conclusione dopo poco più di 70 minuti. L’emotività, si sa, fa spesso brutti scherzi. Soprattutto se eccessiva, per non dire ‘paranoica’, come nel caso dei due protagonisti di questo titolo, tanto applaudito dalla critica quanto apprezzato dal pubblico di casa. Al centro della scena troviamo Angélique, interpretata da una dolce, canterina e deliziosa Isabelle Carré, e Jean-René, ovvero un inedito e sempre più bravo Benoît Poelvoorde. Lei è una cioccolataia dalle invidiabili doti, mentre lui è il proprietario di una piccola fabbrica di cioccolato. Il destino, ovviamente, vuole che i due si incontrino, facendo sbocciare l’amore. Un amore complicato, perché entrambi sono ipermotivi ed incapaci di sospettare che anche l’altro abbia lo stesso problema. Esplicitamente anime gemelle, praticamente fatte per star l’uno insieme all’altra, si lasciano sopraffare dal terrore, dalla paura del contatto fisico e anche solo visivo, aspettando all’infinito che sia l’altra metà a fare il primo passo.
Nell’enorme giungla dei gruppi di sostegno, incredibile ma vero, esistono anche loro, gliemotivi anonimi. Partendo da questa semplice ma apparentemente clamorosa verità, Jean-Pierre Améris ha trovato lo spunto giusto per partorire il suo nuovo film. Una commedia romantica fuori dai classici schemi, perché a tratti ‘musicale’, surreale, scorrevole e molto divertente, anche se a lungo andare capace di perdere quell’originalità che nella prima parte la contraddistingue. Facendosi spazio tra timidezza e inibizioni sociali, Améris pennella due protagonisti incredibili, per quanto ‘emotivamente’ instabili.
Non in grado di accettare se stessi e soprattutto l’interazione con il resto dell’umanità, Isabelle Carré e Benoît Poelvoorde regalano un quadretto iniziale innegabilmente originale e ben soppesato, per poi lasciarsi trascinare dalle lentezza con cui i personaggi da loro interpretati dovrebbero per forza di cose ‘evolvere’. Incapace di soddisfare tale esigenza, Jean-Pierre Améris ricicla all’infinito situazioni e blocchi emotivi dei due protagonisti, rallentando automaticamente la fluidità e la leggerezza della pellicola, tanto dolce ed appetitosa nel soggetto iniziale e in buona parte della sua realizzazione quanto inspiegabilmente ‘insoddisfacente’, perché dalle enormi potenzialità solo a tratti sfruttate. Finendo così per sciogliersi al sole, come un buon pezzo di cioccolata inopinatamente lasciato fuori dalla finestra.
Da cineblog.it

Il regista francese Jean-Pierre Ameris si avvale del realismo magico unito al potere anestetizzante e afrodisiaco che da sempre contraddistingue la cioccolata, dolce e amara a un tempo, per narrare la storia di due esistenze strappate al loro solipsismo (indotto da una iper-emotività che sconfina nell’asocialità) e unite in virtù di una passione dolciaria destinata a far convergere le loro strade. Sulla scia di sognanti atmosfere tutte français che richiamano alla mente il duo Binoche-Depp di Chocolat, Améris riadatta a un tempo presente (che rimane però sempre fedele a una evasiva atemporalità) la favola di un lui e una lei ostacolati dalla loro stessa paura di vivere, provare emozioni, rischiare. Una condizione di umana difficoltà comune a così tante persone da aver dato vita a veri e propri gruppi (il primo – negli Sati Uniti- risale al 1971) di ‘riabilitazione emotiva’ che si pongono come obbiettivo quello di far aprire gli emotivi alla vita, ristabilire nelle loro vite un senso di fiducia nei confronti del prossimo e del mondo. Ed è proprio osservando e studiando le realtà di questi gruppi che il regista francese accende i riflettori sui meccanismi – a volte diabolici – di un’emotività che, se non incanalata verso la creatività, può tradursi in impossibilità di vivere. Jean-René (Benoit Poelvoorde) è lo schivo e apparentemente burbero proprietario di una fabbrica di cioccolata, in realtà uomo sensibile e profondo incapace di gestire le proprie emozioni che non fa che ripetersi come un mantra “Io ho fiducia nel futuro, Io mi apro alla vita, Io sono un vulcano” senza davvero credere nel senso di queste affermazioni. L’incontro con Angélique (Isabelle Carrè), cioccolataia di talento e donna afflitta da una iper-emotività che cerca di gestire frequentando gruppi di ‘emotivi anonimi’, renderà concreta la possibilità di uscire da quell’‘ostruzionismo sentimentale’. Ma per due esistenze, entrambe afflitte da un’emotività irrazionale, ogni gesto o tentativo di approccio si trasforma in un’ardua impresa da realizzare. Assunta in fabbrica come responsabile delle vendite, Angélique si mostrerà sin da subito determinata ad apparire all’altezza del compito (nonostante la sua vera vocazione sia fare la cioccolataia) mentre, dal canto suo, Jean-René(spronato dal suo analista) tenterà il tutto per tutto pur di vincere la sua timidezza ed entrare in contatto con la donna che, forse, potrebbe rappresentare il suo destino. Tra momenti di ingenuo imbarazzo, tentennamenti, fughe e ritrosie, comunque subordinate alla impellente voglia di rischiare, Jean-René eAngélique compiranno dunque il loro percorso di emotivi, anonimamente aggrappati a una sicurezza che di fatto significa solitudine, per scoprire poi come, in fin de conti, sia molto più facile abbandonare quel doloroso porto franco di isolamento e abbandonarsi (senza reti) alla vita. Emotivi anonimi è un po’ come una lieve spolverata di neve che non riesce ad attaccare al suolo, ma che s’insinua ciò nonostante nell’immaginazione dello spettatore grazie alla tenera malia dei due protagonisti, amabilmente contraddistinti dai loro tic, dalle loro smorfie, dalla loro sostanziale incapacità di superare – senza intoppi – la distanza di sicurezza oltre la quale possono sbocciare e fiorire i sentimenti. E anche se il ritmo altalenante, tra flash di indubbia simpatia e momenti di ridondanza narrativa, in parte inficia la fluidità del racconto, Jean-René eAngélique riescono invece a far breccia nel nostro cuore grazie alla loro importante allegoria di ‘rinascita’; due anime spaesate e trasognate quanto basta per aprirci le porte di un mondo romantico e ingenuo (che ci appare oggi forse più distante che mai) e del quale vorremmo invece fare parte. Perché a volte, tutto sommato, val la pena di abdicare alla razionalità e correre anche il rischio di farsi trascinare in fondo. Vivendo.
Dalla Francia arriva con tutto il suadente effluvio di cioccolata una commedia leggera sul tema dell’iper-emotività che mal si concilia con l’abbandono necessario ai rapporti interpersonali. E se da una parte la pellicola tende a ripetere un po’ sé stessa indugiando sempre sullo stesso tema, d’altro canto sono due le prove dei due irresistibili protagonisti a evitare che la storia s’inabissi. Ed infatti è nell’eccentrica emotività di Jean-René e Angélique, che si muove a sua volta all’interno di un’atmosfera magicamente priva di punti di riferimento spazio-temporali, che il film trova la sua ancora di salvezza, giungendo all’epilogo un po’ provato ma non sfinito.
Di Elena Pedoto, da everyeye.it

La ragione di cronica timidezza e ritrosia da contatto che sta alla base di questo film, e delle traiettorie disegnate dai due interpreti, ci è sembrata subito un’introduzione consapevole e sensibile. Non geniale ma autentica. La commedia arriva all’amore spesso parlando di incompatibilità e difetti dell’altro (ama troppo la sua indipendenza, non ha i miei stessi interessi, vuole collezionare molti cuori insieme), non Emotivi anonimi, dove le due anime sono davvero gemelle. Compatibili e affini per solidarietà emotiva e tuttavia terrorizzate all’idea di darlo a vedere.
Jean- Pierre Améris, abituato a mettere al centro delle sue storie la paura di qualcosa, lascia che quella più autobiografica e privata fornisca il senso della sua prima commedia. Angélique (Isabelle Carré) e Jean-René (Benoît Poelvoorde) sono abitati da insicurezza, timidezza, timore del confronto con il vicino o lo sconosciuto; appassionati di cioccolato ne hanno fatto un mestiere che li fa incontrare nel piccolo laboratorio (poco)gestito da Jean-René. Il loro è affetto e terrore a prima vista, contenimento titubante e desiderio, perciò uno stimolo a trovare la forza dell’intimità.
La declinazione divertente e ironica di questa vulnerabilità personale viene mostrata con una serie di situazioni, fughe, silenzi, escamotage che hanno presa sul reale, perché spesso il tentativo di nascondersi al centro dell’attenzione e mascherare i propri timori, ci rende goffamente protagonisti. In questo rientrano i bigliettini a supporto della prima uscita per Angeliqué, l’accettazione di un lavoro sgradito per non affrontare l’equivoco, la buffa messa in opera dei compiti a casa dati dallo psicologo a Jean-René.
Francese, timido, educato, non anonimo, il film di Améris visualizza la volontà iperemotiva di mantenere tutto, il più possibile, immobile con una dimensione contemporanea presente, e insieme fuori dal tempo, dove i colori degli abiti, la fisicità degli interpreti e alcuni intermezzi canori spingono alla fiaba. Il cioccolato rientra in questa visione fanciullesca che Isabelle e Benoît genuinamente, e con ottimo mestiere, riescono ad esprimere con rossori, piccole manie e idiosincrasie ribadite ma non ridicole, ansia ed energia. La sincerità diPoelvoorde è resa poi ancor più singolare dalla sua estraneità a ruoli introversi o impacciati (Niente da dichiarare?, Il mio peggior incubo)
Poiché l’armonia del risultato e l’universalità del tema (con accenti più o meno forti l’emotività interessa tutti e conforta pronunciarlo) rischiava di rendere emozionale anche il giudizio, questo è stato sottoposto a razionalizzazione. Sebbene non ci siano ricercate complessità narrative (o patologiche) e la fiaba a tratti riduce l’empatia, nel racconto di Améris si coglie una direzione autentica, una commedia fatta anche di tic leggeri ma non stucchevoli, dove la cioccolata è utile alla dolcezza senza lusinghe. Questo ingrediente (condiviso e non ruffiano) serve piuttosto a evidenziare il talento della protagonista (brava cioccolataia) che pur di non essere valutata, quasi si scusa del dono, offuscandolo.
E poi è un film che non si esaurisce con il primo bacio, ma ce ne saranno altri, quando l’attrazione scavalca il “non facciamoci notare”.
Di Giulia Pietrantoni , da comingsoon.it

“Emotivi Anonimi“, nuova commedia romantica del regista francese Jean-Pierre Améris, arriva oggi sugli schermi cinematografici italiani, promettendo un Natale 2011 dal sapore dolcissimo, proprio come quello del cioccolato che fa da cupido tra i due protagonisti interpretati da Isabelle Carré e Benoît Poelvoorde. Presentato in Francia esattamente un anno fa, il film natalizio della Lucky Red affronta con spensierata leggerezza il tema dell’iperemotività e della difficoltà ad affrontare i rapporti interpersonali per chi ne soffre.
Grandissimo punto di forza della pellicola di Améris sono i due attori principali Carré e Poelvoorde: lei premio César per l’interpretazione in “Ricordo di cose belle” del 2001 e lui protagonista sopra le righe di “Mon pire cauchemar” di Anne Fontaine, presentato all’ultimo Festival del Cinema di Roma, capaci di coinvolgere il pubblico con la loro risalita verso la vita vissuta. Una ricerca difficile e sofferta, spesso mascherata da comportamenti burberi come quelli di Jean-René di Benoît Poelvoorde o schivi e insicuri, come la dolce Angélique diIsabelle Carré; tutte sensazioni già conosciute dal regista che ha vissuto in prima persona quest’esperienza, definendo Emotivi Anonimi “il più personale e autobiografico”.
Jean-René (Poelvoorde), burbero direttore di una fabbrica di cioccolato, assume la bella e bravissima esperta in creazione di gustose praline Angélique (Carré) nel ruolo di responsabile delle vendite; ad accomunarli ci sono la passione per la cioccolata e una timidezza patologica, affrontata dal primo con l’aiuto dell’analista e dalla seconda con la partecipazione alle sedute del gruppo degli emotivi anonimi. I due scoprono in poco tempo di essere attratti l’uno dall’altra ma, a causa della loro iperemotività, non riescono a superare i propri limiti per dichiarare il proprio amore. Dovranno dunque mettercela tutta, superando i momenti d’imbarazzo e indecisione per cambiare le loro esistenze, lasciandosi finalmente travolgere dall’onda della vita Ingenua e candida, come una favola dai toni rosa, “Emotivi Anonimi” porta con sé il racconto di questi due personaggi che difficilmente potranno non far breccia nel cuore degli spettatori. È divertente e romantica, la pellicola di Améris che sa giocare con abilità con le difficoltà dei due protagonisti, aiutato soprattutto dalle brillanti capacità di Poelvoorde e della Carré che con le lorodebolezze mettono a nudo le difficoltà spesso sottovalutate di chi non riesce a prendere di petto la vita di tutti i giorni, tormentati dalle proprie paura.
Un plauso tutto speciale va alla fotografia di Gérard Simon, sofisticata e allo stesso tempo delicata proprio come una pralina di cioccolato, in grado di conferire all’insieme un tocco in più di ricercatezza a una commedia divertente e piacevole. Bisogna poi riconoscere ad Améris la capacità di rimanere sempre a più di un passo di distanza da una scontata stucchevolezza, nonostante la scelta dell periodo natalizio e della tematica a tinte rosa su cui gioca lasceneggiatura semplice ma mai affidata al caso.
Un bon bon, un perfetto cioccolatino dal sapore intenso ma ben equilibrato è ciò a cui può essere paragonato “Emotivi Anonimi“, un piacere del palato realizzato da mani sapienti, quelle del regista e dei due protagonisti, che si lascia gustare in uno scenario fuori dal tempo e che rimane impressa nella mente come il più dolce dei ricordi.
Di Chiara Console, da diredonna.it

Tutti noi, in maniera più o meno evidente e dolorosa, ci preoccupiamo del giudizio degli altri. Bisogna essere molto forti, e forse anche molto incoscienti, per non tenere conto delle aspettative altrui, delle ripercussioni che le nostre azioni avranno sul mondo che ci circonda. Ma ci sono anche persone per cui l’ansia di rapportarsi con l’esterno travalica i limiti del fisiologico, e allora anche solo una telefonata, o un minimo contatto fisico, diventano fonte di paura e sofferenza.
Una di queste è Jean-René, proprietario di una fabbrica di cioccolato in crisi che, al termine di un quasi surreale colloquio con Angélique, le affiderà il compito di risollevare le sorti dell’azienda, in quanto nuova responsabile delle vendite. Peccato che Angélique ambisse ad un posto di cioccolataia, mestiere in cui si è distinta, protetta dall’anonimato, negli ultimi anni, e a cui ha dovuto rinunciare in seguito alla morte del suo mentore. La ragione di una tale segretezza è che anche lei possiede un’emotività fuori dal comune, e che il mondo fosse testimone del proprio talento le sembrava una possibilità capace solo di renderle la vita impossibile. Tra mille titubanze, e con il sostegno del gruppo di ascolto degli Emotivi Anonimi, Angélique si risolverà a fare comunque del suo meglio nel nuovo lavoro, mentre Jean-René, opportunamente istruito dal proprio terapista, sarà costretto a mettere in atto tutta una serie di esercizi tesi ad avvicinarlo al mondo esterno, tra cui le epiche imprese di invitare a cena una donna e di stringere la mano a qualcuno. Inutile dire che vittima designata dei suoi tentativi di guarigione sarà Angélique: pur contro tutte le aspettative, tra questi due ipersensibili individui nascerà un sentimento potente, che dovrà però venire a patti con la loro natura problematica, e forse anche smussarla un po’, pur di sopravvivere.
Ex emotivo anonimo egli stesso, e per sua stessa ammissione ancora cronicamente affetto da ansia, il regista Jean-Pierre Améris si cimenta per la prima volta nella sua carriera in una commedia, e la decisione di dedicare un film a un problema con cui lo stesso autore francese deve rapportarsi quotidianamente ha senz’altro influito sulla bontà del risultato. Con Angélique e Jean-Renè ridiamo, ma non ridiamo di loro: a farci nascere un sorriso è il fatto di riconoscere in questi personaggi, seppur esasperate fino al patologico, le nostre stesse ansie, le nostre stesse piccole manie, gli espedienti di cui facciamo uso per affrontare con un po’ più di sicurezza i problemi (o quelli che consideriamo tali). Senza andare troppo sopra le righe, evitando di spingere sull’elemento caricaturale che pure, di tanto in tanto, fa simpaticamente capolino, Améris riesce a creare una grande empatia tra i suoi protagonisti e lo spettatore, quasi a volerci invitare a non rifiutare il lato più emotivo della nostra personalità, perché è lì che si esprime la nostra autentica natura.
Isabelle Carré e Benoit Poelvoorde formano sullo schermo una coppia ben affiatata, capace di trasmettere, con grande espressività e un’ottima padronanza dei tempi comici, attrazione e diffidenza, sincerità e imbarazzo, e tutta la tenerezza che è forse l’aspetto più bello e commovente dell’inizio di una storia d’amore. Una sceneggiatura che scorre senza intoppi e riesce, caso raro per il genere, a non risultare mai pretestuosa, garantisce un buon ritmo alla narrazione, mentre la fotografia, insieme all’accurato lavoro effettuato sui costumi, conferisce a Emotivi Anonimi unallure da commedia anni Cinquanta, perfettamente in tema con lo spirito scanzonato e leggero, ma ben lontano dal vacuo, del lavoro di Amèris.
Se per l’autore francese il cambio di genere ha rappresentato una sfida, si può senz’altro dire che l’abbia vinta. E che un emotivo, conscio di esserlo, non si sottragga a una delle prove più difficili a cui un regista è chiamato, così come che i suoi protagonisti tentino di non rinunciare alla felicità nonostante le proprie angosce, non può che farci guardare con un po’ più di speranza e di ottimismo al futuro: perché spesso basta una risata, purché sia garbata e rispettosa, come in questo caso, a ridimensionare quegli ostacoli che ci sembravano insormontabili.
Di Lucilla Grasselli, da movieplayer.it

Parafrasando la frase del film, è una dolcissima “corsa verso la catastrofe” la nuova commedia sentimentale di Jean Pierre Ameris.
“Emotivi anonimi” sfrutta l’idea del cioccolato – al cinema già utilizzata varie volte, da “Chocolat” di Lasse Hallstrom all’italiano “Lezioni di cioccolato” di Claudio Cupellini – per farcire una storia tanto zuccherata quanto commovente.
Rimasta senza lavoro, la cuoca pasticcera Angelique si rivolge alla “Fabrique de Chocolat” diretta dal timido Jean-René il quale, dopo un rapidissimo colloquio, l’assume. La giovane donna, affetta da una sconcertante forma di insicurezza, si ritroverà a far risorgere le sorti dell’azienda in crisi. Nel frattempo Jean cercherà di vincere le proprie paure verso l’altro sesso per invitarla a cena…
Benoît Poelvoorde (visto alla Mostra del Cinema di Roma 2011 in “Mon Pire Cauchemar”) e la bellissima Isabelle Carré (madre tossicodipendente nel bel “Il rifugio” di Fracois Ozon) sono la forza, il perno e il meccanismo che fa muovere la pellicola di Ameris. Non ce ne voglia la sceneggiatura, dichiaratamente ingenua e completamente fuori dal tempo, ma senza la bravura dei due attori (impacciati, goffi, inquieti… insomma, davvero bravi a fingersi innamorati) il film avrebbe rischiato di scivolare nel prevedibile e risultare stucchevole. Invece proprio la sceneggiatura, contando sull’idea per certi versi geniale del club per emotivi anonimi (seduti tutti in circolo ad ammettere le proprie insicurezze, è già di per sé un’immagine notevole), pur svelando presto la propria anima di favola, riesce a non stancare mai.
Mettiamoci due attori affiatati; mettiamoci il periodo natalizio; e mettiamoci pure il cioccolato, il regista Ameris, un po’ per merito un po’ per fortuna, è riuscito ad azzeccare la ricetta giusta per realizzare un buon film. Magari non fa gridare al miracolo, ma se si scarta piano come un cioccolatino indubbiamente lascia poi un buon sapore in bocca.
La frase:
“…Stiamo correndo verso la catastrofe…”.
Di Diego Altobelli, filmup.leonardo.it

Angélique (Isabelle Carré) e Jean-René (Benoît Poelvoorde) hanno due elementi che li accomunano che sono una timidezza cronica che li affligge e che determina in negativo l’evolversi delle rispettive vite sentimentali e…il cioccolato, si perchè Angèlique è una esperta cioccolataia, mentre Jean-René è il proprietario di una fabbrica di cioccolatoin cui Angélique si ritroverà a lavorare. Il rapporto tra i due timidoni comincerà ben presto a mostrare, dietro silenzi imbarazzati e sguardi sfuggenti, il nascere di un sentimento reciproco che però andrebbe coltivato e soprattutto dichiarato ed è proprio qui che come si suol dire casca l’asino vista la timidezza che affligge i due. Entrambi comunque non rinunceranno e con i loro goffi e teneri tentativi di approccio e l’ausilio di gruppi di ascolto e supporto terapeutico, proveranno con tutte le loro forze ad abbattere quella barriera fatta di paure che arrivano da lontano e visto che l’amore al cinema spesso e volentieri ha il sapore dolce della fiaba e in questo caso l’aroma inebriante del cioccolato, un lieto fine per i due non è certo da escludere.
Dopo le Lezioni di cioccolato con Luca Argentero e la magia romantica del fiabescoChocolat con Juliette Binoche è ancora un film francese a mettere al centro di una storia d’amore il cioccolato come romantica panacea, ma stavolta i due protagonisti non hanno un destino avverso o figure celate nell’ombra a complottare contro il loro sentimento appena sbocciato, ma un elemento caratteriale che molti considerano un difetto, ma che in realtà palesa solo un’eccesso di sensibilità, ma quando si parla di sensibilità si può davvero parlare di eccesso? Purtroppo si se si vive in una società in cui faccia tosta, egocentrismo ed aggressività sono elementi che definiscono un vincente e anche se questa iperemotività rischia, come accade spesso di minare una normale interazione sociale.
Il regista Jeanne-Pierre Améris confeziona quello che egli stesso, che di timidezza ha saputo far virtù creativa, definisce come il suo film più personale e in qualche modo autobiografico. Améris nel 2000 scopre l’esistenza di qusti gruppi di ascolto, gli Emotivi Anonimi del titolo, da cui poi nasce l’idea del film che però attenzione non approccia questo malessere puntando allo scavo psicologico dei personaggi o sondando le origini dell’insicurezza cronica che affligge i due protagonisti della storia, ma invece cerca la chiave di lettura più lieve, romantica e fabulistica della tematica, lasciando che la parteseriosa rimanga ai margini e diventi mero spunto narrativo per alcune gag piuttosto azzeccate che costellano il film.
Di Pietro Ferraro, da ilcinemaniaco.com

Per questo Natale provate ad addolcirvi la bocca con questo “cine-cioccolatino” made in France.
Gli Emotivi Anonimi del titolo sono Angélique e Jean-René, due iper-emotivi all’ennesima potenza. Lei (Isabelle Carré) è una cioccolataia rimasta senza lavoro insicura al limite della patologia che si presenta alla “Fabrique de Chocolat” dove viene subito assunta dal proprietario Jean-René (Benoit Poelvoorde), un uomo scostante e schivo in apparenza ma in realtà affetto da disturbi di ansia cronica e crisi di panico. Per un equivoco, Angélique viene assunta come responsabile delle vendite. A causa della sua timidezza, la giovane donna non riesce a confessare che lei in realtà è una cioccolataia di talento (sotto le mentite spoglie di un misterioso “maestro eremita” produceva cioccolatini di pregio per un pasticcere ora defunto). La donna è quindi costretta ad affrontare la propria difficoltà a comunicare, per cercare di salvare la fabbrica dal fallimento. Intanto Jean-René su consiglio del suo psicoanalista, per affrontare ansia e timidezza, deve invitare a cena una donna: la sua scelta cade proprio su Angélique. L’incontro tra i due “iper-emotivi” porterà a nuovi sviluppi sia in campo amoroso che in campo professionale.
No, non siamo dalle parti di Chocolat, grande successo di Lasse Hallstrom con una deliziosa Binoche maga del cioccolato, nonostante alcune somiglianze (come l’abilità della protagonista a creare piccole delizie di cacao e la filosofia che “la nera golosità” può intenerire anche il cuore più indurito). Qui, con la scusa del cioccolato, si parla di solitudini, di difficoltà a relazionarsi con gli altri, di paura di emozionarsi, rischiare, in una parola, vivere.
Commedia delicata e un po’ fuori dal tempo (per colori e ambientazioni) ma anche attualissima per il tema affrontato. Chi di noi non si è mai sentito, almeno per una volta, preoccupato del giudizio altrui? Tutti, più o meno: ma se per qualcuno si tratta di una preoccupazione passeggera, a qualcun altro capita di cadere nell’ansia totale se non addirittura nel panico. E così accade che tante persone di talento siano frenate dalla troppa timidezza (come accade alla protagonista Angélique che riesce ad esprimere la sua abilità solo nel completo anonimato) oppure che persone imprigionate nella loro mediocre quotidianità non riescano a uscire dal loro guscio (come il protagonista Jean-René incapace persino di stabilire un semplice contatto fisico).
I due protagonisti hanno il grande merito di rendere alla perfezione emozioni forti e contrapposte: timidezza e attrazione, imbarazzo e tenerezza, paura e desiderio. Sono proprio loro, Isabelle Carré (interprete fra gli altri de Il rifugio di François Ozon) e Benoit Poelvoorde (visto di recente nella commedia francese Niente da dichiarare? accanto a Dany Boon nei panni di un doganiere belga razzista e intollerante) la cosa migliore del film: due interpreti semplicemente deliziosi. Ma va dato merito al regista Jean-Pierre Améris, alla sua prima prova in una commedia, di aver costruito una favola surreale (ma non troppo) che prende le mosse da uno spunto fortemente autobiografico. Ex (o forse non del tutto) “Emotivo Anonimo” che ha frequentato le riunioni dell’associazione “Les Emotifs Anonymes” che funziona come altri gruppi di appoggio che si propongono di aiutare persone affette da particolari disturbi o dipendenze (un po’ come gli Alcolisti Anonimi), Améris dimostra di saper giocare con un tema non facile firmando un’opera in cui raffinatezza e garbo dominano ininterrotti per ottantadue minuti. Una fiaba al sapore di cioccolata ma in cui non si fa indigestione, perché tutto è diluito dalla sottile e amarognola ironia con cui è trattato un disturbo che porta a solitudine e asocialità. Un disagio prepotentemente attuale soprattutto in tempi come questi, dominati da modelli “vincenti” e al limite dell’irreale perfezione (interiore ed esteriore).
E se dopo tanti cine-panettoni, luccicanti e “caciaroni”, un piccolo “cine-cioccolatino” che trascina in un mondo sognante e romantico fosse molto meno indigesto e infinitamente più delicato al palato? Assaggiare per credere.
Di Elena Bartoni, da voto10.it

Angélique (Isabelle Carré) è una cioccolataia molto brava, però ha un grande problema: non riesce a vincere la sua timidezza. Mercier, proprietario di una rinomata cioccolateria, volendo assumere la ragazza, crea un’identità segreta dietro cui possa celarsi e produrre così il suo ottimo cioccolato direttamente da casa, senza essere riconosciuta da nessuno. Alla morte del buon Mercier, Angélique è costretta a cercarsi un nuovo lavoro e si ritrova nuovamente a combattere con la sua timidezza. Finisce così a frequentare gli incontri degli Emotivi Anonimi, associazione che si occupa di dare sostegno ai timidi cronici. Grazie all’aiuto dell’associazione Angélique recupera un po’ di coraggio e si presenta alla cioccolateria di Jean-René (Benoit Poelvoorde), anche lui timido cronico, che non riesce a capire bene quale sia il talento di Angélique e le affida il reparto vendite. I due si innamorano l’uno dell’altra, ma non osano confessarselo. Sarà la passione per il cioccolato ad unirli, infatti Angélique sfodererà il suo talento per aiutare Jean-René a salvare la sua ditta dalla bancarotta. Ancora una volta Poelvoorde si conferma mattatore della commedia francese, grazie ad una comicità travolgente, che non si ferma alla battuta, ma si sprigiona anche dalla gestualità e dalla mimica facciale. La Carré, che interpreta un personaggio candido, innocente e ingenuo, si cala perfettamente nella parte della timida incallita, ancora poco abituata a gestire il rossore delle gote. Il regista gioca sulla tensione comica generata dall’ipertimidezza, che può creare delle situazioni assurde, lì per lì tragiche per la persona timida, ma, viste dall’esterno estremamente, comiche. Altro ingrediente fondamentale è costituito da quella festa per gli occhi e per le papille gustative che è la cioccolata: mille gusti e mille colori, che danno vita ad un’atmosfera calda e intima, giusta per il clima pre-natalizio. Améris ha dichiarato che, tra i suoi film, Emotivi Anonimi “è sicuramente il più personale e autobiografico. Ho sempre saputo che un giorno avrei raccontato una storia sulla mia iper-emotività, sul panico che talvolta mi prende fin da quando ero piccolo”. Una godibilissima commedia romantica, che scatena la risata al momento giusto, ed incentrata sulla timidezza, vista come limite comico, che può essere superato, aprendosi alle emozioni senza avere paura di mostrarsi per quello che si è.
Di Francesca Tiberi, da cinema4stelle.it

La vera sorpresa del Natale cinematografico (a parte quei tre o quattro film nobili che sono l’unica possibilita’ di resistere alla mediocrita’ di una programmazione veramente indecente ed inguardabile, offensiva per tutti coloro che ritengono il cinema come un territorio diverso da una sala giochi con popcorn unti e indigeribili) e’ proprio Emotivi anonimi, che fa capolino timidamente tra un gatto in 3d, due scellerati pacchi natalizi nostrani, un blockbuster che fa scempio del celebre detective di Baker Street quasi come e’ successo recentemente per i 3 Moschettieri di Dumas e alcuni altri titoli infelici ancora.
Un film che celebra la timidezza, l’emotivita’ come il piu’ genuino dei sentimenti, cosi’ come puri, demodé e irresistibilmente teneri risultano i due fantastici protagonisti, che hanno il volto interessante, comico e buffo di Benoit Poelvoorde e ancora bello, etereo e rasserenante di Isabelle Carré, mai cosi’ convincente.
L’emotivita’ e’ tra l’altro un sentimento sempre piu’ dimenticato e tenuto nascosto, proprio oggi che per stare a galla tra i flutti sempre piu’ vorticosi di una societa’ che non ammette tentennamenti e indecisioni, chi solo accenna a un moto di insicurezza e’ spacciato e sopraffatto. Proprio come i due splendidi protagonisti: un umano imprenditore alimentare, che dirige come puo’ una fabbrica di cioccolato in crisi e frequenta uno psicologo che lo aiuta a superare la difficolta’ di gestire stabilmente rapporti con il prossimo, e una abilissima cioccolataia, che non ha mai retto la possibilita’ di gestire il successo che la sua innata abilita’ le avrebbe portato e ha trovato addirittura il sistema di attribuire il risultato del suo lavoro ad un fantomatico ed inesistente santone solitario.
La giovane viene subito assunta, ma le viene attribuito un ruolo commerciale per il quale non solo non e’ portata, ma che le impedisce di esprimere quelle potenzialita’ che potrebbero far rifiorire l’attivita’ imprenditoriale della societa’.
Insomma finalmente un bel film con il cioccolato come sottofondo, dopo alcune mielose e famose opere di registi ben piu’ illustri e noti.
Un film lieve, una commedia che inizia come tante ma sfodera ben presto una sua forza e una irresistibile simpatia, grazie anche a due interpreti eccezionali, divertenti e divertiti, commossi e commoventi.
Di Alan Smithee, da cinerepublic.film.tv.it

“Emotivi Anonimi” è la prima commedia di Jean-Pierre Améris ed è il primo dei suoi film ad aver avuto grande successo, anche a livello internazionale: più di un milione di spettatori soltanto in Francia. Si tratta di un film molto particolare, strambo, che affronta in modo leggero e divertente una tematica universale: la paura dell’altro e la mancanza di fiducia in sé stessi.
Angélique è una cioccolatiera con forti problemi di socialità: frequenta settimanalmente gli incontri di sostegno per persone emotive. Gli Emotivi Anonimi le danno la forza per presentarsi al capo di una piccola fabbrica di cioccolato per essere assunta. Jean-René, direttore della fabbrica, è anche lui un emotivo, soprattutto quando in tema di donne: le adora ma non riesce nemmeno a stringergli la mano. Su invito dello specialista, Jean-René trova il coraggio di chiedere ad Angélique di uscire a cena… Da qui, comincia il cammino della coppia verso una bella storia d’amore e la sconfitta di tutte le loro fobie.
Lo stesso regista in passato ha sofferto di queste paure ed ha trovato nei gruppi di sostegno per emotivi, un grande aiuto. Conosce bene l’argomento e se ne è servito per dare vita a un film anche un po’ autobiografico, senza però drammatizzare, scegliendo di farne una commedia. Frequentare questi gruppi è stato per lui fondamentale e gli dato un’importante lezione: l’unica terapia davvero efficacie è riderci sopra. Gli emotivi che il regista ha conosciuto durante gli anni nei gruppi di sostegno, erano persone afflitte da grandi rimpianti; persone che per paura non hanno vissuto. Con il suo film, Amérie si propone di aiutare queste persone a non privarsi della loro vita per paura, e pare ci sia riuscito: afferma di aver ricevuto lettere di ringraziamento da molti spettatori.
“Emotivi Anonimi” è una pellicola ben scritta, ben diretta, che vanta una bellissima fotografia soffusa ed elaborata. Una commedia esilarante, buffa e piacevole come non se ne vedono molte ultimamente. Non bisogna dimenticare un altro importante protagonista, il cioccolato: è per Angélique quello che il cinema è per Jean-Pierre Améris: una grande passione a cui dedicare al propria vita e grazie alla quale si riesce a vincere anche la più grande delle paure.
Di FABIOLA FORTUNA, da filmforlife.org

Frequentano un gruppo anonimo di auto-mutuo aiuto ma non sono alcolisti. Sono quelli che soffrono dell’incapacità di reggere l’interazione umana. Sono quelli che per eccessiva timidezza ed emotività non riescono a parlare alle altre persone, non riescono a esprimersi, non riescono, alla fine, a godersi la vita perché passano il tempo a pensare alla propria paura. Sono gli emotivi anonimi.
Il film racconta la storia di due di loro e, ovviamente, racconta il loro maldestro, se non terrorizzato, incontro sentimentale. Lui ha una cioccolateria sull’orlo del fallimento. È burbero, solitario, scappa dalla gente tutte le volte che può. Lei è un’artista del cioccolato, una cioccolatiera nata, che vende le sue delizie senza che i clienti vengano a conoscenza della sua identità. Solo che un giorno decide di rischiare tutto e mettersi alla vendita, e accetta un posto di lavoro nel negozio di lui. Lui e lei dunque si incontrano, ovviamente si agitano, ovviamente si evitano, ovviamente si spiano di sottecchi, finché, con i loro modi e i loro tempi, si innamorano.
I distributori italiani hanno scelto questa pellicola francese, uscita in patria ormai un anno fa, come alternativa da proporre al posto del cinepanettone. Come dire, se qualcuno ha voglia di una storia leggera che metta il sorriso, ma non è disposto ad assistere a scene squallide e volgari, o più semplicemente non le regge, ecco l’eleganza e la classe francesi a tirarlo su di morale. Solo che anche l’eleganza e la leggerezza non vengono bene a tutti. Si tratta di giochi di equilibrio che ogni tanto sfociano in magia, vedi il caso citato da tutti, quello de Il favoloso mondo di Amélie, ma a perdere l’equilibrio basta davvero poco. Qui il regista Jean-Pierre Améris non riesce a stare in punta di penna e carica di sentimentalismo troppe scene. Ci mette troppi buoni sentimenti e troppa poca ironia per cui alla fine quello che rimane nelle mani dello spettatore è qualcosa di poco sincero.
I due protagonisti, interpretati da Benoît Poelvoorde e Isabelle Carré, sono bravi e probabilmente si limitano a rispondere alle indicazioni del regista nel creare due personaggi che restano bidimensionali. Ma, se si accetta la melassa, il lungometraggio poi scivola e a tratti diverte. Alcune gag sono manovrate bene e coinvolgono. L’idea del film sul circolo degli emotivi anonimi inoltre ha un suo appeal e offre alcuni se pur superficiali spunti di riflessione, in una società dove stiamo potenziando diverse qualità umane ma non certo l’empatia e dove sostenere il confronto con l’altro per alcune persone può essere davvero un’impresa mastodontica.
Di Barbara Pianca, da film-review.it

Le sdolcinatezze non mancano mai al cinema, specialmente in periodo natalizio, quando anche i film per far gola prendono l’appellativo di panettoni, pandori ecc. Ecco perché appare audace la sfida di Lucky Red, che con la commedia francese leggera e simatica Emotivi Anonimi, punta a gareggiare con i colossi cinematografici festivi servendosi solo di… un cioccolatino!
Ma non c’è da preoccuparsi, non si tratta di una mera imitazione né di Chocolat, né di altri film in cui scorrono fiumi di cacao e sentimentalismo. Per rendere meno diabetico il tutto, il regista Jean-Pierre Améris decide piuttosto di giocare sui contrasti e sull’ironia, a volte anche con tocchi vagamente grotteschi, compiendo la scelta vincente di affidare tutto il carico romantico del film ai due personaggi più improbabili per una love story: due timidi incalliti che riescono a malapena a guardarsi negli occhi.
Angélique, la protagonista, è una pasticcera di enorme talento, peccato che riesca ad esprimerlo solo nel completo anonimato, perché sviene appena qualcuno le fa un complimento per il gusto incomparabile del suo cioccolato. Jean-René invece di cioccolato ne ha una fabbrica, che tuttavia rischia la rovina perché produce da sempre gli stessi dolcetti a forma di Tour Eiffel e altri prodotti che non riescono più ad attirare il pubblico. Né lui ha intenzione di correggere il tiro, poiché è paralizzato e terrorizzato da qualsiasi cosa esca dalla sua confortante, per quanto ansiogena e mediocre, quotidianità. Difficile pensare che dall’incontro tra due persone così bloccate dalle proprie paure possa nascere un’impresa profittevole, figuriamoci una storia d’amore. E invece, con loro grande difficoltà e nostro grande divertimento, Angélique e Jean-René scopriranno poco a poco come non sia sempre necessario unire gli opposti per ottenere una ricetta vincente.Inutile negare che la dose di zucchero somministrata agli spettatori sia notevole, ma risulta diluita grazie alle situazioni inevitabilmente divertenti create dall’incontro-scontro di questi personaggi così fobici con la loro paura più grande, cioè l’interazione con altri essere umani. Già risulta interessante e ilare di per sé l’idea di un’anonima emotivi, in cui le persone troppo timide e ipersensibili si ritrovano come alcolisti o tossicodipendenti per cercare di venir fuori dal loro personalissimo tunnel. Lo diviene ancora di più grazie alla buona prova dei due attori protagonisti, Benoit Poelvoorde e Isabelle Carré, che trovano la giusta sintonia per non risultare ridicoli e tenere sveglio l’interesse tra malcelati rossori, esitazioni e tentennamenti vari. Una piacevole merenda natalizia per chi non ha paura di fare indigestione di piccole e buffe storie d’amore.
Da blog.screenweek.it

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