Nord

Nord – di Rune Denstad Langlo: recensione in anteprimaNord (Nord, Norvegia, 2009) di Rune Denstad Langlo; con Anders Baasmo Christiansen, Marte Aunemo, Celine Engebrigtsen, Kyrre Hellum, Mads Sjøgård Pettersen.

Iomar è un addetto a un impianto sciistico, ma ormai non vuole più lavorare, soffre di mal di testa e cade sempre più in depressione. Un giorno il suo ex migliore amico si presenta alla sua porta; tempo fa gli ha rubato la ragazza. L’uomo rivela a Iomar che il figlio di 4 anni è in realtà suo figlio. Iomar decide di partire con la sua slitta per arrivare al nord della Norvegia ed incontrare il figlio per la prima volta.
Il terzo film del norvegese Rune Denstad Langlo è un road movie ambientato sulle nevi in cui il protagonista viaggia con la sua slitta: niente strade e niente automobili. Sta in questo la prima e forse unica “novità” di Nord, ma ciò non serve per forza ad affossare il lavoro.
Del genere il film segue tutte le regole: Iomar durante il suo viaggio incontra varie persone, gli capita un po’ di tutto e il percorso serve a far crescere un po’ sia lui che i suoi nuovi amici. Nessuna novità, si diceva, ma è l’ambientazione stessa che regala un punto di valore alla pellicola.
La Norvegia viene descritta come una terra ostica, difficile da vivere, innevata, bianca e fredda. Poche casette sparse qua e là nel bianco in cui vivono diverse solitudini, diverse persone che in un modo o nell’altro hanno bisogno di qualcuno con cui scambiare due parole.
Lo stesso Langlo e la sua troupe hanno ovviamente vissuto dal vivo la fatica di questi luoghi, girando il film in 34 giorni in condizioni terribili, con una temperatura quasi sempre sotto i 25° e con un forte vento costante. E di conseguenza anche il lavoro sul bilanciamento del bianco si è rivelato non poco ostico.
Ne è uscito fuori, nonostante questo, un piccolo film anche nella durata e piuttosto divertente, che riesce nel suo intento di intrattenere e di invogliare lo spettatore a seguire con interesse il viaggio del suo protagonista. Lo humour poi viene qualche volta squarciato proprio nei momenti in cui si rivela la solitudine degli esseri umani, con almeno una sequenza di forte impatto (la fine del vecchio eremita).
Ironia e maliconia vanno quindi di pari passo, ma alcuni momenti di comicità sono impagabili, come tutto l’incontro con il ragazzo fuori di testa, con tanto di tecnica per ubriacarsi in fretta grazie ad un tampax in testa (!). Il dramma così a sua volta si stempera, e l’effetto ottenuto è più che gradevole, nonostante appunto tutti gli stereotipi e un po’ di (sana?) furbizia.
Possibile spoiler. Ma il momento in cui Nord torna a convincere davvero è proprio il finale, che ritorna a ribadire un semplice concetto: il finale aperto è il finale degli “autori”, sempre se ben utilizzato e sempre se giunge alla fine di una visione meritevole, chiaramente. Il film di Langlo si chiude in modo perfetto, come meglio non avrebbe potuto, e resta monco: con un’ultima bellissima inquadratura, che è emozionante e a suo modo davvero originale.
da “cineblog.it”

Rune Denstad Langlo, esordisce con questo lungometraggio, Nord, dopo aver lavorato per molti anni alla regia e alla produzione di documentari. Il film, è stato presentato in concorso al 27° Festival del cinema di Torino ed uscirà nelle sale italiane a partire dal 26 febbraio.
La pellicola narra la storia di Jomar, un ex campione di sci che interrompendo la sua carriera di sciatore e la relazione con la donna di cui era innamorato , cade in uno stato di profonda depressione che lo costringe a ricorrere a un centro psichiatrico. Per Jomar, caduto in un baratro sempre più oscuro, la vita è finita e non c’è alcuna possibilità di ritornare ad essere l’uomo che era un tempo. Solo l’alcool e gli antidepressivi riescono ad affievolire quello che sembra un lento ma inesorabile destino di morte. Un giorno un amico lo rimprovera di aver abbandonato, in questa sua egoistica alienazione dal mondo, anche un figlio; ed è allora che in Jomar scatta un profondo senso di colpa che lo spinge a prendere l’iniziativa di mettersi in viaggio per raggiungere il suo bambino.
Deve percorrere ottocentonovanta chilometri, prima con una motoslitta e poi con gli sci. In questo cammino così arduo, tra i ghiacci e il freddo della Norvegia, quasi ai confini con il Circolo Polare Artico, Jomar s’imbatte in una serie di incontri piuttosto strambi. Molteplici avversità lo portano a doversi relazionare con altri personaggi, le cui storie personali finalmente riescono a distrarlo dal continuo pensiero di se stesso. E’ inevitabile non notare un cambiamento psicologico nel protagonista, una sorta di maturazione, che sconvolge a tal punto il suo animo , da far sembrare la depressione, l’antico ricordo di un tempo che ora sembra aver cessato di esistere. Uno studio accurato della sceneggiatura rivela l’intenzione di voler sottolineare di proposito l’evoluzione del personaggio: all’inizio i dialoghi sono praticamente assenti, sintomo di uno stato psichico malsano, ma poi verso la fine del viaggio Jomar torna a parlare e con le parole torna anche la voglia di vivere.
La pellicola ha molto dello stile del documentario, sintomo evidente dell’affinità che il regista ha avuto in passato con questo genere; la maggior parte delle sequenze inquadra bianchi paesaggi naturali e silenzi interminabili, che sembrano partecipare emotivamente e vivere come dei veri personaggi. Nell’assemblaggio complessivo del film vi è una chiara ispirazione ad altri road movie come The straight story di David Lynch e Into the Wild di Sean Penn.
Opera interessante, Nord si propone come un buon lungometraggio il cui valore , dopo essersi aggiudicato il riconoscimento della Critica Internazionale Fipresci e la Miglior Regia al Tribeca Film Festival, non aspetta altro che accogliere il giudizio del pubblico in sala che ci si augura non esser da meno.
Lavinia Bassani, da “nonsolocinema.com”

Rune Denstad Langlo con Nord, in Concorso al festival di Torino, ha dimostrato che è possibile girare un western tra le nevi della Norvegia. Il film non sfugge ad una convenzionalità di impianto e, più complessivamente, narrativa ma possiede una propria dinamica interna che non passa inosservata e non mancherà di avere un proprio pubblico nelle sale italiane con la distribuzione Sacher
nordJomar è un ex sciatore professionista, afflitto da attacchi di panico che ora lavora come custode di un impianto di risalita su una pista da sci. La donna, da cui ha avuto un figlio, abita nel nord della Norvegia. Il suo viaggio a bordo di una motoslitta, per raggiungerla, dopo l’abbandono, è pieno di sorprese.
Rune Denstad Langlo, quasi quarantenne regista norvegese e già dedito al documentario, ha dimostrato che è possibile girare un film con la struttura del western anche tra le nevi della Norvegia. Nord è un western da “cavaliere solitario” e quindi anche un road movie per antonomasia che, a sua volta, diventa cinema sulla ricerca della personale e interiore pace con il mondo e gli esseri umani.
A favore di queste ipotesi depongono numerosi elementi: una musica da ballata western completa di banjo e ogni altra musicalità tipica e poi i personaggi di contorno che segnano altrettante tappe del viaggio di Jomar. La adolescente e curiosa Lotte, Ulrik lo strano giovane ossessionato dai gay, e Alio il solitario anziano che vive in un tepee lontano dalla famiglia e che si farà morire come un vecchio capo indiano, sono il variegato, ma non sorprendente, paesaggio umano che qualsiasi “cavaliere” del west o viaggiatore solitario ha sempre incontrato. Basterà ricordare il viaggio di ricerca di Alvin Straight nel lynchano Una storia vera. Così anche Jomar nel suo e nel nostro presente. Questo corredo narrativo, oltre a confermare le strutture del racconto di genere di cui l’autore si è chiaramente avvalso, appartengono comunque ad un immaginario che il road movie e il western hanno sempre frequentato.
Il film non sfugge, quindi, ad una convenzionalità di impianto e, più complessivamente, narrativa e perfino figurativa. Su quest’ultimo versante, però, può difendere una certa originalità di ambientazione e ciò non tanto per le location, le distese innevate della Norvegia, quanto, piuttosto, per l’uso non compiaciuto che Denstad Langlo ne fa.
Nonostante questa “normalità” espressiva e convenzionalità complessiva, Nord ha una propria dinamica interna che non passa inosservata. Una buona percentuale del rapporto positivo che riesce ad instaurare con il pubblico è da ascriversi alla capacità attoriale di Anders Baasmo Christiensen, il protagonista, unico attore professionista del cast. La sua fragilità emotiva, più volte rimarcata con efficacia, è espressa con ironica accettazione anche e soprattutto quando è evidente l’incapacità di dominare le situazioni.
Le nevi della Norvegia fanno il resto nel diventare panorama interiore di Jomar e il film non mancherà di avere un proprio pubblico nelle sale italiane con la distribuzione Sacher.
Tonino De Pace, da “sentieriselvaggi.it”

Paesaggi innevati, grandi silenzi, sequenze surreali: elementi caratterizzanti della recente produzione cinematografica norvegese, che torna a fare capolino nelle sale italiane pochi mesi dopo l’adorabile “Il mondo di Horten”, con cui il film di Rune Denstad Langlo, vincitore per la miglior regia al Tribeca Film Festival, ha in comune non poco. Il freddo che pervade già dal titolo, “Nord”, un punto cardinale che in questo caso è anche una meta da raggiungere, fa da contrappunto al calore dei suoi personaggi, surreali burattini di un’odissea innevata tra boschi di brina e laghi ghiacciati.
Jomar, ex-sciatore lasciato dalla sua donna in seguito ad una depressione, sta passando un periodo di riabilitazione in un centro psichiatrico. Il suo ex migliore amico (colui che le ha portato via la compagna) gli rivela che in realtà Jomar ha una figlia che vive con sua madre a 890 chilometri di distanza. Improvvisamente una piccola scintilla risveglia la voglia di vivere del protagonista, che si imbarca in un viaggio a bordo della sua motoslitta per conoscere la sua bambina. Lungo il percorso incorniciato dall’incantevole bellezza artica della bianca Norvegia, Jomar incontrerà personaggi improbabili che però lo avvicineranno sempre più verso la meta.
Una commedia on the road dove si ride con la testa piuttosto che con la pancia, lasciando in chi guarda la sensazione di un viaggio non solo fisico, verso il nord della Norvegia, ma soprattutto un viaggio per lo spirito, che richiama Jomar ad una resurrezione emozionale, alla quale contribuiscono tutte le persone che lo accompagnano lungo la strada. Un viaggio sulla motoslitta in cui il tragitto non è una semplice linea che unisce il punto di partenza dal punto di arrivo, ma il palcoscenico sul quale ricostruire la rinascita di un uomo, attraverso le situazioni più assurde, le strade più ardue, le emozioni più vere, perché in fondo ogni viaggio è un sentimento, e non soltanto un fatto.
Alessio Trerotoli, da “livecity.it”

È ormai da qualche anno che dalla Norvegia arriva (se arriva…) un cinema caratterizzato da una particolare weirdness tutta scandinava, da un senso della narrazione obliquo che presenta in chiave particolare personaggi e situazioni. Basti pensare a film come quelli di Bent Hamer, di Petter Naess, o Pål Sletaune, solo per citarne alcuni di quei registi che con i loro film sono sbarcati nel nostro paese. Nord, diretto da Rune Denstad Langlo – esordiente nel lungometraggio di finzione – s’inserisce alla perfezione in questo filone: si tratta infatti di una bizzarra commedia on the snow che vede il protagonista Jomar attraversare in sella ad una motoslitta metà del paese verso settentrione, attraversando paesaggi sconfinati e perennemente innevati, alla ricerca di un figlio che non ha mai conosciuto e che ha appena saputo di avere.
Se è vero che nei suoi assunti di base Nord non è un film originalissimo – la struttura è per l’appunto quella tipica di un road movie, dove il viaggio è primariamente viaggio interiore alla (ri)scoperta di sé stessi e verso il superamento delle proprie paure – lo è altrettanto che trova la sua personalità non solo nei setting particolari ma soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, delle loro interazioni e nelle tonalità sempre in minore che vengono adottate. Nel corso del suo cammino, Jomar compie delle tappe che non sembrano affatto casuali: nel suo peregrinare s’imbatte prima in una ragazzina che vive sola con la nonna, poi in un iperagitato contadino poco più che ventenne, infine con un vecchio sami accampato su un lago ghiacciato. Una scansione generazionale, questa, che è evidentemente simbolica di un processo esistenziale tutto interiore al protagonista, ma che non dimentica la controparte e riesce anche a raccontare molto di un paese e di alcune sue caratteristiche sociali, demografiche, etnografiche, antropologiche.
Il percorso e le avventure di Jomar contano poi su una regia attenta e miminale da parte di Denstad Langlo, che trova equilibrio e misura, gioca bene con i silenzi, con i piccoli gesti, con le dilatazioni. Ma è vero che a rendergli facile il lavoro è la qualità della sceneggiatura, opera di Erlend Loe, uno degli scrittori di punta della letteratura norvegese contemporanea (pubblicato in Italia da Iperborea) che più di una volta ha prestato la sua penna al cinema. È soprattutto grazie a lui che Nord riesce a trovare un ritmo e un mood agrodolci, che oscillano tra lo stralunato e l’ironico, tra il toccante e il grottesco, mantenendo sempre un baricentro mobile ma stabile. E che il film risulta capace di una sensibilità attenta e pudica, proprio come un finale che ha il pregio di rimanere semplicissimo e sospeso.
Federico Gironi, da “comingsoon.it”

L’ex campione di sci Jomar è vittima di una forte depressione e ha perso lavoro e famiglia. Uscito dal centro psichiatrico in cui è in cura, riceve la visita del suo migliore amico, e la rivelazione che al Nord c’è un bambino di quattro anni che è suo figlio. 890 chilometri lo separano dall’ex compagna e dal bambino e Jomar li percorrerà in motoslitta e con gli sci, incontrando improbabili personaggi…
Rune Denstad Langlo, dopo una decennale attività come documentarista, esordisce con il lungometraggio Nord, che arriva in concorso al Torino Film Festival dopo aver conquistato il premio come miglior regia al Tribeca Film Festival 2009 e il premio internazionale della critica FIPRESCI.
Con un tocco delicato e l’occhio allenato a cogliere le bellezze della natura, il regista norvegese confeziona questo interessante film in cui l’avventuroso viaggio del protagonista Jomar è un pretesto per narrare una storia in cui si mescolano paesaggi mozzafiato e personaggi scombiccherati e curiosi.
Un road movie a tutti gli effetti, non fosse che ai nastri d’asfalto delle autostrade o ai deserti del West americano si sostituiscono le distese di neve, le foreste e le montagne che il protagonista attraversa prima su una motoslitta e in seguito, per un guasto, con gli sci. Il tutto accompagnato e sottolineato da musiche di ispirazione country.
Lungo il percorso il taciturno e introverso Jomar incontrerà una ragazza che vive con la nonna in una casa isolata, un ragazzo sociopatico, un gruppo di militari durante una esercitazione, un vecchio Sami che vive come un eremita in una tenda. Ogni incontro è un piccolo capitolo che permette allo spettatore di ricostruire la vita passata di Jomar, tra riflessioni serie sull’esistenza e situazioni surreali, degne della migliore letteratura nordica.
Tutti sono gentili, cordiali e tutti, con le loro parole, i silenzi e le pause, saranno il migliore antidepressivo per Jomar, che raggiungerà la casa della sua ex compagna, e si troverà, al termine di una lunga discesa sugli sci, di fronte a suo figlio. Che cosa accadrà è lo spettatore a doverlo immaginare, portando con sè la bella immagine poetica di Jomar e del figlio che si guardano in silenzio.
Il protagonista, Anders Baasmo Christiansen, è un attore di grande esperienza e molto famoso in Norvegia, mentre il resto del cast è composto da non professionisti.
Girato nei mesi più freddi dell’anno – febbraio e marzo – a circa 500 chilometri dal Circolo Polare Artico, la realizzazione del film ha comportato non poche difficoltà tecniche per la troupe, che si spostava con grande difficoltà sulla superficie innevata e ghiacciata e a volte in mezzo a una fitta nebbia. Per la cronaca, la bufera di neve che fa da sfondo alla lite iniziale tra Jomar e il suo migliore amico è reale.
Film gradevole, a tratti romantico, molto poetico, sempre emozionante, in uscita nelle sale italiane a febbraio 2010 e distribuito da Sacher.
Ada Guglielmino, da “nonsolocinema.com”

Nord, presentato in concorso al recente Festival di Torino, è il primo lungometraggio di un giovane regista norvegese, Rune Denstad Langlo, autore sinora di un paio di documentari.
E’ la storia del viaggio, faticoso e difficile, che Jonar intraprende con la sua motoslitta e poi con gli sci per raggiungere quello che potrebbe essere suo figlio, del quale ignorava l’esistenza; la meta è molto più a nord della stazione sciistica dove lui, promessa mancata dello sci, lavora.
Il protagonista è un giovane uomo reduce da un esaurimento nervoso, causato dalle difficoltà sportive e personali, assistito dall’efficiente servizio psicologico norvegese: il vero viaggio, faticoso e difficile, non è dunque quello attraverso le valli ed i boschi innevati, ma è il percorso che lui compie dentro di sé per uscir nuovamente allo scoperto, senza la protezione dei medicinali, delle cure o del monotono lavoretto alla stazione sciistica.
Ogni giorno trascorso ed ogni (dis-)avventura di viaggio segnano le tappe del faticoso percorso interiore del protagonista che, non senza difficoltà ed incertezze, si allontana dalle sue fobie oltrechè dal monotono lavoro che gli era stato assegnato in virtù della sua condizione di disagio; in particolare gli incontri, più o meno realistici, che costellano il suo lungo viaggio sono occasioni di contatto e di confronto per il protagonista, occasioni comunque importanti per lui che aveva condotto anni di vita solitaria.
nord 1Non si tratta comunque di un viaggio facile per il protagonista che, giunto vicino alla meta, è preso dal timore di andare avanti ma, dopo un’ultima sosta prolungata, si decide a superar l’ultima salita e quindi a raggiungere la meta, dove potrebbe esserci suo figlio; e qui il film finisce, senza happy end o drammi finali: il regista ha mostrato di saper bene dove mettere il punto, concludendo il film con un finale asciutto, girato con inquadrature semplici e senza musica.
Il vero finale è però, come si intuisce, il compimento stesso del lungo viaggio: tante sono state le difficoltà, gli imprevisti, gli incontri inattesi ma il viaggio è stato soprattutto una continua sfida del protagonista alle sue stesse fobie ed incertezze, dalle quali ha cominciato a liberarsi.
Luca Loria, da “lalineadellocchio.it”

Jamar (Anders Baasmo Christiansen) è un ex campione di sci colpito da una forte depressione che lo ha portato per lungo tempo in un centro psichiatrico. Uscito, cerca di ricominciare a vivere fino a quando il passato torna nelle vesti di un amico a dirgli che ha anche un figlio, ora ha quattro anni. 890 chilometri lo separano dall’ex compagna e dal bambino. Li percorrerà in condizioni precarie: solo una motoslitta e qualche litro d’alcool.
Nord sarà il lungo viaggio di ricongiunzione, prima con se stesso, poi con il piccolo. Certo nulla di nuovo: quella del road movie è una delle formule più antiche e consolidate del cinema. Il viaggio ha sempre rappresentato un’iniziazione, un’occasione per brevi incontri con degli sconosciuti.
Il film rispetta in pieno questa traccia, non esce mai dallo schema, neanche quando utilizza il topos “stra – abusato” dell’incendio dei luoghi dove Jamar si ferma; a simboleggiare una chiara rottura col passato. Eppure Nord è un’opera originale, funziona in tutto e per tutto, girato con pochissimi soldi e mezzi vale più dei kolossal pieni di effetti speciali e tecnologie superavanzate. È l’estrema delicatezza, l’attenzione alle pene dell’animo umano, ripresa nei lunghi silenzi o negli sguardi fissi dei vari personaggi, che fa girare il film. Rune Denstad Langlo, regista, indugia con umiltà sui visi delle persone incontrate tra i ghiacci norvegesi da Jamar, si sofferma negli occhi carichi di rinuncia, abbandono in se stessi. Per alcuni di loro questo emarginarsi è una scelta, per altri una necessità con cui convivere, per tutti significa estraniarsi inevitabilmente dalla società e crearsi un proprio mondo parallelo.
Sono loro il segreto di Nord, tappe silenti di un viaggio, veri protagonisti di un percorso dove non è importante la meta finale ma tutte le esperienze fatte per raggiungere il traguardo. Così come la vita, che va vissuta giorno per giorno, senza spazio per depressioni, altrimenti si rischia di perdere gli affetti oltre che noi stessi.
Cornice di questo piccolo cammeo il paesaggio norvegese, aspro, duro, a volte spaventoso ma di un’incredibile, fredda, bellezza. È la mano sapiente del regista, al suo primo lungometraggio, ad inquadrare spazi aperti che si perdono nella neve, dove non si scorge il fine, il limite segnato tra cielo e terra. Le scene sono state girate nella zona di Trondheim, una città della Norvegia centrale, e nel nord del paese, vicino a Troms County, a 500 km dal Circolo Polare Artico.
Rune porta in Nord la sua esperienza di documentarista, oltre che nella verità del paesaggio affonda nella realtà dei personaggi. Da grande narratore quale è, lega in un caldo abbraccio gli incontri casuali ma cruciali di questi sconosciuti. C’è da dire che il cast è quasi completamente composto da non professionisti. La maggior parte dei piccoli ruoli, le “comparsate” sono state affidate ad amici o persone incontrate in loco. Tutto funziona nel film, anche la colonna sonora un po’ country dei Motorpsycho in versione International Tussler Society.
Premiato dalla Critica Internazionale Fipresci – Europa Cinemas Label (59° Festival di Berlino – Panorama), al Tribeca Film Festival per la miglior regia, in concorso al Torino Film Festival, Nord è un’opera intimista, personale e universale. Vera, nell’idea: “Nel 2005 ho attraversato un periodo di forte depressione, con frequenti attacchi di ansia e panico. Un giorno sono passato davanti al vecchio ski lift che usavo quando ero bambino – commenta il regista – Mi sono fermato e ho cominciato a pensare a tutti quei personaggi bizzarri che, negli anni, avevano lavorato lì. Sempre arrabbiati, esauriti e pieni di alcool. È stato lì, mentre ricordavo che Jamar ha preso vita”.
Esperienze, comparse, paesaggi veri, fanno di Nord un piccolo capolavoro di nicchia, certo non commerciale ma unico nel suo genere.
Aspettiamo che arrivi in Italia a fine febbraio, e, se vorrete “fermarvi un po’”, non perdete questa occasione.
Sonia Scorziello, da “zabriskiepoint.net”

Il regista norvegese Rune Denstad Langlo ha ottenuto al Tribeca Film Festival il premio come miglior filmmaker emergente per la toccante commedia “North”.
Dopo cinque anni di depressione dovuta ad un incidente che ha interrotto la sua carriera di sciatore professionista Jomar si rende conto che e’ venuto il momento di redimersi dai suoi errori e si mette sulle tracce della sua ex-fidanzata che ha avuto loro figlio dopo averlo lasciato. La pellicola narra il viaggio che Jomar intraprende sulle nevi della Norvegia per andare al nord dove si trova il figlio che lui non ha mai conosciuto.
Una sera parte con una motoslitta, dopo essersi rifornito solamente di antidolorifici e alcool, e non ha la minima cognizione di quello che troverà sulla sua strada. Le persone che incontra sono sole e sperdute quanto lui e ciascuna di loro lo aiuta, ma vuole qualcosa in cambio. Una tredicenne che abita con la nonna in mezzo ai boschi gli chiede di raccontargli i suoi gusti musicali per compilare il suo diario segreto, un giovane lo trattiene per qualche giorno nella sua casa per condividere il trucco di ubriacarsi con un assorbente interno incollato in testa, un vecchio morente rifugiato in una tenda su un lago ghiacciato vuole qualcuno a cui lasciare la tessera per i punti del supermercato. I rapporti che instaura sono basati sulla solitudine e sul bisogno di comunicare, ma soprattutto di accertarsi che al mondo ci sono altre persone sole.
Il regista nasce come autore di documentari, per questo ci regala un racconto distaccato e veritiero della società norvegese. La natura, il freddo e la neve sono i compagni del lungo viaggio del personaggio principale che compie un percorso non solo fisico, ma anche psicologico soprattutto quando viene costretto a lasciare la motoslitta e si rimette gli sci che non indossava dall’incidente.
L’attore protagonista è la stella del cinema norvegese Andres Bassmo Christiansen ed è uno di quei rari attori che, anche se parlano una lingua incomprensibile, riescono a trasmettere tutte le emozioni necessarie ad appassionare il pubblico con ogni espressione facciale o muscolo del proprio corpo.
La frase: “Now I’m headed North, maybe one day I’ll be considering heading South” (“Per adesso sono diretto a nord, forse un giorno considererò di andare a sud”)”.
Elena Maria Manzini, da “filmup.leonardo.it”

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