Il piccolo Nicolas e i suoi genitori

Amato in famiglia, benvoluto dai propri compagni di scuola, il piccolo Nicolas vive una vita felice. Ma un giorno una conversazione tra i suoi genitori, lo induce a pensare che sia in arrivo un altro fratellino e il timore di seguire le sorti di Pollicino, di essere abbandonato nel mezzo di un bosco, lo assale…
Nato dalla penna di René Goscinny, co-autore di Asterix e di Lucky Luke, e dal talento di Jean Jacques Sempé, nel marzo 1959 appare su “Soud Ouest Dimanche”, il primo episodio della serie di racconti umoristici illustrati, che ha per protagonista un bambino che racconta in prima persona le proprie avventure. Qualche mese dopo Le petit Nicolas, fa la sua comparsa sul celebre periodico di fumetti d’oltralpe, “Pilote” e ben presto entra nella storia della letteratura moderna per l’infanzia.
A cinquant’anni dalla nascita del personaggio, Laurent Tirard propone un adattamento della serie per il grande schermo. Uscito a fine settembre 2009 in Francia, Il piccolo Nicolas e i suoi genitori ha già registrato un record di incassi, ripetendo quel piccolo miracolo di diverso tempo prima.
Il segreto della pellicola, come del resto della fortunata saga, consiste nel raccontare un universo filtrato dalla sensibilità e dalla fervida immaginazione infantile di uno scolaro e dei propri compagni. Nel dare corpo alla fantasia di Nicolas, il regista mette in scena una Francia degli anni Cinquanta stilizzata, sospesa nel tempo, irreale, dove non esistono criminalità, violenza, indigenza, dove tutt’al più qualche marachella non ha tuttavia gravi conseguenze. Un mondo che sorride delle incomprensioni tra grandi e piccini, che pone sullo stesso piano, le bravate dei ragazzini e le ansie di prestazione dei grandi, dove il caos creativo irrompe benevolmente in un universo fin troppo ordinato.
Bravi gli attori nel dare vita ai piccoli eroi. Nicolas, è interpretato dal giovane Maxime Godart, la madre è l’attrice e regista Valéria Lemercier. Kad Merad è il padre, dell’intero cast è certamente il volto più noto anche per il pubblico italiano (è il protagonista di Giù al Nord).
Se sono ovvi i debiti letterari, non da meno la pellicola rimanda, sul piano cinematografico, a certa tradizione e a un immaginario, made in France, che trova in Zero in condotta di Vigo, nel truffautiano I 400 colpi, e più ancora, forse, ne La guerra dei bottoni di Yves Robert, alcuni tra i suoi più illustri predecessori.
Luisa Ceretto, da “mymovies.it”

Il piccolo Nicolas e i suoi genitori
Per chi ha studiato il francese già alle scuole medie il personaggio del piccolo Nicolas dovrebbe essere già conosciuto. La serie di libri scritti su di lui da René Goscinny e illustrate da Jean-Jacques Sempé hanno fin dalla loro prima pubblicazione nel 1959 (su delle riviste) avuto un doppio merito per niente banale: una scrittura semplice, comprensibile anche dai bambini e un umorismo tale che le pagine sembrano ciliegie, una tira l’altra. Insomma, si tratta di letture adatte a chiunque, anche a chi ha voglia di esercitarsi con il francese.
Il rischio che nella sua prima versione su grande schermo si perdesse molta di quell’ironia posseduta dall’inchiostro era alto. Nicolas parla sempre in prima persona e le sue descrizioni sono normalmente un crescendo di situazioni improbabili che solo la parola scritta riesce a comunicare. Strano, ma vero, il film di Laurent Tirard regge il confronto. Divertente, ricco di trovate originali e altrettanto comiche, “Nicolas e i suoi genitori” si rivela un vero e proprio gioiellino di buon gusto e serenità. Le avventure di questo ragazzino delle scuole medie che, negli anni ’50, ne combina di tutti i colori, e con lui tutti i suoi amichetti, sono giocate, a livello di comicità, sull’espediente della vita vista attraverso gli occhi di un bambino. Una visione spesso ingenua e per questo causa di malintesi e di risposte così irrazionali, ma comunque verosimili, che solo da piccoli si possono avere.
Tirard, come detto, ben trasporta lo spettatore in una storia adatta a qualsiasi tipo di pubblico. La tensione comica della visita del ministro a scuola o la cena di lavoro, sono due scene emblematiche della bravura del regista, capace di far vivere il film di una vita propria. Bravo è poi tutto il cast. Se per Kad Merad (nel ruolo del papà) si tratta di una conferma dopo l’esilarante ruolo di protagonista in “Giù al nord”, nota di merito va data a tutti i giovanissimi attori. Non solo il piccolo Nicolas ha la giusta faccia d’angelo incontrollabile, ma anche gli altri ragazzini, ognuno a loro modo, danno il proprio contributo. Per una volta la speranza è che di “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori” ci possa essere un sequel. La materia su cui lavorare c’è, e se il buongiorno si vede dal mattino, un eventuale nuovo episodio sarebbe in buone mani.
La frase: “Domani faremo una bella passeggiata per la foresta…”.
Andrea D’Addio, da “filmup.leonardo.it”

Arriva il 2 aprile nelle “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori”, film tratto dai racconti di René Goscinny Jean-Jacques Sempé, editi in Italia da Donzelli. Protagonisti del film diretto da Laurent Tirard e distribuito in Italia da BIM, Maxime Godart nel ruolo di Nicolas, Valerie Lemercier, Kad Merad, Sandrine Kimberlain. Questa la trama: Nicolas conduce una vita serena. Ha due genitori che gli vogliono bene, un gruppo di amici carini con cui si diverte e non ha per niente voglia che qualcosa cambi… Ma un giorno Nicolas ascolta una conversazione tra i suoi genitori che lo induce a credere che sua madre sia incinta. In preda al panico, immagina il peggio: presto arriverà un fratellino che occuperà così tanto spazio che la sua mamma e il suo papà non si occuperanno più di lui e arriveranno persino ad abbandonarlo nel bosco come Pollicino…
una scena del film
“I produttori Marc Missonnier e Olivier Delbosc hanno avuto l’idea di adattare Il Piccolo Nicolas e hanno pensato che io fossi la persona giusta per farlo, quindi mi hanno contattato.” dichiara Tirard, regista e sceneggiatore. “Sono cresciuto con Il Piccolo Nicolas, lo leggevo quando ero adolescente. È un’opera che mi corrisponde e mi parla. Ho immediatamente visualizzato come sarebbe stato il film.”
Tirard, già regista di “Molière”, si è trovato a misurarsi con un colosso della letteratura e del fumetto contemporano, quel René Goscinny già papà di Asterix. “Fin dalla prima telefonata, ho provato un certo timore nei confronti del soggetto. Ma se hai paura, non ti puoi buttare! Non potevo passare il mio tempo a chiedermi che cosa avrebbero pensato Sempé o Goscinny. Ci vuole l’incoscienza per lanciarsi! E sperare che il risultato piaccia. Io e Grégoire Vigneron, il mio co-sceneggiatore da sempre, ci siamo immersi nell’opera e anche nella vita di René Goscinny. Dopo aver parlato con Anne Goscinny, mi è venuta voglia di capire cosa c’era di René Goscinny in questo personaggio che era così vicino a lui. Sapevo che la chiave dell’adattamento era sia nella suoi racconti sia nella sua vita. Ho quindi cercato di capire il personaggio René Goscinny. Era un uomo che cercava il suo posto nella società e contava di conquistarselo attraverso il riso.”
Per riprodurre un universo ad altezza bambino, Tirard si è ispirato chiaramente a Steven Spielberg. E’ un processo particolare, perché i racconti di Sempé e Goscinny hanno una duplice chiave di lettura, sia fanciullesca che adulta. Dunque, da una parte c’era l’esigenza di adattarsi all’universo dei piccoli, dall’altra quella di ripoporre comunque uno sguardo più adulto nei confronti di quel mondo. Ad ogni modo, il materiale che Tirard e Vigneron avevano elaborato poteva coprire dodici ore di film, per cui molte situazioni e personaggi sono stati giocoforza elisi. “La maestra è un personaggio chiave nella serie, perché un numero enorme di scene è ambientato nella scuola e la classe è un luogo molto importante. Dovevamo anche tenere Il Brodo, per via del suo soprannome e perché in una frase si fa un riferimento esplicito a lui. La nonna è un personaggio molto divertente, ma non avevamo abbastanza spazio per farla esistere. In pratica abbiamo conservato i personaggi a cui abbiamo potuto dare vita nel contesto della doppia storia che ci eravamo prefissati: la paura di Nicolas dell’abbandono e la cena con il capo per mostrare l’ambizione sociale dei genitori.”, spiega ancora Tirard.
una scena del film
“Le Petit Nicolas” è ambientato negli anni Cinquanta, dunque si tratta di un film in costume. Tuttavia, non c’è una collocazione precisa per il film, convenzionalmente ambientato nel 1958 ma in realtà possessore più che altro dell’aura e dell’aspetto del tempo. Il riferimento diretto è “Mio Zio” di Jacques Tati, proprio del 1958. Da Tati il film di Tirard eredita non solo un certo “zeitgeist” ma anche il gusto per il dettaglio significativo, la gestione dei tempi comici e probabilmente anche quel tocco di irrealtà che caratterizza l’atmosfera del film. Proprio per questo è stato fondamentale il lavoro sulla scenografia, curata da Françoise Dupertuis, essenziale e in bilico tra fantastico e realistico.
Per quel che riguarda gli interpreti, la scelta di Maxime Godart è stata apprezzata anche da Sempé stesso, che lo definisce “straordinario”. Per Tirard, non poteva che essere lui il protagonista, data la straordinaria somiglianza. “Abbiamo scritto il personaggio della madre per Valérie Lemercier, con l’ansia che potesse rifiutare. Tra l’altro, quando l’ho contattata, aveva appena finito di girare sul lunghissimo set di Agathe Cléry e non aveva molta voglia di iniziare delle nuove riprese. Ho dovuto convincerla e ci sono riuscito spiegandole in tutta sincerità perché la sua partecipazione era per me fondamentale.”, racconta il regista. Per il padre Kad Merad, “ero rimasto colpito da Kad Merad nel film “Je vais bien, ne t’en fais pas” dove interpretava alla perfezione un «tipo normale»! Il successo di Giù al nord lo ha confermato: gran parte degli spettatori si erano identificati in lui. Era l’attore giusto per il padre di Nicolas. È un quadro intermedio che va in ufficio tutte le mattine, che ha un po’ paura del suo capo e sogna di avere un aumento.”
“La maestra è come una seconda mamma per i bambini. Doveva quindi essere molto dolce e io la immaginavo anche molto emotiva. Si fa spesso scavalcare dai bambini, che adora e nei confronti dei quali deve dimostrarsi autorevole, e anche dal direttore della scuola. Sandrine Kiberlain, con i suoi grandi occhi azzurri, esprime questa dolcezza. Ha un talento naturale nel trasmettere le sue emozioni in modo molto sottile, solo con uno sguardo o con un movimento. Era l’attrice di cui avevo bisogno per il genere di commedia che desideravo realizzare. Ero rimasto molto colpito da François-Xavier Demaison in teatro e avevo voglia di lavorare con lui. Istintivamente sentivo che interpretato da lui Il Brodo (il custode, NdR) avrebbe funzionato bene. Ha lo stesso lato un po’ schietto del personaggio, ma è anche in grado si esercitare l’autorità.”
Cosa si può dire quindi di “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori”, a sentire i suoi “nuovi papà”? Per Tirard, fan dei racconti, il film è stato l’espediente per poter imparare a lavorare con i bambini, che per un regista è sempre una sfida; per Sempé ” il film rappresenta un momento perfetto, fuori dal tempo, fuori da tutto, rispetto alle tante cose che nella vita ci opprimono e ci schiacciano”; per Anne Goscinny, la figlia di René che ha collaborato alla sceneggiatura, “in quanto appassionata di letteratura, penso che questo film possa facilitare l’accesso all’opera editoriale del Piccolo Nicolas.” Il Piccolo Nicolas infatti ha già più di cinquant’anni: nasce nel 1959. Muove i primi passi in Sud-Ouest Dimanche e nei primi numeri di Pilote. È circondato da una banda di amici: Alceste, il ciccione che mangia in continuazione, Geoffroy che ha un padre che gli compra tutto quello che vuole, Agnan, sicuro che nessuno oserà mai picchiarlo perché porta gli occhiali, Marie-Edwige, l’unica bambina, etc. Nel suo universo ci sono anche gli adulti: i suoi genitori, la sua maestra «che è graziosa», il Brodo, il simpatico sorvegliante e altri ancora. Un po’ maldestro, un po’ chiassoso, ma con un cuore grande, nel film Nicolas spiega perché non sa ancora cosa farà più avanti: «perché la mia vita è bella».
da “megamodo.com”

In una pellicola a misura di bambino, ma attenta anche al punto di vista adulto, il mondo dell’infanzia è descritto con ironia e leggerezza, ma anche con la giusta dose di profondità, rispettando le linee guida dettate da Goscinny, scrittore dei racconti da cui il film è tratto, e dal suo illustratore Sempé.
Una quasi fiaba per bambini e non solo
Bambini lo siamo stati tutti, eppure scrivere e dirigere un film per l’infanzia non è cosa alla portata di chiunque. Il tempo si porta via l’ingenuità e la freschezza dei nostri primi anni, e si finisce per banalizzare i sentimenti e i sogni che ci animavano, di liquidarli come cose di poca importanza, in confronto alla realtà della vita adulta. E’ forse la capacità di rivivere con tenerezza e nostalgia, ma anche onestà, i momenti dell’infanzia che ha reso celebri i racconti di René Goscinny (creatore, tra gli altri, di Asterix e Lucky Luke), illustrati da Jean Jacques Sempé, ed è questo stesso sentimento empatico che anima anche il regista Laurent Tirard, che ne Il piccolo Nicolas e i suoi genitori ne realizza una precisa, seppure parziale vista l’immensa mole di materiale cartaceo, trasposizione su grande schermo.
Il punto di vista della storia è appunto quello di Nicolas, che con il suo sguardo attento e irriverente descrive con immagini semplici ma efficaci il mondo in cui vive: quello degli amici e della scuola, ma soprattutto il suo ménage familiare, apparentemente tranquillo ma pronto ad essere sconvolto da un semplice equivoco. L’amico Joachim gli rivela infatti che, quando un papà porta fuori la spazzatura senza fare storie ed è premuroso con la mamma, è segno evidente dell’arrivo di un fratellino; Nicolas, ravvisando gli stessi atteggiamenti a casa propria, cade preda del panico. A peggiorare la situazione, Joachim si assenta improvvisamente da scuola: per Nicolas e i suoi amici questo può voler dire una cosa sola, ovvero che, all’arrivo del fratellino, la famiglia di Joachim si è sbarazzata del figlio maggiore. Comincia così per il gruppo una vera odissea, tesa ad ingraziarsi la madre di Nicolas in modo da impedirne l’abbandono e poi, extrema ratio, a organizzare il rapimento nel nascituro.

Maxime Godart e Valérie Lemercier in una caleidoscopica immagine della commedia Il piccolo Nicolas e i suoi genitoriSin dalle primissime sequenze, è chiaro come la forza del film sia quella di impostare la narrazione sulle privatissime riflessioni di Nicolas: se questo, da una parte, ci offre un punto di osservazione privilegiato e il più possibile aderente alla realtà del protagonista, dall’altra ha il pregio di metterci a confronto con il nocciolo duro del suo carattere. E’ un piacere scoprire il mondo con gli occhi di Nicolas: aldilà dell’angoscia e dei dubbi riguardo il cambiamento, o presunto tale, che si appresta ad affrontare, Nicolas trae forza dal proprio senso dell’umorismo, di cui ci viene dato un assaggio nella piacevolissima sequenza iniziale, dove i compagni di classe sono tratteggiati nei loro aspetti più peculiari attraverso la lente della comicità. Nonostante il personaggio originale sia stato creato negli anni Cinquanta, e il film stesso sia ambientato in un passato generico, che riecheggia le atmosfere delle pellicole di Jacques Tati ma esula da qualsiasi riferimento temporale preciso, nulla impedisce ai bambini di oggi di identificarsi in Nicolas. E’ una dimensione fiabesca quella che l’autore prima e il regista poi hanno conferito alle vicende del piccolo protagonista: profondamente immersi nel proprio mondo infantile, fatto di amici, scuola, genitori e poco altro, e irraggiungibili da ogni disputa di carattere sociale o politico, Nicolas, e con lui i suoi amici, sono personaggi universali, capaci di trasmettere tutto l’entusiasmo e la profondità di sentimenti di un bambino.

Nicolas (Maxime Godart) insieme ai suoi genitori (Valérie Lemercier e Kad Merad) in un’immagine della commedia Il piccolo Nicolas e i suoi genitoriIl piccolo Maxime Godart, e i suoi giovanissimi colleghi, reggono con facilità il confronto con la controparte adulta del cast, nella quale spiccano Valérie Lemercier e Kad Merad nel ruolo dei genitori e Sandrine Kiberlain in quello della maestra, capaci di dare vita a personaggi vibranti e ben caratterizzati, senza sottrarre spazio al fulcro della narrazione.
Tirard riesce a dare risalto alla voce dei bambini e a dare dignità ai loro sentimenti parlando contemporaneamente anche agli adulti, riportandoli con delicatezza e garbo a un passato forse dimenticato e offrendogli anche una possibile chiave di lettura per un mondo con il quale sentono di non avere più molto in comune. Era difficile riuscire a restituire sul grande schermo la freschezza e la sintetica poesia delle illustrazioni di Sempé, così come la schiettezza e la precisione delle parole di Goscinny, ma grazie ad una regia sobria e mai invasiva, l’attenzione rimane sempre focalizzata sul personaggio e sul suo profondo, affascinante mondo interiore.
Lucilla Grasselli, da “movieplayer.it”

Certi bambini
Nicolas ha otto anni e appartiene a una famiglia della media borghesia francese degli anni Cinquanta. A quanto pare, lui possiede il segreto di una cosa chiamata felicità: una mamma e un papà che si amano e lo amano, una maestra emotiva ma dolce e, soprattutto, una gang di amici fantastici. Cosa desiderare di più? Eppure, qualcosa o qualcuno potrebbe seriamente mettere in pericolo tutto ciò. È sufficiente la minaccia dell’arrivo di un fratellino, per temere che la sua vita cambi… in peggio! Nicolas chiede aiuto e i suoi compagni rispondono, architettando un piano per evitare questo spiacevole inconveniente.

Un mondo fatto su misura
I bambini ci guardano. Lo sapeva bene Vittorio De Sica e ne era a conoscenza anche René Goscinny che, insieme al disegnatore Jean-Jacques Sempé, diede vita a uno dei più importanti classici per l’infanzia francese. Con Il piccolo Nicolas e i suoi genitori il regista Laurent Tirard fa sì che lo spettatore entri a contatto con l’indeterminatezza romantica della piccola provincia francese anni Cinquanta. La confezione proposta è caratterizzata, quindi, da una grande cura nell’immagine e da una poetizzazione priva di realismo, come avveniva già nella magnifica illusione descritta in Pleasantville. Eppure la sua natura universale tende a evidenziare la moralità atemporale, un elemento essenziale che si respira sempre all’interno dell’intero lungometraggio.
Il piccolo Nicolas e i suoi genitori inizia con una voice over che appartiene sia al discorso della narrazione sia a un altro spazio-tempo. Infatti, tutto ha inizio quando Nicolas ripensa al tema scolastico “Che cosa farò da grande” commissionatogli dalla sua apprensiva maestra. L’impostazione adottata dall’autore permette poi di ragionare sul fatto che la posizione della macchina da presa non sia assolutamente neutra, in quanto calibrata secondo la prospettiva lineare occupata dal punto di vista di Nicolas. Semmai, è l’aspetto cognitivo (il sapere) a non coincidere. Per la logica dei possibili narrativi, tutta la storia viene filtrata dal piccolo protagonista, ma il pubblico ne sa indubbiamente più del personaggio. Le famose “svolte” lungo la trama del racconto, per l’appunto. Inoltre, la doppia lettura presente nel film obbedisce innanzitutto a una necessità: quella concernente il piacere gratuito del sottotesto, per cui un adulto troverà proprio nel margine di una data battuta un senso che difficilmente potrà essere afferrato in pieno da un bambino.
La scelta più difficile per Tirard è stata senza dubbio quella di salvarsi dalla grande tentazione di inserire ognuno dei personaggi presenti nella storia originale. È stata una decisione ardua, tuttavia inevitabile dato il numero ristretto di metri (di pellicola) a disposizione. Per questo motivo, la spassosa figura della nonna ha subìto in corso di scrittura l’affronto – se così si può dire – di un’uscita definitiva. Chissà, magari potrà riporre le sue speranze in un sequel, ammesso che ce ne sia uno.
L’attenzione prestata dal regista durante la fase decisiva della scelta degli attori l’ha di sicuro premiato a dovere, considerato che è praticamente impossibile muovere anche solo un appunto verso ciascuno di loro! Con questo, ci si è voluti riferire parimenti ai piccoli attori, davvero bravi e sinceri nonostante la loro giovane età, e agli interpreti più maturi, quali Valérie Lemercier e Kad Merad (visto in Giù al nord), rispettivamente la madre e il padre di Nicolas nella fiction.
Presentato in anteprima all’ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione “Alice nella città”, Il piccolo Nicolas e i suoi genitori spera di bissare pure in Italia il successo riscontrato Oltralpe, dove con i suoi 5,5 milioni di spettatori è diventato un vero e proprio fenomeno di costume a tutti gli effetti.
Maria Cristina Caponi, da “spaziofilm.it”

Laurent Tirard con “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori” porta sul grande schermo il personaggio di Nicolas, creato sessant’anni or sono dalla fantasia del grande René Goscinny (padre di Asterix) e di Jean-Jacques Sempé. Il regista ha il merito di essere riuscito a trasferire nella trasposizione cinematografica la stessa magia dei racconti. Il film è una perfetta alchimia di più elementi: una sapiente regia, un eccellente copione (opera dello stesso Tirard e di Grégoire Vigneron), un ottimo cast, dove i bambini, alla prima esperienza davanti alla macchina da presa, hanno una naturalezza nel recitare che rende la visione godibilissima, e, infine, una bella fotografia. Già dalle prime sequenze ci si immerge completamente nel mondo di Nicolas, nelle sue problematiche scolastiche e familiari è facile ritrovare i piccoli e grandi drammi che ciascuno di noi ha vissuto nell’infanzia. Tutto però è narrato in modo divertente e ironico, anche se non mancano nella storia quelle cattiverie che solo i bambini di quest’età sono capaci di fare. L’ambientazione retrò anni Cinquanta, in verità, simboleggia una realtà priva di una collocazione storica vera e propria, bensì rappresentativa di un lasso temporale, quello dell’infanzia, comune a tutti. Anche per questo i racconti di Goscinny e Sempé sono così longevi. Il film, adatto ad un pubblico di ogni età, ha come espediente narrativo, attorno al quale ruotano tutte le vicende, la paura da parte di un bambino che per anni è stato figlio unico, avendo per sé tutte le attenzioni dei genitori, nell’affrontare l’arrivo di un fratellino, che sembra levare a chi è già presente il trono regale in cui si è posizionato. Il mondo degli adulti è altrettanto affannato, anche se i problemi sono diversi, e vengono spesso affrontati in modo infantile. Valérie Lemercier e Kad Merad, entrambi vincitori di César per altri ruoli, interpretano perfettamente i genitori di Nicolas. Tra equivoci, compiti e monellerie, la pellicola scorre veloce, regalando divertimento e vero relax.
Maria Grazia Bosu, da “ecodelcinema.com”

Con la prospettiva di un bambino, il dramma di un primogenito che vive il terrore di essere abbandonato nel bosco come Pollicino indossa i panni di una fiaba realistica. Ha l’essenza della comprensione infantile, la fresca irriverenza di un bimbo di otto anni, la pellicola firmata dalla regia di Laurent Tirard.
Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, dal 2 aprile nelle sale italiane, ha il sapore della Francia degli anni Cinquanta. La dinamica espositiva è semplice, con un io narrante brillante e vivace: “Mi chiamo Nicolas. Ho due genitori che mi vogliono bene, un gruppo di amici fantastici con cui mi diverto tantissimo”. Il mondo dal metro e mezzo, il microcosmo del piccolo protagonista per una storia forse già sentita, ma convincente nella sua costruzione episodica.
Inquadrature nitide, che diventano specchio di una vita che a pochi anni di vita, scorre con la naturalità degli eventi dettati dalla scuola, dai giochi e dalla vita in famiglia. Un impianto lineare nel film di Tirard che apre ad un’ilarità genuina.
Per il film (che in Francia ha avuto più di cinque milioni di spettatori) due le caratteristiche essenziali. Da un lato la naturalità di una storia che nasce da uno dei più importanti classici per l’infanzia francesi, frutto del binomio Renè Goscinny e Jean-Jacques Sempè: la vicenda si snoda attorno al “dilemma” di una nuova nascita, dall’atavica paura di ogni bambino d’essere sostituito/destituito dall’amore di mamma e papà. Dall’altro l’essenzialità dei dialoghi si sposa con l’efficace particolarità di inquadrature. Mai eccessivo, non si disperde in scivoloni semplicistici quasi stucchevoli. In realtà, calibra l’equilibrio a misura di bambino e la dimensione corale di un mondo adulto che diventa corroborante per la storia stessa.
Convincente Valèrie Lemercier, madre di Nicolas. Traccia il profilo di una donna casalinga che tenta di risollevare le sorti lavorative del marito, interpretato da Kad Merad, in attesa di una promozione. Dinamica e sagace la scena della cena in onore del signor Moucheboume, datore di lavoro del padre di Nicolas. Un semplice gioco degli equivoci scardina la psicosi di una donna che vive la propria condizione di casalinga con serenità, ma che al pensiero di doversi confrontare con la moglie altolocata del datore di lavoro subisce la sindrome d’inferiorità, curata con lo sfoggio di nozioni di letteratura scandinava. Nascono così una serie d’incomprensioni surreali che, senza scivolare nell’ovvio, divertono e convincono.
Ma la vera rivelazione è il piccolo protagonista, Maxime Godart. Il visetto tondo del Giamburrasca d’Oltralte, riesce ad essere adorabilmente colpevole anche nelle situazioni più drammatiche. E diverte la squadra di bambini scapestrati che per sostenere l’impresa di Nicolas, di liberarsi del fratellino, collezionano idee distruttive che alimentano esponenzialmente il numero di marachelle e conseguenti danni.
Un impianto lineare che lascia ai singoli interpreti la capacità di rivolgere allo spettatore uno scampolo di vita anni Cinquanta, quasi una favola vecchia maniera che in Italia potrebbe trovare il meritato seguito e consenso.
Luisa Bellissimo, da “doppioschermo.it”

“Buongiorno, mi chiamo Nicolas e ho otto anni. Vivo in Francia con i miei genitori e ho una banda di amici fortissimi: Alceste, Rufus, Clotaire, Eudes, Agnan, Geoffroy e Joachim. E poi ci sono i miei genitori. La mamma è la più bella del mondo e papà mi dice sempre ‘Nicolas non ti sposare mai’. La mia vita con loro è perfetta e non voglio che cambi nulla…”
Il piccolo Nicolas e la sua banda di amici sono già un fenomeno editoriale per l’infanzia in diversi paesi d’Europa, dalla Francia, terra in cui è nato, alla Germania, ed hanno riscosso parecchio successo anche oltre oceano. Nato come protagonista di alcune strisce umoristiche di un settimanale belga, questo moderno Gian Burrasca è frutto della collaborazione tra Jean-Jacques Sempè, considerato da quarant’anni uno dei più grandi disegnatori francesi, ed il compianto Renè Goscinny, creatore di Asterix. Trasformatosi poi in un libro, adesso il Piccolo Nicolas ha abbandonato le sue fattezze fumettistiche ed è divenuto un bambino vero, pronto a vivacizzare lo schermo cinematografico con il suo particolare modo di osservare il mondo.
Operazione Pollicino
Nicolas (Maxime Godart) è un bambino di otto anni con una vita apparentemente perfetta: due genitori amorevoli, una maestra gentile e premurosa, una banda di amici sempre pronti all’azione. È così felice che vorrebbe non cambiasse mai nulla…nemmeno crescere. Un giorno, a scuola, la maestra (Sandrine Kiberlain) racconta loro la storia di Pollicino, abbandonato nel bosco dai genitori. Poi arriva il suo amico Joachim a complicare le cose: ha avuto un fratellino ed ora la sua vita si trasformerà in un incubo. Tutto sembra essere cominciato quando suo padre è divenuto più gentile con la mamma e ha portato fuori la spazzatura senza lamentarsi. Quando Nicolas si trova ad assistere ad una scena identica in casa sua e viene invitato dai suoi genitori a fare una gita nel bosco, il suo mondo perfetto viene irrimediabilmente minacciato dall’idea di un fittizio fratellino. L’intera banda di amici si mette in moto per sistemare questo inconveniente a tutti i costi, non importa quanto possa essere pericoloso.
Dalle strisce al film
Il piccolo Nicolas e i suoi genitori è il primo adattamento cinematografico di una delle esperienze letterarie dedicate all’infanzia più apprezzate degli ultimi 50 anni. Nato come un anonimo disegno per delle strip umoristiche, il bambino si è lentamente trasformato in un’icona, in un mezzo privilegiato di insegnamento ed intrattenimento. Primo esempio della letteratura moderna in cui il mondo è visto attraverso gli occhi innocenti e schietti di un bambino, Il piccolo Nicolas è riuscito fino ad ora ad entusiasmare i più piccoli, ma anche i loro genitori che in quella particolare visione si possono facilmente e comicamente riconoscere. Trasportarlo dal disegno essenziale e minimalista alla pellicola cinematografica era però un esperimento che rischiava di trasformarsi in catastrofe, dati i cambiamenti necessari ad attuare una rivoluzione del genere: per prima cosa Nicolas doveva assumere dei tratti ben delineati, delle fattezze umane fino a quel momento sconosciute; inoltre bisognava creare un filo conduttore unitario che permettesse al giovane protagonista di uscire dal suo perenne stadio episodico. Fortunatamente il progetto è finito nelle mani di Laurent Tirard, sceneggiatore e regista, che è riuscito a dare una dimensione unica e visionaria alle fantastiche avvenute di Nicolas, stravolgendole nella narrazione ma mantenendone intatta l’atmosfera che lo ha reso un successo.
Il magico mondo dell’infanzia
Il piccolo Nicolas e i suoi genitori potrebbe essere definito tranquillamente una favola: atemporale, positivo, divertente, ricco di imprevisti che conducono ad un lieto fine. Inoltre, nonostante i chiari riferimento ad un mondo reale, sembra essere ambientato in un mondo immaginario, specchio della fantasia dei suoi giovani protagonisti. “Nel Piccolo Nicolas tutto doveva concorrere alla dimensione irrealistica del progetto. È un film che confessa apertamente di non essere sul piano della realtà. Siamo in una fiaba. Le scene, le inquadrature, i costumi, il suono raccontano una storia molto costruita. Per questo ho voluto girare in un teatro di posa, avere una casa che avesse il sapore di uno studio cinematografico, fare un film che assomigliasse ai film hollywoodiani degli anni ’50. Se avessi avuto i mezzi avrei ricostruito tutte le strade in studio. Abbiamo cercato di creare un mondo immaginario, fittizio, totalmente idealizzato, con il profumo del passato, il passato della nostra infanzia”. Una scelta davvero funzionale quella di Tirard, che per questo film costruisce un mondo a misura di bambino, che è una gioia anche per gli adulti. Colorato e divertente, è talmente finto da sembrare vero, coerente con un mondo a metà strada tra la realtà e l’immaginazione, in cui i problemi si risolvono con un sorriso o una pozione magica. La narrazione procede veloce e divertente, contornando il problema principale della presupposta nascita del fratellino di Nicolas di altre vicende collaterali: l’insoddisfazione di una madre che agogna l’affermazione personale, la lotta continua del padre per ricevere una promozione, l’apparente impossibilità da parte della scuola di gestire i propri scolari. Tutta la vicenda sembra essere divisa su due diversi livelli di lettura non troppo distanti tra loro. I personaggi sono sempre diretti e ordinati, ma percepiamo i loro difetti, le loro frustrazioni, i loro disagi. Ma quando si racconta questa storia ad un bambino, lui non percepisce assolutamente tutto quello che può trovarci un adulto, a riprova della ricchezza e dell’intelligenza di quest’opera. Merito dell’ottima riuscita del progetto non va solo ad un regista appassionato e sensibile come Laurent Tirard, ma anche ad un cast di attori bravissimi che hanno aggiunto ulteriore spessore ai personaggi: Valèrie Lemercier infonde un pizzico di follia e aria squisitamente anni ’50 alla madre di Nicolas, salvandola da un destino scialbo e prevedibile; Kad Merard interpreta alla perfezione il tipo normale, un po’ debole e ambizioso, ma dotato di fantasia e autentica tenerezza; Sandrine Kiberlain, con i suoi grandi occhi azzurri, è il ritratto della maestra perfetta, una seconda mamma per tutti i bambini. Ma Il piccolo Nicolas è innanzi tutto un film di bambini, e sono proprio i piccoli protagonisti, tra i quali capeggia Maxime Godart, a tenere vivo il ritmo narrativo, con la loro spumeggiante semplicità, irriverenza e quel modo del tutto naturale di interagire con la macchina da presa.
Divertente, fantasioso, spensierato, magico: Il piccolo Nicolas e i suoi genitori è un film che riesce a convincere ed appassionare chiunque, dal bambino più piccolo all’adulto più vissuto, offrendo ad entrambi diversi livelli di lettura e di fascino. Ricreando un atmosfera patinata, quasi plastificata, e riempiendola di situazioni surreali ma non del tutto incredibili per un mondo creato dai bambini, il film racconta la sua storia in maniera impeccabile e rende giustizia alle avvenute disegnate del suo piccolo protagonista, tanto celebri ed apprezzate in tutto il mondo.
VOTOGLOBALE7.5
Antonella Murolo, da “everyeye.it”

Il piccolo Nicolas è alle prese col tema della maestra: cosa farà da grande? Non lo sa, ma per il momento c’è altro che lo preoccupa: sta forse per avere un fratellino? E quando questo accadrà lui verrà abbandonato nel bosco come Pollicino? Bisogna assolutamente fare qualcosa: prima cerca di compiacere la mamma e poi, con gli amici, mette in atto misure più drastiche…
I piccoli bozzetti su cui è costruito questo film si ispirano al personaggio creato negli anni ’50 da René Goscinny, l’ideatore di Asterix: Nicolas era protagonista di brevi racconti narrati in prima persona in cui – con l’ausilio dei disegni di Jean-Jacques Sempé (disegni che nei titoli di testa del film vediamo ottimamente animati) – venivano affrontati i classici temi dell’infanzia (la scuola, l’amicizia e le rivalità tra compagni, ecc.) e veniva osservato il mondo degli adulti, a volte incomprensibile agli occhi di un bambino.
Laurent Tirard ha saputo trarre da questi racconti un film piacevolissimo, capace – evitando eccessi caricaturali e con una brillante confezione visiva – di far ridere sia i bambini, sia gli adulti che li accompagnano al cinema. L’umorismo con cui è costruito è garbato, gentile, meno “cartoonesco” e dai ritmi certamente meno frenetici di quelli di tanto cinema americano che ha per protagonisti dei bambini (penso in particolare alle produzioni “slapstick” di John Hughes).
Nicolas è un “bravo bambino”: vuol bene alla mamma, al papà, alla maestra e si comporta (quasi sempre) bene. Se qualche volta combina un disastro (come quando vuol tirare a lucido la casa) lo fa comunque con buone intenzioni. Insomma, non è un bambino da “zero in condotta”. È quasi inevitabile cercare qualche lontana eco del film di Jean Vigo (Zéro de conduite, 1933) in qualsiasi film francese che abbia per protagonisti un gruppo di bambini. Lo spirito ribelle di Vigo era ad esempio presente nei bambini di Truffaut (I 400 colpi, 1959, Gli anni in tasca, 1976) e, in forma molto più edulcorata e leggera, anche in quelli di Yves Robert (La guerra dei bottoni, 1961, Pierino la peste, 1963). Ne Il piccolo Nicolas, invece, non vi è alcuno spirito contestatario, nessuna alterità: i bambini non sono portatori di una visione del mondo che mette radicalmente in discussione il mondo degli adulti. Al contrario, il film celebra i valori della famiglia, il rispetto e la buona educazione (questo ha portato il critico della rivista francese “Les inrockuptibles” – che, come i “Cahiers du cinéma”, lo ha stroncato – a definirlo addirittura “la sconfortante réclame di un modo di vita reazionario”).
Quello de Il piccolo Nicolas e i suoi genitori è l’umorismo che coglie il lato buffo della vita (i malintesi che governano le relazioni umane, gli autoinganni con cui gli individui fanno i conti con i propri fallimenti), senza alcuna pretesa di critica della realtà. Tutt’al più, attraverso gli occhi di Nicolas, riusciamo a vedere l’inadeguatezza degli adulti (la maestra che non ottiene dalla classe i risultati voluti, il padre incapace di avere un aumento dal capo, la madre che cerca improbabili tentativi di elevazione culturale) e il loro venire a patti con una realtà che non corrisponde ai propri sogni. Anche il piccolo Nicolas diventerà probabilmente, come il padre, un modesto impiegato dalla vita anonima: a salvarlo dal grigiore e dalla mediocrità sarà (ce lo dice il finale) la capacità di ridere degli altri e di sé e di non prendersi troppo sul serio.
Rinaldo Vignati, da “nonsolocinema.com”

Basterebbero i primi dieci minuti di questo film per definirlo originale, suadente e dotato di uno scoppiettante ritmo interiore. L’inizio, seguito dai titoli di testa di cartapesta, sono il prologo di un’opera che per tutta la sua durata non subisce mai un calo, saettante sui registri di un’ironia che strappa più di una risata e fra i frizzanti flutti della commedia brillante. D’altronde, basti pensare che l’autore delle avventure del piccolo Nicolas è Renè Goscinny, già creatore di Asterix, per marcare questo film col bollino dell’umorismo d’autore e di qualità.
Campione di incassi in patria, Il Piccolo Nicolas e i suoi Genitori approda ora sui nostri schermi, come detto, con la sua carica di ironia ed umorismo. Ci racconta una storia di bambini nella quale però, come spesso accade, gli adulti sono gli inconsapevoli protagonisti di azioni che si riverberano nell’ovattato – e dorato – mondo dei loro figli, causando piccoli – o meno piccoli – sfracelli. La trama dipana le vicende del piccolo Nicolas, ondeggiante tra la scuola e la famiglia, alla ricerca di equilibrio e certezze, valori difficili da trovare in una famiglia piccolo borghese a metà del secolo scorso, tutta tesa nello sforzo di elevarsi a mete, economiche e di censo, superiori. Accanto a lui, la cerchia di amici, piccoli uomini con i pregi e i difetti dei grandi, solidali, e conflittuali, come solo i bambini sanno essere. Laurent Tirard, già regista di Le avventure galanti del giovane Moliere, tratta con delicatezza, e devozione, l’opera di Goscinny, non aggiungendo nulla e facendo scorrere la storia veloce esaltandone in tal modo l’intima leggerezza e l’arguzia di alcuni passaggi. Valga per tutte la scena della cena, costruita con tutti i crismi della commedia brillante di qualità. Curatissimo nei dettagli, scenografie ineccepibili e costumi realizzati avendo pienamente a mente gli usi dell’epoca, il film, dunque, coglie l’obiettivo di risultare gradevole ad un pubblico vasto, genitori e figli, per l’appunto, di tutte le generazioni.
Il cinema francese, ancora una volta, colpisce nel segno.
Dopo i successi di Le Choristes (peraltro, espressamente citata in una brevissima sequenza), e di Stella (ma, in fondo, anche di la Classe), con Il Piccolo Nicolas e i suoi Genitori, ci fornisce un brillante esempio di come si possa reinventare e reinterpretare un genere (quello dei film che parlano dell’infanzia) , senza cadere nell’errore di duplicare inutili e pretestuosi cloni.
Daniele Sesti, da “filmfilm.it”

Il Piccolo Nicolas è un libro per bambini tra i più noti in Francia, scritto da René Goscinny, celebre per essere l’autore di Asterix e Obelix, e illustrato da Sempé. Non si tratta della classica storia del ragazzino pestifero, alla Gian Burrasca, di quelle che sembrano scritte per eliminare qualunque istinto genitoriale. Il protagonista di queste vicende è un bambino di dieci anni vivace ed educato, di quelli che sulla pagella si trovano scritte le fatidiche parole “è intelligente, ma non si applica”. Nicolas, insomma, è uno di noi. Ha a che fare con i compagni di classe delle categorie più classiche (il secchione occhialuto e spione, il tonto sempre in punizione, il proto-bullo, il figlio di buona famiglia sempre in tiro), ha una mamma affettuosa e un papà brontolone e involontariamente buffo. Vive quel momento della vita che lui stesso definisce perfetto, che non vorrebbe finisse mai. Un giorno, un suo compagno di classe torna dopo un’assenza con la nefasta notizia: ha avuto un fratellino. Nicolas e gli amici restano inorriditi, il neo-fratello maggiore teme che verrà abbandonato dai genitori in favore dell’ultimo arrivato, fantasia alimentata dalla lettura della (terrificante) fiaba di Pollicino. Il giorno dopo, origliando una conversazione fra i genitori, Nicolas sospetta che sia in arrivo un fratellino anche per lui, che potrebbe distruggere l’equilibrio della sua vita. Con il terrore di essere abbandonato, Nicolas si fa aiutare dai suoi amici per diventare un bambino modello e per preparare l’eliminazione del nuovo arrivato. No, non è un film sulla delinquenza puerile, è semplicemente una brillante commedia per bambini e per i più grandi. La struttura è simile a quella de Il Favoloso Mondo di Amélie, in particolare nell’introduzione dei protagonisti fatta all’inizio del film, così come nelle rappresentazioni grottesche di certi personaggi secondari. Ma Il Piccolo Nicolas e i suoi Genitori racconta una storia che di eccezionale non ha niente. Sono tutti così normalmente difettosi e goffi che sembra di aver già avuto a che fare con loro, sembra di guardare il filmino delle elementari di un amico o di un fratello maggiore (adesso ho capito come si deve essere sentito mio fratello quando sono arrivata io). Alcune scene toccano vette di divertimento e tenerezza quasi commoventi, altre più lente spezzano un po’ il ritmo, ma nel complesso il film è davvero gradevole. Il cast è ottimo: i bambini attori sono espressivi, cosa da non sottovalutare, e sono particolarmente divertenti Valérie Lemercier e Kad Merad (già protagonista in Giù al Nord) nel ruolo dei genitori di Nicolas. È un film che accontenta chi è interessato a un’opera leggera, divertente, che generi un po’ di sospiri nostalgici. Per questo motivo divertirà i bambini, ma conquisterà gli adulti. Una particolare nota positiva: bellissimi i titoli di testa stile pop-up book con i disegni originali di Sempé.
di Chiara Galeazzi, da “cinema4stelle.it”

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