Christine Cristina

Pochi conoscono il nome di Cristina da Pizzano. Eppure Cristina è stata una figura esemplare nella storia della letteratura. Italiana, vissuta in Francia nel momento del passaggio dalla notte del Medioevo all’alba dell’Umanesimo, fu la prima donna a vivere soltanto grazie alla propria penna, cioè scrivendo e pubblicando opere poetiche. Poeti si nasce o si diventa? Nel caso di Cristina fu precisamente una conquista. Ed è proprio la storia di questa conquista avventurosa che il film vuole raccontare.
Da un’agiata condizione precipita nella miseria più nera, con due figli piccoli, nell’imperversare delle lotte tra Armagnacchi e Borgognoni. Cristina ha un solo imperativo: sopravvivere.
Costretta ad immergersi nella Parigi insidiosa dei derelitti schiacciati da guerre centenarie, Cristina dovrà risorgere dopo aver toccato il fondo, vincendo fame, paura e disperazione. Ci riuscirà per l’appunto grazie alla scoperta di un dono che portava dentro di sé senza saperlo: il talento poetico.
Quella di Cristina è una poesia che parla dell’anima semplice delle cose, vicina ai deboli e alle donne, in contrapposizione con la cultura del tempo esclusivamente maschile, che promuoveva una letteratura artificiosa e nominalistica. Peripezie, battaglie intellettuali, palpiti sentimentali, gli elementi e i momenti di questa narrazione che, edificata su basi drammatiche, ha tuttavia i toni della commedia. Il personaggio di Cristina è visto anche con una partecipe ironia che accentua l’umanità della figura.
Due mentori, apparentemente antitetici tra loro e in realtà complementari, l’accompagnano nella sua avventura umana e intellettuale. Prima Charleton, un cantastorie da osteria che la aiuta a conoscere quel mondo degli umili che amerà la sua poesia, poi Gerson, teologo sopraffino, combattuto tra l’amore per Cristo e quello per Cristina.
Ma Cristina dovrà al dunque percorrere da sola la sua strada e superare gli ostacoli eretti dai rappresentanti della cultura dominante. La ricerca della verità che emerge dall’osservazione della realtà, la compenetrazione nella condizione degli umili e un anelito di pace sono i temi ricorrenti e
sorprendentemente moderni della vita di Cristina da Pizzano.
da “wuz.it”

Quasi contemporaneamente ad Agora, arriva nelle sale un altro film che – con mezzi economici molto più limitati – riscopre un personaggio femminile del passato per trarne insegnamenti per l’oggi. Stefania Sandrelli per questo suo esordio alla regia ha scelto Cristina da Pizzano (Christine de Pizan), scrittrice di natali italiani vissuta in Francia tra XIV e XV secolo.
Christine de Pizan è stata una figura che ha suscitato discussione tra le scrittrici femministe del ’900: perlopiù considerata un’anticipatrice dell’emancipazione delle donne, è stata talvolta guardata con qualche perplessità per la sua sottolineatura e accettazione di virtù tradizionalmente attribuite alle donne come la pazienza, la compassione, la gentilezza. Il film mette in luce questa temi nel pensiero di Christine e vi aderisce – presentando il film la neo-regista ha detto che la protagonista “ci insegna la grazie e la pazienza, doti messe da parte, come se il femminismo si dovesse adattare a un modo di pensare maschile” (“Corriere della sera”, 5 maggio 2010).
Il film segue le vicende di Christine a partire dal momento in cui, con la morte di Carlo V, viene allontanata dalla cerchia regale, ed è costretta, assieme ai due figli, a un difficoltoso peregrinare per la Francia dilaniata dalle lotte tra Armagnacchi e Borgognoni. Quello che emerge è il ritratto di una di una madre capace di affrontare le avversità senza perdere la dolcezza e di una donna che, in anticipo sui tempi, conquista la propria indipendenza come scrittrice.
Il film – facendo dello scontro tra Christine e Gontier, difensore del Roman de la rose, uno degli assi portanti della storia – prende posizione a favore di una concezione dell’arte che non sia “vuota belluria”, ma sappia parlare in modo accessibile al pubblico e si ponga dalla parte degli umili (questa presa di posizione potrebbe anche essere letta come un omaggio della Sandrelli a una certa idea di cinema, “semplice” e popolare, di cui il suo cinquantennale lavoro di interprete è stato testimonianza).
I modi con cui questi temi sono affrontati rendono Christine Cristina simile a un dignitoso sceneggiato televisivo, di quelli della televisione del tempo che fu, che si proponeva finalità pedagogiche, cercando, con semplicità di racconto, di far conoscere al pubblico personaggi ed eventi storici. Se è apprezzabile l’intento di far conoscere una figura interessante come Christine de Pizan, vanno rilevate anche le semplificazioni narrative (gli scontri così plateali con Gontier, la stessa definizione, talvolta schematica, dei personaggi) di cui a tratti il film soffre.
Forse sarebbe meglio sorvolare su alcune discutibili scelte scenografiche (l’arca di Charleton, che sembra un angolo abbandonato di un parco giochi), mentre si possono segnalare i due momenti con Roberto Herlitzka (Sartorius), due dialoghi con la protagonista che sono in realtà monologhi: godibilissimi, per qualità di scrittura (immaginiamo che ne sia responsabile Giacomo Scarpelli, il quale, essendo docente di Filosofia all’Università di Modena, oltre che sceneggiatore, si sarà divertito a mettere in bocca all’attore frasi sulla vanità delle dispute accademiche…) e di interpretazione.
Rinaldo Vignati, da “nonsolocinema.com”

Stefania Sandrelli, l’amatissima e cortegiatissima attrice dei grandi autori del nostro cinema, compie il suo debutto alla regia con un film sorprendente sotto molti aspetti. In primo luogo perché racconta una storia ambientata nel XIV secolo. Un passato antico, il Medioevo, frequentato raramente dal cinema italiano, che spesso non si premura di far viaggiare la propria immaginazione più indietro del secolo scorso (eccezioni recenti sono l’Olmi de Il mestiere delle armi e l’Avati de I cavalieri che fecero l’impresa). In secondo luogo perché è un film rischioso, che con un budget scarso tenta di immergere lo spettatore in un mondo antico senza mortificare la verosimiglianza, e senza concedere troppo alle influenze del pensiero moderno.
La fine del milletrecento è un periodo complesso, denso di cambiamenti tra l’età di mezzo e l’incipiente Umanesimo: dove i poveri sono poveri, i signorotti governano, il divino è in ogni cosa, e le donne sono considerate inferiori gli uomini. Di tutto questo il film rende conto. Ma si concentra sulla figura di una donna che, tra le prime, dedicò la sua vita alla poesia, privilegio concesso solo al sesso maschile.
Riconosciamo in Christine de Pisan una vera poetessa, tutt’altro che quelle guerriere femministe che tanto piacciono al cinema contemporaneo: ci viene infatti descritta come una mamma premurosa e una donna innamorata. Per lei la scrittura è il modo di comunicare agli altri la propria interiorità, per esprimere il suo pensiero genuinamente femminile.
Persino il più minuto frammento del film trasmette l’amore e la fortissima empatia provata dalla sua autrice per la compassionevole figura di Christine, che diventa un tutt’uno con l’affetto naturale per la figlia Amanda Sandrelli. Un’attrice non certo al livello della madre, che qui forse regala la sua migliore interpretazione. Lo sguardo stralunato di Amanda coincide con la visione di Christine data nel racconto: una donna sola in un tempo di affanni che, ciononostante, non smette di produrre la sua arte.
La storia comincia con la protagonista caduta in disgrazia dopo le morti dell’amato marito e dell’influente padre. Senza alcun aiuto, il passo dalla ricca corte di Carlo V di Francia a una lurida e fredda locanda è breve. “Volevamo creare una favola realistica desunta dall’archetipo di Cenerentola”, riferiscono gli sceneggiatori Giacomo Scarpelli e Marco Tiberi, ma il film è molto di più. È un apologo garbato sulla forza femminile, descritto con ammirabile semplicità.
All’inizio sentiamo il gelo che provano i corpi sporchi di Christine e dei due figli stretti nel letto, riscaldati appena dalla luce di un fuocherello, e poi gioiamo dell’incontro caloroso con la sua vecchia serva. Ridiamo a sentire i lazzi poetici del bardo Charleton, interpretato da un notevole Alessando Haber. Tifiamo per lei, mentre costruisce uno studio di scrittura per copiare preziosi manoscritti e così sfamare i figli, trovando il tempo di scrivere componimenti suoi. Christine gioca con le parole e trova rime taglienti che indispettiscono i poeti accademici. Le conseguenze sono gravissime e puniscono la sua irresponsabilità, ma la poetessa non ascolta nemmeno la saggia voce del potente Sartorius (Roberto Helritzka) che non ammette repliche: “Il potere e la verità non possono mai andare d’accordo”. La condanna è allora quella alla solitudine, perfino nel ritrovato amore, poiché quei tempi inquieti reclamano il suo cavaliere Gerson (Alessio Boni) verso impegni inderogabili. Perduti i figli, l’una decisa a prendere i voti pur senza trasporto, l’altro futuro cavaliere di ventura, Christine continuerà a scrivere fino a tarda età. E il film rispetta la sua fiera decisione, senza nessuna esitazione o dispiacimento.
La stessa sorte solitaria, mutatis mutandis, forse toccherà alla Sandrelli, tacciata, com’era prevedibile, di aver confezionato un film televisivo e senza coraggio. Sorprendentemente, non è affatto così. E pure se Christine Cristina non è un’opera perfetta, meno che mai un capolavoro, è almeno un prodotto sincero e onesto. La disonestà sta nel chiedere al film – e alla figura di Christine – quel che non è.
Luca Ticconi, da “frameonline.it”

di Cinzia Romani Il Giornale

Esordisce alla regia Stefania Sandrelli con il film su Cristina da Pizzano (Amanda Sandrelli), prima italiana che visse della propria penna. Ambientato in un medioevo francese rosa, mentre Armagnacchi e Borgognoni si combattono, è la ballata d’una vedova, che mantiene i figlioletti scrivendo poesie, e ha un tono intimista. Interpretano i mentori di Cristina Alessandro Haber e Alessio Boni, che vengono dal teatro: quindi funzionano nel filmino, che tende al pauperismo. Ma la sceneggiatura di ferro, firmata, oltre che dalla Sandrelli, da Scarpelli e Tiberi, impedisce ogni deriva.
Da Il Giornale, 7 maggio 2010

Due Sandrelli e la protofemminista
di Paolo D’Agostini La Repubblica

La contagiosa e intramontabile simpatia di Stefania Sandrelli si trasmette a una materia che in sé non susciterebbe questo sentimento. Si tratta di Cristina da Pizzano, nata intorno al 1365 e morta intorno al 1430 dopo una vita quasi tutta spesa in Francia. L’ esempio di una donna che ha fatto da sola i conti con l’ improvvisa povertà, si è affermata nel mondo della poesia, della scrittura e dei libri, e nei suoi versi ha messo la vita contro una concezione poetica che la escludeva come volgare. Non sappiamo quanto sia filologico questo medioevo filtrato dalla sensibilità della neo-regista, ma in esso Stefania ha riversato autenticità e cura. E l’ ennesima prova di vitalità.
Da La Repubblica, 8 maggio 2010

Christine, la poetessa che raccontava il dolore
di Cristina Piccino Il Manifesto

Cristina da Pizzano era talentuosa poetessa con la «colpa» di arrivare nel cuore profondo delle emozioni, così come gli rimprovera il potentissimo rettore dell’università di Parigi, anche influente politico, sanzionando la vittoria del banale Romanzo della rosa. Non senza però averla prima convocata per dirle tutta la sua stima, perché quei versi provocatori proprio nel fatto di scatenare un così forte impatto in menti e cuori rimarranno nei secoli, gli altri banali e piatti saranno ben presto sepolti nell’oblio.
Cristina, o Christine, italiana portata in Francia dal crollo in miseria della famiglia, con i due bimbi piccoli, salvata da un simpatico cantore un po’ scassato (Alessandro Haber) al quale scrive versi che lui poi recita rimediando cibo e qualche soldo alla locanda, ha infatti il dono della poesia. Le sue composizioni non sono in rima, non «baciano» ma stridono come il dolore, le lacrime, la miseria che la giovane donna osserva ogni giorno nelle strade francesi sconvolte dalla guerra civile tra Armagnacchi e Borgognogni. Sono le donne che piangono i mariti ammazzati in battaglia a ispirarla, i bimbi che giocano in strada, la fame, la disperazione, e quella rabbia che vuole dare voce e parola ai poveri, a chi non ne ha mai ma subisce i soprusi dei potenti. Christine, Cristina è il film d’esordio da regista di Stefania Sandrelli, scritto a più mani da lei e tra gli altri dall’appena scomparso Furio Scarpelli, che ha voluto sua figlia Amanda nei panni della poetessa, e è incredibile come le due donne si somiglino sempre più. Il personaggio di Cristina, lasciato ai margini nelle storie della letteratura, ha questa forza ribelle, col sentimento rivoluzionario che grida i diritti dei deboli e, al tempo stesso, cerca di affermare un proprio spazio in una società dove le donne, specie se povere o decadute, possono solo sposarsi a un ricco signore o chiudersi in convento anche senza «vera» fede per sentirsi protette come farà sua figlia.
Comprendiamo sfogliando mentalmente la filmografia di Stefania Sandrelli che cosa l’abbia fatta innamorare di questa figura, femminile coraggiosa , eroica e appassionata ma senza la retorica né dell’eroismo né della passione che infatti non appartengono alla misura con cui Sandrelli la rappresenta. Poi ci sono molte ingenuità, a volte la storia è sbilenca, inciampa, la messinscena è semplice, però ognuna di queste cose, limiti compresi, è anche la forza del film. Che è libero, va avanti seguendo le proprie idee, e il proprio piacere quasi da bimbi di entusiasmo giocoso, non soffre la fiction come quasi tutto il cinema italiano oggi, al massimo una reminiscenza (e nemmeno vintage) degli sceneggiati anni ’70. Christine continuerà la sua battaglia sfidando clero, cortigiani nulli, ostilità maschile nei suoi versi scritti con inchiostro di china indelebile. È anche questa, per Stefania Sandrelli regista, una vera meraviglia.
Da Il Manifesto, 7 maggio 2010

Sandrelli regista debutto con ritmo
di Claudio Carabba Il Corriere della Sera

Film dolce un po’ svagato, ma con un bel ritmo da commedia, pieno di angoli gustosi, questo con cui Sandrelli (insieme a Soldati) debutta da regista con la storia della poetessa Cristina da Pizzano (la figlia Amanda) italiana alla corte di Carlo V lasciata al suo destino. La storia vola leggera e suadente, erede della commedia italiana con firma di due Scarpelli in certame poetico-storico. Ottime prove d’attori tra cui il fool Haber, Alessio Boni e Herlitzka che, quando appare, rende il film in 3D.
Da Il Corriere della Sera, 07 maggio 2010

Due Sandrelli e una gran poetessa
di Lietta Tornabuoni La Stampa

Il primo film diretto da Stefania Sandrelli, protagonista la figlia Amanda Sandrelli, racconta «un Medioevo femminile», la storia di Cristina da Pizzano (in francese, Christine de Pisan), poetessa e narratrice in un tempo in cui la scrittura era preclusa alle donne. Cresciuta alla corte francese di Carlo V dove il padre era medico e astrologo, Christine-Cristina si ritrovò alla morte del sovrano, a causa del conflitto politico tra Armagnacchi e Borgognoni, senza casa, senza mezzi, abbandonata insieme con le sue creature. Aiutata da un altro povero, cantastorie da osteria, cominciò per lui a scrivere canzoni, venne incoraggiata da un amico teologo, raggiunse la fama. Il film è raccontato bene, con finezza, senza pedanterie: a parte l’interessò suscitato da una scelta tanto originale e da una femminilità lieta artistica e materna. Il personaggio di donna rara, forte e insieme dolce, affettuosissima e coraggiosa, è interpretato bene, con ferma grazia, da Amanda Sandrelli; il cantastorie amico è Alessandro Haber in uno dei suoi ruoli più adatti. La supervisione alla sceneggiatura di Giacomo Scarpelli e Marco Tiberi è stato uno degli ultimi lavori di Furio Scarpelli prima della morte.
Da La Stampa , 07 maggio 2010

Poetessa coraggiosa
di Dario Zonta L’Unità

Stefania Sandrelli esordisce dietro La macchina da presa con un film in costume su di una poetessa italiana del Trecento. E già questo dovrebbe dirla tutta sul coraggio giovanile di questa grande interprete del cinema italiano. La poetessa, interpretata dalla figlia Amanda, è Cristina da Pizzano, nata veneziana nel 1364, ma cresciuta come francese sotto l’egida di Re CarloV al cui servizio lavorava il padre astronomo. Moglie e madre di due figli Cristina vede scomparire il suo mondo di privilegi alla morte del Re protettore, e del marito scomparso in guerra. Così la pellicola coglie la poetessa, che visse della sua scrittura e delle sue poesie, alle prese con le difficoltà di una vita stentata, per di più donna abbandonata con tanto di figli in una Francia violenta e remota, all’alba di un umanesimo ancora da venire. Christine Cristina è un film difficile e a suo modo ambizioso. Non bisogna troppo soffermarsi sul risultato cinematografico, ma sottolineare il coraggio.
Da L’Unità, 7 maggio 2010

Stefania Sandrelli, agli esordi come regista, prende in mano una storia delicata e complicata, la biografia di una donna che si è impegnata nell’imporsi in un mondo dove le difficoltà di genere erano peggiorate da un periodo buio, pieno di guerre, di violenza e di soprusi. Amanda Sandrelli veste i panni di una donna forte e coraggiosa, estremamente femminile nel suo essere artista, delicata nei gesti e nelle espressioni, in un’interpretazione impeccabile per questi aspetti, ma lacunosa per altri che però sono legati prettamente alla sceneggiatura.
Scritta con Giacomo Scarpelli e Marco Tiberi, e supervisionata dal defunti Furio Scarpelli, la sceneggiatura non brilla di originalità, soprattutto nei dialoghi in cui si è tentato di dare un tono moderno e comprensibile e allo stesso tempo aulico e affine al linguaggio di quel periodo, alternando quindi momenti di enorme coinvolgimento linguistico a cadute di stile piuttosto imbarazzanti. Al di là di questo, la costruzione del personaggio di Christine risulta in alcuni frangenti incongruente con il suo carattere, come ad esempio una scena in cui la protagonista ha un momento di enorme rabbia e frustrazione, mettendo sottosopra l’intera stanza. Ma il procedere della storia è gradevole e scritto molto semplicemente, senza soffermarsi sull’ineffabile scherzo che la Storia può giocare alla protagonista, o romanzando alcuni rapporti affettivi.
La narrazione si svolge intorno ai legami d’amicizia che Cristina instaura durante la sua vita, al rapporto con i suoi figli, e alle vicende che la legano alla sua poesia; come risultato si ha un film dall’aspetto delicato e ricercato, soprattutto dal punto di vista estetico: infatti la scenografia, i costumi, e la fotografia rasentano quasi un perfezionismo e uno scrupolo al dettaglio che potrebbero risultare quasi di impianto teatrale. Suntuosi abiti o sudici vestiti descritti sino all’estremo, scenografie e set (molti sono di quelli «riciclati» a Cinecittà) ambiziosi e pieni di rifiniture e particolari, costituendo un’ambientazione piuttosto artificiosa e teatrale.
Christine Cristina è una pellicola piccola e coraggiosa, con i suoi difetti e i suoi pregi, con i suoi messaggi che toccano le corde della nostra società e che non cadono nel banale. Il finale è piacevole e originale, e riesce a entrare nel cuore proprio per il suo essere realistico e semplice.
Riccardo Rudi, da “cine-zone.com”

Vedere tra i titoli iniziali di Christine/Christina il nome di Stefania Sandrelli non desterebbe scalpore, se non fosse che in questo film il suo ruolo è dietro la macchina da presa. Stefania ha scelto un film in costume, tratto dall’omonimo libro di Régine Pernoud, ambientato sul finire del medioevo francese fra gli anni 1380 – 1430, al tempo della lotta tra Armagnacchi e Borgogni. Il film tratto da un personaggio reale è la storia della “prima donna di lettere”: Cristina da Pizzano.
Una donna, una madre, una vedova, che si batte in mondo ostile e spesso prevenuto verso le donne, in particolare verso quelle che si occupano di “mestieri” da sempre ritenuti maschili, come fare il poeta o l’uomo di lettere.
Cristina vive in Francia, dove il padre é astronomo-astrologo e medico alla corte di Carlo V. Sposa a quindici anni, dopo la morte del padre rimane vedova a venticinque, con a carico tre figli (due nel film); caduta in disgrazia a corte, affronta una vita di stenti e di miseria che la porteranno in breve tempo a toccare il fondo, ma anche a riemergere grazie alla scoperta del suo straordinario talento poetico. Lei criticherà la poesia forbita e priva di contenuti come quella del Roman de la Rose, particolarmente apprezzata ai suoi tempi, perchè secondo Christine, la poesia deve parlare invece ai deboli e alle donne con un linguaggio semplice e immediato. Forte del suo convincimento, inizia così il “viaggio interiore” della protagonista che, dapprima incontra Charleston (interpretato da Alessandro Haber), un cantastorie per il quale inizia a scrivere versi e poi Gerson, un teologo che amerà platonicamente Christine e le sue opere.
Siamo di fronte a un’opera prima ricca di grande volontà come emerge dalle parole della stessa regista che piena di entusiasmo (quasi un’adolescente che parla del suo primo amore) racconta la sua “avventura” dietro la macchina da presa. ” Guardando le vetrine della libreria Gremese, mi colpì la copertina di un libro che ritraeva una donna: piccola, eterea, compita e attenta davanti a una scrivania. Fui incuriosita dalla moltitudine di colori e dalla sospensione tra cielo e terra di quel luogo misterioso. Così ebbi il mio primo incontro con Christine. A poco a poco sono stata quasi posseduta da questo personaggio e con tutte le mie forze ho voluto farne un film. Questa storia infatti mi interessava per due motivi, il primo perché sono sempre stata curiosa di sapere da dove sono partite le donne per affermare il loro ruolo nella società e poi perché mi piaceva che questa storia diventasse un film per poterlo vedere al cinema, proprio come una spettatrice. D’altra parte già vent’anni fa desideravo fare una regia, il progetto si chiamava Buongiorno Amore, ma nessuno lo volle finanziare, ora finalmente ce l’ho fatta”.
Un’opera al femminile sicuramente, ma non femminista. Che parla alle donne come agli uomini per ricordare a tutti che quello che conta è esprimere concetti e non solo belle parole, riuscire a far sentire la propria voce fuori dal coro e non arrendersi davanti a chi vorrebbe relegare le donne nel ruolo di madre, di moglie o di una bella amante. La stessa Sandrelli afferma di aver fatto un’opera che strizza l’occhio alla situazione socio-politica italiana, dove alzare la voce diventa ogni giorno più difficile. È per questo motivo, ci tiene a sottolineare la regista, che qualche giorno fa ha partecipato alla manifestazione in Piazza del Popolo per la difesa della libertà di stampa.
Ma Christine/Cristina è stata anche l’occasione perchè madre e figlia lavorassero fianco a fianco una nel ruolo della regista e l’altra come protagonista del film. Un rapporto quello tra Stefania e Amanda molto particolare, che già in passato le aveva viste insieme sul set, ma che oggi ha un significato diverso perché i loro ruoli hanno richiesto a entrambe fiducia l’una nell’altra. E se Stefania dichiara che nessuno avrebbe mai potuto interpretare Christine come Amanda, anche per la figlia aver lavorato in un film con la madre regista, alla fine si è rivelata una bellissima esperienza perché per la prima volta si è completamente affidata, si è potuta quindi concentrare meglio sul ruolo, canalizzando tutte le sue energie affinché Christine fosse quanto più possibile aderente con la figura scritta nel libro.
Aggiunge ancora Stefania: “Sentivo che il modo di Cristina di rimboccarsi le maniche e di affrontare quello che la vita le offriva, sia nel bene che nel male, mi apparteneva. La sentivo vicina a me sia nei momenti in cui la vita le offriva delle occasioni sia tutte le volte che le occasioni le sfuggivano dalle mani”.
Ed è proprio questo senso di appartenenza e una fotografia dai toni caldi che ravviva la quotidianità intimistica quasi come se in scena ci fosse un focolare sempre acceso. Il risultato rispecchia perfettamente lo stile e l’obiettivo che la regista si era prefissato: un film sulla condizione femminile che non fosse solo per le donne ma che parlasse a tutti attraverso un linguaggio poetico e lirico denso di significati.
Ilaria Mutti, da “zabriskiepoint.net”

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