Bella

Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano
Verde Josè fa il cuoco nel ristorante del fratello a New York. Ci lavora anche Nina, ma per un banale ritardo viene licenziata: Josè vuole aiutarla, e scopre che la donna è incinta, drammaticamente sola, e intenzionata ad abortire. Grande promessa del calcio messicano, Josè aveva investito e ucciso una bambina: quale miglior occasione, dunque, per riscattarsi? È l’opera prima del messicano Alejandro Monte Verde, Bella,vincitrice del premio del pubblico a Toronto e ora nelle nostre sale con Àcec e Microcinema. Nel ruolo di José, “il Brad Pitt messicano” Eduardo Verastegui, che si è messo in società con il regista per “restituire fedeltà ai latini, eroi del quotidiano e pronti a sacrificarsi per la famiglia”, Bella è stato girato in soli 24 giorni e con budget all’osso: si vede, e farà ingoiare bocconi amari ai palati più “critici”. Ma se non bello, è comunque un buon film, pure troppo: il messaggio antiabortista rischia di disinteressarsi della storia, ma le “buone intenzioni” meritano un cattivo giudizio? Naif nello stile e nell’animo, Monte Verde trova perfino accenni lirici, nella volontà di “toccare la mente e il cuore degli uomini”. Non crediamo li abbia trovati entrambi, mail passaparola l’ha reso un piccolo caso. Col cuore in mano.
Da Il Fatto Quotidiano, 28 gennaio 2010

Eroi di tutti i giorni
di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Ventiquattro ore nella vita di un uomo e di una donna. Una sola giornata che può cambiare il corso di più vite. E Bella, di Alejandro Monteverde, che ci racconta come Josée Nina si svegliano in un modo e, in poche ore, si ritrovano completamente diversi. La scommessa del regista messicano, che ambienta la sua semplice storia a Manhattan, è quella di soffermarsi su “ordinary people”, persone assolutamente come noi. Niente sparatorie, nessun serial killer, di potenti ricchi e famosi neppure l’ombra. C’è la giovane cameriera Nina, che si scopre incinta e sola, assolutamente sicura di non voler avere il bambino. E c’è José, chef nello stesso ristorante in cui lavora lei, un tipo taciturno, oppresso dal peso del passato. Ma quando Nina viene licenziata in tronco (troppi ritardi) José non ci pensa un attimo a mollare baracca e burattini per starle vicino. Non ne è innamorato, non ha secondi fini. Strano, vero? Non c’è bisogno di eroi per vivere meglio: basta, con semplicità e umiltà (sembra facile…) seguire il proprio cuore.
Da Il Sole-24 Ore, 14 febbraio 2010

È un grande cuoco, sa scaldarci il cuore
di Francesco Alò Il Messaggero
Regista messicano, protagonista pervaso da lancinanti sensi di colpa, flashback drammatici a svelamento della tragedia, incroci casuali di vite tormentate. Si direbbe: ecco il nuovo film di Alejandro Gonzàlez Inarritu (Amores perros, Babel, 21 grammi). E invece no. Bella è l”esordio nel lungometraggio di Alejandro Gomez Monteverde. Un piccolo film ma un grande caso: vinse nel 2006 il premio del pubblico al Festival di Toronto. Il destino di Millionaire. Sono seguiti altri tre premi in altrettanti festival. Siamo a New York, dove per colpa della piazzata del fratello proprietario di ristorante che licenzia davanti a tutti la cameriera Nina (Tammy Blanchard), il capo cuoco Josè(Eduardo Veràstegui) rincorrerà la ragazza umiliata in metropolitana per chiederle scusa. Dal li nascerà una singolare amicizia. In seguito, un aborto rinnegato getterà le basi per un”emozionante famiglia allargata. I sensi di colpa di Jose potranno forse placarsi, la sfiducia di Nina nei confronti dell”umanità verrà smentita dalle attenzioni dell”amico cuoco e dal calore improvviso emanato dai genitori di lui, incontrati in una scena breve ma intensa E non dimentichiamoci del cibo. Jose ne cucina tanto e i suoi piatti sembrano come lui: diretti e saporiti. Film mai cattedratico ma che rivendica con forza l”idea di pedinare Jose e Nina come se fossero creature infinitamente preziose e realmente importanti. Come tutti noi, in fondo. Questa lezione “zavattiniana” il cinema spesso la dimentica. Quando la ricorda così bene, è facile capire perchè pellicole come questa entrino nel cuore degli spettatori. Gli attori Veràstegui e Blanchard hanno una bella responsabilità per lo charme semplice ed efficace di Bella. Lui è un dolce barbuto, lei una problematica dal cuore d”oro.
Da Il Messaggero, 29 gennaio 2010

Quando la vita torna a sorridere
di Silvio Danese Quotidiano Nazionale
Che cosa è successo all”introverso chef messicano e barbuto Jose, promessa del calcio finito nelle cucine dell”esotico ristorante di famiglia a New York? La chiave del mistero, che il regista-attore ci accompagna a scoprire con delicati e non banali spostamenti di emozioni, è nel destino di Nina che, incinta, abbandonata dal responsabile, deve decidere se tenere il bambino o abortire. Quando si presenta una terza via… Tra le strade metropolitane di una giornata sospesa e la luce morbida del mare, dove Jose introduce Nina alla sua chiassosa famiglia, si muove una calda fiducia nella vita. E” un film del 2006. Ma gli anni non tolgono niente a una storia di sacrificio con lieto fine. L”eccellente protagonista era una star di «Sentieri».
Da Quotidiano Nazionale, 29 gennaio 2010

Cucina che profuma di vita
di Enzo Natta Famiglia Cristiana
Per anni si è favoleggiato su un “circuito alternativo” a quello commerciale, ma sempre con idee molto confuse sul come realizzarlo. Un esempio concreto arriva oggi con Microcinema che, in collaborazione con L’Acec (Associazione cattolica esercenti cinema), ha avviato il primo network italiano di sale digitali. In questo “circuito alternativo” divenuto realtà è in programma Bella, opera d’esordio del messicano Alejandro Monteverde, che nel 2006 ha vinto il premio del pubblico ai Festival di Toronto, seguito da altri riconoscimenti che hanno convinto la Lux Vide ad acquistarne i diritti per l’ha- ha. Un esperimento meritevole di essere sostenuto perché possa ripetersi e trovare continuità. La vicenda. A New York, José fa il cuoco neI ristorante del fratello. Quando la cameriera Nina è licenziata per essere arrivata in ritardo al lavoro, José cerca di capirne le ragioni e di aiutarla. Nina è rimasta incinta e vorrebbe abortire ma José fa di tutto per farle cambiare idea. Che cosa lo spinge a essere così insistente? Il giovane ha un debito da pagare con la propria coscienza e non è rimasto sordo al suo richiamo… A far da sfondo una cucina, quella messicana, che con i suoi sapori e i suoi colori diventa l’emblema della calda anima latina contrapposta al grigiore di New York e della sua vita frenetica, chiusa fra egoismo e indifferenza. Un’atmosfera e un tipo di racconto che ricordano il cinema popolare del compianto Luciano Emmer. Per nulla didascalico, innovativo e coraggioso nell’uso di un linguaggio che non disdegna ellissi e flashback, Bella non si adagia su una ricezione passiva, ma stimola la partecipazione dello spettatore perché con le sue riflessioni contribuisca a costruire e a completare la storia che racconta. Riduttivo vedere come antiabortista un film che è qualcosa di più. Un viaggio alla ricerca di sé stessi.
Da Famiglia Cristiana, 21 febbraio 2010

Il battito dell’armonia vitale
Josè è capo chef nel ristorante del fratello a New York. Nina, una ragazza piena di sogni, è cameriera nello stesso ristorante ma viene licenziata. E’ sola ed è incinta. Lui vuole aiutarla, per ridare un senso alla propria vita e affrontare i fantasmi del passato che lo avevano costretto a rinunciare alla carriera da calciatore. La determinazione del protagonista farà sì che le loro esistenze si intreccino per sempre…
Dopo aver conseguito nel 2008 il People’s Choice Award al Toronto Film Festival, a distanza di quattro anni dalla sua creazione, finalmente Bella, film indipendente del messicano Alejandro Gomez Monteverde, riesce ad approdare nelle sale italiane. Distribuito da Microcinema, in collaborazione con ACEC, rientra in un progetto di diffusione dell’arte autoriale “sottaciuta” tramite il digitale. «Una scelta nata dalla volontà di dare visibilità a quelle opere d’autore che, pur avendo un proprio pubblico e una propria nicchia di mercato, sono spesso penalizzate dalle regole e dai meccanismi della distribuzione mainstream.» Nonostante siano comunque poche le copie circolanti, è già un passo importante che possa esserci un’attenzione verso questa realtà cinematografica.
Bella è il primo lungometraggio di Monteverde, realizzato a basso costo ed in poco più di tre settimane di riprese. Incarna il simbolo di come non sia indispensabile un budget stellare di fronte ad un amore per l’arte e per la vita così come trasuda empaticamente nella visione del film.
Lo squarcio iniziale ci immerge immediatamente nell’atmosfera di un afflato che accompagnerà lo spettatore per l’intero arco in cui si svolge la storia. La spiaggia apre lo sguardo di Josè (Eduardo Verastegui) sull’innocenza infantile, sulla spensieratezza (temporaneamente) perduta ed in soggettiva è come se anche noi per la prima volta vedessimo il mondo esterno. Sulla scia delle onde, danza portoricana e dribbling calcistici che si intrecciano, con un continuo gioco in bilico tra il passato come ferita originaria e illusioni spezzate ed unBella_Alejandro_Monteverde_foto_testo futuro reso con flash-forwards, va delineandosi un presente.
Nina (Tammy Blanchard), cameriera nel ristorante del fratello di Josè, Manny (Manuel Perez), viene licenziata a causa di un ritardo, la stessa mattina in cui scopre di essere in attesa di un bambino. Josè si lascia andare, abbandona il suo dovere di chef per inseguire lo sguardo solo e smarrito di una ragazza, magari sino ad allora urtata per sbaglio in un turno di lavoro. Entrambi si concedono del tempo, lei costretta dagli eventi – non avendo più un lavoro – mentre lui è attratto da qualcosa “d’altro”, incapace di difendersi davanti alla durezza del sistema del profitto (in pieno stile newyorkese). Josè protende una mano ad una donna, schiacciata dall’anaffettività, potenziale madre ancora prima di essere figlia. Da “estranei” intraprendono un cammino insieme, lui la inizia al suo mondo di “famiglia”, lei gli fa fare i conti con un dolore non ancora sanato, una distrazione costata involontariamente una vita e che oggi Josè ha la possibilità di riscattare.
Monteverde offre un tributo alla vita nella sua ineffabilità, facendoci assaporare la bellezza delle immagini, dei volti che guardano, scrutano, si nascondono, le musiche, senza mai cadere nell’ottica moraleggiante. Quasi nel solco poetico di Truffaut, Josè e Nina nutrono affetto l’uno per l’altro, quella forma d’amore gratuito, incondizionato che ha il seme dello stupore con cui i bambini guardano incantati ciò che li circonda.
«Volevo dipingere i latini come eroi quotidiani che lavorano duramente, individui disposti a sacrificarsi per la propria famiglia e per gli altri» (note di regia) e Bella omaggia il calore di una famiglia capace di accogliere un figlio come se fosse del proprio sangue, perdonare il “figliol prodigo” ed accettare chi non ha mai sperimentato quel focolaio. Bella si accende delle emozioni sospirate, degli occhi luminosi, vibra del suono della conchiglia oceanica e si alimenta delle nostre pulsazioni. Monteverde ci interpella in prima persona, invitandoci a colmare le scene senza sonoro, stimolando la fantasia ed il vissuto di ognuno di noi.
Forse, dopo aver fatto esperienza di un’opera così delicata e di una storia d’Amore, anche noi avremo recuperato un po’ di quello sguardo verginale, pieno di generosità, senza domande sentenziose verso noi stessi e gli altri.
Maria Lucia Tangorra, da “cineclandestino.it”

“Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti!”
Josè (Eduardo Verastegui) era una promessa del calcio in procinto di sfondare nel mondo del professionismo, ma un evento inaspettato blocca la sua carriera sul nascere. Lo ritroviamo chef nel ristorante di suo fratello Manny (Manuel Perez), con lo sguardo perso e i pensieri rivolti a un passato che continua a tormentarlo. Quando la cameriera Nina (Tammy Blanchard) arriva in ritardo per l’ennesima volta e viene licenziata da Manny, Josè decide di passare la giornata con lei e scopre che è incinta. Nasce così un’amicizia che cambierà un futuro già segnato per entrambi…
“Mi servirà un amico la settimana prossima…”
Il cinema messicano (orgogliosamente indipendente) torna a testa alta nelle sale cinematografiche, per fortuna non solo festivaliere, con un film morbido e intriso di sentimenti proposti con tatto e semplicità da Alejandro Monteverde. Bella è il suo primo lungometraggio e si nota in pochi elementi, peraltro per nulla invalidanti: la trama è guarnita di flashback un po’ troppo didascalici, s’intuisce tutto molto in fretta e si lascia poco spazio alla fantasia dello spettatore sul passato del protagonista; tradisce, inoltre, una certa inesperienza, soprattutto nella costruzione della scena e nella fotografia, presentando alcune sequenze totalmente buie e male illuminate.
Il film è un recupero dal (troppo) lontano 2006, ma si può mettere da parte il fastidio per l’ingiustificato ritardo e godersi questo piccolo gioiello colorato, perso tra kolossal hollywoodiani e promesse nostrane. Accompagnata da una colonna sonora stupenda – con titoli insoliti per un film low-budget come la Paloma di Caetano Veloso o l’apertura a passo di danza con Sway di Dean Martin – la trama si dipana attraverso rinascite e ricadute da parte dei due personaggi principali: da un lato Josè, con un passato da cancellare, ma forse sarebbe meglio dire da “salvare”, attraverso un presente di passione e rinascita (la metamorfosi del personaggio, interpretato dall’avvenente Eduardo Verastegui, è anche e soprattutto fisica, la barba lunga e l’aspetto non particolarmente curato lo rendono quasi una figura cristica di perdono e redenzione, ma di se stesso); dall’altro la splendida Nina (Tammy Blanchard è una sorpresa piacevole, già vista in The Good Shepherd – L’ombra del potere), che mostra la bellezza e il fascino di una donna una volta tanto struccata e per tutto il film, il cui presente difficile non sembra lasciare spazio ad alcun futuro, tantomeno con un figlio a carico. Per entrambi il desiderio di rivalsa, sociale e personale, si respira negli sguardi e nelle espressioni di stupore per un licenziamento inatteso (quando Manny decide di non tollerare più i ritardi di Nina, senza capire la situazione della ragazza); di meraviglia per una rivelazione emozionata (Nina sembra quasi non volersi distaccare e non dar peso alle sue parole quando annuncia a Josè di essere in dolce attesa); di realismo, quando Nina si ritrova testimone, in un negozio gestito da immigrati, di una “tipica scenetta newyorchese”, specchio delle tensioni sociali tra le persone; o ancora, di semplice umanità nella scelta di essere l’uno il futuro per l’altra, senza cadere nei soliti cliché e mantenendo lo stesso livello di potenza emotiva nel finale.
Merito della regia di Monteverde, che insiste sui primi piani dei suoi protagonisti, evidenziando l’estrema fragilità d’animo in una situazione difficile come quella di Nina, rimasta sola, licenziata e incinta, col dubbio incombente sulla possibilità di mettere al mondo un figlio senza futuro, e il suo affidarsi incondizionatamente alla determinazione di Josè di restituire un senso alla propria esistenza.
“Mi casa es tu casa”
Una storia riuscita e toccante, al di là di qualsiasi schieramento anti o pro-abortisti, in cui si celebra la famiglia e la vita, senza la pesantezza di un’ingombrante cattolicità (come qualche movimento religioso benpensante vorrebbe attribuirgli), attraverso una cronologia della famiglia: il passato rimane imprigionato nella casa dei genitori di Josè (l’automobile, da cui tutto ha inizio, è parcheggiata nel garage e non si muoverà da lì), un nucleo solido su cui fare affidamento; il presente è il legame fraterno che supera ogni ostacolo (che si tratti di un reinserimento sociale, come quando Josè esce di prigione, oppure di un litigio chiarificatore) e si rinsalda ogni volta più forte; il futuro è la scelta di andare controcorrente e contro ogni pronostico infausto, senza mai guardarsi indietro. Consigliato.
Davide Beretta, da “spaziofilm.it”

“BELLA” di Alejandro G. Monteverde
Una delicata storia d’amore e di amicizia
“Bella” possiede quella rara capacità di colpire e ispirare il pubblico con una storia positiva, intima e curiosa; tocca con serenità il cuore e la mente degli uomini, senza bisogno di essere eretto a baluardo di un qualche movimento.
Josè (Eduardo Verastegui) è capo chef nel ristorante del fratello a New York. Compie il suo lavoro con una naturale passione. I suoi occhi nascondono una disperazione sopita e malinconica. Nina (Tammy Blanchard), una ragazza piena di sogni, è cameriera nello stesso ristorante da due anni, ma, a causa di alcuni ritardi, viene licenziata. E’ sola ed è incinta, e ha paura. Lui vuole aiutarla, per ridare un senso alla propria vita e affrontare i fantasmi del passato che lo avevano costretto a rinunciare alla carriera da calciatore. Lei si lascia andare, cercando di farsi aiutare.
Questo film racconta una vicenda sentimentale, una delicata storia d’amore e di amicizia, giocata tra un passato che non si può cancellare, un presente difficile da affrontare e un futuro su cui è possibile agire quando le relazioni umane non si limitano alla superficie delle cose ma hanno il coraggio di scavare nell’intimo di ognuno di noi. E’ la storia di un uomo che dedica la propria vita a salvare la ragazza che ama. Un racconto commovente che celebra l’amicizia e le relazioni. Josè e Nina, nell’arco di una giornata si sostengono verso un percorso che li porterà a intrecciare i loro destini, con un piccolo messaggio di speranza: a chiunque la vita presenta delle difficoltà, per quanto grandi siano, è solo attraverso la capacità e la voglia di ascoltare quelle altrui che si possono affrontare i propri fantasmi.
Bella è il primo lungometraggio del regista Alejandro Monteverde, nato e cresciuto nella cittadina messicana di Tampico. Monteverde ha trasmesso tutta la sua latinità con questa storia, ambientata in una giornata di sole a New York. Le inquadrature disinvolte e attente sanno esaltare con garbo, ma con discrezione, senza indugiare, le increspature delle espressioni, i dettagli dei gesti. Bella è un piccolo gioiellino. È un film indipendente messicano, vincitore di numerosi premi, primo fra tutti, il People’s Choice Award al Toronto Film Festival, che ha commosso le platee dei maggiori festival internazionali, riscuotendo un tale successo di botteghino da diventare un caso distributivo negli Usa.
Bella sarà il primo di una serie di film che Microcinema, in collaborazione con ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema), diffonderà in digitale attraverso il proprio circuito. Una scelta nata dalla volontà di dare visibilità a quelle opere d’autore che, pur avendo un proprio pubblico e una propria nicchia di mercato, sono spesso penalizzate dalle regole e dai meccanismi della distribuzione main stream. “Siamo soddisfatti di poter offrire al cinema indipendente l’opportunità di diffondersi in Italia attraverso le sale del nostro network, eliminando quei costi che di norma gravano sulla distribuzione tradizionale” ha sottolineato Roberto Bassano, amministratore delegato della società.
di Ilaria Falcone, da “nonsolocinema.com”

La figlia dell’amicizia

“Mia nonna diceva sempre: ‘Se vuoi far ridere Dio raccontagli i tuoi progetti'”, con queste prime parole, in off, inizia Bella, film di debutto di Alejandro Gomez Monteverde, dando così già la chiave di lettura. Protagonisti due personaggi affini, ma portatori di valori contrapposti, benché sfumati: Josè (Eduardo Verástegui), ex promessa del calcio, anni prima in un incidente stradale fortuito ha ucciso una bambina, Lucinda (Alexa Gerasimovich), e cerca ancora un impossibile riscatto; Nina (Tammy Blanchard), cameriera nello stesso ristorante, peraltro di proprietà di Manny (Manny Perez), fratello di Josè, è incinta e non vuole tenere suo figlio. Un individuo latore di morte che però ha sete di vita incontra una portatrice di vita che invoca la morte. Si uniranno, ma senza sesso né amore, soltanto con una grande amicizia ed un favore, molto particolare, che li redimerà entrambi. Due solitudini in cerca di qualcosa in una New York piccolissima, multietnica e solitaria. Temi importanti, come l’aborto, la possibilità di scegliere, l’adozione e il riscatto sono trattati con leggera delicatezza ed anche un po’ di ruffianeria. Gli spunti di riflessione si intrecciano l’un l’altro, inserendosi agilmente nel racconto, lasciando allo spettatore molti elementi su cui meditare. Costanti i riferimenti a Dio, come il mendicante che ha davanti a sé un cartello con scritto: “Dio ha chiuso i miei occhi ed ora posso vedere”, o alla vita nascente, come i simbolici alberi che il padre di Josè deve piantare. Non a caso la pellicola è promossa in Italia dall’ACEC, l’Associazione Cattolica Esercenti Cinema.
Abilmente costruito attraverso un montaggio alternato su differenti piani temporali e scenari futuribili, il film gioca per un po’ sul camuffamento del Josè attuale sotto un folto carbone e i capelli lunghi, per poi riannodare poco dopo la metà tutti i fili. Tra piccole ma funzionali ellissi (il finale arriva un po’ troppo rapidamente), indulge spesso alla commozione, nei momenti di snodo delle vicende, ma con raffinata soavità, complici anche le suadenti noti della colonna sonora di Stephan Altman, che rasentano a tratti il subliminale. Ottimi infine gli attori: Verástegui, considerato una sorta di Brad Pitt latinoamericano, è intenso e misurato, mentre la Blanchard, una specie di Judy Garland giovane (non a caso l’ha interpretata nella miniserie dell’ABC Me and My Shadow: Life with Judy Garland), trattiene e dosa tutto il dolore del suo personaggio.
Purtroppo ignorato da noi per oltre tre anni, l’opera prima di Monteverde ha vinto il Premio del Pubblico al Toronto Film Festival del 2006.
Paolo Dallimonti, da “centraldocinema.it”

Bella
“Bella” è un film del 2006, giunto solo ora nei nostri cinema grazie a Microcinema, il primo network italiano di sale digitali, eppure la pellicola raccolse molti consensi in festival prestigiosi, come il “People’s Choice Award” del Toronto Film Festival e successivamente diversi altri premi.
La storia si svolge tutta a New York, in un due giorni, durante i quali le vite di Josè e Nina cambieranno completamente. Attraverso brevi flashback e flashforward il regista messicano Alejandro Gomez Monteverde mostra il dramma di Josè, un uomo che credeva di essere arrivato ad avere tutto ciò che desiderava e che si ritrova, invece, con una pesante colpa da scontare, mentre Nina scopre di essere incinta e vorrebbe abortire. Tra i due nascerà una tenera amicizia e la consapevolezza da parte di Nina di non essere sola, di poter contare su qualcuno che le resterà vicino.
Vedendo il film non è difficile capire perchè ha vinto il premio del pubblico, la storia è commovente e struggente, arriva facilmente al cuore degli spettatori, c’è sofferenza, amore, redenzione, il valore della famiglia e anche se non si può parlare di storia d’amore in senso classico, perchè qui tra lui e lei non nascerà un relazione, tra i due si creerà un rapporto molto profondo e duraturo che sarà comunque un legame d’amore.
Molti hanno parlato della pellicola come antiabortista, in realtà non c’è giudizio o condanna per ciò che vorrebbe fare Nina, ogni personaggio mette sul piatto le sue esperienze e le sue scelte di vita, è solo il caso che mette in contatto la ragazza con Josè, ma se questo incontro non ci fosse stato…
La frase: “Se vuoi far ridere Dio raccontagli i tuoi progetti”.
Elisa Giulidori, da “filmup.leonardo.it”

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